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 Con la conversione in Legge del decreto cd crescita (Legge 58/2019, di conversione del Decreto Legge 34/2019, pubblicato sul S.O n. 26/L alla G.U 29.6.2019, n. 151), è operativo il rinvio al 30 Settembre p.v dei versamenti risultanti dai modelli Redditi/Irap/Iva in scadenza nell’intervallo tra il 30 Giugno e il 30 Settembre p.v, per chi esercita attività economiche soggette ai nuovi ISA (Indici sintetici di affidabilità fiscale che, anche per l’autotrasporto, hanno sostituito gli studi di settore a partire dal periodo d’imposta 2018).

L’Agenzia delle Entrate ha emanato la Risoluzione n. 64/E del 28 Giugno, con la quale ha chiarito che il rinvio (previsto all’art. 12 quinquies, commi 3 e 4 del decreto crescita) opera per le imprese dei settori in cui sono stati approvati gli ISA anche se, in concreto, detti indici non vengano applicati ricorrendo una causa di esclusione (e fermo restando, in ogni caso, l’importo limite dei ricavi ottenuti nel periodo d’imposta 2018, che non deve superare €.5.164.569).

Di conseguenza, beneficiano della proroga al 30 Settembre anche coloro che applicano regimi forfettari agevolati o di vantaggio (per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità), o dichiarano altre cause di esclusione dagli ISA.

Inoltre, usufruiscono del rinvio anche:

  • i soggetti che partecipano a società, associazioni o a imprese interessate agli ISA (collaboratori dell’impresa familiare, soci di società di persone, ecc);
  • i versamenti con scadenza collegata a quella prevista per le imposte sui redditi (tra cui il diritto alla camera di commercio 2019).

AGENZIA DELLE ENTRATE

Divisione Contribuenti

Roma, 26 giugno 2019

RISOLUZIONE N. 64

OGGETTO: Indici sintetici di affidabilità fiscale – Proroga dei versamenti.

Sono pervenute richieste di chiarimenti in merito all’ambito soggettivo di applicazione della disposizione di cui ai commi 3 e 4 all’articolo 12-quinquies del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 (cd. “Decreto Crescita”), convertito in legge n. 58 del 28 giugno 2019.

In particolare, detto articolo prevede che

3. Per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale di cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun indice, dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell'economia e delle finanze, i termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelle in materia di imposta regionale sulle attività produttive, di cui all'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, nonché dell'imposta sul valore aggiunto, che scadono dal 30 giugno al 30 settembre 2019, sono prorogati al 30 settembre 2019.

“4. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano anche ai soggetti che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, aventi i requisiti indicati nel medesimo comma 3”.

Al riguardo si osserva che il comma 1 dell’articolo 9-bis del decreto-legge 50 del 2017 prevede che “Al fine di favorire l'emersione spontanea delle basi imponibili e di stimolare l'assolvimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti e il rafforzamento della collaborazione tra questi e l’Amministrazione finanziaria, anche con l'utilizzo di forme di comunicazione preventiva rispetto alle scadenze fiscali, sono istituiti indici sintetici di affidabilità fiscale per gli esercenti attività di impresa, arti o professioni”.

Il successivo comma 2 dispone che “Gli indici sono approvati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze entro il 31 dicembre del periodo d'imposta per il quale sono applicati”.

Con i decreti del Ministro dell’economia e delle finanze del 23 marzo 2018 e del 28 dicembre 2018 sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) relativi a specifiche attività economiche nel settore del commercio, delle manifatture, dei servizi, dell’agricoltura e delle attività professionali. Tali indici si applicano a partire dal periodo di imposta 2018 e sono soggetti a revisione almeno ogni due anni dalla loro prima applicazione o dall'ultima revisione.

Con le disposizioni normative richiamate sono state quindi individuate le attività economiche per le quali, se esercitate in forma di impresa o di lavoro autonomo, risultano approvati gli ISA in argomento.

