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Albo nazionale gestori ambientali

Roma 8 Gen 2018

Prot. 0031/albo/pres

 

OGGETTO: Regolarità del pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori (DURC).

Con riferimento alla richiesta del Comitato nazionale in ordine alle interrogazioni effettuate attraverso il servizio Dure On Line che ricevono risposta con la dicitura "verifica in corso”, l’INPS ha chiarito quanto segue.

“Il servizio, operativo dal 1° luglio 2015 a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Ministeriale 30 gennaio 2015, emanato in attuazione dell’art. 4 del d.l. 20 marzo 2014, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 maggio 2014 n. 78, consente di compiere l’interrogazione in modalità telematica indicando esclusivamente il codice fiscale del soggetto da verificare e di ottenere una risposta in tempo reale in ordine alla regolarità contributiva.

Tuttavia, laddove il sistema, avendo evidenziato esposizioni debitorie per contributi e/o sanzioni civili, non sia in grado di restituire in automatico un esito positivo, viene trasmesso all’interessato l’invito a regolarizzare, come disposto dall’art. 4, comma 1, del DM 30 gennaio 2015, con l’indicazione analitica delle cause che hanno determinato la situazione di irregolarità.

In tal caso, l’interessato è tenuto a regolarizzare, provvedendo al versamento delle somme indicate o alla sistemazione delle omissioni contestate, entro un termine non superiore a 15 giorni dalla notifica dell’invito stesso.

Il sistema pertanto riporta l’informazione dell’apertura di una fase istruttoria con la dicitura “verifica in corso

Resta fermo che l’intero procedimento di definizione del documento deve concludersi entro 30 giorni dalla prima richiesta di verifica della regolarità contributiva.”

Per quanto sopra, nei casi in cui, a seguito di interrogazione, il sistema, dopo trenta giorni dalla prima richiesta non riporti un esito positivo, le Sezioni regionali dovranno provvedere al diniego dell’iscrizione per la mancanza del requisito di cui all’articolo 10, comma 2, lettera e), del DM 120/2014, o, se trattasi di impresa iscritta, all’apertura del procedimento disciplinare di cancellazione ai sensi dell’articolo 20, comma 1, lettera b), del medesimo Regolamento.

 

IL SEGRETARIO                                                                                    IL PRESIDENTE

Ing. Pierluigi Altormare                                                                          Dott. Eugenio Onori

INL

ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO

INL CIRCOLARI REGISTRAZIONI N. 1 dell’ 11/01/2018    

CIRCOLARE N.1/2018

Oggetto: Indicazioni operative sulla corretta applicazione della disposizione di cui all’articolo 34, comma 1, del decreto legislativo n. 81/2008 relativa allo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di primo soccorso prevenzione incendi e di evacuazione.

Lart. 20, comma 1, lettera g) del d.lgs. n. 151/2015 ha modificato l’art. 34 del D.Lgs. 81/2008 ed in particolare ha abrogato il comma 1-bis (introdotto dal d.lgs. n. 106/2009), che consentiva lo svolgimento diretto dei compiti di primo soccorso, nonché di prevenzione incendi e di evacuazione, da parte del datore di lavoro, solo nelle imprese o unità produttive fino a cinque lavoratori, fermo restando l’obbligo (comma 2-bis) di partecipare ai corsi di formazione previsti per addetti antincendio e per addetti al primo soccorso (articoli 45 e 46).

La modifica introdotta dallarticolo 20 del d.lgs. 151/2015, che ha abrogato il comma 1bis, riportando la disposizione al testo originario del decreto legislativo n. 81 del 2008 (antecedente alle modifiche apportate dal decreto legislativo n. 106 del 2009) nonché riprendendo quanto già previsto nel decreto legislativo n. 626 del 1994 (art. 10) ha rimosso la limitazione introdotta dal predetto comma, riconoscendo che anche nelle piccole imprese con più di cinque lavoratori la presenza di un datore di lavoro in possesso della formazione prevista per gli addetti antincendio e per addetti al primo soccorso costituisce un vantaggio ai fini della sicurezza.

In merito allo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di primo soccorso, nonché di prevenzione incendi e di evacuazione, si precisa che tale facoltà concessa al datore di lavoro, (con l’esclusione delle realtà aziendali considerate comunque a rischio - art. 31, co.6), non significa che lo stesso svolga tali compiti da solo né che sia esonerato dal rispettare gli specifici obblighi previsti in capo al datore di lavoro dall’articolo 18 del medesimo decreto legislativo. 

Nello specifico, il datore di lavoro ha l’obbligo di “designare i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza” (art. 18, comma 1, lettera b), e ha l’obbligo di “adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi lavoro, nonché le misure per il caso di pericolo grave e immediato. Tali misure devono essere adeguate alla natura dell’attività, alle dimensioni dell’azienda o dell’unità produttiva e al numero delle persone presenti.” (articolo 18, comma 1, lettera t). Va inoltre rilevato che come previsto dall’art. 43 comma 2 “Ai fini delle designazioni di cui all’art.18 comma 1, lettera b), il datore di lavoro tiene conto delle dimensioni dell’azienda e dei rischi specifici dell’azienda o della unità produttiva…

Pertanto, il fatto che il datore di lavoro, previa adeguata formazione, possa svolgere le attività sopra descritte, non comporta che operi in totale autonomia nello svolgimento di tali compiti, lo stesso infatti, si avvarrà dei lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure anzidette, che vanno designati in numero adeguato e sufficiente nel rispetto di quanto previsto nell’art. 43 comma 2 dello stesso Decreto legislativo.

 

IL CAPO DELL’ISPETTORATO

Paolo Pennesi

INPS

Istituto Nazionale Previdenza Sociale

Direzione Centrale Entrate e Recupero Crediti

Direzione Centrale Organizzazione e Sistemi Informativi

Roma, 03/01/2018

Circolare n. 1

OGGETTO: Conguaglio di fine anno 2017 dei contributi previdenziali e assistenziali.

SOMMARIO: Nell’ambito della presente circolare si forniscono chiarimenti e precisazioni sulle operazioni di conguaglio di fine anno per i datori di lavoro privati non agricoli che utilizzano la dichiarazione contributiva UniEmens.

 

1.1 Premessa.

Con la presente circolare si forniscono indicazioni in ordine alle modalità da seguire per lo svolgimento delle operazioni di conguaglio, relative all’anno 2017, finalizzate alla corretta quantificazione dell’imponibile contributivo, anche con riguardo alla misura degli elementi variabili della retribuzione.

Come di consueto, ci si sofferma sulle modalità di rendicontazione delle seguenti fattispecie:

1) elementi variabili della retribuzione, ai sensi del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 7 ottobre 1993 (di seguito, per brevità, DM 7.10.1993);

2) massimale contributivo e pensionabile, di cui all’art. 2, comma 18, della legge n. 335/1995;

3) contributo aggiuntivo IVS 1%, di cui all’art. 3-ter della legge n. 438/1992;

4) conguagli sui contributi versati sui compensi ferie a seguito fruizione delle stesse;

5) “fringe benefits” esenti non superiori al limite di € 258,23 nel periodo d'imposta (art. 51, comma 3, del T.U.I.R.);

6) auto aziendali ad uso promiscuo;

7) prestiti ai dipendenti;

8) conguagli per versamenti di quote di TFR al Fondo di Tesoreria;

9) rivalutazione annuale del TFR conferito al Fondo di Tesoreria;

10) gestione delle operazioni societarie.

 

1.2. Termine per l’effettuazione del conguaglio.

I datori di lavoro potranno effettuare le operazioni di conguaglio in argomento, oltre che con la denuncia di competenza del mese di “dicembre 2017” (scadenza di pagamento 16/1/2018), anche con quella di competenza di “gennaio 2018” (scadenza di pagamento 16/2/2018[1]), attenendosi alle modalità indicate con riferimento alle singole fattispecie.

Considerato, inoltre, che dal 2007 i conguagli possono riguardare anche il TFR al Fondo di Tesoreria e le misure compensative, si fa presente che le relative operazioni potranno essere inserite anche nella denuncia di “febbraio 2018” (scadenza di pagamento 16 marzo 2018), senza aggravio di oneri accessori.

Resta fermo l'obbligo del versamento o del recupero dei contributi dovuti sulle componenti variabili della retribuzione nel mese di gennaio 2018.

Per alcune categorie di dipendenti pubblici, ovvero per il personale iscritto al Fondo Pensioni per le Ferrovie dello Stato e al Fondo di quiescenza ex Ipost, la sistemazione della maggiorazione del 18% prevista dall’art. 22 della legge n. 177/1976 potrà avvenire anche con la denuncia del mese di “febbraio 2018”.

 

2.1. Elementi variabili della retribuzione (DM 7.10.1993).

Come è noto, la delibera, del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto, n. 5 del 26.03.1993, approvata con il DM 7.10.1993, ha stabilito che: “qualora nel corso del mese intervengano elementi o eventi che comportino variazioni nella retribuzione imponibile, può essere consentito ai datori di lavoro di tenere conto delle variazioni in occasione degli adempimenti e del connesso versamento dei contributi relativi al mese successivo a quello interessato dall'intervento di tali fattori, fatta salva, nell'ambito di ciascun anno solare, la corrispondenza fra la retribuzione di competenza dell'anno stesso e quella soggetta a contribuzione”.

Gli eventi o elementi considerati sono:

  • compensi per lavoro straordinario;
  • indennità di trasferta o missione;
  • indennità economica di malattia o maternità anticipate dal datore di lavoro per conto dell'INPS;
  • indennità riposi per allattamento;
  • giornate retribuite per donatori sangue;
  • riduzioni delle retribuzioni per infortuni sul lavoro indennizzabili dall'INAIL;
  • permessi non retribuiti;
  • astensioni dal lavoro;
  • indennità per ferie non godute; congedi matrimoniali; integrazioni salariali (non a zero ore).

Agli elementi ed eventi di cui sopra possono considerarsi assimilabili anche l’indennità di cassa, i prestiti ai dipendenti e i congedi parentali in genere.

Tra le variabili retributive l’Istituto ha, altresì, ricompreso[2] i ratei di retribuzione del mese precedente (per effetto di assunzione intervenuta nel corso del mese) successivi alla elaborazione delle buste paga, ferma restando la collocazione temporale dei contributi nel mese in cui è intervenuta l’assunzione stessa. Mentre, quindi, non occorre operare alcun accorgimento se l’assunzione è intervenuta nei mesi da gennaio a novembre, se la stessa avviene a dicembre e i ratei si corrispondono nella retribuzione di gennaio, è necessario evidenziare l’evento nel flusso UniEmens.

Gli eventi o elementi che hanno determinato l'aumento o la diminuzione delle retribuzioni imponibili, di competenza di dicembre 2017, i cui adempimenti contributivi sono assolti nel mese di gennaio 2018, vanno evidenziati nel flusso UniEmens valorizzando l’elemento <VarRetributive> di <DenunciaIndividuale>, per gestire le variabili retributive e contributive in aumento e in diminuzione ed anche gli “imponibili negativi” con il conseguente recupero delle contribuzioni non dovute.

Si ricorda che, ai fini dell’imputazione nella posizione assicurativa e contributiva del lavoratore, gli elementi variabili della retribuzione sopra indicati si considerano secondo il principio della competenza (dicembre 2017), mentre, ai fini dell'assoggettamento al regime contributivo (aliquote, massimali, agevolazioni, ecc.), si considerano retribuzione del mese di gennaio 2018, salvo il caso di imponibile negativo in relazione al quale la contribuzione non dovuta va recuperata nel suo effettivo ammontare.

Anche ai fini della Certificazione Unica 2018 e della dichiarazione 770/2018, i datori di lavoro terranno conto delle predette variabili retributive, nel computo dell’imponibile dell’anno 2017.

Si ribadisce che la sistemazione contributiva degli elementi variabili della retribuzione (salvo quanto precisato per la maggiorazione del 18% ex art. 22 L. 177/1976) deve avvenire entro il mese successivo a quello cui gli stessi si riferiscono.

 

2.2. Compilazione flusso UniEmens.

Per gestire le variabili retributive e contributive in aumento e in diminuzione, nonché per gli imponibili negativi, con il conseguente recupero delle contribuzioni non dovute - a livello individuale - deve essere compilato l’elemento <VarRetributive> di <DenunciaIndividuale>, secondo le modalità indicate nell’ultimo aggiornamento del documento tecnico UniEmens, al quale si rinvia.

 

3.1. Massimale art. 2, comma 18 della legge 8 agosto 1995, n. 335.

Come noto, l'art. 2, comma 18, della legge n. 335/1995, ha stabilito un massimale annuo per la base contributiva e pensionabile degli iscritti a forme pensionistiche obbligatorie, privi di anzianità contributiva, successivamente al 31.12.1995 ovvero per coloro che optano per il calcolo della pensione con il sistema contributivo, ai sensi dell’art. 1, comma 23, della legge n. 335/95, così come interpretato dall’art. 2 del decreto legge 28 settembre 2001, n. 355, convertito con legge 27.11.2001, n. 417.

Tale massimale – pari, per l'anno 2017, a € 100.324,00 - deve essere rivalutato ogni anno in base all'indice dei prezzi al consumo calcolato dall’ISTAT.

Lo stesso trova applicazione per la sola aliquota di contribuzione ai fini pensionistici (IVS), ivi compresa l'aliquota aggiuntiva dell'1% di cui all'art. 3-ter della legge n. 438/1992. 

Si rammenta che:

  • il massimale non è frazionabile a mese e ad esso occorre fare riferimento anche se l'anno risulti retribuito solo in parte;
  • nell’ipotesi di rapporti di lavoro successivi, le retribuzioni percepite in costanza dei precedenti rapporti, si cumulano ai fini dell’applicazione del massimale. Il dipendente è, quindi, tenuto a esibire ai datori di lavoro successivi al primo la Certificazione Unica rilasciata dal precedente datore di lavoro ovvero presentare una dichiarazione sostitutiva;
  • in caso di rapporti simultanei le retribuzioni derivanti dai due rapporti si cumulano agli effetti del massimale. Ciascun datore di lavoro, sulla base degli elementi che il lavoratore è tenuto a fornire, provvederà a sottoporre a contribuzione la retribuzione corrisposta mensilmente, sino a quando, tenuto conto del cumulo, venga raggiunto il massimale. Nel corso del mese in cui si verifica il superamento del tetto, la quota di retribuzione imponibile ai fini pensionistici sarà calcolata per i due rapporti di lavoro in misura proporzionalmente ridotta;
  • ove coesistano nell’anno rapporti di lavoro subordinato e rapporti di collaborazione coordinata e continuativa o similari, che comportano l’iscrizione alla Gestione Separata ex lege n. 335/1995, ai fini dell’applicazione del massimale, le retribuzioni derivanti da rapporti di lavoro subordinato non si cumulano con i compensi percepiti a titolo di collaborazione coordinata e continuativa.

3.2. Modalità operative per la gestione del massimale ex lege n. 335/95.

Per i lavoratori dipendenti soggetti alle disposizioni di cui all’articolo 2, comma 18, della legge n. 335/1995, nel mese in cui si verifica il superamento del massimale, l’elemento <Imponibile> di <Denuncia Individuale>/<Dati Retributivi>, deve essere valorizzato nel limite del massimale stesso, mentre la parte eccedente deve essere indicata nell’elemento <EccedenzaMassimale> di <DatiParticolari> con la relativa contribuzione minore. Nei mesi successivi al superamento del massimale, l’imponibile sarà pari a zero, mentre continuerà ad essere valorizzato l’elemento <EccedenzaMassimale>.

Nel caso in cui, nel corso dell’anno civile, vi sia stata un’inesatta determinazione dell’imponibile, che abbia causato un versamento di contributo IVS anche sulla parte eccedente il massimale (con necessità di procedere al recupero in sede di conguaglio) o, viceversa, un mancato versamento di contributo IVS (con esigenza di provvedere alla relativa sistemazione in sede di conguaglio), si procederà con l’utilizzo delle specifiche <CausaleVarRetr> di <VarRetributive>.

Ai fini della compilazione del flusso, si rinvia a quanto illustrato nell’ultimo aggiornamento del documento tecnico UniEmens.

