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La conversione in legge del D.L. 08/04/2020 n. 23, oltre a numerose novità riguardanti l'accesso alle varie forme di credito, alle garanzie dello Stato, del Fondo PMI, della Sace e all'intervento di CCIAA, Regioni ed Enti locali a sostegno delle imprese, reca con sè numerose altre integrazioni e modifiche di norme esistenti - ad esempio in tema di bilancio, concordato, ecc - per le quali consigliamo ai nostri lettori un'attenta lettura ed un confronto con i propri commercialisti e/o responsabili finanziari.

In particolare, tuttavia, vorremmo sottoineare l'introduzione dell'art. articolo 29-bis, con il quale i datori di lavoro vengono esonerati dalla responsabilità per eventuali contagi da Covid-19 dei dipendenti, ove abbiano applicato le prescrizioni contenute nel protocollo per il contenimento della diffusione del COVID-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto tra il Governo e le parti sociali.

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D.L. 25-03-20 n. 19 coordinato con Legge conversione  22-05-20 n.  35: «Misure urgenti  per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19».

(GU n.132 del 23-5-2020)

Vigente al: 23-5-2020

Avvertenza:

Il testo coordinato qui pubblicato é stato redatto dal Ministero della giustizia ai sensi dell'articolo 11, comma 1, del testo  unico delle disposizioni sulla promulgazione delle  leggi,  sull'emanazione dei decreti del Presidente della  Repubblica  e  sulle  pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, nonché dell'art. 10, commi 2 e 3, del medesimo  testo unico, al solo fine di facilitare la lettura sia  delle  disposizioni del decreto-legge, integrate con le modifiche apportate  dalla  legge di conversione, che di quelle modificate o  richiamate  nel  decreto, trascritte nelle note. Restano invariati il valore  e  l'efficacia degli atti legislativi qui riportati.

Le modifiche apportate dalla legge di conversione sono stampate con caratteri corsivi.

Tali modifiche sono riportate in video tra i segni (( ... )).

A norma dell'art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate dalla  legge  di conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della  sua pubblicazione.

Art. 1

Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19

1. Per contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19, su  specifiche  parti  del  territorio nazionale ovvero, occorrendo, sulla totalità di esso, possono essere adottate, secondo quanto previsto dal presente decreto,  una  o  più misure tra quelle di cui al  comma  2,  per  periodi  predeterminati, ciascuno di durata non  superiore  a  trenta  giorni,  reiterabili  e modificabili anche più volte fino al 31 luglio 2020,  termine  dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, (( pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1° febbraio 2020, )) e con possibilità di  modularne  l'applicazione in aumento ovvero in diminuzione secondo  l'andamento  epidemiologico del predetto virus.

2. Ai sensi e per le finalità di cui al comma 1,  possono  essere adottate, secondo  principi  di  adeguatezza  e  proporzionalità  al rischio effettivamente presente su specifiche  parti  del  territorio nazionale ovvero sulla totalità di esso, una o più tra le  seguenti misure:

a) limitazione della circolazione delle persone, anche prevedendo limitazioni alla possibilità   di   allontanarsi   dalla   propria residenza, domicilio o dimora  se  non  per  spostamenti  individuali limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze  lavorative, da situazioni di necessità o urgenza, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni ((. Ai soggetti  con  disabilità  motorie  o  con disturbi dello spettro  autistico,  con  disabilità  intellettiva  o sensoriale o con problematiche psichiatriche  e  comportamentali  con necessità di supporto, certificate ai sensi della legge  5  febbraio 1992, n. 104, é consentito uscire  dall'ambiente  domestico  con  un accompagnatore qualora ciò sia necessario al benessere  psico-fisico della persona e purché siano pienamente rispettate le condizioni  di sicurezza sanitaria ));

b) chiusura al pubblico di strade urbane,  parchi,  ((  aree  da gioco )), ville e giardini pubblici o altri spazi pubblici;

c) limitazioni o divieto di allontanamento  e  di  ingresso  in territori comunali, provinciali  o  regionali,  nonché  rispetto  al territorio nazionale;

d) applicazione della misura della quarantena precauzionale  ai soggetti che hanno avuto contatti  stretti  con  casi  confermati  di malattia  infettiva  diffusiva  o  che  ((  entrano  nel   territorio nazionale )) da aree ubicate al di fuori del territorio italiano;

e) divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione  o dimora per le persone sottoposte alla  misura  della  quarantena  ((, applicata dal sindaco quale autorità sanitaria  locale,  ))  perché risultate positive al virus;

(( f) (soppressa); ))

g) limitazione o sospensione di manifestazioni o iniziative  di qualsiasi natura, di eventi e di ogni altra forma di riunione (( o di assembramento )) in luogo pubblico  o  privato,  anche  di  carattere culturale, ludico, sportivo, ricreativo e religioso;

h) sospensione delle cerimonie civili e religiose,  limitazione dell'ingresso nei luoghi destinati al culto;