Tanto premesso, l’articolo 12-quinquies in commento, nel disporre la proroga al 30 settembre 2019 dei termini dei versamenti per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA, si riferisce a tutti i contribuenti che, contestualmente:

  • esercitano, in forma di impresa o di lavoro autonomo, tali attività prescindendo dal fatto che gli stessi applichino o meno gli ISA;
  • dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun ISA, dal relativo decreto ministeriale di approvazione.

Ricorrendo tali condizioni, risultano interessati dalla proroga anche i contribuenti che, per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018:

  • applicano il regime forfetario agevolato, previsto dall’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
  • applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità di cui all’articolo 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111;
  • determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfetari;
  • dichiarano altre cause di esclusione dagli ISA.

***

Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni fornite con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti.

IL CAPO DIVISIONE

(firmato digitalmente)

Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti hanno riunito i propri Esecutivi nazionali ed hanno varato il documento "RIMETTIAMO IN MOVIMENTO IL PAESE", dal cui titolo si può facilmente intuire il contenuto.

ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO

Direzione centrale

 vigilanza, affari legali e contenzioso

 

A:

Ispettorato interregionale del lavoro di Milano

Ispettorato territoriale del lavoro di Milano-Lodi

E, p.c. a:

Ispettorati interregionali e territoriali del lavoro

 

INL_DCVIG.REGISTRO UFFICIALE.USCITA.0005398.10-06-2019

 

Oggetto: richiesta di parere in materia di distacco transnazionale di lavoratori. D.lgs. n. 136/2016.

Si riscontrano le richieste di chiarimenti in ordine ad una ipotesi di distacco transnazionale di lavoratori, effettuato ai sensi del D.lgs. n. 136/2016 da un’impresa stabilita in altro Stato della UE in favore di una propria unità produttiva ubicata in Italia.

In particolare, gli organi di vigilanza hanno contestato una fattispecie di distacco non autentico ex art. 3 comma 5 del citato decreto, nei confronti del medesimo datore di lavoro che assume la veste di soggetto distaccante e di soggetto distaccatario.

Gli ispettori pur riscontrando due distinte condotte illecite – distacco dei lavoratori da parte della sede principale dell’impresa ed utilizzo degli stessi da parte della sede italiana della medesima impresa – hanno ascritto le stesse ad un unico soggetto, non potendo individuare due soggetti datoriali distinti.

Al fine di fornire una possibile soluzione alla questione sollevata, occorre richiamare la disposizione di cui all’art. 3, comma 5 citato, in forza della quale “nelle ipotesi in cui il distacco non risulti autentico il distaccante e il soggetto che ha utilizzato la prestazione dei lavoratori distaccati sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria di 50 euro per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione”.

Dal dettato normativo si evince, dunque, che risulta punita sia la condotta dell’invio in distacco dei lavoratori da parte della impresa distaccante, sia quella concernente l’utilizzo dei medesimi lavoratori da parte del soggetto distaccatario.

Si pone, pertanto, il problema se sia legittimo contestare entrambe le sanzioni amministrative, contemplate dalla norma, ad un unico soggetto, come emerge dalle risultanze degli accertamenti ispettivi, ovvero se debba applicarsi una sola sanzione, al fine di non eludere il principio del ne bis in idem.

In via preliminare, si evidenzia che l’unità produttiva di una determinata impresa può

considerarsi autonoma sede secondaria, nei confronti della quale contestare illeciti e adottare relativi provvedimenti sanzionatori, solo nella misura in cui costituisca un distinto centro di responsabilità.

In altri termini, la sede secondaria di una compagine aziendale può configurarsi come distinto soggetto giuridico qualora risulti iscritto nel registro delle imprese e identificato in Italia tramite un proprio rappresentante legale; ciò non si verifica, invece, nell’ipotesi in cui la sede secondaria/unità produttiva costituisca un mero ufficio di rappresentanza, con funzioni esclusivamente promozionali e pubblicitarie, di raccolta di informazioni, di ricerca scientifica o di mercato, o che svolga, ad esempio, un’attività preparatoria all’apertura di una filiale operativa.