 

4.1. Contributo aggiuntivo IVS 1% (art. 3-ter della legge 14.11.1992 n. 438).

L'art. 3-ter della legge n. 438/1992 ha istituito, in favore di quei regimi pensionistici che prevedano aliquote contributive a carico dei lavoratori inferiori al 10%, un contributo nella misura dell'1% (a carico del lavoratore) eccedente il limite della prima fascia di retribuzione pensionabile, determinata ai fini dell'applicazione dell'art. 21, c. 6, della legge 11.3.1988, n. 67.

Per l'anno 2017, tale limite è risultato € 46.123,00 che, rapportato a dodici mesi, è pari a € 3.844,00.

Come noto, ai fini del versamento del contributo in trattazione, deve essere osservato il metodo della mensilizzazione del limite della retribuzione; tale criterio può rendere necessario procedere ad operazioni di conguaglio, a credito o a debito del lavoratore, degli importi dovuti a detto titolo. Si ricorda che per i lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo (F.p.l.s.) e al Fondo pensioni sportivi professionisti (F.p.s.p.), l’Istituto, con messaggio Hermes n. 5327/2015, ha fornito apposite precisazioni in ordine alle modalità di effettuazione dei conguagli.

Le operazioni di conguaglio si rendono, altresì, necessarie nel caso di rapporti di lavoro simultanei, ovvero che si susseguono nel corso dell’anno civile. In tale ultimo caso, le retribuzioni percepite in costanza di ciascun rapporto si cumulano ai fini del superamento della prima fascia di retribuzione pensionabile.

Il dipendente è, quindi, tenuto ad esibire ai datori di lavoro successivi al primo la prevista Certificazione Unica (o dichiarazione sostitutiva) delle retribuzioni già percepite. I datori di lavoro provvederanno al conguaglio a fine anno (ovvero nel mese in cui si risolve il rapporto di lavoro) cumulando anche le retribuzioni relative al precedente (o ai precedenti rapporti di lavoro), tenendo conto di quanto già trattenuto al lavoratore a titolo di contributo aggiuntivo.

Nel caso di rapporti simultanei, in linea di massima, sarà il datore di lavoro che corrisponde la retribuzione più elevata, sulla base della dichiarazione esibita dal lavoratore, ad effettuare le operazioni di conguaglio a credito o a debito del lavoratore stesso.

Qualora a dicembre 2017 il rapporto di lavoro sia in essere con un solo datore, sarà quest'ultimo a procedere all'eventuale conguaglio, sulla base dei dati retributivi risultanti dalle certificazioni rilasciate dai lavoratori interessati.

 

4.2. Modalità operative per la gestione del contributo aggiuntivo 1%.

Ai fini delle operazioni di conguaglio, si precisa che, ove gli adempimenti contributivi vengano assolti con la denuncia del mese di gennaio 2018, gli elementi variabili della retribuzione non incidono sulla determinazione del tetto 2017 di € 46.123,00. Ai fini del regime contributivo, infatti, dette componenti vengono considerate retribuzione di gennaio 2018.

Per gestire la contribuzione aggiuntiva di 1% ex lege n. 438/92, a livello individuale, deve essere compilato l’elemento <ContribuzioneAggiuntiva> di <DatiRetributivi>, secondo le modalità illustrate nel documento tecnico UniEmens.

 

5.1. Monetizzazione delle ferie e imposizione contributiva.

L’assoggettamento a contribuzione del compenso per ferie non godute, ancorché non corrisposto, rientra nelle fattispecie contemplate dalla Deliberazione del Consiglio di Amministrazione INPS n. 5 del 26.3.1993, approvata con DM 7.10.1993, i cui adempimenti contributivi possono essere assolti nel mese successivo a quello in cui maturano i compensi. Nel rimandare a quanto già reso noto in materia[3], si ricorda che l’individuazione del momento in cui sorge l’obbligo contributivo sul compenso ferie non costituisce limite temporale al diritto del lavoratore di fruire effettivamente delle stesse.

Può, quindi, verificarsi il caso in cui queste vengano effettivamente godute in un periodo successivo a quello dell’assoggettamento contributivo.

In tale ipotesi il contributo versato sulla parte di retribuzione corrispondente al "compenso ferie" non è più dovuto e deve essere recuperato a cura del datore di lavoro ed il relativo compenso deve essere portato in diminuzione dell’imponibile dell’anno (ovvero del mese, dal 1° gennaio 2005) al quale era stato imputato.

 

5.2. Modalità operative per il recupero dei contributi sul compenso ferie non godute.

Il flusso UniEmens consente di gestire il recupero della contribuzione versata sull’indennità per il compenso ferie.

Attraverso una specifica variabile retributiva con la causale FERIE, si consente al datore di lavoro, al momento dell’eventuale fruizione delle ferie da parte del lavoratore, di modificare in diminuzione l’imponibile dell’anno e mese nel quale è stato assoggettato a contribuzione il compenso per ferie non godute e, contemporaneamente, di recuperare una quota o tutta la contribuzione già versata.

Per le modalità di compilazione del flusso, si rinvia a quanto all’uopo illustrato nel più volte citato documento tecnico.

 

6. Fringe benefits (art. 51, comma 3, del T.U.I.R.).

L'art. 51, c. 3, del TUIR n. 917/1986 stabilisce che non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati se, complessivamente, di importo non superiore, nel periodo di imposta, a € 258,23 e che, se il valore in questione è superiore a detto limite, lo stesso concorre interamente a formare il reddito.

A tal riguardo, si fa presente che la Legge 28 dicembre 2015 n. 208 (legge di stabilità 2016) ha previsto, al fine di rendere più agevole la fruizione dei benefit di cui al comma 3 dell’art. 51 del TUIR, che l’erogazione di beni e servizi da parte del datore di lavoro possa avvenire mediante documenti di legittimazione, in formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale.

Nel caso in cui, in sede di conguaglio, il valore dei beni o dei servizi prestati risulti superiore al predetto limite l'azienda dovrà provvedere ad assoggettare a contribuzione il valore complessivo e non solo la quota eccedente.

Per la determinazione del predetto limite si dovrà tener conto anche di quei beni o servizi ceduti da eventuali precedenti datori di lavoro.

Ai soli fini previdenziali, in caso di superamento del limite di € 258,23, il datore di lavoro che opera il conguaglio provvederà al versamento dei contributi solo sul valore dei fringe benefits da lui erogati (diversamente da quanto avviene ai fini fiscali, dove sarà trattenuta anche l’IRPEF sul fringe benefit erogato dal precedente datore di lavoro).

Per le operazioni di conguaglio i datori di lavoro si atterranno alle seguenti modalità:

  • porteranno in aumento della retribuzione imponibile del mese cui si riferisce la denuncia l'importo dei fringe benefits dagli stessi corrisposti qualora, anche a seguito di cumulo con quanto erogato dal precedente datore di lavoro, risulti complessivamente superiore ad € 258,23 nel periodo d'imposta e non sia stato assoggettato a contribuzione nel corso dell'anno;
  • provvederanno a trattenere al lavoratore la differenza dell'importo della quota del contributo a carico dello stesso non trattenuta nel corso dell'anno.

 

7. Auto aziendali concesse ad uso promiscuo (art. 51, c. 4, lett. a) del T.U.I.R.).

Ai fini della quantificazione forfetaria del valore economico dell’utilizzo in forma privata del veicolo (autovettura, motociclo, ciclomotore) di proprietà del datore di lavoro (o committente) e assegnata in uso promiscuo al lavoratore, il T.U.I.R. (art. 51, c. 4, lett. a)) dispone che tale calcolo sia effettuato sulla base di una percorrenza annua totale del veicolo di 15.000 km e riferendone una parte di essi all’uso privato; la percentuale prevista dalla norma è 30% (15.000 x 30% = 4.500 x valore km tariffe ACI = misura del fringe benefit).

 

8. Prestiti ai dipendenti (art. 51, c. 4, lett. b) del T.U.I.R.

Si rammenta che ai fini della determinazione in denaro del compenso in natura relativo ai prestiti erogati ai dipendenti (art. 51, c. 4, lett. b) del T.U.I.R.) si deve assumere il 50% della differenza tra l’importo degli interessi calcolato al tasso ufficiale di riferimento vigente al termine di ciascun anno e l’importo degli interessi calcolato al tasso applicato sugli stessi.

Al riguardo, si ricorda che la vigente misura del tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale dell’Eurosistema, fissato dalla Banca centrale Europea, (ex tasso ufficiale di riferimento) è pari a 0,00%[4].

 

9.1. Conguagli per versamenti di quote di TFR al Fondo di Tesoreria.

Il versamento delle quote di TFR dovute dalle aziende destinatarie dalle disposizioni di cui ai commi 755 e successivi della legge n. 296/2006 va effettuato mensilmente, salvo conguaglio a fine anno o alla cessazione del rapporto di lavoro[5].

In occasione delle operazioni di conguaglio, quindi, le aziende devono provvedere alla sistemazione delle differenze a debito o a credito eventualmente determinatesi in relazione alle somme mensilmente versate al Fondo di Tesoreria e alla regolarizzazione delle connesse misure compensative.

 

9.2. Aziende costituite dopo il 31 dicembre 2006.

Nella circolare n. 70/2007 è stato chiarito che, per le aziende che iniziano l’attività dopo il 31 dicembre 2006, gli obblighi nei riguardi del Fondo di Tesoreria operano se, alla fine dell’anno solare (1° gennaio – 31 dicembre), la media dei dipendenti occupati raggiunge il limite dei 50 addetti. 

In tal caso le aziende sono tenute al versamento delle quote dovute anche per i mesi pregressi, a far tempo da quello di inizio dell’attività.

È stato, altresì, precisato che le aziende interessate devono effettuare il versamento di quanto dovuto in sede di conguaglio di fine anno, maggiorando l’importo da versare del tasso di rivalutazione calcolato fino alla data di effettivo versamento. Si ricorda che la misura del predetto tasso è costituito dall'1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento del costo della vita rilevato a fine anno (qualora la variazione percentuale negli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati accertata dall’Istat sia negativa la misura del tasso di rivalutazione deve essere comunque non inferiore all’1,5%).

Le aziende costituitesi durante l’anno in corso che, al 31.12.2017, hanno raggiunto il limite dei 50 addetti, devono trasmettere l’apposita dichiarazione entro il termine di trasmissione della denuncia UniEmens relativa al mese di febbraio 2018 (31 marzo 2018).

 

10.1. Rivalutazione del TFR al Fondo di Tesoreria e imposta sostitutiva.

L’articolo 2120 del c.c. stabilisce, come noto, che le quote annuali di trattamento di fine rapporto – ad eccezione di quella maturata nell'anno – devono essere incrementate, al 31 dicembre di ogni anno, con l'applicazione di un tasso costituito dall'1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento del costo della vita per gli operai e gli impiegati accertato dall’ISTAT nel mese in esame rispetto al mese di dicembre dell'anno precedente.

Anche il TFR versato al Fondo di Tesoreria deve essere rivalutato alla fine di ciascun anno, ovvero alla data di cessazione del rapporto di lavoro e tale incremento – al netto dell’imposta sostitutiva – deve essere imputato alla posizione del singolo lavoratore.

Il costo della rivalutazione resta a carico del Fondo di Tesoreria.

Sulle somme oggetto di rivalutazione, va versata all’Erario l’imposta sostitutiva fissata dall’art. 11, comma 3, del D.Lgs. n. 47/2000. Al riguardo, si fa presente che l’art. 1, comma 623, della legge n. 190/2014 ha rideterminato nella misura 17 per cento la predetta aliquota, con effetto dalle rivalutazioni decorrenti dal 1° gennaio 2015 (cfr. art. 1, comma 625, legge n. 190/2014).

Entro il mese di dicembre 2017 - salvo conguaglio da eseguirsi entro febbraio 2018 - i datori di lavoro possono conguagliare l’importo dell’imposta versato con riferimento alla rivalutazione della quota di accantonamento maturato presso il Fondo di Tesoreria. Per individuarne l’ammontare, i datori di lavoro potranno calcolare una presunta rivalutazione delle quote di TFR trasferite al Fondo di Tesoreria, avvalendosi dell’ultimo (o del penultimo) indice ISTAT.

 

10.2. Adempimenti a carico del datore di lavoro.

Con riferimento ai lavoratori per i quali nell’anno 2017 sono state versate quote di TFR al Fondo di Tesoreria, i datori di lavoro dovranno determinare la rivalutazione ex art. 2120 c.c. (separatamente da quella spettante sul TFR accantonato in azienda) e calcolare sulla stessa, con le modalità previste dall’Agenzia delle Entrate, l'imposta sostitutiva del 17 per cento. 

L'importo di quest'ultima sarà recuperato in sede di conguaglio con i contributi dovuti all’INPS.

Le somme eventualmente conguagliate in eccedenza a titolo di imposta sostitutiva - sia all’atto del versamento dell’acconto che in altre ipotesi - potranno in ogni caso essere restituite, attraverso la compilazione delle sezioni DenunciaIndividuale e DenunciaAziendale sulla base delle modalità descritte nel documento tecnico UniEmens.

 

11. Operazioni societarie. Riflessi in materia di conguaglio.

Nelle ipotesi di operazioni societarie, che comportano il passaggio di lavoratori ai sensi dell'art. 2112 c.c., e nei casi di cessione del contratto di lavoro, le operazioni di conguaglio dei contributi previdenziali dovranno essere effettuate dal datore di lavoro subentrante, tenuto al rilascio della Certificazione Unica, con riferimento alla retribuzione complessivamente percepita nell'anno, ivi incluse le erogazioni fissate dalla contrattazione di secondo livello,  le erogazioni liberali ed i fringe benefits.

Si richiama l’attenzione dei datori di lavoro ad utilizzare - nel caso di passaggio di lavoratori da una matricola all’altra (anche per effetto di operazioni societarie) - gli appositi codici <TipoAssunzione> e <TipoCessazione> “2” e “2T”, con l’indicazione della matricola di provenienza.

Come indicato al precedente punto 1.1., dal 1° gennaio 2010, il datore di lavoro subentrante può gestire correttamente le variabili retributive utilizzando il nuovo elemento di <VarRetributive>, <InquadramentoLav>, valorizzando l’elemento <Matricola Azienda> con il codice dell’azienda di provenienza.

 

12. Recupero del contributo di solidarietà del 10% ex lege n. 166/1991 su contributi e somme accantonate a favore dei dipendenti per le finalità di previdenza complementare.

L’articolo 16, c. 1, del D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252, recante disposizioni in materia di disciplina delle forme pensionistiche complementari, stabilisce che sulle contribuzioni o somme a carico del datore di lavoro, diverse da quella costituita dalla quota di accantonamento al TFR, destinate a realizzare le finalità di previdenza pensionistica complementare, è dovuto il contributo di solidarietà previsto, nella misura del 10%, dall'articolo 9-bis del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 giugno 1991, n. 166[6].

Si ricorda - con l’occasione – che, ai sensi di quanto previsto dal successivo comma 2, una percentuale pari all'1% del gettito del predetto contributo di solidarietà confluisce presso l’apposito Fondo di garanzia - ex articolo 5 del D.Lgs. n. 80/1992 - istituito mediante evidenza contabile nell'ambito della gestione delle prestazioni temporanee dell'INPS - apprestato contro il rischio derivante dall'omesso o insufficiente versamento da parte dei datori di lavoro sottoposti a procedura di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa ovvero di amministrazione controllata.

Nelle ipotesi in cui, sia in occasione delle operazioni di conguaglio che nel corso dell’anno, si rendesse necessario effettuare recuperi su detta contribuzione, i datori di lavoro possono avvalersi dei codici causale  istituiti nell’Elemento <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, <CausaleACredito>, del flusso UniEmens, di seguito indicati.

Codice Significato

L938 Rec.“contr.solidarietà 10% ex art.16 D.Lgs. n. 252/2005” per i lavoratori iscritti al F.P.L.D. nonché a tutti gli altri Fondi gestiti dall’INPS.

L939 Rec. “contr.solidarietà 10% ex art. 16 D.Lgs. n. 252/2005 dirigenti industriali già iscritti all’ex Inpdai”, per i dirigenti iscritti all’ex INPDAI al 31.12.2002.

 

IL DIRETTORE GENERALE VICARIO

VINCENZO DAMATO

  

[1] Cfr. deliberazione del Consiglio di Amministrazione n. 5 del 26.3.1993, approvata con Decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 7.10.1993.

[2] Cfr. circolare n. 117 del 7 dicembre 2005.

[3] Cfr, da ultimo, la circolare n. 162 del 27 dicembre 2010.

