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Autotrasporto snobbato (non solo dal governo): destino segnato?

È un’opinione del tutto personale, ma mi è difficile evitare di chiamare le cose con il loro nome.

Stiamo tornando indietro. Il rapporto con questo Governo, dopo un inizio promettente, almeno in termini di attenzione verso il nostro settore, sta rapidamente deteriorandosi, finendo per somigliare sempre più al tran-tran dei governi precedenti, a cui non abbiamo risparmiato critiche.

Le dimissioni del viceministro con delega all’autotrasporto, on. Edoardo Rixi, rappresentano lo spartiacque di questo processo. Dimissioni, dovute ai noti motivi, che avrebbero dovuto provocare nel Governo l’immediata urgenza di ridare un interlocutore istituzionale ad un settore nevralgico quale è l’autotrasporto, come da autorevoli dichiarazioni rilasciate nell’occasione. A distanza di due mesi, notiamo che, mentre le altre caselle ministeriali (Affari UE e Famiglia) si sono ricomposte, attraverso il “rimpastino” di mercoledì scorso, le due caselle (sottosegretario e viceministro) del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, restano vuote.

Se ne dovrebbe dedurre che il Governo ritenga che, tutto sommato, nell’autotrasporto le cose, in qualche modo, siano sotto controllo.

Al contrario, basta guardare a quello che accade nel nostro mondo quotidianamente, per capire che le cose non vanno affatto. Il trasportatore, anche quello dotato di una discreta struttura aziendale, è in balia di un “mercato taroccato” che lo fa operare, otto volte su dieci, fuori dalle regole.

È normale questo? È degno di un Paese civile, quale pure ci consideriamo? Se l’80% dei quasi 50 miliardi di euro fatturati dall’autotrasporto è composto di tariffe “al massimo ribasso”, è solo un problema dei trasportatori?

Se non siamo finora riusciti a far comprendere che questa è la vera emergenza, ad istituzioni e pubblica opinione, dobbiamo prendercela un po’ anche con noi stessi, in quanto Associazioni, perché quello che noi consideriamo, a ragione, senso di responsabilità viene normalmente travisato. E, dobbiamo dire che, in un mondo in cui conta solo far notizia, il senso di responsabilità rischia di essere letto come acquiescenza.

Ecco, io penso che noi abbiamo di fronte questo tema: come dare evidenza alla sofferenza di questo settore, dal momento che semplicemente raccontarlo non basta.

Non ci inventiamo niente di nuovo ipotizzando il ricorso alla nostra risorsa primaria: le forze imprenditoriali che si affidano al mondo associativo. Senza scorciatoie o furbate, ma con grande chiarezza, è giunto forse il momento di appellarsi alla categoria per una grande mobilitazione, che abbia come obiettivo condiviso il recupero di quella dignità che, passo dopo passo, le è stata tolta.

C’è un rapporto evidente tra l’indebolimento della capacità di rappresentanza (cioè, minor peso politico) delle Associazioni avvenuto nel corso degli ultimi anni e l’indebolimento delle Imprese (tradottosi in ricavi più miseri) nei loro rapporti con la clientela, negli stessi anni. Forse è azzardato sostenere che il primo fatto ha provocato il secondo, ma non c’è dubbio che c’è un nesso tra la crisi di chi rappresenta e quella di chi è rappresentato.

In parole più semplici, a me sembra che, senza una rinnovata capacità organizzativa, senza una capacità di “fare squadra”, senza un rafforzamento del patto associativo con la nostra base, sia arduo pensare ad una qualche possibilità di riscatto, sia sul versante politico-sindacale che su quello economico e sociale.

Su questo punto, mentre la Politica continua a tenersi alla larga dal ricercare un rapporto adeguato con il nostro mondo, sarebbe salutare aprire un confronto, a partire dalle Associazioni, su quali siano oggi gli interessi prioritari da tutelare, considerando la fase economica in cui oggi l’impresa di autotrasporto italiana si trova a vivere. Una volta definiti questi punti (ed alcuni spunti importanti sono già contenuti nel documento approvato recentemente da UNATRAS, rintracciabile anche sul nostro sito, archivio news), su questo programma aprire una fase di mobilitazione dei trasportatori, perché è in gioco il loro futuro di imprese.

Forza e intelligenza non mancano a questo settore, nonostante tutto. Dobbiamo avere il coraggio di saperle usare entrambe, alzandolo sguardo oltre la “bassa cucina” a cui una politica sempre più attenta alle ragioni delle nostre controparti imprenditoriali vorrebbe confinarci.

Claudio Donati

Ultima modifica il Giovedì, 01 Agosto 2019 15:46

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