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MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

DIPARTIMENTO PER I TRASPORTI, LA NAVIGAZIONE,

GLI AFFARI GENERALI ED IL PERSONALE

Direzione generale per la motorizzazione

 

Prot. n. 22916

Roma, 27 agosto 2020

 

OGGETTO: Proroga dei termini di validità delle abilitazioni alla guida e dei documenti necessari per il loro rilascio o conferma di validità, ai sensi degli articoli 103 e 104 decreto legge 17 marzo 2020, n. 18.

Con circolare prot. 22208 del 13 agosto 2020 (*) sono stati forniti chiarimenti sulle proroghe di validità delle abilitazioni alla guida.

A seguito:

a) dell'emanazione della legge 17 luglio 2020, n. 77, di conversione del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, che all'art. 157, comma 7 ter, modificando l'art. 104 del d.l. n. 18/20, ha previsto la proroga di validità dei documenti d'identità con scadenza dal 31 gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2020;

b) dell'emanazione del l. 30 luglio 2020, n. 83 che, pur prorogando lo stato di emergenza fino al 15 ottobre 2020 solo per talune disposizioni normative individuate nell'allegato 1 al medesimo decreto, ha confermato la data della cessazione dello stato di emergenza nella materia in parola al 31 luglio 2020;

c) della adozione da parte della Commissione europea della decisione del 20 agosto 2020 C(2020) 5591 final, "che autorizza l'Italia ad applicare una proroga di determinati periodi di cui all'articolo 2 del regolamento (UE) 2020/698del Parlamento europeo e del Consiglio";

si rende necessario aggiornare l'elenco delle proroghe previste nell'ambito delle abilitazioni alla guida.(**)

 

* * * * *

Si riepilogano, ai fini di una univoca interpretazione ed attuazione delle norme attualmente in vigore, i termini di proroga di validità dei documenti abilitativi alla guida:

 

1.PATENTI DI GUIDA

a) Per la disciplina della proroga della validità delle patenti di guida,occorre coordinare in materia due disposizioni vigenti:

 

  • la previsione di cui all'art.3 del Regolamento UE 2020/698, che proroga la validità delle patenti di guida in scadenza dal 1° febbraio 2020 e il 31 agosto 2020 per un periodo di sette mesi decorrenti dalla data di scadenza su di esse indicata;

 

 

Alla luce di tali disposizioni si chiarisce che:

 

1. su tutto il territorio dell'UE,Italia compresa, la validità delle patenti di guida, rilasciate da un diverso Paese membro dell'UE, con scadenza compresa nel periodo dal 1 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, è prorogata di sette mesi decorrenti dalla scadenza annotata su ciascuna di esse (esclusi i Paesi che hanno deciso di non applicare tale disposizione);

 

2. per quanto riguarda,invece, le patenti rilasciate in Italia si ritiene necessario distinguere tra:

  • patenti con data di scadenza della validità compresa nel periodo dal 1 febbraio 2020 al 31 maggio 2020:mantengono la loro validità, per il solo territorio italiano, sino al 31 dicembre 2020, secondo le disposizioni più favorevoli del decreto legge 18/2020 e succ. mod., mentre sul territorio degli altri Paesi dell'UE fruiscono della proroga di validità di sette mesi, decorrenti dalla scadenza annotata su ciascuna di esse, ai sensi dell'art. 3 del Regolamento UE 2020/698;
  • patenti con scadenza compresa tra il 1° giugno 2020 e il 31 agosto 2020:il termine di scadenza è prorogato di sette mesi, decorrenti dalla scadenza annotata su ciascuna di esse, ai sensi dell'art. 3 del Regolamento UE 2020/698;

 

- patenti con data di scadenza della validità il 31 gennaio 2020 oppure compresa nel periodo dal 1° settembre 2020 al 30 dicembre 2020: mantengono la loro validità, per il solo territorio italiano, sino al 31 dicembre 2020 (art. 104 DL n. 18/2020 e succ. mod.);

b) sono sospesi (ai sensi dell'art. 103, comma 1, del d.l. 18/2020, in combinato disposto con 37 del d.l. 23/2020) i termini per sottoporsi agli esami di revisione della patente di guida nel periodo intercorrente tra il 23 febbraio 2020 e il 15 maggio 2020;

c) il termine previsto dall'art. 122, comma 1, del codice della strada - decorrente dalla data di presentazione della domanda per il conseguimento della patente di guida - qualora in scadenza nel periodo ricompreso tra il 31 gennaio e il 15 ottobre 2020, è prorogato fino al 13 gennaio 2021 (art.1,co. 1, d.d. 268 del 12 agosto 2020);

d) le autorizzazioni ad esercitarsi alla guida, di cui all'art. 122del codice della strada, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 28 ottobre 2020, sono prorogate fino al 13 gennaio 2021 (art.1, co. 2, d.d. 268 del 12 agosto 2020);

e) ai fini del computo dei termini di due mesi per richiedere il riporto dell'esame di teoria su una nuova autorizzazione ad esercitarsi alla guida non si tiene conto del periodo compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 28 ottobre 2020. Di conseguenza, i candidati che ne hanno titolo, il cui "foglio rosa" è scaduto tra il 31 gennaio 2020 e il 28 ottobre 2020, hanno a decorrere dal 29 ottobre 2020 due mesi per richiedere il riporto dell'esame di teoria;

 

2.CARTA DI QUALIFICAZIONE DEL CONDUCENTE E CERTIFICATI DI ABILITAZIONE PROFESSIONALE

a) carte di qualificazione: occorre coordinare in materia tre disposizioni vigenti:

  • la previsione di cui all'art. 2 del regolamento UE 2020/698, che proroga la validità delle CQC in scadenza dal 1° febbraio 2020 e il 31 agosto 2020 per un periodo di sette mesi decorrentidalla data di scadenza su di esse indicata;
  • la norma di cui all'art. 103, comma 2, del decreto legge 18/2020, per effetto della quale le CQC in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020 conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione della cessazione dello stato di emergenza (al momento, dunque, fino al 29 ottobre 2020);

Alla luce di tali disposizioni, sentito anche il Ministero dell'Interno, si chiarisce che:

1. su tutto il territorio dell'UE, Italia compresa, la validità delle CQC rilasciate da un diverso Paese membro dell'UE con scadenza compresa nel periodo dal 1° febbraio 2020 al 31 agosto 2020 è prorogata di sette mesi decorrenti dalla data di scadenza di ciascuna abilitazione;

2. per quanto riguarda, invece, le CQC rilasciate in Italia si ritiene necessario distinguere tra:

  • CQC con scadenza compresa nel periodo dal 1° febbraio 2020 al 29 marzo 2020: mantengono la loro validità, per il solo territorio italiano, sino al 29 ottobre 2020, secondo le disposizioni più favorevoli del decreto legge 18/2020, mentre sul territorio degli altri Paesi dell'UE, fruiscono della proroga di validità di sette mesi dalla data di scadenza di ciascuna abilitazione prevista dal Regolamento;
  • CQC con scadenza compresa nel periodo dal 30 marzo 2020 al 31 dicembre 2020:il termine di scadenza è prorogato di sette mesi decorrenti dalla data di scadenza di ciascuna abilitazione, ai sensi dell'art. 1 della Decisione della Commissione C(2020) 5591 final, la cui applicazione risulta più favorevole della norma nazionale;

- CQC con scadenza il 31 gennaio 2020: mantengono la loro validità, per il solo territorio italiano, ai sensi dell'art. 103 del d.l. 18/2020 per i novanta giorni successivi alla dichiarazione della cessazione dello stato di emergenza (e quindi, al momento, fino al 29 ottobre 2020). Il termine del 31 gennaio 2020, infatti, non è ricompreso nelle previsioni delle disposizioni comunitarie.

