Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Se non si modificano le impostazioni del browser o chiudi questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

DECRETO-LEGGE 26 ottobre 2019, n. 124 

Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili.

(19G00134) 

(GU n.252 del 26-10-2019)

 Vigente al: 27-10-2019  

Capo I
 Misure di contrasto all'evasione fiscale e contributiva ed alle frodi fiscali

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

  Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; 

  Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di prevedere misure

per esigenze fiscali e finanziarie indifferibili, anche  mediante   la

lotta all'evasione fiscale e pertinente disciplina penale; 

  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella

riunione del 15 ottobre 2019; 

  Su proposta  del   Presidente  del  Consiglio   dei  ministri  e  del

Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto  con  i   Ministri

della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti; 

                                Emana 

                     il seguente decreto-legge: 

                               Art. 1 

                 Accollo del debito d'imposta altrui 

                     e divieto di compensazione 

  1. Chiunque, ai sensi dell'articolo 8,  comma   2,  della  legge   27

luglio 2000, n. 212, si accolli il debito d'imposta  altrui,   procede

al relativo pagamento secondo le   modalità  previste  dalle  diverse

disposizioni normative vigenti. 

  2. Per il  pagamento,   in  ogni  caso,  é  escluso   l'utilizzo  in

compensazione di crediti dell'accollante. 

  3. I versamenti in violazione del comma 2 si considerano  come  non

avvenuti a tutti gli effetti di legge. In   tale  eventualità,  ferme

restando  le  ulteriori   conseguenze  previste   dalle    disposizioni

normative vigenti, si applicano le sanzioni di  cui   all'articolo  13

del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471. 

  4. Con atti di recupero da notificare, a pena di  decadenza,  entro

il 31 dicembre dell'ottavo anno successivo a quello in cui  é   stata

presentata la delega di pagamento, sono irrogate: 

  a) all'accollante le sanzioni di cui all'articolo 13, commi 4 o  5,

del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471; 

  b) all'accollato la sanzione di cui all'articolo 13, comma  1,  del

decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471,  recuperando   l'importo

di cui al comma 3 e i relativi interessi. Per  l'importo   di  cui  al

comma 3 e per gli interessi l'accollante é coobbligato in solido. 

  5. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate  sono

adottate le modalità tecniche necessarie   per  attuare  il   presente

articolo. 

                               Art. 2 

          Cessazione partita IVA e inibizione compensazione 

  1. All'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997,  n.  241,

dopo il comma 2-ter sono aggiunti i seguenti:  "2-quater.  In   deroga

alle previsioni di cui all'articolo 8, comma 1, della legge 27 luglio

2000, n. 212, per i   contribuenti  a  cui   sia  stato  notificato   il

provvedimento di cessazione della partita IVA, ai sensi dell'articolo

35, comma 15-bis, del decreto   del  Presidente  della   Repubblica  26

ottobre 1972, n. 633, é esclusa la facoltà di avvalersi, a  partire

dalla data di notifica del   provvedimento,  della  compensazione   dei

crediti, ai sensi del comma 1 del presente articolo; detta esclusione

opera a prescindere dalla tipologia e dall'importo dei crediti, anche

qualora  questi   ultimi    non   siano   maturati    con   riferimento

all'attività   esercitata   con    la   partita   IVA    oggetto   del

provvedimento, e rimane in   vigore  fino  a   quando  la  partita   IVA

risulti cessata. 

  2-quinquies. In deroga alle previsioni di cui all'articolo 8, comma

1, della legge 27 luglio 2000, n. 212, per i contribuenti a  cui   sia

stato notificato il provvedimento di   esclusione  della  partita   IVA

dalla banca dati  dei  soggetti   passivi  che  effettuano   operazioni

intracomunitarie,  ai  sensi   dell'articolo  35,  comma   15-bis,  del

decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,  é

esclusa la facoltà di avvalersi, a partire dalla  data   di  notifica

del provvedimento, della compensazione dei crediti IVA, ai sensi  del

comma 1 del presente articolo; detta esclusione rimane in vigore fino

a quando non  siano  rimosse   le  irregolarità  che   hanno  generato

l'emissione del provvedimento di esclusione. 

  2-sexies. Nel caso di  utilizzo   in  compensazione  di   crediti  in

violazione di quanto previsto dai commi 2-quater  e   2-quinquies,  il

modello F24 é scartato. Lo scarto é comunicato  tramite   i  servizi

telematici dell'Agenzia delle entrate al soggetto che ha trasmesso il

modello F24, mediante apposita ricevuta.". 

                               Art. 3 

                Contrasto alle indebite compensazioni 

  1. All'articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997,

n.  241,  l'ultimo   periodo   é   sostituito    dal   seguente:   "La

compensazione del credito annuale   o  relativo  a   periodi  inferiori

all'anno dell'imposta sul valore aggiunto, dei crediti relativi  alle

imposte  sui  redditi   e  alle  relative   addizionali,  alle  imposte

sostitutive delle imposte sui redditi e all'imposta  regionale   sulle

attività produttive, per importi superiori a 5.000 euro annui,  può

essere effettuata a partire dal decimo giorno successivo a quello  di

presentazione della dichiarazione o dell'istanza da  cui   il  credito

emerge.". 

  2. All'articolo 37, comma 49-bis, del decreto-legge 4 luglio  2006,

n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006,  n.

248: 

  a) le parole "di cui al comma 49" e le parole "alle   ritenute  alla

fonte," sono soppresse; 

  b) dopo le parole "attività produttive" sono inserite le seguenti:

", ovvero dei crediti maturati in qualità di sostituto d'imposta". 

  3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano con riferimento  ai

crediti maturati a decorrere dal periodo d'imposta  in   corso  al  31

dicembre 2019. 

  4. L'Agenzia delle entrate, l'Istituto nazionale previdenza sociale

e l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli  infortuni   sul

lavoro, definiscono procedure di cooperazione rafforzata  finalizzate

al contrasto delle indebite compensazioni di  crediti   effettuate  ai

sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

Nell'ambito di tali procedure, i suddetti   Istituti  possono  inviare

all'Agenzia  delle  entrate   segnalazioni  qualificate   relative    a

compensazioni di crediti   effettuate  ai  fini   del  pagamento  delle

entrate di rispettiva pertinenza, che presentano profili di  rischio,

ai  fini  del   recupero  del  credito   indebitamente  compensato.  Le

procedure di cui al  primo  periodo   e  ogni  altra   disposizione  di

attuazione  del  presente   comma  sono  definite   con   provvedimenti

adottati d'intesa dal direttore   dell'Agenzia  delle  entrate   e  dai

presidenti dei suddetti Istituti. 

  5. All'articolo 37 del decreto-legge n. 223 del 2006, dopo il comma

49-ter  é  inserito   il  seguente:  "49-quater.  Qualora   in   esito

all'attività di controllo di cui al comma 49-ter i crediti  indicati

nelle deleghe di pagamento presentate ai sensi degli  articoli   17  e

seguenti del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241,  si   rivelino

in tutto o in parte  non  utilizzabili   in  compensazione,  l'Agenzia

delle entrate comunica telematicamente la   mancata  esecuzione  della

delega di pagamento al soggetto che ha trasmesso  la   delega  stessa,

entro il termine indicato al medesimo comma 49-ter. Con comunicazione

da  inviare  al   contribuente  é  applicata   la  sanzione   di    cui

all'articolo 15, comma 2-ter   del  decreto  legislativo   18  dicembre

1997, n. 471. Qualora a seguito della comunicazione il  contribuente,

entro  i  trenta   successivi  al  ricevimento   della  stessa,  rilevi

eventuali elementi non   considerati  o  valutati   erroneamente,  può

fornire  i   chiarimenti    necessari   all'Agenzia   delle    entrate.

L'iscrizione a ruolo  a  titolo   definitivo  della  sanzione   di  cui

all'articolo 15, comma 2-ter del decreto legislativo n. 471 del 1997,

non é eseguita se il contribuente provvede a pagare la somma dovuta,

con le modalità indicate nell'articolo 19 del decreto legislativo  9

luglio 1997, n.  241,  entro   trenta  giorni  dal   ricevimento  della

comunicazione. L'agente della riscossione   notifica  la  cartella   di

pagamento al debitore iscritto a ruolo entro il 31 dicembre del terzo

anno successivo a quello di presentazione della delega di  pagamento.

Le disposizioni di attuazione del presente comma  sono   definite  con

provvedimento adottato dal direttore dell'Agenzia delle entrate.". 

  6. All'articolo 15 del decreto legislativo  18  dicembre   1997,  n.

471, dopo il comma 2-bis é aggiunto il seguente: "2-ter. Nel caso di

mancata  esecuzione  delle    deleghe   di   pagamento    per   effetto

dell'attività di controllo di cui all'articolo 37, comma 49-ter, del

decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito,  con   modificazioni,

dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, si applica  la   sanzione  di  euro

1000 per ciascuna delega non eseguita. Non si applica  l'articolo   12

del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.". 

  7. All'attuazione  delle   disposizioni  del  presente   articolo  si

provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie  disponibili

a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per  la   finanza

pubblica. 

  8. Le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 si applicano alle  deleghe

di pagamento presentate a partire dal mese di marzo 2020. 

                               Art. 4 

Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti  ed   estensione  del

  regime  del   reverse  charge   per    il   contrasto   dell'illecita

  somministrazione di manodopera 

  1. Al decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, dopo l'articolo 17

é inserito il seguente: 

  "Art. 17-bis (Ritenute e compensazioni in appalti e   subappalti  ed

estensione  del  regime   del  reverse   charge    per   il   contrasto

dell'illecita somministrazione di manodopera). - 1.  In   deroga  alla

disposizione di cui all'articolo 17,   comma  1,  i   soggetti  di  cui

all'articolo 23, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica

29 settembre 1973, n. 600, residenti ai fini  delle   imposte  dirette

nello Stato, ai sensi degli articoli 2, comma 2, 5, comma 3,  lettera

d), e 73, comma  3,  del   testo  unico  delle   imposte  sui  redditi,

approvato con decreto del Presidente   della  Repubblica  22   dicembre

1986, n. 917, che affidano il compimento di un'opera o di un servizio

a un'impresa sono tenuti al versamento delle  ritenute   di  cui  agli

articoli 23 e 24 del citato decreto del Presidente  della   Repubblica

n. 600 del 1973, 50, comma 4, del   decreto  legislativo  15   dicembre

1997 n. 446, e 1, comma 5, del decreto legislativo 28 settembre 1998,

n. 360, trattenute dall'impresa appaltatrice o  affidataria   e  dalle

imprese  subappaltatrici,  ai    lavoratori   direttamente   impiegati

nell'esecuzione dell'opera o del servizio. 

  2. L'obbligo di cui al comma 1 é  relativo   a  tutte  le   ritenute

fiscali operate  dall'impresa  appaltatrice   o  affidataria  e   dalle

imprese subappaltatrici, nel corso di   durata  del  contratto,   sulle

retribuzioni   erogate   al     personale    direttamente    impiegato

nell'esecuzione delle opere o dei servizi affidati. 

  3.    L'importo   corrispondente   all'ammontare   complessivo    del

versamento dovuto é versato dall'impresa appaltatrice o  affidataria

e dalle imprese subappaltatrici   al  committente  con   almeno  cinque

giorni lavorativi di anticipo rispetto alla scadenza  del   versamento

stesso di cui al successivo articolo 18, comma 1, su specifico  conto

corrente bancario o postale comunicato   dal  committente  all'impresa

affidataria  o  appaltatrice    e   da   quest'ultima   alle    imprese

subappaltatrici. 

  4.   Il  committente   che    ha   ricevuto   le    somme   necessarie

all'effettuazione del versamento lo   esegue,  senza  possibilità   di

utilizzare in compensazione proprie posizioni  creditorie,   entro  il

termine  previsto  dall'articolo   18  e  con   le  modalità  previste

dall'articolo 19, in luogo del soggetto che ha effettuato le ritenute

ed indicando nella delega di pagamento il codice fiscale dello stesso

quale soggetto per conto del quale il versamento é eseguito. 

  5. Entro il termine di cui al comma 3, al  fine  di   consentire  al

committente il riscontro   dell'ammontare  complessivo  degli   importi

ricevuti  con  le   trattenute  effettuate   dalle    imprese,   queste

trasmettono tramite posta elettronica certificata al  committente   e,

per le imprese subappaltatrici, anche all'impresa appaltatrice: 

  a)   un  elenco  nominativo   di  tutti  i   lavoratori,  identificati

mediante codice fiscale, impiegati nel mese   precedente  direttamente

nell'esecuzione di opere e servizi affidati dal committente,  con  il

dettaglio delle ore di lavoro   prestate  da  ciascun   percipiente  in

esecuzione dell'opera o  del  servizio   affidato,  l'ammontare  della

retribuzione corrisposta al dipendente collegata a  tale   prestazione

ed il dettaglio delle ritenute fiscali eseguite nel  mese   precedente

nei confronti di detto lavoratore, con separata indicazione di quelle

relative alla prestazione affidata dal committente; 

  b) tutti i dati utili alla compilazione delle deleghe di  pagamento

necessarie per l'effettuazione dei versamenti di cui al comma 1; 

  c) i dati identificativi del bonifico effettuato ai sensi del comma

3. 

  6. Nel caso in cui alla data di cui al  comma   3  sia  maturato   il

diritto  a  ricevere   corrispettivi   dall'impresa   appaltatrice   o

affidataria, quest'ultima può allegare alla comunicazione di cui  al

comma 5 inviata al committente la richiesta di compensazione totale o

parziale delle somme necessarie all'esecuzione del  versamento   delle

ritenute effettuate dalla stessa e dalle imprese subappaltatrici  con

il credito residuo derivante da corrispettivi spettanti e non  ancora

ricevuti. Il committente procede al versamento con  le   modalità  di

cui al comma 4. 

  7. Le imprese appaltatrici e subappaltatrici  restano  responsabili

per la corretta determinazione   delle  ritenute  e   per  la  corretta

esecuzione  delle  stesse,    nonché   per   il    versamento,   senza

possibilità di compensazione, laddove entro il  termine   di  cui  al

comma 3 non  abbiano  provveduto   all'esecuzione  del  versamento   al

committente o non abbiano trasmesso la richiesta di cui al comma 6  e

non abbiano trasmesso allo stesso i dati di cui al comma 5. 

  8. I committenti sono responsabili  per  il   tempestivo  versamento

delle   ritenute   effettuate    dalle    imprese    appaltatrici    e

subappaltatrici  entro  il   limite  della  somma   dell'ammontare  dei

bonifici  ricevuti  entro   il  termine  di   cui  al  comma   3  e  dei

corrispettivi  maturati  a   favore  delle  imprese    appaltatrici   o

affidatarie e non corrisposti alla stessa data, nonché integralmente

nel caso in cui non abbiano   tempestivamente  comunicato  all'impresa

appaltatrice o affidataria gli estremi del conto corrente bancario  o

postale su cui effettuare i versamenti di cui al comma  3   o  abbiano

eseguito  pagamenti  alle    imprese   affidatarie,   appaltatrici   o

subappaltatrici, inadempienti. 

  9. Nel caso in cui le  imprese   appaltatrici  o  affidatarie   e  le

imprese subappaltatrici non trasmettano entro il termine  di   cui  al

comma 3 e con le modalità indicate nel comma 5 i dati ivi  richiesti

ovvero non effettuino i bonifici entro il termine di cui al comma 3 o

non inviino la richiesta di compensazione di cui al comma  6,   ovvero

inviino una richiesta di compensazione di cui al comma 6 con  crediti

inesistenti o  non  esigibili,   il  committente  deve   sospendere  il

pagamento dei  corrispettivi  maturati   dall'impresa  appaltatrice  o

affidataria vincolando le somme ad essa   dovute  al  pagamento   delle

ritenute eseguite dalle imprese coinvolte nell'esecuzione  dell'opera

o  del  servizio,   dandone   comunicazione   entro    novanta   giorni

all'Ufficio dell'Agenzia delle   entrate  territorialmente  competente

nei suoi confronti. In tali casi é preclusa all'impresa appaltatrice

o affidataria ogni azione esecutiva   finalizzata  al  soddisfacimento

del credito il cui pagamento é stato sospeso, fino a quando non  sia

stato eseguito il versamento delle ritenute. 

