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INPS

Direzione Centrale Entrate

  

Roma, 17/02/2020

Circolare n. 28

Ai Dirigenti centrali e territoriali Ai Responsabili delle Agenzie

Ai Coordinatori generali, centrali e territoriali delle Aree dei professionisti

Al Coordinatore generale, ai coordinatori centrali e ai responsabili territoriali dell'Area medico legale

 

E, per conoscenza,

Al Presidente

Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di

Indirizzo

di Vigilanza

Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci

Al Magistrato della Corte dei Conti delegato all'esercizio del controllo

Ai Presidenti dei Comitati amministratori di fondi, gestioni e casse

Al Presidente della Commissione centrale per l'accertamento e la riscossione

dei contributi agricoli unificati

Ai Presidenti dei Comitati regionali

 

OGGETTO:    Artigiani ed esercenti attività commerciali: contribuzione per l’anno 2020

SOMMARIO:  Con  la  presente  circolare  l’Istituto  comunica  gli  importi  dei  contributi dovuti dagli artigiani ed esercenti attività commerciali per l’anno 2020.

INDICE

  1. Premessa
  2. Contribuzione IVS sul minimale di reddito
  3. Contribuzione IVS sul reddito eccedente il minimale
  4. Massimale imponibile di reddito annuo
  5. Contribuzione a saldo
  6. Imprese con collaboratori
  7. Affittacamere e produttori di assicurazione di terzo e quarto gruppo
  8. Regime contributivo agevolato ai sensi della legge 23 dicembre 2014, 190, come modificata dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, e ss.mm.ii.
  9. Termini e modalità di versamento

1. Premessa

L’articolo 24, comma 22, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla

legge 22 dicembre 2011, n. 214, pubblicata sulla G.U. n. 300 del 27 dicembre 2011, ha previsto che, con effetto dal 1° gennaio 2012, le aliquote contributive pensionistiche di finanziamento e di computo delle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti iscritti alle gestioni autonome dell'INPS sono incrementate di 1,3 punti percentuali e successivamente di 0,45 punti percentuali ogni anno fino a raggiungere il livello del 24% per tutti i soggetti iscritti alle gestioni autonome dell’INPS.

Ne risulta che le aliquote contributive per il finanziamento delle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti, per l’anno 2020, sono pari alla misura del 24%, già raggiunta nel 2018, per i titolari e collaboratori di età superiore ai 21 anni; nonché alla misura del 21,90% per i collaboratori di età inferiore ai 21 anni, per i quali la predetta aliquota continuerà ad incrementarsi annualmente di una misura pari a 0,45 punti percentuali, sino al raggiungimento della soglia del 24%.

Continuano ad applicarsi, anche per l’anno 2020, le disposizioni di cui all’articolo 59, comma 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, relative alla riduzione del 50% dei contributi dovuti dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali con più di sessantacinque anni di età, già pensionati presso le gestioni dell’Istituto.

Si richiamano, a tal proposito, i chiarimenti e le indicazioni fornite con le circolari n. 63 del 17 marzo 1998 e n. 33 del 15 febbraio 1999. Inoltre, in merito all’individuazione dei soggetti aventi titolo all’agevolazione contributiva, si rinvia alle disposizioni contenute nella circolare n. 175 del 29 luglio 1998, nonché nel messaggio n. 20028 del 5 dicembre 2012.

Per i soli iscritti alla gestione degli esercenti attività commerciali, alla predetta aliquota dovrà essere sommato lo 0,09%, a titolo di aliquota aggiuntiva istituita dall’articolo 5 del decreto legislativo 28 marzo 1996 n. 207, ai fini dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale. L’obbligo al versamento di tale contributo è stato prorogato, ad opera dell’articolo 1, comma 490, lett. b), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, fino al 31 dicembre 2018. Successivamente l’articolo 1, comma 284, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019), ha reso tale indennizzo una misura strutturale; quindi è stabilizzata l’obbligatorietà del contributo aggiuntivo dello 0,09% destinato in parte al fondo che finanzia tale indennizzo.

Per effetto di quanto disposto dall’articolo 49, comma 1, della  legge 23 dicembre  1999, n. 488, e ss.mm.ii., è dovuto inoltre un contributo per le prestazioni di maternità stabilito, per gli iscritti alle gestioni degli artigiani e dei commercianti, nella misura di € 0,62 mensili. 

