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MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

DIPARTIMENTO PER I TRASPORTI, LA NAVIGAZIONE,

GLI AFFARI GENERALI ED IL PERSONALE

Direzione generale per la motorizzazione

Divisione 5

 

Prot. n. 14087/8.3

Roma, 11 giugno 2018

 

OGGETTO: Qualificazione CQC scaduta da oltre due anni.

 

Con circolare prot. 26681 del 21 dicembre 2017 la scrivente circolare ha emanato disposizioni applicative in materia di rinnovo delle qualificazioni CQC, in particolare di quelle scadute da oltre due anni.

Alcuni Uffici Motorizzazione civile hanno richiesto ulteriori chiarimenti, per cui si ritiene utile, riproporre il testo della predetta circolare, integrata con le nuove disposizioni evidenziate in grassetto.

* * *

Come noto, l'art. 13, comma 11, del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 20 settembre 2013, stabilisce che qualora la qualificazione CQC sia scaduta da oltre due anni, per poterla rinnovare, il titolare, oltre a frequentare un corso di formazione periodica, deve sottoporsi anche ad un esame comprendente sia la parte comune che la parte specialistica (di seguito denominato, "esame di ripristino").

All'istanza di sostenere l'"esame di ripristino" devono essere allegate:

a) attestazione di versamento di euro 16,00 su c/c n. 4028 relativa all'assolvimento del bollo sull'istanza;

b) attestazione di euro 16,00 su c/c n. 4028 relativa all'assolvimento del bollo sulla patente CQC rilasciata in caso di esito positivo dell'esame;

c) attestazione di euro 16,20 su c/c n. 9001 relativa all'operazione di cui al punto 1 della tariffa prevista alla tabella 3 della legge 1 dicembre 1986, n. 870.

L'istanza per sottoporsi ad "esame di ripristino" ha durata di un anno, come previsto dal paragrafo c) della circolare 21 maggio 1992, n. 81 del Direttore Generale della Motorizzazione. Trascorso detto periodo, l'utente dovrà presentare nuova istanza, corrispondendo nuovamente gli importi previsti dalle norme vigenti.

 

Sulla base delle segnalazioni pervenute dagli Uffici Motorizzazione civile, si rende necessario fornire alcune precisazioni al riguardo.

 

1. Duplicato di patente CQC con qualificazione CQC scaduta di validità.

Nel caso in cui venga richiesto il duplicato di una patente che contiene anche la qualificazione CQC (comprovata dal codice unionale "95") scaduta di validità, sarà emanata una nuova patente di guida sulla quale non sarà annotata detta qualificazione CQC.

 

2. Titolare di qualificazione CQC valida sia per il trasporto di cose che per il trasporto di persone, una delle quali scadute da oltre 2 anni.

Il titolare di qualificazione CQC valida sia per il trasporto di persone che per il trasporto di cose, che frequenta un corso di formazione periodica per rinnovare l'abilitazione ad una delle predette tipologie di trasporto, è esentato dall'obbligo di frequenza dal corso di formazione periodica per l'altra tipologia di trasporto. Resta comunque fermo l'obbligo di sottoporsi all'"esame di ripristino" nel caso in cui una delle due tipologie di abilitazione (o anche entrambe) sia scaduta da oltre 2 anni.

In caso di richiesta sia per sostenere l'"esame di ripristino" e sia per rinnovare la qualificazione CQC scaduta da meno di due anni, l'utente deve presentare due distinte domande.

Per quel che concerne il rinnovo, all'istanza devono essere allegate: l'attestazione di pagamento di euro 32,00 su c/c 4028 e l'attestazione di pagamento di euro 10,20 su c/c 9001 (relativa all'operazione di cui al punto 2 della tariffa prevista alla tabella 3 della legge 1 dicembre 1986, n. 870).

Per quel che concerne l'"esame di ripristino", 2 distinte attestazioni di versamento di euro 16,00 cadauna su c/c n. 4028, nonché l'attestazione di euro 16,20 su c/c n. 9001 (relativa all'operazione di cui al punto 1 della tariffa prevista alla tabella 3 della legge 1 dicembre 1986, n. 870).

La qualificazione CQC ottenuta con ordinaria procedura di rinnovo, avrà validità di cinque anni dalla data di presentazione dell'istanza all'Ufficio Motorizzazione civile.

La qualificazione CQC ottenuta con a seguito di esame di ripristino avrà validità di cinque anni dalla data esame.

Occorre evidenziare che nel caso in cui un conducente sia titolare sia della qualificazione CQC per il trasporto di merci che della qualificazione CQC per il trasporto di persone, a prescindere dall'ordine in cui viene presentata la richiesta le due scadenze saranno diverse, ovvero calcolate come sopra specificato e solo al successivo rinnovo di entrambe riporteranno la stessa scadenza (5 anni dalla data richiesta).

 

3.Titolare di qualificazione CQC valida sia per il trasporto di cose che per il trasporto di persone entrambe scadute da oltre 2 anni.

Nel caso in cui un conducente sia titolare di entrambe le qualificazioni CQC scadute da oltre 2 anni, lo stesso non potrà presentare istanza congiunta per sostenere entrambi gli "esami di ripristino". Detto conducente, invero, dovrà presentare prima 1'istanza per sostenere l'"esame di ripristino" relativa ad una delle due abilitazioni CQC, poi, una successiva istanza di ripristino per l'altra CQC utilizzando lo stesso corso e sostenendo, in ogni caso, sia la parte comune che la parte specialistica.

 

4. Decorrenza dei due anni dalla scadenza di validità della qualificazione CQC

La frequenza di un corso di formazione periodica consente il rinnovo di validità di una qualificazione CQC scaduta da meno di due anni. Consente il rinnovo di validità un corso di formazione periodica terminato, al massimo, entro due anni dal giorno della scadenza della qualificazione CQC, anche se l'istanza di rinnovo è presentata al competente Ufficio Motorizzazione civile, in data successiva (per esemplificare, è possibile il rinnovo di validità, senza obbligo di sostenere l'esame di ripristino di una qualificazione CQC scaduta il 25 maggio 2016, qualora il corso di formazione periodica frequentato dal titolare sia terminato il 25 maggio 2018).

Qualora il corso di formazione periodica abbia termine dopo due anni dalla data di scadenza della qualificazione CQC, il titolare potrà ottenere il rinnovo solo dopo essersi sottoposto ad "esame di ripristino".

 

5. Procedure "esame di ripristino"

L'"esame di ripristino", prevede, conformemente a quanto previsto dall'art. 11, comma 1, del D.M. 20 settembre 2013, sia la prova relativa alla parte "comune" che la prova relativa alla parte "specialistica". Di conseguenza, a titolo di esempio, un conducente titolare sia della qualificazione CQC per il trasporto di persone scaduta da oltre 2 anni, che della qualificazione CQC per il trasporto di cose in corso di validità, dovrà, in ogni caso, sostenere la prova d'esame relativa alla parte comune che alla parte specialistica.

In questo ultimo caso, un eventuale giudizio di non idoneità alla prova comune non comporta la revoca della qualificazione CQC per il trasporto di cose.

In caso di "esame di ripristino" i 5 anni di validità decorrono dalla data di svolgimento, con esito positivo, dell'esame stesso.

Le modalità di effettuazione degli "esami di ripristino" sono le medesime previste per il conseguimento della qualificazione CQC.

L'istanza di "esame di ripristino" può essere presentata anche in un Ufficio Motorizzazione civile di provincia differente da quella in cui ha sede l'ente presso il quale è stato svolto il corso di formazione periodica.

 

6. Rinunzia alla qualificazione CQC

Il titolare di qualificazione CQC può, in qualsiasi momento, richiedere all'Ufficio Motorizzazione civile di revocare la propria abilitazione. La rinuncia alla qualificazione CQC comporta la revoca della stessa e l'interessato potrà conseguire una nuova abilitazione esclusivamente secondo le procedure ordinarie, frequentando, cioè, un corso di qualificazione iniziale e sostenendo il previsto esame di idoneità.

La rinuncia sarà annotata nel sistema informatico inserendo una "revoca per altri motivi".

In caso di rinuncia, la patente CQC deve essere riconsegnata all'Ufficio Motorizzazione civile e l'utente dovrà (salvo intenda rinunciare anche alla patente di guida) richiedere un duplicato della patente di guida, sulla quale, ovviamente, non sarà riportato codice 95 relativo alla CQC revocata.

Nel caso il conducente, già titolare di entrambe le qualificazioni CQC, abbia dapprima rinunciato a una delle due, ma che, dopo la revoca, intenda nuovamente conseguirla deve frequentare esclusivamente il corso integrativo (solo la parte speciale relativa al trasporto di merci o di persone, a seconda del caso) previsto dall'art. 9, commi 1 o 2 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 20 settembre 2013 e sostenere il relativo esame solo sulla parte specialistica.

La circolare prot. 26681 del 21 dicembre 2017 è abrogata.

 

f.to IL DIRETTORE GENERALE

dott. ing. Sergio Dondolini

 

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MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

DECRETO 18 aprile 2018

 

Definizione  delle  procedure  di  presentazione  della  domanda   di pensione, ai fini dell'applicazione del beneficio di cui all'articolo 1, commi 147 e 148, della legge  27  dicembre  2017,  n.  205,  e  di verifica  della  sussistenza  dei  requisiti   da   parte   dell'ente previdenziale. (18A04023) 

(GU n.134 del 12-6-2018)

IL MINISTRO DEL LAVORO

E DELLE POLITICHE SOCIALI

 

di concerto con

 

IL MINISTRO DELL'ECONOMIA

E DELLE FINANZE

 

Visto l'art. 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009,  n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente  l'adeguamento  dei  requisiti  di  accesso  al   sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita;   

Visto l'art. 47 del decreto  del  Presidente  della  Repubblica  28 dicembre 2000,  n. 445,  in  materia  di  dichiarazioni  sostitutive dell'atto di notorietà;   

Visto l'art. 1, comma 1180, della legge 27 dicembre 2006, n.296, recante  le  modalità  di  instaurazione  del  rapporto  di   lavoro subordinato e  la  disciplina  delle  comunicazioni  obbligatorie  al Servizio competente nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro;

Visto il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 30 ottobre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 27  dicembre 2007, n. 299, in materia di  comunicazioni  obbligatorie  telematiche dovute dai datori di lavoro pubblici e privati ai servizi competenti;

Visto l'art. 12, comma 12-bis, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge  30  luglio  2010,  n. 122, concernente l'adeguamento dei requisiti di  accesso  al  sistema pensionistico da effettuarsi con decreto direttoriale  del  Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima  della data di decorrenza di ogni aggiornamento;   

Visto l'art. 12, comma 12-quater, del decreto-legge n. 78 del 2010, che prevede che con il medesimo decreto direttoriale siano adeguati i requisiti vigenti nei regimi pensionistici armonizzati secondo quanto previsto dall'art. 2, commi 22 e 23, della legge 8  agosto  1995,  n. 335, nonché negli altri regimi e alle  gestioni  pensionistiche  per cui siano previsti requisiti diversi da quelli vigenti nell'assicurazione generale obbligatoria, ivi compresi  i  lavoratori di cui all'art. 78, comma 23, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e il personale di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195,  e di cui alla legge 27 dicembre 1941, n.  1570,  nonché  i  rispettivi dirigenti;   

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6  dicembre  2011, n.201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti dei requisiti, previsti con cadenza triennale  fino  al  1°  gennaio  2019,  siano  effettuati  a decorrere dalla predetta data con cadenza biennale;

Visto il decreto direttoriale del Ragioniere generale dello  Stato, di concerto con il direttore generale delle politiche previdenziali e assicurative del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 5 dicembre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  della  Repubblica italiana - Serie generale - n. 289 del  12  dicembre  2017,  relativo all'adeguamento  dei  requisiti  di  accesso  al  pensionamento  agli incrementi della speranza di vita a decorrere dal 1° gennaio 2019;

