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Roma, 16 aprile 2021

ART, SAD, DECONTRIBUZIONE SUD: parole incomprensibili ai più. In genere, dietro qualcosa di poco chiaro si nasconde una fregatura, e ho l’impressione che questa volta non siamo troppo lontani dal rischio.

In parole povere, l’aspettativa fiduciosa con cui abbiamo salutato il nuovo Governo, almeno per quel che riguarda il nostro settore, sta andando velocemente in esaurimento. Pensavamo che la credibilità dovuta ad una grande personalità, quale quella di Mario Draghi, avrebbe garantito anche a questo settore un’interlocuzione onesta e leale, come e più che in precedenza.

I primi fatti smentiscono clamorosamente tutto ciò, ad iniziare dalle tre cose indicate all’inizio di questo articolo e su cui torno brevemente:

  • ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti): entro il 30 aprile, le Imprese di Autotrasporto, con un fatturato superiore a 3 milioni di euro, si trovano a dover pagare – mentre lo Stato fa ogni sforzo per rinviare cartelle e pagamenti di sorta a cittadini e imprese – lo 0,6 per mille del loro fatturato per mantenere un Ente, l’ART appunto, di cui nessuno comprende l’utilità.

Più che “lo Stato che deve dare e non prendere” dai cittadini, di cui ha parlato recentemente il Presidente Draghi, siamo di fronte ad uno Stato che “prende” (in questo caso, dai Trasportatori) per mantenere qualcun altro (l’ART), che con l’Autotrasporto, come direbbe qualcuno, “non ci azzecca una mazza”.

  • SAD (Sussidi Ambientalmente Dannosi): per noi significa eliminazione e/o forte riduzione degli attuali sconti sulle accise sul gasolio. Girano voci che minacciano tempesta, creando giustificate tensioni tra gli operatori. La domanda da porsi è se può un Governo degno di questo nome permettersi di non dire con chiarezza, su un argomento così vitale, che cosa intenda fare.
  • DECONTRIBUZIONE SUD: significa un minor costo del lavoro per le Imprese del Sud (una riduzione dei contributi fino al 30%). Norma in termini generali condivisibile ma che, applicata alle Imprese di Autotrasporto (le quali, come sappiamo, operano, per definizione, lontano dalla loro sede), significa creare ulteriori situazioni di concorrenza sleale a danno di quelle imprese (circa 2/3 del totale) che non risiedono nel Mezzogiorno. Siamo al paradosso, per cui, mentre si tenta di contrastare la concorrenza sleale che ci fanno i Trasportatori dell’Est Europa con un costo del personale infinitamente più basso di quello italiano, lo Stato italiano si rende promotore di ulteriori forme di concorrenza sleale tra gli Autotrasportatori italiani.

Si tratta di tre “regali” - fatti, o in itinere - ad una categoria considerata fino a ieri tra gli “eroi” della pandemia. Insomma, senza aggiungere tutto il resto delle richieste rimaste inevase (Tavolo sulle Regole, Brennero, Revisioni, etc.), ce n’è a sufficienza per dire basta.

Dopo la Presidenza di UNATRAS, che ha esaminato nei giorni scorsi con grande preoccupazione lo stato delle cose, sabato 24 p.v. il Consiglio Direttivo Nazionale di Assotir si riunisce per una valutazione complessiva della situazione. Da lì verrà, ne siamo certi, un contributo importante per ridefinire i nuovi termini del confronto con il Governo.

Al momento, in attesa del pronunciamento ufficiale degli organi associativi, penso si possa tranquillamente affermare che il rischio di passare per “cornuti e mazziati”, se non c’è un deciso cambio di passo, è concreto.

Claudio Donati

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