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TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 12 luglio 2018, n. 87

Testo del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 (in Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 161 del 13 luglio 2018),  coordinato  con  la legge di conversione 9 agosto 2018, n. 96,  recante:  «Disposizioni  urgenti  per  la dignità dei lavoratori e delle imprese.». (18A05455)

(GU n.186 del 11-8-2018)

Vigente al: 11-8-2018

Capo I 

Misure per il contrasto al precariato

Avvertenza:

Il testo coordinato qui pubblicato é stato redatto dal Ministero della giustizia ai sensi dell'art. 11, comma 1, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione  delle  leggi,  sull'emanazione  dei decreti  del  Presidente  della  Repubblica  e  sulle   pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, nonché dell'art. 10,  comma  3,  del  medesimo  testo unico, al solo fine di facilitare la lettura sia  delle  disposizioni del decreto-legge, integrate con le modifiche apportate  dalla  legge di conversione, che di  quelle  richiamate  nel  decreto,  trascritte nelle note. Restano invariati il  valore  e  l'efficacia  degli  atti legislativi qui riportati.

Le modifiche apportate dalla legge di conversione  sono  stampate con caratteri corsivi.

Tali modifiche sono riportate in video tra i segni (( ... ))

A norma dell'art.15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n.  400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della  Presidenza del Consiglio dei ministri), le modifiche apportate  dalla  legge  di conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della  sua pubblicazione.

Art. 1

Modifiche alla disciplina del contratto di lavoro  a tempo determinato

  1. Al decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:

(( 0a) all'art. 2, comma 2, dopo la lettera d-bis) é aggiunta la seguente:

«d-ter) alle collaborazioni degli  operatori  che  prestano  le attività di cui alla legge 21 marzo 2001, n. 74»; ))

  1. a) all'art. 19:

1)            il comma 1 é sostituito dal seguente:

«1. Al contratto di  lavoro  subordinato  può  essere  apposto  un termine di durata non superiore a  dodici  mesi.  Il  contratto  può avere una durata superiore, ma comunque non eccedente i  ventiquattro mesi, solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  1. a) esigenze temporanee e  oggettive,  estranee  all'ordinaria attività, ovvero (( esigenze di sostituzione di altri lavoratori; ))
  2. b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria.»;

(( 1-bis) dopo il comma 1 é inserito il seguente:

«1-bis. In  caso  di  stipulazione  di  un  contratto  di  durata superiore a dodici mesi in assenza delle condizioni di cui  al  comma 1, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di superamento del termine di dodici mesi»; ))

2) al comma 2, primo e terzo periodo, la parola «trentasei»  è sostituita dalla seguente: «ventiquattro»;

3) il comma 4 é sostituito dal seguente:

«4. Con l'eccezione dei rapporti di lavoro di durata non  superiore a dodici giorni, l'apposizione del termine al contratto é  priva  di effetto se non risulta da atto scritto,  una  copia  del  quale  deve essere consegnata dal datore di lavoro  al  lavoratore  entro  cinque giorni  lavorativi  dall'inizio  della  prestazione.  L'atto  scritto contiene, in caso di rinnovo, la specificazione delle esigenze di cui al comma 1 in base alle quali é stipulato; in caso di proroga  dello stesso rapporto tale indicazione é necessaria solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi.»;

  1. b) all'art. 21:

1) prima del comma 1, é inserito il seguente:

«01. Il  contratto  può  essere  rinnovato  solo  a  fronte  delle condizioni di cui all'art. 19, comma  1.  Il  contratto  può  essere prorogato liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente,  solo in presenza delle condizioni di cui all'art. 19, comma 1. (( In  caso di violazione di quanto disposto dal primo e dal secondo periodo,  il contratto si trasforma in  contratto  a  tempo  indeterminato.  ))  I contratti per attività stagionali, di cui al comma 2 (( del presente articolo )), possono essere rinnovati o prorogati  anche  in  assenza delle condizioni di cui all'art. 19, comma 1.»;

2) al comma 1, la parola  «trentasei»,  ovunque  ricorra,  è sostituita dalla seguente:  «ventiquattro»,  la  parola  «cinque»  è sostituita  dalla  seguente:  «quattro»  e  la  parola   «sesta»   è sostituita dalla seguente: «quinta»;

  1. c) all'art. 28, comma 1, le parole  «centoventi  giorni»  sono sostituite dalle seguenti: «centottanta giorni».
  2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai contratti  di lavoro a tempo determinato stipulati  successivamente  alla  data  di entrata in vigore del presente decreto, nonché  ai  rinnovi  e  alle proroghe (( contrattuali successivi al 31 ottobre 2018. ))
  3. Le disposizioni di cui al presente art., nonché quelle di  cui agli articoli 2 e 3, non si applicano ai  contratti  stipulati  dalle pubbliche amministrazioni,  ai  quali  continuano  ad  applicarsi  le disposizioni vigenti anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

(( Art. 1 bis

Esonero contributivo per favorire l'occupazione giovanile

  1. Al fine di promuovere l'occupazione giovanile stabile, ai datori di lavoro privato che negli anni 2019 e 2020 assumono lavoratori che non hanno compiuto il trentacinquesimo anno di età, cui si applicano le disposizioni in materia di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti di cui  al  decreto  legislativo  4 marzo 2015, n.  23,  é  riconosciuto,  per  un  periodo  massimo  di trentasei mesi,  l'esonero  dal  versamento  del  50  per  cento  dei complessivi contributi previdenziali a carico del datore  di  lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti  all'Istituto  nazionale per l'assicurazione contro  gli  infortuni  sul  lavoro,  nel  limite massimo di 3.000 euro su base annua,  riparametrato  e  applicato  su base mensile.
  2. L'esonero di cui al comma 1 spetta con riferimento ai soggetti che alla  data  della  prima  assunzione  per  la  quale  si  applica l'incentivo non hanno compiuto il trentacinquesimo anno di età e non sono stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro.  Non  ostano  al  riconoscimento  dell'esonero  gli eventuali periodi di apprendistato svolti presso un altro  datore  di lavoro e non proseguiti in rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
  3. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge  di conversione del presente decreto,  sono  stabilite  le  modalità  di fruizione dell'esonero di cui al comma 1.
  4. Agli oneri derivanti dai commi 1 e 2, valutati in 31,83 milioni di euro per l'anno 2019, in 111,52 milioni di euro per l'anno  2020, in 162,62 milioni di euro per l'anno 2021, in 134,02 milioni di  euro per l'anno 2022, in 54,32 milioni di euro per l'anno 2023 e  in  3,23 milioni di euro per l'anno 2024, e a quelli derivanti  dal  comma  5, pari a 6,97 milioni di euro per l'anno 2019, a 0,48 milioni  di  euro per l'anno 2020, a 2,88 milioni di euro  per  l'anno  2021,  a  16,38 milioni di euro per l'anno 2022, a 6,08 milioni di  euro  per  l'anno 2023, a 44,37 milioni di euro per l'anno 2024 e  a  46,8  milioni  di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede:
  5. a) quanto a 27,8 milioni di euro per l'anno 2020, a 48,5 milioni di euro per l'anno 2021, a 33,4 milioni di euro per l'anno  2022,  a 13,6 milioni di euro per l'anno 2023 e a  0,8  milioni  di  euro  per l'anno 2024, mediante le maggiori entrate di cui ai commi 1 e 2;
  6. b) quanto a 38,8 milioni di euro per l'anno 2019, a 84,2 milioni di euro per l'anno 2020, a 117 milioni di euro  per  ciascuno  degli anni 2021 e 2022 e a 46,8 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2023, mediante quota parte delle maggiori entrate di cui all'art.  9, comma 6.
  7. Il Fondo per interventi strutturali di politica economica,  di cui all'art. 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n.  307, é incrementato di 6,97 milioni di euro  per  l'anno  2019,  di  0,48  milioni di euro per l'anno 2020, di 2,88 milioni di euro  per  l'anno 2021, di 16,38 milioni di euro per l'anno 2022, di  6,08  milioni  di euro per l'anno 2023, di 44,37 milioni di euro per l'anno 2024  e  di 46,8 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025. 6. Al fine  di  garantire  la  neutralità  sui  saldi  di  finanza pubblica, l'Istituto nazionale della previdenza sociale  provvede  al monitoraggio trimestrale degli oneri di cui ai commi 1 e 2 e comunica le relative risultanze al Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze  entro  il  mese successivo al trimestre di riferimento, anche ai  fini  dell'adozione delle eventuali iniziative da intraprendere  ai  sensi  dell'art.  17 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. ))