  10. Laddove entro novanta giorni dal termine di cui al comma 3,  le

imprese appaltatrici  o  affidatarie   e  le  imprese   subappaltatrici

effettuino  il  versamento   di  cui  al   comma  3  al   committente  o

richiedano la compensazione di cui al comma 6 e  trasmettano   i  dati

richiesti ai sensi del comma 5, il committente procede al  versamento

delle  somme,  perfezionando,  su   richiesta  del  soggetto   che   ha

effettuato le ritenute, il ravvedimento operoso di  cui   all'articolo

13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997,  n.   472  e  addebitando

allo stesso gli interessi e le sanzioni versati. 

  11. Il committente che ha effettuato il pagamento per  conto  delle

imprese appaltatrici o affidatarie e subappaltatrici  comunica   entro

cinque giorni mediante posta elettronica certificata a queste  ultime

l'effettuazione del pagamento. Le imprese   che  hanno  provveduto   al

versamento  delle  ritenute   al  committente   o    a   richiesta   di

compensazione con i corrispettivi maturati nei confronti dello stesso

e non hanno ricevuto evidenza dell'effettuazione del versamento delle

ritenute  da  parte   di  quest'ultimo,  comunicano   tale   situazione

all'Ufficio dell'Agenzia delle   entrate  territorialmente  competente

nei loro confronti. 

  12. Le imprese appaltatrici, affidatarie e subappaltatrici  possono

eseguire  direttamente  il   versamento  delle  ritenute   secondo   le

procedure previste dagli articoli 17 e 18 comunicando al  committente

tale opzione entro la  data  di   cui  al  comma  3   e  allegando  una

certificazione dei  requisiti  di   cui  al  presente   comma,  qualora

nell'ultimo giorno  del  mese   precedente  a  quello   della  scadenza

prevista dal comma 3: 

  a) risultino in attività da  almeno   cinque  anni  ovvero   abbiano

eseguito nel corso dei due  anni  precedenti   complessivi  versamenti

registrati nel conto fiscale   per  un  importo   superiore  a  euro  2

milioni; 

  b) non abbiano iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi affidati

agli  agenti  della   riscossione  relativi  a   tributi  e  contributi

previdenziali per importi superiori ad euro 50.000,00,  per   i  quali

siano ancora dovuti pagamenti o per i quali non siano stati accordati

provvedimenti di sospensione. 

  13. Entro novanta giorni dalla data  di   entrata  in  vigore   della

presente disposizione, la certificazione di cui al comma 12 é  messa

a disposizione  delle  singole   imprese  dall'Agenzia  delle   entrate

mediante  canali  telematici   e  l'autenticità   della    stessa   é

riscontrabile dal committente mediante apposito  servizio   telematico

messo a disposizione dall'Agenzia delle entrate. 

  14. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle  entrate  da

emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in  vigore   della

presente disposizione sono disciplinate le modalità per il  rilascio

e il riscontro  della  certificazione  prevista   dal  comma  12;   con

ulteriori provvedimenti  del  direttore   dell'Agenzia  delle  entrate

possono  essere  disciplinate   ulteriori  modalità  di  trasmissione

telematica delle informazioni previste dai commi 5 e 6, alternative a

quella di  cui  al   comma  5,  che   consentano  anche  il   tempestivo

riscontro delle stesse da parte dell'Agenzia delle entrate. 

  15. In deroga alla disposizione di cui all'articolo  17,  comma   1,

per  le   imprese    appaltatrici   o   affidatarie    e   le   imprese

subappaltatrici di cui comma 1 del presente articolo, é  esclusa   la

facoltà  di  avvalersi   dell'istituto  della   compensazione   quale

modalità di estinzione  delle  obbligazioni   relative  a  contributi

previdenziali  e  assistenziali   e  premi  assicurativi   obbligatori,

maturati in  relazione  ai   dipendenti  di  cui   al  comma  1.   Detta

esclusione opera con riguardo a   tutti  i  contributi   previdenziali,

assistenziali e ai premi assicurativi maturati nel  corso   di  durata

del contratto, sulle retribuzioni erogate al  personale   direttamente

impiegato nell'esecuzione delle opere o dei servizi affidati. 

  16. Il soggetto obbligato in  base   alle  disposizioni  di   cui  al

presente  articolo  che   non  esegue,  in   tutto  o  in   parte,  alle

prescritte scadenze, il versamento delle ritenute  é   soggetto  alla

sanzione amministrativa di cui all'articolo 13, comma 1  del   decreto

legislativo 18 dicembre 1997, n. 471. 

  17. Chiunque,  obbligato   in  base  alle   disposizioni  di  cui  al

presente articolo, non esegua, in tutto o in parte,  alle   prescritte

scadenze,  il  versamento   delle  ritenute,  é    punito   ai   sensi

dell'articolo 10-bis del decreto legislativo 10 marzo  2000,   n.  74,

con l'applicazione delle soglie di punibilità ivi previste.". 

  2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano a  decorrere  dal

1° gennaio 2020. 

  3. All'articolo 17, comma sesto, del decreto del  Presidente  della

Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,   dopo  la  lettera   a-quater)  é

aggiunta la seguente:   "a-quinquies)  alle  prestazioni   di  servizi,

diversi da quelle di cui alle lettere da a) ad a-quater),  effettuate

tramite contratti di  appalto,  subappalto,   affidamento  a  soggetti

consorziati o rapporti negoziali comunque   denominati  caratterizzati

da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività  del

committente con l'utilizzo  di  beni   strumentali  di  proprietà   di

quest'ultimo  o  ad   esso  riconducibili  in   qualunque   forma.   La

disposizione di cui precedente periodo non si applica alle operazioni

effettuate nei confronti di pubbliche amministrazioni e altri enti  e

società di cui all'articolo 17-ter e   alle  agenzie  per   il  lavoro

disciplinate dal Capo I del Titolo   II  del  decreto   legislativo  10

settembre 2003, n. 276;". 

  4. L'efficacia della disposizione di cui al comma 3 é  subordinata

al  rilascio,   da   parte    del   Consiglio   dell'Unione    europea,

dell'autorizzazione di una misura di deroga   ai  sensi  dell'articolo

395 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006. 

                               Art. 5 

              Contrasto alle frodi in materia di accisa 

  1. Al testo unico delle  disposizioni   legislative  concernenti  le

imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni  penali   e

amministrative, di cui al decreto legislativo  26   ottobre  1995,  n.

504, sono apportate le seguenti modificazioni: 

    a) all'articolo 6: 

  1) al comma 6, é aggiunto,  in   fine,  il  seguente   periodo:  "La

trasmissione della predetta   nota  é  effettuata   entro  le  24  ore

decorrenti dal momento in cui i prodotti sono presi in  consegna   dal

destinatario."; 

  2) dopo il  comma   6,  é  inserito   il  seguente:  "6-bis.   Per  i

trasferimenti, mediante automezzi, dei prodotti di cui al comma 6, la

presa in consegna di cui al medesimo   comma  6  si   verifica  con  lo

scarico effettivo degli stessi prodotti dal mezzo di trasporto e  con

l'iscrizione nella  contabilità  del   destinatario,  da  effettuarsi

entro il medesimo giorno  in  cui   hanno  termine  le   operazioni  di

scarico, dei dati accertati relativi alla qualità  e   quantità  dei

prodotti scaricati."; 

    b) nell'articolo 8: 

  1) dopo il comma 1, é inserito il seguente:  "1-bis.  Fatto   salvo

quanto previsto dai commi 5 e 7   in  materia  di   tabacchi  lavorati,

l'autorizzazione di cui al comma 1 é negata e l'istruttoria  per  il

relativo rilascio é sospesa allorché ricorrano, nei  confronti   del

soggetto  che   intende    operare   come   destinatario   registrato,

rispettivamente le condizioni di cui ai commi 6 e 7 dell'articolo 23;

per la sospensione e la revoca della predetta autorizzazione  trovano

applicazione rispettivamente le disposizioni di cui ai commi  8   e  9

del medesimo articolo  23.  Nel   caso  di  persone   giuridiche  e  di

società, l'autorizzazione é negata, revocata o sospesa,  ovvero   il

procedimento per il rilascio della stessa é   sospeso,  allorché  le

situazioni di cui ai  commi  da   6  a  9   del  medesimo  articolo   23

ricorrano, alle condizioni ivi previste, con  riferimento   a  persone

che ne rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o  di

direzione, nonché a persone che ne esercitano, anche  di   fatto,  la

gestione e il controllo."; 

  2) al comma 3: 

  2.1) nella lettera b),  le   parole:  "di  cui   al  comma  2",   sono

sostituite dalle seguenti: "di cui al comma 2 e  fatto   salvo  quanto

previsto dall'articolo 6, comma 6-bis"; 

  2.2) la lettera c) é sostituita dalla seguente: "c)  sottoporsi  a

qualsiasi  controllo  o   accertamento  anche  intesi    a   verificare

l'effettivo ricevimento dei prodotti di   cui  alla  lettera   a)  che,

qualora allo stato sfuso, sono travasati nei serbatoi,  riservati   ai

prodotti ricevuti in regime sospensivo, del deposito di cui al  comma

1 nonché a riscontrare l'avvenuto pagamento dell'accisa."; 

    c) all'articolo 25: 

      1) al comma 2: 

        1.1) nella  lettera   a),  le  parole   "25  metri  cubi"   sono

sostituite dalle seguenti: "10 metri cubi"; 

        1.2) nella  lettera   c),  le  parole   "10  metri  cubi"   sono

sostituite dalle seguenti: "5 metri cubi"; 

      2) al comma 4 é aggiunto, in fine, il seguente  periodo:  "Gli

esercenti depositi di cui al comma 2, lettera  a),   aventi  capacità

superiore a 10 metri cubi e non superiore a 25 metri cubi nonché gli

esercenti impianti di  cui  al   comma  2,  lettera   c),  collegati  a

serbatoi la cui capacità globale risulti superiore a 5 metri cubi  e

non superiore a 10 metri cubi tengono il registro di carico e scarico

con  modalità  semplificate   da  stabilire  con   determinazione  del

direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli."; 

      3) dopo il comma 6, é inserito il seguente: "6-bis. La licenza

di cui al comma 4 é  negata  al   soggetto  nei  cui   confronti,  nel

quinquennio antecedente la richiesta, sia stata pronunciata  sentenza

irrevocabile di condanna, ai sensi dell'articolo 648  del   codice  di

procedura penale, ovvero sentenza definitiva  di   applicazione  della

pena su richiesta, ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura

penale, per violazioni costituenti delitti,   in  materia  di   accisa,

punibili con la reclusione non   inferiore  nel  minimo   ad  un  anno;

l'istruttoria per il rilascio della predetta licenza é sospesa  fino

al passaggio in giudicato della sentenza conclusiva del  procedimento

penale, qualora nei confronti del soggetto istante sia stato  emesso,

ai sensi dell'articolo 424 del codice di   procedura  penale,  decreto

che dispone il giudizio per una delle violazioni di cui  al   presente

comma."; 

  4) al comma 7, le parole  "nonché   l'esclusione  dal  rilascio   di

altra licenza per un periodo di 5 anni", sono soppresse; 

  5) al comma 9, le parole "anche a mezzo fax", sono sostituite dalle

seguenti: "unicamente attraverso modalità telematiche"; 

    d) all'articolo 28, dopo il comma 7,  é   aggiunto  il  seguente:

"7-bis. Per  gli  impianti   disciplinati  dal  presente   articolo  si

applicano le disposizioni di cui all'articolo 23, commi 6, 7,  8,  9,

10, e 11.". 

  2. La determinazione del direttore dell'Agenzia delle dogane e  dei

monopoli di cui all'articolo 25,   comma  4,  del   testo  unico  delle

disposizioni legislative concernenti le imposte  sulla   produzione  e

sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative,  di   cui  al

decreto legislativo 26  ottobre  1995,   n.  504,  é   adottata  entro

sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Le disposizioni di cui al comma 1, lettera c), punti  1   e  2,  hanno

efficacia a decorrere dal primo giorno   del  quarto  mese   successivo

alla data di pubblicazione della   predetta  determinazione  nel   sito

internet della predetta Agenzia. 

  3. Le disposizioni di cui al comma 1, lettera a),  punto  1,   hanno

efficacia a decorrere dal 1° novembre 2019. Le disposizioni di cui al

comma 1, lettera b), punto 1, al comma 1, lettera c), punto  5   e  al

comma 1, lettera d) del presente articolo hanno efficacia a decorrere

dal 1° gennaio 2020. 

  4. All'articolo 44 del testo unico delle  disposizioni  legislative

concernenti le imposte sulla produzione   e  sui  consumi   e  relative

sanzioni penali e amministrative, approvato con  decreto   legislativo

26 ottobre 1995, n. 504, dopo il comma 1 sono  aggiunti   i  seguenti:

"1-bis. Nel  caso  di   condanna  o  di   applicazione  della  pena   su

richiesta delle  parti  a   norma  dell'articolo  444   del  codice  di

procedura penale per uno dei delitti previsti dal presente  Capo,  é

sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto

o il prezzo, salvo che appartengano   a  persona  estranea   al  reato,

ovvero, quando essa non é possibile, la confisca di beni, di cui  il

reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale  prezzo

o profitto. 

  1-ter. La confisca di cui al comma 1-bis non opera per la parte che

il contribuente si impegna a versare all'erario anche in presenza  di

sequestro.  In  caso   di  mancato  versamento,   previa   diffida   al

contribuente inadempiente, la confisca é sempre disposta.". 

                               Art. 6 

         Prevenzione delle frodi nel settore dei carburanti 

  1. All'articolo 1 della  legge   27  dicembre  2017,   n.  205,  sono

apportate le seguenti modificazioni: 

  a) nel comma 940, le parole "commi 937, 938 e 939" sono   sostituite

dalle seguenti: "commi 937 e 938" e le parole "di cui al comma 942  o

che presti idonea garanzia" sono sostituite dalle seguenti:  "di   cui

al comma 942 e che presti idonea garanzia"; 

  b) nel comma 941: 

  1) le parole da "Le disposizioni" fino a "in consumo   o  estratti;"

sono sostituite dalle seguenti: "Le disposizioni dei commi 937 e  938

non si applicano ai prodotti di cui al comma 937  di   proprietà  del

gestore del deposito, di capacità non inferiore a 3000  metri   cubi,

dal quale sono immessi in consumo o estratti;"; 

  2) é aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Il  predetto  limite

di capacità di 3000 metri cubi può essere rideterminato con decreto

del Ministro dell'Economia e delle finanze."; 

    c) dopo il comma 941, sono aggiunti i seguenti:  "941-bis.  Fatto

salvo  quanto  disposto    dal   comma   941-ter,    l'utilizzo   della

dichiarazione di  cui  all'articolo   1,  comma  1,   lettera  c),  del

decreto-legge   29   dicembre    1983,   n.   746,    convertito,   con

modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1984, n. 17, non é consentito

per le cessioni e per le importazioni definitive dei prodotti di  cui

al comma 937. 