Nel caso prospettato sembrerebbe non riscontrarsi un’alterità tra il soggetto distaccante e l’impresa utilizzatrice, in quanto i lavoratori risulterebbero inviati dalla sede principale dell’impresa distaccante estera presso una propria unità produttiva ubicata in Italia, priva di una autonoma rappresentanza legale e gestita esclusivamente da un preposto nominato dalla medesima sede principale.

Alla luce di quanto sopra illustrato, stante l’appartenenza alla medesima organizzazione datoriale sia dell’impresa distaccante estera che dell’utilizzatrice ubicata in Italia, si ritiene che debba trovare applicazione una sola sanzione da irrogarsi nei confronti dell’unico soggetto dotato di personalità giuridica ovvero il distaccante.

Il Dirigente

Dott.ssa Ilaria Feola

AGENZIA ENTRATE

Divisione Contribuenti

Direzione Centrale Piccole e Medie Imprese

Risposta n. 189

 

OGGETTO: Articolo 19-bis1, comma 1, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 e articolo 164, comma 1- bis, del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, 917 – Detraibilità dell’IVA e deducibilità del costo relativo all’acquisto di carburante da parte del consorziato, qualora l’estinzione del debito in capo a quest’ultimo avvenga tramite compensazione – Articolo 11, comma 1, lettera a), legge 27 luglio 2000, n. 212

QUESITO

Il Sig. ALFA riferisce di essere socio della cooperativa BETA (di seguito, la Cooperativa), che ha quale scopo sociale lo svolgimento di attività finalizzate al reperimento di commesse di trasporto da far effettuare ai soci. Tra i servizi che la società può rendere ai propri soci vi sono “l’attrezzaggio di un piazzale di sosta per gli automezzi, l’installazione di un impianto di distribuzione di carburante, la tenuta della contabilità dei singoli soci,  gli acquisti centralizzati, la stipula di convenzioni con imprese di assicurazioni, con consulenti, con avvocati, con istituti di credito (…)”.

In particolare, la Cooperativa rende ai propri soci servizi quali la fornitura di “carburante convenzionato presso i distributori stradali cui si aggiunge la fornitura del carburante a mezzo prelievo da parte del socio presso l’impianto di distribuzione della Cooperativa, situato presso la sede della società stessa”.

L’istante afferma, altresì, che “nel citato impianto sociale, destinato esclusivamente alla fornitura di carburante ai soci, questi ultimi si riforniscono attraverso una card identificativa. Ogni fine mese la Cooperativa addebita ai soci il costo del carburante prelevato nel corso del mese presso l’impianto. Il corrispettivo addebitato al socio equivale al costo sostenuto dalla Cooperativa aumentato di un margine di 1 centesimo di euro a fronte dei costi di gestione dell’impianto sociale”.

In relazione alle attività svolte dalla società BETA, l’interpellante afferma che questa:

  • emette fattura ai clienti committenti i trasporti conto terzi;
  • emette fattura elettronica al socio, ai sensi dell’articolo 1, comma 917, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, per il carburante prelevato sia presso gli impianti stradali (con il sistema dell’acquisto convenzionato – netting) sia presso l’impianto sociale;
  • emette fatture per altri servizi mensilmente erogati al socio (pedaggi autostradali in convenzione, premi assicurativi in convenzione etc.);
  • emette fattura per l’addebito al socio della quota di contribuzione sociale, annualmente deliberata dal Consiglio di Amministrazione e finalizzata alla copertura delle spese generali della Cooperativa.

Il Sig. ALFA afferma, inoltre, di maturare mensilmente corrispettivi per i servizi di trasporto conto terzi effettuati nell’ambito del rapporto cooperativo e di emettere fattura, per tale servizio, nei confronti della Cooperativa.