2. Contribuzione IVS sul minimale di reddito

L’ISTAT ha comunicato, nella misura del + 0,5%, la variazione percentuale verificatasi nell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie di operai e impiegati, tra il periodo gennaio 2018-dicembre 2018 ed il periodo gennaio 2019-dicembre 2019.

Conseguentemente, per l'anno 2020, il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali è pari a € 15.953,00.

Tale valore è stato ottenuto, in base alle disposizioni contenute nell'articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233, moltiplicando per 312 il minimale giornaliero di retribuzione da utilizzare per il calcolo dei contributi in favore degli operai dei settori artigianato e commercio in vigore al 1° gennaio 2020 (€ 48,98) ed aggiungendo al prodotto l'importo di € 671,39, così come disposto dall'articolo 6 della legge 31 dicembre 1991, n. 415.

Pertanto, le aliquote per il corrente anno risultano come segue:

 

 

Artigiani

Commercianti

Titolari di qualunque età e coadiuvanti/ coadiutori di età superiore ai 21 anni

24%

24,09%

Coadiuvanti/coadiutori di età non superiore ai 21 anni

21,90%

21,99%

La riduzione contributiva al 21,90 % (artigiani) e 21,99% (commercianti) è applicabile fino a tutto il mese in cui il collaboratore interessato compie i 21 anni.

In conseguenza di quanto sopra, il contributo calcolato sul reddito “minimale” risulta così suddiviso:

 

Artigiani

Commercianti

Titolari di qualunque età e coadiuvanti/ coadiutori di età superiore ai 21 anni

€ 3.836,16 (3.828,72 IVS

+ 7,44 maternità)

€ 3.850,52 (3.843,08 IVS

+ 7,44 maternità)

Coadiuvanti/coadiutori di età non superiore ai 21 anni

€ 3.501,15 (3.493,71 IVS

+ 7,44 maternità)

€ 3.515,50 (3.508,06 IVS

+ 7,44 maternità)

Per i periodi inferiori all'anno solare, il contributo sul “minimale” rapportato a mese risulta pari a:

 

Artigiani

Commercianti

Titolari di qualunque età e coadiuvanti/ coadiutori di età superiore ai 21 anni

€ 319,68 (319,06 IVS +

0,62 maternità)

€ 320,88 (320,26 IVS +

0,62 maternità)

Coadiuvanti/coadiutori di età non superiore ai 21 anni

€ 291,76 (291,14 IVS +

0,62 maternità)

€ 292,96 (292,34 IVS +

0,62 maternità)

Si precisa che il minimale di reddito ed il relativo contributo annuo devono essere riferiti al reddito attribuito ad ogni singolo soggetto operante nell'impresa.

3.     Contribuzione IVS sul reddito eccedente il minimale

Il contributo per l’anno 2020 è dovuto sulla totalità dei redditi d'impresa (cfr. la circolare n. 102 del 12 gennaio 2003) prodotti nel 2020 per la quota eccedente il predetto minimale di € 15.953,00 annui in base alle citate aliquote e fino al limite della prima fascia di retribuzione annua pensionabile pari, per il corrente anno, all’importo di € 47.379,00.

Per i redditi superiori a € 47.379,00 annui resta confermato l’aumento dell’aliquota di un punto percentuale, disposto dall’articolo 3-ter della legge 14 novembre 1992, n. 438.

Le aliquote contributive, pertanto, risultano determinate come segue:

 

Scaglione di reddito

Artigiani

Commercianti

Titolari di qualunque età e coadiuvanti/ coadiutori di età superiore ai 21 anni

fino a € 47.379,00

24%

24,09%

superiore a € 47.379,00

25%

25,09%

Coadiuvanti/coadiutori di età non superiore ai 21 anni

fino a € 47.379,00

21,90%

21,99%

superiore a €

47.379,00

22,90%

22,99%

Il contributo in argomento – denominato contributo a conguaglio – sommato al contributo sul minimale di reddito di cui al precedente paragrafo 2), deve essere considerato come acconto delle somme dovute sulla totalità dei redditi d'impresa prodotti nel 2020 (si veda in proposito il seguente paragrafo 5). 