Visto l'art. 1, comma 147, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, il quale  prevede  che,  per  gli  iscritti  all'assicurazione  generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive  della  medesima  e alla gestione separata di cui all'art. 2, comma 26,  della  legge  n. 335 del 1995, che si trovano  in  una  delle  condizioni  di  cui  al successivo comma 148, non trova applicazione, ai fini  del  requisito anagrafico per l'accesso alla pensione di vecchiaia e  del  requisito contributivo per l'accesso alla pensione anticipata, di cui  all'art. 24, commi 6 e 10, del decreto-legge n. 201  del  2011,  l'adeguamento alla speranza di vita stabilito per l'anno 2019, ai  sensi  dell'art. 12 del decreto-legge n. 78 del 2010;   

Visto l'art. 1, comma 148, lettera a), della legge n. 205 del 2017, la quale stabilisce che la disposizione del precedente comma  147  si applica ai lavoratori dipendenti che svolgono da  almeno  sette  anni nei  dieci  precedenti  il  pensionamento  le  professioni   di   cui all'allegato B e sono in possesso di un'anzianità contributiva  pari ad almeno 30 anni;   

Visto l'art. 1, comma 153, della legge n. 205 del  2017,  il  quale prevede che, con decreto del Ministero del lavoro e  delle  politiche sociali, di concerto con il Ministero dell'economia e delle  finanze, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della predetta legge, siano disciplinate le modalità   attuative  dell'art. 1, commi 147 e 148, della legge medesima,  con  particolare  riguardo all'ulteriore specificazione delle professioni di cui all'allegato  B e alle  procedure  di  presentazione  della  domanda  di  accesso  al beneficio e di verifica della  sussistenza  dei  requisiti  da  parte dell'ente previdenziale, tenendo conto di quanto previsto  dal  testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica  28  dicembre 2000, n. 445;   

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri  del  23 maggio 2017, n. 88, recante il regolamento di attuazione dell'art. 1, commi da 179 a 186, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, avuto,  tra l'altro,   particolare    riguardo    alla    determinazione    delle caratteristiche specifiche delle attività lavorative di cui al comma 179, lettera d), della legge;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri  del  23 maggio 2017, n. 87, recante il regolamento di attuazione dell'art. 1, commi da 199 a 205, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, avuto,  tra l'altro,   particolare    riguardo    alla    determinazione    delle caratteristiche specifiche delle attività lavorative di cui al comma 199, lettera d);

Considerato che l'art. 1, comma 153, della legge n.  205  del  2017 prevede l'adozione di un decreto a contenuto complesso, con  riguardo da  un  lato  all'ulteriore  specificazione  delle   professioni   di all'allegato  B   della   legge,   dall'altro   alle   procedure   di presentazione della domanda di accesso al  beneficio  e  di  verifica della sussistenza dei requisiti da parte dell'ente previdenziale;

Visto l'art. 1, comma 149, della legge n. 205 del 2017, che prevede che al requisito contributivo ridotto riconosciuto ai  lavoratori  di cui all'art. 1, comma 199, della legge n. 232 del 2016, continuano ad applicarsi gli adeguamenti  previsti  ai  sensi  del  comma  200  del medesimo articolo;    Visto l'art. 1, comma  150,  della  legge  n.  205  del  2017,  che stabilisce che la disposizione di cui al comma 147 non si applica  ai soggetti che, al momento del pensionamento, godono dell'indennità di cui all'art. 1, comma 179, della legge n. 232 del 2016;

Verificata la particolare complessità delle modalità attuative da disciplinare con il decreto di cui al predetto comma 153 in relazione alle procedure di presentazione della domanda di accesso al beneficio e di verifica della sussistenza  dei  requisiti  da  parte  dell'ente previdenziale;

Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche  sociali di concerto con il Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  del  5 febbraio 2018, pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale  n.  47  del  26 febbraio 2018, con il quale si è proceduto, ai  sensi  dell'art.  1, comma 153, della legge n. 205 del 2017, a  specificare  ulteriormente le professioni di cui all'allegato B della predetta legge,  anche  ai fini di quanto stabilito al successivo comma 163 e della immediata tutela delle platee di lavoratori interessate dal beneficio;

Ritenuto di dover adottare,  a  completamento  di  quanto  previsto dall'art. 1, comma 153, della legge  n.  205  del  2017,  un  decreto contenente la disciplina delle  modalità  attuative dei precedenti commi 147 e 148, con la definizione delle procedure di  presentazione della domanda di accesso al beneficio e di verifica della sussistenza dei requisiti da parte dell'ente previdenziale;

Decreta:

Art. 1

Oggetto e finalità

1. Il presente decreto, in attuazione dell'art. 1, comma 153, della legge 27 dicembre  2017,  n.  205,  definisce   le   procedure   di presentazione della domanda di pensione,  ai  fini  dell'applicazione del beneficio di cui all'art. 1, commi  147  e  148,  della  predetta legge e della verifica  della  sussistenza  dei  requisiti  da  parte dell'ente previdenziale.                                

 

Art. 2

Presentazione delle domande

1. Possono presentare domanda di pensione,  in  applicazione  del beneficio di cui all'art. 1, comma 147, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, tutti i lavoratori che si trovino  nelle  condizioni  di  cui all'art. 1, comma 148, della predetta legge.   

2. Le domande di cui al comma 1  sono  presentate,  in modalità esclusivamente telematica, all'Istituto nazionale previdenza  sociale - INPS, secondo il modello predisposto dall'Istituto e approvato  dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.   

3. La domanda è corredata  dalla  dichiarazione  del  datore  di lavoro, resa su modulo predisposto dall'INPS e che costituisce  parte integrante del modello di cui al comma 2,  attestante  i  periodi  di svolgimento delle professioni  di  cui  all'allegato  B  del  decreto ministeriale di cui all'art. 1, comma 153, della  legge  27  dicembre 2017, n. 205 resi alle proprie dipendenze,   il contratto collettivo applicato, il livello di inquadramento attribuito, le mansioni svolte, nonché il relativo codice professionale ISTAT ove previsto.   

4. Le domande presentate con modalità diverse da quelle di cui al comma 2 sono irricevibili.

 

Art. 3

Elementi documentali di valutazione delle domande

1. Il diritto al beneficio è comprovato attraverso la  verifica, anche d'ufficio, delle comunicazioni  obbligatorie  del  rapporto  di lavoro ai sensi dell'art. 1, comma  1180,  della  legge  27  dicembre 2006, n. 296.   

2. In mancanza della comunicazione obbligatoria di cui al comma 1, il diritto può essere provato anche per mezzo  della  dichiarazione del datore di lavoro di cui all'art. 2, comma 3.    3. In caso di mancanza delle comunicazioni di  cui  al  comma  1  e della dichiarazione di cui  al  comma  2  per  accertabile  oggettiva impossibilità, per cessazione dell'attività, del datore  di  lavoro di renderla, il lavoratore può allegare alla domanda di cui all'art. 2 una dichiarazione  sostitutiva  di  atto  di  notorietà  ai  sensi dell'art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28  dicembre 2000, n. 445, attestante i periodi di svolgimento  delle  professioni di cui all'allegato B del decreto ministeriale  di  cui  all'art.  1, comma 153, della legge 27  dicembre  2017,  il  contratto  collettivo applicato, le mansioni svolte il livello di inquadramento attribuito, nonché il relativo codice professionale ISTAT ove previsto. 

 

Art. 4

Verifica della sussistenza delle condizioni di accesso al beneficio

1. Al fine dell'accoglimento della domanda  di  pensione,  la sussistenza dei requisiti di cui all'art. 1, comma 147 e  148,  della legge 27 dicembre 2017,  n.  205,  è  accertata  dall'INPS  mediante verifica della conformità delle dichiarazioni del lavoratore  e  del datore  di  lavoro,  di  cui  ai  precedenti  articoli,  con  i  dati disponibili nei suoi archivi o attraverso lo scambio dei dati con  il Ministero del lavoro e delle politiche sociali  e  della  sussistenza dell'eventuale    oggettiva    impossibilità,  per cessazione dell'attività,  da  parte  del  datore  di  lavoro  di  rendere   la dichiarazione di cui all'art. 2, comma 3, ai sensi dell'art. 3, comma 3.

2. Accertata, ai  sensi  del  comma  1  del  presente   articolo, l'oggettiva  impossibilità  del  datore  di  lavoro  di  rendere  la dichiarazione di cui all'art. 2, comma 3, nel caso di cui all'art. 3, comma 3, l'INPS trasmette  gli  atti  all'Ispettorato  Nazionale  del Lavoro - INL che  compie  le  necessarie  verifiche  ispettive  delle dichiarazioni rese dal richiedente.   

3. Nelle more delle verifiche ispettive, l'INPS provvede a istruire la domanda e può provvedere sulla stessa se, decorso il termine di trenta  giorni  dalla  trasmissione degli atti,  l'INL  non  abbia comunicato gli esiti delle proprie verifiche.   

4. L'INPS deve comunque valutare eventuali comunicazioni dell'INL pervenute oltre il termine di cui al precedente comma.   

5. Le amministrazioni pubbliche interessate provvedono all'attuazione delle disposizioni del presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Il presente decreto è trasmesso ai competenti organi di  controllo ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.       

Roma, 18 aprile 2018   

                                              Il Ministro del lavoro  e delle politiche sociali 

                                                                     Poletti           

 Il Ministro dell'economia

    e delle finanze

           Padoan            

 

Registrato alla Corte dei conti il 24 maggio 2018  Ufficio controllo atti MIUR, MIBAC,  Min.  salute  e  Min.  lavoro  e politiche sociali, reg. prev. n. 1572 

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MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

DECRETO MINISTERIALE

20 marzo 2018

(G.U. n. 123 del 29.5.2018)

 

Recepimento della direttiva 2018/217/UE che modifica la direttiva 2008/68/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa al trasporto interno di merci pericolose, tramite l'adeguamento al progresso scientifico e tecnico del suo allegato I, capo I.

 

IL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

Vista la direttiva 2008/68/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 settembre 2008, relativa al trasporto interno di merci pericolose, recepita con il decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 35;

Vista la direttiva 2010/61/UE della commissione del 2 settembre 2010, che adegua per la prima volta al progresso scientifico e tecnico gli allegati della su indicata direttiva 2008/68/CE, recepita con il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 3 gennaio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 39 del 17 febbraio 2011;

Vista la direttiva 2012/45/UE della commissione del 3 dicembre 2012, che adegua per la seconda volta al progresso scientifico e tecnico gli allegati della su menzionata direttiva 2008/68/UE, recepita con il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 21 gennaio 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 61 del 13 marzo 2013;

Vista la direttiva 2014/103/UE della commissione del 21 novembre 2014, che adegua per la terza volta al progresso scientifico e tecnico gli allegati della su citata direttiva 2008/68/CE, recepita con il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 16 gennaio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2015;

Vista la direttiva 2016/2309/UE della commissione del 16 dicembre 2016, che adegua per la quarta volta al progresso scientifico e tecnico gli allegati della richiamata direttiva 2008/68/CE, recepita con il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 12 maggio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 139 del 17 giugno 2017;

Vista, infine, la direttiva 2018/217/UE della commissione del 31 gennaio 2018, che adegua per la quinta volta al progresso scientifico e tecnico gli allegati della più volte richiamata direttiva 2008/68/CE;

Visto il decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, recante: "Nuovo codice della strada" e successive modificazioni, e, in particolare, l'art. 229 che delega i Ministri della Repubblica a recepire, secondo le competenze loro attribuite, le direttive comunitarie concernenti le materie disciplinate dallo stesso codice;

Considerato che l'art. 5 del richiamato decreto legislativo n. 35 del 2010 rimette all'amministrazione il recepimento delle direttive comunitarie concernenti l'adeguamento al progresso scientifico e tecnico della materia del trasporto di merci pericolose su strada, recanti modifiche, tra l'altro, degli allegati A e B dell'ADR;

Ritenuto opportuno trasporre nell'ordinamento interno le disposizioni della direttiva 2018/217/UE;

 

Adotta

il seguente decreto:

 

Art. 1

Modifiche all'art. 3 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 35 

 

1. All'art.3, comma 2, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 35, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

"a) negli allegati A e B dell'ADR, come applicabili a decorrere dal 3 gennaio 2018, restando inteso che i termini "parte contraente" sono sostituiti dai termini "Stato membro", come opportuno;

 

Il presente decreto è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

Roma, 20 marzo 2018

Il Ministro: DELRIO

 

Registrato alla Corte dei conti il 19 aprile 2018

Ufficio controllo atti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, registro n. 1, foglio n. 888

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MINISTERO DELL'INTERNO

DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA

Direzione Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria,

delle Comunicazioni e per i reparti Speciali della Polizia di Stato

 

Prot. n. 300/A/4341/18/105/20/3                                                                                                                                                                                         Roma, 30 maggio 2018

 

OGGETTO: Utilizzo della targa Prova su veicoli immatricolati.