  941-ter. L'utilizzo della  dichiarazione   di  cui  all'articolo   1,

comma 1, lettera c), del decreto-legge   29  dicembre  1983,   n.  746,

convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1984,  n.  17,

é consentito  limitatamente  al   caso  in  cui   le  imprese  di  cui

all'articolo 24-ter del testo unico   delle  disposizioni  legislative

concernenti le imposte sulla produzione   e  sui  consumi   e  relative

sanzioni  penali  e   amministrative,   approvato   con    il   decreto

legislativo 26 ottobre  1995,  n.   504,  acquistino,  ai   fini  dello

svolgimento della loro attività di   trasporto,  gasolio,  presso   un

deposito commerciale di cui all'articolo 25 dello stesso testo unico,

da soggetti diversi dai depositari autorizzati,  ivi   inclusi  quelli

che utilizzano il proprio deposito anche   come  deposito  IVA   e  dai

destinatari registrati di cui rispettivamente agli articoli  23   e  8

del predetto testo unico nonché da soggetti diversi da quelli di cui

al  comma  945   del  presente  articolo.   Con  decreto  del   Ministro

dell'economia e delle  finanze  possono   essere  stabilite  ulteriori

limitazioni all'utilizzo  della  dichiarazione   di  cui  al   presente

comma."; 

    d) dopo il comma 943 é inserito il seguente: "943-bis.  Al  fine

di agevolare l'attività di controllo dell'Agenzia dogane e  monopoli

e della Guardia di finanza,  le  società,   gli  enti  e   i  consorzi

concessionari di autostrade e trafori mettono  a   disposizione  della

medesima Agenzia e della predetta Guardia di finanza,  su   richiesta,

senza  oneri  per   l'erario,  i  dati   rilevati  sui  transiti   degli

automezzi che possono essere utilizzati   per  la  movimentazione  dei

prodotti energetici in possesso delle suddette società.". 

  2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettere a) e b) del  presente

articolo hanno efficacia a decorrere dal 1° gennaio 2020. 

                               Art. 7 

Contrasto alle  frodi  nel   settore  degli  idrocarburi   e  di  altri

                               prodotti 

  1. Al fine di contrastare  il   mancato  pagamento  dell'accisa   sui

carburanti per autotrazione e sui combustibili  per   riscaldamento  e

tutelare la salute pubblica contrastando   l'utilizzo  fraudolento  di

taluni idrocarburi e altri prodotti nei predetti impieghi,  al   testo

unico delle disposizioni legislative   concernenti  le  imposte   sulla

produzione e sui consumi e relative sanzioni amministrative e penali,

approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995,  n.   504,  sono

apportate le seguenti modificazioni: 

    a) dopo l'articolo 7, é inserito il seguente: 

      "Art. 7-bis (Disposizioni particolari per la circolazione degli

oli lubrificanti e di altri specifici prodotti).  -   1.  Fatto  salvo

quanto previsto,  in  materia   di  circolazione,  dalle   disposizioni

doganali e dall'articolo 6, comma 5, gli oli lubrificanti di  cui  ai

codici NC da 2710 19  81  a   2710  19  99   circolano  nel  territorio

nazionale, nella fase antecedente all'immissione in consumo,  con  la

scorta di un Codice amministrativo di riscontro, relativo  a   ciascun

trasferimento   dei   suddetti    prodotti,   emesso    dal     sistema

informatizzato  dell'Agenzia  dogane   e  monopoli  e   annotato  sulla

prescritta documentazione di trasporto. 

      2. Il codice di cui al comma  1   é  richiesto  telematicamente

all'Agenzia delle dogane e monopoli non prima delle 48 ore precedenti

all'introduzione dei prodotti nel   territorio  nazionale  e   comunque

almeno 12 ore prima dell'introduzione stessa: 

  a) per i prodotti di cui al presente articolo,  provenienti  da  un

altro Stato membro dell'Unione europea e destinati ad essere  immessi

in consumo nel territorio nazionale, dal soggetto che ne effettua  la

prima immissione in consumo; 

  b) per i prodotti di cui al presente articolo,  provenienti  da  un

altro Stato membro dell'Unione europea e che non siano  destinati   ad

essere immessi in consumo nel territorio nazionale, dal mittente  dei

prodotti stessi. 

      3. Nella richiesta  di   cui  al  comma   2  sono  riportati,   in

particolare, i dati identificativi del mittente  e   del  destinatario

dei prodotti, i quantitativi e i codici di nomenclatura combinata dei

medesimi,  il  luogo   in  cui  i   prodotti  saranno  introdotti    nel

territorio nazionale, la targa del veicolo e degli eventuali rimorchi

utilizzati per il loro trasferimento,   l'itinerario  che  il   veicolo

seguirà nel territorio nazionale, nonché, per la fattispecie di cui

al comma 2, lettera b), il luogo in   cui  i  prodotti   lasceranno  il

medesimo territorio e l'Ufficio delle dogane di uscita. 

      4.  Il   codice  di  cui   al  comma  1,    emesso   dal   sistema

informatizzato dell'Agenzia dogane e monopoli, é annotato, prima che

la circolazione dei prodotti nel territorio nazionale  abbia   inizio,

sulla prevista documentazione di trasporto che scorta i  prodotti.   A

tal fine il soggetto  nazionale  di   cui  al  comma   2,  lettera  a),

comunica il medesimo codice al mittente dei prodotti. 

      5. La circolazione nel territorio nazionale dei prodotti di cui

al  presente  articolo   si  intende  regolarmente   conclusa  con   la

comunicazione telematica all'Agenzia dogane e monopoli, dell'avvenuta

presa in carico dei prodotti, che il soggetto  di   cui  al  comma   2,

lettera a) invia entro le 24 ore successive alla  medesima   presa  in

carico presso il proprio deposito; per la fattispecie di cui al comma

2, lettera b), la circolazione nel territorio nazionale dei  prodotti

di cui al presente articolo si intende regolarmente conclusa  con  la

validazione del codice di cui al comma 1 da parte dell'Ufficio  delle

dogane di uscita, di cui al comma 3. 

      6. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze  sono

stabilite le modalità di attuazione delle   disposizioni  di  cui  al

presente articolo, con particolare riguardo alla disciplina dei  casi

di indisponibilità o   malfunzionamento  del  sistema   informatizzato

dell'Agenzia dogane e monopoli e all'individuazione  degli   ulteriori

elementi da riportare nella richiesta di cui al comma 2. 

      7.  Le   disposizioni  di  cui   al  presente  articolo    trovano

applicazione anche per le preparazioni   lubrificanti  rientranti  nel

codice NC 3403, qualora  le  stesse   siano  trasportate  sfuse   o  in

contenitori di capacità superiore a 20 litri."; 

    b) all'articolo 40, comma 3, é  aggiunto   in  fine  il   seguente

periodo: "Salvo che  venga  fornita   prova  contraria,  si   configura

altresì come tentativo di sottrazione del prodotto all'accertamento,

la circolazione dei prodotti di cui all'articolo 7-bis che avvenga in

assenza  della  preventiva   emissione   del   Codice    di   riscontro

amministrativo di cui  al  medesimo   articolo  7-bis;  ugualmente   si

considera tentativo di sottrazione del prodotto all'accertamento,  la

predetta circolazione che avvenga sulla base dei dati di cui al comma

3 del medesimo articolo 7-bis risultanti   non  veritieri  ovvero   che

avvenga senza che sia stata eseguita,   da  parte  dell'Ufficio   delle

dogane di uscita, la validazione del predetto codice  a   causa  della

mancata presentazione dei prodotti presso il medesimo Ufficio.". 

  2. I dati relativi alla circolazione degli oli  lubrificanti  e  di

altri specifici prodotti di cui all'articolo 7-bis  del   testo  unico

delle  disposizioni  legislative    concernenti   le   imposte    sulla

produzione e sui consumi e relative sanzioni amministrative e penali,

approvato con decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, sono  resi

accessibili,  con  modalità   da  indicare   nel    decreto   di   cui

all'articolo 7-bis, comma 6, del predetto testo unico,  alla   Guardia

di finanza al fine dello svolgimento dei controlli di competenza. 

  3. Le disposizioni di cui all'articolo 7-bis del testo unico  delle

disposizioni legislative concernenti le imposte  sulla   produzione  e

sui consumi e relative sanzioni amministrative  e   penali,  approvato

con decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, trovano applicazione

anche per  i  prodotti,   da  individuare  con   decreto  del  Ministro

dell'economia  e  delle  finanze,  che,   in   relazione   alle    loro

caratteristiche, possono essere destinati all'impiego come carburanti

per motori, combustibili per riscaldamento ovvero come lubrificanti. 

  4. Il decreto di cui all'articolo 7-bis, comma 6, del  testo  unico

delle  disposizioni  legislative    concernenti   le   imposte    sulla

produzione e sui consumi e relative sanzioni amministrative e penali,

approvato con decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, é emanato

entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto.  Le

disposizioni di cui al presente articolo hanno efficacia a  decorrere

dal 1° giorno del secondo mese successivo alla data di  pubblicazione

del predetto decreto di cui all'articolo 7-bis, comma 6. 

                               Art. 8 

      Disposizioni in materia di accisa sul gasolio commerciale 

  1. All'articolo 24-ter, comma 4, del decreto legislativo 26 ottobre

1995, n. 504, recante  testo  unico   delle  disposizioni  legislative

concernenti le imposte sulla produzione   e  sui  consumi   e  relative

sanzioni amministrative e penali, é aggiunto, in fine,  il   seguente

periodo: "Per ciascuno dei predetti trimestri, il rimborso di cui  al

presente comma é riconosciuto, entro il limite  quantitativo   di  un

litro di gasolio consumato, da ciascun veicolo di cui al comma 2, per

ogni chilometro percorso dallo stesso veicolo.". 

  2. Le disposizioni di cui al comma 1 si  applicano  ai   consumi  di

gasolio commerciale effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2020. 

                               Art. 9 

          Frodi nell'acquisto di veicoli fiscalmente usati 

  1. All'articolo  1   del  decreto-legge  3   ottobre  2006,  n.   262,

convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n.  286,

dopo il comma 9 é inserito il seguente: "9-bis. La sussistenza delle

condizioni di esclusione dal versamento mediante modello F24  di  cui

al  comma  9   viene  verificata  dall'Agenzia   delle   entrate.   Con

provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate sono stabiliti

i termini e le modalità  della  predetta   verifica.  Gli  esiti   del

controllo sono trasmessi al Dipartimento per  i   trasporti  ai  sensi

dell'articolo 4, comma 1, lettere b) e c), del decreto  del   Ministro

delle infrastrutture e dei trasporti del 26   marzo  2018,  pubblicato

nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 5 aprile 2018.". 

                               Art. 10 

                    Estensione del sistema INFOIL 

  1. Al fine di uniformare le procedure di controllo  a  quelle   già

instaurate presso le raffinerie e gli stabilimenti di  produzione   di

prodotti energetici ai sensi dell'articolo 23, comma 14, del  decreto

legislativo 26 ottobre  1995,  n.   504,  recante  testo   unico  delle

disposizioni legislative concernenti le imposte  sulla   produzione  e

sui  consumi  e   relative  sanzioni  penali   e  amministrative,   gli

esercenti depositi fiscali di cui all'articolo 23, commi 3 e  4,  del

decreto legislativo n. 504 del 1995, di   capacità  non  inferiore   a

3.000 metri cubi, si dotano, entro il   30  giugno  2020,   secondo  le

caratteristiche e le  funzionalità  fissate   dalle  disposizioni  di

attuazione, di  un  sistema   informatizzato  per  la   gestione  della

detenzione e della movimentazione della benzina e del  gasolio   usato

come carburante. Con determinazione del Direttore dell'Agenzia  delle

dogane e dei monopoli sono fissati tempi e modalità di esecuzione. 

                               Art. 11 

    Introduzione Documento Amministrativo Semplificato telematico 

  1. Con determinazione del Direttore dell'Agenzia delle dogane e dei

monopoli da adottare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del

presente decreto, sono  fissati  tempi   e  modalità  per   introdurre

l'obbligo,  entro  il   30  giugno  2020,   di  utilizzo  del    sistema

informatizzato  per  la   presentazione,   esclusivamente   in    forma

telematica, del documento di accompagnamento di cui  all'articolo   12

del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, recante testo  unico

delle  disposizioni  legislative    concernenti   le   imposte    sulla

produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative.

La presente disposizione si applica alla circolazione nel  territorio

dello Stato della  benzina  e   del  gasolio  usato   come  carburante,

assoggettati ad accisa. 

                               Art. 12 

Trasmissione telematica dei quantitativi di energia  elettrica   e  di

                            gas naturale 

  1. Al fine del potenziamento degli strumenti per  l'identificazione

dei fenomeni evasivi nel   settore  dell'accisa  sul   gas  naturale  e

sull'energia elettrica, con determinazioni del Direttore dell'Agenzia

delle dogane e  dei  monopoli,   da  adottare  entro   sessanta  giorni

dall'entrata in vigore del presente decreto, sono fissati: 

  a) tempi e modalità per la presentazione esclusivamente  in  forma

telematica, da parte  dei  soggetti   che  effettuano  l'attività   di

vettoriamento nel settore del gas naturale e dell'energia  elettrica,

dei dati relativi al prodotto trasportato distintamente per  ciascuno

dei soggetti obbligati di cui all'articolo 26, comma 7, lettera a), e

all'articolo 53, comma 1, lettera a) di cui al decreto legislativo 26

ottobre  1995,  n.   504,  recante  testo   unico  delle   disposizioni

legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui  consumi   e

relative sanzioni penali e amministrative; 

  b) tempi e modalità con i quali  i   soggetti  obbligati,  previsti

all'articolo 26, comma 7, lettera a), e   all'articolo  53,  comma   1,

lettera a) del decreto legislativo n. 504   del  1995,  trasmettono   i

dati relativi ai quantitativi di gas naturale  ed   energia  elettrica

fatturati, suddivisi per destinazione d'uso. 

                               Art. 13 

                                Trust 

  1. Al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,  n.

917, recante testo unico delle imposte sui redditi, sono apportate le

seguenti modificazioni: 

  a) all'articolo 44, comma 1,  lettera   g-sexies),  dopo  le   parole

"anche se non residenti" sono aggiunte  le   seguenti:  ",  nonché   i

redditi corrisposti a residenti italiani da trust e  istituti   aventi

analogo contenuto, stabiliti in Stati e territori che con riferimento

al trattamento dei  redditi  prodotti   dal  trust  si   considerano  a

fiscalità privilegiata ai sensi dell'articolo 47-bis, anche  qualora

i percipienti residenti non possono   essere  considerati  beneficiari

individuati ai sensi dell'articolo 73"; 

  b) all'articolo 45, dopo il comma 4-ter, é aggiunto  il  seguente:

"4-quater. Qualora in relazione alle attribuzioni  di   trust  esteri,

nonché di istituti aventi analogo contenuto, a beneficiari residenti

in Italia, non sia possibile distinguere tra  redditi   e  patrimonio,

l'intero ammontare percepito costituisce reddito.". 

  2. All'articolo 25, comma 1, del decreto-legge 22 giugno  2012,  n.

83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134,

la lettera a) é sostituita dalla seguente: "a)  si   avvalgono  anche

dei poteri e  delle  facoltà   previsti  dall'articolo  9,   commi  4,

lettera a), e 6, lettere a) e b), del decreto legislativo 21 novembre

2007, n. 231;". 