(( h-bis) adozione di  protocolli  sanitari,  d'intesa  con  la Chiesa  cattolica  e  con  le  confessioni  religiose  diverse  dalla cattolica, per la definizione delle misure necessarie ai  fini  dello svolgimento delle funzioni religiose in condizioni di sicurezza; ))

i) chiusura di cinema, teatri, sale da concerto ((,))  sale  da ballo, discoteche, sale giochi, sale scommesse e sale  bingo,  centri culturali, centri sociali e centri ricreativi o altri analoghi luoghi di aggregazione;

l) sospensione dei congressi, di ogni tipo di evento sociale e di ogni altra attività  convegnistica  o   congressuale,   salva   la possibilità di svolgimento a distanza;

m) limitazione o sospensione di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina in luoghi pubblici o privati, ivi compresa la possibilità di disporre la chiusura temporanea  di  palestre,  (( centri termali,  centri  sportivi  )),  piscine,  centri  natatori  e impianti sportivi, anche  se  privati,  nonché  di  disciplinare  le modalità di svolgimento degli allenamenti sportivi all'interno degli stessi luoghi;

n) limitazione o sospensione delle attività ludiche, ricreative, sportive e motorie svolte all'aperto o in luoghi aperti al pubblico ((, garantendo comunque la possibilità di svolgere  individualmente, ovvero  con  un  accompagnatore  per  i  minori  o  le  persone   non completamente  autosufficienti,  attività   sportiva   o   attività motoria,  purché  nel   rispetto   della   distanza   di   sicurezza interpersonale di almeno due metri  per  l'attività  sportiva  e  di almeno un metro per le attività motorie, ludiche e ricreative ));

o) possibilità di disporre o di (( demandare )) alle competenti autorità statali e regionali la limitazione, la riduzioneo (( o  la sospensione )) di  servizi  di  trasporto  di  persone  e  di  merci, automobilistico, ferroviario, aereo, marittimo, nelle acque  interne, anche non di linea, nonché di trasporto pubblico locale ((; in  ogni caso, la prosecuzione del servizio  di  trasporto  delle  persone  è consentita solo se il gestore predispone le condizioni per  garantire il   rispetto   di   una   distanza   di   sicurezza   interpersonale predeterminata e  adeguata  a  prevenire  o  ridurre  il  rischio  di contagio ));

p) sospensione dei servizi  educativi  per  l'infanzia  di  cui all'articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e delle attività didattiche delle scuole di ogni  ordine  e  grado,  nonché delle istituzioni di formazione superiore, comprese le università  e le  istituzioni  di  alta  formazione  artistica  ((,))  musicale   e coreutica, di corsi professionali, master, corsi per  le  professioni sanitarie  e  università  per  anziani,   nonché   ((   dei   corsi professionali e delle attività formative svolti  ))  da  altri  enti pubblici, anche territoriali e locali ((,)) e da soggetti privati,  o di altri analoghi corsi, attività formative o prove di esame,  ferma la possibilità del loro svolgimento  di  attività  in  modalità  a distanza;

q) sospensione dei viaggi  d'istruzione,  delle  iniziative  di scambio o gemellaggio, delle visite guidate e delle uscite didattiche comunque denominate, programmate  dalle  istituzioni  scolastiche  di ogni ordine e grado sia sul territorio nazionale sia all'estero;

r) limitazione o sospensione dei servizi di apertura al pubblico o chiusura dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'articolo 101 del codice dei beni culturali e del  paesaggio, di cui al  decreto  legislativo  22  gennaio  2004,    42,  nonché dell'efficacia delle disposizioni regolamentari sull'accesso libero o gratuito a tali istituti e luoghi;

s) limitazione della presenza fisica dei dipendenti negli uffici delle amministrazioni pubbliche, fatte comunque salve  le  attività indifferibili e l'erogazione dei servizi essenziali  prioritariamente mediante il ricorso a modalità di lavoro agile;

t) limitazione o  sospensione  delle  procedure  concorsuali  e selettive ((, ad esclusione dei concorsi per il personale sanitario e socio-sanitario,)) finalizzate  all'assunzione  di  personale  presso datori di lavoro pubblici e privati, con possibilità  di  esclusione dei  casi  in  cui  la  valutazione  dei  candidati   é   effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero con modalità  a  distanza, fatte salve l'adozione degli atti di avvio di dette procedure entro i termini fissati dalla legge, la conclusione delle  procedure  per  le quali risulti  già  ultimata  la  valutazione  dei  candidati  e  la possibilità di svolgimento dei procedimenti per il  conferimento  di specifici incarichi;

u) limitazione o sospensione  delle  attività  commerciali  di vendita al dettaglio (( o all'ingrosso  )),  a  eccezione  di  quelle necessarie per  assicurare  la  reperibilità  dei  generi  agricoli, alimentari e di prima necessità da espletare con modalità idonee ad evitare assembramenti di persone, con obbligo a carico del gestore di predisporre le condizioni per garantire il rispetto di  una  distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a  prevenire  o ridurre il rischio di contagio;

v) limitazione o sospensione delle attività di somministrazione al pubblico di bevande e alimenti, nonché di consumo sul  posto  di alimenti e bevande, compresi bar e ristoranti ((, ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, a  condizione che sia garantita la distanza di sicurezza interpersonale  di  almeno un metro, e della ristorazione con consegna a  domicilio  ovvero  con asporto, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie previste per  le attività sia di confezionamento che di trasporto, con  l'obbligo  di rispettare la distanza  di  sicurezza  interpersonale  di  almeno  un metro, con il divieto di consumare i prodotti all'interno dei  locali e con il divieto di sostare nelle immediate  vicinanze  degli  stessi)).

