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Elezioni Europee ed Autotrasporto

A pochi giorni dalla scadenza elettorale europea, l’impressione è che questo fatto, anche per il nostro mondo, rimanga fumosamente lontano e, sostanzialmente, di scarsa importanza.

E’ vero anche che, essendo la campagna elettorale, almeno in Italia, tutta giocata su temi di carattere nazionale - addirittura si parla di una sorta di referendum su quello che, per leadership, sembra essere l’azionista di maggioranza di questo Governo - non è agevole per nessuno capire l’ennesimo bizantinismo italiano, per cui si vota per una cosa (il rinnovo del Parlamento europeo), ma si decide per un’altra (le sorti del Governo nazionale).

Nonostante ciò, che questo voto sia importante lo dicono tutti.

Mi aggiungo al coro per dire che questo voto è particolarmente importante per il nostro settore.

Gli Autotrasportatori dovrebbero porre maggiore attenzione alla partita che si sta giocando, perché ci si potrebbe ritrovare, presto, di fronte ad ulteriori, non positive, sorprese, in aggiunta a quanto di storto già oggi stiamo vedendo: una continua crescita della concorrenza sleale (dovuta al cabotaggio selvaggio e incontrollato, al costo degli autisti dell’est - che comunque operano in Italia - alle aziende estero-vestite che poi vengono con i loro prezzi sui nostri mercati, eccetera).

Anche all’interno dell’Associazione europea a cui Assotir aderisce, l’UETR, assistiamo a frequenti situazioni di conflitto di interesse con i nostri colleghi trasportatori dell’Europa dell’est, perché le differenze sono oggettive e, senza regole che riequilibrino i rapporti, la convivenza è francamente problematica. Il percorso fin qui portato avanti è (inutile dirlo) estenuante, con molti stop and go, non diversamente da quanto avviene anche a livello delle istituzioni europee. E non potrà progredire se non viene accettato da tutti il concetto di “reciprocità”. Che vuol dire: io accetto le tue ragioni, a patto che tu accetti le mie.

Il fatto nuovo di queste elezioni, a mio avviso, è innanzi tutto, il contesto politico-economico.

La leadership europea uscente non ha saputo (o voluto) affrontare seriamente la questione “Autotrasporto”. E’ stata timida verso i Paesi dell’est, con ciò provocando danni strutturali al nostro sistema trasportistico nazionale.

Nel frattempo, i Paesi dell’ex blocco sovietico, che hanno ricevuto certamente assai di più di quanto abbiano dato dall’Europa (sovvenzioni e agevolazioni di vario tipo), si stanno caratterizzando per la loro ostinazione a fare muro (Alleanza di Visegrad), in nome della tutela dei loro interessi nazionali, contro qualsiasi concessione, se si tratta di assumere, da parte loro, qualunque onere.

Essi sono per una liberalizzazione del mercato “a senso unico”, intesa come grande occasione di espansione delle loro economie, basata essenzialmente sul basso costo della manodopera locale e politiche aggressive per attrarre gli investimenti esteri, italiani compresi, a suon di sgravi fiscali.

A quest’ultimo riguardo, abbiamo già detto in altra occasione che l’attesa per misure di tutela delle imprese italiane, da parte del Governo nazionale, concretizzatesi nel così detto “decreto dignità” dello scorso luglio, sono andate, al momento, deluse, perché il provvedimento citato si è rivelato efficace meno dell’acqua fresca. Insomma, non pervenuto.

Di fronte all’atteggiamento di molti Governi dell’Europa orientale, la cosa che sorprende e preoccupa è la ricerca di alleanze con loro da parte di importanti esponenti politici italiani.

Restando nel nostro specifico ambito, viene da chiedersi quali vantaggi le nostre imprese di trasporto potrebbero ricavare da una simile alleanza, visto che l’argomento della concorrenza sleale praticata nei confronti dei nostri trasportatori non risulta essere presente in alcuna trattativa. Ed il rischio di un’ulteriore penalizzazione delle nostre imprese che – per inciso - già hanno perso, in pochi anni, più della metà dei trasporti internazionali, a vantaggio dei vettori dell’est, è del tutto evidente.

Al contrario, lo dico provocatoriamente, mi sarei aspettato che qualcuno dicesse a questi Paesi di decidersi se restare in Europa, con regole chiare ed equilibrate, o starne fuori. Ma, “la botte piena e la moglie ubriaca”, francamente, no!

A meno che, questo gioco non abbia un altro obiettivo, come da alcuni economisti sostenuto, e non solo da oggi: incentivare lo sviluppo dell’economia europea, facendo leva su un sostanzioso abbassamento del costo del lavoro. Sarebbe certamente un buon sistema per produrre di più (nell’immediato), con il piccolo inconveniente di mettere in crisi ampi settori delle economie dell’Europa centro-occidentale. In uno scenario del genere, tuttavia, non solo produrre a costi più bassi, ma anche trasportare a prezzi più bassi, sarebbe un obiettivo coerente. Tutto ciò fino a quando persone ed imprese non si renderanno conto del danno loro arrecato.

Insomma, ben oltre l’apparente distanza del fatto politico rappresentato dalle imminenti elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, trovo che l’impatto del loro esito, anche sulle nostre imprese, potrebbe essere enorme. E dispiace molto che l’Autotrasporto sia stato semplicemente spettatore di questa campagna elettorale.

tutto ciò considerato, per le ragioni che ho provato sinteticamente ad indicare, sarà di grande importanza la partecipazione popolare ed anche, segnatamente, la partecipazione, responsabile ed informata, dei Trasportatori italiani al voto, per difendere le loro imprese. E’ proprio il caso di dirlo: massima libertà di scelta per ognuno, ma non deleghiamo ad altri il nostro futuro.

Claudio Donati

Ultima modifica il Venerdì, 24 Maggio 2019 13:19

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