 

È stato chiesto di conoscere se è possibile utilizzare una targa prova su veicoli già immatricolati che concessionarie d'auto o meccanici utilizzano per esigenze di prova tecnica o legate alla vendita.

Sul tema, questa Direzione, rispondendo a quesiti specifici avanzati da Prefetture o da Associazioni di categoria [1], ha ritenuto che la prassi di utilizzare la predetta targa su veicoli immatricolati non corrisponde alle finalità del dettato normativo che, secondo la previsione dell'art. 98 CDS, come modificato ed integrato dal DPR 474/2001, doveva essere solo quella di consentire la circolazione di prova a veicoli non immatricolati, sprovvisti, perciò, di una propria targa di riconoscimento e di documenti di circolazione.

La tematica è oggetto di una diversa posizione assunta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, conformemente al proprio indirizzo interpretativo di cui alla nota prot. 4699/M363 del 4.2.2004, si è mostrato possibilista nel riconoscere l'utilizzabilità della targa prova anche su veicoli immatricolati.

La complessità della questione indicata, che ha assunto, nel tempo, una particolare rilevanza per gli operatori economici del settore, ha imposto l'individuazione di una soluzione condivisa che possa salvaguardare il diritto di libera iniziativa economica senza compromettere la sicurezza della circolazione.

La questione è stata, perciò, oggetto di analisi congiunta tra i due Dicasteri interessati ed ha trovato un costruttivo confronto nell'ambito del tavolo tecnico istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in cui si è convenuta la necessità di sottoporre la problematica al parere del Consiglio di Stato per valutare la legittimità della prassi sopraindicata.

Quanto sopra premesso, nelle more del parere del Consiglio di Stato, stante la citata divergenza interpretativa ed allo scopo di evitare effetti pregiudizievoli per l'attività economica degli operatori del settore, appare necessario richiamare l'attenzione degli organi preposti al controllo affinché, per il momento, sia evitata ogni azione sanzionatoria nei confronti di chi opera secondo la prassi consolidata che consentiva l'utilizzazione di targhe prova anche su veicoli già immatricolati ma sprovvisti di copertura assicurativa.

Resta, naturalmente, necessario il rigoroso rispetto delle disposizioni in materia ed in particolare di quelle dell'art. 98 CDS come modificato ed integrato dal DPR 474/2001.

Si fa riserva di fornire ulteriori indicazioni in merito appena sarà acquisito il citato parere del Consiglio di Stato.

 

* * *

Le Prefetture-Uffici Territoriali del Governo sono pregate di voler estendere il contenuto della presente ai Corpi e i Servizi di Polizia Provinciale e Locale.

 

IL DIRETTORE CENTRALE

Sgalla

___

[1] Da ultimo con la nota prot. 300/A/2689/18/105/20/3 del 30.3.2018, diretta alla Prefettura di Arezzo.

 

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AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO

DELIBERA 15 maggio 2018

Regolamento attuativo in materia di rating di legalità. (Delibera n. 27165). (18A03678)

(GU n.122 del 28-5-2018)

 

L'AUTORITA' GARANTE

DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO

 

Nella sua adunanza del 15 maggio 2018;

Vista la legge 10 ottobre 1990, n. 287;

Visto l'art. 5-ter del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, così come modificato dall'art. 1, comma 1-quinquies, del decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 maggio 2012, n. 62;

Visto il proprio regolamento attuativo in materia di rating di legalità adottato con delibera del 14 novembre 2012, n. 24075;

Viste le proprie delibere 5 giugno 2014, n. 24953, 24 settembre 2014, n. 25121, 4 dicembre 2014, n. 25207 e 13 luglio 2016, n. 26166, con le quali si è ritenuto di modificare il regolamento per assicurare una sempre maggior efficacia del controllo che l'Autorità è chiamata ad esercitare in sede di rilascio del rating;

Vista la propria delibera 7 marzo 2018 con la quale si è ritenuto di procedere ad alcune modifiche del Regolamento prioritariamente volte alla semplificazione, snellimento e chiarificazione delle procedure per l'attribuzione, la modifica, il rinnovo, la revoca e l'annullamento del rating di legalità;

Vista la consultazione pubblica preventiva per la revisione del Regolamento avente ad oggetto, in particolare, talune modifiche dell'art. 2, comma 2, lettere a) e b) e comma 3, dell'art. 3, comma 2, lettera f), dell'art. 5, commi 2, 3, 3-bis, 3-ter e 8, dell'art. 6, commi 2, 2-bis, 4, 4-bis e 8, dell'art. 7, comma 1 e dell'art. 8, comma 1;

Ritenuto di dover approvare in via definitiva le modifiche al Regolamento attuativo in materia di rating di legalità adottato con delibera del 14 novembre 2012, n. 24075, concernenti più in particolare, l'art. 2, comma 2, lettere a), b), f), i), comma 3, l'art. 3, comma 2, lettere a), f), comma 5, l'art. 4, comma 2, l'art. 5, commi 2, 3, 3-bis, 3-ter e 8, l'art. 6, commi 2, 2-bis, 3, 4, 4-bis e 8, l'art. 7, commi 1 e 2, l'art. 8, comma 1;

Delibera

di approvare il regolamento attuativo in materia di rating di legalità, il cui testo allegato è parte integrante del presente provvedimento, che sostituisce il precedente regolamento approvato con delibera dell'Autorità del 13 luglio 2016 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 213 del 12 settembre 2016.

Il presente provvedimento sarà pubblicato nel Bollettino dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Il regolamento con le modifiche approvate sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ed entra in vigore il giorno successivo pubblicazione.

Roma, 15 maggio 2018

Il segretario generale: Chieppa Allegato                                                                     Il Presidente f.f.: Muscolo

 

Regolamento attuativo dell'articolo 5-ter del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, così come modificato dall'art. 1, comma 1-quinquies, del decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 maggio 2012, n. 62

Art. 1.

Definizioni

1. Ai fini del presente Regolamento si intende per:

a) Autorità, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, di cui all'art. 10 della legge 10 ottobre 1990, n. 287;

b) Impresa, l'impresa (in forma individuale o collettiva):

  1. avente sede operativa nel territorio nazionale;
  2. che abbia raggiunto un fatturato minimo di due milioni di euro nell'ultimo esercizio chiuso nell'anno precedente alla richiesta di rating, riferito alla singola impresa o al gruppo di appartenenza e risultante da un bilancio regolarmente approvato dall'organo aziendale competente e pubblicato ai sensi di legge;
  3. che, alla data della richiesta di rating, risulti iscritta nel registro delle imprese da almeno due anni.

Art. 2.

Requisiti per l'attribuzione del rating di legalità

1. L'impresa, di cui all'art. 1, lettera b), che intende ottenere il rating di legalità deve presentare all'Autorità apposita domanda sottoscritta dal legale rappresentante e redatta mediante compilazione del formulario pubblicato sul sito dell'Autorità. L'inoltro della domanda deve avvenire per via telematica secondo le indicazioni fornite sul sito dell'Autorità.

2. L'impresa deve dichiarare:

  1. se impresa individuale, che nei confronti del proprio titolare, del direttore tecnico e dei procuratori - qualora siano muniti di poteri decisionali e gestionali ricavabili dalla procura e tali da essere assimilabili a quelli del titolare - non sono state adottate misure di prevenzione personale e/o patrimoniale e misure cautelari personali e/o patrimoniali e non è stata pronunciata sentenza di condanna, o emesso decreto penale di condanna, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale, per i reati di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, per i reati tributari di cui al decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 e successive modifiche, per i reati in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, per i reati di cui agli articoli 346, 346-bis, 353, 353-bis, 354, 355, 356 e 629 del codice penale e per il reato di cui all'art. 2, commi 1 e 1-bis del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito nella legge 11 novembre 1983, n. 638; che non è stata iniziata l'azione penale ai sensi dell'art. 405 del codice di procedura penale per delitti aggravati ai sensi dell'art. 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito dalla legge 12 luglio 1991, n. 203. La medesima dichiarazione deve essere resa anche in riferimento a tutte le persone fisiche, figure apicali dell'impresa, come sopra individuate, la cui carica e/o posizione è cessata nell'anno precedente la richiesta di rating;
  2. se impresa collettiva, che nei confronti dei propri amministratori, del direttore generale, del direttore tecnico, dei procuratori - qualora siano muniti di poteri decisionali e gestionali, ricavabili dalla procura e tali da essere assimilabili a quelli degli amministratori dotati di poteri di rappresentanza - del rappresentante legale, nonchè dei soci persone fisiche titolari di partecipazione di maggioranza, anche relativa, non sono state adottate misure di prevenzione personale e/o patrimoniale e misure cautelari personali e/o patrimoniali e non è stata pronunciata sentenza di condanna, o emesso decreto penale di condanna, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale, per i reati di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, per i reati tributari di cui al decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 e successive modifiche, per i reati in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, per i reati di cui agli articoli 346, 346-bis, 353, 353-bis, 354, 355, 356 e 629 del codice penale e per il reato di cui all'art. 2, commi 1 e 1-bis del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito nella legge 11 novembre 1983, n. 638; che non è stata iniziata l'azione penale ai sensi dell'art. 405 del codice di procedura penale per delitti aggravati ai sensi dell'art. 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito dalla legge 12 luglio 1991, n. 203. La medesima dichiarazione deve essere resa anche in riferimento a tutte le persone fisiche, figure apicali dell'impresa, come sopra individuate, la cui carica e/o posizione è cessata nell'anno precedente la richiesta di rating;
  3. che nei propri confronti non è stata pronunciata sentenza di condanna e non sono state adottate misure cautelari per gli illeciti amministrativi dipendenti dai reati di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231;
  4. di non essere destinataria di provvedimenti di condanna dell'Autorità e della Commissione europea per illeciti antitrust gravi, divenuti inoppugnabili o confermati con sentenza passata in giudicato nel biennio precedente la richiesta di rating, salvo il caso di non imposizione o riduzione della sanzione amministrativa pecuniaria in seguito alla collaborazione prestata nell'ambito di un programma di clemenza nazionale o europeo; d-bis) di non essere destinataria di provvedimenti di condanna dell'Autorità per pratiche commerciali scorrette, ai sensi dell'art. 21, commi 3 e 4 del codice del consumo e di provvedimenti di condanna per inottemperanza a quanto disposto dall'Autorità, ai sensi dell'art. 27, comma 12 del codice del consumo, divenuti inoppugnabili o confermati con sentenza passata in giudicato nel biennio precedente la richiesta di rating;
  5. di non essere destinataria di provvedimenti dell'Autorità competente di accertamento del mancato rispetto all'obbligo di pagamento di imposte e tasse e di accertamento di violazioni in materia di obblighi retributivi, contributivi e assicurativi e di obblighi relativi alle ritenute fiscali concernenti i propri dipendenti e collaboratori, divenuti inoppugnabili o confermati con sentenza passata in giudicato nel biennio precedente la richiesta di rating. Sono esclusi gli atti di accertamento per i quali, nei casi previsti dalla legge, vi sia stato il pagamento a seguito di adesione o acquiescenza;
  6. di non essere destinataria di provvedimenti dell'Autorità competente di accertamento del mancato rispetto delle previsioni di legge relative alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, divenuti inoppugnabili o confermati con sentenza passata in giudicato nel biennio precedente la richiesta di rating, con esclusione degli atti endoprocedimentali;
  7. di effettuare pagamenti e transazioni finanziarie di ammontare superiore alla soglia fissata dalla legge in vigore sulla disciplina dell'uso del contante esclusivamente per il tramite di strumenti di pagamento tracciabili, anche secondo le modalità previste nella determinazione n. 4 del 7 luglio 2011 dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici;
  8. di non essere destinataria di provvedimenti di revoca di finanziamenti pubblici di cui è o è stata beneficiaria, per i quali non siano stati assolti gli obblighi di restituzione, divenuti inoppugnabili o confermati con sentenza passata in giudicato nel biennio precedente la richiesta di rating;
  9. di non essere destinataria di provvedimenti sanzionatori in materia di prevenzione della corruzione, trasparenza e contratti pubblici di natura pecuniaria e/o interdittiva e che non sussistono annotazioni nel Casellario informatico delle imprese di cui all'art. 213, comma 10, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, che implichino preclusioni alla stipula di contratti con la pubblica amministrazione o alla partecipazione a procedure di gara o di affidamento di contratti pubblici di lavori, servizi o forniture divenuti inoppugnabili o confermati con sentenza passata in giudicato nel biennio precedente la richiesta di rating;
  10. se impresa collettiva di non essere controllata di diritto o di fatto da società o enti esteri, per i quali, in virtu' della legislazione dello Stato in cui hanno sede, non è possibile l'identificazione dei soggetti che detengono le quote di proprietà del capitale o comunque il controllo, salvo che la società che ha presentato domanda sia in grado di fornire informazioni sui predetti soggetti.