z) limitazione o sospensione di  altre  attività  d'impresa  o professionali,  anche  ove  comportanti  l'esercizio   di   pubbliche funzioni, nonché di lavoro autonomo, con possibilità di  esclusione dei servizi di pubblica necessità previa assunzione di protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non sia  possibile  rispettare  la distanza di sicurezza  interpersonale  predeterminata  e  adeguata  a prevenire o ridurre il rischio di contagio come principale misura  di contenimento,  con  adozione  di  adeguati  strumenti  di  protezione individuale;

aa) (( limitazione o sospensione  ))  di  fiere  e  mercati,  a eccezione di quelli necessari per  assicurare  la  reperibilità  dei generi agricoli, alimentari e di prima necessità;

bb) specifici divieti o limitazioni per gli accompagnatori  dei pazienti   nelle   sale   di   attesa   dei   ((   dipartimenti    di emergenza-urgenza e accettazione e dei reparti di pronto soccorso  )) (DEA/PS);

(( cc) divieto o limitazione dell'accesso di parenti e visitatori in strutture  di  ospitalità  e  lungodegenza,  residenze  sanitarie assistite  (RSA),   hospice,   strutture   riabilitative,   strutture residenziali   per   persone   con   disabilità   o   per   anziani, autosufficienti  e  no,  nonché  istituti  penitenziari  e  istituti penitenziari per minori;  sospensione  dei  servizi  nelle  strutture semiresidenziali  e  residenziali  per  minori  e  per  persone   con disabilità o non autosufficienti, per persone con disturbi mentali e per persone con dipendenza patologica; sono in  ogni  caso  garantiti gli  incontri  tra  genitori  e  figli   autorizzati   dall'autorità giudiziaria, nel rispetto delle prescrizioni  sanitarie  o,  ove  non possibile, in collegamento da remoto; ))

dd) obblighi di comunicazione al servizio sanitario nazionale nei confronti di coloro che sono transitati e hanno sostato in  zone  a rischio epidemiologico come identificate dall'Organizzazione mondiale della sanità o dal Ministro della salute;

ee) adozione di misure di informazione e di prevenzione rispetto al rischio epidemiologico;

ff) predisposizione di modalità di lavoro agile, anche in deroga alla disciplina vigente;

gg) previsione che le attività consentite si  svolgano  previa assunzione da parte del titolare o del gestore  di  misure  idonee  a evitare assembramenti di  persone,  con  obbligo  di  predisporre  le condizioni per garantire il  rispetto  della  distanza  di  sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a  prevenire  o  ridurre  il rischio di contagio; per i servizi di  pubblica  necessità,  laddove non sia possibile rispettare tale distanza interpersonale, previsione di protocolli di sicurezza anti-contagio, con adozione  di  strumenti di protezione individuale;

hh) eventuale previsione di esclusioni dalle  limitazioni  alle attività economiche di cui al presente comma, con verifica caso  per caso affidata a autorità pubbliche specificamente individuate.

3. Per la durata dell'emergenza di cui al comma  1,  può  essere imposto lo svolgimento delle attività non oggetto di sospensione  in conseguenza dell'applicazione di misure di cui al presente  articolo, ove ciò sia assolutamente necessario per assicurarne  l'effettività e la pubblica utilità, con provvedimento del prefetto ((,))  assunto dopo avere sentito, senza formalità, le parti sociali interessate.

(( Art. 1 bis

Deroghe straordinarie in materia di ripresa  di attività di raccolta

 

1. In ragione delle necessità di approvvigionamento alimentare, in tutto il territorio nazionale  sono  consentite,  limitatamente  al territorio del comune di residenza o di dimora e nel  rispetto  della normativa vigente, le  attività  di  raccolta  a  mano  di  prodotti agricoli   e   selvatici   non   legnosi,   purché   siano    svolte individualmente. ))

