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Governo e Autotrasporto: cose fatte (male) e cose non fatte

Roma, 25 gennaio 2019

La Presidenza di UNATRAS, riunitasi mercoledì scorso, nonostante qualche buon segnale in sede di manovra finanziaria per il 2019, ha dovuto prendere una posizione netta nei confronti del Governo, con una lettera indirizzata al Ministro dei Trasporti Toninelli e al Vice Ministro, con delega all’autotrasporto, Rixi, che sottolinea l’insoddisfazione dell’Autotrasporto stesso rispetto, sia a qualcosa che, in queste ultime settimane, è stato fatto (a nostro avviso, male), sia a qualcos’altro che, al contrario, non è stato fatto, nonostante gli impegni presi dagli stessi rappresentanti del Governo.

Alla prima categoria (delle “cose fatte”) appartiene lo stanziamento delle risorse complessivamente destinate al capitolo “Autotrasporto”.

Cospicue nel loro insieme, ma pessimamente distribuite, al punto da risultare assolutamente insufficienti per alcune destinazioni prioritarie (deduzioni per spese non documentate, incentivi per rinnovo del parco veicolare, riduzione compensata dei pedaggi autostradali) e, al contrario, forse sovrabbondanti, quelle stanziate per altre finalità, al punto che, con ogni probabilità, non si riuscirà a spenderle per intero.

Si rischia un risultato bislacco, dal punto di vista dello Stato, a cui spetta sempre l’obbligo di allocare le risorse in maniera efficiente ed evitare sprechi o impieghi poco efficaci.

Per l’autotrasporto, poi, è un paradosso dover assistere, da un lato, all’insufficienza di fondi per esigenze primarie e, dall’altro, ad un’abbondanza di risorse su altri capitoli, che saranno largamente inutilizzate.

Alla stessa categoria delle “cose fatte” appartiene anche un emendamento inserito nel “decreto semplificazioni”, che modifica i criteri di accreditamento da parte delle Associazioni presso l’Albo degli Autotrasportatori.

In questo caso, all’insaputa di tutti gli attori del confronto sull’autotrasporto con il Governo, dove eventualmente la questione sarebbe dovuta essere posta, è stata tirata fuori dal cilindro una modifica che ha il solo effetto di abbassare il numero ed il livello dei requisiti delle Associazioni aspiranti ad entrare a far parte dell’Albo degli Autotrasportatori.

Sarebbe troppo lungo affrontare qui il tema, ma certamente, la questione della rappresentanza associativa non è più rinviabile (e, al riguardo, noi qualche idea l’abbiamo).

Quello che non si può accettare è che la cosa venga affrontata nel modo in cui è avvenuto in questa occasione.

Da qualunque parte si guardi la vicenda, siamo di fronte ad un atto di grande superficialità politica e di mancanza di rispetto per il nostro settore. Contrabbandare un atto dalle forti connotazioni clientelari per un’azione riformatrice del settore è francamente ridicolo, prima che sbagliato.

A voler prendere la cosa sul serio (ma sarebbe pretendere troppo), si dovrebbe dire che è un atto “contro” la rappresentanza, perché ne definisce un quadro in cui questa risulterà, oggettivamente, ancor meno attendibile di quanto non lo sia oggi, che pure non è in condizioni splendide. Insomma, un atto di ulteriore destrutturazione della rappresentanza di questo settore, forse sperando che l’antico motto del “divide et impera” funzioni ancora.

Dall’altro lato, tra le “cose non fatte”, c’è la mancata convocazione dei Tavoli tecnici per definire le nuove regole per il settore. Un impegno preso dal Governo fin da luglio scorso e più volte ribadito, ma che ancora rimane nel cassetto, pur essendo trascorsi ben sei mesi.

Noi non sappiamo se questi comportamenti di continuo rinvio siano un’appendice di una linea più generale che questo Governo ha assunto su diversi altri campi, o se sia dovuta solo alla responsabilità personale di chi è a capo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Quello che è chiaro è che l’Autotrasporto non può accettare queste logiche. E quindi, il Governo deve dirci che cosa intende fare.

Solo per rinfrescarci la memoria, aggiungo che la questione delle “regole” è, almeno per Assotir, il vero cuore del confronto con il Governo. Perché, solo con regole chiare e adeguate al nuovo contesto economico (ed i relativi controlli), può costruirsi un futuro per le imprese sane dell’autotrasporto. Che sono letteralmente asfissiate dalla giungla (fatta di intermediazione, concorrenza sleale ed irregolarità di ogni genere) in cui sono costrette ad operare ogni giorno.

Pertanto, il mancato avvio di questo aspetto del confronto istituzionale è un dato negativo, che pesa nel rapporto con il Governo, perché ripropone la vecchia logica dei vari Esecutivi che a questo settore hanno sempre dedicato un’attenzione marginale, schierandosi, nei fatti, dalla parte delle nostre controparti economiche.

Non credo si possa immaginare seriamente uno scenario di sviluppo e di recupero di efficienza del sistema economico italiano, senza affrontare il nodo della riforma dell’autotrasporto, componente essenziale della logistica del nostro Paese.

Chi pensa il contrario, se è in buona fede, sbaglia. E, ovviamente, sta a noi spiegarglielo.

Ecco, mi pare di poter dire che nella posizione di UNATRAS, che noi condividiamo pienamente, ci sia molto di quello che ho cercato di raccontare.

Claudio Donati