3. Il rating di legalità non potrà essere rilasciato alle imprese:

  1. destinatarie di comunicazioni o informazioni antimafia interdittive in corso di validità;
  2. nei cui confronti sia stato disposto il commissariamento di cui all'art. 32, comma 1, ovvero di cui all'art. 32, comma 10, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, limitatamente al periodo di efficacia del relativo provvedimento.

4. Dopo cinque anni dal passaggio in giudicato della sentenza o del provvedimento di condanna, il rating potrà essere rilasciato se:

  1. nei confronti dei soggetti di cui al comma 2, lettere a) e b) non è stata iniziata l'azione penale ai sensi dell'art. 405 del codice di procedura penale per delitti aggravati ai sensi dell'art. 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, non sono state adottate misure cautelari, misure di prevenzione e non sono stati emessi provvedimenti o sentenze di condanna anche non definitivi ai sensi del presente articolo;
  2. nei confronti dell'impresa non sono state emesse sentenze di condanna e adottate misure cautelari di cui al comma 2, lettera c) del presente articolo e ricorrono gli ulteriori requisiti richiesti. L'impresa deve inoltre dimostrare la totale dissociazione dell'attuale struttura rispetto ai reati accertati in via definitiva.

5. In deroga a quanto previsto dal comma 2 lettere a), b) e c), il rating potrà essere rilasciato se:

  1. l'impresa sottoposta a sequestro o confisca ai sensi dell'art. 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, sia stata affidata ad un custode o amministratore giudiziario o finanziario per finalità di continuazione o ripresa dell'attività produttiva;
  2. l'impresa sottoposta a misura di prevenzione patrimoniale del sequestro o della confisca ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, sia stata affidata ad un amministratore giudiziario per finalità di continuazione o ripresa dell'attività produttiva;
  3. i beni aziendali oggetto di confisca definitiva siano stati destinati all'affitto o alla vendita in favore di società o imprese pubbliche o private per finalità di continuazione o ripresa dell'attività produttiva con provvedimento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione, la gestione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ai sensi dell'art. 48, comma 8 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159;
  4. l'impresa dimostra che vi sia stata completa ed effettiva dissociazione dalla condotta posta in essere rispetto ai reati ostativi al rilascio del rating, tenuta dai soggetti di cui al comma 2, lettere a) e b), cessati dalle cariche nell'anno precedente la richiesta del rating.

6. In deroga a quanto previsto dal comma 2, lettera e), il rating potrà essere rilasciato altresì ove gli atti di accertamento abbiano ad oggetto un importo non superiore allo 0,5% dei ricavi delle vendite e/o delle prestazioni quali risultanti dalla voce del conto economico del bilancio dell'anno al quale si riferisce l'accertamento stesso. Tale importo in ogni caso non può essere superiore a 50.000 euro, anche nell'ipotesi di più provvedimenti di accertamento, intervenuti nel biennio precedente la richiesta di rating. 7. In deroga a quanto previsto dal comma 2, lettera f), il rating potrà essere rilasciato altresì ove l'accertamento abbia ad oggetto un importo non superiore a 1.000 euro e, in ogni caso, non superiore a 3.000 euro, nell'ipotesi di più provvedimenti di accertamento, intervenuti nel biennio precedente la richiesta di rating.

Art. 3.

Valutazione dei requisiti

1. Per l'attribuzione del rating di legalità è necessario il rispetto di tutti i requisiti di cui all'art. 2, commi 2 e 3, del presente Regolamento. In questa ipotesi l'impresa ha diritto all'attribuzione di un punteggio base pari a ★.

2. Il punteggio base sarà incrementato di un + al ricorrere di ciascuna delle seguenti condizioni:

  1. adesione ai protocolli o alle intese di legalità finalizzati a prevenire e contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia legale, sottoscritti dal Ministero dell'interno o dalle Prefetture - UTG con associazioni imprenditoriali e di categoria;
  2. utilizzo di sistemi di tracciabilità dei pagamenti anche per somme di importi inferiori rispetto a quelli fissati dalla legge;
  3. adozione di una funzione o struttura organizzativa, anche in outsourcing, che espleti il controllo di conformità delle attività aziendali a disposizioni normative applicabili all'impresa o di un modello organizzativo ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231;
  4. adozione di processi volti a garantire forme di Corporate Social Responsibility anche attraverso l'adesione a programmi promossi da organizzazioni nazionali o internazionali e l'acquisizione di indici di sostenibilità;
  5. di essere iscritta in uno degli elenchi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa istituiti ai sensi delle vigenti disposizioni di legge (white list);
  6. di aver aderito a codici etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria o di aver previsto, nei contratti con i propri clienti, clausole di mediazione, quando non obbligatorie per legge, per la risoluzione di controversie o di aver adottato protocolli tra associazioni di consumatori e associazioni di imprese per l'attuazione delle conciliazioni paritetiche;
  7. di aver adottato modelli organizzativi di prevenzione e di contrasto della corruzione. 3. Il conseguimento di tre segni + comporta l'attribuzione di una ★ aggiuntiva, fino al conseguimento di un punteggio totale massimo di ★ ★ ★.

4. Ai fini dell'incremento del punteggio base, che non potrà in ogni caso superare il valore massimo di cui al precedente comma 3, l'impresa potrà conseguire un segno + ove dimostri di aver denunciato all'autorità giudiziaria o alle forze di polizia taluno dei reati previsti dal presente Regolamento, commessi a danno dell'imprenditore o dei propri familiari e collaboratori; l'attribuzione del segno + di cui al presente comma è subordinata all'esercizio dell'azione penale in relazione ai fatti di reato denunciati.

5. Il punteggio è ridotto di un segno + ove nel Casellario informatico delle imprese di cui all'art. 213, comma 10, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, risultino annotazioni divenute inoppugnabili o confermate con sentenza passata in giudicato nel biennio precedente la richiesta di rating concernenti episodi di grave negligenza o errore grave nell'esecuzione dei contratti ovvero gravi inadempienze contrattuali, anche in riferimento all'osservanza delle norme in materia di sicurezza e degli obblighi derivanti da rapporto di lavoro. L'accertamento non potrà in ogni caso determinare una riduzione del punteggio base (pari a una stelletta).

Art. 4.

Possesso dei requisiti

1. Il possesso dei requisiti di cui ai precedenti articoli 2, comma 2 e 3, commi 2 e 4, è attestato mediante autocertificazione del legale rappresentante dell'impresa. Si applicano le norme che sanzionano, anche penalmente, le dichiarazioni false e mendaci ed in particolare quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445.

2. Il possesso del requisito di cui all'art. 2, comma 3, lettera a), è verificato dall'Autorità mediante consultazione diretta della Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia, di cui agli articoli 96 e seguenti del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 e successive modificazioni. Le modalità di consultazione sono indicate nella convenzione sottoscritta tra Ministero e Autorità.

3. La sussistenza di annotazioni di cui all'art. 3, comma 5, è verificata dall'ANAC, mediante consultazione del Casellario informatico, istituito presso l'Osservatorio.

 

Art. 5.

Procedimento per l'attribuzione del rating di legalità

1. L'Autorità, su proposta della Direzione competente, delibera l'attribuzione del rating entro sessanta giorni dal ricevimento della richiesta.

2. In caso di incompletezza dell'istanza presentata, l'Autorità ne informa l'impresa entro quindici giorni; in tal caso, il termine di cui al comma 1 inizia a decorrere dalla data di ricevimento della richiesta completa. In ogni caso, l'Autorità può chiedere all'impresa di fornire informazioni e documenti rilevanti ai fini del rilascio del rating.

3. Relativamente a ciascuna richiesta di attribuzione del rating pervenuta, l'Autorità trasmette tempestivamente all'Autorità nazionale anticorruzione - ANAC - gli elementi e le informazioni utili per l'espletamento delle verifiche di competenza. La predetta trasmissione avviene preferibilmente in formato digitale. L'ANAC può formulare eventuali osservazioni entro trenta giorni dal ricevimento. In tal caso il termine di cui al comma 1 è prorogato di trenta giorni. L'ANAC collabora con l'Autorità, ai sensi dell'art. 213, comma 7, decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, per la rilevazione di comportamenti aziendali meritevoli di valutazione al fine dell'attribuzione del rating.

3-bis. Ai fini delle valutazioni in ordine all'attribuzione del rating, l'Autorità può sottoporre ai Ministeri dell'interno e della giustizia richieste di informazioni e/o di pareri sia su questioni di carattere generale che su singoli aspetti attinenti le domande ricevute.

3-ter. Ove emergano o vengano segnalati da istituzioni preposte al controllo della legalità elementi o comportamenti oggettivamente rilevanti ai fini della valutazione delle richieste di attribuzione del rating, anche sotto il profilo della violazione di regole di diligenza e del mancato rispetto dei principi di legalità informatori dell'ordinamento, l'Autorità sospende il procedimento per un periodo di tempo non superiore ai dodici mesi, prorogabile motivatamente in casi di particolare gravità, al fine di svolgere i necessari accertamenti.

3-quater. L'Autorità per esigenze istruttorie può prorogare il termine di cui al comma 1 fino a un massimo di sessanta giorni, dandone motivata comunicazione all'impresa richiedente.

4. Sulla base di quanto dichiarato dal legale rappresentante dell'impresa, l'Autorità può compiere le verifiche necessarie, anche richiedendo a tal fine informazioni a tutte le pubbliche amministrazioni sulla sussistenza dei requisiti dichiarati dal richiedente per l'attribuzione del rating di legalità. Le informazioni richieste alle pubbliche amministrazioni devono pervenire entro il termine di quarantacinque giorni dalla richiesta, decorso il quale l'esistenza dei requisiti dichiarati dalle imprese si intende confermata. La richiesta di informazioni alle pubbliche amministrazioni sospende, per un periodo non superiore a quarantacinque giorni, il termine di cui al precedente comma 1.

5. L'esistenza di condanne definitive per i reati di cui all'art. 2, comma 2, del Regolamento è verificata dall'Autorità mediante consultazione diretta del sistema informativo del casellario giudiziale di cui all'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313. Fino all'attuazione dell'interconnessione con tale sistema informativo, la verifica verrà effettuata, a campione, attraverso il Ministero della giustizia, mediante richiesta all'ufficio del casellario giudiziale di Roma.

6. L'esistenza di carichi pendenti per i reati di cui all'art. 2, comma 2, del Regolamento è verificata dall'Autorità mediante consultazione diretta del sistema informativo del casellario dei carichi pendenti, di cui all'art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313. Fino all'attuazione di tale sistema, la verifica verrà effettuata, a campione, attraverso il Ministero della giustizia, mediante richiesta agli uffici giudiziari competenti.

7. L'Autorità comunica al richiedente l'esito della richiesta. Se tale esito è positivo, l'Autorità inserisce l'impresa nell'elenco di cui al successivo art. 8 del presente Regolamento.

8. L'Autorità, ove intenda negare l'attribuzione del rating, comunica all'impresa i motivi che ostano all'accoglimento della domanda. Entro il termine di quindici giorni dal ricevimento della comunicazione, l'impresa ha il diritto di presentare per iscritto le proprie osservazioni. La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento, che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo.