b) certificati di abilitazione professionale, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza(ex art. 103, comma 2, del d.l.18/2020e quindi,al momento, fino al 29 ottobre 2020);

c) gli attestati rilasciati al termine dei corsi di qualificazione iniziale ai sensi della direttiva 2003/59/CEin scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 28 ottobre 2020, conservano la loro validità fino al 29 ottobre 2020 (DD 158 dell'8 giugno 2020);

d) sono sospesi (ai sensi dell'art. 103, comma 1, del d.l.18/2020, in combinato disposto con 37 del d.l. 23/2020) i termini per sottoporsi agli esami di revisione della qualificazione CQC nel periodo intercorrente tra il 23 febbraio 2020 e il 15 maggio 2020;

e) ai fini del computo dei termini di due anni dalla scadenza della carta di qualificazione del conducente - da cui discende l'obbligo di effettuare l'esame di ripristino - non si tiene conto del periodo compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 28 ottobre 2020 (DD 158 dell'8 giugno 2020). A partire dal 29 ottobre 2020 il titolare della CQC la cui scadenza ricade nel periodo compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 28 ottobre 2020, può procedere al rinnovo della CQC stessa nei successivi 272 giorni, senza sottoporsi ad esame di ripristino;

f) attestati dei corsi per il conseguimentoo per il rinnovo dei certificati di formazione professionale per il trasporto di merci pericolose, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 ed il 31 luglio 2020, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza (ex art. 103, comma 2, del d.l.18/2020e quindi, al momento, fino al 29 ottobre 2020);

g) per i certificati di formazione dei conducenti di veicoli adibiti al trasporto di merci pericolose (ADR)occorre distinguere:

  • se in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 29 febbraio 2020,conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza (ex art. 103, comma 2, del d.l.18/2020 e quindi, al momento, fino al 29 ottobre 2020);
  • se in scadenza tra il 1° marzo 2020 ed il 1° novembre 2020,conservano la loro validità fino al 30 novembre 2020, ai sensi dell'Accordo Multilaterale ADR M324 nell'ambito dei trasporti effettuati nei territori delle Parti contraenti dell'ADR che lo hanno sottoscritto. In tal caso, i documenti sono rinnovati per cinque anni a decorrere dalla data di scadenza originale se i titolari dimostrano di aver frequentato un corso di aggiornamento ai sensi dell'8.2.2.5 ADR e hanno superato l'esame di cui all'8.2.2.7 prima del 1° dicembre 2020;

- se in scadenza tra il 1° marzo 2020 ed il 31 luglio 2020, al di fuori dell'ambito di applicazione dell'Accordo M324 conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza (ex art. 103, comma 2, del d.l. 18/2020 e quindi, al momento, fino al 29 ottobre 2020);

h) per gli attestati di formazione dei consulenti trasporti di merci pericolose (ADR),occorre distinguere:

  • se in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 29 febbraio 2020,conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza (ex art. 103, comma 2, del d.l.18/2020 e quindi, al momento, fino al 29 ottobre 2020);
  • se in scadenza tra il 1° marzo 2020 ed il 1° novembre 2020,conservano la loro validità fino a 30 novembre 2020, ai sensi dell'Accordo Multilaterale ADR M324 nell'ambito dei trasporti effettuati nei territori delle Parti contraenti dell'ADR che lo hanno sottoscritto. In tal caso, i documenti sono rinnovati per cinque anni a decorrere dalla data di scadenza originale se i titolari hanno superato l'esame di cui all'1.8.3.16.2 ADR prima del 1° dicembre 2020;
  • se in scadenza tra il 1° marzo 2020 ed il 31 luglio 2020,al di fuori dell'ambito di applicazione dell'Accordo M324 conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza (ex art. 103, comma 2, del d.l.18/2020 e quindi, al momento, fino al 29 ottobre 2020).

 

3.ATTESTAZIONI SANITARIE

a) gli attestati rilasciati ai sensi dell'art. 115, comma 2, lettera a), del codice della stradaai conducenti che hanno compiuto sessantacinque anni, per guidare autotreni, ed autoarticolati la cui massa complessiva a pieno carico sia superiore a 20 t, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza (ex art. 103, comma 2, del d.l.18/2020e quindi, al momento, fino al 29 ottobre 2020). Fino a tale data, i conducenti muniti di patente di categoria CE che hanno compiuto il sessantacinquesimo anno di età successivamente al 31 gennaio, possono condurre autotreni, ed autoarticolati la cui massa complessiva a pieno carico sia superiore a 20 t, anche se non hanno ancora ottenuto l'attestazione della commissione medica locale (ex art. 103, comma 2, del d.l. 18/2020);

b) gli attestati rilasciati ai sensi dell'art. 115, comma 2, lettera b), del codice della stradaai conducenti che hanno compiuto sessanta anni, per guidare autobus, autocarri, autotreni autoarticolati, autosnodati, adibiti al trasporto di persone in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza (ex art. 103, comma 2, del d.l.18/2020e quindi, al momento, fino al 29 ottobre 2020). Fino a tale data, i conducenti muniti di patente di categoria D1, D1E, D o DE che hanno compiuto il sessantesimo anno di età successivamente al 31 gennaio, possono condurre autobus, autocarri, autotreni autoarticolati, autosnodati, adibiti al trasporto di persone, anche se non hanno ancora ottenuto l'attestazione della commissione medica locale (ex art. 103, comma 2, del d.l.18/2020);

c) i certificati medici, rilasciati dai sanitari indicati all'art. 119 del codice della strada per essere allegati ad un'istanza di conseguimento della patente di guida,il cui termine di scadenza trimestrale (se emesso da un medico monocratico)o semestrale (se emesso da una commissione medica localeviene in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza (ex art. 103, comma 2, del d.l.18/2020 e quindi, al momento, fino al 29 ottobre 2020);

d) i permessi provvisori di guida, rilasciati ai sensi dell'art. 59 della legge 29 giugno 2010, n. 120, ai titolari di patente di guida che devono sottoporsi ad accertamento sanitario presso le commissioni mediche locali, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza (ex art. 103, comma 2, del d.l. 18/2020e quindi,al momento, fino al 29 ottobre 2020).

 

La presente circolare sostituisce integralmente la circolare prot. 22208 del 13 agosto 2020 (*).

 

IL DIRETTORE GENERALE

dott. ing. Alessandro Calchetti

 

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L’Agenzia delle Entrate, con circolare n.25E del 20 agosto scorso, ha reso note ulteriori indicazioni circa l’applicazione di specifiche disposizioni contenute nel “Decreto Rilancio” con il quale sono state introdotte misure volte a fronteggiare, da un lato la crisi di liquidità delle imprese generata a seguito dell’attuazione delle misure di contenimento del Covid19, dall’altro le spese già sostenute e che dovranno essere sostenute da parte delle imprese per realizzare tutti gli interventi volti  a contrastare l’emergenza in atto.

Di seguito riportiamo i principali temi esaminati dalle Entrate:

 

Disposizioni in materia di versamento dell’IRAP

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla disposizione dettata dall’art. 24 del Decreto Rilancio, che riconosce alle imprese e ai lavoratori autonomi, con un volume di ricavi o compensi non superiore a 250 milioni, l’esenzione dal versamento del saldo dell’IRAP relativo al periodo d’imposta 2019, restando, invece, fermo il versamento dell’acconto, suddiviso nelle rate legislativamente previste; della prima rata, pari al 40%, dell’acconto dell’IRAP dovuto per il periodo d’imposta 2020.

Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate ha ribadito che le disposizioni introdotte dal citato articolo 24 hanno applicazione generalizzata, con esclusione dei soli soggetti espressamente individuati (banche e altri intermediari finanziali nonché imprese di assicurazione, Amministrazioni ed enti pubblici).

Pertanto, in assenza di una espressa esclusione normativa, operata per altre categorie di soggetti, la disciplina prevista dall’articolo 24 si rende applicabile anche in relazione agli enti privati non commerciali, sia nell’ipotesi in cui gli stessi svolgano, oltre all’attività istituzionale non commerciale, anche un’attività commerciale (in modo non prevalente o esclusivo), sia nell’ipotesi in cui detti enti non svolgano alcuna attività commerciale.  

Nel primo caso, con riferimento all’attività commerciale esercitata (e, di conseguenza, all’IRAP determinata con il metodo «commerciale» ai sensi dell’articolo 10, comma 2, e dell’articolo 5 del D. Lgs. n. 446 del 1997) l’ente non commerciale può usufruire dell’esonero dal versamento del saldo dell’IRAP relativo al periodo d’imposta 2019 e della prima rata dell’acconto dovuto per la medesima imposta in relazione al periodo d’imposta 2020, al verificarsi delle condizioni (relative al limite di ricavi conseguiti) previste dall’articolo 24 per i soggetti esercitanti attività d’impresa.

