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MINISTERO DELL'AMBIENTE

E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

ALBO NAZIONALE GESTORI AMBIENTALI

Il Comitato Nazionale

 

Prot. n. 10

Roma, 5 ottobre 2020

 

OGGETTO: Quiz verifiche di idoneità del responsabile tecnico.

 

Si comunica che i quiz di seguito elencati riguardanti le verifiche d'idoneità del responsabile tecnico sono stati eliminati per sopraggiunte modifiche normative.

 

Modulo Obbligatorio per tutte le categorie.

G_1_00026, G_1_00082, G_1_00083, G_1_00094, G_1_00095, G_1_00102, G_1_00104, G_1_00107, G_1_00108, G_1_00116, G_1_00117, G_1_00118, G_1_00119, G_1_00180, G_1_00186, G_1_00208, G_1_00409, G_1_04144, G_1_04150, G_1_04161, G_1_04163, G_1_04165, G_1_04192, G_1_04195, G_1_04199, G_1_04164, G_1_04175, G_1_04185, G_1_04193, G_1_04194, G_1_04201, G_1_04226, G_1_04230, G_1_04255, G_3_00900, G_3_00901.

 

Modulo Specialistico. Raccolta e trasporto rifiuti per le categorie 1 - 4 - 5.

T_1_04134, T_2_01288, T_2_01321, T_2_01325, T_2_01329, T_2_01334, T_2_01335, T_2_01336, T_2_01337, T_2_01339, T_2_01349, T_2_01360, T_2_01362, T_2_01385, T_2_01392, T_2_01396, T_2_01401, T_2_01418, T_2_01426, T_2_01428, T_2_01442, T_2_01456, T_2_04283.

 

Modulo Specialistico. Categoria 9 - Bonifica di siti.

9_3_02879, 9_3_02880, 9_3_02883, 9_3_02884, 9_3_02885, 9_3_02886, 9_3_02887, 9_3_02891, 9_3_02892, 9_3_02893, 9_3_02894, 9_3_02906, 9_3_02907, 9_3_0290, 9_3_02915, 9_3_02926, 9_3_02928, 9_3_02943, 9_3_02984, 9_3_02999, 9_3_03003, 9_3_03004, 9_3_03005, 9_3_03006, 9_3_03007, 9_3_03022, 9_3_03023, 9_3_03024.

 

Modulo Specialistico. Categoria 10 - Bonifica di beni contenenti amianto.

A_4_03452, A_4_03453, A_4_03454, A_4_03456, A_4_03457, A_4_03458, A_4_03459, A_4_03460, A_4_03464, A_4_03467, A_4_03479, A_4_03480, A_4_03481, A_4_03481, A_4_03489, A_4_03500, A_4_03502, A_4_03503, A_4_03504, A_4_03555, A_4_03559, A_4_03565, A_4_03572, A_4_03573, A_4_03580, A_4_03588, A_4_04052, A_4_04053.

 

Sul sito web dell'Albo è pubblicato l'elenco aggiornato dei quiz.

 

IL PRESIDENTE

dott. Eugenio Onori

 

IL SEGRETARIO

ing. Pierluigi Altomare

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Il Presidente del Consiglio dei Ministri

 

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina dell’attività di governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri»;

Visto il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, recante «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19», successivamente abrogato dal decreto-legge n. 19 del 2020 ad eccezione dell’articolo 3, comma 6-bis, e dell’articolo 4;

Visto il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19» e in particolare gli articoli 1 e 2, comma 1;

Visto il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19»;

Visto il decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, recante «Misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020» e, in particolare, l’articolo 1, comma 5;

Visto il decreto del Ministro dell’istruzione del 26 giugno 2020 recante «Adozione del documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le istituzioni del sistema nazionale di istruzione per l’anno scolastico 2020/2021»;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020, recante «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 198 dell’8 agosto 2020;

Vista l’ordinanza del Ministro della salute 12 agosto 2020, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19» pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del 13 agosto 2020;

Vista l’ordinanza del Ministro della salute 16 agosto 2020, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19» pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 204 del 17 agosto 2020;

Viste le delibere del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020 e del 29 luglio 2020, con le quali, rispettivamente, è stato dichiarato e prorogato lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

Vista la dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità dell’11 marzo 2020 con la quale l’epidemia da COVID-19 è stata valutata come «pandemia» in considerazione dei livelli di diffusività e gravità raggiunti a livello globale;

Considerati l’evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale;

Considerato, inoltre, che le dimensioni sovranazionali del fenomeno epidemico e l’interessamento di più ambiti sul territorio nazionale rendono necessarie misure volte a garantire uniformità nell’attuazione dei programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea;

Viste le Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia, sulle quali la Conferenza Unificata ha espresso parere nella seduta del 28 agosto 2020;

Viste le Linee guida per l’informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del COVID-19 in materia di trasporto pubblico e le Linee guida per il trasporto scolastico dedicato, sulle quali la Conferenza Unificata ha espresso parere nella seduta del  31 agosto 2020;

Vista la nota congiunta pervenuta in data 2 settembre 2020, della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani e dell’Unione Province d’Italia, nella quale, con riferimento alle citate Linee guida per l’informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del covid-19 in materia di trasporto pubblico, si chiede di inserire il settore trasporto funicolare nel capitolo relativo al settore Trasporto pubblico locale automobilistico, metropolitano, tranviario, costiero e ferroviario di interesse delle Regioni e delle P.A.;

Visti i verbali 100, 101, 102, 103 e 104 di cui rispettivamente alle sedute del 10 agosto 2020, 19

agosto 2020, 26 agosto 2020, 28 agosto 2020, 31 agosto 2020 del Comitato tecnico-scientifico di cui all’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630;

Su proposta del Ministro della salute, sentiti i Ministri dell’interno, della difesa, dell’economia e delle finanze, nonché i Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell’istruzione, della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti, dell’università e della ricerca, delle politiche agricole alimentari e forestali, dei beni e delle attività culturali e del turismo, del lavoro e delle politiche sociali, per la pubblica amministrazione, per le politiche giovanili e lo sport, per gli affari regionali e le autonomie, per le pari opportunità e la famiglia, nonché sentito il Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome;

 

DECRETA:

 

ART. 1.

(Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale)

 

  1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sull’intero territorio nazionale, le misure di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020 sono prorogate sino al 7 ottobre 2020, salvo quanto previsto dal comma
  2. Sono altresì confermate e restano efficaci, sino al 7 ottobre 2020, le disposizioni contenute nelle ordinanze del Ministro della salute 12 agosto 2020 e 16 agosto 2020, salvo quanto previsto dal comma
  3. L’articolo 1, commi 1 e 2, dell’ordinanza del Ministro della salute 12 agosto 2020 non si applica nei casi previsti dall’articolo 6, commi 6 e 7, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 agosto
  4. Al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020 sono apportate le seguenti modificazioni:
  5. all’articolo 1, comma 6, lettera r), il primo periodo, è sostituito dal seguente: “r) ferma restando la ripresa delle attività dei servizi educativi e dell’attività didattica delle scuole di ogni ordine e grado secondo i rispettivi calendari, le istituzioni scolastiche continuano a predisporre ogni misura utile all’avvio nonché al regolare svolgimento dell’anno scolastico 2020/2021, anche sulla base delle indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-COV-2, elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità di cui all’allegato 21”; al secondo periodo le parole “sono consentiti” sono sostituite dalle seguenti “sono altresì consentiti”; al terzo periodo la parola “altresì” è sostituita dalla seguente “parimenti”;
  6. all’articolo 1, comma 6, la lettera s) è sostituita dalla seguente: “s) nelle Università le attività didattiche e curriculari sono svolte nel rispetto delle linee guida del Ministero dell’università e della ricerca, di cui all’allegato 18, nonché sulla base del protocollo per la gestione di casi confermati e sospetti di covid-19, di cui all’allegato 22. Le linee guida ed il protocollo di cui al precedente periodo si applicano, in quanto compatibili, anche alle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica”.
  7. all’articolo 4, comma 1, dopo la lettera i), è aggiunta la seguente: “i-bis) ingresso nel territorio nazionale per raggiungere il domicilio/abitazione/residenza di una persona di cui alle lettere f) e h), anche non convivente, con la quale vi sia una comprovata e stabile relazione affettiva”;
  8. all’articolo 6, comma 6, dopo la lettera d), è aggiunta la seguente: “ d-bis) agli ingressi per ragioni non differibili, inclusa la partecipazione a manifestazioni sportive e fieristiche di livello internazionale, previa autorizzazione del Ministero della salute e con obbligo di presentare al vettore all'atto dell'imbarco, e a chiunque sia deputato ad effettuare i controlli, l'attestazione di essersi sottoposti, nelle 72 ore antecedenti all'ingresso nel territorio nazionale, un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone e risultato negativo.”;
  9. all’articolo 6, comma 7, alla lettera g), dopo le parole “personale militare” sono inserite le seguenti “e personale della polizia di Stato”;
  10. l’allegato 15 (Linee guida per l'informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del COVID-19 in materia di trasporto pubblico) è sostituito dall’ allegato 15 di cui all’allegato A al presente decreto;
  11. l’allegato 16 (Linee guida per il trasporto scolastico dedicato) è sostituito dall’allegato 16 di cui all’allegato B al presente decreto;
  12. l’allegato 20 (Spostamenti da e per l’estero) è sostituito dall’allegato 20 di cui all’allegato C al presente decreto;
  13. dopo l’allegato 20 è aggiunto l’allegato 21 di cui all’allegato D al presente decreto;
  14. l) dopo l’allegato 21 è aggiunto l’allegato 22 di cui all’allegato E al presente decreto.

 

 ART. 2.

(Disposizioni finali)

 

1.Le disposizioni del presente decreto si applicano dalla data dell’8 settembre 2020 e sono efficaci fino alla data del 7 ottobre

2. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

 

Roma, 7 settembre 2020

 

 

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

IL MINISTRO DELLA SALUTE

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TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 30 luglio 2020, n. 83 

Testo del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, (in Gazzetta Ufficiale del 30 luglio 2020, n. 214), coordinato con la legge  di  conversione 25 settembre 2020, n. 124 (in questa stessa Gazzetta  Ufficiale  alla pag. 1), recante: «Misure urgenti  connesse  con  la  scadenza  della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19  deliberata  il 31 gennaio 2020 e disciplina del rinnovo degli incarichi di direzione di  organi  del  Sistema  di  informazione  per  la  sicurezza  della Repubblica». (20A05271)

(GU n.240 del 28-9-2020)

 

 Vigente al: 28-9-2020 

 

 

Avvertenza:

Il testo coordinato qui pubblicato e' stato redatto dal Ministero della giustizia, ai sensi dell'art. 11,  comma  1,  del  testo  unico delle disposizioni sulla promulgazione delle  leggi,  sull'emanazione

dei decreti del Presidente della  Repubblica  e  sulle  pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, nonche' dall'art. 10, commi 2 e 3, del medesimo  testo unico, al solo fine di facilitare la lettura sia  delle  disposizioni del decreto-legge, integrate con le modifiche apportate  dalla  legge di conversione, che di quelle modificate o  richiamate  nel  decreto, trascritte nelle note. Restano  invariati  il  valore  e  l'efficacia degli atti legislativi qui riportati.

Le modifiche apportate dalla legge di conversione  sono  stampate con caratteri corsivi.

Tali modifiche sono riportate in video tra i segni (( ... )).

A norma dell'art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della  Presidenza del Consiglio dei ministri), le modifiche apportate  dalla  legge  di

conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della  sua pubblicazione.

 

Art. 1

Proroga  dei  termini  previsti  dall'articolo  1,   comma   1,   del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con  modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, e dall'articolo 3, comma 1,  del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio  2020,  n.  74,  nonche'  di  alcuni  termini correlati con lo stato di emergenza epidemiologica da COVID-19

1. All'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020,  n.  35, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) le parole «31 luglio 2020» sono sostituite dalle seguenti: «15 ottobre 2020»;

b) le parole «dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1° febbraio 2020» sono soppresse.

  ((1-bis. All'articolo 1, comma 2, lettera l), del decreto-legge  25 marzo 2020, n. 19, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  22 maggio 2020, n. 35, dopo le parole: «sospensione dei congressi,» sono

inserite  le  seguenti:  «  ad  eccezione  di  quelli  inerenti  alle attivita' medico-scientifiche e di educazione  continua  in  medicina (ECM),».))

All'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 16 maggio 2020,  n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, le parole «31 luglio 2020» sono sostituite dalle seguenti «15 ottobre 2020».

3.I termini  previsti  dalle  disposizioni  legislative  di  cui all'allegato 1 sono prorogati al  15  ottobre  2020,  ((salvo  quanto previsto ai numeri 3 e 32 dell'allegato  medesimo)),  e  le  relative disposizioni vengono attuate nei  limiti  delle  risorse  disponibili autorizzate a legislazione vigente.

4.I termini previsti da disposizioni legislative diverse da quelle individuate nell'allegato 1, connessi o  correlati  alla  cessazione dello stato di emergenza dichiarato con delibera  del  Consiglio  dei ministri del 31 gennaio 2020, non sono  modificati  a  seguito  della proroga del predetto stato di emergenza, deliberata dal Consiglio dei ministri il 29 luglio 2020, e la loro scadenza resta riferita  al  31 luglio 2020.

5.Nelle more  dell'adozione  dei  decreti  del  Presidente   del Consiglio dei  ministri  ai  sensi  dell'articolo  2,  comma  1,  del decreto-legge n. 19 del 2020, i  quali  saranno  adottati  sentiti  i presidenti delle regioni interessate nel caso in cui  le  misure  ivi previste riguardino esclusivamente  una  Regione  o  alcune  regioni, ovvero il presidente della Conferenza delle regioni e delle  province autonome nel caso in cui riguardino l'intero territorio nazionale,  e comunque per non oltre dieci giorni dalla data di entrata  in  vigore del  presente  decreto,  continua  ad  applicarsi  il   decreto   del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 luglio 2020,  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14 luglio 2020, n. 176.

6.Al fine di garantire, anche nell'ambito dell'attuale stato  di emergenza epidemiologica ((da COVID-19)), la piena continuita'  nella gestione operativa del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, alla legge 3 agosto  2007,  n.  124,  sono  apportate  le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 4, comma 5, secondo periodo, le parole: «per una sola  volta»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «con   successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni»;

b) all'articolo 6, comma 7, secondo periodo, le parole: «per una sola  volta»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «con   successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni»;

c) all'articolo 7, comma 7, secondo periodo, le parole: «per una sola  volta»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «con   successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni».

((Art. 1-bis Coordinamento tra le disposizioni dei decreti-legge 25 marzo 2020, n. 19, e 16 maggio 2020, n. 33  Le disposizioni  del  decreto-legge  25  marzo  2020,  n.  19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35,  si applicano nei limiti della loro compatibilita' con  quanto  stabilito dal  decreto-legge  16  maggio   2020,   n.   33,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74.))

 ((Art. 2 Clausola di invarianza finanziaria All'attuazione del presente decreto si provvede nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.))

                               Art. 3

                          Entrata in vigore

 

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della  Repubblica  italiana  e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.

                                                           Allegato 1

                                                (articolo 1, comma 3)

 

              Parte di provvedimento in formato grafico

 

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TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 30 aprile 2020, n. 28 

Testo del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28 (in Gazzetta  Ufficiale

- Serie generale - n. 111 del 30  aprile  2020),  coordinato  con  la

legge di conversione 25 giugno 2020, n. 70 (in questa stessa Gazzetta

Ufficiale alla pag. 1), recante: «Misure urgenti per la funzionalita'

dei sistemi di  intercettazioni  di  conversazioni  e  comunicazioni,

ulteriori misure urgenti in  materia  di  ordinamento  penitenziario,

nonche' disposizioni integrative e di  coordinamento  in  materia  di

giustizia civile, amministrativa e contabile  e  misure  urgenti  per

l'introduzione del sistema di allerta Covid-19.». (20A03469)

(GU n.162 del 29-6-2020)

 

 Vigente al: 29-6-2020 

 

Capo I
Misure urgenti in materia di intercettazioni di conversazioni e
comunicazioni, di ordinamento penitenziario e disposizioni
integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile,
amministrativa e contabile

 

Avvertenza:

 

    Il testo coordinato qui pubblicato e' stato redatto dal Ministero

della giustizia ai sensi dell'art. 11, comma 1, del testo unico delle

disposizioni sulla promulgazione  delle  leggi,  sull'emanazione  dei

decreti  del  Presidente  della  Repubblica  e  sulle   pubblicazioni

ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre

1985, n. 1092, nonche' dell'art. 10, commi 2 e 3, del medesimo  testo

unico, al solo fine di facilitare la lettura sia  delle  disposizioni

del decreto-legge, integrate con le modifiche apportate  dalla  legge

di conversione, che di quelle modificate o  richiamate  nel  decreto,

trascritte nelle note. Restano  invariati  il  valore  e  l'efficacia

degli atti legislativi qui riportati.