4.   Massimale imponibile di reddito annuo

L’articolo 1, comma 4, della citata legge n. 233/1990 stabilisce che, in presenza di un reddito d'impresa superiore al limite di retribuzione annua pensionabile cui si applica la percentuale massima di commisurazione della pensione prevista per l'assicurazione generale obbligatoria IVS dei lavoratori dipendenti, la quota di reddito eccedente tale limite, per il 2020 pari ad € 47.379,00, viene presa in considerazione, ai fini del versamento dei contributi previdenziali, fino a concorrenza di un importo pari ai due terzi del limite stesso.

Per l'anno 2020, pertanto, il massimale di reddito annuo entro il quale sono dovuti i contributi IVS è pari ad € 78.965,00 (€ 47.379,00 più € 31.586,00).

Si sottolinea che i redditi sopra descritti sono limiti individuali da riferire ad ogni singolo soggetto operante nell'impresa e non massimali globali da riferire all'impresa stessa.

Si evidenzia, ancora, che i predetti limiti individuali riguardano esclusivamente i soggetti iscritti alla gestione con decorrenza anteriore al 1° gennaio 1996 o che possono far valere anzianità contributiva a tale data.

Viceversa, ai sensi dell’articolo 2, comma 18, della legge n. 335/1995, per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, iscritti con decorrenza 1° gennaio 1996 o successiva, il massimale annuo è pari, per il 2020, ad € 103.055,00: tale massimale non è frazionabile in ragione mensile.

Per quanto precede, il contributo previdenziale massimo dovuto per l’IVS risulta come segue:

Lavoratori con anzianità contributiva al 31 dicembre 1995

 

Artigiani

Commercianti

Titolari di qualunque età e

€ 19.267,46 (47.379,00*24%+31.586,00*25%)

€ 19.338,53

coadiuvanti/coadiutori di

(47.379,00*24,09%

età superiore ai 21 anni

+31.586,00*25,09)

Coadiuvanti/coadiutori di

€17.609,20(47.379,00*21,90%+31.586,00*22,90%)

€ 17.680,26

(47.379,00*21,99%

età non superiore ai 21

+31.586,00

anni

*22,99%)

 

Lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, iscritti con decorrenza gennaio 1996 o successiva

 

Artigiani

Commercianti

Titolari di qualunque età e

€  25.289,96(47.379,00*24%+55.676,00*25%)

€ 25.382,71

coadiuvanti/coadiutori di

(47.379,00*24,09%

età superiore ai 21 anni

+55.676,00*25,09%)

Coadiuvanti/coadiutori di

€23.125,81(47.379,00*21,90%+55.676,00*22,90%)

€ 23.218,55

età non superiore ai 21

(47.379,00*21,99%

anni

+55.676,00*22,99%)

5.   Contribuzione a saldo

 

Ai sensi della legge n. 438/92, il contributo IVS dovuto da artigiani e commercianti: 

  1. è calcolato sulla totalità dei redditi d'impresa denunciati ai fini IRPEF (e non soltanto su quello derivante dall'attività che dà titolo all'iscrizione nella gestione di appartenenza);
  2. è rapportato ai redditi d'impresa prodotti nello stesso anno al quale il contributo si riferisce (quindi, per i contributi dell'anno 2020, ai redditi 2020, da denunciare al fisco nel 2021).

In conseguenza di quanto sopra, qualora la somma dei contributi sul minimale e di quelli a conguaglio versati alle previste scadenze sia inferiore a quanto dovuto sulla totalità dei redditi d'impresa realizzati nel 2020, è dovuto un ulteriore contributo a saldo da corrispondere entro i termini di pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche.

A tal proposito si rammenta che, ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge n. 63/2002, come precisato ogni anno dall’Istituto (cfr. da ultimo la circolare n. 90/2019), i contributi ai quali si applicano le scadenze ai fini IRPEF possono essere versati con un differimento sino a 30 giorni, applicando sempre la sola maggiorazione di una quota pari allo 0,40% dell’importo dovuto, a titolo di interessi corrispettivi.

 Si ribadisce, confermando l’orientamento sinora seguito dall’Istituto ed avallato dal Coordinamento Generale Legale, che la suddetta maggiorazione si applica a tutte le ipotesi di compensazione mediante presentazione di delega F24 e non solo a quelle nelle quali residui un’eccedenza a debito a carico del contribuente.

Per quanto attiene all’imponibile contributivo, si fa rinvio alle disposizioni di carattere generale, in materia di reddito d’impresa, contenute nella circolare n. 102 del 12 giugno 2003. 