Art. 2

Modifiche alla disciplina della somministrazione di lavoro

(( 01. All'art. 29, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 15 giugno 2015, n.  81,  dopo  le  parole:  «nei  casi  individuati  dai contratti collettivi,» sono inserite  le  seguenti:  «nonché  quelli instaurati per la fornitura di  lavoro  portuale  temporaneo  di  cui all'art. 17 della legge 28 gennaio 1994, n. 84,».

  1. All'art. 31 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, il comma 2 é sostituito dal seguente:

«2. Salva diversa previsione dei contratti  collettivi  applicati dall'utilizzatore e fermo restando il limite disposto  dall'art.  23, il numero dei lavoratori assunti con contratto  a  tempo  determinato ovvero con contratto di somministrazione a tempo determinato non può eccedere complessivamente il 30 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza  presso  l'utilizzatore  al  1°  gennaio dell'anno di stipulazione dei predetti contratti, con  arrotondamento del decimale all'unità superiore qualora esso sia eguale o superiore a 0,5. Nel caso di inizio  dell'attività  nel  corso  dell'anno,  il limite percentuale si computa  sul  numero  dei  lavoratori  a  tempo indeterminato in forza al momento della stipulazione del contratto di somministrazione  di  lavoro.  É  in  ogni  caso  esente  da  limiti quantitativi la somministrazione a tempo determinato di lavoratori di cui all'art. 8, comma 2, della legge  23  luglio  1991,  n.  223,  di soggetti disoccupati che godono da almeno sei mesi di trattamenti  di disoccupazione  non  agricola  o  di  ammortizzatori  sociali  e   di lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati ai sensi dei numeri 4) e 99) dell'art. 2 del regolamento (UE) n. 651/2014  della  Commissione, del 17 giugno 2014, come individuati con  decreto  del  Ministro  del lavoro e delle politiche sociali». ))

  1. All'art. 34, comma 2, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, il primo periodo  é  sostituito  dal  seguente:  «In  caso  di assunzione  a  tempo  determinato   il   rapporto   di   lavoro   tra somministratore e lavoratore é soggetto alla disciplina  di  cui  al capo III, con esclusione delle disposizioni di cui agli articoli  21, (( comma 2 )), 23 e 24.».

(( 1-bis. Dopo l'art. 38 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, é inserito il seguente:

«Art. 38-bis (Somministrazione fraudolenta). - 1. Ferme restando le sanzioni di cui all'art. 18  del  decreto  legislativo  10  settembre 2003, n. 276, quando la somministrazione di lavoro é posta in essere con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di  legge  o di contratto collettivo applicate al lavoratore, il somministratore e  l'utilizzatore sono puniti con la pena dell'ammenda di  20  euro  per ciascun   lavoratore   coinvolto   e   per    ciascun    giorno    di somministrazione».

1-ter. Le condizioni di cui  all'art.  19,  comma  1,  del  decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, come sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera a), del presente decreto, nel caso di ricorso al contratto di  somministrazione   di   lavoro,   si   applicano   esclusivamente all'utilizzatore. ))

                           

(( Art. 2 bis

Disposizioni per favorire il lavoratore nell'ambito delle prestazioni occasionali

  1. All'art. 54-bis  del  decreto-legge  24  aprile  2017,  n.  50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21  giugno  2017,  n.  96, sono apportate le seguenti modificazioni:
  2. a) al comma 8,  alinea,  dopo  le  parole:  «rese  dai  seguenti soggetti» sono aggiunte le seguenti: «, purché i prestatori  stessi, all'atto della propria registrazione nella piattaforma informatica di cui al comma 9, autocertifichino la relativa condizione»;
  3. b) dopo il comma 8 é inserito il seguente:

«8-bis. Per prestazioni da rendere a favore di imprese del  settore agricolo,  il  prestatore  é  tenuto   ad   autocertificare,   nella piattaforma informatica di cui  al  comma  9,  di  non  essere  stato iscritto nell'anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli»;

  1. c) al comma 14, lettera a), sono aggiunte, in fine, le  seguenti parole: «, ad eccezione delle aziende alberghiere e  delle  strutture ricettive che operano nel  settore  del  turismo,  per  le  attività lavorative rese dai soggetti di cui al comma  8,  e  che  hanno  alle proprie dipendenze fino a otto lavoratori»;
  2. d) al comma 15:

1) al primo periodo, dopo  le  parole:  «di  cui  al  comma  6, lettera b), versa» sono inserite le seguenti:  «,  anche  tramite  un intermediario di cui  alla  legge  11  gennaio  1979,  n.  12,  ferma restando la responsabilità dell'utilizzatore»;

2) al secondo periodo  sono  aggiunte,  in  fine,  le  seguenti parole: «a favore dell'INPS»;

  1. e) al comma 17:

1)    la lettera d) é sostituita dalla seguente:

«d) la data e l'ora di inizio e di termine della  prestazione ovvero, se imprenditore agricolo,  azienda  alberghiera  o  struttura ricettiva che opera nel settore del turismo o ente locale, la data di inizio e il monte orario complessivo presunto con  riferimento  a  un arco temporale non superiore a dieci giorni»;

2) alla lettera e) sono aggiunte, in fine, le seguenti  parole: «, fermo  restando  che  per  il  settore  agricolo  le  quattro  ore continuative di prestazione sono riferite all'arco temporale  di  cui alla lettera d) del presente comma»;

  1. f) al comma 19, dopo il secondo periodo sono aggiunti i seguenti: «A richiesta del prestatore espressa  all'atto  della  registrazione nella piattaforma INPS, invece che con le modalità indicate al primo periodo,  il  pagamento  del  compenso  al  prestatore  può   essere effettuato, decorsi quindici giorni dal momento in cui la prestazione lavorativa  inserita  nella  procedura  informatica  é  consolidata, tramite qualsiasi sportello postale  a  fronte  della  generazione  e presentazione  di  univoco  mandato  ovvero  di   autorizzazione   di pagamento  emesso  dalla  piattaforma  informatica  INPS  e  stampato dall'utilizzatore, che identifica le parti, il luogo, la durata della prestazione e l'importo del corrispettivo. Gli  oneri  del  pagamento del compenso riferiti a tale modalità sono a carico del prestatore»;
  2. g) al comma 20, secondo periodo,  sono  aggiunte,  in  fine,  le seguenti parole: «, salvo che la violazione del  comma  14  da  parte dell'imprenditore agricolo non derivi dalle informazioni incomplete o non  veritiere  contenute   nelle   autocertificazioni   rese   nella piattaforma informatica INPS dai prestatori di cui al comma 8». ))

Art. 3

Indennità di licenziamento ingiustificato e incremento contribuzione contratto a tempo determinato

(( 1. All'art. 3, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, le parole «non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilità» sono sostituite dalle seguenti: «non inferiore  a  sei  e non superiore a trentasei mensilità».