L’interpellante fa presente, quindi, che la Cooperativa, al fine di regolare le corrispondenti partite creditorie e debitorie, “fino al 30 giugno 2018, data di entrata in vigore delle disposizioni di cui all’articolo 1, commi 919-924, della legge n. 205 del 2017, ha provveduto alla compensazione delle partite credito/debito, secondo le disposizioni ex articolo 1241 del codice civile, erogando al socio la residua parte di credito a lui spettante, in ragione del fatto che il credito del socio risultante dal fatturato mensile è generalmente superiore a quello della Cooperativa verso lo stesso socio”.

Ciò premesso, il sig. ALFA chiede di sapere se possa detrarre l’IVA relativa  al  carburante  acquistato  presso  l’impianto  sociale  e,  ai  fini  della determinazione del reddito di impresa, dedurre il costo, qualora l’estinzione del debito in capo allo stesso avvenga tramite compensazione ai sensi dell’articolo 1241 del codice civile e non mediante pagamento materiale del corrispettivo secondo una delle modalità previste dall’articolo 19-bis1, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 nonché dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 73203 del 4 aprile 2018.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L’istante ritiene che la circostanza che la posizione creditoria e debitoria della Cooperativa e del socio venga risolta mensilmente tramite compensazione non pregiudica la possibilità, per quest’ultimo, di portare in detrazione l’IVA relativa agli acquisti di carburante in esame e di dedurre il relativo costo ai fini della determinazione del reddito d’impresa.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

L’articolo 19-bis1, comma 1, lettera d), del d.P.R. n. 633 del 1972 stabilisce che “l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di carburanti e lubrificanti destinati ad aeromobili, natanti da diporto e veicoli stradali a motore…è ammessa in detrazione nella stessa misura in cui è ammessa in detrazione l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di detti aeromobili, natanti e veicoli stradali a motore. L’avvenuta effettuazione dell’operazione deve essere provata dal pagamento mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, o da altro mezzo ritenuto parimenti idoneo individuato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate”.

In applicazione della predetta disposizione normativa, il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 73203 del 4 aprile 2018 ha previsto che, ai fini della detrazione dell’IVA relativa alle spese per l’acquisto di carburanti e lubrificanti per autotrazione, si considerano idonei a provare l’avvenuta effettuazione delle operazioni i seguenti mezzi di pagamento:

“a) gli assegni, bancari e postali, circolari e non, nonché i vaglia cambiari e postali di cui, rispettivamente, al regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736 e al decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 2001, n. 144, con successive modificazioni e integrazioni;

b) quelli elettronici previsti all’articolo 5 del decreto legislativo 7 marzo 2005, 82, secondo le linee guida emanate dall’Agenzia per l’Italia Digitale con determinazione 22 gennaio 2014, n. 8/2014, punto 5, tra cui, a titolo meramente esemplificativo:

  • addebito diretto;
  • bonifico bancario o postale;
  • bollettino postale;
  • carte di debito, di credito, prepagate ovvero di altri strumenti di pagamento elettronico disponibili, che consentano anche l’addebito in conto corrente”.

Ai sensi del comma 2 dello stesso provvedimento n. 73203 del 2018: “I medesimi mezzi di cui alle lettere a) e b) del punto 1 sono idonei a consentire la deducibilità della spesa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917”.

In base alle motivazioni di cui al richiamato provvedimento n. 73203 del 2018 nonché ai chiarimenti forniti con la circolare n. 8/E del 30 aprile 2018, le forme di pagamento qualificato ritenute idonee ai fini della detraibilità IVA e della deducibilità dei costi si applicano anche nelle ipotesi in cui, sulla scorta di specifici accordi, il pagamento avvenga in un momento diverso rispetto alla cessione.

