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DOPO IL REFERENDUM: UNA PROPOSTA PER L’AUTOTRASPORTO.

editoriale di Claudio DONATI 

Claudio Donati Segretario generale

 

 

Gli effetti sul quadro politico ed istituzionale del referendum del 4 ottobre scorso sono freschi ed evidenti, per quanto non ancora completamente declinati.

Al di là della positiva constatazione sulla grande partecipazione popolare, che ci fa comprendere di quali risorse dispone il nostro Paese, credo che sia nostro compito provare a decifrare quale scenario si apre, non tanto per il Paese - questione sulla quale ben altre più autorevoli penne sono chiamate a misurarsi - quanto, specificamente, per il nostro settore.

Il fatto che il Governo Renzi sia dimissionario non elimina affatto i problemi che, come UNATRAS,  avevamo posto all’esecutivo: tempi di pagamento, dumping sociale, regolarità del settore e, ultima, non certo per importanza, la questione dei costi minimi, che la Corte di Giustizia Europea ha riportato prepotentemente all’attenzione grazie al coraggio ed alla tenacia di un trasportatore sardo.

 Semplicemente, questi temi rischiano di venir messi sotto il tappeto per mesi, a causa della crisi politica.

Sappiamo anche che, mentre affermiamo con forza ciò, il nodo centrale da affrontare riguarda innanzi tutto le difficoltà che l’autotrasporto si trova davanti ogni giorno.

Un presente che, sempre più, somiglia a quello che incombe sui nostri figli: un presente senza futuro.

C’è il rischio molto fondato che, per un periodo non breve, istituzioni e forze politiche non avranno orecchie per le nostre questioni. Salvo poi a ricordarsi dell’autotrasporto, durante la campagna elettorale, con qualche pacca sulle spalle, al fine di provare a spillarne qualche voto.

Film vecchio, visto e rivisto, che tuttavia rischia di ripetersi.

A fronte di ciò il punto vero su cui ci si deve, sin d’ora, interrogare è, però, un altro: che cosa intendiamo fare noi - le Associazioni ed i loro Gruppi dirigenti - come rappresentanti di questo mondo.

Piangerci addosso, prendendocela con il destino infausto, serve a poco e, anzi, è solo dimostrazione di debolezza.

Siamo soggetti - e non vittime predestinate - chiamati ad operare in uno scenario che è quello che è, cioè tempestoso.  

Siamo noi a dover decidere se valga la pena di impegnarsi e di giocare comunque la partita. Sapendo che si tratta di una partita assai difficile, che richiederà a noi tutti un salto di qualità.

Per questo, credo che sarebbe cosa molto utile se riuscissimo a cogliere l’occasione della imminente campagna elettorale, per riproporre all’attenzione dell’opinione pubblica, e del teatro politico, il nostro mondo, con la propria visione ed alcune proposte conseguenti. Chiamando, su ciò le forze politiche a pronunciarsi senza ambiguità e senza secondi pensieri.

Sarebbe un modo concreto per essere “soggetti”, anziché “comparse” destinate ancora una volta al ruolo di vittime sacrificali

Ma la pretesa di protagonismo (una novità assoluta per questo mondo, almeno a stare a ciò che è avvenuto negli ultimi anni, visto che le rappresentanze del settore ormai fanno fatica perfino a farsi ricevere da un Sottosegretario) necessita di alcuni requisiti: qualità di proposta, unità di azione, autonomia reale dai condizionamenti politici ed economici.

Tra i temi da portare avanti, indico (ma li cito solo a titolo d’esempio):

  • regolarità e trasparenza nel settore;
  • lotta a ogni forma di concorrenza sleale, che equivale a lotta senza quartiere all’illegalità (interna e estera);
  • rafforzamento della capacità contrattuale dell’autotrasporto;
  • no alla deregulation strisciante, favorita dall’inefficienza dello Stato ( mancanza di controlli)

Sono, lo si comprende bene, temi accomunati dall’obiettivo di favorire una ristrutturazione del settore in senso imprenditoriale, in antitesi con la tendenza in essere che spinge per una destrutturazione del sistema di piccole e medie imprese dell’autotrasporto italiano, attraverso la loro trasformazione in una sorta di manovalanza senza diritti, mera “esecutrice di viaggi” e non invece interlocutrice alla pari delle altre componenti, in un sistema dei trasporti delle merci realmente moderno, efficiente e  regolare.

In altri termini, si dovrebbe provare a porre con forza alla Politica la questione, antica ma mai attuata, per cui a questo settore servono regole (poche, chiare e rispettate), anziché mance.

Francamente, non so se UNATRAS o altre sedi avranno in sé la capacità e la possibilità di essere il luogo di costruzione del percorso sopra accennato.

Ciò di cui sono convinto è che quello che oggi (e nelle prossime settimane) serve è un’iniziativa dell’autotrasporto italiano che faccia capire alla politica che, nel settore, è maturata una consapevolezza nuova del proprio ruolo e del proprio peso specifico.

Altrimenti ci si condannerà ancora una volta alla navigazione a vista; al piccolo cabotaggio.

Utili forse ( ma fino a un certo punto) per le Associazioni; certamente inutili per quelle migliaia di imprese di autotrasporto che, allo stato delle cose, non intravedono una via verso il futuro.

Ultima modifica il Venerdì, 23 Dicembre 2016 21:08

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