1-bis. All'art. 6, comma 1, del decreto legislativo 4  marzo  2015, n. 23, le parole: «non inferiore a due e  non  superiore  a  diciotto mensilità» sono sostituite dalle seguenti: «non inferiore  a  tre  e non superiore a ventisette mensilità». Alle minori entrate derivanti dal presente comma, valutate in 0,27 milioni di euro per l'anno 2018, in 1,11 milioni di euro per l'anno 2019, in 1,16 milioni di euro  per l'anno 2020 e in 1,15 milioni di euro a decorrere dall'anno 2021,  si provvede mediante corrispondente  riduzione  del  Fondo  sociale  per occupazione e formazione, di cui all'art. 18, comma  1,  lettera  a), del  decreto-legge  29  novembre  2008,  n.  185,   convertito,   con modificazioni, dalla  legge  28  gennaio  2009,  n.  2.  Il  Ministro dell'economia e delle finanze é autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

  1. All'art. 2, comma 28, della legge 28 giugno 2012, n.  92,  sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Il contributo addizionale  è aumentato di 0,5 punti percentuali in occasione  di  ciascun  rinnovo del   contratto   a   tempo   determinato,   anche   in   regime   di somministrazione. Le  disposizioni  del  precedente  periodo  non  si applicano ai contratti di lavoro domestico». ))

                          

(( Art. 3 bis

Destinazione di  quote  delle  facoltà  assunzionali  delle  regioni all'operatività dei centri per l'impiego

  1. Per il triennio  2019-2021,  le  regioni  destinano,  anche  in relazione a quanto disposto dall'art. 28 del decreto  legislativo  14 settembre  2015,  n.  150,   una   quota   delle   proprie   facoltà assunzionali,  definita  in  sede  di  Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento  e di Bolzano, al rafforzamento degli organici dei centri per  l'impiego di cui all'art. 18 del medesimo decreto legislativo n. 150 del  2015, al fine  di  garantirne  la  piena  operatività,  secondo  modalità definite con accordo da concludere in sede di  Conferenza  permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e  le  province  autonome  di Trento e di Bolzano entro il 31 marzo di ciascun anno. ))

                           

(( Art. 3 ter

Relazione alle Camere

  1. Il Ministro del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  presenta annualmente alle Camere una relazione sugli effetti  occupazionali  e finanziari derivanti dall'applicazione delle disposizioni di  cui  al presente capo. ))

(( Capo I-bis

Misure finalizzate alla continuità didattica ))

Art. 4

Disposizioni in materia di diplomati magistrali e  per  la  copertura  dei  posti  di  docente  vacanti   e   disponibili   nella   scuola  dell'infanzia e nella scuola primaria

  1. Al fine di assicurare l'ordinato  avvio  dell'anno  scolastico 2018/2019 e di salvaguardare la continuità didattica  nell'interesse degli alunni,  all'esecuzione  delle  decisioni  giurisdizionali  che comportano  la  decadenza  dei  contratti,  a  tempo  determinato   o indeterminato, stipulati, presso le istituzioni scolastiche  statali, con i docenti in possesso del titolo di diploma magistrale conseguito entro  l'anno  scolastico  2001-2002,  si  applica,  anche  a  fronte dell'elevato numero dei  destinatari  delle  predette  decisioni,  il termine di cui all'art. 14, comma 1, del  decreto-legge  31  dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28  febbraio 1997, n. 30; conseguentemente, le predette  decisioni  sono  eseguite entro centoventi giorni decorrenti dalla data  di  comunicazione  del provvedimento   giurisdizionale   al    Ministero    dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

((  1-bis.  Al  fine  di  salvaguardare  la  continuità  didattica nell'interesse degli alunni per tutta la durata dell'anno  scolastico 2018/2019, il  Ministro  dell'istruzione,  dell'università  e  della ricerca provvede, nell'ambito  e  nei  limiti  dei  posti  vacanti  e disponibili, a dare esecuzione alle decisioni giurisdizionali di  cui al comma 1:

  1. a) trasformando i contratti di  lavoro  a  tempo  indeterminato stipulati con i docenti di cui al comma 1 in contratti  di  lavoro  ate mpo determinato con termine finale fissato al 30 giugno 2019;
  2. b) stipulando con i docenti di cui al comma 1, in  luogo  della supplenza annuale in  precedenza  conferita,  un  contratto  a  tempo determinato con termine finale non posteriore al 30 giugno 2019.

1-ter. Ai sensi dell'art. 399 del testo unico  di  cui  al  decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, il 50  per  cento  dei  posti  di docente vacanti e disponibili, sia comuni,  ivi  compresi  quelli  di potenziamento, che di  sostegno,  nella  scuola  dell'infanzia  e  in quella primaria é coperto annualmente,  sino  al  loro  esaurimento, attingendo alle graduatorie di cui all'art. 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296. In caso  di  esaurimento  delle predette graduatorie per ciascuna provincia, i posti rimasti  vacanti si aggiungono a quelli disponibili per le  procedure  concorsuali  di cui al comma 1-quater del presente articolo.

1-quater. Il restante 50 per cento dei posti di docente  vacanti  e disponibili, sia comuni, ivi compresi quelli di potenziamento, che di sostegno, la cui messa a concorso sia autorizzata ai sensi  dell'art. 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449,  nella  scuola dell'infanzia e in quella primaria é coperto annualmente mediante lo scorrimento delle graduatorie  di  merito  delle  seguenti  procedure concorsuali, attribuendo priorità a quella di cui alla lettera a):  

  1. a) concorsi banditi nell'anno 2016 ai sensi dell'art. 1,  comma 114, della legge 13 luglio 2015, n. 107, limitatamente a  coloro  che hanno raggiunto il punteggio  minimo  previsto  dal  bando,  sino  al termine di validità delle graduatorie medesime,  fermo  restando  il diritto all'immissione in ruolo per i vincitori del concorso;
  2. b) concorso straordinario, bandito in ciascuna regione, al quale, al netto dei posti di cui alla lettera a), é destinato il  50  per cento dei posti di cui all'alinea sino  a  integrale  scorrimento  di ciascuna graduatoria regionale;  ciascuna  graduatoria  regionale  è soppressa al suo esaurimento;
  3. c) concorsi ordinari per titoli ed esami, banditi, con  cadenza biennale, ai sensi dell'art. 400 del testo unico di  cui  al  decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e dell'art. 1, commi 109, lettera b), e 110, della  legge  13  luglio  2015,    107,  ai  quali  sono destinati, al netto dei posti di cui alla lettera a), il 50 per cento dei posti vacanti e disponibili di cui all'alinea e comunque i  posti rimasti vacanti a seguito dello svolgimento delle  procedure  di  cui alle lettere a) e b).

1-quinquies. Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca é autorizzato a bandire il concorso straordinario di cui  al comma 1-quater,  lettera  b),  in  deroga  alle  ordinarie  procedure autorizzatorie, che rimangono ferme per le successive  immissioni  in ruolo,  in  ciascuna  regione   e   distintamente   per   la   scuola dell'infanzia e per quella primaria, per la copertura dei  posti  sia comuni, ivi compresi quelli di potenziamento,  che  di  sostegno.  Il concorso é riservato ai docenti in possesso, alla data prevista  dal bando per la presentazione della domanda, di uno dei seguenti titoli:

  1. a) titolo di abilitazione all'insegnamento conseguito presso  i corsi di laurea in scienze della formazione  primaria  o  di  analogo titolo conseguito all'estero e riconosciuto in Italia ai sensi  della normativa vigente, purché i docenti in possesso dei predetti  titoli abbiano svolto, nel corso degli ultimi otto anni  scolastici,  almeno due annualità di servizio  specifico,  anche  non  continuative,  su posto  comune  o  di  sostegno,  presso  le  istituzioni  scolastiche statali, valutabili come tali ai sensi dell'art. 11, comma 14,  della legge 3 maggio 1999, n. 124;
  2. b) diploma magistrale con valore di abilitazione o analogo titolo conseguito all'estero e  riconosciuto  in  Italia  ai  sensi  della normativa vigente,  conseguiti,  comunque,  entro  l'anno  scolastico 2001/2002, purché i docenti in possesso dei predetti titoli  abbiano svolto, nel corso degli  ultimi  otto  anni  scolastici,  almeno  due annualità di servizio specifico, anche non  continuative,  su  posto comune o di sostegno,  presso  le  istituzioni  scolastiche  statali, valutabili come tali ai sensi dell'art. 11, comma 14, della  legge  3 maggio 1999, n. 124.