Art. 2

Attuazione delle misure di contenimento

1. Le misure di cui all'articolo 1 sono adottate con uno  o  più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri,  su  proposta  del Ministro della salute, sentiti il Ministro dell'interno, il  Ministro della difesa, il Ministro dell'economia e delle finanze e  gli  altri ministri competenti per materia, nonché i presidenti  delle  regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione  o alcune specifiche regioni,  ovvero  il  Presidente  della  Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in  cui  riguardino l'intero territorio nazionale. I decreti di  cui  al  presente  comma possono essere altresì adottati su  proposta  dei  presidenti  delle regioni interessate, nel caso in cui  riguardino  esclusivamente  una regione o alcune specifiche  regioni,  ovvero  del  Presidente  della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso  in  cui riguardino l'intero territorio nazionale, sentiti il  Ministro  della salute, il  Ministro  dell'interno,  il  Ministro  della  difesa,  il Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  e  gli   altri   ministri competenti per materia. (( Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato illustra preventivamente alle  Camere  il contenuto dei provvedimenti da adottare ai sensi del presente  comma, al fine di  tenere  conto  degli  eventuali  indirizzi  dalle  stesse formulati; ove  ciò  non  sia  possibile,  per  ragioni  di  urgenza connesse alla natura delle misure da adottare, riferisce alle  Camere ai  sensi  del  comma  5,  secondo  periodo   )).   Per   i   profili tecnico-scientifici   e   le    valutazioni    di    adeguatezza    e proporzionalità, i provvedimenti  di  cui  al  presente  comma  sono adottati sentito, di norma, il (( Comitato tecnico-scientifico ))  di cui all'ordinanza del Capo dipartimento  della  Protezione  civile  3 febbraio 2020, n. 630 ((, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale  n.  32 dell'8 febbraio 2020 )).

2. Nelle more  dell'adozione  dei  decreti  del  Presidente   del Consiglio dei ministri di cui al comma 1  e  con  efficacia  limitata fino a tale momento, in casi di  estrema  necessità  e  urgenza  per situazioni sopravvenute le  misure  di  cui  all'articolo  1  possono essere adottate dal Ministro della salute ai sensi  dell'articolo  32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833.

3. Sono fatti salvi gli effetti prodotti e gli atti adottati sulla base dei decreti e delle ordinanze emanati ai sensi del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, ovvero ai sensi dell'articolo 32  della  legge  23 dicembre  1978,  n.  833.  Continuano  ad  applicarsi   nei   termini originariamente previsti le misure già adottate con  i  decreti  del Presidente del Consiglio dei ministri adottati in data 8 marzo  2020, 9  marzo  2020,  11  marzo  2020  e  22  marzo  2020  ((,  pubblicati rispettivamente nella Gazzetta Ufficiale n. 59 dell'8 marzo 2020,  n. 62 del 9 marzo 2020, n. 64 dell'11 marzo 2020 e n. 76  del  22  marzo 2020, come )) ancora vigenti alla  data  di  entrata  in  vigore  del presente decreto. Le altre misure ancora  vigenti  alla  stessa  data continuano ad applicarsi nel limite di ulteriori dieci giorni.

4. Per gli atti adottati ai sensi del presente decreto i  termini per  il  controllo  preventivo  della  Corte  dei   conti,   di   cui all'articolo 27, comma 1, della legge 24 novembre 2000, n. 340,  sono dimezzati. In ogni caso i provvedimenti adottati  in  attuazione  del presente decreto, durante lo svolgimento  della  fase  del  controllo preventivo della Corte dei  conti,  sono  provvisoriamente  efficaci, esecutori ed esecutivi, a  norma  degli  articoli  21-bis,  21-ter  e 21-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241.

5. I provvedimenti emanati in attuazione del presente articolo sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale  della  Repubblica  italiana  e comunicati  alle  Camere  entro  il  giorno  successivo   alla   loro pubblicazione. Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato riferisce ogni  quindici  giorni  alle  Camere  sulle misure adottate ai sensi del presente decreto.

Art. 3

Misure urgenti di carattere regionale o infraregionale

1. Nelle more  dell'adozione  dei  decreti  del  Presidente   del Consiglio dei  ministri  di  cui  all'articolo  2,  comma  1,  e  con efficacia limitata fino a tale momento, le regioni,  in  relazione  a specifiche  situazioni  sopravvenute  di  aggravamento  del   rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una  parte  di  esso, possono introdurre misure ulteriormente  restrittive  ((  rispetto  a quelle attualmente vigenti )), tra  quelle  di  cui  all'articolo  1, comma  2,  esclusivamente  nell'ambito  delle   attività   di   loro competenza e senza incisione delle attività produttive e  di  quelle di rilevanza strategica per l'economia nazionale.

2. I Sindaci non possono adottare, a pena di inefficacia, ordinanze contingibili e urgenti  dirette  a  fronteggiare   l'emergenza   in contrasto con le misure statali (( e regionali )),  né  eccedendo  i limiti di oggetto cui al comma 1.

3. Le disposizioni di  cui  al  presente  articolo  si  applicano altresì agli atti posti in essere per ragioni di sanità in forza di poteri attribuiti da ogni disposizione di legge previgente.

Art. 4

Sanzioni e controlli

1. Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui all'articolo 1, comma 2, individuate e applicate con i provvedimenti adottati (( ai sensi  dell'articolo  2, commi 1 e 2, )) ovvero dell'articolo 3, é  punito  con  la  sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a (( euro 1.000 ))  e  non  si  applicano  le  sanzioni  contravvenzionali   previste dall'articolo 650 del codice penale o da ogni altra  disposizione  di legge  attributiva  di  poteri  per  ragioni  di  sanità,   di   cui all'articolo 3, comma 3. Se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l'utilizzo di un veicolo (( la sanzione prevista dal primo periodo é aumentata )) fino a un terzo.