 

    Le modifiche apportate dalla legge di conversione  sono  stampate

con caratteri corsivi.

 

    Tali modifiche sono riportate in video tra i segni (( ... )).

 

    A norma dell'art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400

(Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della  Presidenza

del Consiglio dei ministri), le modifiche apportate  dalla  legge  di

conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della  sua

pubblicazione.

 

    Per gli atti dell'Unione europea vengono forniti gli  estremi  di

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea (GUUE).

 

                               Art. 1

 

Proroga del termine di  entrata  in  vigore  della  disciplina  delle

          intercettazioni di conversazioni o comunicazioni

 

  1. All'articolo 9 del decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216,

sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 1, le parole «30 aprile 2020» sono sostituite  dalle

seguenti: «31 agosto 2020»;

  1. b) al comma 2, le parole «1° maggio 2020» sono sostituite  dalle

seguenti: «1° settembre 2020».

  1. All'articolo 2 del decreto-legge  30  dicembre  2019,  n.  161,

convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 7, il

comma 8 e' sostituito dal seguente: «8. Le disposizioni del  presente

articolo si applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente

al 31 agosto 2020, ad eccezione delle disposizioni di cui al comma  6

che sono di immediata applicazione.».

                            ((Art. 1-bis

 

             Utilizzo di aeromobili a pilotaggio remoto

             da parte del Corpo di polizia penitenziaria

 

  1. All'articolo 5, comma 3-sexies, del decreto-legge  18  febbraio

2015, n. 7, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  17  aprile

2015, n. 43, e' aggiunto, in fine, il seguente  periodo:  «L'utilizzo

di aeromobili a pilotaggio remoto da parte  del  personale  abilitato

del Corpo di polizia  penitenziaria  e'  previsto  nell'ambito  delle

funzioni svolte dal predetto personale ai sensi dell'articolo 5 della

legge 15 dicembre 1990, n. 395,  per  assicurare  una  piu'  efficace

vigilanza  sugli  istituti  penitenziari  e  garantire  la  sicurezza

all'interno dei medesimi».

  1. All'attuazione delle  disposizioni  del  presente  articolo  si

provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali  disponibili

a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a  carico  della

finanza pubblica.))

                               Art. 2

 

                   Disposizioni urgenti in materia

                di detenzione domiciliare e permessi

 

  1. Alla legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate  le  seguenti

modificazioni:

  1. a) all'articolo 30-bis:

      1) al primo comma sono aggiunti infine i seguenti periodi: «Nel

caso di detenuti per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, commi

3-bis  e  3-quater,  del  codice  di  procedura  penale,  l'autorita'

competente, prima di pronunciarsi,  chiede  altresi'  il  parere  del

procuratore della Repubblica presso il tribunale  del  capoluogo  del

distretto ((ove e' stata pronunciata la sentenza di condanna o ove ha

sede il giudice che procede)) e, nel caso di detenuti  sottoposti  al

regime previsto dall'articolo 41-bis, anche  quello  del  procuratore

nazionale antimafia e antiterrorismo  in  ordine  all'attualita'  dei

collegamenti con la criminalita' organizzata  ed  alla  pericolosita'

del  soggetto.  Salvo  ricorrano  esigenze  di  motivata  eccezionale

urgenza, il permesso non puo' essere concesso prima  di  ventiquattro

ore dalla richiesta dei predetti pareri.»;

      2) il nono comma e' sostituito dal  seguente:  «Il  procuratore

generale presso la corte d'appello e' informato dei permessi concessi

e del relativo esito con relazione trimestrale degli  organi  che  li

hanno rilasciati e, nel caso, di permessi  concessi  a  detenuti  per

delitti previsti dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice

di procedura penale  o  a  detenuti  sottoposti  al  regime  previsto

dall'articolo  41-bis,  ne  da'  comunicazione,  rispettivamente,  al

procuratore della Repubblica presso il tribunale  del  capoluogo  del

distretto ((ove e' stata pronunciata la sentenza di condanna o ove ha

sede il giudice che procede)) e al procuratore nazionale antimafia  e

antiterrorismo.»;

  1. b) all'articolo 47-ter, dopo il comma 1-quater, e'  aggiunto  il

seguente: «1-quinquies.  Nei  confronti  dei  detenuti  per  uno  dei

delitti previsti dall'articolo 51, comma 3-bis e 3-quater del  codice

di procedura penale o sottoposti  al  regime  previsto  dall'articolo

41-bis, il tribunale  o  il  magistrato  di  sorveglianza,  prima  di

provvedere in ordine al rinvio dell'esecuzione della  pena  ai  sensi

degli articoli 146 o 147 del codice  penale  con  applicazione  della

detenzione domiciliare, ai sensi del comma 1-ter, o alla sua proroga,

chiede il parere del procuratore della Repubblica presso il tribunale

del capoluogo del distretto ((ove e' stata pronunciata la sentenza di

condanna)) e, nel caso di  detenuti  sottoposti  al  regime  previsto

dall'articolo  41-bis,  anche  quello   del   Procuratore   nazionale

antimafia e antiterrorismo in ordine all'attualita' dei  collegamenti

con la criminalita' organizzata ed alla pericolosita' del soggetto. I

pareri sono resi al magistrato di  sorveglianza  e  al  tribunale  di

sorveglianza  nel  termine,  rispettivamente,  di  due  giorni  e  di

quindici giorni dalla richiesta. ((Salvo che  ricorrano  esigenze  di

motivata  eccezionale  urgenza,  il  tribunale  o  il  magistrato  di

sorveglianza non possono provvedere prima del  decorso  dei  predetti

termini, e, al comma 7,  le  parole:  "nei  commi  1  e  1-bis"  sono

sostituite dalle seguenti: "nei commi 1, 1-bis e 1-ter".».))

                            ((Art. 2-bis

 

Misure urgenti in materia di detenzione domiciliare o di differimento

  della pena per motivi connessi all'emergenza sanitaria da COVID-19

 

  1. Quando i condannati e gli internati per i delitti di  cui  agli

articoli 270, 270-bis e 416-bis del codice penale e 74, comma 1,  del

testo unico di cui al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  9

ottobre 1990, n. 309, o per un  delitto  commesso  avvalendosi  delle

condizioni o al fine di agevolare l'associazione mafiosa,  o  per  un

delitto commesso con finalita' di terrorismo ai  sensi  dell'articolo

270-sexies del codice penale, nonche' i condannati  e  gli  internati

sottoposti al regime previsto dall'articolo  41-bis  della  legge  26

luglio 1975, n. 354,  sono  ammessi  alla  detenzione  domiciliare  o

usufruiscono  del  differimento  della  pena  per   motivi   connessi

all'emergenza sanitaria da COVID-19, il magistrato di sorveglianza  o

il tribunale  di  sorveglianza  che  ha  adottato  il  provvedimento,

acquisito il  parere  del  procuratore  della  Repubblica  presso  il

tribunale del capoluogo del distretto ove  e'  stata  pronunciata  la

sentenza  di  condanna  e  del  Procuratore  nazionale  antimafia   e

antiterrorismo per i condannati e internati gia' sottoposti al regime

di cui al predetto articolo 41-bis, valuta la permanenza  dei  motivi

legati all'emergenza sanitaria entro il termine  di  quindici  giorni

dall'adozione  del  provvedimento  e,  successivamente,  con  cadenza

mensile. La valutazione e'  effettuata  immediatamente,  anche  prima

della decorrenza dei termini sopra  indicati,  nel  caso  in  cui  il

Dipartimento   dell'amministrazione   penitenziaria   comunichi    la

disponibilita' di strutture penitenziarie o di  reparti  di  medicina

protetta  adeguati  alle  condizioni  di  salute   del   detenuto   o

dell'internato ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire del

differimento della pena.

  1. Prima di provvedere l'autorita' giudiziaria  sente  l'autorita'

sanitaria regionale, in persona del  Presidente  della  Giunta  della

regione,  sulla  situazione  sanitaria  locale   e   acquisisce   dal

Dipartimento  dell'amministrazione  penitenziaria   informazioni   in

ordine all'eventuale disponibilita' di strutture penitenziarie  o  di

reparti di medicina protetta  in  cui  il  condannato  o  l'internato

ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire  del  differimento

della pena puo'  riprendere  la  detenzione  o  l'internamento  senza

pregiudizio per le sue condizioni di salute.

  1. L'autorita' giudiziaria  provvede  valutando  se  permangono  i

motivi  che  hanno  giustificato  l'adozione  del  provvedimento   di

ammissione alla detenzione domiciliare o al differimento della  pena,

nonche' la disponibilita'  di  altre  strutture  penitenziarie  o  di

reparti di medicina protetta idonei ad evitare il pregiudizio per  la

salute del  detenuto  o  dell'internato.  Il  provvedimento  con  cui

l'autorita'  giudiziaria  revoca  la  detenzione  domiciliare  o   il

differimento della pena e' immediatamente esecutivo.

  1. Quando il magistrato di sorveglianza procede  alla  valutazione

del  provvedimento  provvisorio   di   ammissione   alla   detenzione

domiciliare o di differimento della pena, i pareri e le  informazioni

acquisiti ai sensi dei  commi  1  e  2  e  i  provvedimenti  adottati

all'esito  della  valutazione  sono   trasmessi   immediatamente   al

tribunale di sorveglianza, per unirli a quelli gia' inviati ai  sensi

degli articoli 684, comma 2, del codice di procedura penale e 47-ter,

comma 1-quater, della legge 26 luglio 1975, n. 354. Nel caso  in  cui

il  magistrato  di  sorveglianza  abbia  disposto  la  revoca   della

detenzione domiciliare o del differimento della pena adottati in  via

provvisoria, il tribunale di sorveglianza decide sull'ammissione alla

detenzione domiciliare o sul differimento  della  pena  entro  trenta

giorni dalla ricezione del provvedimento di revoca, anche  in  deroga

al termine previsto dall'articolo 47, comma 4, della legge 26  luglio

1975, n. 354. Se  la  decisione  del  tribunale  non  interviene  nel

termine prescritto, il provvedimento di revoca perde efficacia.

  1. Le disposizioni di cui al presente  articolo  si  applicano  ai

provvedimenti  di  ammissione  alla  detenzione  domiciliare   o   di

differimento della pena adottati successivamente al 23 febbraio 2020.

Per i provvedimenti di revoca  della  detenzione  domiciliare  o  del

differimento della pena gia' adottati dal magistrato di  sorveglianza

alla data di  entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione  del

presente decreto, il termine di trenta giorni previsto  dal  comma  4

decorre dalla data di entrata in vigore della medesima legge.))

                            ((Art. 2-ter

 

Misure urgenti in materia di sostituzione della custodia cautelare in

  carcere con la misura degli arresti domiciliari per motivi connessi

  all'emergenza sanitaria da COVID-19

 

  1. Quando, nei confronti di  imputati  per  delitti  di  cui  agli

articoli 270, 270-bis e 416-bis del codice penale e 74, comma 1,  del

testo unico di cui al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  9

ottobre 1990, n.  309,  o  per  delitti  commessi  avvalendosi  delle

condizioni o al fine di agevolare l'associazione mafiosa,  o  per  un

delitto commesso con finalita' di terrorismo ai  sensi  dell'articolo

270-sexies del codice  penale,  nonche'  di  imputati  sottoposti  al

regime previsto dall'articolo 41-bis della legge 26 luglio  1975,  n.

354, e' stata disposta la sostituzione della  custodia  cautelare  in

carcere con la misura degli arresti domiciliari per  motivi  connessi

all'emergenza sanitaria da COVID-19, il pubblico  ministero  verifica

la permanenza dei predetti motivi entro il termine di quindici giorni

dalla data di adozione della  misura  degli  arresti  domiciliari  e,

successivamente, con cadenza mensile, salvo  quando  il  Dipartimento

dell'amministrazione  penitenziaria  comunica  la  disponibilita'  di

strutture penitenziarie o di reparti di  medicina  protetta  adeguati

alle condizioni  di  salute  dell'imputato.  Il  pubblico  ministero,

quando acquisisce elementi in ordine al sopravvenuto mutamento  delle

condizioni  che  hanno  giustificato  la  sostituzione  della  misura

cautelare o alla disponibilita' di strutture penitenziarie o  reparti

di   medicina   protetta   adeguati   alle   condizioni   di   salute

dell'imputato,  chiede  al  giudice  il  ripristino  della   custodia

cautelare in carcere, se reputa che permangono le originarie esigenze

cautelari.

  1. Il giudice, fermo quanto previsto dall'articolo 299,  comma  1,

del codice di procedura penale, prima di provvedere sente l'autorita'

sanitaria regionale, in persona del  Presidente  della  Giunta  della

regione,  sulla  situazione  sanitaria  locale   e   acquisisce   dal

Dipartimento  dell'amministrazione  penitenziaria   informazioni   in

ordine all'eventuale disponibilita' di strutture penitenziarie  o  di

reparti di medicina protetta in cui l'imputato puo' essere nuovamente

sottoposto alla custodia cautelare in carcere senza  pregiudizio  per

le sue  condizioni  di  salute.  Il  giudice  provvede  valutando  la

permanenza  dei  motivi  che  hanno   giustificato   l'adozione   del

provvedimento di sostituzione della  custodia  cautelare  in  carcere

nonche' la disponibilita'  di  altre  strutture  penitenziarie  o  di

reparti di medicina protetta idonei ad evitare il pregiudizio per  la

salute dell'imputato. Quando non e' in grado di decidere  allo  stato

degli atti,  il  giudice  puo'  disporre,  anche  d'ufficio  e  senza

formalita',  accertamenti  in  ordine  alle  condizioni   di   salute

dell'imputato o procedere a perizia, nelle forme di cui agli articoli

220 e seguenti del codice di procedura penale, acquisendone gli esiti

nei successivi quindici giorni.

  1. Le disposizioni di cui al presente  articolo  si  applicano  ai

provvedimenti di sostituzione della misura della  custodia  cautelare

in  carcere   con   quella   degli   arresti   domiciliari   adottati

successivamente al 23 febbraio 2020.))

                           ((Art. 2-quater

 

Misure urgenti di contrasto al COVID-19 per gli istituti penitenziari

                e gli istituti penali per i minorenni

 

  1. Al  fine   di   consentire   il   rispetto   delle   condizioni

igienico-sanitarie idonee a prevenire il rischio  di  diffusione  del

COVID-19, negli istituti penitenziari e  negli  istituti  penali  per

minorenni, a decorrere dal 19 maggio 2020 e fino al 30 giugno 2020, i

colloqui con i congiunti o con altre  persone  cui  hanno  diritto  i

condannati, gli internati e gli imputati a norma  degli  articoli  18

della legge 26 luglio 1975, n. 354, 37  del  regolamento  di  cui  al

decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, e  19

del decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121, possono essere svolti

a distanza, mediante, ove possibile, apparecchiature  e  collegamenti

di cui dispone l'amministrazione penitenziaria e minorile o  mediante

corrispondenza telefonica, che puo' essere autorizzata oltre i limiti

di cui all'articolo 39, comma 2, del citato  decreto  del  Presidente

della Repubblica n. 230 del 2000 e  all'articolo  19,  comma  1,  del

citato decreto legislativo n. 121 del 2018.

  1. Il direttore dell'istituto penitenziario e dell'istituto penale

per i minorenni, sentiti, rispettivamente, il provveditore  regionale

dell'amministrazione penitenziaria e il dirigente del centro  per  la

giustizia  minorile,  nonche'  l'autorita'  sanitaria  regionale   in

persona del Presidente della Giunta della  regione,  stabilisce,  nei

limiti di legge,  il  numero  massimo  di  colloqui  da  svolgere  in

presenza, fermo il diritto dei condannati, internati  e  imputati  ad

almeno un colloquio al mese in presenza  di  almeno  un  congiunto  o

altra persona.))

                         ((Art. 2-quinquies

 

            Norme in materia di corrispondenza telefonica

                       delle persone detenute

 

  1. L'autorizzazione  alla   corrispondenza   telefonica   prevista

dall'articolo  39  del  regolamento  recante  norme  sull'ordinamento

penitenziario e sulle misure privative e limitative  della  liberta',

di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000,  n.

230, puo' essere concessa, oltre i limiti stabiliti dal comma  2  del

medesimo articolo 39, in considerazione di motivi  di  urgenza  o  di

particolare rilevanza, nonche' in caso di trasferimento del detenuto.

L'autorizzazione puo' essere concessa  una  volta  al  giorno  se  la

corrispondenza  telefonica  si  svolga  con  figli  minori  o   figli

maggiorenni portatori di una disabilita' grave; e'  inoltre  concessa

nei casi  in  cui  si  svolga  con  il  coniuge,  con  l'altra  parte

dell'unione civile,  con  persona  stabilmente  convivente  o  legata

all'internato da relazione stabilmente affettiva, con  il  padre,  la

madre, il fratello o la sorella del  condannato  qualora  gli  stessi

siano ricoverati presso strutture ospedaliere. Quando  si  tratta  di

detenuti o internati per uno dei delitti previsti dal  primo  periodo

del comma 1 dell'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975,  n.  354,

l'autorizzazione non  puo'  essere  concessa  piu'  di  una  volta  a

settimana. Le disposizioni del presente comma  non  si  applicano  ai

detenuti sottoposti al regime  previsto  dall'articolo  41-bis  della

legge 26 luglio 1975, n. 354.