Le previsioni previste dalla circolare in esame trovano, inoltre, applicazione con riferimento all’IRAP determinata dall’ente non commerciale, relativamente all’attività non commerciale svolta in via esclusiva o prevalente, con il metodo «retributivo» ai sensi dell’articolo 10, comma 1, del ciato D. Lgs. n. 446.

In tal caso, relativamente all’attività non commerciale svolta, non troveranno applicazione i parametri relativi ai ricavi e compensi conseguiti, considerato che l’applicazione di detti parametri presuppone lo svolgimento di un’attività di impresa o l’esercizio di arti e professioni.

Le Entrate hanno chiarito, inoltre, che il beneficio in parola, pur rappresentando un contributo in termini di esclusione dal versamento dell’IRAP, può tuttavia essere cumulato con gli aiuti previsti dai Regolamenti UE «de minimis».

Per quanto riguarda la determinazione degli acconti IRAP per il periodo d’imposta 2020, con il documento di prassi viene chiarito che, in linea generale, l’acconto relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 è dovuto:

  • per le persone fisiche e le società o associazioni di cui all’articolo 5 del TUIR, nella misura pari al 100% dell’importo indicato nel rigo IR21, sempreché tale importo sia superiore a 51,65 euro;
  • per gli altri soggetti (ad esclusione dei soggetti che determinano la base imponibile ai sensi dell’articolo 10-bis, comma 1, del decreto legislativo n. 446 del 1997), nella misura pari al 100% dell’importo indicato nel rigo IR21, sempreché tale importo sia superiore a 20,66 euro.

 

Contributo a fondo perduto

La circolare in oggetto ha fornito inoltre ulteriori indicazioni in merito al contributo a fondo perduto, previsto dall’art.25 del Decreto Rilancio.

A questo proposito, viene ribadito che i consorzi tra imprese – riconducibili ai soggetti di cui all’articolo 73 del TUIR – per ragioni di ordine logico sistematico, non possono fruire del contributo in parola, in considerazione della peculiare natura di tali soggetti che limitano ad operare il ribaltamento dei costi/proventi percepiti alle imprese che ne fanno parte.

Viceversa, i consorzi che svolgono una propria attività autonoma rispetto alle imprese consorziate, e che assumono rappresentanza esterna, possono comunque fruire del contributo a fondo perduto COVID-19 in relazione alle attività ammesse al contributo stesso.

Al riguardo, nella circolare viene ribadito che i due requisiti di cui ai commi 4 e 5 dell’articolo 25, sia in relazione alle modalità di determinazione della soglia massima ricavi o compensi, sia per quanto concerne il calcolo della riduzione del fatturato, andranno determinati in relazione all’ammontare dei ricavi e del fatturato direttamente riferibili esclusivamente all’attività autonoma posta in essere dal consorzio.

Per quanto attiene, invece, alle modalità di restituzione del contributo, viene precisato che le sanzioni non saranno dovute nel caso in cui il contribuente, che abbia già fruito del contributo in esame, solo a seguito della pubblicazione dei chiarimenti contenuti nella citata circolare n. 22/E del 2020 conosca di avere assunto un comportamento non coerente con i chiarimenti forniti con il menzionato documento di prassi.

In tal caso, il soggetto che ha percepito il contributo non spettante dovrà restituire tempestivamente il contributo e i relativi interessi utilizzando i codici tributo indicati nella risoluzione n. 37/E del 26 giugno 2020.

 

Proroga dei termini di ripresa della riscossione per i soggetti di cui agli articoli 61 e 62 del Decreto Cura Italia

Nel Decreto Rilancio l’articolo 127 proroga il termine di ripresa della riscossione dei versamenti sospesi ai sensi degli articoli 61 e 62 del “Cura Italia”, a favore degli operatori nazionali di numerosi settori colpiti dall'emergenza da coronavirus.

Ciascun contribuente beneficiario della sospensione potrà, secondo la propria libera scelta, effettuare i versamenti inizialmente sospesi, attraverso le seguenti modalità:

  • per intero entro il 16 settembre 2020;
  • per intero in massimo quattro rate mensili di pari importo a partire dal 16 settembre 2020;
  • per il 50% in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o, in alternativa, in massimo di   quattro rate mensili di pari importo a partire dal 16 settembre 2020;
  • per il restante 50% in una o più rate mensili di pari importo (massimo 24) con scadenza dal 18 gennaio 2021.

Per quanto attiene alla rateazione del versamento annuale IVA, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che il contribuente che, pur avendo i requisiti per beneficiare della sospensione del versamento del saldo IVA da eseguirsi a marzo 2020, abbia comunque versato la prima rata, ma non quelle in scadenza nei mesi di aprile e/o maggio 2020, potrà, al pari di colui che non abbia legittimamente versato nulla a marzo 2020, versare ciò che residua del debito annuale IVA in un'unica soluzione entro il 16 settembre 2020, ovvero mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata a partire dalla medesima data del 16 settembre 2020.

In alternativa, potrà procedere al versamento secondo le indicazioni contenute nell’articolo 97 del D.L. n. 104 del 2020.

Il contribuente che, invece, abbia versato la prima rata a marzo 2020, perché escluso dal beneficio della sospensione dei versamenti di marzo 2020, ed abbia invece beneficiato, avendone i requisiti, della sospensione disposta per i mesi di aprile e maggio 2020, dovrà versare nei termini ordinari le rate che residuano, potendo rinviare al 16 settembre 2020 il versamento delle sole rate sospese di aprile e maggio 2020. In alternativa, potrà procedere al versamento secondo le indicazioni contenute nel citato articolo 97 del D.L. n. 104 del 2020.

 

Sospensione dei versamenti delle somme dovute a seguito di atti di accertamento con adesione, conciliazione, rettifica e liquidazione e di recupero dei crediti d’imposta

Nel Decreto Rilancio, l’articolo 149, riconosce la sospensione dei versamenti delle somme dovute a seguito di atti di accertamento con adesione, conciliazione, rettifica e liquidazione e di recupero dei crediti d’imposta.

Entrando più nel dettaglio, le Entrate ricordano che la norma stabilisce la proroga al 16 settembre 2020 dei pagamenti degli importi dovuti a seguito di accertamenti con adesione, mediazioni, conciliazioni già sottoscritte e atti di recupero dei crediti d’imposta e di avvisi di liquidazione, i cui termini di versamento ricadono in una data compresa tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020.

In ragione della citata disposizione e tenuto conto che il versamento della prima o unica rata relativa rispettivamente all’adesione, alla mediazione e alla conciliazione, debba avvenire entro 20 giorni dalla sottoscrizione dell’atto/accordo, ne consegue l’esclusione dall’ambito applicativo dell’articolo 149 dei versamenti relativi alle adesioni, mediazioni e conciliazioni il cui accordo/atto sia stato sottoscritto tra il 18 febbraio e l’11 maggio 2020.

Viene chiarito, inoltre, che, nel caso di istanza di accertamento con adesione presentata dal contribuente, a seguito della notifica di un avviso di accertamento, qualora la sottoscrizione dell’atto di adesione avvenga oltre l’11 maggio, il relativo versamento non rientra nella sospensione in parola.

Per il versamento delle somme dovute sulla base degli accertamenti non più definibili, opera comunque la sospensione di 64 giorni prevista dagli articoli 83 del decreto “Cura Italia e 36 del decreto “Liquidità”.

 

Proroga dei termini al fine di favorire la graduale ripresa delle attività economiche e sociali

L’Agenzia delle Entrate, specifica che la finalità dell’art.157 del Decreto Rilancio sia stata quella di consentire di distribuire le notifiche degli atti, indicati nella stessa norma, in un più ampio lasso di tempo rispetto agli ordinari termini di decadenza dell’azione accertatrice.

In particolare, viene previsto che gli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, relativi ad atti o imposte per i quali i termini di decadenza scadono tra l’8 marzo ed il 31 dicembre 2020, devono essere emessi entro il 31 dicembre 2020 e notificati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2021, in deroga agli ordinari termini decadenziali.