                               Art. 14 

            Utilizzo dei file delle fatture elettroniche 

  1. All'articolo 1 del decreto legislativo 5 agosto  2015,  n.   127,

dopo il comma 5 sono  aggiunti  i   seguenti:  "5-bis.  I   file  delle

fatture elettroniche acquisiti ai sensi del comma 3 sono  memorizzati

fino  al  31   dicembre  dell'ottavo  anno   successivo  a  quello    di

presentazione della dichiarazione di   riferimento  ovvero  fino   alla

definizione di eventuali giudizi, al fine di essere utilizzati: 

  a) dalla Guardia di finanza  nell'assolvimento  delle   funzioni  di

polizia economica e finanziaria di cui all'articolo 2, comma  2,  del

decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68; 

  b) dall'Agenzia delle entrate e dalla Guardia  di  Finanza   per  le

attività di analisi del rischio e di controllo a fini fiscali. 

  5-ter. Ai fini di cui al comma  5-bis,   la  Guardia  di   Finanza  e

l'Agenzia delle entrate, sentito il Garante   per  la  protezione   dei

dati personali, adottano idonee   misure  di  garanzia   a  tutela  dei

diritti e delle libertà degli interessati, attraverso la  previsione

di apposite misure di sicurezza, anche di carattere organizzativo, in

conformità con le disposizioni del   regolamento  (UE)  2016/679   del

Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 e  del   decreto

legislativo 30 giugno 2003, n. 196.". 

                               Art. 15 

        Fatturazione elettronica e sistema tessera sanitaria 

  1. All'articolo 10-bis, comma 1, del decreto-legge 23 ottobre 2018,

n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre  2018,

n. 136, le parole "Per il periodo   d'imposta  2019"  sono   sostituite

dalle seguenti: "Per i periodi d'imposta 2019 e 2020". 

  2. All'articolo 2, comma 6-quater, del decreto legislativo 5 agosto

2015, n. 127, dopo il primo periodo,   é  aggiunto  il   seguente:  "A

decorrere dal 1° luglio 2020, i soggetti   di  cui  al   primo  periodo

adempiono all'obbligo di cui al comma 1   esclusivamente  mediante  la

memorizzazione elettronica e  la  trasmissione   telematica  dei  dati

relativi a tutti  i  corrispettivi   giornalieri  al  Sistema   tessera

sanitaria, attraverso gli strumenti di cui al comma 3.". 

                               Art. 16 

                        Semplificazioni fiscali 

  1. All'articolo 4 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, il

comma 1 é sostituito dai seguenti: "1. A  partire   dalle  operazioni

IVA effettuate dal 1° luglio 2020, in via   sperimentale,  nell'ambito

di  un  programma   di  assistenza  on   line  basato  sui   dati  delle

operazioni  acquisiti  con   le  fatture   elettroniche   e    con   le

comunicazioni delle operazioni transfrontaliere, nonché sui dati dei

corrispettivi  acquisiti  telematicamente,  l'Agenzia   delle  entrate

mette a  disposizione  dei   soggetti  passivi  dell'IVA   residenti  e

stabiliti in Italia, in apposita area   riservata  del  sito   internet

dell'Agenzia stessa, le bozze dei seguenti documenti: 

  a) registri di cui agli articoli 23 e 25 del decreto del Presidente

della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633; 

  b) comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell'IVA. 

  1-bis. A partire dalle operazioni IVA 2021, oltre  alle  bozze   dei

documenti di cui al comma 1, lettere a) e b), l'Agenzia delle entrate

mette a disposizione  anche  la   bozza  della  dichiarazione   annuale

dell'IVA.". 

                               Art. 17 

             Imposta di bollo sulle fatture elettroniche 

  1. All'articolo 12-novies del decreto-legge 30 aprile 2019, n.  34,

convertito, con modificazioni, dalla legge 28  giugno   2019,  n.  58,

sono apportate le seguenti modificazioni: 

  a) il terzo  periodo   é  sostituito  dal   seguente:  "In  caso   di

ritardato, omesso o insufficiente versamento, l'Agenzia delle entrate

comunica  al  contribuente   con  modalità  telematiche    l'ammontare

dell'imposta,  della  sanzione    amministrativa   dovuta   ai    sensi

dell'articolo 13, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre  1997,

n. 471, ridotta ad un terzo,  nonché  degli   interessi  dovuti  fino

all'ultimo giorno del mese   antecedente  a  quello   dell'elaborazione

della comunicazione; se il contribuente non provvede al pagamento, in

tutto o  in  parte,   delle  somme  dovute   entro  trenta  giorni   dal

ricevimento della comunicazione, il competente  ufficio   dell'Agenzia

delle entrate procede all'iscrizione a ruolo a titolo definitivo."; 

  b) al quarto periodo: le parole "di cui  al  primo   periodo,  salvo

quanto previsto dal terzo comma" sono sostituite dalle seguenti:  "di

cui al presente articolo". 

                               Art. 18 

           Modifiche al regime dell'utilizzo del contante 

  1. Al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, sono  apportate

le seguenti modificazioni: 

  a) all'articolo 49, dopo il  comma   3,  é  aggiunto   il  seguente:

"3-bis. A decorrere dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il

divieto di cui al comma 1 e la soglia di cui al comma 3 sono riferiti

alla cifra di 2.000  euro.  A   decorrere  dal  1°   gennaio  2022,  il

predetto divieto e la predetta soglia sono   riferiti  alla  cifra   di

1.000 euro."; 

  b) all'articolo 63, dopo il comma 1-bis, é aggiunto  il  seguente:

"1-ter. Per le violazioni commesse e contestate dal 1° luglio 2020 al

31 dicembre 2021 il minimo edittale, applicabile ai sensi  del   comma

1, é fissato a 2.000 euro. Per le violazioni commesse e contestate a

decorrere dal 1° gennaio 2022, il   minimo  edittale,  applicabile   ai

sensi del comma 1, é fissato a 1.000 euro.". 

                               Art. 19 

Esenzione fiscale dei premi della lotteria nazionale degli  scontrini

  ed istituzione di premi speciali per il cashless 

  1. All'articolo 1 della  legge   11  dicembre  2016,   n.  232,  sono

apportate le seguenti modificazioni: 

  a) al comma 540, é aggiunto in fine il seguente periodo: "I  premi

attribuiti non concorrono a formare il reddito  del   percipiente  per

l'intero ammontare corrisposto   nel  periodo  d'imposta   e  non  sono

assoggettati ad alcun prelievo erariale."; 

  b) il comma 542 é  sostituito   dal  seguente:  "542.   Al  fine  di

incentivare l'utilizzo di strumenti di pagamento elettronici da parte

dei consumatori, con il provvedimento   di  cui  al   comma  544,  sono

istituiti premi speciali, per   un  ammontare  complessivo   annuo  non

superiore a 45 milioni di euro,   da  attribuire  mediante   estrazioni

aggiuntive a quelle ordinarie di cui al comma 540, ai soggetti di cui

al predetto comma che effettuano transazioni attraverso strumenti che

consentano il pagamento   elettronico.  Con  lo   stesso  provvedimento

sono, altresì, stabilite le modalità attuative del presente  comma,

prevedendo premi, nell'ambito   del  predetto  ammontare   complessivo,

anche per gli  esercenti  che   hanno  certificato  le   operazioni  di

cessione di beni ovvero prestazione di servizi ai sensi dell'articolo

2, comma 1, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127. Al fine di

garantire le risorse finanziarie necessarie   per  l'attribuzione  dei

premi e le spese amministrative   e  di  comunicazione   connesse  alla

gestione della lotteria, il Fondo iscritto nello stato di  previsione

del Ministero dell'economia e delle finanze ai sensi dell'articolo 18

del  decreto-legge  23   ottobre  2018,  n.    119,   convertito,   con

modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, é  incrementato

di 50 milioni di euro a decorrere dall'anno   2020.  I  fondi   per  le

spese  amministrative  e   di  comunicazione  sono    attribuiti   alle

amministrazioni che sostengono i relativi costi.". 

                               Art. 20 

                  Sanzione lotteria degli scontrini 

  1. L'esercente che  al   momento  dell'acquisto  rifiuti   il  codice

fiscale del contribuente o non trasmetta all'Agenzia delle entrate  i

dati della singola cessione o   prestazione  secondo  quanto   previsto

dall'articolo 1, comma 540, della legge 11 dicembre 2016, n. 232,  é

punito con una sanzione amministrativa da euro 100 a euro 500. Non si

applica l'articolo 12 del decreto legislativo 18  dicembre   1997,  n.

472. 

  2. Nel primo semestre di applicazione  delle  disposizioni   di  cui

all'articolo 1, comma 540, ultimo periodo, della  legge   11  dicembre

2016, n. 232, la sanzione di cui al   comma  1  non   si  applica  agli

esercenti che assolvono temporaneamente l'obbligo  di   memorizzazione

dei corrispettivi mediante misuratori fiscali già in uso non  idonei

alla trasmissione telematica ovvero mediante ricevute fiscali di  cui

all'articolo 12, comma 1, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, e  al

decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1996, n. 696. 

                               Art. 21 

           Certificazioni fiscali e pagamenti elettronici 

  1. All'articolo 5 del decreto legislativo del 7 marzo 2005, n.  82,

dopo il comma 2-quinques sono   aggiunti  i  seguenti:   "2-sexies.  La

piattaforma tecnologica di cui al   comma  2  può   essere  utilizzata

anche  per  facilitare   e  automatizzare,  attraverso    i   pagamenti

elettronici,  i  processi   di  certificazione  fiscale   tra  soggetti

privati, tra cui la fatturazione elettronica e  la  memorizzazione  e

trasmissione dei dati  dei  corrispettivi   giornalieri  di  cui   agli

articoli 1 e 2 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127. 

  2-septies. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri  o

del  Ministro   delegato    per   l'innovazione   tecnologica    e   la

digitalizzazione, di concerto con il Ministro dell'economia  e   delle

finanze, sono definite le   regole  tecniche  di   funzionamento  della

piattaforma tecnologica e dei processi di cui al comma 2-sexies.". 

                               Art. 22 

       Credito d'imposta su commissioni pagamenti elettronici 

  1. Agli esercenti attività di impresa, arte o  professioni  spetta

un credito  di  imposta   pari  al  30   per  cento  delle   commissioni

addebitate per le transazioni effettuate mediante carte  di   credito,

di  debito  o   prepagate  emesse  da   operatori  finanziari  soggetti

all'obbligo di comunicazione previsto dall'articolo 7,  sesto   comma,

del decreto del Presidente della Repubblica   29  settembre  1973,   n.

605. 

  2. Il credito d'imposta di cui al comma 1 spetta per le commissioni

dovute in relazione a cessioni di beni e prestazioni di servizi  rese

nei confronti di consumatori finali dal 1° luglio 2020, a  condizione

che i ricavi e compensi relativi all'anno d'imposta precedente  siano

di ammontare non superiore a 400.000 euro. 

  3. L'agevolazione di  cui   al  presente  articolo   si  applica  nel

rispetto delle condizioni e dei limiti di cui al regolamento (UE)  n.

1407/2013  della  Commissione,   del  18   dicembre    2013,   relativo

all'applicazione  degli  articoli   107  e  108    del   Trattato   sul

funzionamento dell'Unione europea   per  gli  aiuti   de  minimis,  del

regolamento (UE) 1408/2013 della Commissione, del 18  dicembre   2013,

relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del  Trattato   sul

funzionamento dell'Unione europea agli aiuti de minimis  nel   settore

agricolo, e del regolamento (UE) 717/2014 della Commissione,  del  27

giugno 2014, relativo all'applicazione degli articoli 107 e  108   del

Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti de  minimis

nel settore della pesca e dell'acquacoltura. 

  4.   Il  credito  d'imposta   é   utilizzabile   esclusivamente   in

compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del  decreto   legislativo  9

luglio 1997, n. 241, a decorrere dal   mese  successivo  a   quello  di

sostenimento della spesa e deve essere indicato  nella   dichiarazione

dei redditi relativa al periodo d'imposta di maturazione del  credito

e nelle dichiarazioni  dei  redditi   relative  ai  periodi   d'imposta

successivi fino a quello nel quale   se  ne  conclude   l'utilizzo.  Il

credito d'imposta non concorre alla formazione del  reddito   ai  fini

delle imposte sui redditi e  del  valore   della  produzione  ai   fini

dell'imposta regionale sulle attività produttive  e   non  rileva  ai

fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del decreto

del Presidente della Repubblica 22 dicembre   1986,  n.  917,   recante

testo unico delle imposte sui redditi. 

  5. Gli operatori che  mettono   a  disposizione  degli   esercenti  i

sistemi di pagamento di cui al comma   1  trasmettono  telematicamente

all'Agenzia delle entrate le informazioni necessarie a controllare la

spettanza del credito d'imposta. 

  6. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle  Entrate,  da

emanare entro sessanta giorni dall'entrata   in  vigore  del   presente

decreto, sono definiti i termini, le modalità e il  contenuto   delle

comunicazioni di cui al comma 5. 

                               Art. 23 

Sanzioni per mancata accettazione di pagamenti effettuati  con   carte

  di debito e credito 

  1. All'articolo 15 del  decreto-legge   18  ottobre  2012,   n.  179,

convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n.  221,

sono apportate le seguenti modificazioni: 

  a) al comma 4, le parole "carte di debito e carte di credito"   sono

sostituite dalle seguenti parole: "carte di pagamento,  relativamente

ad almeno una carta di debito e una carta di credito". 

  b) dopo il comma 4, é aggiunto il seguente: "4-quater.  A  partire

del 1° luglio 2020, nei casi di mancata accettazione di un pagamento,

di qualsiasi importo, effettuato con una carta di pagamento di cui al

comma 4, da parte di un soggetto obbligato ai sensi del comma  4,  si

applica  nei   confronti    del   medesimo   soggetto    una   sanzione

amministrativa pecuniaria di importo pari a 30 euro, aumentata del  4

per cento del  valore  della   transazione  per  la   quale  sia  stata

rifiutata l'accettazione del pagamento. Per le sanzioni relative alle

violazioni di cui al presente comma, si applicano le  procedure   e  i

termini previsti dalle disposizioni di cui   alla  legge  24   novembre

1981, n. 689, ad eccezione dell'articolo 16 sul pagamento  in   misura

ridotta, e l'autorità competente   a  ricevere  il   rapporto  di  cui

all'articolo 17 della medesima legge é il   Prefetto  del  territorio

nel quale hanno avuto luogo  le  violazioni.   All'accertamento  delle

violazioni di cui al presente comma provvedono  gli   organi  che,  ai

sensi dell'articolo 13, comma 1, della legge n. 689  del   1981,  sono

addetti al controllo sull'osservanza delle disposizioni  per   la  cui

violazione é prevista la sanzione amministrativa  del   pagamento  di

una somma di denaro, nonché ai   sensi  dell'articolo  13,   comma  4,

della medesima legge n. 689 del 1981 gli ufficiali e  gli   agenti  di

polizia giudiziaria.". 

Capo II
 Disposizioni in materia di giochi

                               Art. 24 

                   Proroga gare scommesse e Bingo 

  1. All'articolo 1, comma 1048, della legge  27  dicembre   2017,  n.

205, le parole "da indire entro il 30 settembre 2018" sono sostituite

dalle parole "da indire entro il   30  giugno  2020",   le  parole  "e,

comunque, non oltre il 31 dicembre 2019" sono sostituite dalle parole

"e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2020", le parole "euro  6.000"

sono sostituite dalle seguenti: "euro 7.500" e le parole "euro 3.500"

sono sostituite dalle seguenti: "euro 4.500". 

  2. All'articolo 1, comma 636, della legge 27 dicembre 2013, n. 147,

le parole "anni dal 2013 al 2019"   sono  sostituite  dalle   seguenti:

"anni dal 2013 al 2020" e le parole "entro il 30 settembre 2018" sono

sostituite dalle seguenti: "entro il 30 settembre 2020". 