[4] Cfr. provvedimento della BCE del 10 marzo 2016 (la nuova misura del tasso ha decorrenza 16 marzo 2016).

[5] Cfr. art. 1, c. 4 del decreto ministeriale 30 gennaio 2007.

[6]Cfr. circolare n. 98 del 2 luglio 2007.

OGGETTO: Applicazione disposizioni delibera n. 6 del 30 maggio 2017, riguardante i requisiti del responsabile tecnico di cui agli articoli 12 e 13 del DM 120/2014.

Con riferimento alle richieste di chiarimento relative alla delibera n. 6 del 30 maggio 2017, il Comitato nazionale ha ritenuto opportuno precisare quanto segue.

1.Requisiti del responsabile tecnico (articolo 1)

Il responsabile tecnico che ricopre tale ruolo per il trasporto di rifiuti speciali pericolosi (categoria 5) è da ritenersi idoneo anche per il trasporto dei rifiuti speciali non pericolosi (categoria 4) purché gli anni di esperienza richiesti non siano superiori a quelli previsti per la classe di appartenenza della categoria 5.

  1. Affiancamento al responsabile tecnico (articolo 1, comma 2, lettera d)
  2. a) il computo dell’esperienza maturata decorre dalla data di comunicazione dell’inizio del periodo di affiancamento, che, come disposto dalla delibera, deve essere trasmessa alla Sezione regionale in via preventiva, non risultando, pertanto, possibile che possa ricomprendere periodi antecedenti la comunicazione stessa. In sede di prima applicazione detta comunicazione è inviata per mezzo PEC alla Sezione regionale o provinciale, allegando, per ogni comunicazione, ricevuta del versamento del diritto di segreteria di importo pari a quello previsto per le variazioni dell’iscrizione all’Albo;
  3. b) l’esperienza acquisita mediante affiancamento è valida per la categoria di iscrizione dell’impresa indipendentemente dalla classe d’iscrizione nella quale l’impresa stessa è iscritta; l’esperienza maturata nella categoria 5 è valida anche ai fini dell’iscrizione nella categoria 4;
  4. c) in caso di variazione del responsabile tecnico o del legale rappresentante firmatari della comunicazione di affiancamento, l’impresa, entro 30 giorni, deve dame comunicazione alla Sezione regionale o provinciale, utilizzando il modello di cui all’allegato “B” alla delibera al fine di esprimere la volontà dei soggetti interessati a proseguire il periodo di affiancamento del medesimo dipendente. Decorso inutilmente detto termine, l’attività di affiancamento è sospesa restando valido il periodo maturato;

 

ai fini dell’assunzione dell’incarico di responsabile tecnico il dipendente che ha concluso il periodo di affiancamento deve dimostrare di possedere i requisiti di esperienza richiesti ai sensi dell’Allegato “A” alla delibera, con particolare riferimento ai requisiti previsti per l’iscrizione nelle categorie 9 e 10;

  1. e) per “dipendente” si intende il dipendente dell’impresa nelle forme previste dalla normativa vigente in materia o come specificato nelle note dell’allegato “A” alla delibera n. 2 del 22 febbraio 2017.

Verifiche d'idoneità del responsabile tecnico (articolo 2, comma 3)

  1. a) il divieto di sostenere la verifica per il medesimo modulo specialistico prima che siano decorsi 60 giorni dalla comunicazione dell’esito negativo, non si applica ai candidati che non si presentano alla prova;
  2. b) il responsabile tecnico di cui all’art 3, comma 1, della delibera, è dispensato dall’obbligo del possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado per essere ammesso alle verifiche relative al modulo corrispondente l’attività risultante alla data del 16 ottobre 2017, (trasporto rifiuti; intermediazione e commercio di rifiuti; bonifica di siti; bonifica di beni contenenti amianto) anche nel caso di verifica iniziale per il passaggio ad una classe superiore della medesima categoria d’iscrizione.

Dispensa dalle verifiche d'idoneità del responsabile tecnico (articolo 2, comma 5)

  1. a) il legale rappresentante dell’impresa che ricopre contemporaneamente anche il molo di responsabile tecnico viene dispensato dalle verifiche di idoneità dopo aver maturato i venti anni di esperienza nello stesso settore di attività (trasporto rifiuti urbani; trasporto dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi; intermediazione e commercio di rifiuti; bonifica di siti; bonifica di beni contenenti amianto);
  2. b) la dispensa dalle verifiche permane anche nei casi di eventuali successive interruzioni dell’attività dell’impresa o dell’incarico di responsabile tecnico intervenute a qualsiasi titolo;
  3. c) le interruzioni intermedie previste dall’articolo 2, comma 5, della delibera sono consentite sia nel molo di responsabile tecnico che in quello di legale rappresentante dell’impresa;
  4. d) per richiedere la dispensa dalle verifiche il legale rappresentante dell’impresa invia alla Sezione regionale il modello di domanda di cui all’allegato “A”, corredato da dichiarazione sostitutiva di certificazione e dell’atto di notorietà di cui all’allegato “B”. La Sezione regionale dell’Albo rilascia attestazione della dispensa dalle verifiche di idoneità di cui all'allegato “C”.

Disposizioni transitorie (articolo 3)

  1. a) i responsabili tecnici nominati successivamente al 16 ottobre 2017 (data di entrata in vigore della delibera) a seguito di domande presentate entro tale data, sono ricompresi nella previsione di cui all'art 3, comma 1, della delibera;
  2. b) i responsabili tecnici conservano l'idoneità per la categoria e classe di iscrizione risultanti alla data del 16 ottobre 2017 o oggetto della domande presentate entro tale data, a prescindere dalle variazioni che intervengono nell’iscrizione dell’impresa o dalle eventuali interruzioni o variazioni nello svolgimento dell’incarico nei 5 anni successivi;
  3. c) il responsabile tecnico che alla data dell’entrata in vigore della delibera ricopre il molo di responsabile tecnico per il trasporto di rifiuti speciali pericolosi (categoria 5), può ricoprire, in regime transitorio, lo stesso molo anche per il trasporto dei rifiuti spedali non pericolosi (categoria 4) purché gli anni di esperienza richiesti non siano superiori a quelli previsti per la classe di appartenenza della categoria 5;
  4. d) i responsabili tecniri di cui all’art. 3, comma 1, della delibera possono effettuare la verifica iniziale per il passaggio ad una classe superiore o per l’iscrizione in un'altra categoria anche prima della data del 2 gennaio 2021. In caso di esito positivo della verifica iniziale, i 5 anni di validità decorrono dalla data della verifica stessa, in caso di esito negativo si continua ad applicare quanto previsto dal regime transitorio.

 

IL SEGRETARIO                                           IL PRESIDENTE

Ing. Pierluigi Altomare                                dott. Eugenio Onori

 

 

Si comunica che a causa della prolissità della Legge in questione, la stessa può essere scaricata e consultata nella sezione "allegati"

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

DIPARTIMENTO PER I TRASPORTI, LA NAVIGAZIONE,

GLI AFFARI GENERALI ED IL PERSONALE

Direzione generale per la motorizzazione

Divisione 5

 

 

Prot. n. 26681/8.3

Roma, 21 dicembre 2017

 

OGGETTO: Qualificazione CQC scaduta da oltre due anni.

Come noto, l'art. 13, comma 11, del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 20 settembre 2013, stabilisce che qualora la qualificazione CQC sia scaduta da oltre due anni, per poterla rinnovare, il titolare, oltre a frequentare un corso di formazione periodica, deve sottoporsi anche ad un esame comprendente sia la parte comune che la parte specialistica (di seguito denominato, "esame di ripristino").

 

All'istanza di sostenere l'"esame di ripristino" devono essere allegate:

  1. attestazione di versamento di euro 16,00 su c/c n. 4028 relativa all'assolvimento del bollo sull'istanza;
  2. attestazione di euro 16,00 su c/c n. 4028 relativa all'assolvimento del bollo sulla patente CQC rilasciata in caso di esito positivo dell'esame;
  3. attestazione di euro 16,20 su c/c n. 9001 relativa all'operazione di cui al punto 1 della tariffa prevista alla tabella 3 della legge 1 dicembre 1986, n. 870.

L'istanza per sottoporsi ad "esame di ripristino" ha durata di un anno, come previsto dal paragrafo c) della circolare 21 maggio 1992, n. 81 del Direttore Generale della Motorizzazione. Trascorso detto periodo, l'utente dovrà presentare nuova istanza, corrispondendo nuovamente gli importi previsti dalle norme vigenti.

Sulla base delle segnalazioni pervenute dagli Uffici Motorizzazione civile, si rende necessario fornire alcune precisazioni al riguardo.

 

1. Duplicato di patente CQC con qualificazione CQC scaduta di validità

Nel caso in cui venga richiesto il duplicato di una patente che contiene anche la qualificazione CQC (comprovata dal codice unionale "95") scaduta di validità, sarà emanata una nuova patente di guida sulla quale non sarà annotata detta qualificazione CQC.

 

2. Titolare di qualificazione CQC valida sia per il trasporto di cose che per il trasporto di persone, una delle quali scadute da oltre 2 anni

Il titolare di qualificazione CQC valida sia per il trasporto di persone che per il trasporto di cose, che frequenta un corso di formazione periodica per rinnovare l'abilitazione ad una delle predette tipologie di trasporto, è esentato dall'obbligo di frequenza dal corso di formazione periodica per l'altra tipologia di trasporto. Resta comunque fermo l'obbligo di sottoporsi all'"esame di ripristino" nel caso in cui una delle due tipologie di abilitazione (o anche entrambe) sia scaduta da oltre 2 anni.

In caso di richiesta sia per sostenere l'"esame di ripristino" e sia di per rinnovare la qualificazione CQC scaduta da meno di due anni, l'utente deve presentare due distinte domande.

Per quel che concerne il rinnovo, all'istanza devono essere allegate: l'attestazione di pagamento di euro 32,00 su c/c 4028 e l'attestazione di pagamento di euro 10,20 su c/c 9001 (relativa all'operazione di cui al punto 2 della tariffa prevista alla tabella 3 della legge 1 dicembre 1986, n. 870).

Per quel che concerne l'"esame di ripristino", 2 distinte attestazioni di versamento di euro 16,00 cadauna su c/c n. 4028, nonché l'attestazione di euro 16,20 su c/c n. 9001 (relativa all'operazione di cui al punto 1 della tariffa prevista alla tabella 3 della legge 1 dicembre 1986, n. 870).

La qualificazione CQC ottenuta con ordinaria procedura di rinnovo, avrà validità di cinque anni dalla data di presentazione dell'istanza all'Ufficio Motorizzazione civile. 

La qualificazione CQC ottenuta con a seguito di esame di ripristino avrà validità di cinque anni dalla data esame.

Occorre evidenziare che nel caso in cui un conducente sia titolare sia della qualificazione CQC per il trasporto di merci che della qualificazione CQC per il trasporto di persone, a prescindere dall'ordine in cui viene presentata la richiesta le due scadenze saranno diverse, ovvero calcolate come sopra specificato e solo al successivo rinnovo di entrambe riporteranno la stessa scadenza (5 anni dalla data richiesta).

 

3. Titolare di qualificazione CQC valida sia per il trasporto di cose che per il trasporto di persone entrambe scadute da oltre 2 anni

Nel caso in cui un conducente sia titolare di entrambe le qualificazioni CQC scadute da oltre 2 anni, lo stesso non potrà presentare istanza congiunta per sostenere entrambi gli "esami di ripristino". Detto conducente, invero, dovrà presentare prima l'istanza per sostenere l'"esame di ripristino" relativa ad una delle due abilitazioni CQC, poi, una successiva istanza di ripristino per l'altra CQC utilizzando lo stesso corso e sostenendo, in ogni caso, sia la parte comune che la parte specialistica.

 

4. Decorrenza dei due anni dalla scadenza di validità della qualificazione CQC

La frequenza di un corso di formazione periodica consente il rinnovo di validità di una qualificazione CQC scaduta da meno di due anni. Consente il rinnovo di validità un corso di formazione periodica terminato, al massimo, entro il giorno della scadenza della qualificazione CQC, anche se l'istanza di rinnovo è presentata al competente Ufficio Motorizzazione civile, in data successiva.

Qualora il corso di formazione periodica abbia termine in data successiva alla scadenza della qualificazione CQC, il titolare potrà ottenere il rinnovo solo dopo essersi sottoposto ad "esame di ripristino".

 

5. Procedure "esame di ripristino"

L'"esame di ripristino", prevede, conformemente a quanto previsto dall'art. 11, comma 1, del D.M. 20 settembre 2013, sia la prova relativa alla parte "comune" che la prova relativa alla parte "specialistica". Di conseguenza, a titolo di esempio, un conducente titolare sia della qualificazione CQC per il trasporto di persone scaduta da oltre 2 anni, che della qualificazione CQC per il trasporto di cose in corso di validità, dovrà, in ogni caso, sostenere la prova d'esame relativa alla parte comune che alla parte specialistica.

In questo ultimo caso, un eventuale giudizio di non idoneità alla prova comune non comporta la revoca della qualificazione CQC per il trasporto di cose.

In caso di "esame di ripristino" i 5 anni di validità decorrono dalla data di svolgimento, con esito positivo, dell'esame stesso.

Le modalità di effettuazione degli "esami di ripristino" sono le medesime previste per il conseguimento della qualificazione CQC.

L'istanza di "esame di ripristino" può essere presentata anche in un Ufficio Motorizzazione civile di provincia differente da quella in cui ha sede l'ente presso il quale è stato svolto il corso di formazione periodica.

 

6. Rinunzia alla qualificazione CQC

Il titolare di qualificazione CQC può, in qualsiasi momento, richiedere all'Ufficio Motorizzazione civile di revocare la propria abilitazione. La rinuncia alla qualificazione CQC comporta la revoca della stessa e l'interessato potrà conseguire una nuova abilitazione esclusivamente secondo le procedure ordinarie, frequentando, cioè, un corso di qualificazione iniziale e sostenendo il previsto esame di idoneità.

La rinuncia sarà annotata nel sistema informatico inserendo una "revoca per altri motivi".

In caso di rinuncia, la patente CQC deve essere riconsegnata all'Ufficio Motorizzazione civile e l'utente dovrà (salvo intenda rinunciare anche alla patente di guida) richiedere un duplicato della patente di guida, sulla quale, ovviamente, non sarà riportato codice 95 relativo alla CQC revocata.

Nel caso il conducente, già titolare di entrambe le qualificazioni CQC, abbia dapprima rinunciato a una delle due, ma che, dopo la revoca, intenda nuovamente conseguirla deve frequentare esclusivamente il corso previsto dall'art. 9, commi 1 o 2 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 20 settembre 2013 e sostenere il relativo esame solo sulla parte specialistica.

La circolare prot. 21066/8.3 del 9 ottobre 2017 è abrogata.