1-sexies. Alla procedura concorsuale relativa ai posti di  sostegno possono partecipare esclusivamente i docenti in possesso di  uno  dei titoli di cui alle lettere a) e b)  del  comma  1-quinquies,  nonché dello specifico titolo di specializzazione sul sostegno conseguito ai sensi della normativa vigente o di analogo titolo di specializzazione conseguito  all'estero  e  riconosciuto  in  Italia  ai  sensi  della normativa vigente.

1-septies. Ciascun docente può partecipare al concorso di  cui  al comma 1-quinquies in un'unica regione per tutte le tipologie di posto per le quali sia abilitato o specializzato.

1-octies. Le graduatorie di merito regionali relative  al  concorso di cui al comma 1-quinquies sono predisposte attribuendo 70 punti  ai titoli  posseduti  e  30   punti   alla   prova   orale   di   natura didattico-metodologica.  Tra  i  titoli   valutabili   rientrano   il superamento di tutte le prove di precedenti  concorsi  per  il  ruolo docente  e  il  possesso  di  titoli  di  abilitazione   di   livello universitario   e   di   ulteriori   titoli   universitari   ed    è particolarmente valorizzato il servizio svolto presso le  istituzioni scolastiche del  sistema  nazionale  di  istruzione,  al  quale  sono riservati sino a 50 dei 70  punti  complessivamente  attribuibili  ai

titoli.

1-novies. Il contenuto del bando,  i  termini  e  le  modalità  di presentazione delle domande, i titoli  valutabili,  le  modalità  di svolgimento della prova orale, i criteri di valutazione dei titoli  e della prova, nonché la composizione delle commissioni di valutazione e l'idonea misura del contributo  di  cui  al  secondo  periodo  sono disciplinati    con    decreto    del    Ministro    dell'istruzione, dell'università e della ricerca, da adottare entro  sessanta  giorni dalla data di entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione  del presente decreto. L'entità del contributo é determinata  in  misura tale da consentire, unitamente alle risorse a tal fine iscritte nello stato di previsione del Ministero, la copertura integrale degli oneri per lo svolgimento delle procedure concorsuali.

1-decies. L'immissione in ruolo a seguito dello scorrimento di  una delle graduatorie di cui al  comma  1-quater  comporta  la  decadenza dalle altre graduatorie  di  cui  al  medesimo  comma  nonché  dalle graduatorie di istituto e dalle graduatorie  ad  esaurimento  di  cui all'art. 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre  2006,  n. 296.

1-undecies. Per la partecipazione alle procedure concorsuali di cui al comma 1-quater, lettere b) e c),  continua  ad  applicarsi  quanto disposto all'art. 1, commi 111 e 112, della legge 13 luglio 2015,  n. 107. ))

(( Art. 4 bis

Modifica  in   materia   di   contratti   a   termine   nel   settore dell'insegnamento scolastico

  1. Il comma 131 dell'art. 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, è abrogato. ))

Capo II

Misure per il contrasto alla delocalizzazione e la salvaguardia dei livelli occupazionali

Art. 5

Limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti

  1. Fatti salvi i vincoli derivanti dai trattati internazionali, le imprese italiane ed estere, operanti nel  territorio  nazionale,  che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede  l'effettuazione di investimenti produttivi ai fini dell'attribuzione  del  beneficio, decadono  dal  beneficio  medesimo  qualora   l'attività   economica interessata dallo stesso o una sua parte venga delocalizzata in Stati non  appartenenti  all'Unione  europea,  ad  eccezione  degli   Stati aderenti allo Spazio economico europeo, entro cinque anni dalla  data di conclusione  dell'iniziativa  agevolata.  In  caso  di  decadenza,  l'amministrazione titolare della misura di aiuto, anche se  priva  di articolazioni periferiche, accerta e irroga, secondo quanto  previsto dalla legge 24 novembre 1981, n.  689,  una  sanzione  amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma in misura da due  a quattro volte l'importo dell'aiuto fruito.
  2. Fuori dai casi previsti dal comma 1 e  fatti  salvi  i  vincoli derivanti dalla normativa europea, le  imprese  italiane  ed  estere, operanti nel territorio nazionale,  che  abbiano  beneficiato  di  un aiuto di Stato che prevede l'effettuazione di investimenti produttivi specificamente localizzati ai fini dell'attribuzione di un beneficio, decadono  dal  beneficio  medesimo  qualora   l'attività   economica interessata dallo stesso o una sua parte venga delocalizzata dal sito incentivato in favore  di  unità  produttiva  situata  al  di  fuori dell'ambito territoriale del  predetto  sito,  in  ambito  nazionale, dell'Unione europea e degli  Stati  aderenti  allo  Spazio  economico europeo, entro cinque anni dalla data di conclusione  dell'iniziativa o del completamento dell'investimento agevolato.
  3. I tempi e le modalità per il controllo del rispetto del vincolo di cui ai commi 1 e 2, nonché  per  la  restituzione  dei  benefici fruiti in caso di accertamento  della  decadenza,  sono  definiti  da ciascuna   amministrazione   con   propri   provvedimenti   volti   a disciplinare i bandi e i contratti relativi alle misure di  aiuto  di propria competenza. L'importo del beneficio da restituire per effetto della decadenza é, comunque, (( maggiorato di un interesse calcolato secondo )) il tasso ufficiale di riferimento  vigente  alla  data  di erogazione o fruizione (( dell'aiuto, aumentato ))  di  cinque  punti percentuali.  
  4. Per i benefici già concessi o per i quali sono stati pubblicati i bandi, nonché  per  gli  investimenti  agevolati  già  avviati, anteriormente alla data di entrata in vigore  del  presente  decreto, resta ferma l'applicazione  della  disciplina  vigente  anteriormente alla medesima data, inclusa, nei casi ivi  previsti,  quella  di  cui all'art. 1, comma 60, della legge 27 dicembre 2013, n. 147.
  5. Si applica l'art. 9, comma 5, del decreto legislativo 31  marzo 1998, n. 123. Per gli aiuti  di  Stato  concessi  da  Amministrazioni centrali dello Stato, gli importi restituiti ai  sensi  del  presente articolo affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per  essere riassegnati, nel medesimo importo, all'amministrazione titolare della misura e vanno a incrementare le disponibilità della misura stessa.

((     5-bis. Le somme disponibili derivanti dalle  sanzioni  applicate ai sensi del presente articolo dalle amministrazioni  centrali  dello Stato sono versate ad apposito  capitolo  dell'entrata  del  bilancio dello Stato per essere riassegnate al Fondo di cui all'art. 43, comma 3,  del  decreto-legge  25  giugno  2008,  n.  112,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e sono destinate al finanziamento di contratti di sviluppo ai  fini  della  riconversione del  sito  produttivo  in  disuso  a  causa  della   delocalizzazione dell'attività    economica,    eventualmente    anche     sostenendo l'acquisizione da parte degli ex dipendenti. ))

  1. Ai fini del presente decreto, per delocalizzazione si intende il trasferimento (( dell'attività economica specificamente incentivata )) o di una sua parte dal sito produttivo incentivato ad altro  sito, da parte della medesima impresa beneficiaria dell'aiuto  o  di  altra impresa  ((  che  sia  con  essa  in  rapporto  ))  di  controllo   o collegamento ai sensi dell'art. 2359 del codice civile.