                               Art. 25 

        Termine per la sostituzione degli apparecchi da gioco 

  1. Fermo restando quanto  previsto   dall'articolo  1,  comma   1098,

della legge 30 dicembre 2018, n.   145,  all'articolo  1,   comma  943,

della legge 28 dicembre 2015, n.   208,  come  modificato   dal  citato

comma 1098, le parole "dopo il   31  dicembre  2019"   sono  sostituite

dalle seguenti: "decorsi nove mesi dalla data  di   pubblicazione  del

decreto  del  Ministro   dell'economia  e   delle    finanze   di   cui

all'articolo 1, comma 569, lettera b), della legge 30 dicembre  2018,

n. 145" e le parole "entro il 31 dicembre 2020" sono sostituite dalle

seguenti: "entro i successivi dodici mesi". 

                               Art. 26 

     Prelievo erariale unico sugli apparecchi da intrattenimento 

  1. A decorrere  dal   10  febbraio  2020,   la  misura  del   prelievo

erariale unico sugli apparecchi di cui   all'articolo  110,  comma   6,

lettera a) e lettera b), del testo   unico  delle  leggi   di  pubblica

sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, é fissata,

rispettivamente, nel 23 per cento e nel   9  per  cento.   Le  aliquote

previste  dal  presente   articolo   sostituiscono   quelle    previste

dall'articolo 9, comma 6, del decreto-legge 12 luglio  2018,   n.  87,

convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96, come

modificate dall'articolo 1, comma 1051, della legge 30 dicembre 2018,

n. 145 e dall'articolo 27, comma   2,  del  decreto-legge   28  gennaio

2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019,

n. 26. Le aliquote vigenti rispettivamente del 21,6 per cento  e  del

7,9 per cento si applicano fino al 9 febbraio 2020. 

                               Art. 27 

          Registro unico degli operatori del gioco pubblico 

  1. Al fine  di   contrastare  le  infiltrazioni   della  criminalità

organizzata  nel  settore   dei  giochi  e   la  diffusione  del   gioco

illegale, nonché di perseguire un razionale assetto  sul   territorio

dell'offerta di gioco pubblico, presso l'Agenzia delle dogane  e  dei

monopoli é istituito, a decorrere dall'esercizio 2020,  il  Registro

unico degli operatori del gioco pubblico. 

  2. L'iscrizione al Registro costituisce titolo  abilitativo  per  i

soggetti che svolgono attività in materia di gioco  pubblico   ed  é

obbligatoria anche per i soggetti già titolari, alla data di entrata

in vigore del presente articolo, dei diritti e dei rapporti  in   esso

previsti. 

  3.   Devono  iscriversi  al   Registro  le  seguenti    categorie   di

operatori: 

    a) i soggetti: 

  1) produttori; 

  2) proprietari; 

  3) possessori ovvero detentori a qualsiasi titolo 

degli apparecchi e  terminali  di   cui  all'articolo  110,   comma  6,

lettere a) e b), del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di

cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, per i quali la  predetta

Amministrazione rilascia,  rispettivamente,  il   nulla  osta  di  cui

all'articolo 38, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e  il

codice  identificativo  univoco   di  cui  al   decreto  del  Direttore

generale dell'Amministrazione   autonoma  dei  monopoli   di  Stato  22

gennaio 2010,  pubblicato  nella   Gazzetta  Ufficiale  n.   32  del  9

febbraio 2010; 

    b) i concessionari per la gestione della  rete  telematica   degli

apparecchi  e  terminali   da  intrattenimento  che    siano   altresì

proprietari degli apparecchi e terminali   di  cui  all'articolo   110,

comma 6, lettere a) e b), del testo unico   delle  leggi  di   pubblica

sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773; 

    c) i soggetti: 

  1) produttori; 

  2) proprietari; 

  3) possessori ovvero detentori a qualsiasi titolo degli  apparecchi

di cui all'articolo 110, comma 7, lettere a), c), c-bis) e c-ter) del

testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto

18 giugno 1931, n. 773; 

  d) i concessionari del gioco del Bingo; 

  e) i concessionari di scommesse su eventi ippici,  sportivi  e  non

sportivi e su eventi simulati; 

  f) i titolari di punti  vendita   dove  si  accettano   scommesse  su

eventi ippici, sportivi e non sportivi, su eventi simulati e concorsi

pronostici sportivi, nonché i titolari dei   punti  per  la   raccolta

scommesse che si sono regolarizzati ai sensi dell'articolo  1,   comma

643, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 e   dell'articolo  1,  comma

926, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e i titolari dei punti  di

raccolta ad essi collegati; 

  g)   i  concessionari  dei   giochi  numerici  a   quota  fissa  e   a

totalizzatore; 

  h) i titolari dei punti di vendita delle lotterie istantanee e  dei

giochi numerici a quota fissa e a totalizzatore; 

  i) i concessionari del gioco a distanza; 

  l) i titolari dei punti di ricarica dei conti di gioco a distanza; 

  m) i produttori delle  piattaforme   dei  giochi  a   distanza  e  di

piattaforme per eventi simulati; 

  n) le società di corse che gestiscono gli ippodromi; 

  o) gli allibratori; 

  p) ogni altro soggetto non ricompreso fra quelli di cui al presente

comma che svolge, sulla base di   rapporti  contrattuali  continuativi

con i soggetti di cui al comma medesimo,   qualsiasi  altra  attività

funzionale o collegata  alla  raccolta   del  gioco,  individuato   con

provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli,

che ne fissa anche l'importo, in coerenza   con  quanto  previsto   dal

comma 4, in relazione alle categorie di soggetti di cui  al   presente

comma. 

  4. L'iscrizione al Registro é disposta dall'Agenzia delle dogane e

dei monopoli previa verifica del possesso, da parte dei  richiedenti,

delle licenze di pubblica sicurezza di cui agli articoli 86 e 88  del

testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto

18 giugno 1931, n. 773, delle autorizzazioni e concessioni necessarie

ai sensi delle specifiche normative di settore e della certificazione

antimafia prevista dalla disciplina   vigente,  nonché  dell'avvenuto

versamento, da parte dei medesimi, di una somma annua pari a: 

  a) euro 200,00 per i soggetti di cui al comma 3, lettere a), numero

3), c), numero 3), f), h), l); 

  b) euro 500,00 per i soggetti di cui al comma 3, lettere a), numero

2), c) numero 2), o); 

  c) euro 2.500,00 per i soggetti di cui  al   comma  3,  lettere   a),

numero 1), c) numero 1) ed m); 

  d) euro 3.000 per i soggetti di cui al comma 3, lettere e) ed n) ed

euro 10.000,00 per i soggetti di cui al comma 3, lettere b),  d),  g)

ed i). 

  I soggetti che operano in più  ambiti   di  gioco  sono   tenuti  al

versamento di una sola somma d'iscrizione. I  soggetti   che  svolgono

più ruoli  nell'ambito  della  filiera  del   gioco  sono  tenuti   al

versamento della somma più alta fra quelle previste per le categorie

in cui operano. 

  5. L'iscrizione al Registro deve essere rinnovata annualmente. 

  6. L'omesso versamento della somma di cui al comma  4  può  essere

regolarizzato,  prima  che   la  violazione  sia   accertata,  con   il

versamento di un importo pari alla   somma  dovuta  maggiorata   di  un

importo pari al 2 per cento per ogni   mese  o  frazione   di  mese  di

ritardo. 

  7. Con decreto del Ministro  dell'economia   e  delle  finanze   sono

stabilite tutte le disposizioni applicative, eventualmente  anche   di

natura transitoria, relative alla tenuta del Registro, all'iscrizione

ovvero alla cancellazione dallo   stesso,  nonché  ai   tempi  e  alle

modalità di effettuazione del versamento di cui al comma 4. 

  8. L'esercizio di qualsiasi attività funzionale alla  raccolta  di

gioco in assenza di iscrizione al Registro di cui al comma 1 comporta

l'applicazione di una sanzione amministrativa  di   euro  10.000,00  e

l'impossibilità di iscriversi al Registro per i successivi 5 anni. 

  9. I concessionari  di   gioco  pubblico  non   possono  intrattenere

rapporti contrattuali funzionali   all'esercizio  delle  attività   di

gioco con soggetti diversi da quelli iscritti nel Registro.  In   caso

di violazione  del  divieto   é  dovuta  la   sanzione  amministrativa

pecuniaria di euro 10.000,00 e il rapporto contrattuale é risolto di

diritto. La terza reiterazione, anche non consecutiva, della medesima

violazione  nell'arco  di   un  biennio  determina   la  revoca   della

concessione. 

  10. A decorrere dalla data di istituzione del Registro  di  cui  al

comma 1 e, comunque, dal novantesimo giorno successivo all'entrata in

vigore del decreto di cui al comma 7, l'elenco di cui all'articolo 1,

comma 533, della legge 23 dicembre   2005,  n.  266,   come  modificato

dall'articolo 1, comma 82, della legge 13 dicembre 2010, n.  220,  é

abrogato. 

                               Art. 28 

          Blocco dei pagamenti a soggetti senza concessione 

  1.   Al  fine  di   rendere  maggiormente  tracciabili   i  flussi  di

pagamento, di contrastare l'evasione fiscale e le infiltrazioni della

criminalità organizzata, le società emittenti carte di credito, gli

operatori bancari, finanziari e   postali  non  possono   procedere  al

trasferimento  di  denaro   a  favore  di   soggetti  che  offrono   nel

territorio  dello   Stato,    attraverso   reti   telematiche    o   di

telecomunicazione,  giochi,  scommesse   o  concorsi  pronostici    con

vincite in denaro in difetto di concessione, autorizzazione,  licenza

od  altro  titolo    autorizzatorio   o   abilitativo    non   sospeso.

L'inosservanza dell'obbligo di   cui  al  presente   articolo  comporta

l'irrogazione,  alle  società   emittenti  carte  di   credito,   agli

operatori bancari, finanziari e postali, di   sanzioni  amministrative

pecuniarie da trecentomila ad un   milione  e  trecentomila   euro  per

ciascuna violazione accertata. La competenza  all'applicazione  della

sanzione prevista nel presente articolo é dell'ufficio  dell'Agenzia

delle dogane e dei monopoli dove ha sede   il  domicilio  fiscale   del

trasgressore. Con uno  o  più   provvedimenti   interdirigenziali  del

Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento del  tesoro   e

dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli sono stabilite le  modalità

attuative delle  disposizioni  di   cui  al  presente   articolo  e  la

relativa decorrenza.  I  commi   da  29  a   31  dell'articolo  24  del

decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,   convertito,  con  modificazioni,

dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sono abrogati. 

                               Art. 29 

          Potenziamento dei controlli in materia di giochi 

  1. Al fine di prevenire il gioco da parte dei  minori  ed   impedire

l'esercizio abusivo del gioco   con  vincita  in   denaro,  contrastare

l'evasione fiscale e l'uso  di  pratiche   illegali  in  elusione   del

monopolio pubblico del gioco, l'Agenzia delle dogane e  dei   monopoli

é autorizzata a costituire, avvalendosi di risorse proprie, un fondo

destinato alle operazioni di gioco a fini di  controllo,   di  importo

non superiore a 100.000 euro annui. Con provvedimento  del   Direttore

dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli é   costituito  il  fondo   e

disciplinato  il  relativo   utilizzo.   Il   personale    appartenente

all'Agenzia delle dogane e dei monopoli é autorizzato ad  effettuare

operazioni di gioco a distanza o presso locali in cui  si   effettuano

scommesse o sono installati apparecchi di cui all'articolo 110, comma

6, lettera a) e b), del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza

di cui al regio decreto 18 giugno 1931,   n.  773,  al   solo  fine  di

acquisire elementi di prova in ordine alle   eventuali  violazioni  in

materia di gioco pubblico, ivi comprese quelle relative al divieto di

gioco dei minori. Per effettuare le medesime operazioni di gioco,  la

disposizione del precedente periodo si applica altresì alla  Polizia

di Stato, all'Arma dei   Carabinieri  e  al   Corpo  della  Guardia   di

finanza, ciascuno dei quali, ai fini dell'utilizzo del fondo previsto

dal  presente  comma,   agisce  previo  concerto   con  le   competenti

strutture dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Con provvedimento

del Direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli sono  previste

le disposizioni attuative e contabili per l'utilizzo del fondo di cui

al primo periodo, stabilendo che le eventuali vincite conseguite  dal

predetto personale nell'esercizio delle attività di cui al  presente

articolo siano riversate al fondo medesimo. 

  2.   All'articolo  10,  del   decreto-legge  2  marzo   2012,  n.  16,

convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44,  il

comma 1 é abrogato. 

                               Art. 30 

Disposizioni relative all'articolo 24 del   decreto-legge  n.  98  del

                                2011 

  1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 24, comma  28,  del

decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,   convertito,  con  modificazioni,

dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, non   possono  essere  titolari   o

condurre esercizi commerciali, locali o altri spazi  all'interno   dei

quali sia offerto  gioco  pubblico,   operatori  economici  che   hanno

commesso  violazioni  definitivamente  accertate,   agli  obblighi  di

pagamento delle  imposte  e   tasse  o  dei   contributi  previdenziali

secondo quanto  previsto  dall'articolo   80,  comma  4,   del  decreto

legislativo 18 aprile 2016, n. 50. 

  2. All'articolo 24, comma 25, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.

98, convertito, con modificazioni, dalla legge  15   luglio  2011,  n.

111, le parole "ovvero l'imputazione o la condizione di indagato  sia

riferita al coniuge non separato"   sono  sostituite  dalle   seguenti:

"ovvero l'imputazione sia riferita al coniuge non separato o, per  le

società partecipate  da  fondi   di  investimento  o   assimilati,  al

titolare o al rappresentante legale o negoziale ovvero  al   direttore

generale della società di gestione del fondo". 

                               Art. 31 

                Omesso versamento dell'imposta unica 

  1. Al fine di contrastare la diffusione  del  gioco   irregolare  ed

illegale, l'evasione, l'elusione fiscale e il riciclaggio nel settore

del gioco, nonché di assicurare l'ordine pubblico e  la  tutela  del

giocatore ed evitare fenomeni di alterazione della concorrenza, fermi

restando i poteri e le competenze del Questore, nonché i divieti  di

offerta al pubblico di gioco in assenza di concessione statale  o  di

autorizzazione di pubblica sicurezza e le relative sanzioni penali ed

amministrative previste, é disposta, con provvedimento  dell'Agenzia

delle dogane e dei monopoli, la chiusura dei punti vendita nei  quali

si offrono al pubblico scommesse e   concorsi  pronostici  qualora   il

soggetto che gestisce il punto di vendita risulti debitore  d'imposta

unica di cui alla decreto legislativo 23 dicembre  1998   n.  504,  in

base ad una sentenza, anche non definitiva, la cui  esecutività   non

sia sospesa. La chiusura   diventa  definitiva  con   il  passaggio  in

giudicato della sentenza di condanna.   La  presente  disposizione   si

applica altresì ai punti vendita dei soggetti per  conto   dei  quali

l'attività é esercitata, che risultino debitori d'imposta unica  di

cui alla decreto legislativo 23 dicembre 1998 n. 504,  anche   in  via

solidale con il soggetto gestore del punto vendita. Il  provvedimento

dell'Agenzia  delle  dogane   e  dei  monopoli  contiene   l'invito  al

pagamento, entro trenta giorni dalla notifica, di quanto  dovuto   per

effetto della sentenza di condanna e l'intimazione alla chiusura  se,

decorso il periodo previsto,   non  sia  fornita   prova  dell'avvenuto

pagamento. L'Agenzia delle dogane e dei monopoli avvisa senza ritardo

il  competente  Comando   della  Guardia  di   Finanza  per   procedere

all'esecuzione della chiusura. In caso di violazione  della   chiusura

dell'esercizio, il soggetto sanzionato   é  punito  con   la  sanzione

amministrativa da  euro  diecimila   a  euro  trentamila,   oltre  alla

chiusura dell'esercizio  in  forma   coattiva.  In  caso   di  sentenza

favorevole al contribuente   successiva  al  versamento   del  tributo,

l'Agenzia delle dogane e dei monopoli dispone il rimborso delle somme

dovute, come risultanti dalla sentenza, entro novanta giorni dal  suo

deposito. 