 

Art. 6.

Durata, modifica, rinnovo,

annullamento, sospensione e revoca

1. Il rating di legalità ha durata di due anni dal rilascio ed è rinnovabile su richiesta.

2. Ai fini del rinnovo l'impresa invia all'Autorità apposita domanda, da predisporre ed inoltrare in conformità con le prescrizioni di cui all'art. 2, comma 1.

2-bis. Ove la domanda di rinnovo sia depositata almeno sessanta giorni prima della scadenza, il rating mantiene la propria validità a tutti gli effetti sino alla data di adozione della delibera con la quale l'Autorità si pronuncia sulla richiesta. In caso di accoglimento, il rating viene confermato per un nuovo biennio decorrente dalla data della relativa delibera; in caso contrario, gli effetti del rating cessano dalla data di adozione della delibera di non accoglimento.

3. L'Autorità delibera sulle richieste di rinnovo del rating di legalità e di incremento del punteggio applicando il procedimento di cui al precedente art. 5.

4. In caso di perdita di uno dei requisiti di cui all'art. 2, l'Autorità con proprio provvedimento dispone la revoca del rating con decorrenza dal momento in cui il requisito è venuto meno. Laddove il rating sia stato rilasciato sulla base di dichiarazioni false o mendaci relative ad elementi diversi dai requisiti di cui all'art. 2, l'Autorità dispone la revoca a far data dal momento in cui viene a conoscenza della natura falsa o mendace della dichiarazione.

4-bis. Ove il rating sia stato rilasciato o rinnovato in carenza di uno o più dei presupposti di cui all'art. 2, l'Autorità l'annullamento del rating.

5. Al venir meno di uno o più dei requisiti di cui all'art. 3, comma 2, l'Autorità dispone la riduzione del punteggio attribuito.

6. In caso di adozione di misure cautelari personali o patrimoniali, nell'ambito di un procedimento penale per uno dei reati di cui all'art. 2 del presente Regolamento, l'Autorità dispone la sospensione del rating sino al perdurare dell'efficacia delle misure cautelari.

7. L'Autorità può disporre la sospensione del rating, in relazione alla gravità dei fatti e all'acquisizione di maggiori informazioni relativamente agli stessi, in presenza di uno dei provvedimenti di cui all'art. 2, comma 2, lettere d), d)-bis, e), f), h) e i) del presente Regolamento, ove tale provvedimento sia oggetto di contestazione e sino alla pronuncia passata in giudicato dell'autorità giudiziaria.

8. L'Autorità, prima della formale adozione del provvedimento di revoca, di riduzione del punteggio, di sospensione o di annullamento, comunica all'impresa i motivi che ostano al mantenimento del rating, alla conferma del punteggio già attribuito o che ne comportano la sospensione ovvero l'annullamento. Entro il termine di quindici giorni dal ricevimento della comunicazione, l'impresa ha il diritto di presentare per iscritto le proprie osservazioni. Durante tale periodo, il termine di cui all'art. 5, comma 1, è sospeso.

9. In caso di richiesta di informazioni, effettuata ai sensi del comma 7, il termine di cui all'art. 5 è interrotto fino al ricevimento delle informazioni richieste.

 

Art. 7.

Obblighi informativi

1. L'impresa cui è stato attribuito il rating è tenuta a comunicare all'Autorità ogni variazione dei dati riportati nei propri certificati camerali e qualunque evento che incida sul possesso dei requisiti di cui agli articoli 2, comma 2 e 3, comma 2, nonchè gli eventi di cui al precedente art. 6, commi 6 e 7, entro dieci giorni dal verificarsi degli stessi, pena la revoca di cui all'art. 6, comma 4, del presente Regolamento. Nel caso in cui l'evento comunicato rilevi ai fini della determinazione del punteggio, l'Autorità dispone gli aggiornamenti necessari, dandone conto nell'elenco di cui all'art. 8. Tali aggiornamenti non incidono sulla data di scadenza del rating.

2. Le pubbliche amministrazioni coinvolte nella verifica dei requisiti per l'attribuzione del rating di legalità, per quanto di loro competenza, non appena ne siano venute a conoscenza, comunicano all'Autorità le eventuali variazioni, nonchè gli eventi di cui all'art. 6, comma 7, del presente Regolamento.

2-bis. Ogni anno l'Autorità individua un campione rappresentativo, uniformemente distribuito sul territorio nazionale, pari al 10% delle imprese in possesso del rating di legalità, e invia l'elenco alla Guardia di finanza per verificare singoli profili di rilevanza fiscale e contributiva. Entro sessanta giorni la Guardia di finanza comunica all'Autorità gli esiti delle verifiche.

3. La verifica delle variazioni intervenute nel possesso dei requisiti di cui all'art. 2, comma 2, lettere a), b) e c) del presente Regolamento viene effettuata secondo le modalità indicate nell'art. 5, commi 5 e 6.

 

Art. 8.

Elenco delle imprese con rating di legalità

1. L'Autorità pubblica e mantiene costantemente aggiornato in un'apposita sezione del proprio sito l'elenco delle imprese cui il rating di legalità è stato attribuito, sospeso, revocato o annullato, con la relativa decorrenza. Le iscrizioni relative alla revoca e all'annullamento permangono nell'elenco sino alla data di scadenza del rating ovvero, in ogni caso, per un periodo inferiore a sei mesi.

 

Art. 9.

Entrata in vigore

1. Il presente Regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

2. Esso sostituisce il precedente Regolamento approvato con delibera dell'Autorità del 13 luglio 2016, n. 26166 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 213 del 12 settembre 2016.

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MINISTERO DELL'INTERNO

DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA

Direzione Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria,

delle Comunicazioni e per i reparti Speciali della Polizia di Stato

 

 

Prot. n. 300/A/2689/18/105/20/3                                                                                                                                                                                         Roma, 30 marzo 2018

 

OGGETTO: Utilizzo della targa Prova su veicoli targati ma sprovvisti di copertura assicurativa RCA.

 

Si riferimento alla nota prot. D/7695/2017 del 19 dicembre 2017, concernente l'oggetto, che si allega in copia per gli uffici cui la presente è diretta per conoscenza.

Questa Direzione ritiene che, diversamente dalla prassi ormai consolidatasi, l'autorizzazione alla circolazione di prova di cui all'art. 98 C.d.S. abbia il solo scopo di evitare di munire della carta di circolazione un veicolo che circola su strada per determinate esigenze.

Infatti, l'art. 1 del D.P.R. 24.11.2001, n. 474, che ha abrogato in commi 1 e 2 dell'art. 98 del C.d.S., ed ha ridisegnato la disciplina del rilascio della targa prova, prevede che l'obbligo di munire della carta circolazione di cui agli articoli 93, 110 e 114 del Codice della Strada i veicoli che circolano su strada per esigenze connesse con prove tecniche, sperimentali o costruttive, dimostrazioni o trasferimenti, anche per ragioni di vendita o di allestimento, non sussiste per una serie di soggetti, tassativamente indicati, qualora questi siano autorizzati alla circolazione di prova.

La finalità è, perciò, consentire agli autoveicoli, motoveicoli, rimorchi, macchine agricole e macchine operatrici di circolare per le predette esigenze senza necessariamente essere immatricolati.

Il fatto che tra i soggetti che possono richiedere ed ottenere l'autorizzazione alla circolazione di prova siano inclusi anche gli esercenti di officine di riparazione e di trasformazione, non implica affatto che il titolo autorizzativo in esame possa anche servire per la circolazione di veicoli immatricolati non revisionati, privi di assicurazione RCA o quant'altro [1].

La questione ha assunto particolare rilievo dopo la decisione della Corte di Cassazione, Sezione VI, Civile, che, con la sentenza n. 26074 del 20.11.2013, ha ribadito il principio secondo il quale un veicolo non sottoposto alla prescritta revisione non può circolare anche se espone temporaneamente la targa prova.

Nel solco di tale orientamento, la Suprema Corte ha in seguito chiaramente affermato che la circolazione in prova può avvenire, per le specifiche finalità e ad opera dei soggetti indicati nel D.P.R. n. 474/2001, individualmente autorizzati, con veicoli non ancora immatricolati e, pertanto, privi di carta di circolazione, in deroga al disposto degli articoli 93, 110 e 114 C.d.S[2].

 

IL DIRETTORE CENTRALE

Sgalla

 

[1] È utilizzabile, ad esempio, nel caso di un veicolo commerciale nuovo il cui allestimento viene modificato prima dell'immatricolazione, per cui l'officina lo deve provare su strada durante i lavori di trasformazione.

[2] V. Corte di Cassazione - II Sezione Civile - 4 agosto 2016, n. 16310.

 

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Ispettorato Nazionale del Lavoro

Nota 22 maggio 2018, n.4538

 

Oggetto: procedure di contestazione della violazione di cui all’art. 1, commi 910 - 913, della Legge 27 dicembre 2017 n. 205 - richiesta di parere.

In relazione all’oggetto, d’intesa con l’Ufficio legislativo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, si rappresenta quanto segue.

L’art. 1, comma 910 della L. n. 205/2017 (legge di bilancio per il 2018) ha stabilito che a far data dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti debbano corrispondere ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso gli strumenti di pagamento individuati dalla stessa norma, non essendo più consentito, da tale data, effettuare pagamenti in contanti della retribuzione e di suoi acconti, pena l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 5.000 euro.

Ai sensi del successivo comma 912, tale obbligo ai applica ai rapporti di lavoro subordinato di cui all’art. 2094 c.c., indipendentemente dalla durata e dalle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa ed infine ai contratti di lavoro stipulati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci.

Restano espressamente esclusi dal predetto obbligo i rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni di cui al comma 2 dell’art. 1 del D.Lgs. n. 165/2001, nonché i rapporti di lavoro domestico.

Devono altresì ritenersi esclusi, in quanto non richiamati espressamente dal comma 912, i compensi derivanti da borse di studio, tirocini, rapporti autonomi di natura occasionale.

Le modalità elencate attraverso le quali effettuare la corresponsione della retribuzione sono costituite dai seguenti strumenti:

- bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;

- strumenti di pagamento elettronico;

- pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;

- emissione di assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

In considerazione del tenore letterale e della ratio della norma si deve ritenere che la violazione in oggetto risulti integrata:

a) quando la corresponsione delle somme avvenga con modalità diverse da quelle indicate dal legislatore;

b) nel caso in cui, nonostante l’utilizzo dei predetti sistemi di pagamento, il versamento delle somme dovute non sia realmente effettuato, ad esempio, nel caso in cui il bonifico bancario in favore del lavoratore venga successivamente revocato ovvero l’assegno emesso venga annullato prima dell’incasso; circostanze che evidenziano uno scopo elusivo del datore di lavoro che mina la stessa ratio della disposizione.

Del resto, la finalità antielusiva della norma risulta avvalorata anche dalla previsione dell’ultimo periodo del comma 912 a mente del quale la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

Ne consegue che, ai fini della contestazione si ritiene sia necessario verificare non soltanto che il datore di lavoro abbia disposto il pagamento utilizzando gli strumenti previsti ex lege ma che lo stesso sia andato a buon fine.

Ciò premesso, con riferimento alla contestazione dell’illecito al trasgressore, trovano applicazione, le disposizioni di cui alla L. n. 689/1981 e al D.Lgs. n. 124/2004 ad eccezione del potere di diffida di cui al comma 2 dell’art. 13 del D.Lgs. n. 124/2004 trattandosi di illecito non materialmente sanabile. Ne consegue che la sanzione sarà determinata nella misura ridotta di cui all’art. 16 della L. n. 689/1981 e, in caso di mancato versamento delle somme sul cod. tributo 741T, l’autorità competente a ricevere il rapporto, ai sensi dell’art. 17 della L. n. 689/1981, è da individuare nell’Ispettorato territoriale del lavoro.

Va, infine, ricordato che avverso il verbale di contestazione e notificazione adottato dagli organi di vigilanza di cui all’art. 13, comma 7, del D.Lgs. n. 124/2004 è possibile presentare ricorso amministrativo al direttore della sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro ai sensi dell’art. 16 del D.Lgs. n. 124/2004 entro trenta giorni dalla sua notifica. Entro il medesimo termine è altresì possibile presentare scritti difensivi all’Autorità che riceve il rapporto ai sensi dell’art. 18 della L. n. 689/1981.