Art. 6

Tutela dell'occupazione nelle imprese beneficiarie di aiuti

  1. Qualora una impresa italiana o estera, operante nel  territorio nazionale, che beneficia di misure di aiuto di Stato che prevedono la valutazione dell'impatto occupazionale, fuori dei casi  riconducibili a giustificato motivo oggettivo, riduca (( in misura superiore al  50 per  cento  ))  i  livelli  occupazionali  degli  addetti  all'unità produttiva o all'attività interessata dal beneficio nei cinque  anni successivi alla data di completamento dell'investimento,  decade  dal beneficio; (( qualora la riduzione di tali livelli sia  superiore  al 10 per cento, il beneficio é ridotto in  misura  proporzionale  alla riduzione del livello occupazionale. ))
  2. Per le restituzioni dei benefici si applicano le disposizioni di cui all'art. 5, commi 3 e 5.
  3. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai  benefici concessi o (( per i quali sono stati pubblicati i bandi  )),  nonché agli investimenti agevolati avviati,  successivamente  alla  data  di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 7

Recupero del beneficio dell'iper ammortamento in caso di  cessione  o delocalizzazione dei beni

  1. L'iper ammortamento di cui all'art. 1, comma 9, della legge  11 dicembre 2016, n. 232, spetta a condizione  che  i  beni  agevolabili siano  destinati  a  strutture  produttive  situate  nel   territorio nazionale.
  2. Se nel corso del periodo di fruizione della  maggiorazione  del costo i beni agevolati vengono ceduti a titolo oneroso o destinati  a strutture produttive situate all'estero, anche se  appartenenti  alla stessa impresa, si procede al recupero dell'iper ammortamento di  cui al comma 1. Il recupero avviene attraverso una variazione in  aumento del reddito imponibile del periodo d'imposta in cui  si  verifica  la cessione a titolo oneroso  o  la  delocalizzazione  ((  dei  beni  )) agevolati per un importo  pari  alle  maggiorazioni  delle  quote  di ammortamento  complessivamente   dedotte   nei   precedenti   periodi d'imposta, senza applicazione di sanzioni e interessi.
  3. Le  disposizioni  del  presente  articolo  si  applicano   agli investimenti effettuati  successivamente  alla  data  di  entrata  in vigore del presente decreto.
  4. Le disposizioni del comma 2 non si  applicano  agli  interventi sostitutivi effettuati ai sensi dell'art. 1, commi  35  e  36,  della legge 27 dicembre 2017, n. 205, le cui previsioni si applicano  anche in caso di delocalizzazione dei beni agevolati.  ((  Le  disposizioni del comma 2 non  si  applicano  altresì  nei  casi  di  cui  i  beni agevolati siano per loro stessa natura destinati all'utilizzo in più sedi produttive e, pertanto, possano  essere  oggetto  di  temporaneo utilizzo anche fuori del territorio dello Stato. ))

Art. 8

Applicazione del credito d'imposta ricerca e  sviluppo  ai  costi  di acquisto da fonti esterne dei beni immateriali

  1. Agli effetti della disciplina del  credito  d'imposta  per  gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, di cui  all'art.  3, comma 1, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito,  con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, non si considerano ammissibili i costi sostenuti per l'acquisto, anche in licenza d'uso, dei beni immateriali di cui al comma 6, lettera d), del predetto art. 3, derivanti da operazioni intercorse  con  imprese  appartenenti  al  medesimo gruppo. Si considerano appartenenti al  medesimo  gruppo  le imprese controllate da un medesimo soggetto, controllanti o collegate ai sensi dell'art. 2359 del codice civile inclusi i soggetti  diversi dalle società di capitali; per le persone  fisiche  si  tiene  conto anche di partecipazioni, titoli o  diritti  posseduti  dai  familiari dell'imprenditore, individuati ai sensi dell'art.  5,  comma  5,  del Testo unico  delle  imposte  sui  redditi,  di  cui  al  decreto  del Presidente della Repubblica del 22 dicembre 1986, n. 917.
  2. In deroga all'art. 3 della legge 27 luglio  2000,  n.  212,  la disposizione del comma 1 si applica a decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente  decreto,  anche in relazione al calcolo dei costi ammissibili imputabili  ai  periodi d'imposta rilevanti per la determinazione della media  di  raffronto. Per gli acquisti derivanti da operazioni infragruppo intervenute  nel corso dei periodi d'imposta precedenti a quello in corso alla data di entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  resta  comunque   ferma l'esclusione dai costi ammissibili della parte del costo di  acquisto corrispondente ai costi  già  attributi  in  precedenza  all'impresa italiana in ragione della partecipazione ai  progetti  di  ricerca  e sviluppo relativi ai beni oggetto di acquisto.
  3. Resta comunque ferma la condizione secondo  cui,  agli  effetti della  disciplina  del  credito  d'imposta,  i  costi  sostenuti  per l'acquisto, anche in licenza d'uso, dei  suddetti  beni  immateriali, assumono  rilevanza  solo  se  i  suddetti  beni   siano   utilizzati direttamente ed esclusivamente  nello  svolgimento  di  attività  di ricerca e sviluppo considerate ammissibili al beneficio.

Capo III

Misure per il contrasto del disturbo da gioco d'azzardo

Art. 9

Divieto di pubblicità giochi e scommesse

  1. Ai fini del rafforzamento della tutela del consumatore e per un più efficace contrasto (( del disturbo da gioco d'azzardo )) , fermo restando quanto previsto dall'art. 7, commi 4 e 5, del  decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, (( e in  conformità  ai  divieti  contenuti nell'art. 1, commi da 937 a 940 )), della legge 28 dicembre 2015,  n. 208, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto é vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta,  relativa a giochi o scommesse con  vincite  di  denaro  ((  nonché  al  gioco  d'azzardo )), comunque effettuata e su qualunque  mezzo,  incluse  le manifestazioni sportive,  culturali  o  artistiche,  le  trasmissioni televisive o radiofoniche,  la  stampa  quotidiana  e  periodica,  le pubblicazioni in genere, le affissioni e  ((  i  canali  informatici, digitali e telematici, compresi i social media.  ))  Dal  1°  gennaio 2019 il divieto di cui  al  presente  comma  si  applica  anche  alle sponsorizzazioni di  eventi,  attività,  manifestazioni,  programmi, prodotti o servizi e a tutte  le  altre  forme  di  comunicazione  di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive e acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti  la cui pubblicità, ai sensi del presente  articolo,  é  vietata.  Sono esclusi dal divieto di cui al presente comma le lotterie nazionali  a estrazione differita di cui all'art. 21, comma 6,  del  decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla  legge  3 agosto 2009, n.  102,  le  manifestazioni  di  sorte  locali  di  cui all'art. 13 del decreto del Presidente della  Repubblica  26  ottobre 2001, n. 430, e i loghi sul gioco sicuro e responsabile  dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli.

(( 1-bis. Nelle leggi e negli altri atti  normativi  nonché  negli atti e nelle comunicazioni comunque effettuate su qualunque mezzo,  i disturbi correlati a giochi o scommesse con vincite  di  denaro  sono definiti «disturbi da gioco d'azzardo (DGA)».