  1. Il comma 3  dell'articolo  39  del  regolamento  recante  norme

sull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e  limitative

della liberta', di cui al decreto del Presidente della Repubblica  30

giugno 2000, n. 230, cessa di avere efficacia.))

                           ((Art. 2-sexies

 

           Disposizioni in materia di garanti dei detenuti

 

  1. All'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, dopo il

comma 2-quater sono inseriti i seguenti:

  "2-quater.1.  Il  Garante  nazionale  dei  diritti  delle   persone

detenute  o  private  della  liberta'  personale,  quale   meccanismo

nazionale di prevenzione (NPM) secondo il Protocollo  opzionale  alla

Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti

o pene crudeli, inumani o degradanti, fatto a New York il 18 dicembre

2002, ratificato e reso esecutivo ai sensi  della  legge  9  novembre

2012, n. 195,  accede  senza  limitazione  alcuna  all'interno  delle

sezioni speciali degli istituti  incontrando  detenuti  ed  internati

sottoposti al regime speciale di cui al presente  articolo  e  svolge

con essi  colloqui  visivi  riservati  senza  limiti  di  tempo,  non

sottoposti  a  controllo  auditivo  o  a  videoregistrazione  e   non

computati ai fini della limitazione dei colloqui personali di cui  al

comma 2-quater.

  2-quater.2. I garanti regionali dei diritti dei detenuti,  comunque

denominati,  accedono,  nell'ambito  del  territorio  di  competenza,

all'interno  delle  sezioni  speciali  degli   istituti   incontrando

detenuti ed  internati  sottoposti  al  regime  speciale  di  cui  al

presente articolo e svolgono con essi colloqui visivi  esclusivamente

videoregistrati, che non sono computati ai fini della limitazione dei

colloqui personali di cui al comma 2-quater.

  2-quater.3.  I  garanti  comunali,   provinciali   o   delle   aree

metropolitane  dei  diritti  dei   detenuti,   comunque   denominati,

nell'ambito  del   territorio   di   propria   competenza,   accedono

esclusivamente  in  visita  accompagnata  agli  istituti   ove   sono

ristretti i detenuti di cui al  presente  articolo.  Tale  visita  e'

consentita solo per verificare le condizioni di  vita  dei  detenuti.

Non sono consentiti colloqui visivi  con  i  detenuti  sottoposti  al

regime speciale di cui al presente articolo".))

                               Art. 3

 

Disposizioni di coordinamento e integrative riguardanti la disciplina

  sulla sospensione dei termini processuali di cui  al  decreto-legge

  1. 18 del 2020

 

  1. All'articolo  83  del  decreto-legge  17  marzo  2020,  n.  18,

convertito, con modificazioni, dalla legge 24  aprile  2020,  n.  27,

sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 3:

      1) alla lettera a) le parole ((«cause relative  ad  alimenti»))

sono sostituite dalle seguenti: ((«cause relative  ai  diritti  delle

persone minorenni,  al  diritto  all'assegno  di  mantenimento,  agli

alimenti e all'assegno divorzile»)) e le parole «procedimenti di  cui

agli articoli 283, 351 e 373 del codice di  procedura  civile  e,  in

genere, tutti  i  procedimenti  la  cui  ritardata  trattazione  puo'

produrre grave pregiudizio alle parti; procedimenti elettorali di cui

agli articoli 22, 23 e 24 del decreto legislativo 1° settembre  2011,

  1. 150» sono sostituite dalle seguenti «procedimenti  di  cui  agli

articoli 283, 351 e 373 del codice di procedura civile,  procedimenti

elettorali di cui agli articoli 22, 23 e 24 del  decreto  legislativo

1° settembre 2011, n. 150 e, in genere, tutti i procedimenti  la  cui

ritardata trattazione puo' produrre grave pregiudizio alle parti»;

      2) alla lettera b),  le  parole  «procedimenti  nei  quali  nel

periodo di sospensione scadono i termini di cui all'articolo 304  del

codice  di  procedura  penale»  sono   sostituite   dalle   seguenti:

«procedimenti nei quali nel periodo di sospensione  o  nei  sei  mesi

successivi scadono i termini di cui all'articolo 304,  comma  6,  del

codice di procedura penale»;

  1. b) al comma  6,  primo  periodo,  le  parole  «16  aprile»  sono

sostituite dalle seguenti: «12 maggio»;

    ((b-bis) al comma 6, primo periodo, le parole: "31  luglio  2020"

sono sostituite dalle seguenti: "30 giugno 2020";

  1. c) al comma 7, lettera f),  secondo  periodo,  dopo  le  parole:

«l'effettiva partecipazione delle parti» sono aggiunte  le  seguenti:

"; il luogo posto nell'ufficio giudiziario da cui  il  magistrato  si

collega con gli  avvocati,  le  parti  ed  il  personale  addetto  e'

considerato aula d'udienza a tutti gli effetti di legge";

    c-bis) il comma 7-bis e' sostituito dal seguente:

  "7-bis. Fermo quanto disposto per gli incontri tra genitori e figli

in spazio neutro, ovvero alla  presenza  di  operatori  del  servizio

socio-assistenziale, disposti con provvedimento giudiziale fino al 31

maggio 2020, dopo tale data  e'  ripristinata  la  continuita'  degli

incontri protetti tra genitori e figli gia' autorizzata dal tribunale

per i minorenni per tutti i servizi residenziali, non residenziali  e

semiresidenziali  per  i  minorenni,  nonche'  negli  spazi   neutri,

favorendo le condizioni che consentono le  misure  di  distanziamento

sociale. La sospensione degli incontri,  nel  caso  in  cui  non  sia

possibile  assicurare  i  collegamenti  da  remoto,  puo'   protrarsi

esclusivamente in caso di taluno dei delitti di  cui  alla  legge  19

luglio 2019, n. 69";

    c-ter) dopo il comma 11 e' inserito il seguente:

  "11.1. Dal 9 marzo 2020 al 31 luglio 2020, nei procedimenti civili,

contenziosi o di volontaria giurisdizione innanzi al tribunale e alla

corte di appello, il deposito degli  atti  del  magistrato  ha  luogo

esclusivamente  con  modalita'  telematiche,   nel   rispetto   della

normativa  anche  regolamentare  concernente  la  sottoscrizione,  la

trasmissione e la ricezione dei documenti  informatici.  E'  comunque

consentito il deposito degli atti di cui al  periodo  precedente  con

modalita' non telematiche quando i sistemi  informatici  del  dominio

giustizia non sono funzionanti";))

  1. d) al comma 12-bis e' aggiunto, in fine,  il  seguente  periodo:

«Fermo quanto previsto dal  comma  12,  le  disposizioni  di  cui  al

presente comma non si applicano, salvo che le parti vi  acconsentano,

alle udienze di discussione finale, in pubblica udienza o  in  camera

di  consiglio  e  a  quelle  nelle  quali  devono  essere   esaminati

testimoni, parti, consulenti o periti.»;

  1. e) al comma 12-ter sono apportate le seguenti modificazioni:

      1) al primo periodo, le parole «salvo che la  parte  ricorrente

faccia  richiesta  di  discussione  orale»  sono   sostituite   dalle

seguenti: «salvo  che  una  delle  parti  private  o  il  procuratore

generale faccia richiesta di discussione orale»;

      2)  al  quinto  periodo,  dopo  le  parole  «e'  formulata  per

iscritto» sono inserite le seguenti: «dal procuratore generale  o»  e

le parole «del ricorrente» sono soppresse;

  1. f) dopo il comma 12-quater sono aggiunti i seguenti: «12-quater.1

- Sino al 31 luglio 2020, con uno o piu' decreti del  Ministro  della

giustizia non aventi natura regolamentare, presso ciascun ufficio del

pubblico ministero che ne faccia richiesta a norma del terzo periodo,

e' autorizzato il  deposito  con  modalita'  telematica  di  memorie,

documenti, richieste e istanze indicate dall'articolo 415-bis,  comma

3, del codice di procedura penale, secondo le disposizioni  stabilite

con provvedimento del Direttore generale dei  sistemi  informativi  e

automatizzati del Ministero della giustizia,  anche  in  deroga  alle

previsioni del decreto emanato ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del

decreto-legge   29   dicembre   2009,   n.   193,   convertito,   con

modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2010, n. 24. Il deposito degli

atti si intende eseguito al momento del rilascio  della  ricevuta  di

accettazione da parte dei sistemi ministeriali, secondo le  modalita'

stabilite dal provvedimento direttoriale di cui al primo  periodo.  I

decreti di cui al primo periodo  sono  adottati  su  richiesta  degli

uffici del pubblico  ministero,  previo  accertamento  da  parte  del

Direttore  generale  dei  sistemi  informativi  e  automatizzati  del

Ministero  della  giustizia  della  funzionalita'  dei   servizi   di

comunicazione dei documenti informatici.

  12-quater.2 - Sino al 31 luglio 2020, con uno o  piu'  decreti  del

Ministro della giustizia  non  aventi  natura  regolamentare,  presso

ciascun ufficio del pubblico ministero  che  ne  faccia  richiesta  a

norma  del  terzo  periodo,  gli  ufficiali  e  agenti   di   polizia

giudiziaria sono autorizzati a comunicare agli  uffici  del  pubblico

ministero atti  e  documenti  in  modalita'  telematica,  secondo  le

disposizioni stabilite con provvedimento del Direttore  generale  dei

sistemi informativi e automatizzati del  Ministero  della  giustizia,

anche  in  deroga  alle  previsioni  del  decreto  emanato  ai  sensi

dell'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193,

convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2010,  n.  24.

La comunicazione di cui al periodo che precede si intende eseguita al

momento del rilascio della ricevuta  di  accettazione  da  parte  dei

sistemi   ministeriali,   secondo   le   modalita'   stabilite    dal

provvedimento direttoriale di cui al periodo che precede.  I  decreti

di cui al primo periodo sono adottati su richiesta degli  uffici  del

pubblico  ministero,  previo  accertamento  da  parte  del  Direttore

generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero  della

giustizia  della  funzionalita'  dei  servizi  di  comunicazione  dei

documenti informatici.»;

  1. g) al comma 12-quinquies e' aggiunto infine il seguente periodo:

«Nei procedimenti penali, le disposizioni di cui  al  presente  comma

non si applicano  alle  deliberazioni  conseguenti  alle  udienze  di

discussione finale, in pubblica udienza o  in  camera  di  consiglio,

svolte senza il ricorso a collegamento da remoto»;

  1. h) al comma 20, ovunque ricorrano, le parole  «15  aprile  2020»

sono sostituite dalle seguenti: «11 maggio 2020»;

    ((h-bis) al comma 20-bis, dopo l'ultimo periodo sono  aggiunti  i

seguenti: "Il mediatore, apposta la propria sottoscrizione  digitale,

trasmette tramite posta elettronica certificata agli  avvocati  delle

parti  l'accordo  cosi'  formato.   In   tali   casi   l'istanza   di

notificazione  dell'accordo  di  mediazione  puo'  essere   trasmessa

all'ufficiale giudiziario mediante l'invio di un messaggio  di  posta

elettronica certificata. L'ufficiale giudiziario estrae dall'allegato

del messaggio di  posta  elettronica  ricevuto  le  copie  analogiche

necessarie ed esegue la notificazione ai sensi degli articoli  137  e

seguenti del codice di procedura civile, mediante consegna  di  copia

analogica dell'atto da lui dichiarata conforme all'originale ai sensi

dell'articolo 23, comma 1, del codice dell'amministrazione  digitale,

di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82";

  1. i) (Soppressa).".

  1-bis. All'articolo 88  delle  disposizioni  per  l'attuazione  del

codice di procedura civile e  disposizioni  transitorie,  di  cui  al

regio decreto 18 dicembre 1941, n.  1368,  dopo  il  primo  comma  e'

inserito il seguente:

  "Quando il verbale di udienza, contenente gli  accordi  di  cui  al

primo comma  ovvero  un  verbale  di  conciliazione  ai  sensi  degli

articoli 185 e 420 del codice, e' redatto con strumenti  informatici,

alla sottoscrizione delle parti,  del  cancelliere  e  dei  difensori

tiene luogo apposita dichiarazione del  giudice  che  tali  soggetti,

resi  pienamente  edotti  del  contenuto  degli  accordi,  li   hanno

accettati. Il verbale di conciliazione recante tale dichiarazione  ha

valore di titolo esecutivo e gli stessi effetti  della  conciliazione

sottoscritta in udienza".

  1-ter. All'articolo 16, comma 4, del decreto-legge 18 ottobre 2012,

  1. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012,
  2. 221, dopo le parole: "Nei procedimenti civili" sono inserite  le

seguenti: "e in quelli davanti al Consiglio nazionale forense in sede

giurisdizionale,".

  1-quater. All'articolo 3 del decreto-legge 23 febbraio 2020, n.  6,

convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13,  dopo

il comma 6-bis e' aggiunto il seguente:

  "6-ter. Nelle controversie in materia di obbligazioni contrattuali,

nelle quali il rispetto  delle  misure  di  contenimento  di  cui  al

presente   decreto,   o   comunque   disposte   durante   l'emergenza

epidemiologica da COVID-19 sulla  base  di  disposizioni  successive,

puo'  essere  valutato  ai  sensi  del  comma  6-bis,  il  preventivo

esperimento del procedimento di mediazione ai sensi del  comma  1-bis

dell'articolo  5  del  decreto  legislativo  4  marzo  2010,  n.  28,

costituisce condizione di procedibilita' della domanda".))

                            ((Art. 3-bis

 

       Modifiche al decreto legislativo 29 marzo 1993, n. 119

 

  1. All'articolo 2 del decreto legislativo 29 marzo 1993,  n.  119,

dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti:

  "3-bis. In caso di revoca del cambiamento delle generalita' di  cui

al comma 3, le persone legate al destinatario  del  provvedimento  di

revoca da un rapporto di  matrimonio,  unione  civile  o  filiazione,

instaurato successivamente all'emissione del decreto  di  cambiamento

delle generalita', possono avanzare motivata istanza alla commissione

centrale affinche' il provvedimento di revoca non produca effetti nei

loro confronti.  Per  i  figli  minori  si  applica  quanto  previsto

dall'articolo 1, comma 2.

  3-ter. La commissione centrale, acquisiti elementi  di  valutazione

dalle autorita' provinciali di  pubblica  sicurezza  e  dal  servizio

centrale  di  protezione,  accoglie  l'istanza  nel   caso   in   cui

l'applicazione della revoca delle  generalita'  di  cui  al  comma  3

esporrebbe il coniuge, la parte dell'unione civile o i figli a rischi

per l'incolumita' personale. In  tal  caso  la  commissione  centrale

provvede ai sensi del comma 3, indicando gli adempimenti da  compiere

negli atti, iscrizioni, trascrizioni o  provvedimenti  relativi  alla

persona.

  3-quater. La disposizione di cui  al  comma  3-bis  si  applica  ai

destinatari  dei  provvedimenti  di  revoca  del  cambiamento   delle

generalita' nonche' a coloro nei cui confronti siano stati adottati i

medesimi provvedimenti nei ventiquattro mesi antecedenti la  data  di

entrata in vigore della presente disposizione  e  fino  al  perdurare

dello stato di emergenza relativa al COVID-19".))

                               Art. 4

 

             Disposizioni integrative e di coordinamento

               in materia di giustizia amministrativa

 

  1. All'articolo  84,  commi  3,  4,  lettera  e),  5,  e  9,   del

decreto-legge 17 marzo 2020 n.  18,  convertito,  con  modificazioni,

dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, le parole «30  giugno  2020»  sono

sostituite con «31 luglio 2020». ((All'articolo 7  del  decreto-legge

31 agosto 2016, n. 168, convertito, con modificazioni, dalla legge 25

ottobre 2016, n. 197, il comma 4 e'  abrogato.  All'articolo  84  del

decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18,  convertito,  con  modificazioni,

dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, l'ultimo periodo del comma  10  e'

soppresso.)) A decorrere dal 30 maggio e fino al 31 luglio 2020 puo'

essere chiesta discussione orale  con  istanza  depositata  entro  il

termine per il deposito delle memorie  di  replica  ovvero,  per  gli

affari cautelari, fino a cinque giorni liberi prima  dell'udienza  in

qualunque rito, mediante collegamento da remoto con modalita'  idonee

a salvaguardare il contraddittorio e l'effettiva  partecipazione  dei

difensori all'udienza, assicurando in ogni caso  la  sicurezza  e  la

funzionalita' del sistema informatico della giustizia  amministrativa

e  dei  relativi  apparati  e  comunque  nei  limiti  delle   risorse

attualmente assegnate ai singoli uffici.  L'istanza  e'  accolta  dal

presidente del collegio se  presentata  congiuntamente  da  tutte  le

parti costituite. Negli altri casi, il presidente del collegio valuta

l'istanza, anche sulla  base  delle  eventuali  opposizioni  espresse

dalle altre parti  alla  discussione  da  remoto.  Se  il  presidente

ritiene  necessaria,  anche  in  assenza  di  istanza  di  parte,  la

discussione della causa con  modalita'  da  remoto,  la  dispone  con

decreto. In tutti i casi  in  cui  sia  disposta  la  discussione  da

remoto, la segreteria comunica, almeno  ((tre  giorni))  prima  della

trattazione, l'avviso dell'ora e delle modalita' di collegamento.  Si

da' atto a verbale delle modalita' con cui si accerta l'identita' dei

soggetti partecipanti e la libera volonta' delle parti, anche ai fini

della disciplina sulla protezione dei dati personali. Il luogo da cui

si collegano i magistrati, gli avvocati e  il  personale  addetto  e'

considerato udienza a tutti gli effetti di legge. In alternativa alla

discussione possono essere depositate note di udienza ((fino alle ore

12 del giorno antecedente a quello dell'udienza stessa)) o  richiesta

di passaggio in decisione e il difensore che  deposita  tali  note  o

tale richiesta e' considerato presente a ogni effetto in udienza.  Il

decreto di cui al comma 2 stabilisce i tempi massimi di discussione e

replica.