2. Nei casi di cui all'articolo 1, comma 2, lettere i), m), p), u), v), z) e  aa),  si  applica  altresì  la  sanzione  amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5  a  30 giorni.

3. (( Si applicano, per quanto non stabilito presente articolo, le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689, in quanto  compatibili.  Per  il  pagamento  in  misura ridotta si applica l'articolo 202, commi 1, 2 e 2.1, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285  )).  Le sanzioni per le violazioni delle misure ((  di  cui  all'articolo  2, commi 1 e 2, )) sono  irrogate  dal  Prefetto.  Le  sanzioni  per  le violazioni delle misure di cui all'articolo  3  sono  irrogate  dalle autorità che le hanno disposte. Ai relativi procedimenti si  applica l'articolo 103 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 ((, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 )).

4. All'atto dell'accertamento delle (( violazioni di cui al comma 2 )), ove necessario per impedire la prosecuzione o  la  reiterazione della  violazione,  ((  l'organo  accertatore  ))  può  disporre  la chiusura provvisoria dell'attività o dell'esercizio per  una  durata non superiore a 5 giorni.  Il  periodo  di  chiusura  provvisoria  è scomputato dalla corrispondente sanzione  accessoria  definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione.

(( 5. In caso di reiterata violazione della disposizione di cui  al comma  1,  la  sanzione  amministrativa  é  raddoppiata   e   quella accessoria é applicata nella misura massima. ))

6. Salvo che il fatto costituisca violazione dell'articolo 452 del codice penale o comunque più grave reato, la violazione della misura di cui all'articolo 1, comma 2,  lettera  e),  é  punita  ai  sensi dell'articolo 260 del regio decreto 27  luglio  1934,  n.1265,  Testo unico delle leggi sanitarie, come modificato dal comma 7.

7. (( Al primo comma )) dell'articolo 260 del  regio  decreto  27 luglio 1934, n.1265, Testo unico delle  leggi  sanitarie,  le  parole «con l'arresto fino a sei mesi e con l'ammenda da lire 40.000 a  lire 800.000» sono sostituite dalle seguenti: «con l'arresto da 3  mesi  e con l'ammenda da euro 500 ad euro 5.000».

8. Le disposizioni del presente articolo che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del  presente decreto, ma in tali casi le sanzioni  amministrative  sono  applicate nella misura minima  ridotta  alla  metà.  Si  applicano  in  quanto compatibili le disposizioni degli articoli  101  e  102  del  decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507.

9. Il Prefetto,   informando   preventivamente   il    Ministro dell'interno, assicura l'esecuzione delle  misure  avvalendosi  delle Forze di polizia ((, del personale dei corpi  di  polizia  municipale munito della qualifica di agente di  pubblica  sicurezza  ))  e,  ove occorra,  delle  Forze   armate,   sentiti   i   competenti   comandi territoriali. Al  personale  delle  Forze  armate  impiegato,  previo provvedimento del Prefetto competente,  per  assicurare  l'esecuzione delle misure di contenimento di cui agli articoli 1 e 2 é attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza. (( Il prefetto assicura l'esecuzione delle  misure  di  contenimento  nei  luoghi  di  lavoro avvalendosi anche  del  personale  ispettivo  dell'azienda  sanitaria locale competente per territorio  e  dell'Ispettorato  nazionale  del lavoro limitatamente alle sue competenze in materia di  salute  e  di sicurezza nei luoghi di lavoro )).

(( Art. 4 bis

Proroga dei piani terapeutici

1. I piani terapeutici che comprendono la fornitura  di  protesi, ortesi,  ausili  e  dispositivi  necessari  per  la  prevenzione,  la correzione o la compensazione di menomazioni o  disabilità,  per  il potenziamento delle abilità nonché per la promozione dell'autonomia dell'assistito, in scadenza durante lo stato di emergenza  deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio  2020,  sono  prorogati per  ulteriori  novanta  giorni.  I  nuovi  piani  terapeutici   sono autorizzati in base a protocolli e procedure  semplificati  stabiliti dalle regioni. ))

Art. 5

Disposizioni finali

1Sono abrogati:

a) il decreto-legge 23 febbraio 2020,    6,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13,  ad  eccezione  degli articoli 3, comma 6-bis, e 4;

b) l'articolo 35 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9.

2. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento  e  di  Bolzano compatibilmente con i rispettivi  statuti  e  le  relative  norme  di attuazione.

(( 3. Dall'attuazione del  presente  decreto  non  devono  derivare nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza   pubblica.   Le amministrazioni interessate provvedono alle  attività  previste  dal medesimo decreto mediante l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. ))

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AGENZIA DELLE ENTRATE

Divisione contribuenti

RISOLUZIONE N. 28

Roma, 29 maggio 2020

OGGETTO: Versamento dell’imposta regionale sulle attività produttive – Articolo 24 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 – Soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare

Sono state avanzate richieste di chiarimento in ordine all’applicazione dell’articolo 24 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, con specifico riferimento ai soggetti che esercitano la propria attività in periodi d’imposta non coincidenti con l’anno solare.