6.   Imprese con collaboratori

Qualora il titolare si avvalga anche dell'attività di familiari collaboratori, i contributi eccedenti il minimale devono essere determinati con le seguenti modalità:

  • imprese familiari legalmente costituite:

sia i contributi per il titolare sia quelli per i collaboratori debbono essere calcolati tenendo conto della quota di reddito denunciata da ciascuno ai fini fiscali (cfr. art. 230-bis c.c.; art. 5, comma 4, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917);

  •  aziende non costituite in imprese familiari:

il titolare può attribuire a ciascun collaboratore una quota del reddito denunciato ai fini fiscali; in ogni caso, il totale dei redditi attribuiti ai collaboratori non può superare il 49% del reddito globale dell'impresa; i contributi per il titolare e per i collaboratori debbono essere calcolati tenendo conto della quota di reddito attribuita a ciascuno di essi (cfr. art. 1, comma 5, della legge 2 agosto 1990, n. 233). 

7.   Affittacamere e produttori di assicurazione di terzo e quarto gruppo

Coloro che esercitano  l'attività di affittacamere ed i produttori di terzo e quarto gruppo iscritti alla Gestione dei commercianti non sono soggetti all'osservanza del minimale annuo di reddito (cfr. la circolare n. 12  del  22  gennaio  2004); di  conseguenza  gli stessi  sono  tenuti al solo versamento dei contributi a percentuale IVS calcolati sull'effettivo reddito, maggiorati dell'importo della contribuzione dovuta per le prestazioni di maternità, pari a € 0,62 mensili. 

8.     Regime contributivo agevolato ai sensi della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificata dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, e ss.mm.ii.

L’articolo 1, commi 691 e 692, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020), ha modificato alcuni requisiti per l’accesso al regime fiscale agevolato.

Non è stata peraltro apportata alcuna altra modifica al regime  previdenziale  agevolato che risulta vigente anche per il 2020, con la medesima portata già illustrata con le precedenti circolari n. 29/15, n. 35/16, n. 22/17, n. 27/18 e n. 25/19 alle quali si rinvia per i contenuti di dettaglio.

Si rammenta la natura facoltativa dell’accesso, che avviene a fronte di apposita domanda presentata dall’interessato, che attesti di essere in possesso dei requisiti di legge.

Il regime in parola, che consiste nella riduzione contributiva del 35%, si applicherà nel 2020 ai soggetti già beneficiari del regime agevolato fiscale e previdenziale nel 2019 che, ove permangano i requisiti di agevolazione fiscale per l’anno 2020, non abbiano prodotto espressa rinuncia allo stesso.

I soggetti che hanno invece intrapreso nel 2019 una nuova attività d’impresa per la quale intendono beneficiare nel 2020 del regime agevolato devono comunicare la propria adesione entro il termine perentorio del 28 febbraio 2020.

I soggetti, infine, che intraprendono una nuova attività nel 2020, per la quale intendono aderire al regime agevolato, devono comunicare tale volontà con la massima tempestività rispetto alla ricezione del provvedimento d’iscrizione, in modo da consentire all’Istituto la corretta e tempestiva predisposizione della tariffazione annuale. 

9.   Termini e modalità di versamento

I contributi devono essere versati mediante i modelli di pagamento unificato F24, alle scadenze che seguono:

18 maggio 2020, 20 agosto 2020, 16 novembre 2020 e 16 febbraio 2021, per il versamento delle quattro rate dei contributi dovuti sul minimale di reddito;

entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche in riferimento ai contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale, a titolo di saldo 2019, primo acconto 2020 e secondo acconto 2020.

Si ricorda che l’Istituto già dall’anno 2013 non invia più le comunicazioni contenenti i dati e gli importi utili per il pagamento della contribuzione dovuta in quanto le medesime informazioni possono essere facilmente prelevate, a cura del contribuente o di un suo delegato, tramite l’opzione, contenuta nel Cassetto previdenziale per artigiani e commercianti, “Dati del mod. F24”.

Attraverso tale opzione è possibile, inoltre, visualizzare e stampare in formato PDF il  modello da utilizzare per effettuare il pagamento.

Per ulteriori informazioni si rinvia ai messaggi n. 5769/12 e n. 11762/13.