 

IL DIRETTORE GENERALE

dott. ing. Sergio Dondolini

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

DECRETO 13 dicembre 2017

Decreto attuativo «Marebonus». (17A08475)

(GU n.293 del 16-12-2017)

 

IL DIRETTORE GENERALE

per il trasporto stradale e per l'intermodalità

 

Visto  l'art.  108  del  Trattato  sul  funzionamento   dell'Unione europea;

Vista la legge 28 dicembre 2015, n. 208 e, in particolare l'art. 1, comma 647 che autorizza il Ministero  delle  infrastrutture e dei trasporti a concedere contributi per l'attuazione di progetti per migliorare la catena intermodale e decongestionare la rete viaria, riguardanti l'istituzione, l'avvio e la realizzazione di nuovi servizi marittimi per il trasporto combinato delle merci o il miglioramento dei servizi su rotte esistenti, in arrivo e in partenza da porti situati in Italia, che collegano porti situati in Italia o negli Stati membri dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo;

Visto l'art. 1, comma 649 della predetta legge, che prevede che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, adotti un regolamento ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.400 per l'individuazione, la commisurazione degli aiuti, le modalità e le procedure per l'attuazione degli interventi di cui ai commi 647 e 648, regolamento da sottoporre a notifica preventiva alla Commissione europea, ai sensi dell'art.108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

Vista la decisione della Commissione europea C(2016) 8459 del 19 dicembre 2016 con la quale è stato autorizzato il regime denominato «Marebonus», numero di caso SA.44628 (2016/N);

Visto il regolamento di cui al decreto interministeriale 13 settembre 2017, n. 176 emanato in attuazione del  succitato  art.1, comma  649, della legge n.208/2015 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 289 del 12 dicembre 2017 (nel seguito «Regolamento»);

Visto in particolare l'art. 11, comma 2 del predetto regolamento a norma del quale «l'apertura dei termini per la presentazione delle domande per l'accesso ai contributi, unitamente al modello per  la presentazione delle domande viene disposta dal Ministero con provvedimento del direttore generale per il trasporto stradale e per l'intermodalita'»;

Visto l'art. 19, comma 5, del decreto-legge 1° luglio 2009, n.78, recante «provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali» convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009 n. 102 il quale prevede che le amministrazioni dello Stato cui sono attributi per legge fondi o interventi pubblici, possono affidarne direttamente la gestione,  nel rispetto dei principi comunitari e nazionali conferenti, a società a capitale interamente pubblico, sulle quali le predette amministrazioni esercitano un controllo analogo a quello esercitato su propri servizi e che svolgono la propria attività quasi esclusivamente nei confronti dell'amministrazione dello Stato;

Visto il decreto legislativo 14 marzo 2013, n.33, recante: «Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità; trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni»;

 

Decreta:

Art. 1

Modalita' di presentazione delle domande

 

1. Le domande di accesso ai contributi per l'avvio e la realizzazione di nuovi servizi marittimi per il trasporto combinato delle merci o il miglioramento dei servizi su rotte esistenti,  in arrivo e in partenza da porti situati in Italia o negli Stati membri dell'Unione europea o dello Spazio  economico europeo di cui al Regolamento devono pervenire al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale  - Direzione  generale per il trasporto stradale e l'intermodalità, via Caraci, 36  - 00157 Roma, specificando con apposita dicitura nell'oggetto «contributo decreto marebonus» entro il termine perentorio di quarantacinque giorni decorrenti dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.

2. Le istanze devono pervenire tramite raccomandata con avviso di ricevimento o mediante consegna a mano presso la Direzione generale per il trasporto stradale e per l'intermodalità. Ai fini della verifica del rispetto del suddetto termine fanno fede, nel primo caso il timbro dell'ufficio postale di spedizione mentre nel secondo caso la ricevuta rilasciata  dalla  segreteria  della  suddetta Direzione generale. In alternativa le domande possono essere trasmesse via PEC entro il medesimo termine di cui al precedente comma 1 al seguente indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. In tale ultimo caso farà fede la data del rapporto di consegna rilasciato dal sistema di posta elettronica certificata.

3. A pena di inammissibilità devono essere utilizzati i modelli allegati al presente provvedimento i quali saranno anche disponibili in formato elettronico sui siti web istituzionali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Soggetto gestore di cui all'art. 4 del regolamento. La domanda, nella forma di cui all'allegato 1 (domanda di ammissione ai contributi) dovrà essere corredata degli allegati n.2 (progetto per la realizzazione di nuovi servizi marittimi o di miglioramento di servizi  esistenti, completa di manifestazione di interesse di almeno tre imprese di autotrasporto clienti del servizio marittimo, dalla copia di eventuali slot agreement per la ripartizione della capacità della stiva della nave e dalla copia di eventuali convenzioni per le rotte di cui all'art. 7, comma 6 del regolamento) e  n.3 (Impegno al ribaltamento del contributo in favore delle aziende di autotrasporto).

4. La domanda proposta conserva validità anche nel caso di rimodulazione delle risorse e relativa estensione della misura per l'annualità 2019 giusta quanto previsto dall'art. 10, comma 1, secondo capoverso del regolamento.

5.Tutta la documentazione che le imprese richiedenti devono presentare ai sensi e per i fini del presente decreto deve essere redatta in lingua italiana ovvero corredata di traduzione giurata in lingua italiana.

Art. 2 

Entrata in vigore e apertura dei termini per la  presentazione  delle

domande

 

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà altresì disponibile nel sito internet del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e in quello del soggetto gestore Rete autostrade mediterranee S.p.a.

Roma, 13 dicembre 2017

 

 Il direttore generale: Parente

 

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI 

DECRETO INTERMINISTERIALE

13 settembre 2017, n. 176

(G.U. n. 289 del 12.12.2017)

 

 Regolamento recante individuazione dei beneficiari, commisurazione degli aiuti, modalità e procedure per l'attuazione degli interventi di cui al comma 647 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 - "Marebonus”.

 

IL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

di concerto con

IL MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE

 

Visto l'articolo 108 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea;

Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Vista la legge 7 agosto 1990, n. 241, recante: "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi";

Visto il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, recante: "Attuazione della direttiva 2005/60/CE, concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione";

Visto l'articolo 19, comma 5, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, recante "provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini", il quale prevede che le amministrazioni dello Stato, cui sono attributi per legge fondi o interventi pubblici, possono affidarne direttamente la gestione, nel rispetto dei principi comunitari e nazionali conferenti, a società a capitale interamente pubblico, sulle quali le predette amministrazioni esercitano un controllo analogo a quello esercitato su propri servizi e che svolgono la propria attività quasi esclusivamente nei confronti dell'amministrazione dello Stato;

Visto il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, recante: "Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136";

Visto il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, recante: "Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni";

Visto l'articolo 31, commi 3 e 8-bis del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98;

Vista la legge 28 dicembre 2015, n. 208  e, in particolare, l'articolo 1, comma 647, che autorizza il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a concedere contributi per l'avvio e la realizzazione di nuovi servizi marittimi per il trasporto combinato delle merci o il miglioramento dei servizi su rotte esistenti, in arrivo e in partenza da porti situati in Italia o negli stati membri dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo;

Visto l'articolo 1, comma 649, della citata legge n. 208 del 2015, che prevede che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, adotti un regolamento per l'individuazione, la commisurazione degli aiuti, le modalità e le procedure per l'attuazione degli interventi di cui ai commi 647 e 648, previa notifica preventiva alla Commissione europea, ai sensi dell'articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

Visto il codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante: "Codice dei contratti pubblici" e successive modificazioni e, in particolare, l'articolo 80;

Visto l'articolo 15, comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, che ha previsto, tra l'altro, una riduzione delle risorse statali stanziate per gli incentivi al trasporto ferroviario;

Visto l'articolo 13, comma 1, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, recante: "Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo" che ha previsto che, ai fini del raggiungimento degli obiettivi programmatici indicati nel documento di economia e finanza per l'anno 2017, le risorse finanziarie stanziate a favore della misura denominata "marebonus" sono decurtate, per l'anno 2017, per un importo pari ad euro 1.814.749;

Vista la Comunicazione della Commissione europea 2004/C n. 43: "Orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato ai trasporti marittimi" e, in particolare, il punto 10 riguardante gli aiuti diretti al trasporto marittimo a corto raggio;

Vista la decisione C(2016)8459 del 19 dicembre 2016, con la quale la Commissione europea ha autorizzato l'aiuto di stato SA.44628 - Italia – “Marebonus" - regime per incentivare le autostrade del mare, a seguito di regolare notifica elettronica effettuata in data 22 settembre 2016;

Udito il parere del Consiglio di Stato n. 2227 del 26 ottobre 2016, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 28 settembre 2016;

Acquisito il preventivo concerto del Ministero dell'economia e delle finanze con nota prot. 1404 del 9 marzo 2017;

Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, effettuata con nota n. 6407 del 30 maggio 2017;

 

Adotta

il seguente regolamento: 

Art. 1

Definizioni

 

1. Ai fini del presente regolamento, sono adottate le seguenti definizioni:

  1. Ministero: il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
  2. soggetto gestore: la Società Rete Autostrade Mediterranee S.p.a., soggetto incaricato delle attività di istruttoria, gestione operativa e monitoraggio dell'intervento;
  3. impresa armatrice: il proprietario dell'unità o nave od ogni altro organismo o persona, quali l'imprenditore o il noleggiatore dell'unità o nave che hanno rilevato dal proprietario la responsabilità per l'esercizio della nave e, di conseguenza, hanno accettato di assumersi i relativi obblighi e responsabilità e che assume l'esercizio di unità nautiche iscritte nei registri delle navi e dei galleggianti tenuti dagli Ispettorati di porto o enti equivalenti;
  4. slot agreement: accordo tra imprese armatrici per la ripartizione delle capacità della stiva di una nave;
  5. servizi marittimi Ro-Ro: i servizi offerti da navi munite di attrezzature particolari che le rendono atte al trasporto di rotabili ferroviari o veicoli stradali con imbarco degli stessi sulle proprie ruote e con imbarco di un numero di passeggeri non superiore a dodici;
  6. servizi marittimi Ro-Pax: i servizi offerti da navi munite di attrezzature particolari che le rendono atte al trasporto di rotabili ferroviari o veicoli stradali con imbarco degli stessi sulle proprie ruote e con imbarco di un numero di passeggeri superiore a dodici;
  7. tecnologie ITS: sistemi che integrano le telecomunicazioni, l'elettronica e le tecnologie dell'informazione con l'ingegneria dei trasporti al fine di pianificare, progettare, rendere operativi, sottoporre a manutenzione e gestire i sistemi di trasporto.

Art. 2

Ambito di applicazione e finalità dell'intervento

1. Il presente regolamento stabilisce, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 1, comma 649, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, le modalità di ripartizione e di erogazione della somma destinata all'attuazione di progetti per migliorare la catena intermodale e decongestionare la rete viaria, riguardanti l'istituzione, l'avvio e la realizzazione di nuovi servizi marittimi per il trasporto combinato delle merci o il miglioramento dei servizi su rotte esistenti, in arrivo e in partenza da porti situati in Italia, che collegano porti situati in Italia o negli Stati membri dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo.

2. Gli interventi di cui al presente regolamento sono finalizzati ad incentivare tali servizi e a controbilanciare i costi aggiuntivi necessari all'avvio e/o al miglioramento dei servizi marittimi, contribuendo a compensare la differenza per diversi costi esterni e costi infrastrutturali specifici derivanti dall'uso del trasporto marittimo in sostituzione del trasporto su strada, quali, a titolo esemplificativo, i costi relativi alla congestione, all'inquinamento, agli incidenti.

 

Art. 3

Risorse finanziarie

1. Il presente regolamento disciplina le modalità di assegnazione dei contributi di cui all'articolo 1, comma 647, della legge 28 dicembre 2015, n. 208e del relativo rifinanziamento ai sensi dell'articolo 47-bis, comma 5, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, nei limiti delle risorse disponibili.

2. Ai sensi dell'articolo 1, comma 645, della legge n. 208 del 2015, le risorse di cui al citato articolo 1, comma 647 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, possono subire riduzioni in caso di minori risparmi rispetto alle stime di cui al secondo periodo del citato articolo 1, comma 645.

 

Art. 4

Soggetto gestore

1. Gli adempimenti tecnici e amministrativi riguardanti la gestione operativa, l'istruttoria delle domande, nonché l'esecuzione dei monitoraggi e dei controlli di cui al presente regolamento, sono svolti dal soggetto gestore, ai sensi dell'articolo 19, comma 5, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, con le modalità e nei termini di cui ad apposito accordo di servizio che verrà stipulato tra il Ministero ed il soggetto gestore, individuato nella società RAM spa.

2. Le funzioni e le attività che il soggetto gestore dovrà svolgere, così come regolamentate dal predetto Accordo di servizio, sono quelle di seguito elencate:

  1. collaborare con il Ministero per la predisposizione delle procedure di accesso ai suddetti incentivi;
  2. fornire assistenza tecnica al Ministero e ai beneficiari;
  3. realizzare la gestione operativa dei provvedimenti in oggetto, ivi comprese tutte le attività di informatizzazione e archiviazione dei dati, istruttoria, verifica, analisi e comunicazione operativa con i beneficiari, seguendo le indicazioni fornite dalla Direzione generale per il trasporto stradale e per l'intermodalità del Ministero;
  4. fornire assistenza tecnica al Ministero nella fase di chiusura delle attività relative a tali incentivi;
  5. monitorare l'andamento dei provvedimenti e svolgere le relative attività di controllo, sulla base delle specifiche fornite dalla Direzione generale competente.

3. Gli oneri derivanti dall'accordo di servizio previsto dal comma 1 sono a carico delle risorse di cui all'articolo 3, nel limite massimo dell'1,5 per cento delle risorse destinate all'intervento di cui al presente regolamento e, comunque, sono definiti in base ad uno specifico preventivo che tenga conto, per il personale impiegato, delle giornate/uomo impegnate e delle relative tariffe applicabili, debitamente suddivise nelle componenti di costo diretto, costo gestionale e costo aziendale, per i costi direttamente imputabili all'esecuzione delle attività, della spesa da sostenere, per le componenti di costo indiretto, della percentuale riconoscibile e, per gli eventuali costi per viaggi e trasferte, delle spese preventivabili. Gli oneri effettivamente risultanti sono riconosciuti previa presentazione ed approvazione di apposita rendicontazione redatta secondo le specifiche contenute nell'accordo di servizio medesimo in conformità al sopracitato preventivo.

4. Il Ministero, in quanto amministrazione titolare dell'interesse primario, esercita le funzioni di iniziativa, di vigilanza, di controllo e decisorie in ordine alle attività espletate da RAM spa, di cui all'articolo 12. A tal riguardo la predetta Società assicura la massima collaborazione, tempestività, diligenza e serietà nell'adempimento delle richieste, degli ordini e delle sollecitazioni del Ministero sulle attività tecniche e istruttorie relative alle procedure di cui è responsabile.

 

Art. 5

Soggetti beneficiari

1. Possono beneficiare dei contributi di cui al presente regolamento le imprese di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c), operanti in Italia, costituite anche in forma consorziata, cooperativa o attraverso slot agreement, aventi sede legale in uno degli Stati membri dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo.

2. Ai fini dell'accesso ai contributi di cui al presente regolamento, le imprese di cui al comma 1 devono:

  1. essere regolarmente costituite ed essere iscritte nel registro delle imprese o enti equivalenti;
  2. operare nel settore di "Trasporto marittimo e costiero di merci" (codice ATECO 2007 50.20.00);
  3. essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti e non trovarsi, per quanto applicabile, in una delle situazioni previste dall'articolo 80 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;
  4. non essere sottoposte a procedure concorsuali quali il fallimento, o l'amministrazione straordinaria o liquidazione coatta amministrativa o a liquidazione, scioglimento della società, o concordato preventivo senza continuità aziendale o di piano di ristrutturazione dei debiti;
  5. possedere una situazione di regolarità contributiva;
  6. in caso di servizi marittimi di cui all'articolo 6, comma 5, lettera a), dimostrare di avere capacità di stiva pari ad almeno 100.000 metri lineari all'anno per l'intera durata del progetto o, in caso di servizi marittimi di cui all'articolo 6, comma 5, lettera b), di aver svolto servizi marittimi impiegando una capacità di stiva pari ad almeno 100.000 metri lineari all'anno negli ultimi due anni solari al momento dell'invio della domanda;
  7. operare nel rispetto delle disposizioni in materia di contrattazione collettiva nazionale e territoriale del lavoro e degli obblighi contributivi;
  8. essere in regola con la disciplina antiriciclaggio e antiterrorismo di cui al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231;
  9. non trovarsi nelle condizioni che non consentono la concessione delle agevolazioni ai sensi della normativa antimafia di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159;
  10. aver restituito le agevolazioni pubbliche godute per le quali è stata già disposta la restituzione;
  11. non rientrare tra le imprese che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea.

3. Il possesso dei requisiti di cui ai commi 1 e 2, unitamente a quanto prescritto per l'accesso al contributo in fase di presentazione dell'istanza, deve essere dimostrato alla data di presentazione della domanda di ammissione al contributo.

4. L'assenza dei requisiti di cui al comma 2, lettere da b) ad e) e da g) a m) costituisce causa di revoca determinando decadenza dal contributo ed eventuale recupero dello stesso secondo quanto disposto dall'articolo 17.

5. Le imprese richiedenti il contributo si obbligano, altresì, ad attenersi alle prescrizioni, comunitarie e nazionali, in particolare in materia di ambiente, aiuti di Stato, concorrenza tra imprese e sicurezza.

 

Art. 6

Oggetto e destinazione dell'incentivo

1. La destinazione dell'incentivo avviene nei confronti delle imprese armatrici che presentino progetti triennali per la realizzazione di nuovi servizi marittimi Ro-Ro e Ro-Pax a mezzo di navi iscritte nei registri e battenti bandiera di uno degli Stati membri dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo, per il trasporto multimodale delle merci o il miglioramento dei medesimi servizi su rotte esistenti, in arrivo e in partenza da porti situati in Italia, che collegano porti situati in Italia o negli Stati membri dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo, al fine di sostenere il miglioramento della catena intermodale e il decongestionamento della rete viaria.