In merito, va in primo luogo ricordato che l’articolo 24, comma 1, del D.L. n. 34 ha previsto che «Non è dovuto il versamento del saldo dell’imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019, fermo restando il versamento dell’acconto dovuto per il medesimo periodo di imposta. Non è altresì dovuto il versamento della prima rata dell’acconto dell’imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, nella misura prevista dall’articolo 17, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, ovvero dall’articolo 58 del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157; l’importo di tale versamento è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta».

A tale previsione il legislatore ha aggiunto una delimitazione soggettiva ed oggettiva, stabilendo che la stessa non trova applicazione per talune categorie individuate nel successivo comma 2 del medesimo articolo 24.

 Si tratta, in particolare, dei soggetti:

  • «che determinano il valore della produzione netta secondo gli articoli 7 e 10-bis del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446»;
  • «di cui all’articolo 162-bis del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917»;
  • con volume di ricavi o compensi superiori «a 250 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge».

Volendo sintetizzare, dalla norma si ricava quindi che, in tema di IRAP:

  1. il saldo relativo al periodo d’imposta 2019 non è dovuto. È invece dovuto il relativo acconto, suddiviso nelle rate legislativamente previste;
  2. l’acconto per il periodo d’imposta 2020 è dovuto al netto della I^ rata, ossia costituiscono oggetto di versamento soltanto la II^ rata dell’acconto ed il saldo;
  3. le disposizioni in commento hanno applicazione generalizzata, con esclusione dei soli soggetti espressamente individuati.

Il richiamo appena operato implica che larticolo 24 del D.L. n. 34 del 2020, fatte salve eventuali modifiche in sede di conversione, esplica i propri effetti anche in riferimento a tutti i soggetti per i quali il periodo d’imposta non coincide con l’anno solare (esercizi c.d. “a cavallo”).

Restano, ovviamente, le peculiarità legate a tale situazione ed ai relativi termini di versamento. Va ricordato, infatti, ex articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, che, in generale:

  • per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, il versamento sub a) deve avvenire entro il 30 giugno e quello sub b) entro il medesimo termine (Ia rata dell’acconto) ovvero entro il 30 novembre (IIa rata dell’acconto). In altri termini, questi soggetti non sono tenuti ad effettuare i versamenti di giugno 2020;
  • per i contribuenti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, invece, i versamenti devono avvenire entro l’«ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta» (saldo periodo precedente e Ia rata dell’acconto) e l’«ultimo giorno dell’undicesimo mese dello stesso periodo d’imposta» (IIa rata dell’acconto).

Risulta, quindi, determinante individuare il «periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019». A tal fine, nella tabella sotto riportata si forniscono alcune esemplificazioni.

Contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare

Periodo d’imposta

I° acconto entro

dovuto

II° acconto entro

dovuto

Saldo entro

dovuto

1.01.2019 - 31.12.2019

30.06.2019

30.11.2019

30.06.2020

no

1.01.2020 - 31.12.2020

30.06.2020

no

30.11.2020

30.06.2021

 

Contribuenti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare

Periodo d’imposta in corso al 31.12.2019

I° acconto entro

dovuto

II° acconto entro

dovuto

Saldo entro

dovuto

1.07.2019 - 30.06.2020

31.12.2019

31.05.2020

31.12.2020

no

Periodo d’imposta in corso al 31.12.2020

I° acconto entro

dovuto

II° acconto entro

dovuto

Saldo entro

dovuto

1.07.2020 - 30.06.2021

31.12.2020

no

31.05.2021

31.12.2021

***

Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni fornite con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti.

IL CAPO DIVISIONE

Paolo Valerio Barbantini

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INPS

Direzione Centrale Ammortizzatori Sociali

oordinamento Generale Legale

Roma, 01-06-2020

Messaggio n. 2261

 

OGGETTO: Articolo 46 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, in materia di licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo. Tutela NASpI

 

L’articolo 46 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (decreto Cura Italia), come integrato e modificato dall’articolo 80 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (decreto Rilancio), dispone che a decorrere dalla data del 17 marzo 2020, di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 18 del 2020, l'avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24, della legge 23 luglio 1991, n. 223, è precluso per cinque mesi e nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020.

Il medesimo articolo 46, come modificato dall’articolo 80 del decreto-legge n. 34 del 2020, prevede altresì che sino alla scadenza del suddetto termine di cinque mesi il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell'articolo 3 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e che sono altresì sospese le procedure di licenziamento per giustificato motivo oggettivo in corso di cui all'articolo 7 della medesima legge.

Il citato articolo 80 del decreto-legge n. 34 del 2020 ha introdotto, inoltre, all’articolo 46 il comma 1-bis che testualmente recita: “Il datore di lavoro che, indipendentemente dal numero dei dipendenti, nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 17 marzo 2020 abbia proceduto al recesso del contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell'articolo 3 della legge 15 luglio 1966, n. 604, può, in deroga alle previsioni di cui all'articolo 18, comma 10, della legge 20 maggio 1970, n. 300, revocare in ogni tempo il recesso purché contestualmente faccia richiesta del trattamento di cassa integrazione salariale, di cui agli articoli da 19 a 22, a partire dalla data in cui ha efficacia il licenziamento. In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro".