1-ter. All'art. 7, comma  4-bis,  del  decreto-legge  13  settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge  8  novembre 2012, n. 189, é aggiunto, in fine,  il  seguente  periodo:  «Per  le lotterie istantanee indette dal 1° gennaio 2019 o ristampate da  tale data, i premi eguali o inferiori al  costo  della  giocata  non  sono compresi nelle indicazioni sulla probabilità di vincita». ))

  1. Fatto  salvo  quanto  previsto  dall'art.  7,  comma   6,   del decreto-legge  13   settembre   2012,   n.   158,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012,  n.  189,  l'inosservanza delle  disposizioni  di  cui  al  comma  1,  comporta  a  carico  del committente, del proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione e  dell'organizzatore  della  manifestazione,  evento  o attività,  ai  sensi  della  legge  24  novembre   1981,   n.   689, l'applicazione  di  una  sanzione  amministrativa  pecuniaria  ((  di importo pari al 20 per cento )) del valore della  sponsorizzazione  o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni  violazione, a euro 50.000.
  2. L'Autorità competente  alla  contestazione  e  all'irrogazione delle sanzioni di cui al presente  articolo  é  l'Autorità  per  le garanzie nelle comunicazioni, che vi provvede ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689.
  3. I proventi delle sanzioni amministrative per le  violazioni  di cui al comma 1, compresi quelli  derivanti  da  pagamento  in  misura ridotta ai sensi dell'art. 16 della legge 24 novembre 1981,  n.  689, sono versati ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio statale e riassegnati allo stato di previsione della spesa del Ministero  della  salute per essere destinati  al  fondo  per  il  contrasto  al  gioco d'azzardo patologico di cui all'art. 1, comma  946,  della  legge  28 dicembre 2015, n. 208.
  4. Ai contratti di pubblicità in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del presente decreto resta applicabile,  fino  alla loro scadenza e comunque per non oltre un anno dalla data di  entrata in vigore del presente decreto, la  normativa  vigente  anteriormente alla medesima data di entrata in vigore.
  5. La misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi  di  cui all'art. 110, comma 6, lettera a) e lettera b), del  testo  unico  di cui  al  regio  decreto  18  giugno  1931,  n.   773,   é   fissata, rispettivamente,  nel  19,25  per  cento  e  nel   6,25   per   cento dell'ammontare delle somme giocate a decorrere dal 1° settembre 2018, (( nel 19,6 per cento e nel 6,65 per cento a decorrere dal 1°  maggio 2019, nel 19,68 per cento e nel 6,68 per cento  a  decorrere  dal  1 gennaio 2020, nel 19,75 per cento e nel 6,75 per  cento  a  decorrere dal 1° gennaio 2021 e nel 19,6 per  cento  e  nel  6,6  per  cento  a decorrere dal 1° gennaio 2023.

6-bis. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore  della  legge di conversione del presente decreto, il Governo propone  una  riforma  complessiva in materia di  giochi  pubblici  in  modo  da  assicurare l'eliminazione dei rischi connessi al disturbo da gioco  d'azzardo  e contrastare il gioco illegale e  le  frodi  a  danno  dell'erario,  e comunque tale da garantire almeno l'invarianza  delle  corrispondenti  entrate, ivi comprese le maggiori entrate derivanti dal comma 6. ))

  1. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a 147 milioni di euro per l'anno 2019 e a 198 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020, si provvede mediante quota parte delle maggiori entrate  di  cui  al comma 6.

(( Art. 9 bis

Formule di avvertimento

  1. I tagliandi delle lotterie istantanee devono contenere messaggi in lingua italiana, stampati su entrambi i lati in  modo  da  coprire almeno il 20  per  cento  della  corrispondente  superficie,  recanti avvertenze relative ai rischi connessi al gioco d'azzardo.
  2. Con decreto del Ministro della salute, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sentito  l'Osservatorio  per  il  contrasto  della diffusione del gioco d'azzardo e il fenomeno della dipendenza  grave, di cui all'art. 1, comma 133, quarto periodo, della legge 23 dicembre 2014,  n.  190,  sono  stabiliti  il  contenuto  del   testo   e   le caratteristiche grafiche delle  avvertenze  di  cui  al  comma  1.  I tagliandi devono in ogni caso riportare, su entrambi  i  lati  e  con dimensioni adeguate e,  comunque,  tali  da  assicurarne  l'immediata visibilità, la dicitura: «Questo gioco nuoce alla salute».
  3. I tagliandi delle lotterie istantanee prodotti fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione  del  presente  decreto possono essere posti in vendita anche successivamente  a  tale  data, per un periodo massimo di dodici mesi.
  4. Formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica dei giochi con vincite in denaro devono essere applicate anche  sugli apparecchi  da  intrattenimento  previsti  dall'art.  110,  comma  6, lettere a) e b); del testo unico delle leggi di  pubblica  sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, nonché nelle aree  e nei locali dove questi vengono installati.
  5. Resta fermo quanto previsto, in materia di avvertenze sui rischi derivanti dal disturbo da gioco d'azzardo, dall'art. 7, comma 5, del decreto-legge  13   settembre   2012,   n.   158,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189. ))

(( Art. 9 ter

Monitoraggio dell'offerta di gioco

  1. Il Ministero dell'economia e delle  finanze,  d'intesa  con  il Ministero della  salute,  svolge  il  monitoraggio  dell'offerta  dei giochi, anche attraverso una banca di dati sull'andamento del  volume di gioco e sulla  sua  distribuzione  nel  territorio  nazionale.  Il monitoraggio considera  in  particolare  le  aree  più  soggette  al rischio di concentrazione di giocatori affetti da disturbo  da  gioco d'azzardo. Il Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro  della  salute,  presenta  annualmente  alle  Camere  una relazione sui risultati del monitoraggio. ))

                         

(( Art. 9 quater

Misure a tutela dei minori

  1. L'accesso agli apparecchi di intrattenimento, di  cui  all'art. 110, comma 6, lettere a)  e  b),  del  testo  unico  delle  leggi  di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931,  n.  773, é  consentito  esclusivamente  mediante  l'utilizzo  della   tessera sanitaria al fine di  impedire  l'accesso  ai  giochi  da  parte  dei minori. Dal 1° gennaio 2020 gli apparecchi di cui al  presente  comma privi di meccanismi idonei a impedire ai minori di età l'accesso  al gioco devono essere  rimossi  dagli  esercizi.  La  violazione  della prescrizione di cui al secondo periodo  é  punita  con  la  sanzione amministrativa di euro 10.000 per ciascun apparecchio. ))

                      

(( Art. 9 quinquies

Logo No Slot

  1. É istituito il logo identificativo «No Slot».
  2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da  adottare entro sei mesi dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  legge  di conversione del presente decreto, su proposta  dell'Osservatorio  per il contrasto della diffusione del gioco d'azzardo e il fenomeno della dipendenza grave, di cui all'art. 1, comma 133, quarto periodo, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono definite le  condizioni  per  il rilascio e la regolamentazione dell'uso del logo  identificativo  «No Slot».
  3. I comuni possono rilasciare il logo identificativo «No Slot» ai titolari di pubblici esercizi o di circoli privati che eliminano o si impegnano a non installare gli apparecchi da intrattenimento  di  cui all'art. 110, comma 6, lettere a) e b), del testo unico  delle  leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto  18  giugno  1931,  n. 773.
  4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. ))

Capo IV 

Misure in materia di semplificazione fiscale

Art. 10

Disposizioni in materia di redditometro

  1. All'art. 38 del decreto  del  Presidente  della  Repubblica  29 settembre 1973, n. 600, al quinto comma, dopo  la  parola  «biennale» sono  inserite  le  seguenti:  «,  sentiti  l'Istituto  nazionale  di statistica (ISTAT) e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori per gli aspetti riguardanti la metodica di  ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacità di  spesa  e alla propensione al risparmio dei contribuenti».
  2. É abrogato il  decreto  del  Ministro  dell'economia  e  delle finanze 16 settembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre  2015.  ((  Le  disposizioni  del  predetto  decreto cessano di avere efficacia per  gli  anni  di  imposta  successivi  a quello in corso al 31 dicembre 2015. ))
  3. Il presente articolo non si applica agli inviti per fornire dati e notizie rilevanti ai  fini  dell'accertamento  e  agli  altri  atti previsti dall'art. 38, settimo  comma,  del  decreto  del  Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, per gli anni di imposta fino al  31 dicembre 2015. In ogni caso non si applica agli atti già  notificati e non si fa luogo al rimborso delle somme già pagate.