In proposito, si rinvia alla circolare n. 4 del 29 dicembre 2016 nel cui contesto sono state riportate le avvertenze da inserire in calce ai verbali di accertamento adottati dal personale di codesti Comandi.

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Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Comitato Centrale per l’Albo nazionale delle persone

Fisiche e giuridiche che esercitano l’autotrasporto di

Cose per conto di terzi

 

DELIBERAZIONE N. 112018 del 21 maggio 2018

Disposizioni relative alla riduzione compensata dei pedaggi autostradali per transiti effettuati nell'anno 2017

 

IL PRESIDENTE DEL COMITATO

VISTO il decreto legge 28 dicembre 1998, n. 451, convertito con legge 26 febbraio 1999, n. 40, ed in particolare l'art. 2, comma 3, che assegna al Comitato Centrale per l'Albo degli autotrasportatori risorse da utilizzare per la protezione ambientale e per la sicurezza della circolazione, anche con riferimento  all'utilizzo delle infrastrutture;

VISTO l'art. 45 della legge 23 dicembre 1999 n. 488, che, a decorrere dall' anno 2000, rende strutturali le misure previste dalle disposizioni normative testé citate;

VISTO il capitolo di spesa 1330 dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti denominato "Somme assegnate al Comitato Centrale per l'Albo degli autotrasportatori" sul quale sono iscritte le risorse finanziarie, di volta in volta definite dalle leggi di revisione della spesa pubblica in termini di modifiche, integrazioni e/o riduzioni dell'iniziale stanziamento;

VISTO il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 28 dicembre 2017, recante: "Ripartizione in capitoli delle unità di voto parlamentare relative al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e per il triennio 2018-2020", che prevede l'iscrizione, per l'anno 2018, di euro 54.706.072,00 sul capitolo 1330 dello stato di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

VISTO il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze del 27 marzo 2018 n. 153 che prevede  la ripartizione,  per  l'anno 2018 delle risorse e l'utilizzazione di euro 115.200.000 milioni per le misure inerenti la sicurezza della circolazione, di cui all'articolo 45, comma 1, lettera c), della legge 23 dicembre 1999, n. 488, da assegnare al Comitato centrale per l'Albo degli autotrasportatori;

VISTA la direttiva del Ministro n. 100/2017 del 24 marzo 2017 con la quale, tra l'altro, è stato stabilito che "si provvederà alla destinazione dei fondi per le riduzioni dei pedaggi autostradali relativi all'anno 2017 a valere sulle risorse  finanziarie  disponibili  per  l'anno finanziario  2018" e con la quale sono stati definiti i criteri e le entità percentuali delle riduzioni compensate dei pedaggi autostradali da corrispondere, per i transiti effettuati nel 2017, ai soggetti aventi titolo;

VISTA la direttiva del Ministro n. 220/2018 del 20 aprile 2018 con la quale, tra l'altro, è stato disposto che il Comitato utilizzi le risorse finanziarie iscritte sul capitolo 1330 per l'anno 2018 per la copertura delle riduzioni compensate dei pedaggi autostradali, pagati per i transiti effettuati nell'anno 2017 dalle imprese con   sede nell'Unione europea   che effettuano   autotrasporto di cose, delle relative spese di procedura nonché del contenzioso pregresso, per un importo pan a euro 164.435.464,80;

CONSIDERATO altresì con la predetta direttiva è stato disposto che il Comitato provveda alla rideterminazione definitiva della riduzione sulla base delle risorse finanziarie a tale scopo effettivamente disponibili  all'atto dell'assunzione  dell'impegno di spesa;

CONSIDERATO che dall'anno 2015 è disponibile ed operativo sul sito internet www.alboautotrasporto.it apposito applicativo finalizzato all'esperimento  della procedura  relativa alla riduzione compensata dei pedaggi autostradali ed alla  presentazione , da parte dei  soggetti istanti, della relativa domanda firmata digitalmente;

CONSIDERATO, infine, che occorre stabilire i criteri, le modalità ed i termini per l'esperimento della predetta procedura;

 

 

DELIBERA

 

TITOLO I

DISPOSIZIONI COMUNI

1. Le imprese nonché le cooperative a proprietà indivisa, ai consorzi, le società consortili ed i raggruppamenti, come meglio definiti al punto 5, possono richiedere il beneficio della riduzione compensata di cui alla 40 del 1999 per i costi sostenuti per pedaggi autostradali , in relazione ai transiti effettuati a partire dal l 0 gennaio 2017 e fino al 31 dicembre 2017, con veicoli, posseduti a titolo di proprietà o disponibilità ed adibiti a svolgere servizi di autotrasporto di cose, che appartengono alla classe ecologica Euro 3, Euro 4, Euro 5, Euro 6 o superiore  e che rientrano, quanto a sistema di classificazione per il calcolo del pedaggio, nelle classi B 3, 4 o 5 se basato sul numero degli assi e della sagoma dei veicoli stessi, oppure nelle classi 2, 3 o 4, se volumetrico. La riduzione compensata è commisurata al valore del fatturato annuale relativo ai predetti costi sostenuti per i pedaggi autostradali, purché pari almeno a € 200.000, secondo quanto indicato al punto 6.

2. In nessun caso la riduzione compensata può essere superiore al 13% del valore del fatturato annuo.

3. Fermo restando il predetto limite del 13%, i costi di cui al punto 1 sono soggetti ad una ulteriore riduzione compensata , parimenti commisurata al volume del fatturato annuale, qualora effettuati nelle ore notturne, con ingresso in autostrada dopo le ore 22,00 ed entro le ore 02,00, ovvero uscita prima delle ore 06,00. Tale riduzione spetta ai soggetti di cui al punto 5, che abbiano realizzato almeno il 10% del fatturato aziendale relativo al predetto costo per i pedaggi  nelle predette ore notturne secondo le modalità indicate al punto 7. Qualora una cooperativa, un consorzio, una società consortile di cui al punto 5, lettera b), o un raggruppamento , di cui al punto 5, lettere c), d) o e), non soddisfi tale ultima condizione, le singole imprese ad esso aderenti, che abbiano comunque realizzato almeno il 10% del proprio fatturato nelle sopracitate ore notturne, possono beneficiare dell'ulteriore riduzione compensata, purché le cooperative, i consorzio,  le società consortili o i raggruppamenti a cui le stesse afferiscono, forniscano i dati necessari per l'elaborazione dei pedaggi notturni delle suddette imprese.

4. Le predette riduzioni compensate sono concesse esclusivamente per i pedaggi a riscossione differita mediante fatturazione e vengono applicate, da ciascuna delle società che gestisce i sistemi di pagamento differito dei pedaggi, sulle fatture intestate ai soggetti aventi titolo alla

5. Le riduzioni compensate  dei pedaggi  autostradali  possono  essere richieste dai soggetti che, alla data del 31 dicembre 2016 ovvero nel corso dell'anno 2017:

  1. quali imprese, risultavano iscritte all'Albo nazionale delle persone fisiche e giuridiche che esercitano l'autotrasporto di cose per conto di terzi, di cui all' 1 della legge 6 giugno 1974, n. 298;
  2. quali cooperative aventi i requisiti mutualistici, di cui all'art. 26 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, 1577 e successive modificazioni, oppure quali consorzi o quali società consortili costituiti a norma del Libro V, titolo X, capo I, sez. II e II-bis del codice civile, aventi nell'oggetto l'attività di autotrasporto, risultavano iscritti al predetto Albo nazionale degli autotrasportatori;
  3. quali imprese di autotrasporto di merci per conto di terzi oppure quali raggruppamenti aventi sede in uno dei Paesi dell'Unione Europea risultavano titolari di licenza comunitaria rilasciata ai sensi del regolamento CE 881/92 del 26 marzo 1992;
  4. quali imprese oppure quali raggruppamenti aventi sede in Italia esercenti attività  di autotrasporto in conto proprio risultavano titolari di licenza in conto proprio di cui all'art. 32 della legge 298 del 6 giugno 1974;
  5. quali imprese oppure quali raggruppamenti aventi sede in altro Paese dell'Unione Europea, esercitavano l'attività di autotrasporto in conto

I soggetti di cui alle lettere a) e b), iscritti all'Albo nazionale degli  autotrasportatori successivamente al 1° gennaio 2017, possono richiedere le riduzioni soltanto per i viaggi effettuati dopo la data di tale iscrizione.

I soggetti di cui alle lettere c) e d), titolari delle licenze ivi previste successivamente al 1° gennaio 2017, possono richiedere le riduzioni soltanto per viaggi effettuati dopo la data di rilascio di dette licenze.

6. La riduzione di cui al punto 1 è calcolata, in ragione dei diversi scaglioni di fatturato globale annuo, sulla base della classe ecologica (Euro) del veicolo e della relativa percentuale di riduzione, secondo i valori di seguito indicati:

 

 

 

 

FATTURATO  (in Euro)

 

 

CLASSE VEICOLO

 

 

PERCENTUALE  RIDUZIONE

200.000-400.000

Euro V o superiore

4%

200.000-400. 000

Euro IV

3%

200.000-400.000

Euro III

2%

 

 

 

400.001-1.200 .000

Euro V o superiore

6%

400 .001-1.200.000

Euro IV

5%

400.001-1 .200.000

Euro III

3%

 

 

 

1.200.001-2.500 .000

Euro V o superiore

8%

1.200.001-2.500.000

Euro IV

7%

1.200.001-2.500.000

Euro III

5%

 

 

 

2.500.001-5.000 .000

Euro V o superiore

10%

2.500.001-5.000 .000

Euro IV

9%

2.500.001-5.000.000

Euro III

6%

 

 

 

Oltre 5.000.000

Euro V o superiore

13%

Oltre  5.000.000

Euro IV

10%

Oltre 5.000.000

Euro III

7%

7.  L'ulteriore riduzione compensata di cui al punto 3 è pari al 10% dei  valori  percentuali riportati nella tabella di cui al punto 6, calcolata sul fatturato relativo ai pedaggi notturni. Resta fermo il limite del 13% di cui al punto 2.

8. Per i richiedenti che si sono avvalsi dei sistemi di pagamento automatizzato di pedaggi a riscossione differita dopo il 1° gennaio 2017, le predette riduzioni sono applicate a decorrere dalla data di utilizzo del predetto servizio.

9. Nel caso in cui l'ammontare complessivo delle riduzioni applicabili, risultasse superiore alle disponibilità, il Comitato stesso provvede al calcolo del coefficiente determinato dal rapporto tra lo stanziamento disponibile e la somma complessiva delle riduzioni richieste agli aventi Analogamente il Comitato Centrale provvede al ricalcolo dei coefficienti di riparto qualora l'ammontare complessivo delle riduzioni relative alle domande presentate, calcolato come da disposizioni di cui ai precedenti punti 6 e 7 non pervenga a saturare l'ammontare disponibile. Tale coefficiente, applicato alle percentuali di riduzione, fornisce il valore aggiornato  delle percentuali stesse.

10. Il fatturato annuale di cui al punto 1, a cui vanno commisurate le riduzioni compensate dei pedaggi, è calcolato sulla base del!' importo dei costi sostenuti per i pedaggi autostradali di cui al medesimo punto 1, per i quali le società concessionarie abbiano emesso fattura entro il 30 aprile 2018.

11. Le società concessionarie danno seguito ai rimborsi ai soggetti aventi titolo, secondo le modalità previste dalle convenzioni stipulate tra le stesse società e il Comitato

 

TITOLO II

PRESENTAZIONE  DOMANDE

12. Il procedimento utile a richiedere il beneficio di   riduzione  compensata  dei  pedaggi autostradali di cui al punto 1 è esperibile, a pena di irricevibilità, attraverso  l'apposito applicativo "pedaggi" presente sul Portale dell'Albo nazionale degli autotrasportatori  e  raggiungibile all'indirizzo   internet  https://www.alboautotrasporto.it/web/portale-albo/servizio-gestione-pedaggi. A tal fine è necessario preliminarmente registrarsi allo stesso Portale, attraverso la procedura attivabile  dall'indirizzo  https://www.alboautotrasporto.it/web/portale-albo/iscriviti.