  2.    L'Agenzia   delle   dogane    e   dei   monopoli,    nell'ambito

dell'attività ordinaria di controllo   dei  pagamenti  da   parte  dei

soggetti  obbligati,  procede   a  diffidare  coloro    che   risultino

inadempienti, in tutto o in parte, al versamento di quanto  dovuto   a

titolo di imposta unica oltre a sanzioni ed   interessi  entro  trenta

giorni. In caso di mancato versamento nei termini  di  cui  al   primo

periodo, l'Agenzia delle dogane e dei monopoli procede all'escussione

delle garanzie prestate in base ai regimi convenzionali previsti.  Il

soggetto obbligato é tenuto a reintegrare la garanzia entro  novanta

giorni dall'escussione, a pena di decadenza della concessione. 

Capo III
 Ulteriori disposizioni fiscali

                               Art. 32 

Adeguamento a sentenza della Corte di Giustizia UE del 14 marzo 2019,

                           causa C-449/17 

  1. All'articolo 10, comma 1, n. 20),  del   decreto  del  Presidente

della Repubblica 26  ottobre  1972,   n.  633,  le   parole  "e  quelle

didattiche di ogni genere, anche" sono sostituite con le parole ", le

prestazioni d'insegnamento scolastico o universitario e quelle". 

  2. Le prestazioni d'insegnamento scolastico o universitario di  cui

all'articolo 10, comma 1, n. 20) del   decreto  del  Presidente   della

Repubblica 26 ottobre 1972, n.   633  non  comprendono   l'insegnamento

della guida automobilistica ai fini dell'ottenimento delle patenti di

guida per i veicoli delle categorie B e C1. 

  3.   Sono  fatti  salvi   i  comportamenti  difformi    adottati   dai

contribuenti anteriormente alla   data  di  entrata   in  vigore  della

presente disposizione, per effetto della sentenza Corte di  Giustizia

UE del 14 marzo 2019, causa C-449/17. 

  4. All'articolo 2 del decreto del Presidente  della  Repubblica   21

dicembre 1996, n. 696, é soppressa la lettera q). Per le prestazioni

didattiche,  finalizzate   al    conseguimento   della   patente,    le

autoscuole, tenute alla   memorizzazione  elettronica  e   trasmissione

telematica  dei  dati   dei   corrispettivi   giornalieri    ai   sensi

dell'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 5 agosto  2015,   n.

127, possono, fino al 30 giugno   2020,  documentare  i   corrispettivi

mediante il rilascio della ricevuta fiscale   di  cui  all'articolo   8

della legge 10 maggio 1976, n. 249, ovvero dello scontrino fiscale di

cui alla legge  26  gennaio   1983,  n.  18,  con  l'osservanza   delle

relative discipline. 

  5. Le disposizioni di cui al presente articolo hanno efficacia  dal

1° gennaio 2020. 

                               Art. 33 

         Sospensione adempimenti connessi ad eventi sismici 

  1. I soggetti di  cui   all'articolo  1  del   decreto  del  Ministro

dell'economia e delle finanze del 25 gennaio 2019,  pubblicato   nella

Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2019, n. 30, aventi alla  data   del

26 dicembre 2018, la residenza, ovvero, la   sede  legale  o  la  sede

operativa nel territorio dei Comuni di Aci   Bonaccorsi,  Aci  Catena,

Aci  Sant'Antonio,  Acireale,   Milo,  Santa  Venerina,    Trecastagni,

Viagrande e Zafferana Etnea, che hanno   usufruito  della  sospensione

dei termini dei versamenti tributari  scadenti   nel  periodo  dal  26

dicembre 2018 al 30 settembre 2019, eseguono i  predetti   versamenti,

senza applicazione di sanzioni e interessi, in unica soluzione  entro

il 16 gennaio 2020, ovvero, a decorrere dalla stessa  data,   mediante

rateizzazione fino a un massimo di   diciotto  rate  mensili   di  pari

importo da  versare  entro   il  16  di   ogni  mese.  Gli   adempimenti

tributari, diversi dai versamenti, non   eseguiti  per  effetto   della

sospensione, sono effettuati entro il mese di gennaio 2020. 

  2. Agli oneri derivanti dal comma 1, valutati  in  9,2   milioni  di

euro per l'anno 2019, si provvede mediante utilizzo delle risorse  di

cui all'articolo 2, comma 107, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. 

                               Art. 34 

           Compartecipazione comunale al gettito accertato 

  1. All'articolo 1, comma 12-bis del decreto-legge 13  agosto  2011,

n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011,

n. 148, le parole "per gli anni dal 2012  al   2019"  sono  sostituite

dalle seguenti: "per gli anni dal 2012 al 2021". 

                               Art. 35 

                 Modifiche all'articolo 96 del TUIR 

  1. All'articolo 96 del  testo   unico  delle  imposte   sui  redditi,

approvato con decreto del Presidente   della  Repubblica  22   dicembre

1986, n. 917, il comma 11 é sostituito dal   seguente:  "11. Ai  fini

dei commi da 8 a 10: 

     a) per progetto infrastrutturale   pubblico  a  lungo   termine  si

intende il  progetto  rientrante   tra  quelli  cui   si  applicano  le

disposizioni della Parte V del decreto legislativo 18 aprile 2016, n.

50; 

    b)  nel   caso  di  costituzione   di  una  società   di   progetto

strumentale alla segregazione patrimoniale rispetto  ad   attività  e

passività non afferenti al progetto infrastrutturale  medesimo   sono

integralmente deducibili gli interessi   passivi  e  oneri   finanziari

relativi ai prestiti  stipulati  dalla   società  di  progetto   anche

qualora assistiti da garanzie diverse da quelle di cui  al   comma  8,

lettera  a)  utilizzati   per  finanziare  progetti    infrastrutturali

pubblici di cui alle Parti III, IV e V, del   decreto  legislativo  18

aprile 2016, n. 50.". 

                               Art. 36 

                       Incentivi Conto Energia 

  1. In caso di cumulo degli incentivi  alla  produzione   di  energia

elettrica da impianti fotovoltaici di cui   ai  decreti  del   Ministro

dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e

della tutela del territorio e del mare, 6 agosto 2010, 5 maggio  2011

e 5 luglio 2012  con  la   detassazione  per  investimenti   ambientali

realizzati da piccole e medie imprese prevista dall'articolo 6, commi

da 13 a 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, il contribuente  ha

facoltà di avvalersi di quanto previsto dal comma 2. 

  2.   Il  mantenimento  del   diritto  a  beneficiare   delle   tariffe

incentivanti riconosciute dal Gestore   dei  Servizi  Energetici   alla

produzione di energia elettrica é subordinato al  pagamento   di  una

somma  determinata  applicando    alla   variazione   in    diminuzione

effettuata  in   dichiarazione   relativa    alla   detassazione   per

investimenti ambientali l'aliquota d'imposta pro tempore vigente. 

  3. I soggetti che intendono avvalersi della definizione di  cui  al

comma 2 devono presentare apposita   comunicazione  all'Agenzia  delle

entrate.  Le  modalità   di  presentazione  e   il   contenuto   della

comunicazione  sono  stabiliti   con   provvedimento   del    Direttore

dell'Agenzia medesima, da emanare entro sessanta giorni dalla data di

entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. 

  4. Nella comunicazione di cui al comma  3   il  contribuente  indica

l'eventuale pendenza di giudizi aventi ad oggetto il  recupero   delle

agevolazioni non spettanti in virtù del divieto di cumulo di cui  al

comma 1 e assume l'impegno a rinunciare   agli  stessi  giudizi,   che,

dietro presentazione di copia della comunicazione e  nelle   more  del

pagamento delle somme dovute, sono sospesi dal giudice.  L'estinzione

del  giudizio  é   subordinata  all'effettivo  perfezionamento  della

definizione  e  alla   produzione,  nello   stesso    giudizio,   della

documentazione attestante i pagamenti effettuati; in caso  contrario,

il giudice revoca la sospensione su istanza di una delle parti. 

  5.  La   definizione  si  perfeziona   con  la  presentazione   della

comunicazione di cui al comma 3 e   con  il  pagamento   degli  importi

dovuti ai sensi del presente articolo entro il 30 giugno 2020. 

  6. Resta ferma la facoltà di agire in giudizio a tutela dei propri

diritti per coloro che non ritengono di avvalersi della  facoltà   di

cui al presente articolo. 

                               Art. 37 

Riapertura  del  termine   di  pagamento  della    prima   rata   della

definizione agevolata di cui all'articolo 3 del decreto-legge n.  119

                              del 2018 

  1.   La  scadenza  di   pagamento  del  31    luglio   2019   prevista

dall'articolo 3, comma 2, lettere a) e b),   21,  22,  23   e  24,  del

decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni,

dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, é fissata al 30 novembre 2019. 

                               Art. 38 

            Imposta immobiliare sulle piattaforme marine 

  1. A decorrere dall'anno 2020 é  istituita   l'imposta  immobiliare

sulle  piattaforme  marine   (IMPi)  in  sostituzione   di  ogni  altra

imposizione immobiliare locale ordinaria sugli stessi manufatti.  Per

piattaforma marina si intende la   piattaforma  con  struttura   emersa

destinata alla coltivazione di idrocarburi e sita entro i limiti  del

mare territoriale come individuato dall'articolo 2 del  Codice   della

Navigazione. 

  2. La base imponibile é  determinata   in  misura  pari   al  valore

calcolato ai sensi dell'articolo 5, comma 3, del decreto  legislativo

30 dicembre 1992, n. 504, richiamato dall'articolo 13, comma  3,  del

decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni,

dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. 

  3. L'imposta é calcolata ad aliquota pari al  10,6  per   mille. É

riservata  allo  Stato   la  quota  di   imposta  calcolata  applicando

l'aliquota pari al 7,6 per   mille;  la  restante   imposta,  calcolata

applicando l'aliquota del  3  per   mille,  é  attribuita   ai  comuni

individuati ai  sensi  del   comma  4. É  esclusa   la  manovrabilità

dell'imposta da parte dei comuni per la quota loro spettante. 

  4.   I  comuni  cui   spetta  il   gettito    dell'imposta   derivante

dall'applicazione dell'aliquota del 3 per mille sono individuati  con

decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di concerto con il

Ministro dell'interno, il Ministro della difesa  e   con  il  Ministro

dello sviluppo economico, da   emanarsi  d'intesa  con   la  Conferenza

Stato-Città ed autonomie locali entro centottanta giorni dalla  data

di entrata in vigore del presente decreto. Nello stesso decreto  sono

stabiliti i criteri, le modalità di   attribuzione  e  di   versamento

nonché la quota del gettito spettante ai comuni individuati. Qualora

ricorra la condizione di cui al comma 3 dell'articolo 3  del   decreto

legislativo 28 agosto 1997, n. 281, il decreto medesimo  é   comunque

adottato. 

  5. Limitatamente  all'anno   2020,  il  versamento   dell'imposta  é

effettuato in un'unica soluzione, entro il 16  dicembre,   allo  Stato

che provvederà all'attribuzione del gettito   di  spettanza  comunale

sulla base del decreto di cui al comma 4. A tale fine,  le   somme  di

spettanza dei comuni per l'anno 2020   sono  riassegnate  ad   apposito

capitolo  istituito  nello   stato   di   previsione    del   Ministero

dell'interno.  Il  Ministero   dell'economia   e   delle    finanze   -

Dipartimento  delle  Finanze,   comunica  al  Ministero    dell'interno

l'importo del gettito acquisito nell'esercizio  finanziario   2020  di

spettanza dei comuni. 

  6.   Le  attività  di   accertamento  e  riscossione   relative  alle

piattaforme di cui al  comma  1   sono  svolte  dai   comuni  ai  quali

spettano le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle suddette

attività a titolo di imposta, interessi e sanzioni. 

  7. Per quanto non espressamente previsto dal presente articolo,  si

applicano le disposizioni relative   alle  detrazioni  in   materia  di

imposta municipale propria di cui all'articolo 13 del decreto-legge 6

dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge  22

dicembre 2011,  n.  214,   e  le  altre   disposizioni  della  medesima

imposta, in quanto compatibili. 

  8. Restano ferme le disposizioni relative ai manufatti  di  cui  al

comma 728 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre  2017,   n.  205  ai

quali si applicano esclusivamente i commi 3, 4, 5, 6 e 7 del presente

articolo. 

Capo IV
 Modifiche della disciplina penale in materia tributaria e della responsabilità amministrativa degli enti nella stessa materia

                               Art. 39 

Modifiche   della   disciplina    penale   e   della    responsabilità

                      amministrativa degli enti 

  1. Al decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, sono  apportate  le

seguenti modificazioni: 

    a) all'articolo 2, comma 1, le parole "un anno e sei mesi a   sei"

sono sostituite dalle seguenti: "quattro a otto"; 

    b) all'articolo 2, dopo il  comma   2  é  aggiunto   il  seguente:

"2-bis. Se l'ammontare degli elementi passivi fittizi é inferiore  a

euro centomila, si applica la reclusione da un anno e sei mesi a  sei

anni."; 

    c) all'articolo 3, comma 1, alinea, le parole "un anno e sei mesi

a sei" sono sostituite dalle seguenti: "tre a otto"; 

    d) all'articolo 4, comma 1, alinea, le parole "uno  a  tre"   sono

sostituite dalle seguenti: "due a cinque"; 

    e)   all'articolo   4,    comma   1   lettera    a),   la    parola

"centocinquantamila" é sostituita dalla seguente: "centomila"; 

    f) all'articolo 4,  comma   1  lettera  b),   la  parola  "tre"  é

sostituita dalla seguente: "due"; 

    g) il comma 1-ter dell'articolo 4 é abrogato; 

    h) all'articolo 5, comma 1, le parole  "un  anno   e  sei  mesi  a

quattro" sono sostituite dalle seguenti: "due a sei"; 

    i) all'articolo 5, comma 1-bis, le parole "un anno e sei  mesi  a

quattro" sono sostituite dalle seguenti: "due a sei"; 

    l) all'articolo 8, comma 1, le parole "un anno e sei mesi a   sei"

sono sostituite dalle seguenti: "quattro a otto"; 

    m) all'articolo 8, dopo il  comma   2  é  aggiunto   il  seguente:

"2-bis. Se l'importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o

nei documenti, per periodo d'imposta, é inferiore a euro  centomila,

si applica la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni."; 

    n) all'articolo 10, le parole "un anno e sei  mesi  a   sei"  sono

sostituite dalle seguenti: "tre a sette"; 

    o)  all'articolo   10-bis,  la  parola    "centocinquantamila"   é

sostituita dalla seguente: "centomila"; 

    p) all'articolo  10-ter,   la  parola  "duecentocinquantamila"  é

sostituita dalla seguente: "centocinquantamila"; 

    q) dopo l'articolo 12-bis, é inserito il seguente: 

      "Art. 12-ter (Casi particolari di confisca). - 1. Nei   casi  di

condanna  o  di   applicazione  della  pena   su  richiesta   a    norma

dell'articolo 444 del codice  di  procedura   penale  per  taluno   dei

delitti previsti dal presente decreto,   diversi  da  quelli   previsti

dagli articoli 10-bis e 10-ter, si   applica  l'articolo  240-bis   del

codice penale quando: 

        a) l'ammontare degli elementi passivi fittizi é superiore  a

euro centomila nel caso del delitto previsto dall'articolo 2; 

        b) l'imposta evasa é superiore a euro centomila nel caso dei

delitti previsti dagli articoli 3 e 5, comma 1; 

        c) l'ammontare delle ritenute non versate é superiore a euro

centomila nel caso del delitto previsto dall'articolo 5, comma 1-bis; 

        d) l'importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o

nei documenti é superiore a euro   centomila  nel  caso   del  delitto

previsto dall'articolo 8; 

        e)  l'indebita   compensazione  ha  ad   oggetto  crediti   non

spettanti o inesistenti superiori   a  euro  centomila   nel  caso  del

delitto previsto dall'articolo 10-quater; 

        f)  l'ammontare   delle  imposte,  sanzioni   ed  interessi  é

superiore  ad  euro   centomila  nel   caso    del   delitto   previsto

dall'articolo 11, comma 1; 

        g) l'ammontare  degli   elementi  attivi  inferiori   a  quelli

effettivi o degli  elementi  passivi   fittizi  é  superiore   a  euro

centomila nel caso del delitto previsto dall'articolo 11, comma 2; 

        h) é pronunciata condanna  o  applicazione   di  pena  per  i

delitti previsti dagli articoli 4 e 10.". 