Art. 11

Disposizioni in materia di invio dei  dati  delle  fatture  emesse  e  ricevute

  1. Con riferimento ((  all'obbligo  di  comunicazione  ))  di  cui all'art. 21, comma 1,  del  decreto-legge  31  maggio  2010,  n.  78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122,  i dati relativi al terzo trimestre del 2018  possono  essere  trasmessi entro il 28 febbraio 2019.
  2. All'art. 1-ter, comma  2,  lettera  a),  del  decreto-legge  16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  4 dicembre 2017, n. 172,  dopo  le  parole  «cadenza  semestrale»  sono aggiunte le seguenti: «, entro il 30 settembre per il primo  semestre ed  entro  il  28  febbraio  dell'anno  successivo  per  il   secondo semestre,».

(( 2-bis. All'art. 1 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, in materia di  fatturazione  elettronica  e  trasmissione  telematica delle fatture o dei relativi dati, dopo il comma 3-bis é inserito il seguente:

«3-ter. I soggetti obbligati  alla  comunicazione  dei  dati  delle fatture emesse e ricevute ai sensi del comma 3 del presente  articolo sono esonerati dall'obbligo di annotazione in apposito  registro,  di cui agli articoli 23 e 25 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633».

2-ter. Il comma 8-bis dell'art. 36  del  decreto-legge  18  ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17  dicembre 2012, n. 221, é abrogato.

2-quater. All'art. 21, comma 1, del decreto-legge 31  maggio  2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010,  n.  122, il terzo periodo é sostituito dal seguente: «A decorrere dal 1° gennaio 2018 sono esonerati dalla comunicazione i soggetti passivi di  cui all'art. 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633».

2-quinquies. All'onere derivante dal comma  2-quater,  valutato  in 3,5  milioni  di  euro  per  l'anno  2018,   si   provvede   mediante corrispondente riduzione del  Fondo  per  interventi  strutturali  di  politica economica, di cui all'art. 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge  27 dicembre 2004, n. 307. Il Ministro dell'economia e delle  finanze  è autorizzato  ad  apportare,  con  propri   decreti,   le   occorrenti variazioni di bilancio. ))

(( Art. 11 bis

Proroga  del  termine  di  entrata  in  vigore  degli   obblighi   di  fatturazione elettronica per le cessioni di carburante

  1. All'art. 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:
  2. a) al comma 917, lettera a), dopo le parole: «per motori»  sono aggiunte le seguenti: «, ad eccezione delle  cessioni  di  carburante per autotrazione presso gli impianti stradali di  distribuzione,  per le quali il comma 920 si applica dal 1° gennaio 2019»;
  3. b) il comma 927 é sostituito dal seguente:

«927. Le disposizioni di  cui  ai  commi  920,  921  e  926  si applicano dal 1° gennaio 2019. Le disposizioni di cui ai commi da 922 a 925 si applicano dal 1° luglio 2018».

  1. Il Fondo per interventi strutturali di politica economica,  di cui all'art. 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n.  307, é incrementato di 12,6 milioni di euro per l'anno 2020.
  2. All'onere derivante dall'attuazione dei commi 1 e 2 del presente articolo, pari a 56,9 milioni di euro per l'anno 2018, a 29 milioni di euro per l'anno 2019 e a 12,6 milioni di euro per l'anno 2020,  si provvede:
  3. a) quanto a  3  milioni  di  euro  per  l'anno  2018,  mediante corrispondente utilizzo del fondo di parte  corrente  iscritto  nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico  ai  sensi dell'art. 49, comma 2, lettere a) e b), del decreto-legge  24  aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  23  giugno 2014, n. 89;
  4. b) quanto a  3  milioni  di  euro  per  l'anno  2018,  mediante corrispondente utilizzo del fondo di parte  corrente  iscritto  nello stato di previsione del Ministero per lo sviluppo economico ai  sensi dell'art. 34-ter, comma 5, della legge 31 dicembre 2009, n. 196;
  5. c) quanto a 30,9 milioni di euro per l'anno 2018 e a 29 milioni di euro per l'anno  2019,  mediante  corrispondente  riduzione  dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto,  ai  fini del bilancio triennale 2018-2020, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire»  dello  stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per  l'anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando  l'accantonamento  relativo al Ministero dello sviluppo economico  per  1  milione  di  euro  per l'anno 2018 e 2 milioni di euro per l'anno  2019  e  l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze per 29,9  milioni di euro per l'anno 2018 e 27 milioni di euro per l'anno 2019;
  6. d) quanto a 20  milioni  di  euro  per  l'anno  2018,  mediante corrispondente riduzione del Fondo di  cui  all'art.  1,  comma  199, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
  7. e) quanto a 12,6 milioni di euro per l'anno 2020,  mediante  le maggiori entrate di cui al comma 1 del presente articolo.
  8. Il Ministro dell'economia e delle finanze  é  autorizzato  ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di  bilancio.))

Art. 12

Split payment

  1. All'art. 17-ter del decreto del Presidente della Repubblica  26 ottobre 1972, n. 633,  dopo  il  comma  1-quinquies  é  aggiunto  il seguente: «1-sexies. Le disposizioni del  presente  articolo  non  si applicano alle prestazioni di servizi rese  ai  soggetti  di  cui  ai commi 1, 1-bis e 1-quinquies, i  cui  compensi  sono  assoggettati  a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito ovvero a ritenuta a titolo di acconto di cui all'art. 25  del  decreto  del  Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.».
  2. Le disposizioni del comma 1 si applicano alle operazioni per le quali é emessa fattura  successivamente  alla  data  di  entrata  in vigore del presente decreto.
  3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 35 milioni di euro per l'anno 2018, a 70 milioni di euro per  l'anno  2019,  a  35 milioni di euro per l'anno 2020, si provvede:
  4. a) quanto a 41 milioni di euro per l'anno 2019 e a 1 milione  di euro  per  l'anno  2020,  mediante  corrispondente  riduzione   delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale  di  parte  corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020,  nell'ambito  del programma «Fondi di riserva e  speciali»  della  missione  «Fondi  da ripartire» dello stato di previsione del  Ministero  dell'economia  e delle finanze per l'anno 2018, allo  scopo  parzialmente  utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'interno per 4 milioni  di euro  per  l'anno  2019,  l'accantonamento  relativo   al   Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per 1  milione di euro per  l'anno  2019,  l'accantonamento  relativo  al  Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per  5  milioni  di euro  per  l'anno  2019,  l'accantonamento  relativo   al   Ministero dell'economia e delle finanze per 24 milioni di euro per l'anno 2019, l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e  delle  politiche sociali per 2 milioni  di  euro  per  l'anno  2019,  l'accantonamento relativo al  Ministero  degli  affari  esteri  e  della  cooperazione internazionale  per  5  milioni   di   euro   per   l'anno   2019   e l'accantonamento relativo al Ministero dello sviluppo economico per 1 milione di euro per l'anno 2020;
  5. b) quanto a  15  milioni  di  euro  per  l'anno  2019,  mediante corrispondente utilizzo del fondo di parte  corrente  iscritto  nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico  ai  sensi dell'art. 49, comma 2, lettere a) e b), del decreto-legge  24  aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  23  giugno 2014, n. 89;
  6. c) quanto  a  8  milioni  di  euro  per  l'anno  2019,  mediante corrispondente riduzione del  fondo  per  interventi  strutturali  di politica economica di cui all'art. 10, comma 5, del decreto-legge  29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge  27 dicembre 2004, n. 307;
  7. d) quanto a 35 milioni di euro per l'anno 2018, a 6  milioni  di euro per l'anno 2019 e a 34 milioni di euro per l'anno 2020, mediante quota parte delle maggiori entrate di cui all'art. 9, comma 6.