Inoltre, in conformità alla ratio della previsione normativa in argomento, che è quella di consentire forme di pagamento tracciabile diverse dal contante, la circolare n. 8/E del 2018, al paragrafo 2.1.2, ha chiarito che “si ritengono validi i pagamenti effettuati dal soggetto passivo d’imposta in via mediata, ma allo stesso riconducibili secondo una catena ininterrotta di corresponsioni con strumenti tracciabili”.

Dalla ricostruzione normativa e di prassi sopra operata si evince in sostanza che, sebbene il pagamento del corrispettivo avvenga in un momento diverso rispetto alla cessione o sia effettuato dal soggetto passivo d’imposta in via mediata, la disciplina vigente fa salvo il diritto alla detrazione dell’imposta, qualora il pagamento sia riferibile al soggetto passivo secondo una catena ininterrotta di corresponsioni con strumenti comunque tracciabili.

Ciò posto, con riferimento al caso oggetto di interpello, si evidenzia che “per regolare le corrispondenti partite creditorie e debitorie, la Cooperativa (…) ha provveduto alla compensazione delle partite credito/debito secondo le disposizioni ex articolo 1241 del codice civile, erogando al socio la residua parte del credito a lui spettante, in ragione del fatto che il credito del socio risultante dal fatturato mensile è generalmente superiore a quello della Cooperativa verso lo stesso socio”.

In particolare, nella documentazione integrativa trasmessa dall’istante, si afferma che “la cooperativa nelle proprie scritture contabili ha istituito conti analitici per ogni socio nei quali confluiscono ciascuna partita creditoria e debitoria nonché il bonifico del saldo”.

Quanto sopra premesso, si ritiene che, qualora la Cooperativa tracci con una delle modalità individuate nel citato provvedimento n. 73203 del 2018 tutti gli acquisti di carburanti e tracci i successivi acquisti di carburante da parte dei soci presso l’impianto della stessa (ad esempio, registrazione su un circuito digitale interno alla società – mediante “card identificativa” o altro strumento elettronico all’uopo individuato rilasciato ai soci – di ogni transazione avvenuta fra i soci e la Cooperativa, con relativa valorizzazione in termini quantitativi e di valore in euro di ogni rifornimento; indicazione dell’ammontare in euro delle transazioni sul carburante addebitate nel mese nella causale dell’accredito bancario eseguito dalla Cooperativa al socio dopo le compensazioni finanziarie

effettuate dalla società), il socio possa comunque detrarre l’IVA relativa a tali acquisti ai sensi dell’articolo 19-bis1, comma 1, lettera d), del d.P.R. n. 633 del 1972 e dedurre le spese in base all’articolo 164, comma 1-bis, del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

IL DIRETTORE CENTRALE

Firmato digitalmente

Era dalla approvazione dell'articolo 1, commi 919-924, della legge n. 205 del 2017 che molti consorziati o soci di coop a proprietà divisa si erano trovati di fronte ad un rebus infernale.

La Risposta n. 189 del 12 giugno 2019, della Divisione Contribuenti - Direzione Centrale Piccole e Medie Imprese dell'Agenzia delle Entrate risolve in modo positivo per i trasportatori la questione e fa tirare un sospiro di sollievo non soltanto ai soci, ma anche agli amministratori di centinaia di forme associative che avevano dovuto, in questi mesi, far fronte ad una infiità di lamentele e barcamenarsi tra rispetto della legge e necessità di salvaguardare i bilanci del socio e con essi quelli consortile.

La D.G. per il Trasporto Stradale e l'intermodalità del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha emanato la Circolare TSI n. 2/2019, che precisa i requisiti necessari che un semirimorchio immatricolato in un Paese extra UE, possaa sbarcare in un porto italiano  e, laddove diretto in altro Paese comunitario, possa essere agganciato da un'impresa di autotrasporto in quel medesimo Paese immatricolato.