13. Le attività attraverso le quali l'utente deve implementare  il  predetto  applicativo  "pedaggi" sono conformi alle istruzioni  ed  alle  modalità  indicate  nel  manuale  scaricabile dal medesimo  link dell'applicativo, al quale integralmente si Tali istruzioni e modalità sono di seguito  definite  "operazioni".

14. Il procedimento  utile  a  richiedere  il  beneficio  di  riduzione  compensata  dei  pedaggi autostradali di cui al punto l si articola in tre fasi: fase 1 - prenotazione della domanda, fase 2 - inserimento  dei  dati  relativi  alla  domanda  e  firma  ed  invio  della    E'  possibile l'accesso alla fase 2 - inserimento della domanda e firma ed invio della domanda - esclusivamente ai soggetti che hanno precedentemente esperito, entro i termini perentori di cui al punto 26, lettera a), la fase 1 - prenotazione della domanda.

15. Nella la fase 1 - prenotazione della domanda il soggetto richiedente inserisce, eseguendo le opportune "operazioni", i propri dati identificativi e quelli relativi ai codici cliente a sé imputabili, come rilasciati dalla società di gestione dei pedaggi.

16. Successivamente alla chiusura della fase 1 - prenotazione della domanda, i dati acquisiti sono inviati alla società di gestione dei pedaggi che, in relazione a ciascun codice cliente indicato con la prenotazione, rilascia i relativi codici supporto di rilevazione dei

17. Dall'apertura del termine di avvio della fase l - prenotazione  della domanda, di cui al punto 26, lettera a), e fino all'apposizione della firma digitale ed invio della domanda, e quindi entro e non oltre lo scadere del termine di cui alla fase 2 - firma ed invio della domanda di cui al  punto 26, lettera b), il soggetto richiedente procede:

  1. qualora sia una cooperativa, un consorzio, una società consortile di cui al punto 5, lettera b), o un raggruppamento, di cui al punto 5, lettere c), d) o e), a caricare nell'applicativo ed inviare, con le  opportune  "operazioni'',  i dati relativi alla composizione   rispettivamente della cooperativa, del consorzio, della società consortile o del raggruppamento, attraverso la funzione "anagrafica del raggruppamento ", fino ad  indicare ciascuna impresa elementare afferente - direttamente o indirettamente - al richiedente stesso;
  2. in relazione a ciascun veicolo indicato nella domanda, a caricare nell'applicativo ed inviare, con le opportune "operazioni" , i dati relativi alla targa ed alla classe Si ricorda che tali dati devono essere indicati sia per i veicoli immatricolati in Italia che per quelli immatricolati all' estero, avendo cura, in tal caso, di specificare lo Stato che ha rilasciato la targa e,  se  trattasi   di   Stato  non   appartenente   all'Unione   Europea,   di   caricare   con le opportune "operazioni" ed in  corrispondenza  di  ciascuna  targa,  file  formato   .pdf della relativa carta di circolazione;
  3. in relazione a ciascuna targa di veicolo indicata nella domanda per la quale non sia stata emessa una carta di circolazione in favore del medesimo soggetto richiedente oppure, se ne ricorre il caso, di una delle imprese indicate nell' "anagrafica del raggruppamento " di cui alla lettera a) precedente, ad indicare ed inviare  al sistema, attraverso le opportune "operazioni", il titolo per il quale detti veicoli sono in  disponibilità  presso  la  propria impresa, ovvero, se ne ricorre il caso, presso una delle imprese indicate nell’ anagrafica del raggruppamento" ;

Tali "operazioni" sono di competenza del richiedente e sono utili a definire il database di riferimento  con il quale saranno confrontati  i dati  inseriti  nel  file della domanda.  Si raccomanda pertanto  di procedere  a tali  "operazioni"  con ogni sollecitudine, fermo restando che, se necessario,  i dati così inseriti nel sistema potranno essere modificati e/o integrati fino al momento di apposizione della firma digitale sulla domanda stessa.

18. Sui dati così acquisiti, il sistema informatico del Portale dell'Albo procede:

  1. in relazione a ciascuna targa di veicolo immatricolato in Italia, indicata nel file relativo alle targhe, alla verifica della classe ecologica ivi dichiarata con quella risultante nell' Archivio Nazionale dei Veicoli (ANAV) presente presso il CED della Motorizzazione . In caso di discordanza tra il dato dichiarato e quello presente nel predetto Archivio, ai fini della procedura in parola è tenuto in considerazione il secondo;
  2. in relazione a ciascuna targa di veicolo immatricolato in  Italia, indicata nella domanda, alla verifica dell'esistenza nell' ANAV di una  carta  di  circolazione  emessa  in   favore  di  un soggetto esercente attività di autotrasporto  di cose in conto  proprio  o in conto Nel  caso di cui al punto 17, lett. a), la ricerca è effettuata con  riferimento  a ciascuna  delle  imprese indicate nell'  anagrafica del raggruppamento ;
  3. in relazione a ciascuna targa di veicolo immatricolato in Italia, indicato nella domanda, per il quale, ai sensi della b) precedente, non sia stata trovata una carta di circolazione, alla verifica dell'esistenza, nei dati inseriti dal richiedente, di una dichiarazione, resa ai sensi del punto 17, lett. c), del titolo in forza del quale detti veicoli sono in disponibilità del soggetto richiedente medesimo o, se ne ricorre il caso, di una delle imprese indicate nell' anagrafica del raggruppamento" ;
  4. in relazione a ciascuna targa estera di veicolo indicata nella domanda:

d.1). se la targa è stata emessa da uno Stato appartenente all'Unione Europea : alla verifica della classe ecologica ivi dichiarata con quella risultante nel Registro UE EUCARIS accessibile tramite il CED della Motorizzazione. In caso di discordanza tra il dato dichiarato e quello presente nel predetto Registro, ai fini della procedura in parola è tenuto in considerazione il secondo;

d.2). se la targa è stata emessa da uno  Stato  non  appartenente  all'Unione  Europea:  alla verifica che, in corrispondenza di ciascuna, sia stato caricato il file  formato  .pdf  della relativa carta di circolazione.

19. Qualora, all'esito dell'elaborazione da parte del sistema informatico  del  Portale  dell'Albo dei file di cui al punto 17, secondo le procedure di cui al punto  18, in relazione ad una o più targhe di veicoli non risulti presente alcuna carta di circolazione e non sia stata resa alcuna dichiarazione ai sensi del punto 17, c), e/o risultino targhe errate o inesistenti, e/o targhe emesse da Stati non appartenenti all'Unione Europea per i quali non sia stato caricato il file .pdf della carta di circolazione, il predetto sistema informatico restituisce al richiedente un report delle anomalie, nel quale le casistiche su esposte sono puntualmente  evidenziate. Il  sistema segnala  un'anomalia  anche qualora,  per  qu a l u n q u e ragione,  un  veicolo  con  targa  emessa  da uno  Stato appartenente  all’Unione Europea  non  sia  rinvenuto  presso  il  registro   EUCARIS,   o   non   ne   sia  stata   rilevata   la   classe ecologica: in  tal  caso,  il  richiedente  tramite  le  consuete  "operazioni",  ed  in  corrispondenza  di ciascuna  targa  non  ritrovata,  deve  caricarne   il   file  .pdf   della   relativa   carta   di   circolazione.  Il processo di correzione delle anomalie, invio dei file modificati e/o integrati, e restituzione degli esiti da parte del sistema informatizzato del Portale dell'Albo può  ripetersi anche più  di una  volta  e comunque  fino al momento  di sottoscrizione  con la firma  digitale  della  domanda  ed  invio  della stessa,  entro  e non  oltre  lo  scadere  del  termine  della fase  2  -  inserimento   dei  dati  relativi   alla domanda  e firma  ed  invio  della  domanda, di cui al punto 26 lettera b).

20. La fase 2 - inserimento dei dati relativi alla domanda e firma ed invio della domanda consiste nelle attività di inserimento dei dati della domanda nel relativo file, previo abbinamento dei codici supporto di rilevazione dei transiti, rilasciati da Telepass a seguito della conclusione della fase 1 - prenotazione della domanda, ed esposti dal sistema informatico dell'Albo, con i dati relativi ai veicoli a tal fine Tale "operazione " è di competenza del richiedente .

21. Il file  della  domanda,  debitamente  compilato  ed   ancora   privo   della   firma   digitale,  può quindi, attraverso  le opportune  "operazioni", essere  inviato  al  sistema  informatizzato  del  Portale dell'Albo al fine di verificare la congruenza dei dati  inseriti  nella  domanda  stessa  con  quelli previamente acquisiti e/o modificati nei data-base di riferimento, a seguito delle operazioni di cui ai punti 17 e Qualora si presentino incongruenze, il sistema segnalerà le anomalie di cui al punto 19, alle quali potrà aggiungersi la casistica di codici supporto di rilevazione dei transiti per i quali non sia stato indicato alcun abbinamento  con i dati relativi alla targa di veicoli a tal fine  utilizzati e/o tale abbinamento non sia andato a buon fine. Nel caso di segnalazione di anomalie,  l'istante dovrà procedere  in   relazione   alle   stesse   come   da  istruzioni   sub  punti   17  e   18  e,   se   del   caso,   dovrà coerentemente, correggere i dati inseriti nella domanda.

22. Lo scambio di file di cui ai punti 20 e 21 può ripetersi anche più di una I dati per i quali, all'atto dell'apposizione della firma digitale, non siano state sanate le anomalie esposte nel report, sono automaticamente esclusi dal calcolo della riduzione compensata dei pedaggi autostradali  in parola.

23. La fase 2 su descritta si conclude con l'apposizione della firma e l'invio della domanda, entro il termine ultimo perentorio di cui al punto 26, lettera b), attraverso le seguenti attività:

  1. apposizione della firma digitale del titolare, ovvero del legale rappresentante del soggetto richiedente, ovvero di persona ad uopo delegata, sul documento informatico (file access) definitivamente A tal fine è quindi necessario che il richiedente si doti dell'apposito kit per la firma digitale (smart card) distribuito dai certificatori abilitati iscritti nell'elenco pubblico previsto dall'art. 29, comma 1, del D.lgvo n. 82 del 2005. L'apposizione della firma digitale con le predette modalità determina il completamento della domanda che, da tale momento, assume valore legale con le conseguenti responsabilità previste dall'art. 76 del D.P.R.. n. 445 del 2000, in caso di dichiarazioni mendaci e di falsità in atti;
  2. invio  del  documento  di  cui  alla  lettera  a), debitamente  firmato  digitalmente,  al  sistema informatico del Portale dell'Albo.

Tali "operazioni" sono di competenza del richiedente . Dall'inosservanza anche di una sola delle stesse deriva l'irricevibilità della domanda di ammissione al beneficio  di riduzione compensata dei pedaggi autostradali in parola.

24. Attraverso la sottoscrizione digitale, ai sensi dell'art. 13 del lgvo 196 del 2003, l'autore autorizza il Comitato Centrale e le società di gestione dei pedaggi Autostrade per l'Italia SpA e Telepass SpA, al trattamento dei propri dati personali , al fine di consentire la lavorazione delle domande per il riconoscimento del beneficio richiesto.

25. La presentazione della domanda richiede l'assolvimento dell'imposta di bollo tramite pagamento con bollettino postale sul e/e 4028 (specifico per l'autotrasporto). Per dare evidenza di tale adempimento il richiedente ne inserisce negli appositi  campi  predisposti  dal  sistema informatico del Portale dell'Albo gli estremi : data di effettuazione ed identificativo  dell'ufficio postale . La ricevuta del predetto pagamento deve essere conservata dal richiedente, e non inoltrata al Comitato centrale, per essere esibita, su richiesta di quest'ultimo, per le opportune Nel caso di mancato pagamento della imposta di bollo in parola, il Comitato centrale inoltra opportuna segnalazione all'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate territorialmente  competente  in  ragione  della sede del soggetto richiedente.