2. I servizi marittimi incentivabili devono essere regolari e frequenti, devono risultare economicamente sostenibili durante l'intero periodo dell'incentivazione e devono proseguire e mantenere i miglioramenti qualitativi e quantitativi dei servizi esercitati almeno per i trentasei mesi successivi al termine del periodo dell'incentivazione, salvo i casi di comprovata forza maggiore.

3. I servizi marittimi incentivabili devono essere funzionali al trasporto multimodale di complessi veicolari, autocarri, rimorchi, semirimorchi e casse mobili lungo rotte marittime a corto raggio, sia via mare che mediante navigazione fluviale. Per il trasporto delle bisarche verranno incentivate sia le unità di carico che il loro equivalente in carico sfuso.

4. È ammissibile a contributo per ciascuna impresa armatrice un solo progetto di durata triennale per ciascuna rotta e quest'ultimo non può essere rinnovato, prorogato o ripetuto.

 

5. Sono ammissibili i progetti finalizzati a:

  1. istituzione, avvio e realizzazione di un nuovo servizio marittimo di linea. Per nuovi servizi di linea si intendono quelli avviati a partire dalla data di pubblicazione del presente decreto. Tali servizi inoltre non dovranno alterare gli equilibri concorrenziali con le modalità di trasporto ambientalmente sostenibili, marittima, fluviale e ferroviaria;
  2. miglioramento dei servizi su rotte esistenti. Il miglioramento del servizio è valutato rispetto alla situazione in essere alla data di pubblicazione del presente decreto e deve riguardare almeno quattro specifiche iniziative di miglioramento comprese fra almeno due delle seguenti otto categorie di miglioramento:
  • miglioramento dell'impatto ambientale della linea;
  • riduzione sostenibile dei tempi della catena intermodale complessiva; la riduzione dei tempi può essere effettuata sia attraverso la riduzione dei tempi di navigazione che dei tempi di imbarco e sbarco;
  • miglioramento dei servizi a terra per imbarco e sbarco dei mezzi;
  • maggiore frequenza del servizio di linea;
  • miglioramento dei servizi a bordo durante la navigazione, compresi i servizi di accoglienza per il personale di guida;
  • implementazione delle tecnologie ITS;
  • potenziamento dei livelli di sicurezza (safety e security);
  • incremento della capacità di stiva offerta.

6. I progetti di cui al comma 5, lettere a) e b), sono accompagnati da una lettera di manifestazione di interesse di almeno tre imprese di autotrasporto di merci clienti della linea indicata nel progetto e devono garantire, pena l'ineleggibilità al contributo per l'anno successivo e la perdita del beneficio, il mantenimento per tutto il periodo di fruizione dell'incentivo di almeno il 70 per cento della capacità di stiva, espressa in metri lineari, destinata dal servizio al carico delle merci di cui al comma 3.

7. Non sono ammissibili progetti inerenti linee stagionali o periodiche.

 

Art. 7

Modalità di riconoscimento del contributo

1. Al beneficiario è riconosciuto un contributo massimo erogabile pari a 10 centesimi di euro per ciascuna unità di trasporto imbarcata moltiplicato per i chilometri via strada evitati sulla rete stradale nazionale.

2. Per ciascuna delle rotte marittime ammissibili al contributo è individuato il tratto chilometrico incentivabile secondo quanto previsto dall'articolo 8.

3. Costituiscono unità di trasporto le casse mobili e i seguenti veicoli o complessi veicolari con massa complessiva del singolo veicolo superiore alle 3,5 tonnellate: autocarri, rimorchi, semirimorchi, autoarticolati e veicoli, anche di massa inferiore purché costituenti merce, espressi in equivalente bisarca.

4. Il diritto al contributo deve essere periodicamente comprovato al Ministero con la produzione di idonea documentazione relativa allo stato di avanzamento del progetto.

5. Al fine del potenziamento della catena intermodale e della sostenibilità finanziaria dei progetti da attuare, le imprese beneficiarie dei contributi sono tenute a destinare annualmente a favore delle imprese clienti parte dei contributi ricevuti secondo quanto disciplinato all'articolo 9.

6. Le linee di servizio marittimo che operano in convenzione con pubbliche amministrazioni saranno tenute al riversamento integrale dell'incentivo a favore della propria clientela.

7. Le imprese beneficiare devono, altresì, impegnarsi a mantenere le tariffe di listino praticate durante il periodo di incentivazione, al netto della componente bunker, costanti in rapporto all'andamento del tasso di inflazione.

Art. 8

Rotte marittime ammissibili al contributo

1. Ai sensi dell'articolo 7 comma 2, sono considerate rotte ammissibili gli itinerari marittimi per ciascuno dei quali viene altresì indicato il corrispondente tratto chilometrico stradale incentivabile, di cui all'allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto.

2. In caso di progetti che prevedano l'istituzione di nuovi servizi su nuove rotte, il numero dei chilometri sottratti alla rete stradale utili al calcolo del contributo è quantificato prendendo come riferimento il percorso stradale sul territorio nazionale evitato tra il porto di origine ed il porto di destinazione. Il numero dei chilometri per il suddetto calcolo è pubblicato con successivo decreto del direttore generale per il trasporto stradale e l'intermodalità.

 

Art. 9

Termini e modalità del ribaltamento del contributo

1. I beneficiari sono tenuti al riversamento del contributo ricevuto annualmente in misura non inferiore al 70 per cento in favore delle imprese clienti che abbiano effettuato almeno centocinquanta imbarchi di unità di trasporto ammesse al contributo. Nei casi di cui all'articolo 7 comma 6, i beneficiari saranno tenuti al riversamento integrale del contributo ricevuto.

2. Per le imprese clienti che abbiano effettuato un numero di imbarchi minimo pari a 4000 la percentuale di cui al comma 1 è elevata all'80 per cento.

3. Le imprese armatrici, ai fini del ribaltamento della quota di contributo spettante alle imprese di autotrasporto clienti, sono tenute a verificare la regolarità di quest'ultime presso il portale dell'Albo degli Autotrasportatori. La quota di contributo non è ribaltata alle imprese che non risultino in regola a seguito delle verifiche. Il calcolo della quota spettante ai singoli clienti, ai sensi dell'articolo 9, commi 1 e 2, è effettuato dopo la verifica di cui al presente comma.

4. In caso di consorzi il ribaltamento è effettuato in favore del consorzio stesso.

5. Il ribaltamento del contributo è praticato dal beneficiario sotto forma di rimborso diretto o di sconto per successivi servizi prestati, a favore dei propri clienti entro e non oltre sessanta giorni dal ricevimento del contributo medesimo. Entro i successivi trenta giorni l'impresa armatrice trasmette al Ministero la documentazione atta a comprovare tale ribaltamento per ciascun cliente.

 

Art. 10

Modalità di determinazione e quantificazione dei contributi

1. Il contributo attribuibile ai sensi dell'articolo 7, comma 1, è quantificato fino alla concorrenza massima prevista per gli impegni di spesa per ciascun anno e sarà erogato annualmente compatibilmente con la disponibilità di cassa. Per l'anno 2019 il contributo potrà essere riconosciuto solo previa rimodulazione delle risorse allo scopo destinate, come rifinanziate dall'articolo 47-bis, comma 5, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, ai sensi dell'articolo 23, comma 3, lettera a), della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

2. Qualora, in funzione dei servizi ammissibili a contributo, le risorse effettivamente disponibili non siano sufficienti, si procederà alla riduzione di dette risorse in proporzione all'ammontare spettante a ciascun beneficiario.

3. Il diritto al contributo è comprovato annualmente con l'acquisizione di idonea documentazione relativa allo stato di avanzamento del progetto.

4. Il contributo di cui al comma 1 è attribuito a condizione che, a consuntivo dell'anno di riferimento, siano rispettati i requisiti previsti dal presente regolamento.

5. L'ammissione al contributo di cui al comma 1 viene notificata dal Ministero all'esito della comunicazione delle risultanze dell'istruttoria effettuata dal soggetto gestore.

6. In nessun caso il livello del contributo potrà superare il 30 per cento dei costi di esercizio del trasporto marittimo e il 50 per cento del differenziale del costo delle esternalità tra strada e mare.

7. Il Ministero, avvalendosi del soggetto gestore, verifica annualmente il conseguimento degli obiettivi fissati nei progetti ammessi al contributo, nonché la veridicità dei dati rendicontati dai beneficiari.

8. Il Ministero verifica, altresì, che le tariffe di listino dei servizi marittimi interessati rimangano costanti in rapporto all'andamento del tasso di inflazione ai sensi dell'articolo 7, comma 7.

 

Art. 11

Procedura di accesso

1. I contributi di cui al presente regolamento sono concessi sulla base di una istruttoria per valutare il rispetto dei requisiti ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33.

2. L'apertura dei termini per la presentazione delle domande di accesso ai contributi, unitamente al modello per la presentazione delle domande, viene disposta dal Ministero con provvedimento del direttore generale per il trasporto stradale e per l'intermodalità, da adottare entro quindici giorni dalla pubblicazione del presente regolamento, pubblicato nel sito internet del soggetto gestore e in quello del medesimo Ministero, ferma restando la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

3. Per accedere ai contributi le imprese devono presentare istanza al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale - Direzione generale per il trasporto stradale e l'intermodalità, via Caraci 36 - 00157 Roma, specificando con apposita dicitura sulla busta "contributo decreto marebonus".

4. Le istanze devono pervenire al Ministero, all'indirizzo di cui al comma 3, entro e non oltre quarantacinque giorni decorrenti dalla data di pubblicazione del provvedimento dirigenziale di cui al comma 2, tramite raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero tramite posta elettronica certificata o mediante consegna a mano presso la citata Direzione generale. In tale ultima ipotesi l'ufficio di segreteria della Direzione generale rilascia ricevuta comprovante l'avvenuta consegna. Per il rispetto del termine perentorio fanno fede la data di spedizione della raccomandata o la data di consegna della posta elettronica certificata o la data di consegna a mano.

5. Con il provvedimento di cui al comma 2 sono fornite le ulteriori istruzioni necessarie ai fini dell'attuazione dell'intervento.

 

Art. 12

Attività istruttoria

1. I progetti imprenditoriali proposti sono sottoposti ad una istruttoria di ammissibilità, al fine di valutare la sussistenza di tutte le condizioni previste dal presente regolamento. Le istruttorie di ammissibilità sono svolte dal soggetto gestore e sottoposte all'esame di una apposita commissione per la validazione dell'istruttoria delle domande presentate istituita presso il Ministero e nominata con apposito decreto dirigenziale composta dal Presidente, individuato tra i dirigenti di II fascia in servizio presso il Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale, e tre componenti, di cui uno con funzioni di segreteria, individuate tra il personale in servizio presso il medesimo Dipartimento senza oneri aggiuntivi a carico dell'Amministrazione.

2. Il Ministero comunica, entro sessanta giorni decorrenti dal termine di scadenza per la presentazione dell'istanza e sulla base dei soli dati in essa contenuti, l'ammissibilità dei progetti ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33.

3. Al fine di valutare i requisiti minimi di ammissibilità dei singoli progetti di cui all'articolo 6, comma 5, lettera a), sono verificati, sulla base della documentazione prodotta in fase di istanza, gli effetti dei nuovi servizi proposti, il loro effettivo avvio, la sostenibilità economica ed ambientale. È, altresì, verificato che gli standard qualitativi e quantitativi proposti siano in linea con i servizi esistenti e che tali servizi non alterino gli equilibri concorrenziali con le altre modalità di trasporto ambientalmente sostenibili già esistenti, marittima, fluviale e ferroviaria.

4. Al fine di valutare i requisiti minimi di ammissibilità dei singoli progetti di cui all'articolo 6, comma 5, lettera b), per il miglioramento dell'impatto ambientale della linea, sono considerati i seguenti criteri:

  1. l'uso di carburanti meno inquinanti;
  2. l'uso di dispositivi di abbattimento delle emissioni;
  3. trattamenti con prodotti speciali della carena.

5. Nei casi di cui al comma 4, lettere a) e b), i potenziali beneficiari dimostrano quali specifiche metodologie o tecnologie sono state adottate al fine di migliorare l'impatto ambientale della linea. Il beneficiario deve, altresì, fornire prova dell'effettivo miglioramento trasmettendo idonea documentazione che attesti i livelli di performance ambientale rispetto al periodo precedente conseguenti al miglioramento proposto.

6. Per il miglioramento dei servizi a terra per imbarco e sbarco dei mezzi è necessario per i beneficiari fornire prova dell'effettivo miglioramento trasmettendo idonea documentazione che attesti l'effettivo miglioramento in termini di servizi offerti a terra per l'imbarco e/o lo sbarco delle merci.

7. Per il miglioramento dei servizi a bordo durante la navigazione, compresi i servizi di accoglienza per il personale di guida, per l'implementazione delle tecnologie ITS nonché per il potenziamento dei livelli di sicurezza (safety e security) è necessario per i beneficiari fornire prova dell'effettivo miglioramento previsto trasmettendo idonea documentazione che attesti il miglioramento in termini di servizi previsti nel progetto e soggetti a miglioramento. La verifica di tali servizi deve essere svolta tramite un confronto rispetto ai livelli precedenti al periodo di incentivazione e dimostrabile attraverso investimenti o specifiche attività o servizi quantificabili dal punto di vista economico.

8. La riduzione sostenibile dei tempi della catena intermodale complessiva può essere effettuata sia attraverso la riduzione dei tempi di navigazione che dei tempi di imbarco e sbarco. In tali casi, è necessario per i potenziali beneficiari fornire prova, in termini percentuali, della riduzione dei tempi della catena intermodale complessiva conseguita attraverso investimenti o specifiche attività o servizi quantificabili dal punto di vista economico. La soglia minima di riduzione percentuale deve essere almeno pari al 4 per cento.

9. Per la maggiore frequenza del servizio di linea, nonché per l'incremento della capacità di stiva offerta, è necessario per i potenziali beneficiari fornire prova, in termini percentuali, dell'aumento della frequenza del servizio di linea conseguita attraverso investimenti o specifiche attività o servizi quantificabili dal punto di vista economico. La soglia minima di aumento della frequenza su base annuale deve essere almeno pari al 5 per cento.

10. Ogni progetto deve contenere almeno quattro iniziative specifiche ricadenti in almeno due delle categorie di miglioramento di cui all'articolo 6, comma 5, lettera b). Il beneficiario deve fornire prova dell'effettivo miglioramento conseguito, attraverso investimenti o specifiche attività o servizi quantificabili dal punto di vista economico, trasmettendo idonea documentazione che attesti i singoli livelli di miglioramento conseguiti.

11. Il beneficiario deve proporre la situazione antecedente al progetto e, per lo scenario di progetto, tutti gli elementi quantitativi e qualitativi che qualificano la proposta progettuale, con particolare riferimento alle tecnologie, all'utilizzo delle dotazioni impiantistiche e informatiche, alle modalità gestionali, nonché a tutti gli ulteriori elementi utili per la comprensione della portata del miglioramento e per la sua stima economica in rapporto all'entità dell'incentivo potenzialmente erogabile.

12. Ai fini dell'ammissibilità dei progetti di cui ai commi 3 e 4, non sono ritenuti validi gli adeguamenti, in particolare sulle emissioni inquinanti, agli obblighi normativi vigenti di carattere nazionale, comunitario o internazionale.

13. Qualora in esito ad una prima fase istruttoria, vengano ravvisate carenze comunque sanabili, vengono richieste le opportune integrazioni agli interessati, fissando un termine perentorio non superiore a quindici giorni. Qualora entro tale termine l'interessato non abbia fornito un riscontro, ovvero detto riscontro non sia ritenuto soddisfacente, l'istruttoria viene conclusa sulla base della sola documentazione valida disponibile.

14. L'Amministrazione ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 241 del 1990 comunica le singole risultanze istruttorie agli interessati tramite posta elettronica certificata dando comunicazione del provvedimento finale e le relative motivazioni.