  1. Il  comma  1  dell'articolo  13  dell'allegato  2  al   decreto

legislativo 2 luglio 2010, n. 104, recante le norme di attuazione  al

codice del processo amministrativo, e' sostituito dal  seguente:  «1.

Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  di  Stato,  sentiti  il

Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei  ministri  competente

in materia  di  trasformazione  digitale,  ((il  Consiglio  nazionale

forense, il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa  e

le associazioni specialistiche maggiormente rappresentative)) che  si

esprimono nel termine perentorio di trenta giorni dalla  trasmissione

dello schema di decreto, sono stabilite,  nei  limiti  delle  risorse

umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione  vigente,

le regole tecnico-operative per  la  sperimentazione  e  la  graduale

applicazione  degli   aggiornamenti   del   processo   amministrativo

telematico, anche relativamente ai procedimenti connessi  attualmente

non  informatizzati,  ivi  incluso  il   procedimento   per   ricorso

straordinario. Il decreto si  applica  a  partire  dalla  data  nello

stesso indicata, comunque non anteriore al quinto giorno successivo a

quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della

Repubblica italiana.».

  1. A  decorrere  dal  quinto  giorno  successivo  a  quello  della

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del primo decreto adottato dal

Presidente del Consiglio di Stato di cui al comma 1 dell'articolo  13

dell'allegato 2 al decreto legislativo 2 luglio 2010,  n.  104,  come

modificato dal comma 2 del presente articolo, e' abrogato il  decreto

del Presidente del Consiglio dei ministri 16 febbraio 2016, n. 40. E'

abrogato il comma  2-quater  dell'articolo  136  dell'allegato  1  al

decreto legislativo 2 luglio 2010, n.  104,  recante  il  codice  del

processo amministrativo.

                               Art. 5

 

             Disposizioni integrative e di coordinamento

                  in materia di giustizia contabile

 

  1. All'articolo  85  del  decreto-legge  17  marzo  2020,  n.  18,

convertito, con modificazioni, dalla legge 24  aprile  2020,  n.  27,

sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) ai commi 2, 3, lettera f), 4, 5, 6, 7 e 8-bis le parole:  «30

giugno 2020» sono sostituite dalle seguenti: ((«31 agosto 2020»));

    ((a-bis) al comma 4, primo periodo, le parole: "1°  luglio  2020"

sono sostituite dalle seguenti: "1° settembre 2020";))

  1. b) al comma 6, terzo periodo, le parole «dieci»  e  «nove»  sono

sostituite, rispettivamente, dalle parole «quindici» e  «dodici»,  ed

e' aggiunto, in fine, il seguente periodo:  «Alla  individuazione  di

cui al periodo precedente si provvede secondo  criteri,  fissati  dal

presidente della Corte dei conti, sentito il Consiglio di presidenza,

che  assicurino  adeguata  proporzione   fra   magistrati   relatori,

magistrati in  servizio  presso  gli  uffici  centrali  e  magistrati

operanti negli uffici territoriali.»;

  1. c) dopo il comma 8-bis e' inserito il seguente:

  «8-ter. Ai fini del contenimento della diffusione del Covid-19,  il

pubblico  ministero  puo'  avvalersi  di  collegamenti   da   remoto,

individuati e regolati con decreto del  presidente  della  Corte  dei

conti da emanarsi ai sensi dell'articolo 20-bis del decreto-legge  18

ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla  legge  17

dicembre 2012, n. 221, nel rispetto delle garanzie di verbalizzazione

in contraddittorio, per audire, al fine di acquisire  elementi  utili

alla ricostruzione dei fatti e alla  individuazione  delle  personali

responsabilita', i soggetti informati  di  cui  all'articolo  60  del

codice di giustizia contabile, approvato con decreto  legislativo  26

agosto 2016, n. 174 e il presunto responsabile  che  ne  abbia  fatta

richiesta ai sensi dell'articolo 67 del codice medesimo.  Il  decreto

del presidente della Corte dei conti disciplinante le regole tecniche

entra in vigore il giorno successivo  alla  sua  pubblicazione  nella

Gazzetta Ufficiale.».

  ((1-bis. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di

conversione  del  presente  decreto,  in  relazione   all'accresciuta

esigenza di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti  pubblici

di carattere strategico, l'ufficio di cui all'articolo 162, comma  5,

del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto  legislativo  18

aprile 2016, n. 50, assume la denominazione di Sezione  centrale  per

il controllo dei contratti secretati e svolge,  oltre  alle  funzioni

ivi previste, anche il controllo preventivo di cui  all'articolo  42,

comma 3-bis, del regolamento di cui al  decreto  del  Presidente  del

Consiglio dei ministri 6 novembre 2015, n.  5.  La  predetta  Sezione

centrale si avvale di  una  struttura  di  supporto  di  livello  non

dirigenziale,  nell'ambito  della  vigente  dotazione  organica   del

personale amministrativo e della magistratura contabile. Il Consiglio

di presidenza della Corte dei  conti,  su  proposta  del  Presidente,

definisce criteri  e  modalita'  per  salvaguardare  le  esigenze  di

massima riservatezza nella scelta dei magistrati  da  assegnare  alla

Sezione centrale e nell'operativita' della stessa. Analoghi criteri e

modalita' sono osservati dal segretario  generale  nella  scelta  del

personale  di  supporto  da  assegnare  alla  Sezione  medesima.  Con

riferimento a quanto previsto dall'articolo  162,  comma  5,  secondo

periodo, del codice di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016,  n.

50, la  relazione  e'  trasmessa  al  Comitato  parlamentare  per  la

sicurezza della Repubblica.))

Capo II
Misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19

                               Art. 6

 

                     Sistema di allerta Covid-19

 

  1. Al solo fine di allertare  le  persone  che  siano  entrate  in

contatto stretto con  soggetti  risultati  positivi  e  tutelarne  la

salute attraverso le previste misure di prevenzione nell'ambito delle

misure  di  sanita'  pubblica  legate  all'emergenza   COVID-19,   e'

istituita una piattaforma unica nazionale per la gestione del sistema

di allerta dei soggetti che, a tal fine, hanno  installato,  su  base

volontaria, un'apposita applicazione  sui  dispositivi  di  telefonia

mobile. Il Ministero  della  salute,  in  qualita'  di  titolare  del

trattamento,  si  coordina,  sentito  il  Ministro  per  gli   affari

regionali e  le  autonomie,  anche  ai  sensi  dell'articolo  28  del

Regolamento (UE) 2016/679,  con  i  soggetti  operanti  nel  Servizio

nazionale della protezione civile, di cui agli articoli 4  e  13  del

decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, e con i soggetti  attuatori

di cui all'articolo 1 dell'ordinanza del Capo del Dipartimento  della

protezione civile n. 630 del 3 febbraio 2020, nonche' con  l'Istituto

superiore di sanita' e, anche per  il  tramite  del  Sistema  Tessera

Sanitaria, con le  strutture  pubbliche  e  private  accreditate  che

operano nell'ambito del Servizio sanitario  nazionale,  nel  rispetto

delle relative competenze istituzionali in materia sanitaria connessa

all'emergenza  epidemiologica  da  COVID  19,   per   gli   ulteriori

adempimenti necessari alla gestione del  sistema  di  allerta  e  per

l'adozione di correlate misure di sanita'  pubblica  e  di  cura.  Le

modalita' operative del sistema di  allerta  tramite  la  piattaforma

informatica  di  cui  al  presente  comma  sono  complementari   alle

ordinarie  modalita'  in  uso  nell'ambito  del  Servizio   sanitario

nazionale. Il Ministro della salute e  il  Ministro  per  gli  affari

regionali e  le  autonomie  informano  periodicamente  la  Conferenza

permanente per i rapporti tra lo Stato,  le  regioni  e  le  province

autonome di Trento e  di  Bolzano  sullo  stato  di  avanzamento  del

progetto.

  1. Il Ministero della salute,  all'esito  di  una  valutazione  di

impatto, costantemente aggiornata, effettuata ai sensi  dell'articolo

35  del  Regolamento  (UE)  2016/679,  adotta   misure   tecniche   e

organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato  ai

rischi elevati per i diritti e le liberta' degli interessati, sentito

il  Garante  per  la  protezione  dei   dati   personali   ai   sensi

dell'articolo 36, paragrafo 5, del medesimo Regolamento (UE) 2016/679

e dell'articolo 2-quinquiesdecies del Codice in materia di protezione

dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno  2003,  n.

196, assicurando, in particolare, che:

  1. a) gli utenti ricevano, prima dell'attivazione dell'applicazione,

ai sensi degli articoli  13  e  14  del  Regolamento  (UE)  2016/679,

informazioni chiare e trasparenti al fine di  raggiungere  una  piena

consapevolezza, in particolare, sulle finalita' e sulle operazioni di

trattamento, sulle tecniche di pseudonimizzazione  utilizzate  e  sui

tempi di conservazione dei dati;

  1. b) per impostazione predefinita, in conformita' all'articolo  25

del  Regolamento   (UE)   2016/679,   i   dati   personali   raccolti

dall'applicazione di cui  al  comma  1  siano  esclusivamente  quelli

necessari ad avvisare gli utenti dell'applicazione di rientrare tra i

contatti stretti di altri  utenti  accertati  positivi  al  COVID-19,

individuati secondo criteri stabiliti dal Ministero  della  salute  e

specificati nell'ambito  delle  misure  di  cui  al  presente  comma,

nonche' ad agevolare l'eventuale adozione  di  misure  di  assistenza

sanitaria in favore degli stessi soggetti;

  1. c) il trattamento effettuato per allertare i contatti sia basato

sul trattamento di dati di prossimita' dei dispositivi, resi  anonimi

oppure, ove cio' non sia possibile, pseudonimizzati;  e'  esclusa  in

ogni caso la geolocalizzazione dei singoli utenti;

  1. d) siano  garantite  su   base   permanente   la   riservatezza,

l'integrita', la disponibilita' e la resilienza  dei  sistemi  e  dei

servizi di trattamento nonche' misure adeguate ad evitare il  rischio

di reidentificazione degli interessati  cui  si  riferiscono  i  dati

pseudonimizzati oggetto di trattamento;

  1. e) i dati relativi ai contatti stretti siano  conservati,  anche

nei dispositivi mobili degli  utenti,  per  il  periodo  strettamente

necessario al trattamento, la cui durata e' stabilita  dal  Ministero

della salute  e  specificata  nell'ambito  delle  misure  di  cui  al

presente comma; i  dati  sono  cancellati  in  modo  automatico  alla

scadenza del termine;

  1. f) i diritti degli interessati di cui agli articoli da 15  a  22

del Regolamento (UE) 2016/679 possano  essere  esercitati  anche  con

modalita' semplificate.

  1. I dati raccolti attraverso l'applicazione di cui al comma 1 non

possono essere trattati per finalita' diverse da  quella  di  cui  al

medesimo  comma  1,  salva  la  possibilita'  di  utilizzo  in  forma

aggregata o comunque anonima, per  soli  fini  di  sanita'  pubblica,

profilassi, statistici o  di  ricerca  scientifica,  ai  sensi  degli

articoli 5, paragrafo 1, lettera a) e 9, paragrafo 2,  lettere  i)  e

j), del Regolamento (UE) 2016/679.

  1. Il mancato utilizzo dell'applicazione di cui  al  comma  1  non

comporta alcuna  conseguenza  pregiudizievole  ed  e'  assicurato  il

rispetto del principio di parita' di trattamento.

  1. La piattaforma di cui al comma 1 e' di titolarita' pubblica  ed

e'  realizzata  dal  Commissario  di   cui   all'articolo   122   del

decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18,  convertito,  con  modificazioni,

dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, esclusivamente con  infrastrutture

localizzate sul territorio nazionale e gestite dalla societa' di  cui

all'articolo 83, comma 15, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.  112,

convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.  133.  I

programmi informatici  di  titolarita'  pubblica  sviluppati  per  la

realizzazione della piattaforma e l'utilizzo dell'applicazione di cui

al medesimo comma 1 sono resi disponibili e rilasciati sotto  licenza

aperta ai sensi dell'articolo 69  del  decreto  legislativo  7  marzo

2005, n. 82.

  1. L'utilizzo dell'applicazione e della piattaforma, nonche'  ogni

trattamento  di  dati  personali  effettuato  ai  sensi  al  presente

articolo sono interrotti alla  data  di  cessazione  dello  stato  di

emergenza disposto con delibera del Consiglio  dei  ministri  del  31

gennaio 2020, e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, ed  entro  la

medesima  data  tutti  i  dati  personali  trattati   devono   essere

cancellati o resi definitivamente anonimi.

  1. Agli oneri derivanti dall'implementazione della piattaforma  di

cui al presente articolo, nel limite massimo di  1.500.000  euro  per

l'anno 2020, si provvede mediante utilizzo  delle  risorse  assegnate

per il medesimo anno al Commissario straordinario di cui all'articolo

122 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 con delibera del Consiglio

dei  Ministri  a  valere  sul  Fondo  emergenze  nazionali   di   cui

all'articolo 44 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1.

Capo III
Disposizioni finanziarie e finali

                               Art. 7

 

                      Disposizioni finanziarie

 

  1. Dall'attuazione  degli  articoli  del  presente   decreto,   ad

eccezione di quanto previsto  all'articolo  6,  non  devono  derivare

nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza   pubblica.   Le

Amministrazioni  interessate  provvedono  agli  adempimenti  connessi

mediante  l'utilizzazione  delle   risorse   umane,   strumentali   e

finanziarie disponibili a legislazione vigente.

                            ((Art. 7-bis

 

                  Sistemi di protezione dei minori

                     dai rischi del cyberspazio

 

  1. I  contratti  di  fornitura  nei   servizi   di   comunicazione

elettronica disciplinati dal codice di cui al decreto legislativo  1°

agosto 2003, n. 259,  devono  prevedere  tra  i  servizi  preattivati

sistemi  di  controllo  parentale  ovvero  di  filtro  di   contenuti

inappropriati per i minori e di blocco di contenuti riservati  ad  un

pubblico di eta' superiore agli anni diciotto.

  1. I servizi preattivati  di  cui  al  comma  1  sono  gratuiti  e

disattivabili  solo  su  richiesta  del  consumatore,  titolare   del

contratto.

  1. Gli  operatori  di  telefonia,  di   reti   televisive   e   di

comunicazioni elettroniche assicurano adeguate forme  di  pubblicita'

dei servizi preattivati di cui al comma 1 in modo da assicurare che i

consumatori possano compiere scelte informate.

  1. In caso  di  violazione  degli  obblighi  di  cui  al  presente

articolo, l'Autorita' per  le  garanzie  nelle  comunicazioni  ordina

all'operatore la cessazione della condotta e  la  restituzione  delle

eventuali somme ingiustificatamente addebitate agli utenti, indicando

in ogni caso un termine non inferiore a  sessanta  giorni  entro  cui

adempiere.))

                               Art. 8

 

                          Entrata in vigore

 

  1. Il presente decreto entra in  vigore  il  giorno  successivo  a

quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della

Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione

in legge.