  2. Dopo l'articolo 25-quaterdecies del decreto legislativo 8 giugno

2001, n. 231, é aggiunto il seguente: 

    "Art. 25-quinquiesdecies (Reati  tributari). -  1.   In  relazione

alla commissione del delitto di   dichiarazione  fraudolenta  mediante

uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti  previsto

dall'articolo 2 del decreto legislativo 10   marzo  2000,  n.   74,  si

applica all'ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote.". 

  3. Le disposizioni di cui ai commi 1 a 2 hanno efficacia dalla data

di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della legge di  conversione

del presente decreto. 

Capo V
 Ulteriori disposizioni per esigenze indifferibili

                               Art. 40 

                     RFI ed Equitalia Giustizia 

  1. Al fine di assicurare il pieno  ed   efficace  svolgimento  delle

attività funzionali al raggiungimento degli obiettivi  istituzionali

e societari attribuiti alla società Rete Ferroviaria Italiana S.p.A.

(RFI), alla stessa non si applicano   i  vincoli  e   gli  obblighi  in

materia di contenimento della spesa pubblica previsti dalla  legge   a

carico dei soggetti  inclusi  nel   provvedimento  dell'ISTAT  di  cui

all'articolo 1, comma 3, della legge   31  dicembre  2009,   n.196.  La

società conserva autonomia finanziaria e operativa,  fermo   restando

l'obbligo  di  preventiva   informativa  ai  competenti   Ministeri   e

autorità, in relazione alle operazioni   finanziarie  che  comportano

una variazione dell'esposizione debitoria della società. 

  2. Al fine di agevolare  l'attuazione   delle  disposizioni  di  cui

all'articolo 1, comma 471, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, e di

potenziare l'attività di riscossione dei   crediti  di  giustizia   ai

sensi del testo unico delle disposizioni legislative e  regolamentari

in materia di spese di giustizia di cui   al  decreto  del   Presidente

della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, nonché di  incrementare   il

gettito  per  l'Erario   derivante  dalle  medesime   attività,   alla

società di  cui  all'articolo   2,  comma  1,   del  decreto-legge  16

settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13

novembre 2008, n. 181, fermo restando il concorso agli  obiettivi   di

finanza pubblica e l'obbligo di versamento all'entrata  del   bilancio

dello Stato di  un  importo   corrispondente  ai  risparmi   conseguiti

dall'applicazione  delle  suddette   norme,  da  effettuare   ai  sensi

dell'articolo 1, comma 506, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, non

si applicano le disposizioni di cui agli articoli 9, commi 28 e 29, e

6, commi 7, 11 e  13,  del   decreto-legge  31  maggio   2010,  n.  78,

convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. 

                               Art. 41 

                        Fondo di garanzia PMI 

  1. Al Fondo di garanzia per le  piccole   e  medie  imprese   di  cui

all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre  1996,

n. 662, sono assegnati 670 milioni di euro per l'anno 2019. 

  2. Al fine di favorire l'efficienza economica, la redditività e la

sostenibilità del settore agricolo e di incentivare l'adozione e  la

diffusione di sistemi  di  gestione   avanzata  attraverso  l'utilizzo

delle  tecnologie  innovative,   le   garanzie   concesse    ai   sensi

dell'articolo 17, comma 2 del decreto legislativo 29 marzo  2004,   n.

102,  sono  a   titolo  gratuito  per   imprese  agricole  in   caso  di

iniziative per lo sviluppo di tecnologie innovative, dell'agricoltura

di  precisione  o   la  tracciabilità  dei   prodotti  con  tecnologie

blockchain. La garanzia é concessa a titolo gratuito nel  limite   di

20.000 euro di costo e comunque nei limiti previsti  dai   regolamenti

(UE) numeri 1407/2013 e 1408/2013 della Commissione, del 18  dicembre

2013, relativi all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato

sul funzionamento dell'Unione europea   agli  aiuti  de   minimis.  Per

l'attuazione del presente comma é autorizzata la spesa di 30 milioni

di euro per l'anno 2019 in favore dell'Istituto  di   servizi  per  il

mercato agricolo alimentare (ISMEA). 

                               Art. 42 

                           Fusioni comuni 

  1. La dotazione finanziaria  dei   contributi  straordinari  di  cui

all'articolo   15,   comma    3,   del   testo    unico   delle   leggi

sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto  legislativo   18

agosto 2000, n. 267, é incrementata di 30 milioni di euro per l'anno

2019. 

                               Art. 43 

                         Affitti passivi PA 

  1. All'articolo  8,   del  decreto-legge  31   maggio  2010,  n.  78,

convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio  2010,   n.  122,

sono apportate le seguenti modificazioni: 

    a) al comma 4, il quinto periodo é sostituito dal seguente:  "Ai

contratti  stipulati  con   le  amministrazioni  dello   Stato  di  cui

all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo   2001,  n.

165 per la locazione degli immobili acquistati ai sensi del  presente

comma si applica un canone commisurato ai valori di mercato,  ridotto

ai sensi dell'articolo 3, comma 6, del decreto-legge 6  luglio   2012,

n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto  2012,   n.

135."; 

    b) dopo il comma 4 é inserito il seguente: "4-bis. Le risorse di

cui al primo periodo  del  comma   4  possono  essere   utilizzate  dai

predetti enti previdenziali anche per l'acquisto di immobili  adibiti

o da adibire ad uffici in locazione passiva alle  società   in  house

delle amministrazioni centrali dello Stato ed incluse nell'elenco  di

cui all'articolo 1, comma 2, della   legge  196/2009,  su   indicazione

dell'amministrazione che esercita il controllo  analogo,   sentiti  il

Ministero dell'economia e delle finanze e l'Agenzia del  demanio   per

le rispettive competenze. Il Ministero dell'economia e delle  finanze

può  trasferire  alle   predette  società  in   house  le  risorse   a

legislazione vigente di cui al   settimo  periodo  del   comma  4,  per

consentire alle medesime società,   che  ne  facciano   richiesta,  di

procedere alla predisposizione della   progettazione  necessaria  agli

enti previdenziali pubblici per   la  valutazione  degli   investimenti

immobiliari di cui al presente comma. Con   il  decreto  del   Ministro

dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministro del  lavoro

e delle politiche sociali, sono stabilite le modalità di  attuazione

del presente comma, nel rispetto dei   saldi  strutturali  di   finanza

pubblica.". 

                               Art. 44 

Abrogazione dell'articolo 6, comma 6-ter, del decreto-legge 13 agosto

                            2011, n. 138 

  1. Il comma 6-ter dell'articolo 6 del decreto-legge 13 agosto 2011,

n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011,

n. 148, é abrogato. 

                               Art. 45 

                  Disposizioni in materia di salute 

  1. All'articolo 1, comma 515, della legge 30 dicembre 2018, n.  145

le parole  "31  marzo   2019"  sono  sostituite   dalle  seguenti:  "31

dicembre 2019". 

                               Art. 46 

           Disposizioni in materia di fiscalità regionale 

  1. Nelle more del riordino del sistema della fiscalità locale,  al

decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, sono apportate le  seguenti

modificazioni: 

    a) all'articolo 2, comma 1, la parola "2020", ovunque ricorre, é

sostituita dalla seguente: "2021"; 

    b) all'articolo 4: 

      1) al comma 2, le parole "Per gli anni dal 2011 al   2019"  sono

sostituite dalle seguenti: "Per gli anni  dal   2011  al  2020"   e  le

parole "A decorrere dall'anno 2020" sono sostituite  dalle   seguenti:

"A decorrere dall'anno 2021"; 

      2) al comma 3, le parole  "A   decorrere  dall'anno  2020"   sono

sostituite dalle seguenti: "A decorrere dall'anno 2021"; 

    c) all'articolo 7: 

      1) al comma 1, le parole  "A   decorrere  dall'anno  2020"   sono

sostituite dalle seguenti: "A decorrere dall'anno 2021"; 

      2) al comma 2,  le   parole  "entro  il   31  luglio  2019"   sono

sostituite dalle seguenti: "entro il 31 luglio 2020"; 

    d) all'articolo 15, commi 1 e 5, la parola "2020"  é  sostituita

dalla seguente: "2021". 

                               Art. 47 

             Disposizioni sul trasporto pubblico locale 

  1. All'articolo  27   del  decreto-legge  24   aprile  2017,  n.  50,

convertito, con modificazioni, dalla legge 21  giugno   2017,  n.  96,

sono apportate le seguenti modificazioni: 

    a) al comma 2: 

      1) all'alinea, la parola "2018" é sostituita con la   seguente:

"2020"; 

      2) alla lettera c), le parole  "secondo   anno  successivo  alla

data di entrata in vigore della legge   di  conversione  del   presente

decreto" sono sostituite dalla seguente: "2021"; 

    b) il comma 2-bis é sostituto dal seguente: "2-bis. Ai fini  del

riparto del Fondo di cui al comma 1 si tiene annualmente conto  delle

variazioni per ciascuna Regione in incremento o decremento,  rispetto

al  2017,  dei   costi  del  canone   di   accesso   all'infrastruttura

ferroviaria introdotte dalla società Rete ferroviaria italiana  Spa,

con decorrenza dal  1°  gennaio   2018,  in  ottemperanza   ai  criteri

stabiliti  dall'Autorità  di   regolazione  dei  trasporti   ai  sensi

dell'articolo 37, commi 2 e 3, del decreto-legge 6 dicembre 2011,  n.

201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,  n.

214. Tali variazioni  sono  determinate   a  preventivo  e   consuntivo

rispetto al riparto di ciascun anno a partire dal saldo del 2019.  Le

variazioni fissate a preventivo sono soggette a  verifica   consuntiva

ed eventuale  conseguente  revisione   in  sede  di   saldo  a  partire

dall'anno 2020 a seguito di apposita certificazione  resa,   entro  il

mese di settembre di ciascun anno, da parte delle imprese esercenti i

servizi  di  trasporto   pubblico  ferroviario  al    Ministero   delle

infrastrutture e dei trasporti, per il tramite dell'Osservatorio,  di

cui all'articolo 1, comma 300, della legge 24 dicembre 2007, n.  244,

nonché alle Regioni, a pena della   sospensione  dell'erogazione  dei

corrispettivi di cui ai relativi contratti di servizio con le Regioni

in analogia a quanto disposto al comma   7  dell'articolo  16-bis   del

decreto-legge 6 luglio 2012,  n.  95,   convertito  con  modificazioni

dalla legge 7 agosto 2012, n. 135. Ai fini del riparto del saldo 2019

si terrà conto dei soli dati a consuntivo relativi  alle   variazioni

2018 comunicati e certificati dalle imprese esercenti  i   servizi  di

trasporto pubblico ferroviario con le modalità e i tempi di  cui  al

precedente  periodo  e   con  le  medesime   penalità   in   caso    di

inadempienza."; 

    c) al comma 4, la parola "Nelle" é sostituita con le   parole  "A

partire dal mese di gennaio 2018 e nelle"; 

    d) al comma 6, le parole "novanta giorni dalla data di entrata in

vigore  della  legge   di  conversione  del  presente   decreto"   sono

sostituite dalle seguenti: "l'anno 2020", le parole "e  non   oltre  i

successivi centoventi giorni" sono sostituite dalle seguenti: "l'anno

2021" e le parole "i   predetti  centoventi  giorni"   sono  sostituite

dalle seguenti: "l'anno 2021"; 

    e) al comma 8, le parole ", e comunque non oltre il  31  dicembre

2018" sono soppresse. 

                               Art. 48 

 Adeguamento banca dati di riferimento rendiconto di gestione comuni 

  1. Al testo unico delle leggi sull'ordinamento  degli  enti   locali

approvato con decreto   legislativo  18  agosto   2000,  n.  267,   sono

apportate le seguenti modificazioni: 

    a) all'articolo 228, comma 5, il secondo periodo é soppresso; 

    b) all'articolo 243: 

      1) al comma  5,   primo  periodo,  le   parole:  "certificato  di

bilancio di cui all'articolo 161"   sono  sostituite  dalle   seguenti:

"rendiconto della gestione"; al secondo periodo, le parole: "Ove  non

risulti presentato il certificato   di  bilancio  del   penultimo  anno

precedente, si fa  riferimento  all'ultimo   certificato  disponibile"

sono sostituite dalle seguenti: "Ove non risulti inviato  alla   banca

dati delle amministrazioni pubbliche di   cui  all'articolo  13   della

legge 31 dicembre 2009, n. 196,   il  rendiconto  della   gestione  del

penultimo anno precedente, si fa   riferimento  all'ultimo  rendiconto

presente  nella  stessa   banca  dati  o,    in   caso   di    ulteriore

indisponibilità, nella banca dati dei certificati  di   bilancio  del

Ministero dell'interno."; 

      2) il comma 6 é sostituito dal seguente: "6. Sono soggetti, in

via provvisoria, ai controlli   centrali  di  cui   al  comma  2,   sino

all'adempimento: a) gli enti locali per i quali non  sia   intervenuta

nei termini di legge la deliberazione del rendiconto della  gestione;

b) gli enti locali che non inviino il rendiconto della gestione  alla

banca dati  delle  amministrazioni  pubbliche  entro   30  giorni  dal

termine previsto per la deliberazione.". 

  2. All'articolo 1, comma 142, della legge 30 dicembre 2018, n. 145,

l'ultimo periodo é sostituito dal seguente: "Nel caso di comuni  per

i quali  sono  sospesi   per  legge  i   termini  di  approvazione   del

rendiconto di gestione, le informazioni di cui al primo periodo  sono

desunte dall'ultimo rendiconto della gestione trasmesso  alla   citata

banca dati.". 

                               Art. 49 

                  Revisione priorità investimenti 

  1. All'articolo 1  della   legge  30  dicembre   2018,  n.  145   sono

apportate le seguenti modificazioni: 

    a) al comma 134 dopo le parole "del territorio" sono aggiunte   le

seguenti: "nonché per interventi in viabilità e  per   la  messa  in

sicurezza e lo sviluppo di sistemi di trasporto pubblico anche con la

finalità di ridurre l'inquinamento ambientale, per la  rigenerazione

urbana e la riconversione energetica verso fonti rinnovabili, per  le

infrastrutture sociali e le bonifiche ambientali dei siti inquinati"; 

    b) al comma 135, lettera b), sono aggiunte, in fine, le  seguenti

parole: "nonché per interventi in viabilità e trasporti  anche   con

la finalità di ridurre l'inquinamento ambientale" e dopo la  lettera

c) sono aggiunte le seguenti: 

      "c-bis) la messa in sicurezza  e  lo   sviluppo  di  sistemi   di

trasporto pubblico di massa finalizzati al trasferimento modale verso

forme di mobilità maggiormente sostenibili e  alla   riduzione  delle

emissioni climalteranti; 

      c-ter)  progetti    di   rigenerazione   urbana,    riconversione

energetica e utilizzo fonti rinnovabili; 

      c-quater) per infrastrutture sociali; 

      c-quinquies) le bonifiche ambientali dei siti inquinati.". 

