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Roma, 12 giugno 2019

L’aria che tira non è delle migliori. Non mi sto riferendo al generale senso di sbandamento, proprio di una nave non governata, ma a motivi assai più diretti, che ci toccano da vicino.

Innanzitutto, dopo un anno di “governo del cambiamento”, che cosa è cambiato per i Trasportatori?

Il Governo ha mantenuto - con qualche sostanziosa riduzione - la quota di risorse strutturali per l’Autotrasporto (240 milioni di euro, contro i circa 300 dell’anno prima); inoltre, sono state mantenute le agevolazioni sulle accise (ma, non ci avevano detto che le avrebbero tolte, le accise su gasolio e benzina?).

Nel frattempo, i dati economici fotografano un forte peggioramento, con conseguente calo degli ordini di trasporto, un allargamento ulteriore dei tempi di pagamento, un rafforzamento sempre più deciso dell’intermediazione del trasporto a discapito del vettore. Insomma, il trionfo del sub-appalto selvaggio e delle tariffe indecenti.

Va poi aggiunto che è aumentato il costo del gasolio (circa il 5% da gennaio a oggi). Si dirà: per colpa dell’andamento del mercato internazionale – la guerra commerciale degli USA contro l’IRAN, ad esempio. E’ vero ma, oltre a chiederci se poi questa sia stata una gran mossa per noi, rimane il fatto che un aumento, indipendentemente dai motivi che l’hanno determinato, rappresenta, comunque, un aggravio pesante.

Adesso sembra farsi largo una via, molto “italiana”, al contenimento del prezzo del gasolio. Una via in espansione, che gli sporadici fatti di cronaca (grazie a qualche “colpo” della guardia di Finanza) non riescono certo a contrastare.

E’ il così detto “gasolio d’importazione” che, in modo sempre più diffuso, viene venduto in Italia, abbondantemente al di sotto dei prezzi medi di mercato. I bene informati (e, soprattutto, le indagini dei magistrati), dicono che viene evasa l’IVA e, grazie a ciò, si può vendere il gasolio “sotto prezzo”. Alcune stime portano a ritenere che il gasolio illegale possa rappresentare quasi il 20% del totale del gasolio per autotrazione venduto in Italia. Che ne pensa il Governo? E’ questa la via “italiana” alla competitività?

Ce lo chiediamo perché, dopo le dimissioni, per la nota vicenda giudiziaria, del Vice Ministro Rixi, diversamente da quel che servirebbe, i tempi per un’eventuale sostituzione si allungano. Si parla di rimpasto, di riequilibri, etc. Insomma, si torna ai film già visti, che ci dicono una sola cosa con chiarezza: la Politica non è in grado di (o non vuole) prendersi carico dei problemi veri delle imprese e, nello specifico, dei Trasportatori.

Nel frattempo, solo per stare al tema delle infrastrutture, il gestore della Strada dei Parchi (A24 e A25) annuncia aumenti del pedaggio autostradale del 19% dal primo luglio prossimo (oltre quello generalizzato, già concordato, di quasi l’1%, sempre dal primo luglio, sul resto della rete autostradale nazionale); la E45, chiusa al traffico pesante da 3 mesi, resta, ad oggi, senza ombra di soluzione. Per dire di due “cosettine” che stanno per arrivarci sul groppone e di una che già ce l’abbiamo addosso da mesi.

Sorvolando, poi, su questioni di ancor maggiore impatto, come la vicenda dei trasporti eccezionali, quella dei valichi alpini e, dulcis in fundo, il boicottaggio dell’Austria.

Su tutto, un silenzio assordante, condito dai soliti balletti, tanto noti quanto incomprensibili alle persone normali.

La distanza della politica dal nostro mondo, dopo qualche segnale di discontinuità, sembra di nuovo aumentare.

Se fosse vero, certamente non sarebbe per noi un buon segnale. Ma sarebbe ancor peggio per le istituzioni, la cui credibilità, già ai minimi termini (si veda al riguardo la disaffezione dal voto delle ultime tornate elettorali), verrebbe sottoposta ad una prova ardua.

Non so se si potrà assistere ad un (augurabile) repentino “ravvedimento operoso” dei nostri politici.

 Nel dubbio, penso che si debba incominciare a ragionare - in casa nostra - sui passi da fare per favorire “SPINTANEAMENTE” il processo. Prima che, tra un passo di danza e l’altro, ci portino a sbattere addosso a qualche muro.

Claudio Donati

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