La disposizione di cui all’articolo 46 del decreto Cura Italia, come modificato e integrato dall’articolo 80 del decreto Rilancio, ha assunto rilievo in ordine alla possibilità di accesso alla prestazione di disoccupazione NASpI da parte dei lavoratori che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro con la causale di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nonostante il divieto posto dal legislatore nella richiamata disposizione normativa.

In ordine alla possibilità di procedere all’accoglimento delle domande di indennità NASpI per le fattispecie sopra rappresentate è stata formulata apposita richiesta di parere all’Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali che, con nota prot. n. 5481 del 26 maggio 2020, si è pronunciato nei termini di seguito riportati.

Nello specifico, l’Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, nel chiarire che l’indennità di disoccupazione NASpI è una prestazione riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, ha osservato che “non rileva dunque, a tal fine, il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo - intimato da datore di lavoro nel periodo soggetto a divieto - atteso che l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta al giudice  di  merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore”.

In ragione di quanto sopra, è possibile procedere, qualora sussistano tutti i requisiti legislativamente previsti, all’accoglimento delle domande di indennità di disoccupazione NASpI presentate dai lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito di licenziamento - con le causali di cui al citato articolo 46 del decreto-legge n. 18 del 2020 – intimato anche in data successiva al 17 marzo 2020, di entrata in vigore della richiamata disposizione di cui al decreto Cura Italia.

Tuttavia, si fa presente che l’erogazione della indennità NASpI a favore dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo – nonostante il divieto posto dall’articolo 46 del decreto Cura Italia – sarà effettuata da parte dell’Istituto con riserva di ripetizione di quanto erogato nella ipotesi in cui il lavoratore medesimo, a seguito di contenzioso giudiziale o stragiudiziale, dovesse essere reintegrato nel posto di lavoro.

In tale ipotesi, pertanto, il lavoratore è tenuto a comunicare all’INPS, attraverso il modello NASpI-Com, l’esito del contenzioso medesimo ai fini della restituzione di quanto erogato e non dovuto per effetto del licenziamento illegittimo che ha dato luogo al pagamento dell’indennità di disoccupazione.

Inoltre, potrebbe anche verificarsi che – in attuazione della sopra richiamata disposizione di cui al comma 1-bis dell’articolo 46 del decreto-legge n. 18 del 2020 - il datore di lavoro revochi il recesso (il licenziamento per giustificato motivo oggettivo), chiedendo contestualmente per il lavoratore riassunto il trattamento di cassa integrazione salariale a partire dalla data di efficacia del precedente licenziamento.

In tale ipotesi, quanto eventualmente già erogato a titolo di indennità NASpI sarà oggetto di recupero da parte dell’Istituto, in considerazione della tutela della cassa integrazione che verrà riconosciuta al lavoratore in attuazione della citata disposizione di cui al comma 1-bis.

Si fa presente che l’Istituto, nel formulare la richiesta di parere al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha altresì chiesto se la disposizione di cui al citato articolo 46 possa trovare applicazione anche nell’ambito del rapporto di lavoro domestico, nonostante la libera recedibilità insistente su tale tipologia di rapporto di lavoro. A tale ultimo riguardo il predetto Ministero, nella richiamata nota del 26 maggio 2020, ha chiarito che l’articolo 46 di cui al decreto-legge n. 18 del 2020 non trova applicazione al rapporto di lavoro domestico, soggiacendo quest’ultimo - quanto al regime di libera recedibilità - ad una peculiare disciplina.

Infine, si precisa che la disposizione di cui all’articolo 46 del decreto Cura Italia non trova applicazione per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, in quanto l’ambito di applicazione del medesimo articolo è limitata ai soli rapporti di lavoro subordinato.

Il Direttore Generale

Gabriella Di Michele

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              INL

Ispettorato Nazionale del Lavoro

Roma,  27 Maggio 2020

Nota n. 232/2020

Oggetto: Sentenza Corte di Giustizia Europea (Ottava sezione) 7 maggio 2020, causa n. C_96/2019 - art. 267 TFUE - Austria - CT 14130/19.

Si trasmette in allegato la sentenza in oggetto, di recente pubblicazione, con la quale la CGUE si pronuncia in merito al rapporto tra le disposizioni comunitarie sugli obblighi di registrazione e conservazione della documentazione attestante i tempi di guida e di riposo dei conducenti di veicoli che utilizzano il cronotachigrafo digitale (Regolamento (UE) n. 165/2014), e la normativa dei singoli Paesi Membri che prescrive obblighi di conservazione documentale ulteriori, nonché in merito all'utilizzabilità della modulistica prevista dalla decisione comunitaria della Commissione n. 2009/959/UE, del 14 dicembre 2009.