 

Il Direttore Generale vicario

Vincenzo Caridi

 
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L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con nota del 17/02/20, rispondendo ad una richiesta di parere di una sezione territoriale ha affermato che l’ipotesi del mancato versamento, da parte del datore di lavoro, della quota contributiva ai fondi di previdenza complementare (disattendendo, in questo modo, le indicazioni del lavoratore), configura un inadempimento contrattuale.

Ciò determina l’impossibilità da parte degli organi ispettivi di adottare la diffida accertativa per i mancati versamenti, visto che il creditore dell’obbligazione contributiva è il Fondo di previdenza complementare e non il lavoratore (il quale, invece, si limita a beneficiare della prestazione previdenziale del Fondo).

L'adesione del lavoratore a un fondo pensione determina l'insorgenza, per il datore di lavoro, dell'obbligo di contribuzione a favore del fondo.

La mancata ottemperanza, spiega l'INL, in base alla giurisprudenza corrente, integra un inadempimento contrattuale del datore di lavoro che «dopo aver sottoscritto la domanda del lavoratore di adesione a un Fondo di previdenza e aver effettuato le relative trattenute sulla retribuzione dovuta al lavoratore stesso, ometta di versare dette somme in favore del fondo» (tribunale Roma n. 10489/2016).

Ne consegue che, per il recupero degli omessi versamenti contributivi, il lavoratore può agire dinanzi al giudice civile, per la tutela della propria posizione contrattuale.

Per quanto interessa la sfera pubblicistica, invece, nei casi di omessi contributi al fondo pensione, invece, secondo l'INL, viene a configurarsi la violazione dell'art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006, secondo cui «a decorrere dal 1° luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavo­ro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge (...)». Pertanto, al datore di lavoro che ha omesso versamenti di contributi al fondo pensione risulta beneficiario di incentivi e sgravi, l'ispettore può intimare la restituzione di tutti i benefici eventualmente fruiti in applicazione del predetto art. 1, comma 1175.

INL_DCVIG.REGISTRO UFFICIALE.U.0001436.17-02-2020

 

ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO

Direzione centrale vigilanza, affari legali e contenzioso

 

All’Ispettorato interregionale del lavoro di Milano

e p.c.

Agli Ispettorati interregionali del lavoro di Roma, Napoli e Venezia

All’Ispettorato territoriale del lavoro di Milano-Lodi

 

Oggetto: richiesta di intervento concernenti omissione di versamenti ai fondi di previdenza complementare – parere.

In riscontro alla nota con cui codesto IIL fornisce una ipotesi di soluzione al quesito formulato dall’ITL di Milano Lodi concernente i casi di omesso versamento, da parte del datore di lavoro, della quota contributiva ai fondi di previdenza complementare, si espongono le considerazioni che seguono, condivise con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

La previdenza complementare è il sistema di previdenza privata che consente di integrare la pensione obbligatoria (o pensione di base) con versamenti volontari. Essa è costituita da una molteplicità di forme pensionistiche (fondi pensione) che raccolgono il risparmio degli iscritti e lo valorizzano attraverso dei rendimenti ottenuti sui mercati finanziari.

L’istituzione delle forme pensionistiche complementari può avvenire secondo le modalità  indicate all’art. 3 del D.Lgs. n. 252/2005, attraverso contratti e accordi collettivi o regolamenti aziendali.

La giurisprudenza ha chiarito la sostanziale differenza tra previdenza obbligatoria (ex lege) e quella integrativa (ex contractu) individuandola “nel carattere generale, necessario e non eludibile delle tutele del primo tipo, a fronte della natura eventuale  delle  garanzie  del secondo, che sono la fonte di prestazioni aggiuntive rivolte a vantaggio esclusivo delle categorie di lavoratori aderenti ai patti incrementativi dei trattamenti ordinari – e in relazione alla quale non opera il principio dell'automatismo delle prestazioni” (Cass. Civ., sez. un., sent. n. 4684/2015).

La natura privatistica della previdenza integrativa emerge dal meccanismo di adesione del lavoratore, che è libero e volontario e dalle modalità di alimentazione del fondo, al quale contribuiscono i destinatari della

prestazione ed il datore di lavoro.