 

Art. 13

Rendicontazione e monitoraggio

1. Ai fini della rendicontazione, annualmente, entro e non oltre trenta giorni dal termine di ciascun periodo di incentivazione, l'impresa beneficiaria presenta al Ministero, con le modalità di cui all'articolo 11, commi 3 e 4:

  1. la relazione descrittiva sullo stato di avanzamento del progetto sottoscritta dal legale rappresentante dell'impresa;
  2. il riepilogo degli imbarchi effettuati dalle imprese clienti, articolato per singolo viaggio e contenente gli elementi utili ai fini del calcolo della liquidazione del contributo, corredato della dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante di ciascuna impresa cliente, attestante la veridicità dei dati ivi riportati ed il mantenimento delle condizioni tariffarie applicate per i servizi di trasporto effettuati durante il periodo di incentivazione;
  3. copia dei contratti e/o polizze di carico con le imprese che abbiano effettuato almeno centocinquanta imbarchi annui.

2. Il contributo è quantificato a consuntivo dell'annualità di riferimento ove siano rispettati i requisiti di cui all'articolo 5 e sulla base degli imbarchi effettuati moltiplicati per i chilometri sottratti alla rete stradale nazionale corrispondenti alle rotte incentivate di cui all'allegato A.

3. L'Amministrazione, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 241 del 1990comunica ai singoli interessati l'ammontare del contributo tramite posta elettronica certificata e attiva successivamente i pagamenti, secondo le disponibilità di cassa.

4. Ai fini del monitoraggio, nel corso dei trentasei mesi successivi a decorrere dal termine del periodo di incentivazione, il Ministero verifica il mantenimento degli impegni assunti in fase di presentazione del progetto anche al fine di comprovare quanto previsto dall'articolo 6, comma 2.

5. Il Ministero, anche per il tramite del soggetto gestore incaricato delle attività di istruttoria, gestione e monitoraggio dell'intervento di cui al regolamento, rende disponibili in formato elettronico i modelli utili per la raccolta dei dati per il monitoraggio sul sito del medesimo Ministero.

 

Art. 14

Termini e modalità di erogazione delle agevolazioni

1. Fermo restando quanto previsto all'articolo 10, comma 1, secondo periodo, l'erogazione dei contributi previsti dal presente regolamento è effettuata dall'amministrazione sulla base di un rendicontazione annuale per ciascun anno di durata del progetto sino a concorrenza del 100 per cento del contributo spettante per singola annualità.

2. L'erogazione del contributo resta inoltre subordinata:

  1. alla verifica da parte del Ministero della regolarità contributiva mediante richiesta del DURC agli enti competenti;
  2. alla verifica presso gli istituti previdenziali; la richiesta determina verifiche di accertamento, in capo alle imprese beneficiarie, da parte dell'INPS e dell'INAIL. In caso di irregolarità contributiva del beneficiario, si procede alla trattenuta dell'importo corrispondente all'inadempienza evidenziata dal DURC disponendo la compensazione dei debiti erariali fino alla loro concorrenza, in applicazione del combinato disposto dell'articolo 31, commi 3 e 8-bis del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98 ;
  3. al rilascio dell'informazione antimafia liberatoria nel caso in cui il contributo sia superiore o uguale a 150.000 euro fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo n. 159 del 2011.

3. L'erogazione del contributo è subordinata alla dichiarazione del beneficiario di non rientrare fra coloro che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti che sono individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea, ai sensi dell'articolo 46 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, nonché alla disponibilità delle risorse così come rimodulate ai sensi dell'articolo 10 del presente regolamento.

Art. 15

Cumulo dell'incentivo

1. I contributi di cui al presente decreto sono concessi per il periodo 2017-2018 e potranno essere concessi per l'anno 2019 previa verifica della sussistenza della copertura finanziaria.

2. I contributi di cui al presente decreto non sono cumulabili con compensazioni derivanti da obblighi di servizio pubblico o con altri aiuti erogati a livello locale, regionale, nazionale o dall'Unione europea, destinati a coprire le stesse spese ammissibili.

Art. 16

Monitoraggio, ispezioni e controlli

1. In ogni fase del procedimento il soggetto gestore e il Ministero effettuano controlli e ispezioni, anche a campione, sulla documentazione e sul rispetto dei contratti presentati, al fine di verificare le condizioni per la fruizione e il mantenimento del contributo, nonché l'attuazione degli interventi finanziati.

2. I beneficiari trasmettono al soggetto gestore la documentazione utile al monitoraggio dell'intervento, con le forme e modalità definite con il provvedimento dirigenziale di cui all'articolo 11, comma 2 e con le modalità di cui ai successivi commi del medesimo articolo 11.

3. Il Ministero provvede a trasmettere al Ministero dell'economia e delle finanze, su base annuale, apposita relazione circa l'attuazione delle misure adottate con il presente regolamento.

 

Art. 17

Recupero dei contributi

1. Nei casi di decadenza di cui all'articolo 5, comma 4, il beneficiario è tenuto a restituire il contributo complessivamente percepito.

2. Negli altri casi di mancato rispetto delle condizioni previste dal presente decreto e degli impegni assunti per la concessione del contributo, si procede alla sospensione delle eventuali erogazioni in corso nonché al recupero dei contributi complessivamente percepiti al netto della quota obbligatoria del ribaltamento effettuato ai sensi dell'articolo 9.

3. Le somme recuperate sono versate all'entrata del bilancio dello Stato secondo le indicazioni fornite dal Ministero.

 

Art. 18

Entrata in vigore e clausola d'invarianza

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

2. Agli adempimenti di cui al presente decreto, il Ministero provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali previste a legislazione vigente.

 

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.

 

Roma, 13 settembre 2017

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: DELRIO

Il Ministro dell'economia e delle finanze: PADOAN

 

Visto, il Guardasigilli: ORLANDO

Registrato alla Corte dei conti l'11 dicembre 2017 Ufficio controllo atti Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, registro n. 1, foglio n. 4587

 

MINISTERO DELL'INTERNO

DECRETO 22 novembre 2017

Approvazione della regola tecnica di prevenzione   incendi   per

l'installazione e l'esercizio di contenitori-distributori, ad uso

privato, per l'erogazione di carburante liquido di categoria C.

(17A08114)

(GU n.285 del 6-12-2017)

 

IL MINISTRO DELL'INTERNO

di concerto con

IL MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE

e

IL MINISTRO

DELLO SVILUPPO ECONOMICO

 

Vista la legge 1°marzo  1968, n. 186, recante «Disposizioni concernenti la produzione di materiali, apparecchiature, macchinari, installazioni e impianti elettrici ed elettronici»;

Visto il decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32 e successive modificazioni, recante   «Razionalizzazione del sistema di distribuzione dei carburanti, a norma dell'art. 4, comma  4,  lettera

c), della legge 15 marzo 1997, n. 59»;

Visto  il  decreto  legislativo 8 marzo 2006, n. 139, recante «Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma dell'art. 11 della legge 29 luglio 2003, n. 229» e successive modificazioni;

Visto il decreto legislativo 9  aprile 2008, n. 81, recante «Attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro» e successive modificazioni;

Visto il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 luglio 2008, n.764/2008, che   stabilisce procedure relative all'applicazione di determinate regole tecniche nazionali a prodotti legalmente commercializzati in un altro Stato membro e che abroga la decisione n. 3052/95/CE;

Visto il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2011, n.305, che fissa  condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che abroga la direttiva 89/106/CEE del Consiglio;

Visto il decreto-legge 21  giugno  2013, n.69,  convertito, con modificazioni,  dalla  legge  9   agosto   2013, n.98, recante «Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia»;

Visto il decreto legislativo 19 maggio 2016, n.85 che attua la direttiva 2014/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, concernente l'armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative agli apparecchi e sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente  esplosiva, che sostituisce la direttiva 94/9/CE;

Visto il decreto del Presidente  della  Repubblica del 1° agosto 2011, n. 151, recante «Regolamento  recante  semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, a norma dell'art. 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n.78, convertito, con modificazioni,  dalla legge 30 luglio 2010, n. 122»;

Visto il decreto del Ministro dell'interno del 31 luglio 1934 e successive modificazioni, recante  «Approvazione delle norme di sicurezza per la lavorazione, l'immagazzinamento, l'impiego o la vendita di oli minerali, e per il trasporto degli oli stessi» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 settembre 1934, n.228;

Visto il decreto del Ministro dell'interno del 30 novembre 1983 e successive modificazioni, recante «Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione  incendi» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 novembre 1983, n.339;

Visto il decreto del Ministro dell'interno del 19 marzo 1990, recante «Norme per il rifornimento di  carburanti, a mezzo di contenitori-distributori mobili, per macchine in uso presso aziende agricole, cave e cantieri» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 marzo 1990, n. 76;

Visto il decreto del Ministro dell'interno del 12  settembre  2003, recante «Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per l'installazione e l'esercizio di depositi di gasolio per autotrazione ad uso privato, di capacità geometrica non superiore a 9 m³, in contenitori-distributori rimovibili per il rifornimento di  automezzi destinati all'attività di autotrasporto» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 23 settembre 2003, n. 221;

Visto il decreto del Ministro dell'interno del 27 gennaio 2006, recante  «Requisiti degli apparecchi,  sistemi di protezione e dispositivi utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva, ai sensi della direttiva 94/9/CE, presenti nelle attività soggette ai controlli antincendio» pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale dell'8 febbraio 2006, n.32;

Visto il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 22 gennaio 2008, n.37,recante  «Regolamento  concernente l'attuazione dell'art. 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della  legge  n.248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione  degli  impianti all'interno degli edifici» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12  marzo  2008, n.61;

Visto il decreto del Ministro dell'interno del 7 agosto 2012, recante «Disposizioni relative alle modalità di presentazione delle istanze concernenti i procedimenti di prevenzione incendi e alla documentazione da allegare, ai sensi dell'art. 2, comma 7, del decreto del Presidente della  Repubblica  1°  agosto  2011, n. 151 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 agosto 2012, n. 201;

Rilevata la necessità di aggiornare la disciplina antincendio relativa ai contenitori-distributori fuori   terra di liquido combustibile di categoria C ad uso privato, di capacità geometrica non superiore a 9 m³;

Sentito il Comitato centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi di cui all'art. 21 del decreto legislativo 8 marzo  2006, n.139;

 Espletata la procedura di informazione ai sensi della direttiva (UE) n. 2015/1535;

Decreta: 

Art. 1

Campo di applicazione

1. Il presente decreto disciplina, ai fini della prevenzione incendi, l'installazione e l'esercizio di contenitori-distributori, ad uso privato, per l'erogazione di carburanti liquidi di categoria C, così come definiti nella regola tecnica di cui all'art. 3.

2. Le disposizioni del presente decreto non si applicano agli impianti fissi di distribuzione carburanti per autotrazione, per i quali continuano ad applicarsi le specifiche disposizioni di prevenzione incendi.

Art. 2

Obiettivi

 

1. I contenitori-distributori disciplinati dal presente decreto sono installati e gestiti in modo da garantire il conseguimento dei seguenti obiettivi:

  1. minimizzare le cause di fuoriuscita accidentale di carburante ed il rischio di incendio;
  2. limitare, in caso di evento incidentale, danni alle persone;
  3. limitare, in caso di evento incidentale, danni ad  edifici  e locali contigui all'impianto;
  4. limitare, in caso di evento incidentale, danni all'ambiente;
  5. consentire ai soccorritori di operare in condizioni di sicurezza.

 

Art. 3

Disposizioni tecniche

 

1. Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui all'art. 2, è approvata la regola tecnica di cui all'allegato 1, che costituisce parte integrante del presente decreto.

 

Art. 4

Applicazione delle disposizioni tecniche

 

1. Le disposizioni  del  presente decreto si applicano ai contenitori-distributori di nuova installazione e a quelli esistenti, ad eccezione dei casi riportati al comma 2.

2. Sono esentati dall'obbligo di adeguamento alla regola tecnica di cui all'art. 3 i contenitori-distributori esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto nei casi in cui:

  1. siano in possesso di atti abilitativi  riguardanti anche la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio, rilasciati dalle competenti autorità,  così  come previsto dall'art.38 del decreto-legge 21 giugno 2013, n.69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98;
  2. siano in possesso del certificato di prevenzione incendi in corso di validità o sia stata presentata la segnalazione certificata di inizio attività di cui all'art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n.151;
  3. siano stati pianificati, o siano in corso, lavori di installazione di contenitori-distributori sulla base di un progetto approvato dal competente Comando provinciale dei vigili del fuoco ai sensi  degli  articoli 3 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151.

3. I contenitori-distributori devono essere provvisti di approvazione di tipo ai sensi del decreto del Ministro dell'interno del 31 luglio 1934, titolo I°, punto XVII ed i relativi componenti devono essere provvisti di marcatura CE ai sensi delle direttive applicabili.

4. L'installatore è tenuto a verificare che il contenitore-distributore sia idoneo per il tipo di uso e per la tipologia di  installazione prevista e che il responsabile dell'attività sia informato degli specifici obblighi finalizzati a garantire il corretto uso, in sicurezza, dello stesso.

Art. 5

Impiego di prodotti per uso antincendio

 

1. I prodotti per uso antincendio, impiegati nel campo di applicazione del presente decreto, devono essere:

  1. identificati univocamente sotto la responsabilità del produttore, secondo le procedure applicabili;
  2. qualificati in relazione alle prestazioni richieste e all'uso previsto;
  3. accettati dal responsabile  dell'attività, ovvero dal responsabile dell'esecuzione dei lavori  mediante acquisizione e verifica della documentazione di identificazione e qualificazione.

2. L'impiego dei prodotti per uso antincendio è consentito se gli stessi sono utilizzati conformemente  all'uso  previsto,  se sono rispondenti alle prestazioni richieste dal presente decreto e se:

  1. sono conformi alle disposizioni comunitarie applicabili;
  2. sono conformi, qualora non ricadenti nel campo di applicazione di disposizioni comunitarie, alle  apposite  disposizioni  nazionali applicabili, già sottoposte con esito  positivo  alla  procedura  di informazione di cui alla direttiva 98/34/CE e  successive  modifiche, che prevedono apposita omologazione per  la  commercializzazione sul territorio italiano e a tal fine il mutuo riconoscimento;
  3. qualora  non  contemplati  nelle  lettere a) e b), sono legittimamente commercializzati  in  uno  degli Stati della Unione europea o in Turchia in virtu' di specifici accordi internazionali stipulati con l'Unione europea ovvero legalmente fabbricati in uno degli Stati firmatari dell'Associazione  europea  di libero scambio (EFTA), parte contraente dell'accordo sullo Spazio economico europeo (SEE), per  l'impiego nelle stesse condizioni che permettono di garantire un livello di protezione,  ai fini della   sicurezza dall'incendio, equivalente a quello previsto nelle norme tecniche allegate al presente decreto.

3. L'equivalenza del livello di protezione, garantito dai prodotti per uso antincendio di cui al comma 2, è valutata, ove necessario, dal Ministero dell'interno applicando le procedure previste dal regolamento (CE) n. 764/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 luglio 2008. 

Art. 6

Disposizioni finali

1. Sono abrogate le seguenti disposizioni di prevenzione incendi:

  1. decreto del Ministro dell'interno del 19 marzo 1990 recante «Norme per   il   rifornimento   di   carburanti,   a   mezzo    di contenitori-distributori mobili, per macchine in uso  presso  aziende agricole, cave e cantieri»;
  2. decreto del  Ministro  dell'interno  del  12  settembre  2003 recante «Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per l'installazione e l'esercizio di depositi di gasolio per autotrazione ad uso privato, di capacità geometrica non superiore a 9 m3, in contenitori-distributori rimovibili per il rifornimento di automezzi destinati all'attività di autotrasporto»;
  3. art. 5, comma 4 del decreto del Ministro dell'interno del 27 gennaio 2006 recante «Requisiti degli  apparecchi, sistemi di protezione e dispositivi  utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva, ai sensi della direttiva n.94/9/CE,  presenti  nelle attività soggette ai controlli antincendio»;

Il presente decreto entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della

Repubblica italiana.