M INF.TSI.REGISTRO UFFICIALE.U.0010353.28-05-2019

 Ministero

 delle infrastrutture e dei Trasporti

 DIPARTIMENTO PER I TRASPORTI, LA NAVIGAZIONE

GLI AFFARI GENERALI ED IL PERSONALE

 DIREZIONE GENERALE

PER IL TRASPORTO STRADALE E PER L'INTERMODALITA

 

Circolare DG T.S.I. n. 2

 

Roma, 28 MAGGIO 2019

 

Alle Direzione Generali Territoriali

LORO SEDI

Alla Regione Siciliana

Assessorato regionale delle infrastrutture e della mobilità

Dipartimento delle infrastrutture, della mobilità e dei trasporti

PALERMO

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Alla Regione Valle d'Aosta

Assessorato turismo, sport, commercio e trasporti

Dipartimento trasporti - Motorizzazione civile

AOSTA

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Alla Provincia Autonoma di Trento

Dipartimento infrastrutture e mobilità

Servizio motorizzazione civile

TRENTO

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Alla Provincia Autonoma di Bolzano

Dipartimento beni culturali, musei, patrimoni e mobilità

Ufficio motorizzazione

BOLZANO

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Alle Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia

Direzione Centrale infrastrutture, mobilità, pianificazione territoriale, lavori pubblici, università

TRIESTE

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 Al Ministero dell'Interno

Dipartimento della pubblica sicurezza

Direzione centrale per la polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali della Polizia di Stato

Servizio polizia stradale

ROMA

All'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

Direzione Antifrode e Controlli

ROMA

Al Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto

ROMA

p.c.:

Al Gabinetto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

ROMA

 Alle Associazioni di categoria dell'autotrasporto di merci ed Enti interessati

 LORO SEDI

 

Oggetto: Trasporto internazionale di merci. Transito in territorio italiano di semirimorchi immatricolati in stato non appartenente all'UE pervenuti via mare. Aggancio da parte dì veicolo a motore dell'UE.

 

E' pervenuta segnalazione, da parte di imprese stabilite in uno Stato appartenente all'Unione europea, circa qualche difficoltà incontrata, in occasione dell'aggancio  in Italia, nell'area portuale, da parte di veicoli in disponibilità di tali imprese, di semirimorchi immatricolati in Paesi non appartenenti all'Unione europea pervenuti da essi via mare e destinati in altro Stato membro.

A tale riguardo va evidenziato quanto segue:

  • il percorso del semirimorchio dallo Stato di carico non appartenente all'Unione europea all'Italia con lo sbarco in un porto nazionale per una destinazione verso altro stato membro (prima parte del viaggio del suddetto semirimorchio), costituisce un transito di merci tra tale stato extra-UE e l 'Italia stessa in quanto il semirimorchio medesimo accede in territorio italiano.
  • tale tipo di trasporto, pur pervenendo via mare, può quindi essere eseguito solo nel quadro dell'accordo bilaterale tra l'Italia ed il Paese terzo interessato (per esempio Turchia);
  • di conseguenza, il semirimorchio, per accedere nel territorio italiano deve essere accompagnato da una valida autorizzazione debitamente compilata facente parte del contingente bilaterale scambiato tra l'Italia ed il Paese terzo, purché idonea a consentire il trasporto in questione.

La prosecuzione del viaggio del predetto semirimorchio in transito in territorio italiano verso la sua destinazione finale (per esempio la Spagna) potrà essere assicurata in regime di licenza comunitaria da un'impresa stabilita in uno Stato membro dell'Unione europea con un veicolo  a motore che aggancia nel porto di arrivo il predetto semirimorchio, in modo che  il  complesso veicolare in  questione completi il trasporto con l'accompagnamento della copia conforme  della licenza comunitaria intestata al vettore che ha in disponibilità il veicolo a motore.

Le Autorità di controllo, pertanto, devono, in ambito portuale, verificare che il semirimorchio/rimorchio in questione sia accompagnato al momento dell'ingresso in territorio italiano, da una valida autorizzazione dei contingenti bilaterali che legittimi l'ingresso del veicolo isolato in questione ed apporre sulla stessa il timbro che ne testimonia l'utilizzo.