L’adesione del lavoratore alla forma pensionistica complementare determina l’insorgenza, per il datore di lavoro, dell’obbligo contributivo a favore del medesimo fondo, secondo le previsioni della fonte collettiva applicabile (modalità e misura minima della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore possono essere fissati dai contratti e dagli accordi collettivi, anche aziendali – cfr. art. 8, D.Lgs. n. 252/2005).

L’ipotesi del mancato versamento di parte dei contributi previsti dalle fonti istitutive del fondo prescelto integra, secondo il più recente orientamento giurisprudenziale, un inadempimento contrattuale del datore di lavoro che “dopo aver sottoscritto la domanda del lavoratore di adesione ad un Fondo di previdenza complementare ed aver effettuato le relative trattenute sulla retribuzione dovuta al lavoratore stesso, ometta di versare dette somme in favore del fondo” (Trib. Roma, sez. lavoro, sent. n. 10489/2016). Ne consegue che il lavoratore potrà agire innanzi al giudice civile per la tutela della propria posizione contrattuale.

Sotto il profilo ispettivo, assume rilevanza la decisione delle Sezioni Unite del 9 marzo 2015, n. 4684 che ha definitivamente escluso la natura retributiva del contributo integrativo posto a carico del datore di lavoro dai contratti e accordi collettivi riconoscendone, invece, la natura esclusivamente previdenziale. In particolare, le Sezioni Unite hanno precisato che “l'obbligo del datore di lavoro di effettuare tali versamenti, nasce, a ben vedere, da un ulteriore  rapporto contrattuale, distinto  dal rapporto di lavoro  subordinato, finalizzato a garantire, in presenza delle condizioni prescritte, il conseguimento di una pensione integrativa rispetto a quella obbligatoria, […] che costituisce certamente un  ulteriore beneficio  per il lavoratore; esso tuttavia non modifica i diritti e gli obblighi nascenti da rapporti di lavoro e non incide sulle modalità  di erogazione delle indennità di fine rapporto. In sostanza il beneficio derivante al lavoratore dal rapporto di previdenza integrativa non è costituito dai versamenti effettuati dal datore di lavoro, ma dalla pensione che, anche sulla base di tali versamenti, lo stesso  potrà percepire. […] la contribuzione  datoriale  non entra direttamente nel patrimonio del lavoratore interessato, il quale può solo pretendere che tale contribuzione venga versata al soggetto indicato nello statuto; ed infatti il lavoratore non riceve tale contribuzione alla cessazione del rapporto, essendo solo il destinatario di un'aspettativa al trattamento pensionistico integrativo, aspettativa che si concreterà esclusivamente ove maturino determinati requisiti e condizioni previsti  dallo statuto del fondo. Se è vero che il rapporto di previdenza integrativa ha come necessario presupposto l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, è anche vero che l'obbligo del versamento del contributo a carico del datore di lavoro non si pone nei confronti del lavoratore bensì nei confronti del fondo che è poi onerato della erogazione della relativa prestazione.

A fronte di tale quadro definitorio, integrativo della normativa di base (cfr. altresì Cass., sez. I, sent. n. 19792/2015; Cass., sez. 6, sent. n. 8228/2013; Cass., sez. lav., n. 8695/2012), si concorda con quanto prospettato in ordine alla impossibilità di adottare la diffida accertativa di cui all’art. 12 del D.Lgs.  n. 124/2004 in relazione ai versamenti che il datore di lavoro non abbia effettuato. Ciò peraltro anche in considerazione del fatto che il citato art. 12 fa riferimento ai “crediti patrimoniali in favore dei prestatori di lavoro” mentre, nel caso in esame, il creditore dell’obbligazione contributiva non è il lavoratore ma il fondo di previdenza complementare, poi tenuto all’erogazione in suo favore della prestazione previdenziale.

A parere dello scrivente Ufficio in tali casi si configura invece un’ipotesi di violazione dell’art. 1, comma 1175, della L. n. 296/2006, secondo il quale “a decorrere dal 1° luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge (…)”.