La CGUE analizza la questione dei mezzi di prova sussidiari che il conducente può essere chiamato a produrre al fine di ovviare alla mancata registrazione dei dati pertinenti nel tachigrafo digitale di cui è munito il suo veicolo, e più precisamente la portata del divieto, sancito all'articolo 34, paragrafo 3, secondo comma, del Regolamento (UE) n. 165/2014, secondo il quale gli Stati membri non impongono ai conducenti l'obbligo di presentazione di moduli che attestino le loro attività mentre sono lontani dal veicolo.

Nel quadro normativo attuale, l'adempimento della compilazione, da parte dei conducenti, del modulo di controllo delle assenze (D.lgs. 144/2008, art. 9), non costituisce infatti un obbligo a loro carico. Il Reg. CE 165/2014, che abroga e sostituisce il Reg. CEE 3821/85, all'art. 34 (Utilizzo delle carte del conducente e dei fogli di registrazione), par. 3, co. 2, ha infatti previsto che “Gli Stati membri non impongono ai conducenti l'obbligo di presentazione di moduli che attestino le loro attività mentre sono lontani dal veicolo”.

La Commissione Europea con la “COMMISSION CLARIFICATION 7” del luglio 2016 [N.d.R.: che alleghiamo in una traduzione non ufficiale], ha ribadito che, ai sensi dell'art. 36, parr. 1 e 2 del nuovo Regolamento CE 165/2014, il conducente ha l'obbligo di tenere ed esibire a richiesta le informazioni del cronotachigrafo sia analogico che digitale, comprese quelle inserite manualmente del giorno corrente e dei 28 precedenti ("ogni registrazione manuale e tabulato fatti nel giorno in corso e nei ventotto giorni precedenti"). In tal senso, già l'art. 6, par. 5, del Reg. CE 561/2006 impone all'autista di registrare le altre attività lavorative, le disponibilità e le assenze in ogni giorno e non solo per i giorni in cui l'autista svolge attività di guida.

Al fine di prevenire inutili oneri a carico delle imprese e dei conducenti, nella citata Clarification la Commissione ha però precisato che gli stati membri possono accettare il modulo di cui all'art. 9 del D. Lgs 144/2008 per giustificare eventuali assenze di attività (qualora non sia possibile utilizzare il cronotachigrafo per la registrazione dei periodi di attività/inattività dei conducenti né sia alternativamente possibile ricorrere alla registrazione retroattiva per ragioni tecniche o perché eccessivamente onerosa), senza tuttavia imporne l'obbligatorietà e sanzionare i conducenti che ne sono sprovvisti (essendo, di converso, sanzionabili le imprese che non le conservano per 12 mesi).

Con la sentenza in parola la Corte di Giustizia Europea, interpretando estensivamente la nozione di «attività», di cui all'articolo 34, paragrafo 3, secondo comma, del regolamento n. 165/2014, ha tuttavia argomentato che “…non sarebbe coerente con l'economia delle disposizioni del regolamento n. 165/2014 interpretare l'articolo 34, paragrafo 3, secondo comma, di tale regolamento nel senso che esso vieta una normativa nazionale in forza della quale un conducente dovrebbe produrre un'attestazione delle sue attività, rilasciata dal suo datore di lavoro, qualora, a causa del suo allontanamento dal veicolo, manchino le registrazioni automatiche e manuali che dovrebbero normalmente figurare nel tachigrafo digitale di cui è munito detto veicolo”.

La Corte, nel motivare tale interpretazione, evidenzia esplicitamente come l'imposizione di tali obblighi ulteriori possa essere necessaria per garantire l'efficacia dei controlli sulla regolarità dei tempi di guida e di riposo e quindi la tutela della sicurezza stradale e della salute dei lavoratori (“Un'interpretazione contraria pregiudicherebbe poi gli obiettivi previsti in particolare dai regolamenti n. 561/2006 e n. 165/2014, in particolare quelli relativi alla sicurezza stradale e al miglioramento delle condizioni di lavoro dei conducenti. Pertanto, una siffatta interpretazione non solo priverebbe le autorità di controllo degli Stati membri della possibilità di assicurarsi del rispetto, in particolare dei periodi di guida, di interruzione e di riposo dei suddetti conducenti, quali previsti dal regolamento n. 561/2006, in una situazione in cui i dati pertinenti non hanno potuto essere inseriti nel tachigrafo digitale, ma eventualmente potrebbe anche avallare un'omissione intenzionale della registrazione di tali dati”).

Con la pronuncia allegata, la CGUE ha dunque stabilito il principio in base al quale l'articolo 34, paragrafo 3, secondo comma, del regolamento (UE) n. 165/2014, deve essere interpretato nel senso che non contrasta con il divieto in esso previsto la normativa nazionale che “imponga al conducente di un veicolo munito di tachigrafo digitale di produrre, come mezzo di prova sussidiario delle sue attività, qualora nel suddetto tachigrafo manchino le registrazioni automatiche e manuali, un'attestazione redatta dal suo datore di lavoro conformemente al modulo contenuto nell'allegato alla decisione 2009/959/UE della UE della Commissione, del 14 dicembre 2009...”.

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