Roma, 22 novembre 2017

 

                      Il Ministro dell'interno

                               Minniti

              Il Ministro dell'economia e delle finanze

                               Padoan

                Il Ministro per lo sviluppo economico

                               Calenda

Ministero dello Sviluppo Economico

DIREZIONE GENERALE PER GLI INCENTIVI ALLE IMPRESE

IL DIRETTORE GENERALE

Visto il decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, che, all’articolo 6, comma 1, prevede, a beneficio di micro, piccole e medie imprese, l’adozione di interventi di finanziamento a fondo perduto per l’acquisto di software, hardware o servizi finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali e all’ammodernamento tecnologico, tramite la concessione, conformemente al regolamento (CE) n. 1998/2006 sugli aiuti d’importanza minore (“de minimis”), di Voucher di importo non superiore a 10.000 euro;

Visto, altresì, il comma 2 del citato articolo 6 del decreto-legge n. 145 del 2013, che dispone che, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per la coesione territoriale, con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie e con il Ministro dello sviluppo economico, è stabilito l’ammontare dell’intervento nella misura massima complessiva di 100 milioni di euro, a valere sul Programma operativo nazionale della prossima programmazione 2014-2020 di responsabilità del Ministero dello sviluppo economico, previa verifica della coerenza con le relative linee di intervento, nonché sulla collegata pianificazione degli interventi a finanziamento nazionale, e che la somma così individuata dal CIPE è ripartita tra le regioni in misura proporzionale al numero delle imprese registrate presso le camere di commercio operanti nelle singole regioni;

Visto il regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti “de minimis”, che ha sostituito, a decorrere dal 1° gennaio 2014 il predetto regolamento (CE) n. 1998/2006;

Visto il decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 23 settembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 269 del 19 novembre 2014, adottato ai sensi del comma 3 del citato articolo 6 del decreto-legge n. 145 del 2013 e recante le modalità di concessione ed erogazione delle agevolazioni e lo schema standard di bando;

Visto l’articolo 8, comma 3, del citato decreto interministeriale 23 settembre 2014, il quale prevede che con successivo provvedimento a firma del Direttore generale per gli incentivi alle imprese sono definiti, sulla base dello schema standard di bando di cui all’allegato 1 al medesimo decreto interministeriale, i contenuti del modello di domanda, le modalità e i termini, iniziale e finale, di presentazione delle istanze, le modalità di concessione dei Voucher e gli schemi specifici per la presentazione delle richieste di erogazione e la gestione delle stesse; è indicato il riparto su base regionale delle risorse finanziarie previsto dal comma 2 del citato articolo 6 del decreto-legge n. 145 del 2013; sono indicate le regioni nel cui territorio devono essere ubicate le unità produttive delle imprese beneficiarie; sono elencati gli oneri informativi previsti ai fini della fruizione dell’agevolazione di cui al decreto stesso;

Visto il Programma operativo nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR, adottato con decisione della Commissione europea C(2015) 4444 final, del 23 giugno 2015 e modificato con decisione della Commissione europea C(2015) 8450 final, del 24 novembre 2015; Visto, in particolare, l’Asse III – Competitività PMI, Azione 3.5.2 – “Supporto a soluzioni ICT nei processi produttivi delle PMI, coerentemente con la strategia di smart specialization, con particolare riferimento a: commercio elettronico, cloud computing, manifattura digitale e sicurezza informatica”;

Considerato che il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in applicazione della normativa comunitaria riguardante la programmazione 2014-2020 dei fondi di sviluppo e di investimento europei, ha definito, in materia di ricerca e innovazione, una Strategia nazionale di specializzazione intelligente, intesa come strategia di innovazione nazionale che individua specifiche aree tematiche prioritarie di intervento che riflettono un elevato potenziale imprenditoriale in termini di posizionamento competitivo, in grado di rispondere alle opportunità emergenti e ai futuri sviluppi del mercato;

Considerato che l’intervento agevolativo di cui al citato decreto interministeriale 23 settembre 2014 risulta coerente con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente, essendo riconducibile all’ambito applicativo dell’area tematica Agenda digitale, smart communities, sistemi di mobilità intelligente, con particolare riferimento alla traiettoria tecnologica denominata “Tecnologie per la diffusione della connessione a banda ultra larga e della web economy”;

Visti i criteri di selezione delle operazioni del Programma operativo nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR, approvati dal Comitato di sorveglianza;

Vista la nota n. 98301 del 17 dicembre 2015 con la quale il Ministero dello sviluppo economico - Direzione generale per gli incentivi alle imprese ha attestato al Ministero dell’economia e delle finanze la coerenza del contributo in forma di Voucher di cui all’articolo 6, commi 1, 2 e 3, del decreto-legge n. 145 del 2013 con le linee di intervento del Programma operativo nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR, quantificando altresì in euro 32.543.679,00 l’importo delle risorse del medesimo Programma destinabili all’intervento agevolativo;

Visto il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, il Ministro dello sviluppo economico e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, 7 luglio 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 245 del 19 ottobre 2016, adottato ai sensi del citato articolo, 6, comma 2, del decreto-legge n. 145 del 2013 e recante “Determinazione dell’ammontare delle risorse per il “Voucher” a favore delle micro, piccole e medie imprese per la digitalizzazione dei processi aziendali e l’ammodernamento tecnologico”;

Visto, in particolare, l’articolo 1, commi 1 e 2, del predetto decreto interministeriale 7 luglio 2016, che definisce in euro 32.543.679,00 la quota a carico del Programma operativo nazionale 3 “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR destinata a favorire la digitalizzazione dei processi aziendali e l’ammodernamento tecnologico delle micro, piccole e medie imprese nelle regioni «meno sviluppate» e «in transizione» (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna);

Visto, altresì, l’articolo 1, comma 3, del medesimo decreto interministeriale 7 luglio 2016, che prevede che l’individuazione delle risorse necessarie per la realizzazione delle misure di digitalizzazione nelle restanti regioni, a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, fino alla concorrenza dell’importo indicato nell’articolo 6, comma 2, del decreto-legge n. 145 del 2013, sono oggetto di apposita delibera CIPE che ne definisce il valore complessivo e le modalità di ripartizione;

Vista la delibera CIPE 10 luglio 2017, n. 47/2017, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 239 del 12 ottobre 2017, con la quale, per il finanziamento della misura denominata “Voucher per la digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese” nella macroarea territoriale del Centro-Nord, è assegnata la somma di euro 67.456.321,00 a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020 e la medesima assegnazione, nonché quella di cui al citato decreto interministeriale 7 luglio 2016 di euro 32.543.679,00 destinata alle imprese localizzate nelle regioni del Mezzogiorno, per un totale di 100 milioni di euro, sono ripartite in misura proporzionale al numero delle imprese registrate presso le camere di commercio operanti nelle singole regioni come da tabella allegata alla stessa delibera;

Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 e successive modificazioni e integrazioni, recante “Disposizioni per la razionalizzazione degli interventi di sostegno pubblico alle imprese, a norma dell’articolo 4, comma 4, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59”;

Visto l’articolo 52, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 e successive modifiche e integrazioni, che prevede che, al fine di garantire il rispetto dei divieti di cumulo e degli obblighi di trasparenza e di pubblicità previsti dalla normativa europea e nazionale in materia di aiuti di Stato, i soggetti pubblici o privati che concedono ovvero gestiscono i predetti aiuti trasmettono le relative informazioni alla banca dati, istituita presso il Ministero dello sviluppo economico ai sensi dell’articolo 14, comma 2, della legge 5 marzo 2001, n. 57, che assume la denominazione di “Registro nazionale degli aiuti di Stato”;

Visto il regolamento 31 maggio 2017, n. 115, recante la disciplina per il funzionamento del Registro nazionale degli aiuti di Stato, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 175 del 28 luglio 2017;

Visto, in particolare, l’articolo 9, comma 1, del predetto regolamento, che prevede che, al fine di identificare ciascun aiuto individuale nell’ambito del Registro nazionale degli aiuti di Stato, il soggetto concedente è tenuto alla registrazione dell’aiuto individuale prima della concessione dello stesso attraverso la procedura informatica disponibile sul sito web del Registro medesimo;

Visto l’articolo 2, comma 2, del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro dello sviluppo economico 20 febbraio 2014, n. 57, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 81 del 7 aprile 2014, che prevede che le pubbliche amministrazioni, in sede di concessione di finanziamenti, tengono conto del rating di legalità delle imprese, di cui all’articolo 5- 4 ter del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, secondo quanto previsto all’articolo 3 del medesimo decreto;

Visto il decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese 6 marzo 2017, recante gli indirizzi operativi per gli interventi cofinanziati dal Programma operativo nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR, pubblicato nel sito web del Programma (www.ponic.gov.it);

Tenuto conto che, a seguito della pubblicazione in data 12 ottobre 2017 della citata delibera CIPE n. 47/2017, risultano perfezionati gli atti per l’individuazione della copertura finanziaria dell’intervento disciplinato dal citato decreto interministeriale 23 settembre 2014 e che, pertanto, ai sensi dell’articolo 12 del medesimo decreto, è possibile adottare il provvedimento a firma del Direttore generale per gli incentivi alle imprese previsto dall’articolo 8, comma 3, sopra menzionato;

DECRETA:

Art. 1.

(Definizioni)

1.Ai fini del presente decreto sono adottate le seguenti definizioni:

  1. “Ministero”: il Ministero dello sviluppo economico;
  2. “Regolamento de minimis”: regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013, recante la disciplina per l’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de minimis», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. L 352 del 24 dicembre 2013;
  3. “Voucher”: il contributo di cui all’articolo 6, comma 1, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, concesso ai sensi del Regolamento de minimis;
  4. “decreto 23 settembre 2014”: il decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 23 settembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 269 del 19 novembre 2014, con il quale sono definite le modalità di attuazione della misura relativa al Voucher;
  5. “PON Imprese e competitività”: il Programma operativo nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR, approvato dalla Commissione europea con decisione C(2015)4444 final del 23 giugno 2015 e modificato con decisione della Commissione europea C(2015) 8450 final, del 24 novembre 2015;
  6. “Regioni meno sviluppate”: le regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia;
  7. “Regioni in transizione”: le regioni Abruzzo, Molise e Sardegna;
  8. “altre Regioni del territorio nazionale”: le regioni e le province autonome del territorio nazionale che non rientrano nella definizione di Regioni meno sviluppate e di Regioni in transizione (Lazio, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Liguria, Lombardia, Piemonte, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto);
  9. “rating di legalità”: il rating di legalità delle imprese di cui all’articolo 5-ter del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 e successive modifiche e integrazioni, attribuito dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato;
  10. “Carta nazionale dei servizi”: la Carta nazionale dei servizi di cui all’articolo 1, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell’amministrazione digitale);
  11. “procedura informatica”: la procedura informatica accessibile nell’apposita sezione “Voucher digitalizzazione” del sito web del Ministero (www.mise.gov.it).

Art. 2.

(Dotazione finanziaria e ripartizione regionale)

1. Le risorse finanziarie disponibili per la concessione del Voucher per il sostegno di progetti di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico sono pari a euro 100.000.000,00 (centomilioni/00) e sono ripartite come segue:

a. euro 32.543.679,00 (trentaduemilionicinquecentoquarantatremilaseicentosettantanove/00) a valere sulle risorse del PON Imprese e competitività, Asse III – Competitività PMI, Azione 3.5.2 – “Supporto a soluzioni ICT nei processi produttivi delle PMI, coerentemente con la strategia di smart specialization, con particolare riferimento a: commercio elettronico, cloud computing, manifattura digitale e sicurezza informatica”, di cui:

1) euro 5.867.283,77 (cinquemilioniottocentosessantasettemiladuecentottantatre/77) per progetti realizzati in unità produttive ubicate nelle Regioni in transizione;

2) euro 26.676.395,23 (ventiseimilioniseicentosettantaseimilatrecentonovantacinque/23) per progetti realizzati in unità produttive ubicate nelle Regioni meno sviluppate;

b.  euro 67.456.321,00 (sessantasettemilioniquattrocentocinquantaseimilatrecentoventuno), a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, per progetti realizzati in unità produttive ubicate nelle altre Regioni del territorio nazionale.

Le risorse finanziarie di cui al comma 1 sono suddivise su base regionale, ai sensi della delibera CIPE 10 luglio 2017, n. 47/2017, come indicato nell’allegato n. 1 al presente decreto.

Nell’ambito della dotazione finanziaria di cui al comma 1 e con riferimento alle risorse finanziarie assegnate a ciascuna regione, è istituita, come stabilito all’articolo 3, comma 3, del decreto 23 settembre 2014, una riserva del 5 per cento, destinata alla concessione del Voucher a beneficio delle micro, piccole e medie imprese che hanno conseguito il rating di legalità.

Art. 3.

 (Modalità e termini di presentazione della domanda)

1. Le domande di accesso alle agevolazioni possono essere presentate dalle imprese proponenti in possesso dei requisiti previsti all’articolo 5 del decreto 23 settembre 2014 esclusivamente tramite la procedura informatica, accessibile nell’apposita sezione “Voucher digitalizzazione” del sito web del Ministero (www.mise.gov.it), a partire dal 30 gennaio 2018 e fino al 9 febbraio 2018, secondo le modalità indicate al comma 7.

2. Ciascuna impresa proponente può presentare un’unica domanda di accesso alle agevolazioni per un importo del Voucher pari al 50 per cento del totale delle spese ammissibili di cui all’articolo 7 del decreto 23 settembre 2014 e, in ogni caso, non superiore a euro 10.000,00 (diecimila/00). La suddivisione su base regionale delle richieste pervenute è effettuata in relazione all’ubicazione dell’unità produttiva nell’ambito della quale viene realizzato il progetto di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico, indicata dall’impresa proponente nel modulo di domanda. Tale unità produttiva deve essere, alla data di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni, già attiva presso il competente Registro delle imprese come risultante dal certificato camerale dell’impresa.

3. L’accesso alla procedura informatica:

  1. prevede l’identificazione e l’autenticazione tramite la Carta nazionale dei servizi;
  2. è riservato al rappresentante legale dell’impresa proponente, come risultante dal certificato camerale della medesima, o ai soggetti di cui al comma 4.

4. Il rappresentante legale dell’impresa proponente, previo accesso alla procedura informatica tramite la Carta nazionale dei servizi, può conferire ad altro soggetto delegato il potere di rappresentanza per la presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni.

5. La domanda e i relativi allegati devono essere firmati digitalmente, in conformità con quanto disposto dall’articolo 8, comma 2, lettera b), del decreto 23 settembre 2014, dal soggetto che compila e presenta la domanda, pena l’improcedibilità della stessa.

6. Ai fini del completamento della compilazione della domanda di accesso alle agevolazioni, all’impresa proponente è richiesto il possesso di una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva e la sua registrazione nel Registro delle imprese, come previsto dalle norme vigenti in materia. La registrazione della PEC nel Registro delle imprese è condizione obbligatoria per la presentazione della domanda e il suo accertamento è effettuato in modalità telematica dalla procedura informatica.

7. L’iter di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni è articolato nelle seguenti fasi:

a) compilazione della domanda, a partire dalle ore 10.00 del 15 gennaio 2018:

  1. accesso alla procedura informatica secondo quanto previsto al comma 3;
  2. immissione delle informazioni richieste per la compilazione della domanda, secondo quanto previsto nell’allegato n. 2, e caricamento dei relativi allegati;
  3. generazione del modulo di domanda sotto forma di “pdf” immodificabile, contenente le informazioni e i dati forniti dall’impresa proponente, e apposizione della firma digitale;
  4. caricamento della domanda firmata digitalmente e conseguente rilascio del “codice di predisposizione domanda” necessario per l’invio della stessa;

b) invio della domanda di accesso alle agevolazioni, a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018:

1) accesso alla procedura informatica secondo quanto previsto al comma 3;

2) immissione del “codice di predisposizione domanda” di cui alla lettera a), numero 4), costituente formale invio della domanda, da effettuare entro il termine finale di cui alla lettera b);  

3) rilascio da parte della piattaforma informatica dell’attestazione di avvenuta presentazione della domanda, recante il giorno, l’ora, il minuto e il secondo di acquisizione della medesima.

8. A pena di inammissibilità, l’impresa proponente è tenuta a inviare la domanda completa di ogni sua parte e dei relativi allegati, secondo quanto previsto dal presente provvedimento e indicato dalla procedura informatica.

9. In fase di compilazione della domanda, la procedura informatica espone, in via preliminare, alcuni dati richiesti all’impresa proponente, acquisiti in modalità telematica dal Registro delle imprese. Ai fini della corretta compilazione della domanda, l’impresa proponente è tenuta a:

  1. provvedere all’eventuale aggiornamento dei propri dati presso il Registro delle imprese;
  2. verificare i dati acquisiti in modalità telematica dal Registro delle imprese;
  3. fornire le eventuali precisazioni richieste dalla procedura informatica.