A fronte della distribuzione delle notifiche nel tempo, dal primo gennaio 2021 fino alla data di notifica, sulle maggiori imposte accertate nell’atto e dovute dal contribuente non maturano gli interessi per ritardato pagamento e gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo; i suddetti interessi, invece, maturano dalla data in cui le imposte dovevano essere versate fino il 31 dicembre 2020 e riprendono a decorrere, giornalmente, dal giorno successivo alla data di notifica fino alla data di effettivo pagamento delle maggiori imposte.

 

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Pubblichiamo, allegandolo in formato .pdf a causa della sua lunghezza, il testo della circolare della Agenzia delle Entrate n.25/E del 20 agosto 2020.

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INPS

Istituto Nazionale Previdenza Sociale

Direzione Centrale Ammortizzatori Sociali
Direzione Centrale Entrate
Direzione Centrale Bilanci, Contabilita' e Servizi Fiscali
Direzione Centrale Tecnologia, Informatica e Innovazione

Roma, 25-08-2020

Messaggio n. 3144

 

Allegati n.1

 

OGGETTO:

Trattamento di cassa integrazione in deroga per aziende con unità produttive site in cinque o più Regioni e Province autonome. Istruzioni operative. Istruzioni contabili. Variazione al piano dei conti

     

 

 

  1. Premessa e quadro normativo

 

Con la circolare n. 58 del 7 maggio 2020 è stata illustrata la gestione delle misure a sostegno del reddito previste dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, relativamente alle ipotesi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da COVID-19 a beneficio di aziende con unità produttive site in cinque o più Regioni e Province autonome, c.d. plurilocalizzate, così come stabilito con il decreto interministeriale 24 marzo 2020 all’articolo 2.

Le misure in materia di ammortizzatori sociali previste dal decreto-legge n. 18/2020, sono state, quindi, estese dal decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77. Successivamente, il decreto-legge 16 giugno 2020, n. 52 (abrogato dall’articolo 1, comma 2, della citata legge di conversione n. 77/2020, che ne fa salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti) ha apportato ulteriori modifiche alla disciplina degli interventi di integrazione salariale, che hanno interessato anche i trattamenti di cassa integrazione in deroga.

Il decreto interministeriale 20 giugno 2020, n. 9, emanato dal Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, e pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali in data 2 luglio 2020, ha stabilito le modalità di attuazione delle previsioni introdotte con il menzionato decreto-legge n. 34/2020, ripartendo le risorse finanziarie e prevedendo i conseguenti limiti di spesa complessivi tra i differenti soggetti istituzionali preposti al riconoscimento dei trattamenti, nonché dettando, all’articolo 1, le modalità di presentazione delle istanze per l’accesso alla cassa integrazione salariale in deroga.

Facendo seguito alla circolare n. 86 del 15 luglio 2020, che per gli aspetti generali si considera qui richiamata, con il presente messaggio si illustrano le novità introdotte in materia di cassa integrazione in deroga (CIGD) dal decreto-legge n. 34/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77/2020, e dal decreto-legge n. 52/2020, con particolare riguardo al trattamento di cassa integrazione in deroga a beneficio delle aziende c.d. plurilocalizzate e si forniscono indicazioni operative per la corretta gestione del flusso dei provvedimenti di concessione, nonché per il pagamento delle prestazioni.

 

  1. Trattamento di integrazione salariale in deroga “Emergenza Covid-19” autorizzato dall’Istituto

L’articolo 71, comma 1, del decreto-legge n. 34/2020, modificando il decreto-legge n. 18/2020, ha introdotto gli articoli 22-ter, 22-quater e 22-quinquies.

In particolare, il comma 1 dell’articolo 22-quater prevede che i trattamenti di cassa integrazione guadagni in deroga, per i periodi successivi alle prime nove settimane, siano autorizzati dall’INPS, su domanda dei datori di lavoro.

Pertanto, i datori di lavoro che sono già stati autorizzati dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali a trattamenti di CIGD per complessive nove settimane, indipendentemente dall’effettiva fruizione di tutto il periodo autorizzato, per i periodi di riduzione o sospensione di attività lavorativa successivi (ulteriori cinque settimane) fino al 31 agosto 2020, devono trasmettere telematicamente richiesta di concessione direttamente all’Istituto, che – verificata l’autorizzazione riguardante il periodo precedente (nove settimane), constatati il rispetto dei limiti di spesa e degli altri requisiti fissati dalla norma - provvederà all'autorizzazione e all’erogazione della prestazione.

Nei casi in cui i datori di lavoro siano stati autorizzati per periodi inferiori a nove settimane, dovranno rivolgersi al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali per il completamento di detto periodo, utilizzando le consuete modalità.

La norma vincola, pertanto, la concessione delle ulteriori cinque settimane alla circostanza che ai datori di lavoro siano già state autorizzate almeno le prime nove settimane di cassa integrazione in deroga, ferma restando la possibilità di autorizzare un più ampio periodo per le aziende ubicate nei comuni delle c.d. “zone rosse” e per quelle con unità produttive site nelle c.d. “Regioni gialle”. In un’ottica di semplificazione delle procedure e per ottimizzare la gestione delle istanze, l’Istituto, propedeuticamente all’ammissione delle aziende plurilocalizzate ai trattamenti in deroga di propria competenza, verificherà la presenza di un provvedimento di autorizzazione riferito alle sole nove prime settimane. Resta inteso che, per la stessa unità produttiva, non potranno essere autorizzati periodi anche parzialmente coincidenti con la decretazione ministeriale o regionale. La richiesta delle cinque settimane previste dal decreto-legge n. 34/2020 comporta la non proponibilità di domande per i periodi ulteriori previsti dal decreto-legge n. 18/2020 per queste aree territoriali.

Si ricorda, a tal proposito, che per le aziende con unità produttive site nei comuni di cui all’articolo 22, comma 8-bis, del decreto-legge n. 18/2020  – c.d. “zone rosse” - nonché i datori collocati al di fuori dei predetti comuni ma con lavoratori residenti o domiciliati nei comuni medesimi, il trattamento di cassa integrazione in deroga concedibile ha una durata massima estendibile di ulteriori tre mesi rispetto alle nove settimane previste per la generalità dei datori di lavoro (ventidue settimane complessive), mentre per i datori di lavoro con unità produttive ubicate nelle regioni di cui all’articolo 22, comma 8-quater, del decreto-legge n. 18/2020 – c.d. “Regioni gialle” - nonché quelli collocati al di fuori delle predette Regioni ma con lavoratori residenti o domiciliati nelle medesime Regioni, il trattamento di cassa integrazione in deroga concedibile ha una durata massima estendibile di ulteriori quattro settimane rispetto alle nove previste per la generalità dei datori di lavoro (tredici settimane complessive).

 

2.1 Ulteriore periodo di cassa integrazione in deroga

I datori di lavoro che hanno interamente utilizzato il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di quattordici settimane, ai fini dell’accesso all’ulteriore periodo di quattro settimane - che possono essere richieste per periodi anche antecedenti al 1° settembre 2020 – dovranno inoltrare all’Istituto apposita specifica domanda.

 

  1. Risorse finanziarie

Per la copertura degli oneri complessivi connessi ai trattamenti in deroga, comprensivi di contribuzione figurativa e relativi Assegni per il Nucleo Familiare (ANF), il decreto interministeriale n. 9/2020 ha assegnato all’Istituto 900 milioni di euro complessivi, per l’anno 2020.

 

  1. Presentazione della domanda. Autorizzazione della prestazione

Con il messaggio n. 2856/2020 sono state recepite le previsioni del decreto interministeriale n. 9/2020, che ha stabilito le modalità di attuazione dell’articolo 22-quater del decreto-legge n. 18/2020, secondo cui i trattamenti di cassa integrazione in deroga, per i periodi successivi alle prime nove settimane, sono autorizzati dall’INPS, su domanda dei datori di lavoro.

Conseguentemente, i datori di lavoro che hanno avuto già autorizzato l’intero periodo spettante, secondo le indicazioni precedentemente fornite, possono presentare domanda all’Istituto per un ulteriore periodo di cinque settimane, decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, e, una volta integralmente fruite le citate cinque settimane, per eventuali ulteriori quattro settimane per periodi fino al 31 ottobre 2020.

Preliminarmente si ricorda che i datori di lavoro ai quali siano stati autorizzati periodi inferiori ad almeno nove settimane devono presentare istanza per il completamento delle settimane spettanti al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, prima di poter inoltrare la richiesta all’Istituto delle ulteriori cinque ed eventuali successive quattro settimane.