26. I termini del procedimento per richiedere il beneficio della riduzione compensata dei pedaggi autostradali di cui al punto 1, a pena di inammissibilità sono stabiliti per ciascuna fase come di seguito:

  • fase 1 - prenotazione della domanda: dalle ore 9,00 del 28 maggio 2018 e fino alle ore 14,00 del 20 giugno 2018;
  • fase 2 - inserimento dei dati relativi alla domanda e firma ed invio della domanda: dalle ore 9,00 del 5 luglio 2018 e fino alle ore 14,00 del 10 agosto

La presente delibera, assunta per motivi di urgenza, è sottoposta a ratifica da parte del Comitato centrale nella prima seduta

La presente delibera è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ed è applicabile a decorrere dal giorno 28 maggio 2018.

 

 

Il Presidente

Maria Teresa Di Matteo

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ALBO NAZIONALE GESTOR AMBIENTALI

Deliberazione del 24 aprile 2018.

 

Individuazione della sottocategoria 4-bis (imprese che effettuano attività di raccolta c trasporto di rifiuti non pericolosi costituiti da metalli ferrosi c non ferrosi ai sensi dell’articolo 1, comma 124, della legge 4 agosto 2017, n. 124). Criteri e requisiti per l’iscrizione.

IL COMITATO NAZIONALE DELL’ ALBO NAZIONALE GESTORI AMBIENTALI

 

Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e, in particolare l’articolo 212, che ha istituito l’Albo nazionale gestori ambientali, in prosieguo denominato Albo;

Visto l’articolo 1, comma 124, della legge 4 agosto 2017, n. 124, il quale prevede che, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto di cui all’articolo 1, comma 123, della medesima legge, l’Albo nazionale gestori ambientali debba individuare le modalità semplificate d’iscrizione per l’esercizio dell’attività di raccolta e trasporto dei rifiuti costituiti da metalli ferrosi c non ferrosi, nonché i quantitativi annui massimi raccolti e trasportati per poter usufruire dell’iscrizione con modalità semplificate;

Visto il decreto del Ministero dell’Ambiente 1 febbraio 2018, pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale, S.G., n. 32 dcll’8 febbraio 2018, di attuazione dell’articolo 1, comma 123, della legge 4 agosto 2017, n. 124;

Ritenuto, pertanto, di dover procedere, in applicazione del richiamato articolo 1, comma 124, della legge 4 agosto 2017, ad individuare le modalità semplificate d’iscrizione, nonché i quantitativi annui massimi per poter usufruire dell’iscrizione con modalità semplificate per l’esercizio dell’attività di raccolta e trasporto dei rifiuti costituiti da metalli ferrosi c non ferrosi;

Visto il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 3 giugno 2014, n. 120, recante il regolamento di organizzazione c funzionamento dell’Albo c, in particolare, l’articolo 9, comma 6, il quale affida al Comitato nazionale la possibilità di individuare specifiche c singole attività rientranti nell’ambito delle categorie d’iscrizione, marmandole in sottocategorie;

 

DELIBERA

Articolo 1

(Individuatone della sottocategoria 4-bis ai sensi dellarticolo 9, comma 6, del DM 120/2014)

E’ individuata la sottocategoria 4-bis (imprese che effettuano attività di raccolta c trasporto di rifiuti non pericolosi costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi ai sensi dell’articolo 1, comma 124, della legge 4 agosto 2017, n. 124). L’iscrizione in tale sottocategoria non consente la contemporanea iscrizione nelle categorie dell’Albo relative al trasporto dei rifiuti.

 

Articolo 2

(Requisiti e condizioni)

Le imprese che intendono iscriversi nella sottocategoria 4-bis debbono:

 

  1. essere iscritte al registro delle imprese o al repertorio economico amministrativo come imprese per l’attività di commercio all’ingrosso di rottami metallici (codice ATECO 46.77.10);
  2. essere in possesso dei requisiti di cui all’articolo 10, comma 2, lettere a), b), c), d), e), f), g) e i), del DM 120/2014;
  3. dimostrare la disponibilità, ai sensi della vigente disciplina in materia di autotrasporto, di un veicolo o di non più di due veicoli immatricolati ad uso proprio la cui portata utile non superi complessivamente 3,5 tonnellate.

Articolo 3

(Rifiuti che possono essere raccolti e trasportati e relativi quantitativi)

 

Le imprese che si iscrivono nella sottocategoria 4-bis possono raccogliere c trasportare, fino a un quantitativo annuo non superiore a 400 tonnellate, le seguenti tipologie di rifiuti non pericolosi:

 

02 01 10

rifiuti metallici

12 01 01

limatura e trucioli di metalli ferrosi

12 01 03

limatura, scaglie c polveri di metalli non ferrosi (limitatamente ai rifiuti non polverulenti)

12 01 21

corpi di utensile c materiale di rettifica esauriti, diversi da quelli di cui alla voce 12 01 20

12 01 99

rifiuti ferrosi c non ferrosi (cosi come descritti nell’allegato 1, sub allegato 1, D.M. 5 febbraio 1998)

15 01 04

imballagli metallici

17 04 01

rame, bronzo, ottone

17 04 02

alluminio

17 04 03

piombo

17 04 04

zinco

17 04 05

ferro e acciaio

17 04 06

stagno

17 04 07

metalli misti

17 0411

cavi diversi da quelli di cui alla voce 17 04 10

20 01 40

metalli

20 03 07

rifiuti ingombranti (limitatamente ai rifiuti in metallo)

 

Articolo 4

(Procedura d’iscrizione)

1. Le imprese che intendono iscriversi nella sottocategoria 4-bis presentano una comunicazione alla Sezione regionale o provinciale territorialmente competente, utilizzando il modello di cui all’ allegato “A”, con la quale attestano:

  1. la sede dell’impresa;
  2. le tipologie di rifiuti che intendono raccogliere c trasportare;
  3. gli estremi identificativi c l’idoneità tecnica dei veicoli utilizzati, nonché la conformità degli stessi con la disciplina in materia di autotrasporto di cose
  4. il pagamento del diritto di segreteria

2. La Sezione regionale o provinciale procede a verificare la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività da parte delle imprese iscritte ai sensi della presente deliberazione e, entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, delibera l’iscrizione.

3. Qualora la Sezione regionale o provinciale accerti il mancato rispetto dei presupposti o dei requisiti richiesti dispone con provvedimento motivato il divieto di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a conformarsi, per non più di una volta, alla normativa vigente entro il termine prefissato dalla Sezione medesima. Sussistendo il mancato rispetto dei presupposti o dei requisiti richiesti alla scadenza del termine concesso per la regolarizzazione, nonché in caso di recidiva, la Sezione procede alla cancellazione dell’iscrizione ai sensi dellarticolo 20 del D.M. 120/2014.

4. L’iscrizione è subordinata alla corresponsione di un diritto annuale d’iscrizione pari a euro 50,00 ed è rinnovata ogni 5 anni ai sensi dellarticolo 22, comma 1, del D.M. 120/2014.

5. Alle comunicazioni di cui alla delibera si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21, della legge 7 agosto 1990, n. 241.

 

Articolo 5

(Entrata in vigore)

La presente deliberazione entra in vigore il 15 giugno 2018.

 

IL SEGRETARIO                                                                                IL PRESIDENTE

 

Ing. Pierluigi Altomare                                                                           dott. Eugenio Onori

 

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MINISTERO DELL'INTERNO

DECRETO 10 maggio 2018

Disposizioni  transitorie  in  materia  di  prevenzione  incendi  per l'installazione e l'esercizio  di  contenitori-distributori,  ad  uso privato, per l'erogazione  di  carburante  liquido  di  categoria  C. (18A03383) 

(GU n.113 del 17-5-2018)                         

IL MINISTRO DELL'INTERNO

 

di concerto con

 

IL MINISTRO DELL'ECONOMIA

E DELLE FINANZE

E

 

IL MINISTRO

DELLO SVILUPPO ECONOMICO

 

Vista la  legge  1°  marzo  1968,  n.  186,  recante  «Disposizioni concernenti la produzione di materiali, apparecchiature,  macchinari, installazioni e impianti elettrici ed elettronici»;   

Visto il decreto  legislativo  11  febbraio  1998,  n.  32  recante «Razionalizzazione del sistema di  distribuzione  dei  carburanti,  a norma dell'art. 4, comma 4, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59» e successive modificazioni;

Visto  il  decreto  legislativo  8  marzo  2006,  n.  139,  recante «Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni  ed  ai  compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma dell'art. 11  della legge 29 luglio 2003, n. 229» e successive modificazioni;

Visto  il  decreto  legislativo  9  aprile  2008,  n.  81,  recante «Attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza  nei  luoghi  di  lavoro»  e successive modificazioni;   

Visto il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio  del  9 luglio 2008,  n.764/2008,  che   stabilisce   procedure   relative all'applicazione di determinate regole tecniche nazionali a  prodotti legalmente commercializzati in un altro Stato membro e che abroga  la decisione n. 3052/95/CE;

Visto il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio  del  9 marzo  2011,  n.  305,  che  fissa  condizioni  armonizzate  per   la commercializzazione dei prodotti  da  costruzione  e  che  abroga  la direttiva 89/106/CEE del Consiglio;

Visto il decreto-legge 21  giugno  2013,  n.  69,  convertito,  con modificazioni,  dalla  legge  9   agosto   2013,   n.   98,   recante «Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia»;

Visto il decreto legislativo 19 maggio 2016, n.  85  che  attua  la direttiva 2014/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio,  del  26 febbraio 2014, concernente l'armonizzazione delle legislazioni  degli Stati  membri  relative  agli  apparecchi  e  sistemi  di  protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente  esplosiva, che sostituisce la direttiva 94/9/CE;

Visto il decreto del  Ministro  dell'interno  del  19  marzo  1990, recante  «Norme  per  il  rifornimento  di  carburanti,  a  mezzo  di contenitori-distributori mobili, per macchine in uso  presso  aziende agricole, cave e cantieri», pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale  del 31 marzo 1990, n. 76;

Visto il decreto del Ministro dell'interno del 12  settembre  2003, recante «Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per l'installazione e l'esercizio di depositi di gasolio per autotrazione ad uso privato, di capacità  geometrica non  superiore  a  9  m³,  in contenitori-distributori rimovibili per il rifornimento di  automezzi destinati all'attività  di autotrasporto», pubblicato nella  Gazzetta Ufficiale del 23 settembre 2003, n. 221;

Visto il decreto del Ministro  dell'interno del  22  novembre  2017, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze  e con il Ministro dello  sviluppo  economico  e  recante  «Approvazione della regola tecnica di prevenzione  incendi  per  l'installazione  e l'esercizio  di  contenitori-distributori,  ad   uso   privato,   per l'erogazione di carburante liquido di categoria  C», pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale del 6 dicembre 2017, n. 285;

Attesa l'esigenza di adottare una norma transitoria che consenta un più graduale passaggio alla  nuova  regola  tecnica  di  prevenzione incendi      per      l'installazione      e      l'esercizio      di contenitori-distributori,  ad  uso  privato,  per   l'erogazione   di carburante liquido di categoria C;  

 

Decreta:

 

Art. 1

Norma transitoria

1. La commercializzazione e l'installazione dei contenitori-distributori di tipo approvato conformi alle  specifiche tecniche contenute nel decreto del Ministro dell'interno del 19 marzo 1990 recante «Norme per il rifornimento di  carburanti,  a  mezzo  di contenitori-distributori mobili, per macchine in uso  presso  aziende agricole, cave e cantieri» e nel decreto  del  Ministro  dell'interno del 12 settembre 2003 recante «Approvazione della regola  tecnica  di prevenzione incendi per l'installazione e l'esercizio di depositi  di gasolio per autotrazione ad uso privato, di capacità geometrica  non superiore a 9  m³,  in  contenitori-distributori  rimovibili  per  il rifornimento di automezzi destinati all'attività di  autotrasporto», è consentita per un periodo non superiore a nove mesi dalla data  di entrata in vigore del presente decreto.   

2. La disposizione  di   cui   al   comma   1   si   applica   ai contenitori-distributori prodotti prima dell'entrata  in  vigore  del decreto del Ministro dell'interno del 22 novembre 2017.   

3. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo  alla data di  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica italiana.      

 

Roma, 10 maggio 2018                         

Il Ministro dell'interno

Minniti

 

Il Ministro dell'economia

e delle finanze

Padoan

 

Il Ministro

dello sviluppo economico

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