 

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DELIBERA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 31 gennaio 2020 

Dichiarazione dello stato di emergenza  in  conseguenza  del  rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie  derivanti  da  agenti virali trasmissibili. (20A00737)

(GU n.26 del 1-2-2020)

 

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Nella riunione del 31 gennaio 2020

 

Visto il  decreto  legislativo  2  gennaio  2018,  n.  1, ed in particolare l'articolo 7, comma 1, lettera c), e l'articolo 24, comma 1;

Vista la direttiva del Presidente del  Consiglio  dei  ministri  26 ottobre 2012, concernente gli  indirizzi  per  lo  svolgimento  delle attività propedeutiche alle deliberazioni del Consiglio dei ministri e per la predisposizione delle ordinanze di cui all'articolo 5  della legge  24  febbraio  1992,  n.  225  e  successive  modificazioni   e integrazioni, che, ai sensi dell'articolo 15,  comma  5,  del  citato decreto legislativo  n.  1  del  2018,  resta  in  vigore  fino  alla pubblicazione della nuova direttiva in materia;

Vista  la  dichiarazione  di  emergenza  internazionale  di  salute pubblica per  il  coronavirus  (PHEIC)  dell'Organizzazione  mondiale della sanità del 30 gennaio 2020;

Viste  le  raccomandazioni  alla  comunità  internazionale   della Organizzazione  mondiale  della  sanità  circa  la necessità di applicare misure adeguate;

Considerata l'attuale situazione di  diffusa  crisi  internazionale determinata dalla insorgenza di rischi  per  la  pubblica  e  privata incolumità connessi  ad  agenti  virali  trasmissibili,  che  stanno interessando anche l'Italia;

Ritenuto che tale contesto di rischio, soprattutto con  riferimento alla necessità di realizzare una compiuta  azione  di  previsione  e prevenzione, impone l'assunzione immediata di iniziative di carattere straordinario ed urgente, per  fronteggiare  adeguatamente  possibili situazioni  di  pregiudizio  per  la   collettività   presente   sul territorio nazionale;

Considerata la necessità di supportare  l'attività  in  corso  da parte del Ministero della salute e del Servizio sanitario  nazionale, anche attraverso il potenziamento  delle  strutture  sanitarie  e  di controllo alle frontiere aeree e terrestri; 

Vista la nota del 31 gennaio 2020, con cui il Ministro della salute ha rappresentato la necessità di procedere alla dichiarazione  dello stato di emergenza nazionale  di  cui  all'articolo  24  del  decreto legislativo n. 1 del 2018;

Considerato, altresì, che il Fondo per le emergenze  nazionali  di cui all'articolo 44, comma 1, del citato decreto legislativo n. 1 del 2018, iscritto nel bilancio autonomo della Presidenza  del  Consiglio dei ministri, presenta le disponibilità necessarie  per  far  fronte agli  interventi  delle  tipologie  di  cui  alle  lettere  a)  e  b) dell'articolo 25, comma 2, del decreto legislativo  n.  1  del  2018, nella misura determinata all'esito della valutazione speditiva svolta dal Dipartimento della protezione civile sulla base dei dati e  delle informazioni disponibili  ed  in  raccordo  con  il  Ministero  della salute;

Ritenuto, pertanto, necessario provvedere tempestivamente  a  porre in essere tutte le iniziative  di  carattere  straordinario  sia  sul territorio nazionale che internazionale, finalizzate  a  fronteggiare la grave situazione internazionale determinatasi;

Tenuto conto che detta situazione di emergenza, per  intensità  ed estensione, non è fronteggiabile con mezzi e poteri ordinari;

Ritenuto, quindi, che ricorrano, nella fattispecie,  i  presupposti previsti dall'articolo 7, comma 1, lettera c),  e  dall'articolo  24, comma 1, del citato  decreto  legislativo  n.  1  del  2018,  per  la dichiarazione dello stato di emergenza;

Su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri;

 

Delibera:

1) In considerazione di quanto esposto in premessa, ai sensi e  per gli effetti dell'articolo 7, comma 1, lettera c), e dell'articolo 24, comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, è dichiarato, per 6 mesi  dalla  data  del  presente  provvedimento,  lo  stato  di emergenza   in   conseguenza   del   rischio    sanitario    connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili.

2) Per l'attuazione degli interventi di cui dell'articolo 25, comma 2, lettere a) e b) del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n.  1,  da effettuare nella vigenza dello stato di emergenza,  si  provvede  con ordinanze, emanate dal Capo del Dipartimento della protezione  civile in deroga a ogni disposizione vigente e  nel  rispetto  dei  principi generali dell'ordinamento giuridico, nei limiti delle risorse di  cui al comma 3.

3)  Per  l'attuazione  dei  primi  interventi,  nelle  more   della valutazione  dell'effettivo  impatto  dell'evento  in  rassegna,   si provvede nel limite di euro 5.000.000,00 a valere sul  Fondo  per  le emergenze nazionali di cui all'articolo  44,  comma  1,  del  decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1.

La presente delibera  sarà  pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale della Repubblica italiana.

 

    Roma, 31 gennaio 2020

 

                                          Il Presidente del Consiglio

                                                 dei ministri        

                                                     Conte           

 

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INPS

Direzione Centrale Ammortizzatori Sociali Direzione Centrale Entrate

Direzione Centrale Bilanci, Contabilita' e Servizi Fiscali Direzione Centrale Tecnologia, Informatica e Innovazione

Roma, 30/09/2020

Circolare n. 115

Ai Dirigenti centrali e territoriali

Ai Responsabili delle Agenzie

Ai Coordinatori generali, centrali e territoriali delle Aree dei professionisti

Al Coordinatore generale, ai coordinatori centrali e ai responsabili territoriali dell'Area medico legale

E, per conoscenza,

Al Presidente

Al Vice Presidente

Ai Consiglieri di Amministrazione

Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di Indirizzo

di Vigilanza

Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci

Al Magistrato della Corte dei Conti delegato all'esercizio del controllo

Ai Presidenti dei Comitati amministratori di fondi, gestioni e casse

Al Presidente della Commissione centrale per l'accertamento e la riscossione dei contributi agricoli unificati

Ai Presidenti dei Comitati regionali

OGGETTO: Decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia”. Nuove norme in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale (CIGO), assegno ordinario (ASO), cassa integrazione in deroga (CIGD), nonché cassa integrazione speciale operai agricoli (CISOA). Modifiche alle disposizioni in materia di accesso alla cassa integrazione dei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti. Estensione del trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale alle aziende operanti nel settore aereo, in possesso di particolari requisiti

SOMMARIO: Con la presente circolare si illustrano le novità apportate dal decreto-legge n. 104/2020 all’impianto regolatorio in materia di misure di sostegno del reddito previste per le ipotesi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa a causa di eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da COVID-19, nonché le ulteriori modifiche in materia di accesso e gestione del trattamento di integrazione in favore dei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti e l’estensione del trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale alle aziende operanti nel settore aereo, in possesso di particolari requisiti.

 

INDICE

Premessa

 

  1. Modifiche in materia di trattamenti di integrazione salariale (ordinaria e in deroga) e assegno ordinario per la causale “COVID-19”
    • Modalità di richiesta delle prime 9 settimane previste dal decreto-legge n. 104/2020
  2. Ulteriore periodo di 9 settimane di CIGO, ASO e CIGD previsto dal decreto-legge 104/2020
    • Aspetti contributivi
  3. Caratteristiche degli interventi di CIGO e ASO previsti dal decreto-legge 104/2020
  4. Regolamentazione inerente alla trasmissione delle domande di CIGO, CIGD e ASO
    • Cassa integrazione ordinaria per le aziende che si trovano in cassa integrazione straordinaria ai sensi dell’articolo 20 del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, e successive modificazioni
    • Domande di assegno ordinario del Fondo di integrazione salariale (FIS)
    • Assegno ordinario per i datori di lavoro che hanno trattamenti di assegno di solidarietà in corso
    • Assegno ordinario dei Fondi di solidarietà bilaterali e dei Fondi del Trentino e di Bolzano- Alto Adige di cui, rispettivamente, agli articoli 26 e 40 del D.lgs n. 148/2015
    • Trattamenti di cassa integrazione in deroga (CIGD)
  5. Cassa integrazione speciale per gli operai e impiegati a tempo indeterminato dipendenti da imprese agricole (CISOA)
  6. Termini di trasmissione delle domande relative ai trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA
  7. Termini di trasmissione dei dati utili al pagamento o al saldo dei trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA
  8. Modalità di pagamento della prestazione
  9. Risorse finanziarie
  10. Trattamenti di sostegno al reddito per sospensione dei lavoratori residenti o domiciliati in Comuni interessati da provvedimenti di permanenza domiciliare adottati dall’autorità pubblica per l’epidemia da COVID-19
  11. Cassa integrazione in deroga con causale “COVID-19” in favore dei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Modifiche alla disciplina
  12. Cassa integrazione straordinaria per le aziende del settore aereo

Premessa

Il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, pubblicato nella G.U. n. 203 del 14 agosto 2020 ed entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione, ha introdotto significative innovazioni all’impianto normativo in materia di ammortizzatori sociali connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19. Il decreto-legge, recante “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia”, interviene, infatti, sia rimodulando i trattamenti di integrazione salariale ordinaria (CIGO), in deroga (CIGD), di assegno ordinario (ASO) e di cassa interazione speciale operai agricoli (CISOA), cui le aziende possono accedere per periodi dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020, sia prevedendo, in taluni casi, l’obbligo del versamento di un contributo addizionale a carico dei datori di lavoro che utilizzano i citati strumenti di sostegno del reddito.

Con il messaggio n. 3131/2020 sono state fornite le prime informazioni in merito alle modifiche apportate dal citato decreto-legge.

Con la presente circolare, su conforme parere del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, si illustrano nel dettaglio le innovazioni introdotte dal decreto-legge in commento e si forniscono istruzioni sulla corretta gestione delle domande relative ai trattamenti previsti dagli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni.

1.Modifiche in materia di trattamenti di integrazione salariale (ordinaria e in deroga) e assegno ordinario per la causale “COVID-19”

L’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020 ridetermina il periodo di trattamenti di integrazione salariale e assegno ordinario che può essere richiesto, nel secondo semestre 2020, dalle aziende che hanno dovuto interrompere o ridurre l’attività produttiva per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19. In particolare, la norma prevede che i datori di lavoro che, nell’anno 2020, sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, possono richiedere la concessione dei trattamenti di integrazione salariale (ordinaria o in deroga) o dell’assegno ordinario, per periodi decorrenti dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020, per una durata massima di 9 settimane incrementate di ulteriori 9 settimane, nel medesimo arco temporale, per i soli datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato il precedente periodo di 9 settimane e purché sia integralmente decorso detto periodo.

La durata massima dei trattamenti cumulativamente riconosciuti non può, in ogni caso, superare le 18 settimane complessive.

La nuova previsione normativa, dunque, consente l’accesso al nuovo periodo di trattamenti di integrazione salariale (9 + 9 settimane), a prescindere dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali per i periodi fino al 12 luglio 2020. Sarà quindi possibile richiedere tali periodi anche da parte di datori di lavoro che non hanno mai presentato domanda di integrazioni salariali per causale COVID-19.

Si precisa, inoltre, che il comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge in parola stabilisce che i periodi di integrazione salariale, già richiesti e autorizzati ai sensi dei precedenti decreti-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, e 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, che si collocano, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020, sono imputati, limitatamente ai periodi successivi alla predetta data, alle prime 9 settimane del nuovo periodo di trattamenti previsto dal decreto-legge n. 104/2020.

A titolo esemplificativo, se un’azienda ha già richiesto 4 settimane continuative di (CIGO) o (ASO) – dal 6 luglio 2020 al 1° agosto 2020 - che sono state autorizzate dall’Istituto ai sensi della precedente disciplina, la medesima azienda, in relazione alla nuova previsione di cui al decreto-legge n. 104/2020, potrà beneficiare, al massimo, di 6 settimane complessive di nuovi trattamenti (cui è possibile aggiungere fino a un massimo di ulteriori 9 settimane secondo quanto illustrato al successivo paragrafo 2), in quanto le 3 settimane dal 13 luglio 2020 al 1° agosto 2020, rientrando nel computo delle prime 9 settimane del nuovo periodo previsto dal citato decreto-legge n. 104/2020, incidono (riducendolo) sul limite totale di settimane richiedibili nel secondo semestre 2020.

In presenza di domande presentate, ma non ancora autorizzate, che afferiscono a periodi che si collocano a cavallo del 13 luglio 2020, si precisa che le istanze saranno valutate anche alla luce del decreto-legge n. 104/2020. Ne deriva che, per i periodi fino al 12 luglio 2020, sarà preliminarmente verificato il rispetto dei limiti stabiliti dalla previgente normativa, mentre i periodi decorrenti dal 13 luglio 2020 saranno imputati alle prime 9 settimane di cui al decreto-legge n. 104/2020.

Si evidenzia che l’impianto normativo declinato dal decreto-legge n. 104/2020 introduce, tra le altre, un’importante novità in materia di concessione degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro legati all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Con la previsione dell’articolo 1, infatti, il legislatore, non solamente azzera il conteggio delle settimane riferite alla pregressa disciplina, ma, contestualmente, nel prevedere un periodo massimo di trattamenti pari a 18 settimane complessive (9 + 9) - da collocarsi nell’arco temporale dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020 - modifica il precedente indirizzo, che legava il ricorso ai trattamenti all’effettiva fruizione degli stessi, e prevede che l’utilizzo delle predette settimane sia possibile esclusivamente nei limiti dei periodi autorizzati senza tener conto del dato relativo al fruito.

Conseguentemente, una volta richieste e autorizzate le prime 9 settimane e decorso il relativo periodo, i datori di lavoro potranno proporre istanza per accedere all’ulteriore periodo di 9 settimane secondo le indicazioni illustrate ai successivi paragrafi 2 e 2.1, ma non potranno richiedere anche l’eventuale completamento delle prime 9 settimane, anche laddove le stesse non fossero state effettivamente fruite per intero.

Riguardo alle modalità di richiesta del nuovo periodo di trattamenti di integrazione salariale (ordinaria e in deroga) e assegno ordinario previsti dal decreto-legge n. 104/2020, che, su espressa indicazione ministeriale, trovano applicazione esclusivamente ai lavoratori che risultino alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti la prestazione alla data del 13 luglio 2020, data a decorrere dalla quale si applicano le nuove misure, si precisa quanto segue.

1.1 Modalità di richiesta delle prime 9 settimane previste dal decreto-legge n. 104/2020

Per le richieste inerenti alle prime 9 settimane, o il minor periodo che risulta scomputando i periodi già autorizzati ai sensi della precedente normativa decorrenti dal 13 luglio 2020 (cfr. l’esempio di cui al precedente paragrafo), i datori di lavoro dovranno continuare a utilizzare la causale “COVID-19 nazionale” già in essere.

Come già anticipato nel messaggio n. 3131/2020, le richieste delle prime 9 settimane di cui all’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020 dovranno tenere conto dei periodi successivi al 12 luglio 2020 già autorizzati. A fini del rispetto del limite previsto dal decreto-legge in commento, nelle ipotesi di domande, riferite alla medesima unità produttiva, per un numero di settimane superiore al massimo consentito (9 complessive, considerando anche quelle imputate in relazione alla precedente disciplina), le Strutture territoriali ridetermineranno correttamente il limite mediante un accoglimento parziale delle richieste.

Laddove le aziende, avendo esaurito i trattamenti spettanti in relazione alla pregressa normativa di cui ai decreti-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, e n. 34/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77/2020, prima dell’entrata in vigore del decreto-legge n. 104/2020, avessero richiesto trattamenti di cassa integrazione ordinaria ai sensi della disciplina di cui al decreto-legislativo 14 settembre 2015, n. 148, per periodi successivamente ricompresi nella tutela prevista dall’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020, le settimane non ancora autorizzate e quelle autorizzate, ma per le quali non siano stati emessi i relativi pagamenti dall’Istituto o per le quali l’azienda non abbia provveduto all’esposizione del codice evento su Uniemens, potranno essere convertite in periodi con causale “COVID-19 nazionale”, su espressa richiesta dei datori di lavoro. A tal fine, le aziende provvederanno a inviare apposita comunicazione nel cassetto previdenziale, comunicazione bidirezionale, indicando gli estremi della domanda originaria e le settimane per cui richiedono la conversione della causale.

Con riferimento, invece, alle domande di assegno ordinario del Fondo di integrazione salariale (FIS) e dei Fondi di solidarietà, l’azienda interessata a modificare la causale e quindi la disciplina di riferimento, dovrà inviare espressa richiesta di annullamento della precedente domanda e inoltrare nuova apposita domanda con causale “COVID-19 nazionale”. A tal fine, per il FIS, le aziende provvederanno a inviare apposita comunicazione nel cassetto previdenziale, comunicazione bidirezionale, indicando gli estremi della domanda originaria e le settimane da variare. Per i Fondi di solidarietà diversi dal FIS, che sono autorizzati con delibera dei rispettivi Comitati centrali, la comunicazione di variazione andrà inviata via PEC all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Le Strutture territoriali dovranno tramettere con comunicazione PEI alla Direzione centrale Ammortizzatori sociali eventuali comunicazioni già pervenute.

2.Ulteriore periodo di 9 settimane di CIGO, ASO e CIGD previsto dal decreto-legge n. 104/2020

Come anticipato, l’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020 prevede la possibilità di accedere a un periodo massimo complessivo di 18 settimane (9 + 9) dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020.