In ragione quindi della recente attribuzione all’INPS della domanda relativa alla CIG in deroga per le aziende plurilocalizzate (2 luglio 2020), la procedura informatica per la presentazione delle domande è stata resa disponibile dal 24 luglio 2020 (cfr. il messaggio n. 2946/2020).

I datori di lavoro che hanno erroneamente presentato domanda per trattamenti diversi dalla CIGD cui avrebbero avuto diritto o comunque con errori o omissioni che ne hanno impedito l’accettazione, possono presentare la domanda nelle modalità corrette entro trenta giorni dalla comunicazione dell’errore da parte dell’Amministrazione di riferimento, a pena di decadenza, anche nelle more della revoca dell’eventuale provvedimento di concessione emanato dall’Amministrazione competente.

Relativamente alle modalità di presentazione delle domande si rinvia alle indicazioni fornite con il messaggio n. 2946/2020.

Le domande devono essere corredate dall’accordo sindacale, dall’elenco dei lavoratori interessati alla sospensione o riduzione dell’orario di lavoro, dal quale emerga la quantificazione delle ore di sospensione, con il relativo importo, i dati dell’azienda e dell’unità produttiva che fruisce del trattamento, la causale dell’intervento e il nominativo del referente della domanda.

Con il messaggio n. 2328/2020 sono state fornite le istruzioni per un flusso di gestione di invio delle domande all’Istituto, c.d. “semplificato”, che consente alle aziende che hanno molteplici unità produttive la presentazione di un numero minore di domande, unificandole in unità produttive accorpanti, omogenee per attività svolta e per collocazione territoriale. Le aziende che hanno usufruito di questa possibilità dovranno inoltrare le domande per i periodi ulteriori utilizzando lo stesso criterio delle unità produttive accorpanti.

Su “Sistema Unico” le suddette domande saranno identificate dal codice intervento 667 e codice evento 673 e saranno individuabili con la descrizione “Deroga INPS Plurilocalizzate”.

Anche questa tipologia di prestazioni in deroga è definita con provvedimento del direttore di Sede (o del dirigente delegato), con riferimento alla Struttura territoriale INPS competente in relazione alla singola unità produttiva.

 

  1. Modalità di pagamento della prestazione

Per quanto attiene alla tipologia di pagamento, per le aziende plurilocalizzate, oltre al pagamento diretto, è prevista anche la possibilità di anticipare la prestazione e recuperarne l’ammontare con il sistema del conguaglio contributivo.

 

5.1 Cassa integrazione in deroga a conguaglio

L’articolo 70, comma 1, lettera g), del decreto-legge n. 34/2020 ha aggiunto, all’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, il comma 6-bis con cui si prevede, esclusivamente per le aziende plurilocalizzate, che il trattamento di CIGD possa essere concesso con la modalità del conguaglio e rimborso della prestazione, così come stabilito all’articolo 7 del D.lgs n. 148/2015.

Al fine di garantire un puntuale monitoraggio della spesa connessa alla erogazione del trattamento in argomento, per le autorizzazioni relative a decreti ministeriali riferiti a periodi di concessione di CIGD, le aziende interessate utilizzeranno nel flusso Uniemens le modalità di esposizione del conguaglio con il sistema “Ticket”, secondo le istruzioni di seguito esposte.

 

5.1.1 Uso del CodiceEvento

Per tutti gli eventi di CIGD – di cui all’articolo 22, comma 4, del decreto-legge n. 34/2020 - gestiti con il sistema del “Ticket”, le aziende dovranno indicare il codice evento “CDR” (“Cassa Integrazione Guadagni in Deroga Richiesta”), sia in caso di Cassa Integrazione richiesta (non ancora autorizzata) sia dopo aver ricevuto l’autorizzazione, e dovrà essere altresì indicato il codice “T” in <TipoEventoCIG>.

 

5.1.2 “CIGD con Ticket”. Modalità di esposizione del conguaglio

Trattamento di cassa integrazione in deroga per la quale siano stati già autorizzati dal Ministero del Lavoro i periodi di 9, 13 o 22 settimane

Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, i datori di lavoro esporranno il codice di nuova istituzione “G808”, avente il significato di “Conguaglio CIGD per aziende plurilocalizzate -Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 comma 4 art. 22”, nell’elemento <DenunciaAziendale>/ <ConguagliCIG>/ <CIGAutorizzata>/ <CIGinDeroga>/ <CongCIGDACredito>/ <CongCIGDAltre>/<CongCIGDAltCaus>, e l’importo posto a conguaglio nell’elemento <CongCIGDAltImp>, presente allo stesso percorso.

 

Trattamento di cassa integrazione in deroga “Emergenza Covid-19” autorizzato dall’Istituto; proroga delle ulteriori 5 ed eventuali successive 4 settimane

Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, i datori di lavoro esporranno il codice di nuova istituzione “G809”, avente il significato di “Conguaglio CIGD per aziende plurilocalizzate -Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 art. 22 quater, comma 1 - proroga”, nell’elemento <DenunciaAziendale>/ <ConguagliCIG>/ <CIGAutorizzata>/ <CIGinDeroga>/ <CongCIGDACredito>/ <CongCIGDAltre>/<CongCIGDAltCaus>, e l’importo posto a conguaglio nell’elemento <CongCIGDAltImp>, presente allo stesso percorso.

 

5.2 Pagamento diretto con anticipo del 40% delle ore autorizzate

Si ricorda che, nel caso di richiesta di pagamento diretto con anticipo, l’INPS autorizza le domande e dispone l’anticipazione di pagamento del trattamento, nella misura del 40% delle ore autorizzate nell’intero periodo, entro 15 giorni dal ricevimento delle domande stesse. Per le relative specifiche, nonché per i termini di pagamento dell’anticipo o per il saldo del pagamento dell’integrazione salariale, si rinvia alle indicazioni fornite al paragrafo 4 del citato messaggio n. 2489/2020, nonché alla circolare n. 78/2020

 

  1. Monitoraggio della spesa

L’Istituto provvede al monitoraggio della spesa e, in linea con la previsione di cui all’articolo 3, comma 5, del richiamato decreto interministeriale n. 9/2020, fornisce settimanalmente, al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’Economia e delle finanze, le risultanze dell’attività svolta per il tramite di report che sono messi a disposizione nel “Sistema Informativo dei Percettori” (SIP). In particolare, con riferimento alle prestazioni COVID-19, i report sono distinti così come indicato al punto f.1) della circolare n. 47/2020.

Le schede di monitoraggio riporteranno la stima dell’impegnato di CIGD effettuata sulle domande di CIG in deroga concesse a fronte delle domande per le quali l’INPS ha effettuato l’istruttoria ed emesso la relativa autorizzazione.

Il calcolo della stima dell’impegnato verrà effettuato moltiplicando le ore autorizzate per il costo medio di un’ora di CIG. Per l’anno 2020, l’importo medio orario della prestazione di integrazione salariale in deroga per le aziende plurilocalizzate corrisponde a 8,90 euro, comprensivo di contribuzione figurativa e ANF.

Qualora il totale della stima dei provvedimenti di CIGD adottati dall’INPS, raggiungesse l’importo stanziato dal decreto interministeriale n. 9/2020 di ripartizione delle risorse, non sarà più possibile emettere ulteriori provvedimenti concessori, fatto salvo il caso - illustrato al periodo precedente -  in cui sia possibile sostituire la stima con la spesa effettiva.

 

  1. Istruzioni contabili

L’articolo 70, comma 1, lettera g), del decreto-legge n. 34/2020 ha introdotto, all’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, il comma 6-bis il quale stabilisce, esclusivamente per le aziende plurilocalizzate, che i trattamenti di cassa integrazione in deroga possano essere concessi anche con la modalità del conguaglio.

A tale fine, nell’ambito della Gestione per gli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali – contabilità separata - Gestione degli oneri per il mantenimento del salario (GAU) si istituisce il conto:

GAU30304 - per rilevare l’onere relativo ai trattamenti di integrazione salariale in deroga e connessi ANF, corrisposti ai lavoratori dipendenti dalle aziende con più unità produttive “plurilocalizzate” operanti su tutto il territorio nazionale colpiti dall’emergenza COVID-19, ammesse a conguaglio con il sistema di denuncia di cui al DM 5/2/69 – art. 22, comma 1 e 6 bis del D.L. 18/2020 convertito con modificazioni in Legge 27/2020art. 70 e 71 del Decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 convertito, con modificazioni, in legge 17 luglio 2020, n. 77,

da abbinare al codice elemento “G808”, avente il significato di “Conguaglio CIGD per aziende plurilocalizzate -Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 comma 4 art. 22”.