10. Nel caso in cui l’impresa proponente non risulti in possesso, sulla base delle informazioni desumibili dal Registro delle imprese e risultanti dal relativo certificato camerale, dei requisiti di cui all’articolo 5 del decreto 23 settembre 2014, la procedura informatica non consentirà il completamento dell’iter di presentazione della domanda. Nel caso in cui le informazioni presenti nel Registro delle imprese non siano aggiornate, l’impresa proponente è tenuta ad effettuare le necessarie rettifiche, come previsto al comma 9.

11. Non possono presentare domanda di agevolazioni le imprese che risultino attive nei settori esclusi dall’articolo 1 del Regolamento de minimis. Sono escluse, in particolare, le imprese operanti nel settore della pesca e dell’acquacoltura o nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli, fermo restando che se tali imprese svolgono anche altre attività che rientrano nel campo di applicazione del Regolamento de minimis, per tali attività le imprese possono beneficiare delle agevolazioni a condizione che le stesse dispongano di un adeguato sistema di separazione delle attività o distinzione dei costi, in ottemperanza a quanto previsto all’articolo 1, paragrafo 2, dello stesso Regolamento de minimis. Le agevolazioni concesse alle imprese operanti nel settore della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli non possono in ogni caso prevedere che l’importo dell’aiuto sia fissato in base al prezzo o al quantitativo di tali prodotti acquistati da produttori primari o immessi sul mercato dalle imprese interessate o che l’aiuto sia subordinato al fatto di venire parzialmente o interamente trasferito a produttori primari.

12. Le agevolazioni di cui al presente decreto non possono in ogni caso essere concesse per interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti nazionali rispetto ai prodotti di importazione ovvero per il sostegno ad attività connesse all’esportazione verso paesi terzi o Stati membri, ossia per programmi d’impresa direttamente collegati ai quantitativi esportati, alla costituzione e gestione di una rete di distribuzione all’estero o ad altre spese correnti connesse con l’attività d’esportazione.

Art. 4.

(Provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher)

1. Il Ministero, entro 30 giorni dalla data di chiusura dello sportello di cui all’articolo 3, comma 8 1, provvede ad adottare, ai sensi dell’articolo 8, comma 8, del decreto 23 settembre 2014, un provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell’agevolazione prenotata.

2. L’importo del Voucher prenotato per ciascuna impresa è determinato, nei limiti dei massimali stabiliti dal Regolamento de minimis, per un ammontare non superiore a euro 10.000,00 (diecimila/00) sulla base delle richieste presentate dalle singole imprese e della eventuale procedura di riparto delle risorse finanziarie di cui ai commi 4 e 5, definita secondo quanto previsto dall’articolo 8, commi 5 e 6, del decreto 23 settembre 2014.

3. Per la verifica del rispetto dei massimali stabiliti dal Regolamento de minimis rilevano anche le eventuali ulteriori agevolazioni già ottenute a titolo di “de minimis” nell’esercizio finanziario in corso alla data di presentazione dell’istanza e nei due esercizi finanziari precedenti. A tal fine sono considerati gli aiuti “de minimis” riferiti all’impresa istante, tenuto conto delle relazioni che intercorrono tra questa e altre imprese che qualificano la cosiddetta “impresa unica” di cui all’articolo 2, comma 2, del Regolamento de minimis.

4. Ai fini della determinazione del Voucher, il Ministero procede a verificare, per ciascuna regione, se l’importo complessivo dei Voucher richiesto dalle imprese istanti è superiore all’ammontare della dotazione finanziaria definita per la specifica regione sulla base di quanto indicato nell’allegato n. 1, tenuto conto anche della riserva destinata alle imprese che hanno conseguito il rating di legalità secondo quanto indicato al comma 5. Le eventuali risorse finanziarie che, in relazione alle singole regioni, risultano in eccedenza rispetto all’importo complessivo richiesto dalle imprese istanti sono ripartite tra le altre regioni appartenenti alla stessa macro area geografica (Regioni meno sviluppate, Regioni in transizione e altre Regioni del territorio nazionale) in proporzione ai rispettivi fabbisogni finanziari non coperti. Nel caso in cui l’importo complessivo dei Voucher concedibili alle imprese istanti per la singola regione è superiore all’ammontare della dotazione finanziaria regionale, definita tenendo conto anche delle predette eventuali eccedenze in altre regioni, il Ministero procede al riparto tra le imprese istanti delle risorse disponibili in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del Voucher da assegnare a ciascuna impresa.

5. Le risorse finanziarie attribuite, per ciascuna regione, alla riserva di cui all’articolo 2, comma 3, che risultano in eccedenza rispetto al fabbisogno derivante dalle richieste presentate dalle imprese che hanno conseguito il rating di legalità, sono utilizzate dal Ministero per l’assegnazione del Voucher alle altre imprese istanti nella medesima regione.

Art. 5.

(Attività e spese ammissibili)

1. Ai fini dell’ammissibilità alle agevolazioni le spese connesse all’intervento di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico dell’impresa devono:

  1. essere avviate successivamente alla prenotazione del Voucher effettuata con il provvedimento di cui all’articolo 4, comma 1. Per data di avvio si intende la data del primo titolo di spesa ammissibile;
  2. essere ultimate non oltre sei mesi dalla data di pubblicazione nel sito web del Ministero (www.mise.gov.it) del provvedimento di cui all’articolo 4, comma 1. Per data di ultimazione si intende la data dell’ultimo titolo di spesa ammissibile, ancorché pagato successivamente e comunque entro i termini previsti dall’articolo 6, comma 1;
  3. essere relative a beni nuovi di fabbrica acquistati da terzi che non hanno relazioni con l’acquirente e alle normali condizioni di mercato; d) nel caso di spese per servizi di consulenza specialistica o di formazione qualificata, essere relative a prestazioni svolte nel periodo di svolgimento del progetto; e) nel caso siano riferite agli ambiti di attività di cui all’articolo 2, comma 2, lettere d) ed e), del decreto 23 settembre 2014, essere strettamente correlate ai servizi e alle soluzioni informatiche riferiti agli ambiti di intervento di cui al predetto comma 2, lettere a), b) e c); f) nel caso siano riferite agli ambiti di attività di cui all’articolo 2, comma 2, lettera f), del decreto 23 settembre 2014, essere strettamente correlate ai servizi e alle soluzioni informatiche riferiti agli ambiti di intervento di cui al predetto comma 2, lettere a), b), c), d) ed e).

2. Eventuali variazioni dell’impresa beneficiaria conseguenti a operazioni societarie o a cessioni a qualsiasi titolo dell’attività intervenute successivamente alla data di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni di cui all’articolo 3 devono essere tempestivamente comunicate al Ministero affinché proceda alle opportune verifiche, valutazioni e adempimenti. La comunicazione deve essere accompagnata da un’argomentata relazione illustrativa.

Art. 6.

(Assegnazione definitiva ed erogazione del Voucher)

1. Ai fini dell’assegnazione definitiva e della conseguente erogazione del Voucher, l’impresa iscritta nel provvedimento cumulativo di prenotazione di cui all’articolo 4, comma 1, è tenuta a presentare, esclusivamente tramite la procedura informatica, entro 30 giorni dalla data di ultimazione, la richiesta di erogazione in conformità allo schema di cui all’allegato n. 3 e la seguente documentazione relativa alla rendicontazione delle spese sostenute:

  1. documentazione di spesa: i titoli di spesa devono riportare la dicitura: «Spesa di euro ... dichiarata per l’erogazione del Voucher di cui al D.M. 23 settembre 2014». Per i progetti di spesa agevolati con le risorse di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), la predetta dicitura deve essere integrata con la seguente «Programma operativo nazionale Imprese e competitività 2014-2020»;
  2. estratti del conto corrente dal quale risultino i pagamenti connessi alla realizzazione del progetto agevolato;
  3. liberatorie sottoscritte dai fornitori dei beni e dei servizi acquisiti, predisposte sulla base dello schema di cui all’allegato n. 4, con l’indicazione per i servizi di consulenza e per quelli di formazione degli ambiti di attività di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto 23 settembre 2014 a cui sono riferiti;
  4. resoconto sulla realizzazione del progetto comprensivo del quadro riassuntivo dei costi sostenuti, redatto secondo lo schema di cui all’allegato n. 5; 10
  5. coordinate bancarie del conto corrente sul quale è richiesto il versamento dell’importo del Voucher.

 

2. Entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta di erogazione di cui al comma 1 e fatti salvi i maggiori termini dovuti alla necessità di acquisire chiarimenti e integrazioni documentali, il Ministero provvede a:

  1. verificare la regolarità e la completezza della documentazione presentata, nonché l’ammissibilità alle agevolazioni delle spese rendicontate, accertando, attraverso l’analisi dei titoli di spesa, la riconducibilità dei beni e dei servizi oggetto dell’intervento alle attività e spese ammissibili di cui all’articolo 7 del decreto 23 settembre 2014 nei limiti, per ciascun ambito di attività, degli importi dichiarati dell’impresa nella domanda di accesso alle agevolazioni di cui all’articolo 3;
  2. accertare l’avvenuto pagamento a saldo delle spese rendicontate;
  3. verificare la vigenza e la regolarità contributiva dell’impresa beneficiaria, tramite l’acquisizione d’ufficio, ai sensi dell’articolo 44-bis del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, del documento unico di regolarità contributiva (DURC).

3. Il Ministero, a seguito dello svolgimento delle attività di valutazione di cui al comma 2, determina con proprio provvedimento l’importo del Voucher da erogare in relazione ai titoli di spesa ritenuti ammissibili. Per i progetti realizzati in unità produttive ubicate nelle altre Regioni del territorio nazionale l’erogazione del Voucher è effettuata tenuto conto dell’articolazione temporale dell’assegnazione delle risorse a carico del Fondo per lo sviluppo e la coesione prevista dalla delibera CIPE 10 luglio 2017, n. 47/2017.

4. Nel caso di insussistenza delle condizioni previste per l’assegnazione del Voucher, accertata in qualsiasi fase del procedimento, il Ministero provvede a comunicare i motivi ostativi all’accoglimento della richiesta di erogazione ai sensi dell’articolo 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modifiche e integrazioni. Il Ministero può effettuare accertamenti d’ufficio anche attraverso la consultazione diretta e telematica degli archivi e dei pubblici registri utili alla verifica degli stati, delle qualità e dei fatti riguardanti le dichiarazioni sostitutive presentate dalle imprese beneficiarie in fase di presentazione della domanda.

Art. 7.

(Ulteriori adempimenti a carico delle imprese beneficiarie)

1. L’impresa beneficiaria, oltre al rispetto degli adempimenti già previsti dal presente decreto, è tenuta a:

  1. effettuare i pagamenti dei titoli di spesa attraverso modalità che consentano la loro piena tracciabilità e la loro riconducibilità ai titoli di spesa a cui si riferiscono. A tal fine i soggetti beneficiari sono tenuti, attraverso il conto corrente bancario utilizzato per la realizzazione dell’intervento, a effettuare distinti pagamenti per ciascuno dei titoli di spesa esclusivamente per mezzo di SEPA Credit Transfer con indicazione della causale: “Bene acquistato ai sensi del Decreto MISE 23 settembre 2014”;
  2. tenere a disposizione tutti i documenti giustificativi, relativi alle spese rendicontate, nei 10 anni successivi al completamento del progetto. Il Ministero può stabilire, per le imprese ammesse alle 11 agevolazioni con l’utilizzo delle risorse di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), un termine maggiore per la conservazione della predetta documentazione, tenuto conto di quanto stabilito dall’articolo 140 del regolamento (UE) n. 1303/2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. L 347 del 20 dicembre 2013, dandone comunicazione all’impresa beneficiaria. In ogni caso, i documenti giustificativi di spesa devono essere conservati sotto forma di originali o, in casi debitamente giustificati, sotto forma di copie autenticate, o su supporti per i dati comunemente accettati, comprese le versioni elettroniche di documenti originali o i documenti esistenti esclusivamente in versione elettronica che rispondano a standard di sicurezza accettati;
  3. consentire e favorire, in ogni fase del procedimento, anche mediante sopralluoghi, lo svolgimento di tutti i controlli, ispezioni e monitoraggi disposti dal Ministero, dalla Commissione europea e da altri organismi nazionali o dell’Unione europea competenti in materia, al fine di verificare lo stato di avanzamento dei programmi e le condizioni di mantenimento delle agevolazioni;
  4. corrispondere a tutte le richieste di informazioni, dati e rapporti tecnici periodici disposte dal Ministero allo scopo di effettuare il monitoraggio dei programmi agevolati;
  5. garantire che sia mantenuto un sistema di contabilità separata o una codificazione contabile adeguata per tutte le operazioni relative all’intervento, ferme restando le norme contabili nazionali;
  6. nel caso in cui il Voucher sia stato richiesto sulla base della riserva di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto 23 settembre 2014 e all’articolo 2, comma 3, del presente decreto, comunicare al Ministero l’eventuale revoca o sospensione del rating di legalità intervenuta successivamente alla data di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni di cui all’articolo 3;
  7. limitatamente alle iniziative ammesse alle agevolazioni con l’utilizzo delle risorse di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), assicurare il rispetto di quanto stabilito all’articolo 71 del citato regolamento (UE) n. 1303/2013 in tema di stabilità delle operazioni, tenuto conto di quanto disposto in merito dal decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese 6 marzo 2017;
  8. limitatamente alle iniziative ammesse alle agevolazioni con l’utilizzo delle risorse di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), rispettare gli obblighi di informazione e comunicazione previsti dall’Allegato XII al citato regolamento (UE) n. 1303/2013. 2. Le imprese ammesse alle agevolazioni con l’utilizzo delle risorse di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), sono tenute al rispetto degli indirizzi operativi stabiliti per i soggetti beneficiari degli interventi cofinanziati a valere sul PON Imprese e competitività con il decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese 6 marzo 2017.

Art. 8.

(Controlli e revoche)

1. In ogni fase del procedimento il Ministero può effettuare controlli e ispezioni, anche a campione, sulle iniziative agevolate, al fine di verificare il rispetto delle condizioni per la fruizione e il mantenimento dell’agevolazione concessa, la veridicità delle dichiarazioni e informazioni fornite dall’impresa beneficiaria, nonché la sussistenza e la regolarità della documentazione dalla stessa prodotta.

2. In attuazione di quanto stabilito dall’articolo 11 del decreto 23 settembre 2014 e dalla normativa applicabile all’intervento, il Ministero procede alla revoca del Voucher nel caso in cui l’impresa beneficiaria:

  1. non rispetti i termini e le modalità per la realizzazione dell’intervento e la presentazione della richiesta di erogazione di cui agli articoli 5 e 6;
  2. non comunichi tempestivamente al Ministero, nel caso in cui il Voucher sia stato richiesto sulla base della riserva di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto 23 settembre 2014 e all’articolo 2, comma 3, del presente decreto, l’eventuale revoca o sospensione del rating di legalità intervenuta successivamente alla data di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni di cui all’articolo 3;
  3. abbia ricevuto altri contributi pubblici per le spese oggetto della concessione del Voucher;
  4. risulti inadempiente nei confronti degli obblighi previsti dall’articolo 7, con particolare riferimento, per le imprese beneficiarie agevolate a valere sulle risorse di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), agli adempimenti previsti dal decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese 6 marzo 2017;
  5. non mantenga nei 3 anni successivi alla data di erogazione del Voucher le componenti hardware e software agevolate nell’unità produttiva interessata dal progetto agevolato;
  6. in tutti gli altri casi previsti dalla normativa di riferimento indicati nel provvedimento di assegnazione definitiva del Voucher.
  7. In caso di revoca delle agevolazioni, in misura totale o parziale, l’impresa beneficiaria è tenuta a restituire il beneficio già erogato, maggiorato degli interessi di legge e, ove ne ricorrano i presupposti, delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123.

Art. 9.

(Oneri informativi)

1. Ai sensi dell’articolo 7 della legge 11 novembre 2011, n. 180, nell’allegato n. 6 è riportato l’elenco degli oneri informativi per le imprese previsti dal decreto 23 settembre 2014 e dal presente provvedimento. Il presente decreto è pubblicato nel sito web del Ministero (www.mise.gov.it) e della sua adozione è data comunicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 24 ottobre 2017                                                                                                            IL DIRETTORE GENERALE

                                                                                                                                          Carlo  Sappino

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