(( Art. 12 bis

Compensazione delle cartelle  esattoriali  in  favore  di  imprese  e professionisti titolari di crediti  nei  confronti  della  pubblica  amministrazione

  1. Le  disposizioni  di  cui  all'art.  12,   comma   7-bis,   del decreto-legge   23   dicembre   2013,   n.   145,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, si applicano,  con le modalità previste dal decreto del Ministro dell'economia e  delle finanze 24 settembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10 ottobre 2014,  anche  per  l'anno  2018,  con  riferimento  ai carichi affidati agli agenti della riscossione entro il  31  dicembre 2017. ))

Capo V 
Disposizioni finali e di coordinamento

Art. 13

Società sportive dilettantistiche

  1. All'art. 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, i commi  353, 354, 355, 358, 359 e 360, sono abrogati. In deroga all'art. 3,  comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212, l'abrogazione del comma 355 ha effetto a decorrere dal periodo  d'imposta  in  corso  alla  data  di entrata in vigore del presente decreto.
  2. All'art. 2, comma 2, lettera d), del  decreto  legislativo  15 giugno 2015, n. 81, le parole  «,  nonché  delle  società  sportive dilettantistiche lucrative» sono soppresse.
  3. Alla tabella A, parte III, allegata al decreto del  Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, il  numero  123-quater)  è soppresso.
  4. All'art. 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, sono apportate le seguenti modificazioni:
  5. a) al comma 24, le parole «in via preferenziale alle associazioni sportive dilettantistiche e alle società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro», sono sostituite dalle seguenti:  «a  tutte  le società e associazioni sportive»;
  6. b) al comma 25, dopo la parola  «società»  sono  soppresse  le seguenti: «sportive dilettantistiche senza scopo di lucro»;
  7. c) al comma 26, le parole «in via preferenziale a disposizione di società sportive dilettantistiche   senza   scopo   di   lucro   e associazioni  sportive  dilettantistiche»   sono   sostituite   dalle seguenti:  «a  disposizione  di  società  e  associazioni   sportive dilettantistiche».
  8. Nello stato  di   previsione   della   spesa   del   Ministero dell'economia e delle finanze é istituito, ai fini del trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri,  un fondo da destinare a interventi in  favore  delle  società  sportive dilettantistiche, con una dotazione di 3,4 milioni di euro  nell'anno 2018, di 11,5 milioni di euro nell'anno 2019, di 9,8 milioni di  euro nell'anno 2020, di 10,2 milioni  di  euro  nell'anno  2021,  di  10,3 milioni di euro nell'anno 2022, di 5,6 milioni  di  euro  per  l'anno2023 e di 5,2 milioni di euro annui a decorrere  dall'anno  2024.  Le suddette risorse sono assegnate all'Ufficio per lo  sport  presso  la Presidenza del Consiglio dei ministri. Ai relativi oneri si  provvede mediante le maggiori  entrate  e  le  minori  spese  derivanti  dalle disposizioni di cui ai commi 1 e 3.

Art. 14

Copertura finanziaria

  1. Il fondo di cui all'art. 10,  comma  5,  del  decreto-legge  29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge  27 dicembre 2004, n. 307, é incrementato di 4,5 milioni (( di  euro  )) per l'anno 2018, 28,1 milioni  di  euro  per  l'anno  2020,  di  68,9 milioni di euro per l'anno 2021, di 69,2 milioni di euro  per  l'anno 2022, di 69,5 milioni di euro per l'anno 2023,  di  69,9  milioni  di euro per l'anno 2024, di 70,3 milioni di euro  per  l'anno  2025,  di 70,7 milioni di euro per l'anno 2026,  di  71  milioni  di  euro  per l'anno 2027 e 71,3 milioni di euro (( annui )) a decorrere  dall'anno 2028.
  2. Agli oneri derivanti dagli articoli 1  e  3,  ((  comma  2  )), valutati in 17,2 milioni di euro per l'anno 2018, in 136,2 milioni di euro per l'anno 2019, in 67,10 milioni di euro per  l'anno  2020,  in 67,80 milioni di euro per l'anno 2021, in 68,5 milioni  di  euro  per l'anno 2022, in 69,2 milioni di euro per l'anno 2023, in 69,8 milioni di euro per l'anno 2024, in 70,5 milioni di euro per l'anno 2025,  in 71,2 milioni di euro per l'anno 2026,  in  72  milioni  di  euro  per l'anno 2027 (( e in 72,7 milioni di euro annui a decorrere  dall'anno 2028, e dal comma 1 del presente articolo, pari a 4,5 milioni di euro per l'anno 2018, a 28,1 milioni di  euro  per  l'anno  2020,  a  68,9 milioni di euro per l'anno 2021, a 69,2 milioni di  euro  per  l'anno 2022, a 69,5 milioni di euro per l'anno 2023, a 69,9 milioni di  euro per l'anno 2024, a 70,3 milioni di  euro  per  l'anno  2025,  a  70,7 milioni di euro per l'anno 2026, a 71 milioni di euro per l'anno 2027 e a 71,3 milioni di euro annui ))  a  decorrere  dall'anno  2028,  si provvede:
  3. a) quanto a 5,9 milioni di euro (( per l'anno )) 2018  e  a  7,4 milioni di euro per l'anno 2019,  mediante  corrispondente  riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui  all'art.  1,  comma  107,  della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
  4. b) quanto a 10,8 milioni (( di euro )) per l'anno 2019, mediante corrispondente riduzione del  Fondo  per  interventi  strutturali  di politica economica, di cui all'art. 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge  27 dicembre 2004, n. 307;
  5. c) quanto a 4,5 milioni (( di euro )) per l'anno  2018,  a  42,5 milioni di euro per l'anno 2019, a 2 milioni di euro per l'anno  2020 e a 36 milioni di euro  ((  annui  ))  a  decorrere  dall'anno  2021, mediante quota parte delle maggiori entrate di cui all'art. 9,  comma 6;
  6. d) quanto a 11,3 milioni di euro per l'anno 2018, a 75,5 milioni di euro per l'anno 2019, (( a 104,1 )) milioni  di  euro  per  l'anno 2020, a 120 milioni di euro per l'anno 2021, a 121,2 milioni di  euro per l'anno 2022, a 122,4 milioni di euro per  l'anno  2023,  a  123,6 milioni di euro per l'anno 2024, a 124,9 milioni di euro  per  l'anno 2025, a 126,2 milioni di euro per l'anno 2026,  a  127,5  milioni  di euro per l'anno 2027 e  ((  a  128,7  milioni  di  euro  annui  ))  a decorrere dall'anno 2028, mediante le maggiori entrate  e  le  minori spese di cui agli (( articoli 1 e 3, comma 2. ))
  7. Al fine di  garantire  la  neutralità  sui  saldi  di  finanza pubblica,  ((  l'Istituto  nazionale  della  previdenza  sociale   )) provvede al monitoraggio trimestrale delle maggiori  spese  e  minori entrate di cui agli (( articoli 1, 2 e 3, comma 2 )), e  comunica  le relative risultanze al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze entro il mese successivo al trimestre  di  riferimento,  anche  ai  fini  dell'adozione  delle eventuali iniziative da intraprendere ai sensi  dell'art.  17,  della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
  8. Il Ministro dell'economia e delle finanze  é  autorizzato  ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio per l'attuazione del presente decreto.

                              

Art. 15

Entrata in vigore

  1. Il presente decreto entra in vigore  il  giorno  successivo  a quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

 

Informazioni aggiuntive

  • tipo di normativa: Decreti Legge
  • Data di emissione: Giovedì, 12 Luglio 2018
  • Data di pubblicazione: Sabato, 11 Agosto 2018
  • Numero: 87
  • Ente: 2
  • Ente: Governo Italiano
  • Pubblicata su: Gazzetta Ufficiale n.186 del 11-8-2018

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