Per le istruzioni contabili relative al pagamento delle prestazioni liquidate direttamente ai lavoratori beneficiari, si rimanda al messaggio n. 1775/2020, i cui conti verranno opportunamente ridenominati.

Inoltre, relativamente alla richiesta di pagamento diretto con anticipo nella misura del 40% delle ore autorizzate nell’intero periodo, si rinvia alle istruzioni contabili fornite con la circolare n. 78/2020.

Ai fini di una evidenza contabile delle prestazioni relative ai trattamenti di cassa integrazione in deroga ed anche per le aziende con unità produttive site in cinque o più Regioni e Province autonome, per quanto indicato nel all’articolo 1, comma 1, lettera c), e comma 2, del decreto n. 9/2020, del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, si istituiscono i nuovi conti:

Prestazioni a conguaglio Uniemens

GAU30314 -         per rilevare l’onere relativo ai trattamenti di integrazione salariale in deroga e connessi ANF, corrisposti ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro con più unità produttive operanti su tutto il territorio nazionale colpiti dall’emergenza COVID-19 ammessi a conguaglio con il sistema di denuncia di cui al DM 5/2/69 – art. 22, comma 1 del Decreto legge del 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazione dalla Legge n. 27/2020art. 70 e 71 del Decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 convertito con modificazioni dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77 – art.1, comma 1 lettera c) e comma 2 del Decreto Interministeriale del 20 giugno 2020, n. 9,da abbinare al codice elemento “G809”, avente il significato “Conguaglio CIGD per aziende plurilocalizzate -Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 art. 22 quater, comma 1 – proroga”.

 

Prestazioni a pagamento diretto

GAU30328 -         per rilevare l’onere relativo ai trattamenti di integrazione salariale in deroga e connessi ANF, corrisposti direttamente ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro operanti su tutto il territorio nazionale colpiti dall’emergenza COVID-19 – art. 22, comma 1 del Decreto legge del 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazione dalla Legge n. 27/2020art. 70 e 71 del Decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 convertito con modificazioni dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77 – art.1, comma 1 lettera c) e comma 2 del Decreto Interministeriale del 20 giugno 2020, n. 9;

 

GAU30326 -         per rilevare l’onere relativo ai trattamenti di integrazione salariale in deroga e connessi ANF, corrisposti direttamente ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro con più unità produttive operanti su tutto il territorio nazionale colpiti dall’emergenza COVID-19 – art. 22, comma 1 del Decreto legge del 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazione dalla Legge n. 27/2020art. 70 e 71 del Decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 convertito con modificazioni dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77 – art.1, comma 1 lettera c) e comma 2 del Decreto Interministeriale del 20 giugno 2020, n. 9.

 

I debiti per le prestazioni erogate con la procedura contabile dei pagamenti accentrati dovranno essere imputati al conto di debito in uso GAU10160.

Eventuali riaccrediti di somme per pagamenti non andati a buon fine, andranno rilevati al conto in uso GPA10031, assistito da partitario contabile, con l’indicazione del codice bilancio “03217”.

Per la rilevazione contabile di eventuali recuperi di prestazioni indebitamente erogate ovvero reintroitate, si istituisce il nuovo conto:

GAU24328  - per rilevare i recuperi e/o rentroiti dei trattamenti di integrazione salariale in deroga e connessi ANF, ai lavoratori dipendenti dai datori di lavoro anche con più unità produttive operanti su tutto il territorio nazionale colpiti dall’emergenza COVID-19 – art. 22, comma 1 del Decreto legge del 17 marzo 2020, n. 18art. 70 e 71 del Decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 convertito con modificazioni dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77 – art.1, comma 1 lettera c) e comma 2 del Decreto Interministeriale del 20 giugno 2020, n. 9.

 

Al citato conto viene abbinato, nell’ambito della procedura “Recupero indebiti per prestazioni”, il codice bilancio in uso “1171”.

I rapporti finanziari con lo Stato saranno definiti dalla Direzione generale.

Si riporta, in allegato, la variazione intervenuta al piano dei conti (Allegato n. 1).

 

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INPS

Istituto Nazionale Previdenza Sociale

Direzione Centrale Ammortizzatori Sociali

Direzione Centrale Tecnologia, Informatica e Innovazione

Roma, 18-08-2020

Messaggio n. 3121

OGGETTO: Cassa integrazione in deroga. Domanda di proroga per aziende plurilocalizzate. Attribuzione d’ufficio delle domande alla corretta procedura gestionale

Con il messaggio n. 2946/2020, a scioglimento della riserva contenuta nel messaggio n. 2856/2020, in ragione dell’attribuzione all’INPS della competenza ad autorizzare le domande di proroga relative alla CIG in deroga per le aziende plurilocalizzate (cfr. il decreto interministeriale 20 giugno 2020, n. 9, pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali in data 2 luglio 2020), è stata comunicata l’implementazione della procedura informatica per la presentazione delle domande, resa disponibile dalla giornata del 24 luglio 2020.

Poiché molte aziende avevano già presentato domanda indicando la tipologia di prestazione errata, con il presente messaggio si comunica che l’Istituto ha provveduto d’ufficio all’attribuzione delle stesse alla corretta procedura gestionale. Tale operazione consentirà di conservare ove possibile gli effetti delle domande errate e, nel contempo, evitare che le stesse debbano essere annullate e ritrasmesse dalle aziende medesime.

La Struttura territoriale competente in relazione all’unità produttiva verificherà che non vi siano duplicazioni e, in presenza di domande che riportano lo stesso periodo, ore e lavoratori, provvederà a contattare l’azienda per verificare quale sia la domanda da autorizzare.

Si evidenzia che non è possibile sanare le domande che sono state già oggetto di un provvedimento di reiezione da parte della Struttura territoriale dell’INPS e, pertanto, in questi casi è necessario che l’azienda presenti una nuova domanda. Le domande che risultano in stato cancellate potranno essere oggetto di ulteriori rielaborazioni centralizzate, se trasferite dalle Strutture territoriali sulla procedura Sistema Unico.

Il Direttore Generale vicario

Vincenzo Caridi

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INPS

Istituto Nazionale Previdenza Sociale

Direzione Centrale Ammortizzatori Sociali

Roma, 21-08-2020

Messaggio n. 3131

OGGETTO: Prime indicazioni sulla gestione delle nuove domande di CIGO, CIG in deroga, assegno ordinario e CISOA in relazione alle disposizioni introdotte dal decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104

  1. Premessa

Il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia”, innova l’impianto normativo in materia di ammortizzatori sociali connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19. Il decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 203 del 14 agosto 2020 ed entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione, prevede, infatti, importanti novità sia sul fronte dei trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA - che vengono rimodulati - sia su quello relativo all’ammissione alle citate misure di sostegno che, in taluni casi - come meglio più avanti precisato - è collegata all’obbligo del versamento di un contributo addizionale a carico delle aziende che vi ricorrono.

Riguardo al primo aspetto, la principale novità consiste nella possibilità per i datori di lavoro di accedere ai nuovi trattamenti indipendentemente dal precedente ricorso e dall’effettivo utilizzo degli stessi nel primo semestre del corrente anno. Il decreto-legge n. 104/2020, infatti, ridetermina il numero massimo di settimane richiedibili entro il 31 dicembre 2020 (fino a 18 settimane complessive), azzerando il conteggio di quelle richieste e autorizzate per i periodi fino al 12 luglio 2020, ai sensi della precedente disciplina dettata dai decreti-legge 17 marzo 2020, n. 18 (convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27), e 19 maggio 2020, n. 34 (convertito dalla legge 17 luglio 2020, n. 77). Tuttavia, viene stabilito che i periodi di integrazione, già richiesti e autorizzati ai sensi delle precedenti disposizioni, che si collocano, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020, sono automaticamente imputati alle prime nove settimane del nuovo periodo di trattamenti previsto dal decreto-legge in parola.