Ciò in quanto, il D.Lgs. n. 252/2005, che detta la disciplina delle forme pensionistiche complementari, come modificato dalla L.  n.296/2006 prevede, in favore delle aziende che dal 1° gennaio 2007 devono trasferire  il TFR  nelle  forme  pensionistiche  complementari, misure  compensative  per  contenere  gli  effetti finanziari derivanti dallo smobilizzo del TFR. L’art. 10, comma 2, del suddetto D.Lgs. n. 252/2005, così come sostituito dall'art. 1, comma 764, della L. n. 296/2006, consente infatti una riduzione degli oneri contributivi a carico dell'azienda laddove dispone che “il datore di lavoro è esonerato dal versamento del contributo al Fondo di garanzia previsto dall’articolo 2, della legge 29 maggio 1982, n. 297, e successive modificazioni, nella stessa percentuale di TFR maturando conferito alle forme pensionistiche complementari e al Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile”.

Pertanto, laddove il datore di lavoro non abbia effettuato il versamento dei contributi nella misura di cui sopra al fondo di previdenza complementare e abbia  comunque ridotto  il  proprio onere contributivo omettendo i versamenti dovuti al Fondo di garanzia si configura una violazione di legge che legittima il recupero degli sgravi contributivi eventualmente fruiti in applicazione del suddetto  art. 1, comma 1175, della L. n. 296/2006.

 

IL DIRETTORE CENTRALE

Dott. Danilo PAPA

 
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L’Inps, con la Circolare n. 28 del 17/02/20, ha fissato la misura della contribuzione dovuta per il 2020 dai lavoratori iscritti alla gestione artigiani.

La variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo registrata dall’Istat tra il periodo Gennaio/Dicembre 2018 e Gennaio/Dicembre 2019, ammonta a +0,5%.

Quindi,  per l'anno 2020, il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani ammonta a € 15.953,00.

Pertanto:

  • per i titolari di qualunque età e coadiuvanti/codiautori di età superiore a 21 anni:
    • i contributi sul minimale sono pari al 24%;
    • quelli sul reddito eccedente il minimale ammontano al 24% per redditi fino a €.47.379,00, e al 25% per gli importi superiori;
  • per i coadiuvanti/codiautori di età non superiore a 21 anni:
    • i contributi sul minimale sono pari al 21,90%;
    • sul reddito eccedente il minimale ammontano al 21,90% per redditi fino a €.47.379,00, e al 22,90% per importi superiori.

Quanto al massimale di reddito annuo entro il quale sono dovuti i contributi IVS:

  • per i soggetti iscritti alla gestione con decorrenza anteriore al 1° gennaio 1996 o che possono far valere anzianità contributiva a tale data, è pari ad € 78.965,00;
  • per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, iscritti con decorrenza 1° gennaio 1996 o successiva, ammonta ad € 103.055,00 e non è frazionabile.

Il pagamento dei contributi va effettuato con modello F24, alle seguenti scadenze:

  • 18 maggio 2020, 20 agosto 2020, 16 novembre 2020 e 16 febbraio 2021, per il versamento delle quattro rate dei contributi dovuti sul minimale di reddito;
  • entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche, in riferimento ai contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale, a titolo di saldo 2019, primo acconto 2020 e secondo acconto 2020.

Facciamo seguito alla nostra precedente news del 14/02 u.s. , per comunicare che l’ANPAL ha emesso un nuovo decreto, il n. 52 dell’11 Febbraio per disciplinare l’incentivo IO Lavoro, con il quale ha corretto due imprecisioni contenute nel precedente decreto n. 44 del 6 Febbraio u.s: 

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha stabilito, con proprio comunicato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 36 del 13 febbraio 2020, che per il primo semestre 2020, il saggio d’interesse base da applicare a favore del creditore nei casi di ritardato pagamento, è fissato nella misura dello 0,% (equivalente al quello del principale strumento di rifinanziamento della Banca centrale europea).

Di conseguenza l’interesse moratorio da applicare in caso di ritardato pagamento delle fatture di trasporti, ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 231/2002 per fatture pagate oltre il 60° giorno dall’emissione (in forza del comma 13 dell’articolo 83bis della legge 133/2008) è del 8,00% (cioè quello fissato dal Ministero dell’Economia e Finanze maggiorato di otto punti). 

Si riporta, di seguito, il comunicato del Ministero dell’Economia e delle Finanze. 

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE - COMUNICATO 

Saggio degli interessi da applicare a favore del creditore  nei  casi di ritardo nei pagamenti nelle transazioni commerciali. (G.U. n. 36 del 13.2.2020) 

Ai sensi dell'art. 5  del  decreto  legislativo  n. 231/2002, come modificato dalla lettera e) del comma 1 dell’art. 1 del decreto legislativo 192/2012, si comunica che per il periodo 1° gennaio  – 30 giugno 2020  il tasso di riferimento  e'  pari  allo 0 per cento.
  