Successivamente a tale formalità, e ferme tutte le altre di diversa natura, il rimorchio/semirimorchio potrà essere agganciato da un veicolo a motore immatricolato in un Paese dell'Unione europea per il transito in Italia con destinazione verso altro stato membro.

Ovviamente anche in occasione del viaggio di ritorno del predetto rimorchio/semirimorchio, preliminarmente alla partenza dal porto italiano verso la sua destinazione in stato non dell'UE il semirimorchio isolato dovrà essere accompagnato  dalla valida autorizzazione, che ne ha consentito l'accesso all'andata in territorio italiano per il transito, correttamente  compilata, che copra la tratta in partenza dal territorio italiano nel viaggio di ritorno, anche eventualmente a vuoto (si ricorda che le autorizzazioni dei contingenti italiani sono valide per un solo viaggio, che comprende le tratte di andata e di ritorno, come da format dei moduli di autorizzazione concessi in base agli accordi bilaterali).

Nel corso dei controllo su strada, in ogni caso, per il complesso veicolare formatosi come sopra con un veicolo  a motore immatricolato in un Paese dell 'Unione europea e il semirimorchio immatricolato in Paese terzo, deve essere esibita, a richiesta, la copia certificata conforme della licenza comunitaria rilasciata a nome del vettore che ha in regolare disponibilità il veicolo a motore e non anche l'autorizzazione bilaterale relativa all'ingresso ed uscita del rimorchio o semirimorchio extra EU da territorio italiano.

Si pregano le Direzioni Generali Territoriali di estendere la presente a tutti gli Uffici, avendo cura che sia poi messa a disposizione di tutto il personale impiegato nell'attività di controllo.

Vorrà, infine, il Servizio di Polizia Stradale diramare la presente alle altre Forze di Polizia ed alle Prefetture, affinché ne sia curata la diffusione anche alle Polizie locali.

Il Direttore Generale

(Dott. Vincenzo Cinelli)

Le elezioni europee si terranno tra il 23 e il 26 maggio 2019, con 350 milioni di cittadini dell'UE che hanno la possibilità di eleggere i membri del Parlamento europeo.

In qualità di organizzazione europea che rappresenta più di 200.000 società di trasporto su strada micro, piccole e medie, l'UETR auspica un quadro giuridico dell'UE che garantisca un equilibrio tra libera circolazione dei servizi di trasporto, protezione sociale, parità di trattamento e concorrenza leale per gli operatori.

Nascono nuove e complesse sfide. Allo stesso tempo, esistono contraddizioni e incoerenze nel mercato del trasporto di merci su strada dell'UE che sono ancora irrisolte.

Con il proprio Manifesto, l'UETR intende presentare le sue proposte per il Parlamento europeo e la Commissione europea nei prossimi cinque anni, esponendo ciò che riteniamo necessario per affrontare le nuove e le vecchie sfide, per un mercato interno del trasporto stradale integrato. Insieme.

La Legge 3 maggio 2019, n. 37,recanteDisposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018”, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 maggio scorso ed entrerà in vigore il prossimo 26 maggio.

Tra le disposizioni in essa contenute, vi è l’art. 11 “Disposizioni relative all'IVA applicabile ai servizi di  trasporto  e  spedizione di beni  in  franchigia - Procedura  di  infrazione  n.  2018/4000”, che risulta di interesse per il nostro settore.

In sostanza, dopo le modifiche introdotte dalla Legge 37/2019, risultano non imponibili “) i servizi accessori relativi alle spedizioni, sempreché i corrispettivi dei servizi accessori abbiano concorso alla  formazione della base imponibile ai sensi dell'articolo 69 del presente  decreto [il D.P.R. 633/1972] e ancorché' la medesima non sia stata assoggettata all'imposta”

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