In attesa della pubblicazione delle apposite circolari, che illustreranno la disciplina di dettaglio prevista dal citato decreto-legge nonché le relative istruzioni operative, con il presente messaggio si forniscono le prime informazioni in ordine alle predette novità.

  1. Trattamenti di integrazione salariale ordinari e in deroga e assegno ordinario

Il decreto-legge n. 104/2020, come anticipato in premessa, all’articolo 1 ridetermina il periodo dei trattamenti di integrazione salariale, ordinari e in deroga, e dell’assegno ordinario richiedibili, nel secondo semestre 2020, dai datori di lavoro che hanno dovuto sospendere o ridurre l’attività produttiva per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19. A seguito delle modifiche introdotte, il quadro dei trattamenti cui i datori di lavoro possono accedere fino al termine del corrente anno è riassumibile come segue: le aziende che, nell’anno 2020, sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza da COVID-19, possono richiedere la concessione dei trattamenti di integrazione salariale (ordinari o in deroga) o dell’assegno ordinario per una durata massima di nove settimane, per periodi decorrenti dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020, incrementate di ulteriori nove settimane, nel medesimo arco temporale, per i soli datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato il precedente periodo di nove settimane e purché sia integralmente decorso detto periodo. La durata massima dei trattamenti cumulativamente riconosciuti non può, in ogni caso, superare le diciotto settimane complessive.

Riguardo all’articolazione delle nuove settimane di trattamenti, l’impianto del decreto-legge n. 104/2020 ripropone, per tutte e tre le principali categorie di trattamenti (CIGO, CIGD e assegno ordinario) con causale “emergenza COVID-19”, il meccanismo dell’invio di due domande distinte per chiedere l’intervento di sostegno al reddito. Mentre il primo periodo di nove settimane non prevede alcuna specifica condizione, il ricorso alle ulteriori nove settimane è, invece, collegato alla verifica del fatturato delle aziende richiedenti. A tal fine, la norma prevede un raffronto tra il fatturato del primo semestre 2020 e quello del corrispondente periodo del 2019, che può far sorgere in capo all’azienda l’obbligo del versamento di un contributo addizionale - da calcolarsi sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa – determinato secondo le misure che seguono:

  • aliquota del 18% per i datori di lavoro che non hanno avuto alcuna riduzione del fatturato nel raffronto tra il primo semestre 2020 e il primo semestre 2019;
  • aliquota del 9% per i datori di lavoro che, nel primo semestre 2020, hanno subito una riduzione del fatturato inferiore al 20% rispetto a quello del corrispondente semestre del 2019;
  • nessun contributo addizionale per i datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al 20% o hanno avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019; conseguentemente, gli stessi potranno accedere alle ulteriori nove settimane di trattamenti senza dover sostenere alcun onere aggiuntivo.

Per richiedere l’ulteriore periodo di nove settimane di integrazione salariale (ordinaria o in deroga) e di assegno ordinario, i datori di lavoro devono corredare la domanda di concessione dei trattamenti con una dichiarazione di responsabilità, resa ai sensi di quanto previsto dall’articolo 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, in cui autocertificano la sussistenza dell’eventuale riduzione del fatturato.

L’Istituto, ricorrendone i presupposti, autorizza i trattamenti di cui trattasi e, in base alla citata dichiarazione di responsabilità, stabilisce la misura del contributo addizionale dovuto dall’azienda.

In mancanza di tale autocertificazione, il contributo addizionale sarà richiesto nella misura massima del 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa

La verifica della veridicità delle dichiarazioni fornite dai datori di lavoro all’atto della presentazione della domanda di accesso ai trattamenti sarà effettuata dall’Istituto e dall’Agenzia delle Entrate con modalità e termini che saranno definiti anche con accordi di cooperazione.

Riguardo alle modalità di accesso ai nuovi trattamenti di integrazione salariale e assegno ordinario previsti dal decreto-legge n. 104/2020, si precisa quanto segue.

Per le richieste inerenti alle prime nove settimane, o il minor periodo che risulta scomputando i periodi già richiesti o autorizzati ai sensi della precedente normativa decorrenti dal 13 luglio 2020, i datori di lavoro dovranno continuare a utilizzare la causale “COVID-19 nazionale” già in essere.

Per quanto attiene alle ulteriori nove settimane che, in relazione al dettato normativo, possono essere richieste dai soli datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato il precedente periodo di nove settimane, con successivo messaggio saranno fornite istruzioni operative per l’invio delle domande.

Qualora i datori di lavoro, in relazione a quanto previsto dalla precedente disciplina, abbiano già chiesto e ottenuto l’autorizzazione per periodi che si collocano successivamente al 13 luglio 2020, la richiesta delle prime nove settimane di cui all’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020 dovrà tenere conto di tali autorizzazioni ai fini del rispetto del citato limite. A tale scopo, le Strutture territoriali, nelle ipotesi di domande, riferite alla medesima unità produttiva, per un numero di settimane superiore rispetto al massimo consentito (nove complessive, considerando anche quelle imputate in relazione alla precedente disciplina), ridetermineranno correttamente il limite mediante un accoglimento parziale delle richieste.

  1. Cassa integrazione guadagni nel settore agricolo (CISOA)

Anche nel settore agricolo viene previsto un ulteriore possibile periodo di accesso ai trattamenti di cassa integrazione. In tal senso, l’articolo 1, comma 8, del decreto-legge n. 104/2020 prevede che i datori di lavoro del settore agricolo, che nell’anno 2020 sospendono o riducono l'attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da COVID19, possono presentare domanda di concessione del trattamento di cassa integrazione salariale operai agricoli (CISOA), ai sensi dell’articolo 19, comma 3-bis, del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, e successive modificazioni, per una durata massima di 50 giorni, nel periodo ricompreso tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020.

Anche per tale prestazione, è previsto che i periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi delle precedenti disposizioni di legge, che si collocano, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020, sono imputati ai 50 giorni previsti dal decreto-legge n. 104/2020. I citati periodi di integrazione salariale, così come quelli autorizzati ai sensi dell’articolo 19, comma 3-bis, del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, e successive modificazioni, sono computati ai fini del raggiungimento del requisito delle 181 giornate di effettivo lavoro previsto dall’articolo 8 della legge 8 agosto 1972 n. 457.

Diversamente da quanto previsto per gli altri trattamenti, l’ulteriore periodo di CISOA di cui all’articolo 1, comma 8, del decreto-legge n. 104/2020, della durata massima di 50 giorni, non è in alcun modo collegato alla verifica dell’andamento del fatturato aziendale. Pertanto, per tale tipologia di integrazione salariale, l’azienda non deve presentare la dichiarazione di responsabilità nella quale autocertificare la sussistenza dell’eventuale riduzione del fatturato.

Con successivo messaggio saranno fornite istruzioni operative per l’invio delle domande.

  1. Termini di trasmissione delle domande e dei dati utili al pagamento o al saldo dei trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA. Previsione a regime

In linea con la disciplina vigente per i trattamenti di integrazione salariale con casuale COVID19, l’articolo 1, comma 5, del decreto-legge n. 104/2020 stabilisce che, a regime, le domande di accesso ai trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA, previsti dal menzionato decreto-legge, devono essere inoltrate all’INPS, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.

In caso di pagamento diretto da parte dell'Istituto, il datore di lavoro è tenuto ad inviare tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell'integrazione salariale entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, ovvero, se posteriore, entro il termine di trenta giorni dall'adozione del provvedimento di concessione.

  • Termini di trasmissione delle domande dei trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA. Fase di prima applicazione del decreto-legge n. 104/2020; differimento ope legis dei termini per l’invio delle domande e dei dati utili al pagamento o al saldo dei medesimi trattamenti

Il decreto-legge n. 104/2020 prevede altresì uno slittamento transitorio dei termini ordinari di trasmissione delle domande dei trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA rientranti nella nuova disciplina declinata dall’articolo 1. Il comma 5 del medesimo articolo 1 dispone, infatti, che – in sede di prima applicazione della norma - per le domande con inizio di sospensione/riduzione dal 13 luglio 2020, la scadenza ordinaria del 31 agosto 2020 venga differita al 30 settembre 2020.