 

Venerdì 6 marzo 2020, a Napoli, nell’ambito della manifestazione “The Green Symposium” organizzata presso i padiglioni della Stazione Marittima, si terrà un Seminario sulla: 

"Tracciabilità dei rifiuti: un percorso condiviso”

Il Seminario sarà tenuto dall’Albo Gestori Ambientali e avrà come relatori, oltre al Presidente dell’Albo, dr. Eugenio Onori, al Segretario ing. Pierluigi Altomare ed il dr. Francesco Mancini, esperto della Segreteria dell'Albo, anche la Dirigente della Direzione Generale Rifiuti, dr.ssa Ilde Gaudiello.

Nella riunione saranno illustrate le linee guida del prossimo decreto interministeriale di attuazione del registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti (già previsto dalla disposizione che ha abolito il SISTRI dal 1° gennaio 2019  - art. 6, DL 135/2018, convertito in legge  12/2019), la compilazione telematica del registro di carico e scarico e del formulario d’identificazione dei rifiuti durante il trasporto, nonché il primo funzionamento del “Sistema nazionale integrato di tracciabilità digitale dei rifiuti”.

La partecipazione al Seminario è gratuita, ma va confermata con la registrazione al sito della manifestazione al seguente link: https://www.greensymposium.it/ in quanto i posti sono limitati.

Nell’allegare il programma di tutta la manifestazione, si invitano tutte le imprese interessate del settore trasporti rifiuti ha partecipare al Seminario, poiché le modifiche alla disciplina della tracciabilità dei rifiuti sono in fase di imminente entrata in vigore.

 
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Il mese scorso, il Regno Unito è diventato il ventiquattresimo paese a ratificare il protocollo e-CMR, la versione digitale della Convenzione delle Nazioni Unite per il trasporto di merci su strada.

Offrendo costi ridotti, processi amministrativi più rapidi e maggiore trasparenza, l'e-CMR è la soluzione ideale per facilitare i movimenti di camion tra il Regno Unito e l'UE dopo la Brexit.

La decisione del Regno Unito di ratificare il protocollo e-CMR è il risultato degli sforzi congiunti dei membri britannici della Freight Transport Association e della Road Haulage Association e degli europei.

 Questa decisione arriva in un momento cruciale e sarà moltoimportante per superare le potenziali barriere commerciali derivanti dalla Brexit.

L'implementazione dell'e-CMR consentirà all'autotrasporto di continuare a fare ciò che fa meglio: servire le imprese e le comunità.

Il protocollo e-CMR consente agli operatori di trasporto e ai conducenti di utilizzare una versione elettronica della lettera di vettura CMR su carta. Gli utenti beneficiano di costi amministrativi notevolmente ridotti, enormi risparmi di tempo e maggiore visibilità della catena di approvvigionamento, con informazioni in tempo reale disponibili per tutti i partner commerciali.

 
L’Agenzia delle Entrate, con la risposta ad Interpello n. 24 del 5 febbraio 2020 che alleghiamo - ha ricordato che, in presenza di Sentenza di condanna del datore di lavoro al pagamento di emolumenti arretrati in favore del lavoratore ricorrente, il soggetto erogante/sostituto d'imposta ha l'obbligo di assoggettare a tassazione separata gli arretrati da corrispondere per effetto della medesima Sentenza.
Ciò anche nel caso in cui la Sentenza non disponga nulla in merito
 
 
Il modello di Certificazione Unica 2020 - CU/2020, ordinario e sintetico (completo di istruzioni), unitamente al software di compilazione è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, al link https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/certificazione-unica-2020/infogen-certificazione-unica-2020.

La Certificazione unica va rilasciata al lavoratore utilizzando il modello "sintetico" entro il 31 marzo, mentre la trasmissione all'Agenzia delle Entrate tramite il modello "ordinario" deve essere effettuata entro il 9 marzo (il 7 marzo, infatti, cade il Sabato), in via telematica.

 Le certificazioni uniche dei compensi degli autonomi, non interessati dal modello 730 precompilato, potrà effettuarsi entro il 31 ottobre (che slitta al 2 novembre, cadendo di Sabato).

 
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