Mentre il ricorso alle prime 9 settimane di trattamenti è consentito indistintamente a tutti i datori di lavoro che riducono o sospendono l’attività lavorativa a causa dell’emergenza epidemiologica, il secondo ulteriore periodo di 9 settimane può essere richiesto esclusivamente dai datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato il precedente periodo di 9 settimane e purché lo stesso sia integralmente decorso.

Per richiedere l’ulteriore periodo di 9 settimane di integrazione salariale (ordinaria o in deroga) e di assegno ordinario, i datori di lavoro dovranno presentare domanda di concessione dei trattamenti con una causale specifica, con una dichiarazione di responsabilità, resa ai sensi di quanto previsto dall’articolo 47 del D.P.R.28 dicembre 2000, n. 445, in cui autocertificano la sussistenza dell’eventuale riduzione del fatturato (cfr. successivo paragrafo 2.1).

Riguardo alle modalità di accesso al secondo periodo di 9 settimane di cassa integrazione (ordinaria e in deroga) e assegno ordinario previsti dal decreto-legge n. 104/2020, i datori di lavoro provvederanno a inoltrare specifica domanda con la nuova causale denominata “COVID 19 con fatturato”.

L’Istituto, ricorrendone i presupposti, autorizza i trattamenti di cui trattasi e, in base alla citata dichiarazione di responsabilità, stabilisce la misura del contributo addizionale a carico dell’azienda, ove dovuto.

Le modalità di presentazione delle domande per il secondo periodo, della durata massima di 9 settimane da concludersi entro il 31 dicembre 2020, saranno rese note con successivo apposito messaggio.

2.1 Aspetti contributivi

I datori di lavoro che accedono ai trattamenti di integrazione salariale per le prime 9 settimane previste dal comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020 non sono tenuti al versamento del contributo addizionale.

L’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 104/2020 dispone invece che, in presenza di determinati presupposti, sia dovuto un contributo addizionale a carico delle imprese che presentano domanda per l’ulteriore periodo di 9 settimane di integrazione salariale.

In deroga a quanto stabilito dagli articoli 5, 29 e 33 del D.lgs n. 148/2015, la misura del contributo addizionale, calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, è pari:

  1. a) al 9%, per le imprese che hanno avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20%;
  2. b) al 18%, per le imprese che non hanno avuto alcuna riduzione del fatturato.

I datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al 20% o hanno avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019 non sono tenuti al versamento del contributo addizionale e potranno, quindi, accedere al secondo ulteriore periodo di 9 settimane di integrazione salariale senza dover versare il predetto contributo.

L’eventuale scostamento del fatturato (inferiore, pari o superiore al 20%) deve essere determinato sulla base del raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del primo semestre 2019.

Tenuto conto del dettato testuale della norma, ai fini dell’esonero dal versamento per le aziende che hanno iniziato l’attività successivamente al 1° gennaio 2019, si tiene conto della data di inizio dell’attività di impresa comunicata dall’azienda alla Camera di Commercio.

Pertanto, si deve fare riferimento alla data di inizio dell’attività di impresa riferita al codice fiscale dell’azienda e non alla data di apertura della matricola aziendale.

Le imprese che si avvalgono degli interventi di integrazione salariale, anticipando i relativi trattamenti ai dipendenti interessati dalla riduzione di orario ovvero dalla sospensione dell’attività di lavoro, e che, in relazione alla previsione di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 104/2020 sono soggette al contributo addizionale, dovranno provvedere al relativo versamento a decorrere dal mese di paga successivo al provvedimento di autorizzazione alla fruizione della prestazione (cassa integrazione o assegno ordinario), adottato dall’Istituto.

Nello specifico, nell’ambito del flusso Uniemens, del mese di paga successivo alla data di autorizzazione, l’azienda è tenuta a esporre, oltre al contributo addizionale del mese in corso, anche quello riferito ai periodi di integrazione salariale che insistono sui periodi di paga intercorrenti fra la data di inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa e quello in cui ricade il provvedimento di concessione dell’integrazione salariale, e ad assolvere i conseguenti obblighi contributivi. In seguito, a partire dal secondo mese di paga successivo al rilascio dell’autorizzazione, l’azienda è tenuta a esporre, mese per mese, il contributo addizionale riferito ad ogni periodo di paga, operando i versamenti correlati.

Nel caso in cui il rilascio dell’autorizzazione avvenga nel mese in cui termina il periodo di integrazione salariale o successivamente, l’azienda è tenuta a versare l’importo del contributo addizionale per l’intero periodo autorizzato nel periodo di paga successivo a quello di autorizzazione.

In merito al citato contributo addizionale si fa presente che, ricorrendo i presupposti per il relativo versamento, lo stesso sarà dovuto, secondo le misure previste dall’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 104/2020, con riferimento a tutti i trattamenti (cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione in deroga e assegno ordinario erogato dal Fondo di integrazione salariale e dai Fondi di solidarietà di cui agli articoli 26, 29 e 40 del D.lgs n. 148/2015). Le imprese autorizzate al pagamento diretto dell’integrazione salariale da parte dell’Inps, ai fini del versamento del contributo addizionale, si atterranno alle modalità applicative e alle scadenze indicate nei messaggi n. 6129/2015 e n. 1113/2017, ai quali si rimanda.

Si precisa che, qualora nel quinquennio mobile l’azienda sia autorizzata a fruire di altri periodi di integrazione salariale di cui al Titolo I e al Titolo II del D.lgs n. 148/2015, il periodo di integrazione salariale di cui al comma 2 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020 non rileva ai fini della determinazione della misura dell’aliquota contributiva prevista dall’articolo 5 del citato decreto legislativo.

Al fine di consentire l’individuazione dell’aliquota del contributo addizionale di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 104/2020, e la rilevazione delle aziende che non sono tenute all’obbligo contributivo, i relativi datori di lavoro dovranno completare la domanda con una dichiarazione di responsabilità, resa ai sensi di quanto previsto dall’articolo 47 del D.P.R.n. 445/2020, nella quale autocertificano:

a) la sussistenza e l’indice dell’eventuale riduzione del fatturato

oppure

b) il diritto all’esonero dal versamento del contributo addizionale in quanto l’attività di impresa è stata avviata (nel senso sopra precisato) in data successiva al primo gennaio 2019.

Con l’autocertificazione di cui al precedente punto a), il datore di lavoro dovrà attestare l’eventuale riduzione del fatturato secondo gli indici di calcolo e le modalità di raffronto illustrate dalle circolari dell’Agenzia delle Entrate.

La verifica della veridicità delle dichiarazioni fornite dai datori di lavoro con l’autocertificazione - all’atto della presentazione della domanda di accesso ai trattamenti di integrazione salariale - sarà effettuata dall’Istituto e dall’Agenzia delle Entrate con accordi dicooperazione.

Si ricorda, infine, che durante i periodi di integrazione salariale le quote di TFR maturate dai lavoratori restano a carico del datore di lavoro.

I datori di lavoro soggetti alla disciplina del Fondo di Tesoreria, pertanto, dovranno versare al predetto fondo le quote di TFR maturate dal lavoratore durante il periodo di integrazione salariale.

3.Caratteristiche degli interventi di CIGO e ASO previsti dal decreto-legge n. 104/2020

In relazione all’impianto normativo delineato dal decreto-legge n. 104/2020, si ribadisce che gli interventi con causali “COVID-19 nazionale” e “COVID 19 con fatturato”, ai fini del computo della durata, non rientrano nel limite delle 52 settimane nel biennio mobile per i trattamenti di CIGO e ASO dei Fondi di solidarietà di cui all’articolo 26 del D.lgs n. 148/2015 e nel limite delle 26 settimane per l’ASO del Fondo di integrazione salariale (FIS).

Inoltre, i trattamenti in questione derogano sia al limite dei 24 mesi (30 mesi per le imprese del settore edile e lapideo) nel quinquennio mobile, previsto, per la durata massima complessiva dei trattamenti, dall’articolo 4 del D.lgs n. 148/2015, sia al limite di 1/3 delle ore lavorabili di cui all’articolo 12, comma 5, del medesimo decreto legislativo.

Conseguentemente, possono richiedere i trattamenti di CIGO e di ASO, di cui all’articolo 1 del decreto-legge in parola, anche le aziende che hanno già raggiunto i limiti di cui sopra.

I relativi periodi autorizzati con le richiamate causali sono, inoltre, neutralizzati ai fini di successive richieste di CIGO e di ASO.

Si precisa altresì che, per l’accesso agli interventi di CIGO e di ASO in parola, è necessario che i lavoratori siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 13 luglio 2020.

A tale riguardo, nelle ipotesi di trasferimento di azienda ai sensi dell’articolo 2112 c.c. e di assunzioni a seguito di cambio di appalto, resta valido quanto già precisato dall’Istituto in materia. Conseguentemente, nelle ipotesi di trasferimento d’azienda ai sensi dell’articolo 2112 c.c. e nei casi di lavoratore che passa alle dipendenze dell’impresa subentrante nell’appalto, si computa anche il periodo durante il quale il lavoratore stesso è stato impiegato presso il precedente datore di lavoro.

In relazione all’istruttoria delle domande, si ricorda che la stessa è improntata alla massima celerità e che non si applica l’articolo 11 del D.lgs n. 148/2015. Pertanto, le aziende non devono fornire alcuna prova in ordine alla transitorietà dell’evento e alla ripresa dell’attività lavorativa né, tantomeno, dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità dell’evento stesso all’imprenditore o ai lavoratori. Conseguentemente, l’azienda non deve allegare alla domanda la relazione tecnica di cui all’articolo 2 del D.M. n. 95442/2016, ma solo l’elenco dei lavoratori destinatari della prestazione.

Resta ferma la possibilità di accedere alle prestazioni a sostegno del reddito previste dalla normativa generale, qualora sussista disponibilità finanziaria nelle relative gestioni di appartenenza, ovviamente per periodi distinti da quelli per i quali sono stati chiesti i trattamenti di cui all’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020.

In tale caso, relativamente all’integrazione salariale ordinaria, si ricorda che, ai fini della relativa richiesta, la sospensione o riduzione dell'attività lavorativa deve essere riconducibile a una delle causali individuate dal D.M. n. 95442/2016.

A scopo meramente esemplificativo, si rammenta che è possibile accedere alle integrazioni salariali ordinarie per mancanza di materie prime/componenti o per mancanza di lavoro/commesse, anche quando il determinarsi di dette causali sia riconducibile ai perduranti effetti dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Si ricorda, altresì, che alle domande in questione si applicano i limiti di fruizione secondo le regole che disciplinano l’integrazione salariale ordinaria, ossia: 52 settimane nel biennio mobile ai sensi dell’articolo 12, commi 1 e 3, del D.lgs n. 148/2015; 1/3 delle ore lavorabili di cui all’articolo 12, comma 5, del medesimo decreto; durata massima complessiva dei trattamenti di 24 mesi nel quinquennio mobile (30 mesi per le imprese del settore edile e lapideo) prevista dall’articolo 4, commi 1 e 2, del D.lgs n. 148/2015. Inoltre, alle predette domande si applica il requisito dell’anzianità di effettivo lavoro di 90 giorni di cui all’articolo 1, comma 2, del D.lgs n. 148/2015; l’obbligo di versamento della contribuzione addizionale di cui all’articolo 5 del medesimo decreto (esclusi gli eventi oggettivamente non evitabili, c.d. “EONE”), nonché gli adempimenti relativi alla comunicazione sindacale previsti all’articolo 14 del D.lgs n. 148/2015.

Con riferimento all’assegno ordinario garantito dai Fondi di solidarietà bilaterali di cui all’articolo 26 del D.lgs n. 148/2015, si richiamano le disposizioni previste dai singoli decreti interministeriali. Resta salva, in ogni caso, la previsione di cui all’articolo 35 del medesimo decreto legislativo.

4.Regolamentazione inerente alla trasmissione delle domande di CIGO, CIGD e ASO

Il decreto-legge n. 104/2020, nel ridisegnare i periodi oggetto di intervento nel secondo semestre 2020, non ha modificato la disciplina di riferimento relativa ai trattamenti di CIGO, CIGD e ASO.

Ne deriva che le aziende che trasmettono le domande sono dispensate dall’osservanza dell’articolo 14 del D.lgs n. 148/2015 e dei termini del procedimento previsti dall'articolo 15, comma 2, nonché dall'articolo 30, comma 2, del medesimo decreto legislativo per l’assegno ordinario, fermi restando l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto, che devono essere svolti, anche in via telematica, entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva.

Conseguentemente, all’atto della presentazione della richiesta di concessione dell’integrazione salariale ordinaria e, per i Fondi che prevedono l’obbligo di informazione e consultazione sindacale di cui all’articolo 14 del D.lgs n. 148/2015, dell’assegno ordinario, le aziende, compilando l’apposito campo presente nel modello di domanda, devono limitarsi a dichiarare all’Istituto, sotto la propria responsabilità, di aver eseguito gli adempimenti di cui sopra, senza dover presentare alcuna documentazione probatoria.

Con particolare riguardo, invece, ai Fondi di solidarietà i cui decreti interministeriali attuativi subordinano l’accesso all’assegno ordinario al preventivo espletamento delle procedure sindacali, con obbligo di accordo aziendale, le aziende dovranno continuare a riferirsi ai singoli decreti interministeriali che istituiscono e disciplinano i relativi Fondi e che espressamente prevedono la necessità dell’accordo per l’accesso alla prestazione.

In questi ultimi casi, l’accordo potrà essere comunicato anche in data successiva alla presentazione della domanda, purché lo stesso pervenga all’Istituto in tempo utile a consentire l’autorizzazione della prestazione. Pertanto, in mancanza di tale adempimento la domanda di assegno ordinario non potrà essere autorizzata.

4.1. Cassa integrazione ordinaria per le aziende che si trovano in cassa integrazione straordinaria ai sensi dell’articolo 20 del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, e successive modificazioni

L’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020, ai fini dell’accesso ai trattamenti di integrazione salariale, richiama gli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, e successive modificazioni.

Conseguentemente, anche le imprese che alla data del 13 luglio 2020 hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario e che devono sospendere il programma di CIGS a causa dell’interruzione dell’attività produttiva per effetto dell’emergenza epidemiologica in atto possono accedere al trattamento di integrazione salariale ordinario, per una durata massima di 18 settimane (9 + 9), per periodi decorrenti dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020, a condizione che rientrino in un settore per il quale sussista il diritto di accesso alla prestazione di cassa integrazione ordinaria.

La domanda di integrazione salariale ordinaria deve essere presentata con causale “COVID-19 nazionale – sospensione CIGS”.

L’Istituto provvederà ad autorizzare le domande di CIGO di cui trattasi nel rispetto dei periodi di sospensione del programma di cassa integrazione salariale straordinaria stabilito dai decreti ministeriali.

I datori di lavoro che, al termine delle prime 9 settimane di CIGO previste dall’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020, volessero accedere al secondo periodo di ulteriori 9 settimane di cui al medesimo articolo 1 devono comunicare al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali la volontà di prolungare ulteriormente il programma di CIGS utilizzando i canali indicati nella circolare n. 47/2020.

In caso di accesso alle seconde ulteriori 9 settimane, si richiamano le indicazioni fornite ai precedenti paragrafi 2 e 2.1.

4.2. Domande di assegno ordinario del Fondo di integrazione salariale (FIS)

Con riferimento all’assegno ordinario del Fondo di integrazione salariale (FIS), si richiamano altresì gli indirizzi contenuti al paragrafo 3 della circolare n. 84/2020 e, in particolare, le indicazioni fornite in ordine al requisito occupazionale delle aziende richiedenti.

Si ricorda che, durante il periodo di percezione dell’assegno ordinario, limitatamente alla causale “COVID-19”, è erogata, ove spettante, la prestazione accessoria degli assegni al nucleo familiare (cfr. la circolare n. 88/2020).

4.3. Assegno ordinario per i datori di lavoro che hanno trattamenti di assegno di solidarietà in corso

In relazione a quanto previsto dall’articolo 1, comma 1, del decreto-legge n. 104/2020 possono presentare domanda di assegno ordinario anche i datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che, alla data del 13 luglio 2020, avevano in corso un assegno di solidarietà.

La concessione dell’assegno ordinario - che sospende e sostituisce l’assegno di solidarietà già in corso - può riguardare anche i medesimi lavoratori beneficiari dell’assegno di solidarietà, a totale copertura dell’orario di lavoro.

Anche per questa specifica prestazione, la durata complessiva del trattamento in questione non può essere superiore a 18 settimane (9 + 9), al pari di quanto previsto dal decreto-legge n. 104/2020 per le altre tipologie di trattamenti salariali con causale COVID-19.

Ai fini dell’ammissione al secondo ulteriore periodo di 9 settimane, si rinvia a quanto indicato ai precedenti paragrafi 2 e 2.1.