Parallelamente, il comma 10 del medesimo articolo 1 introduce un differimento ope legis al 30 settembre 2020 dei termini per l’invio delle domande e dei dati utili al pagamento o al saldo dei trattamenti di CIGO, CIGD e ASO che, in via ordinaria, scadrebbero nel periodo ricompreso tra il 1° e il 31 agosto 2020.

In relazione a quanto precede, anche le domande di trattamenti con inizio della sospensione/riduzione dal 1° al 12 luglio 2020, ancorché non ricomprese nella nuova disciplina dettata dal decreto-legge n. 104/2020, possono essere utilmente trasmesse entro il 30 settembre 2020.

Riguardo alla trasmissione dei dati utili al pagamento o al saldo dei trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA, in considerazione del combinato disposto dei commi 6 e 10 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020, nei casi in cui, sulla base delle regole ordinarie, la scadenza dell’invio dei suddetti dati si collochi entro il 31 agosto 2020, la stessa è differita al 30 settembre 2020.

Si precisa altresì che, per le scadenze che interverranno dal 1° settembre 2020 non è prevista l’applicazione di alcun differimento.

  • Termini decadenziali di invio delle domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza da COVID-19 e di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi

L’articolo 1, comma 9, del decreto-legge n. 104/2020 prevede che i termini decadenziali di invio delle domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza da COVID-19 e di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi, compresi quelli differiti in via amministrativa, in scadenza entro il 31 luglio 2020, sono differiti al 31 agosto 2020.

In considerazione di quanto precede, devono intendersi superate le scadenze comunicate con precedenti circolari e/o messaggi.

  1. Accesso alla cassa integrazione in deroga con causale “COVID-19” dei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo pensione sportivi professionisti. Modifiche alla disciplina

L’articolo 2 del decreto-legge n. 104/2020 ha sostituito la disciplina della cassa integrazione in deroga per le sospensioni dei lavoratori dipendenti sportivi professionisti, introdotta, in ragione della pandemia, dall’articolo 98, comma 7, del decreto-legge n. 34/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77/2020, che, parallelamente, viene abrogato.

Le principali novità riguardano sia la collocazione della norma nell’alveo delle disposizioni generali in materia di cassa integrazione in deroga sia, in particolare, la competenza autorizzatoria relativa a tali richieste, che viene assegnata all’INPS.

La disposizione, tuttavia, salvaguarda la validità e gli effetti prodotti dalle domande già presentate presso le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, che devono, quindi, provvedere alla relativa autorizzazione, qualora ne ricorrano i presupposti e comunque nei limiti delle risorse loro assegnate. In questo senso, i datori di lavoro interessati non devono produrre una nuova domanda all’INPS che sostituisca quella precedentemente presentata alle Regioni o alle Province autonome.

Inoltre, la norma definisce alcuni aspetti relativi ai requisiti di accesso alla prestazione. In particolare, viene precisato che possono essere ammessi al trattamento in deroga i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo pensione sportivi professionisti che abbiano percepito retribuzioni contrattuali lorde non superiori a 50.000 euro, nella stagione sportiva 2019-2020; la nuova previsione supera, quindi, il concetto di retribuzione annua, riferita al 2019, presente nella precedente disciplina. A tale proposito, la norma chiarisce che la retribuzione contrattuale utile per l'accesso alla misura viene dichiarata dal datore di lavoro.

Ulteriore novità riguarda il periodo massimo autorizzabile. In particolare, nel ribadire un limite complessivo generale di nove settimane autorizzabili per ogni singola associazione sportiva, viene precisato che, esclusivamente per le associazioni aventi sede nelle Regioni di cui all’articolo 22, comma 8-quater, del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020 (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna), potranno essere autorizzati periodi fino a tredici settimane, nei limiti delle disponibilità finanziarie già assegnate alle medesime Regioni.

Infine, per le ragioni istituzionali connesse alla gestione di questa misura, il Legislatore ha autorizzato, attraverso la stipula di apposite convenzioni, le Federazioni sportive e l'INPS, allo scambio dei dati, riguardo alla verifica della retribuzione e alla concessione della CIG in deroga.

  1. Trattamenti di sostegno al reddito per sospensione dei lavoratori residenti o domiciliati in Comuni delle ex zone rosse in ragione di provvedimenti di permanenza domiciliare adottati dall’Autorità pubblica per l’epidemia da COVID-19

Nel quadro complessivo delle misure rivolte a supportare i lavoratori e le imprese nella situazione emergenziale determinatasi a causa del COVID-19, l’articolo 19 del decreto-legge in parola prevede una specifica tutela per i lavoratori - domiciliati o residenti in Comuni appartenenti alle ex zone rosse e per i quali non hanno trovato applicazione le tutele previste in ragione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 – che siano stati impossibilitati a raggiungere il luogo di lavoro in conseguenza dell’emanazione di ordinanze amministrative emesse dalle Autorità pubbliche territorialmente competenti, in merito all'obbligo di permanenza domiciliare e conseguente divieto di allontanamento dal territorio comunale in ragione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, prima dell’entrata in vigore del decreto legge n. 104/2020.

In particolare, la norma prevede che i datori di lavoro operanti esclusivamente nelle Regioni Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, che abbiano sospeso l’attività lavorativa, anche limitatamente alla prestazione dei soggetti sopra indicati, a causa dell'impossibilità di raggiungere il luogo di lavoro da parte di tali dipendenti, possono presentare domanda di accesso ai trattamenti di cassa integrazione ordinaria, CIG in deroga, assegno ordinario e CISOA con specifica causale «COVID-19 - Obbligo permanenza domiciliare», per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 30 aprile 2020 e in relazione alla durata delle misure previste dai provvedimenti emanati dalle pubbliche Autorità, fino a un massimo di quattro settimane complessive.

Le istanze di accesso al trattamento spettante – corredate dall'autocertificazione ai sensi dell’articolo 47 del D.P.R. n. 445/2000 del datore di lavoro indicante l'Autorità che ha emesso il provvedimento di restrizione - devono essere trasmesse esclusivamente all'Istituto, a pena di decadenza, entro il 15 ottobre 2020.

In caso di richiesta di pagamento diretto della prestazione da parte dell'INPS, il datore di lavoro deve inviare all'Istituto tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell'integrazione salariale entro il 15 novembre 2020.

Trascorsi infruttuosamente detti termini, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro.

I trattamenti di cui trattasi sono concessi nel limite massimo di spesa pari a 59,3 milioni di euro per l'anno 2020. Il monitoraggio del tetto di spesa è affidato all’Istituto che - qualora dalla valutazione complessiva dei provvedimenti adottati riscontri l’avvenuto raggiungimento, anche in via prospettica, dell’importo stanziato - non potrà più emettere ulteriori provvedimenti concessori.

Per quanto attiene alla modalità di invio delle istanze di accesso ai trattamenti in parola, con successivo messaggio saranno fornite istruzioni operative per la trasmissione delle domande.

Il Direttore Generale vicario

Vincenzo Caridi

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Pubblichiamo, allegandolo in formato .pdf a causa della sua lunghezza, il testo del Decreto legge 14/08/2020 pubblicato  nella G.U. Serie Generale n. 203 del 14/08/2020, Serie Generale.

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È stato pubblicato, da parte del Land del Tirolo, il calendario del primo semestre 2021 durante il quale verrà applicato il contingentamento di massimo 300 unità all’ora (chiamato sistema di dosaggio) ai veicoli pesanti, provenienti dalla Germania, diretti a sud attraverso l’Autostrada dell’Intall (asse del Brennero).

Le date individuate sono riassunte nella seguente tabella:

MESE

GIORNI

Gennaio

Giovedì 7

Febbraio

Lunedì 8, 15, 22

Marzo

Lunedì 1, 8, 15

Maggio

Da Lunedì 10 a Mercoledì 12; Venerdì 14; da Venerdì 21 a Sabato 22; da Martedì 25 a Giovedì 27; Lunedì 31.

Giugno

Martedì 1, Venerdì 4.

 

Ricordiamo che autorità austriache filtreranno il transito di mezzi pesanti sulla A 12 - "Inntalautobahn" - al confine con Kufstein / Kiefersfelden, in direzione sud, a partire dalle ore 05,00 del mattino.

In allegato è possibile scaricare il calendario ufficiale del Land del Tirolo

 

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