4.4. Assegno ordinario dei Fondi di solidarietà bilaterali e dei Fondi del Trentino e di Bolzano-Alto Adige di cui, rispettivamente, agli articoli 26 e 40 del D.lgs n. 148/2015

Riguardo ai Fondi di solidarietà di cui agli articoli 26 e 40 del D.lgs n. 148/2015, le domande di accesso all’assegno ordinario con causale “COVID-19 nazionale” possono essere accolte prioritariamente considerando i limiti dei tetti aziendali previsti dai decreti interministeriali attuativi dei rispettivi Fondi. In caso di indisponibilità o disponibilità parziale per la copertura della prestazione richiesta, in assenza di altri motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, le aziende potranno comunque accedere alla suddetta prestazione, nei limiti delle risorse statali stanziate dal decreto-legge n. 104/2020.

Durante il periodo di percezione dell’assegno ordinario, limitatamente alla causale “COVID-19 nazionale”, è erogato l’assegno al nucleo familiare, in rapporto al periodo di paga adottato e alle medesime condizioni dei lavoratori ad orario normale.

Ai fini dell’ammissione al secondo ulteriore periodo di 9 settimane, si rinvia a quanto indicato ai precedenti paragrafi 2 e 2.1.

4.5. Trattamenti di cassa integrazione in deroga (CIGD)

Relativamente ai trattamenti di cassa integrazione in deroga (CIGD), nel rinviare a quanto già illustrato nella circolare n. 86/2020 in ordine alle aziende destinatarie della disciplina e ai lavoratori ammessi alla misura, si precisa che il decreto-legge n. 104/2020 non ha modificato la regolamentazione da seguire per la richiesta dei trattamenti in parola.

Ne consegue che la domanda di CIGD - da inviare esclusivamente all’Istituto ai sensi di quanto stabilito dall’articolo 22-quater del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020 - dovrà essere preceduta dalla definizione di un accordo sindacale che l’azienda e le organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale possono concludere anche in via telematica. Si ricorda che sono esonerati dalla definizione delle citate intese esclusivamente i datori di lavoro con dimensioni aziendali fino ai 5 dipendenti.

Ai beneficiari dei trattamenti in deroga continuano ad essere riconosciuti la contribuzione figurativa e i relativi assegni al nucleo familiare, ove spettanti.

Limitatamente ai lavoratori del settore agricolo, per le ore di riduzione o sospensione delle attività, nei limiti ivi previsti, il trattamento è equiparato a lavoro ai fini del calcolo delle prestazioni di disoccupazione agricola.

Si ribadisce altresì che anche per i trattamenti in deroga non si applicano le disposizioni relative al requisito dell’anzianità di effettivo lavoro, previsto dall’articolo 1, comma 2, primo periodo, del D.lgs n. 148/2015, né è dovuto il contributo addizionale, di cui all’articolo 5 del medesimo decreto legislativo, quest’ultimo limitatamente alle prime 9 settimane di cui all’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020. Non si applica altresì la riduzione in percentuale della relativa misura di cui all’articolo 2, comma 66, della legge 28 giugno 2012, n. 92, in caso di proroghe dei trattamenti di cassa integrazione in deroga.

I datori di lavoro che richiedono il trattamento di cassa integrazione in deroga per periodi successivi al 13 luglio 2020 possono trasmettere domanda all’Istituto, anche qualora non abbiano completato i periodi di competenza regionale/ministeriale. Restano salve le autorizzazioni già adottate dal Ministero.

Riguardo alle aziende plurilocalizzate, si precisa che potranno inviare domanda come “deroga plurilocalizzata” (cfr. il messaggio n. 2946/2020) esclusivamente le aziende che hanno ricevuto una prima autorizzazione con decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali; tutte le altre aziende, invece, dovranno trasmettere domanda come “deroga INPS” (cfr. la circolare 86/2020).

In caso di richieste di accesso all’ulteriore periodo di 9 settimane, anche per i trattamenti in deroga valgono le indicazioni fornite ai precedenti paragrafi 2 e 2.1.

5.Cassa integrazione speciale per gli operai e impiegati a tempo indeterminato dipendenti da imprese agricole (CISOA)

Per il settore agricolo il decreto-legge n. 104/2020 ha previsto la possibilità di presentare domanda di concessione del trattamento di cassa integrazione speciale operai agricoli (CISOA) per sospensioni dell'attività lavorativa dovute ad eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da COVID-19, ai sensi dell’articolo 19, comma 3-bis, del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, per un periodo della durata di massima di 50 giorni ricompresi tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020.

Il predetto periodo può essere richiesto anche se non sono state presentate precedenti domande di CISOA con causale “CISOA DL RILANCIO”, ai sensi dell’articolo 19, comma 3-bis, del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020. Qualora, invece, siano stati richiesti e autorizzati, ai sensi della predetta normativa, periodi che si collocano, anche parzialmente, successivamente al 12 luglio 2020, gli stessi sono imputati, riducendoli, ai 50 giorni previsti dal decreto-legge n. 104/2020.

Conseguentemente, in caso di domanda eccedente il numero massimo di giornate concedibile per singolo lavoratore, le Strutture territoriali ridetermineranno correttamente il trattamento mediante un accoglimento parziale delle richieste.

Le domande di concessione del trattamento di CISOA per periodi decorrenti dal 13 luglio e sino 31 dicembre 2020 devono essere presentate utilizzando sempre la causale “CISOA DL RILANCIO”. Le predette domande possono riguardare anche lavoratori per i quali risulti superato il limite di fruizione ordinario pari a 90 giornate. Inoltre, come già ricordato, le domande in questione possono essere presentate sia per lavoratori per i quali non è stata richiesta la prestazione di CISOA con causale “CISOA DL RILANCIO” sia per lavoratori che, invece, hanno già fruito di massimo 90 giornate di trattamento ai sensi dell’articolo 19, comma 3-bis, del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020 (cfr. la circolare n. 84/2020, par. 7). Anche i trattamenti concessi ai sensi dell’articolo 1, comma 8, del decreto-legge n. 104/2020, sono neutri ai fini delle successive richieste.

Ai fini dell’accesso alla prestazione in argomento non è previsto, per ciascun lavoratore, il requisito dell’anzianità lavorativa pari a 181 giornate nell’anno solare di riferimento presso l’azienda richiedente la prestazione, ma è necessario che i lavoratori medesimi risultino alle dipendenze dell’azienda alla data del 13 luglio 2020. Sul punto si richiamano le disposizioni contenute al paragrafo 3 della presente circolare, con riferimento al computo dei periodi di occupazione dei lavoratori nelle ipotesi di trasferimento d’azienda.

Si ribadisce che anche per tali domande la competenza concessoria è trasferita in capo al direttore della Struttura Inps territorialmente competente e non alle Commissioni provinciali. Si confermano altresì le disposizioni contemplate nella circolare n. 84/2020, al paragrafo 7.5, in merito alla modalità di pagamento della prestazione, nonché quelle relative all’incompatibilità con la prestazione di cassa integrazione in deroga eventualmente concessa secondo le regole di cui al paragrafo 7.6 della predetta circolare. Resta, comunque, ferma la possibilità di chiedere la cassa integrazione in deroga per i soli lavoratori a tempo determinato che sono esclusi dalla tutela della CISOA.

Il decreto-legge n. 104/2020 ha altresì previsto che i trattamenti di CISOA autorizzati ai sensi dell’articolo 1, comma 8, del decreto-legge n. 104/2020, così come quelli autorizzati ai sensi dell’articolo 19, comma 3-bis, del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, e successive modificazioni, sono computati ai fini del raggiungimento del requisito delle 181 giornate di effettivo lavoro previsto dall’articolo 8 della legge 8 agosto 1972, n. 457.

Resta ferma, infine, la possibilità di chiedere la CISOA con le ordinarie causali previste dalla circolare n. 178/1993, ovviamente per periodi distinti da quelli per i quali la prestazione è richiesta con la causale creata per effetto della normativa emergenziale (“CISOA DL RILANCIO”).

6.Termini di trasmissione delle domande relative ai trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA

La disciplina dei termini di trasmissione delle istanze relative ai trattamenti di integrazione salariale per le causali collegate all’emergenza epidemiologica da COVID-19 è stata oggetto di numerosi interventi. Da ultimo, il decreto-legge n. 104/2020, oltre a confermare – a regime - il regime decadenziale per la presentazione delle domande relative ai trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA, fissandolo entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa, prevede un differimento transitorio dei termini di trasmissione delle domande relative ai medesimi trattamenti che rientrano nella nuova disciplina declinata dall’articolo 1.

Il successivo comma 9 del medesimo articolo 1 prevede che sia i termini decadenziali di invio delle domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza epidemiologica da COVID-19, sia quelli di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi, compresi quelli differiti in via amministrativa, in scadenza entro il 31 luglio 2020, sono differiti al 31 agosto 2020.

Contemporaneamente, il comma 10 del medesimo articolo 1 introduce un differimento ope legis al 30 settembre 2020 dei termini per l’invio delle domande relative ai trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA che, in via ordinaria, scadrebbero nel periodo ricompreso tra il 1° agosto 2020 e il 31 agosto 2020.

Conseguentemente, anche le istanze di trattamenti con inizio di sospensione o riduzione dal 1° luglio 2020 al 12 luglio 2020, ancorché non ricomprese nella nuova disciplina dettata dal decreto-legge n. 104/2020, possono essere utilmente trasmesse entro il 30 settembre 2020.

Il Ministero vigilante, in relazione alla gestione dell’emergenza, ha segnalato l’esigenza dello slittamento del suddetto termine al 31 ottobre 2020, anche in ragione di una imminente soluzione legislativa. Pertanto, il termine del 30 settembre viene sospeso e le domande e la documentazione per i pagamenti diretti presentate oltre tale data ed entro il 31 ottobre saranno definite successivamente all’entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge n. 104/2020.

Si ricorda che i termini decadenziali di cui trattasi, non devono intendersi in termini assoluti, ma devono considerarsi operanti solo con riferimento al periodo oggetto della domanda rispetto al quale la decadenza è intervenuta, potendo sempre il datore di lavoro inviare una diversa domanda riferita a un periodo differente.

Pertanto, laddove l’istanza riguardi un arco temporale di durata plurimensile, il regime decadenziale riguarderà esclusivamente il periodo in relazione al quale il termine di invio della domanda risulti scaduto.

7.Termini di trasmissione dei dati utili al pagamento o al saldo dei trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA

L’articolo 1, comma 6, del decreto-legge n. 104/2020 conferma che, a regime, in caso di pagamento diretto da parte dell'Istituto, il datore di lavoro è tenuto a inviare tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell'integrazione salariale entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale ovvero, se posteriore, entro il termine di trenta giorni dalla notifica del provvedimento di concessione. A tale proposito, si specifica che il termine che deve essere preso in considerazione è quello più favorevole al datore di lavoro (cfr. l’esempio seguente).

Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri a essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente.

Il successivo comma 9 del medesimo articolo 1 prevede che, sia i termini decadenziali di invio delle domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza epidemiologica da COVID-19 sia quelli di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi, compresi quelli differiti in via amministrativa, in scadenza entro il 31 luglio 2020, sono differiti al 31 agosto 2020.

Infine, come anticipato, il comma 10 dell’articolo 1 introduce un differimento ope legis al 30 settembre 2020, oltre che dei termini per l’invio delle domande dei trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA, anche di quelli relativi alla trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi che, in applicazione della disciplina ordinaria, si collocano tra il 1° agosto e il 31 agosto 2020.

Sempre in ordine ai termini decadenziali per l’invio dei dati utili al pagamento delle prestazioni, dal combinato disposto dei commi 6 e 10 dell’articolo 1, si è avuto modo di constatare che, in talune particolari situazioni, la mancata applicabilità del differimento al 30 settembre dei termini di invio dei dati necessari al pagamento delle prestazioni (SR41 semplificato) avrebbe potuto generare ricadute negative su aziende e lavoratori.

A titolo esemplificativo si riporta il seguente caso:

  • per una domanda di integrazione salariale il cui periodo si colloca dall’8 giugno 2020 al 4 luglio 2020, autorizzata e notificata il 7 agosto 2020, in applicazione della disciplina generale, da ultimo confermata dal comma 6 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020, il termine di invio dei dati scadrebbe il 6 settembre 2020 (30° giorno successivo a quello di notifica del provvedimento adottato). Tuttavia, detto termine - più favorevole ad aziende ed intermediari in situazioni ordinarie - si rivela penalizzante se confrontato con quello differito al 30 settembre 2020 ai sensi di quanto disposto dal comma 10 del medesimo articolo 1.

In relazione a quanto precede, su conforme parere del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, la previsione di cui al comma 10 dell’articolo 1 può essere estesa anche alle situazioni come quella sopra descritta.

Infine, anche relativamente ai termini di trasmissione dei dati utili al pagamento, si richiamano le considerazioni svolte nel precedente paragrafo, per quanto attiene lo slittamento del termine dal 30 settembre 2020 al 31 ottobre 2020.

8.Modalità di pagamento della prestazione

In merito alle modalità di pagamento della prestazione, rimane inalterata la possibilità per l’azienda di anticipare le prestazioni e di conguagliare gli importi successivamente, così come la possibilità di richiedere il pagamento diretto da parte dell’Inps, senza obbligo di produzione della documentazione comprovante le difficoltà finanziarie dell’impresa.

Con riferimento al pagamento diretto, si precisa che l’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020 richiama anche gli articoli 22-quater e 22-quinquies del decreto-legge n. 18/2020, che regolamentano il pagamento diretto dei trattamenti salariali a carico dell’Istituto con il possibile anticipo del 40%.

Conseguentemente, la citata disciplina – come illustrata nel messaggio n. 2489/2020 e nella circolare n. 78/2020 - trova applicazione anche con riferimento ai trattamenti di cui all’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge n. 104/2020.

Al riguardo, si rammenta che la presentazione delle domande di CIGO, di CIG in deroga e di ASO, a pagamento diretto con richiesta di anticipo del 40% deve avvenire entro 15 giorni dall'inizio del periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. L’Istituto autorizza le richieste di anticipazione e dispone il pagamento dell’anticipo nei confronti dei lavoratori individuati dall’azienda, entro 15 giorni dal ricevimento delle stesse. Successivamente, entro i termini di decadenza già illustrati al precedente paragrafo 7, il datore di lavoro deve inviare all’Inps, tramite il modello “SR41 semplificato”, tutti i dati necessari per il saldo dell'integrazione salariale. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri a essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente e, conseguentemente, le somme eventualmente erogate ai lavoratori a titolo di anticipo verranno considerate indebite e recuperate in capo al datore di lavoro.

9.Risorse finanziarie

Ai sensi di quanto previsto dal comma 11 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020, i trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA, previsti dal medesimo articolo 1, sono concessi nel limite massimo di spesa di 8.220,3 milioni di euro, così ripartito:

  • 5.174 milioni di euro per i trattamenti di cassa integrazione ordinaria e assegno ordinario;
  • 2.889,6 milioni di euro per i trattamenti di cassa integrazione in deroga;
  • 156,7 milioni di euro per i trattamenti di CISOA.

Lo stanziamento a carico dello Stato finanzia le prestazioni di sostegno al reddito in esame e la relativa contribuzione figurativa o correlata che non sarebbero state autorizzate nell’ordinario regime previsto dal D.lgs. n. 148/2015, sia con riferimento al superamento dei limiti di fruizione della CIGO/ASO sia con riferimento alla nuova platea dell’assegno ordinario del FIS (datori di lavoro iscritti che occupano mediamente più di 5 e fino a 15 dipendenti) e sia con riferimento al superamento dei limiti finanziari posti dai rispettivi decreti interministeriali per le aziende iscritte ai Fondi di solidarietà di cui agli articoli 26 e 40 del D.lgs n. 148/2015, nonché gli assegni al nucleo familiare dell’assegno ordinario.

Il monitoraggio del tetto di spesa è affidato all’Istituto che - qualora dalla valutazione complessiva dei provvedimenti adottati riscontri l’avvenuto raggiungimento, anche in via prospettica, dell’importo stanziato - non potrà più emettere ulteriori provvedimenti concessori.

Si fa presente altresì che, ai fini dell’erogazione dell’assegno ordinario da parte dei Fondi di cui all’articolo 27 del D.lgs n. 148/2015 (Fondo di solidarietà bilaterale dell’Artigianato e il Fondo di solidarietà bilaterale per i lavoratori in somministrazione) - non gestiti dall’Istituto – il comma 7 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 104/2020 prevede uno stanziamento massimo a carico del bilancio statale di complessivi 1.600 milioni di euro, per l’anno 2020, che saranno trasferiti ai rispettivi Fondi con decreti ministeriali.

L’articolo 1, comma 11, del decreto-legge n. 104/2020, nel prevedere che: “I trattamenti di cui ai commi 1, 2 e 8 sono concessi nel limite massimo di spesa pari a 8.220,3 milioni di euro, ripartito in 5.174 milioni di euro per i trattamenti di cassa integrazione ordinaria e assegno ordinario di cui ai commi 1 e 2, in 2.889,6 milioni di euro per i trattamenti di cassa integrazione in deroga di cui ai commi 1 e 2 e in 156,7 milioni di euro per i trattamenti di cui al comma 8, individua dei finanziamenti aggiuntivi che si vanno a sommare ai precedenti stanziamenti.

Viene, pertanto, previsto un finanziamento unico per la CIGO, per il FIS e per i Fondi di cui agli articoli 26 e 40 del D.lgs n. 148/2015, pari a complessivi 17.852,6 milioni di euro, nel quale vanno a confluire il finanziamento di 11.599,1 milioni di euro previsto dall’articolo 19 del decreto-legge n. 18/2020, a cui si aggiungono i finanziamenti di cui all’articolo 19, comma 6-ter, dello stesso decreto-legge, pari a 250 milioni di euro, per l’anno 2020, di cui all’articolo 20, comma 5 e 7-bis, del medesimo decreto-legge, rispettivamente pari, per l’anno 2020, a 828,6 milioni di euro e 0,9 milioni di euro, nonché i 5.174 milioni di euro previsti dal citato articolo 1, comma 11, del decreto-legge n. 104/2020.

Parimenti, con riferimento alle prestazioni di cassa integrazione in deroga autorizzate dall’Inps, ivi comprese le prestazioni di deroga autorizzate dai rispettivi Fondi per le Province autonome di Trento e di Bolzano, viene previsto un finanziamento unico pari a 3.789,6 milioni di euro, risultante dalla somma di 900 milioni di euro previsti dal decreto interministeriale n. 9/2020 (art. 3, comma 1, lett. c) e di 2.889,6 milioni di euro previsti dal citato comma 11.

Nella tabella che segue vengono pertanto riepilogati i finanziamenti complessivi per le distinte tipologie di prestazioni COVID-19.

Prestazione

Finanziamento Complessivo (in milioni di euro)

Regole di accesso

CIGO (compresa CIGO sospensione CIGS)/FIS/FONDI DI SOLIDARIETA’ EX ART 26 e 40 D.lgs n. 148/2015

17.852,6 (11.599,1 + 250 + 828,6 + 0,9 + 5.174)

Per la CIGO le aziende che superano i limiti di fruizione previsti dal D.lgs n. 148/2015. Per la CIGO sospensione CIGS tutte le aziende che rientrano nel campo di applicazione. Per il FIS e i Fondi di solidarietà ex art. 26 e 40, sia i datori di lavoro che non rientrano con le regole ordinarie sia quelli per i quali il Fondo di riferimento ha esaurito la capienza.

CIGD in deroga autorizzata dall’Inps

3.789,6 (900 + 2.889,6)

Tutte le aziende che hanno i requisiti per accedere alle prestazioni Covid- nazionale autorizzate dall’Inps

CISOA

156,7

 

Con riferimento alle prestazioni di cassa integrazione in deroga autorizzata dall’Inps, rientrano nel finanziamento sia le proroghe dei decreti regionali sia le proroghe delle plurilocalizzate, nonché le proroghe delle prestazioni in deroga concesse dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, che autorizzano le proprie prestazioni per il tramite dei rispettivi Fondi di solidarietà.

Con riferimento a queste ultime, si evidenzia che, venendo meno la ripartizione per Regione/Provincia autonoma, i Fondi di solidarietà delle Province autonome, nell’autorizzare le prestazioni in deroga, potranno attingere al finanziamento unico di cui alla tabella precedente non appena avranno esaurito, per il tramite delle autorizzazioni concesse, le somme precedentemente stanziate che si riepilogano nella tabella che segue:

Provincia Autonoma

Finanziamento ex DL 18/20, ripartito con D.I. n.3/2020

Finanziamento ex DL 18/20, ripartito con D.I. n.5/2020

Finanziamento ex DL 18/20, ripartito con D.I. n.10/2020

TOTALE

P.A. Bolzano

13.966.560,00 €

15.733.440,00 €

16.519.000,00 €

46.219.000,00 €

P.A. Trento

8.535.120,00 €

9.614.880,00 €

 

18.150.000,00 €

10.Trattamenti di sostegno al reddito per sospensione dei lavoratori residenti o domiciliati in Comuni interessati da provvedimenti di permanenza domiciliare adottati dall’autorità pubblica per l’epidemia da COVID-19

Nell’ambito delle misure volte a supportare i lavoratori e le imprese nella situazione emergenziale determinatasi a causa del COVID-19, l’articolo 19 del decreto-legge n. 104/2020 ha introdotto una particolare tutela per i lavoratori - domiciliati o residenti in Comuni per i quali la pubblica autorità abbiaemanato provvedimenti di contenimento e di divieto di allontanamento dal proprio territorio - che siano stati impossibilitati a raggiungere il luogo di lavoro in conseguenza dell’emanazione di ordinanze amministrative emesse dalle autorità pubbliche territorialmente competenti, in merito all'obbligo di permanenza domiciliare e conseguente divieto di allontanamento dal territorio comunale in ragione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, prima dell’entrata in vigore del decreto-legge n. 104/2020.

Si evidenzia che la disposizione di cui trattasi ammette allo specifico trattamento di integrazione salariale esclusivamente i lavoratori per i quali non hanno trovato applicazione le tutele previste in ragione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Ne consegue che detta particolare prestazione non potrà riguardare soggetti già ricompresi in precedenti richieste di trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA ovvero destinatari della misura di cui all’articolo 26 del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, e successive modificazioni.

In particolare, la norma prevede che i datori di lavoro operanti esclusivamente nelle Regioni Emilia-Romagna, Regione del Veneto e Lombardia, che abbiano sospeso l’attività lavorativa, anche limitatamente alla prestazione dei soggetti sopra indicati, a causa dell'impossibilità di raggiungere il luogo di lavoro da parte dei medesimi dipendenti, possono presentare domanda di accesso ai trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA con specifica causale «COVID-19 - Obbligo permanenza domiciliare», per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 30 aprile 2020 e in relazione alla durata delle misure previste dai provvedimenti emanati dalle pubbliche autorità, fino a un massimo di 4 settimane complessive per le prestazioni di CIGO, assegno ordinario e CIGD.

Per la CISOA è possibile presentare domanda di accesso alla prestazione, sempre con la specifica causale «COVID-19 - Obbligo permanenza domiciliare» e per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 30 aprile 2020, tenuto conto della durata delle misure previste dai provvedimenti emanati dalle pubbliche autorità e, comunque, fino a un massimo di 20 giornate. Al riguardo, si fa presente che la CISOA è riconosciuta in funzione delle giornate di lavoro non prestate e, quindi, il predetto limite massimo di 20 giornate lavorative equivale alla durata massima di quattro settimane complessivamente richiedibili ai sensi dell’articolo 19 del decreto-legge n. 104/2020.

Le istanze di accesso al trattamento spettante – corredate dall'autocertificazione, rilasciata ai sensi dell’articolo 47 del D.P.R. n. 445/2000, del datore di lavoro indicante l'autorità che ha emesso il provvedimento di restrizione - devono essere trasmesse esclusivamente all'Istituto, a pena di decadenza, entro 15 ottobre 2020.

In caso di richiesta di pagamento diretto della prestazione da parte dell'Inps, il datore di lavoro deve inviare all'Istituto tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell'integrazione salariale entro il 15 novembre 2020.

Trascorsi infruttuosamente detti termini, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro.

I trattamenti di cui trattasi sono concessi nel limite massimo di spesa pari a 59,3 milioni di euro per l'anno 2020.

Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente utilizzo dello stanziamento di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge n. 18/2020 (convertito dalla legge n. 27/2020, e successive modificazioni), così come da ultimo definito con l’articolo 91, comma 6, del decreto-legge n. 104/2020, nella misura di 2.573,2 milioni di euro.

Il monitoraggio del tetto di spesa è affidato all’Istituto che - qualora dalla valutazione complessiva dei provvedimenti adottati riscontri l’avvenuto raggiungimento, anche in via prospettica, dell’importo stanziato - non potrà più emettere ulteriori provvedimenti concessori.

La procedura informatica per la presentazione delle domande sarà resa disponibile a breve e il rilascio sarà comunicato con specifico messaggio, con il quale si forniranno le istruzioni tecniche per la presentazione delle domande stesse.

In considerazione dei nuovi e più stringenti termini previsti dal decreto-legge n. 104/2020 per la presentazione delle domande, in ragione dei tempi tecnici di realizzazione delle procedure di gestione da parte dell’Istituto, in fase di prima applicazione, le aziende, con riferimento ai periodi i cui termini di trasmissione fossero già scaduti, potranno utilmente inviare le relative istanze entro e non oltre 30 giorni dalla data di pubblicazione del predetto messaggio di rilascio della procedura.

11.Cassa integrazione in deroga con causale “COVID-19” in favore dei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti. Modifiche alla disciplina

L’articolo 2 del decreto-legge n. 104/2020 ha sostituito la disciplina della cassa integrazione in deroga in materia di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa dei lavoratori dipendenti sportivi professionisti, introdotta, in ragione della pandemia da COVID-19, dall’articolo 98, comma 7, del decreto-legge n. 34/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77/2020, che è stato abrogato.

Con il citato intervento il legislatore, introducendo all'articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, dopo il comma 1, il comma 1-bis, colloca la norma nell’alveo delle disposizioni generali in materia di cassa integrazione in deroga e, contemporaneamente, assegna all’Istituto la competenza concessoria relativa a tale trattamento.

La disposizione, tuttavia, salvaguarda la validità e gli effetti prodotti dalle domande già presentate dalle Associazioni sportive presso le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano che – nei limiti delle risorse loro assegnate – devono provvedere alla relativa autorizzazione, nel rispetto delle condizioni di accesso stabilite dalla norma.

A tale riguardo, si fa presente che il nuovo comma 1-bis dell’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, definisce alcuni aspetti relativi ai requisiti necessari per il riconoscimento della prestazione.

In particolare, la norma precisa che possono essere ammessi al trattamento in deroga i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti che abbiano percepito retribuzioni contrattuali lorde non superiori a 50.000 euro, nella stagione sportiva 2019-2020; la nuova previsione supera, quindi, il concetto di retribuzione annua, riferita al 2019, presente nella precedente disciplina. A tale proposito, la norma in commento chiarisce che la retribuzione contrattuale utile per l'accesso alla misura viene dichiarata dal datore di lavoro. Il datore di lavoro dovrà pertanto fornire, per le domande da presentare all’Istituto, una dichiarazione di responsabilità - rilasciata ai sensi dell’articolo 47 del D.P.R. n. 445/2000 - in ordine al rispetto di tale requisito per i lavoratori per cui si richiede la prestazione. In relazione alle domande già pervenute la dichiarazione di responsabilità potrà essere inviata in un momento successivo all’invio della domanda. Non potranno essere autorizzate domande prive della suddetta dichiarazione.

In relazione alla collocazione della nuova previsione all’interno dell’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020. e successive modificazioni, il trattamento in deroga di cui trattasi può riguardare un periodo di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 ottobre 2020.

Riguardo alla durata massima del trattamento, il nuovo comma 1-bis dell’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, nel ribadire un limite complessivo generale di 9 settimane autorizzabili per ogni singola Associazione sportiva, stabilisce che, esclusivamente per le Associazioni aventi sede nelle Regioni di cui all’articolo 22, comma 8-quater, del citato decreto-legge (Lombardia, Regione del Veneto ed Emilia-Romagna), potranno essere autorizzati periodi fino a 13 settimane, nei limiti delle disponibilità finanziarie già assegnate alle medesime Regioni.

Ai fini dell’identificazione dei soggetti cui si rivolge la disposizione introdotta dalla norma in commento, si richiama la previsione di cui all'articolo 2 della legge 23 marzo 1981, n. 91, secondo la quale la qualifica di sportivo professionista può essere prevista, nell'ordinamento delle singole Federazioni sportive nazionali del CONI, con riferimento agli atleti, agli allenatori, ai direttori tecnico-sportivi e ai preparatori atletici, che esercitino l'attività sportiva a titolo oneroso e con carattere di continuità. Tali soggetti sono iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti. Attualmente, la qualifica di professionista è contemplata nell'ordinamento delle federazioni relative ai seguenti sport: calcio, ciclismo, golf e pallacanestro.

Per il finanziamento dei trattamenti erogati dall’Inps sono stanziati 21,1 milioni di euro (per il 2020), che rappresentano il limite massimo di spesa da rispettare ai fini della concessione della misura.

Con il messaggio n. 3137/2020, cui si rimanda per gli aspetti più strettamente operativi, è stata comunicata la disponibilità, sul sito dell’Istituto, dell’applicativo informatico per la trasmissione all’Istituto delle richieste di cui trattasi.

Si ricorda che le domande possono essere inoltrate esclusivamente da aziende aventi codice statistico contributivo (CSC) 1.18.08 e vanno corredate dell’elenco dei beneficiari, da allegare in formato “csv”.

Inoltre, trattandosi di CIGD, le Associazioni con forza occupazionale superiore alle 5 unità dovranno altresì allegare - in formato “pdf” - il necessario accordo sindacale che, invece, non è previsto per i datori di lavoro con dimensioni aziendali fino ai 5 dipendenti.

Le Associazioni sportive che hanno già inoltrato domanda alle Regioni o Province autonome non devono produrre all’Istituto una nuova istanza in sostituzione della precedente.

In relazione alla durata massima dei trattamenti di cui trattasi, si precisa che, qualora siano già state autorizzate 9 o 13 settimane come “deroga regionale”, non potranno essere richiesti né autorizzati ulteriori periodi.

La prestazione viene erogata con pagamento diretto da parte dell’Inps.

Con successivo messaggio verrà comunicata l’operatività di detta opzione.

Gli effetti del regime decadenziale relativo alle istanze di concessione del trattamento in parola presentate all’Inps si considerano operanti decorsi 30 giorni dalla data di pubblicazione del messaggio n. 3137/2020 (dal 21 settembre 2020).

Con riferimento alle domande per riduzioni o sospensioni dell'attività lavorativa relative ai periodi da luglio 2020 a ottobre 2020 trova applicazione il regime decadenziale illustrato al precedente paragrafo 6.

12.Cassa integrazione straordinaria per le aziende del settore aereo

L’articolo 20 del decreto-legge n. 104/2020, novellando l’articolo 94 del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, estende il trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale alle aziende operanti nel settore aereo, in possesso di particolari requisiti, che hanno cessato o cessano l'attività produttiva nel corso dell'anno 2020 e che non sono sottoposte a procedure concorsuali al momento della sottoscrizione dell’accodo previsto dalla norma.

In particolare, il citato articolo 20 del decreto-legge n. 104/2020, agendo sui primi due commi dell’articolo 94 del decreto-legge n. 18/2020:

  • incrementa di 190,2 milioni di euro, per l'anno 2020, la dotazione del Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale, costituito ai sensi dell'articolo 1-ter del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291;
  • prevede, in deroga agli articoli 4 e 22 del D.lgs n. 148/2015 e nel limite complessivo di 9,8 milioni di euro per l'anno 2020 e 22,9 milioni di euro per l'anno 2021, la concessione - dalla data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 18/2020 (17 marzo 2020) e fino al 31 dicembre 2020 - del trattamento straordinario di integrazione salariale in favore delle aziende del settore aereo in possesso del Certificato di Operatore Aereo (COA) e titolari di licenza di trasporto aereo di passeggeri rilasciata dall'Ente nazionale dell'aviazione civile (ENAC), a condizione che le medesime aziende cessino l'attività produttiva nel corso dell'anno 2020 e che non siano sottoposte a procedure concorsuali alla data della stipulazione dell'accordo previsto dalla norma.

Per l’autorizzazione al trattamento di CIGS – della durata massima di 10 mesi - è necessaria la preventiva sottoscrizione, in sede governativa, di un accordo stipulato presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, anche in presenza dei Ministeri delle Infrastrutture e dei trasporti e dello Sviluppo economico, nonché della Regione o delle Regioni interessate.

Occorre altresì che si realizzi almeno una delle seguenti condizioni:

  • sussistano prospettive di cessione dell'azienda o di un ramo di essa;
  • vengano posti in essere, dalla Regione o dalle Regioni interessate, specifici percorsi di politica attiva del lavoro secondo le modalità indicate nell'accordo sottoscritto in sede governativa.

La novella legislativa introduce, inoltre, all’articolo 94 del decreto-legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020, dopo il comma 2, il comma 2–bis, che, al fine del monitoraggio delle risorse finanziarie stanziate allo scopo, prevede che il trattamento di CIGS venga pagato direttamente dall’Istituto.

Il medesimo comma stabilisce, infine, che il trattamento di CIGS di cui al comma 2 del novellato articolo 94 del decreto-legge n. 18/2020 non soggiace all’obbligo del pagamento del contributo addizionale di cui all'articolo 5 del D.lgs n. 148/2015.

Si ricorda, infine, che i datori di lavoro soggetti alla disciplina del Fondo di Tesoreria dovranno versare al predetto Fondo le quote di TFR maturate dal lavoratore durante il periodo di integrazione salariale.

Con successivo messaggio saranno fornite le modalità operative cui i datori di lavoro dovranno attenersi per il recupero, tramite conguaglio, del trattamento straordinario di integrazione salariale di cui trattasi.

Il Direttore Generale

Gabriella Di Michele

 

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