                               Art. 50 

Disposizioni in materia di tempi di pagamento dei debiti  commerciali

                             della P.A. 

  1. All'articolo 1  della   legge  30  dicembre   2018,  n.  145   sono

apportate le seguenti modificazioni: 

    a) il comma 857 é abrogato; 

    b) al comma 861: 

      1) le parole: "i tempi di pagamento e ritardo" sono   sostituite

dalle seguenti: "gli indicatori"; 

      2) sono aggiunti, in fine, i seguenti  periodi:  "Limitatamente

all'esercizio 2019, gli indicatori di cui al comma 859 possono essere

elaborati sulla base delle informazioni presenti nelle  registrazioni

contabili dell'ente con le modalità fissate dal presente comma.  Gli

enti che si avvalgono di tale facoltà effettuano la comunicazione di

cui al comma 867 con riferimento all'esercizio 2019  anche   se  hanno

adottato SIOPE+."; 

    c) al comma 862, le parole "Entro il 31 gennaio" sono   sostituite

dalle seguenti: "Entro il 28 febbraio". 

  2. All'articolo 7, comma 4-bis, del decreto-legge 8 aprile 2013, n.

35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n.  64,

le parole: "30 aprile" sono sostituite dalle seguenti: "31 gennaio". 

  3. Entro il 1° gennaio 2021 le  amministrazioni  pubbliche   di  cui

all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, che si

avvalgono dell'Ordinativo   Informatico  di  Pagamento   (OPI)  di  cui

all'articolo 14, comma 8-bis, della medesima legge n. 196  del   2009,

sono tenute ad inserire nello stesso Ordinativo la data  di   scadenza

della fattura. Conseguentemente, a decorrere dalla suddetta data, per

le medesime amministrazioni viene   meno  l'obbligo  di   comunicazione

mensile di cui all'articolo   7-bis,  comma  4,   del  decreto-legge  8

aprile 2013, n. 35, convertito,   con  modificazioni,  dalla   legge  6

giugno 2013, n. 64. 

                               Art. 51 

       Attività informatiche in favore di organismi pubblici 

  1. Al fine di migliorare  l'efficacia   e  l'efficienza  dell'azione

amministrativa ed al  fine  di   favorire  la  sinergia   tra  processi

istituzionali afferenti ambiti affini, favorendo la  digitalizzazione

dei servizi e dei processi attraverso   interventi  di  consolidamento

delle infrastrutture, razionalizzazione   dei  sistemi  informativi   e

interoperabilità tra le banche dati, in coerenza  con   le  strategie

del Piano triennale per l'informatica nella pubblica amministrazione,

la Società di cui all'articolo 83, comma 15,  del   decreto-legge  25

giugno 2008, n. 112, convertito, con   modificazioni,  dalla  legge   6

agosto 2008, n. 133, può offrire servizi informatici strumentali  al

raggiungimento degli obiettivi propri delle pubbliche amministrazioni

e delle società pubbliche da esse controllate indicate al  comma   2.

L'oggetto e le condizioni della fornitura dei servizi  sono   definiti

in apposita convenzione. 

  2. In coerenza con gli obiettivi generali indicati al primo  comma,

possono avvalersi della Società di cui all'articolo  83,   comma  15,

del  decreto-legge  25   giugno  2008,   n.    112,   convertito,   con

modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133: 

    a)  la   Presidenza  del  Consiglio   dei  ministri,  al   fine   di

implementarne e accelerarne la trasformazione  digitale,   assicurando

la sicurezza, la continuità e lo sviluppo del sistema informatico; 

    b) il Consiglio di Stato, al fine di assicurare la sicurezza,  la

continuità e lo sviluppo del   sistema  informatico  della   giustizia

amministrativa; 

    c) l'Avvocatura dello Stato, al fine di assicurare la  sicurezza,

la continuità e lo sviluppo del sistema informatico,  anche   per  il

necessario adeguamento ai processi telematici; 

    d) l'amministrazione di cui all'articolo 3 della legge 28 gennaio

1994, n. 84, a decorrere dal 1° gennaio   2020,  al  fine   di  rendere

effettive  le  norme   relative   all'istituzione   di    un   "sistema

comunitario di monitoraggio e di informazione sul  traffico   navale",

ivi incluso il sistema denominato   Port  Management  and   Information

System  (PMIS)  inerente    la   digitalizzazione   dei    procedimenti

amministrativi afferenti le attività portuali, da realizzarsi a cura

dell'amministrazione  marittima,  nonché   di  sviluppare,   mediante

utilizzo degli ordinari   stanziamenti  di  bilancio,   senza  nuovi  o

maggiori oneri per la  finanza  pubblica,   i  sistemi  informativi   a

supporto delle attività della stessa amministrazione marittima; 

    e) la Società di cui all'articolo 33, comma 1, del decreto-legge

6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla  legge   15

luglio 2011, n. 111 al fine di assicurare e implementare le possibili

sinergie con i sistemi   informativi  del  Ministero   dell'economia  e

delle finanze e dell'Agenzia del demanio; 

    f) la Società di cui all'articolo 8, comma 2, del  decreto-legge

14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla  legge

11  febbraio  2019,   n.  12  al   fine  di  favorire   la   diffusione,

l'evoluzione,  l'integrazione   e    le   possibili   sinergie    delle

piattaforme immateriali abilitanti la digitalizzazione della  PA,  di

cui   al   Piano    Triennale   per   l'informatica   nella    pubblica

amministrazione, razionalizzando le infrastrutture sottostanti  e  le

modalità di realizzazione. 

                               Art. 52 

       Incentivi per l'acquisto dei dispositivi antiabbandono 

  1. All'articolo 3, comma 1, della legge 1° ottobre 2018, n. 117: le

parole  "agevolazioni  fiscali"   sono  sostituite   dalle    seguenti:

"agevolazioni, anche nella forma di contributi,". 

  2. All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n.  145,  il   comma

296 é sostituito con il seguente: "296.  Per   le  finalità  di  cui

dell'articolo 3 della legge 1° ottobre 2018,  n.   117,  é  istituito

presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporto un  apposito

fondo ed é autorizzata la spesa di 15,1 milioni di euro  per   l'anno

2019 e di 1 milione di euro per l'anno 2020. Le agevolazioni  di  cui

all'articolo 3 della legge n. 117 del 2018, per l'anno 2019  e   2020,

consistono nel riconoscimento di un contributo, fino  ad   esaurimento

delle risorse di cui al primo periodo, della somma  di   euro  30  per

ciascun dispositivo di allarme acquistato. Con decreto  del   Ministro

delle infrastrutture e dei trasporti, di   concerto  con  il   Ministro

dell'economia e delle finanze,   da  adottare  entro   quindici  giorni

dalla  data  di   entrata  in  vigore   del  presente   decreto,    sono

disciplinate le  modalità  attuative   della  presente  disposizione,

anche al fine di garantire il rispetto del limite di spesa.". 

                               Art. 53 

              Disposizioni in materia di autotrasporto 

  1. Al fine di accrescere la sicurezza del trasporto su strada e  di

ridurre gli effetti climalteranti derivanti dal  trasporto   merci  su

strada, in aggiunta alle risorse previste dalla vigente  legislazione

per gli investimenti da parte delle imprese   di  autotrasporto,  sono

stanziate ulteriori risorse, pari a complessivi 12,9 milioni di  euro

per ciascuno degli anni 2019 e 2020, da destinare, nel rispetto della

normativa dell'Unione europea in materia di aiuti agli  investimenti,

al rinnovo del parco veicolare delle imprese  attive   sul  territorio

italiano  iscritte  al   Registro  elettronico  nazionale   (R.E.N.)  e

all'Albo nazionale degli   autotrasportatori  di  cose   per  conto  di

terzi. 

  2. I contributi di cui al comma  1   sono  destinati  a   finanziare,

anche ai sensi di quanto previsto dall'articolo 10, commi 1 e 2,  del

Regolamento (CE) n. 595/2009 del Parlamento europeo e  del   Consiglio

del 18 giugno 2009, gli investimenti avviati a far data  dall'entrata

in vigore della presente disposizione fino al  30   settembre  2020  e

finalizzati  alla  radiazione,   per  rottamazione,  dei    veicoli   a

motorizzazione termica fino a euro IV, adibiti al trasporto  merci   e

di  massa  complessiva   a  pieno  carico   pari  o  superiore   a   3,5

tonnellate, con contestuale acquisizione,   anche  mediante  locazione

finanziaria, di autoveicoli, nuovi di fabbrica, adibiti al  trasporto

merci e di massa complessiva a pieno carico pari o  superiore   a  3,5

tonnellate, a trazione   alternativa  a  metano   (CNG),  gas  naturale

liquefatto  (GNL),  ibrida   (diesel/elettrico)  e   elettrica    (full

electric) ovvero a motorizzazione termica e conformi  alla   normativa

euro VI di cui al predetto Regolamento (CE) n. 595/2009. 

  3. I contributi di cui al comma 1 sono erogati fino  a  concorrenza

delle risorse disponibili ed é esclusa   la  loro  cumulabilità   con

altre agevolazioni, relative alle medesime tipologie di investimenti,

incluse quelle concesse a titolo de minimis ai sensi del  Regolamento

(UE) n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013. 

  4. Fermo quanto previsto dal comma  3,   l'entità  dei  contributi,

compresa tra un minimo di euro 2 mila e un massimo di  euro   20  mila

per  ciascun  veicolo,   é  differenziata  in   ragione  della   massa

complessiva a pieno carico del nuovo veicolo e della sua modalità di

alimentazione. 

  5. Con decreto del Ministro delle infrastrutture dei trasporti,  di

concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,  da   adottare

entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della  presente

disposizione,  sono  disciplinate   le  modalità  e   i   termini   di

presentazione delle domande di contributo, i criteri  di   valutazione

delle domande, l'entità del contributo massimo riconoscibile,  anche

al fine di garantire il rispetto del limite di spesa, le modalità di

erogazione dello stesso.  I  criteri   di  valutazione  delle   domande

assicurano la priorità del finanziamento degli investimenti relativi

alla sostituzione dei veicoli a motorizzazione  termica   maggiormente

inquinanti. 

                               Art. 54 

                               Alitalia 

  1. Per consentire  di   pervenire  al  trasferimento   dei  complessi

aziendali facenti capo ad Alitalia - Società Aerea Italiana - S.p.A.

in amministrazione straordinaria ed alle altre società del  medesimo

gruppo anch'esse in amministrazione straordinaria,  con   decreto  del

Ministro dello  sviluppo  economico,   di  concerto  con   il  Ministro

dell'economia e delle finanze, é concesso, nell'anno 2019, in favore

delle stesse società in amministrazione straordinaria, per  le   loro

indilazionabili  esigenze  gestionali,   un  finanziamento  a    titolo

oneroso di 400 milioni di euro, della durata di sei mesi. 

  2. Il finanziamento é concesso con l'applicazione di interessi  al

tasso Euribor a sei mesi pubblicato il giorno lavorativo  antecedente

la data  di  erogazione,   maggiorato  di  1.000   punti  base,  ed  é

restituito, in prededuzione, con   priorità  rispetto  a   ogni  altro

debito della procedura, entro sei mesi dalla erogazione  e,   in  ogni

caso, entro 30 giorni dall'intervenuta efficacia della  cessione   dei

complessi aziendali. Il finanziamento di cui al comma 1  può   essere

erogato anche mediante anticipazioni di tesoreria da  estinguere   nel

medesimo anno con l'emissione di ordini di pagamento  sul   pertinente

capitolo  di  spesa.   Le  somme  corrisposte   in   restituzione   del

finanziamento sono versate all'entrata del bilancio dello  Stato   per

essere riassegnate al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato di

cui alla legge 27 ottobre 1993, n. 432. 

                               Art. 55 

     Misure a favore della competitività delle imprese italiane 

  1. All'articolo 537-ter del decreto legislativo 15 marzo  2010,  n.

66, il comma 1 é sostituito dal seguente:   «1.  Il  Ministero   della

difesa, nel rispetto dei principi, delle norme e delle  procedure   in

materia di esportazione di materiali d'armamento di cui alla legge  9

luglio 1990, n. 185, d'intesa con il Ministero degli affari esteri  e

con il Ministero dell'economia e delle finanze, al fine di soddisfare

esigenze di approvvigionamento di altri   Stati  esteri  con   i  quali

sussistono  accordi  di   cooperazione  o  di    reciproca   assistenza

tecnico-militare, può svolgere tramite proprie articolazioni e senza

assunzione di garanzie di natura finanziaria, attività  contrattuale

e di supporto tecnico-amministrativo per l'acquisizione di  materiali

di armamento prodotti dall'industria   nazionale  anche  in   uso  alle

Forze armate e per le correlate   esigenze  di  sostegno   logistico  e

assistenza tecnica, richiesti dai citati Stati, nei limiti e  secondo

le modalità disciplinati nei predetti accordi.». 

                               Art. 56 

                Compensazione fondo perequativo IRAP 

  1. A decorrere  dall'anno   2019,  nello  stato   di  previsione  del

Ministero dell'economia e delle finanze, é   istituito  un  fondo   da

iscrivere su apposito piano gestionale del capitolo 2862,  diretto   a

compensare le regioni delle eventuali   minori  entrate  destinate   ai

trasferimenti di cui all'articolo 7, comma   1,  ultimo  periodo,   del

decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68. 

  2. Per l'anno 2019 la consistenza del fondo é pari 16  milioni  di

euro e compensa le minori entrate a titolo di IRAP  realizzate   negli

anni 2017-2018. 

  3.   Con  legge   di    bilancio   si   provvede    annualmente   alla

quantificazione  degli  stanziamenti   eventualmente  necessari  negli

esercizi 2020 e successivi. 

  4. A decorrere dall'anno 2019, il Ministero dell'economia  e  delle

finanze può disporre il ricorso ad anticipazioni di  tesoreria,   per

la quota di fondo perequativo eventualmente   non  assicurata  a  fine

anno dal gettito IRAP. La regolarizzazione avviene con l'emissione di

ordini di pagamento a valere sulle risorse stanziate sul fondo di cui

al comma 1. 

                               Art. 57 

        Criteri di riparto FSC e semplificazioni enti locali 

  1. La lettera c) del comma  449   dell'articolo  1  della   legge  11

dicembre 2016, n. 232, é sostituita dalla seguente:  "c)   destinato,

per euro 1.885.643.345,70, eventualmente incrementati della quota  di

cui alla lettera  b)  non   distribuita  e  della   quota  dell'imposta

municipale propria di spettanza dei comuni connessa alla  regolazione

dei rapporti finanziari, ai comuni delle regioni a statuto ordinario,

di cui il 40 per cento per l'anno 2017 e il 45 per cento per gli anni

2018 e 2019, da distribuire tra i predetti comuni  sulla   base  della

differenza tra le capacità fiscali e i fabbisogni standard approvati

dalla Commissione tecnica per  i  fabbisogni   standard  entro  il  30

settembre dell'anno precedente a quello di riferimento. La  quota   di

cui al periodo precedente é   incrementata  del  5   per  cento  annuo

dall'anno 2020, sino a raggiungere il valore  del   100  per  cento   a

decorrere dall'anno 2030. Ai fini della determinazione della predetta

differenza la Commissione tecnica per i fabbisogni standard,  di  cui

all'articolo 1, comma 29, della   legge  28  dicembre   2015,  n.  208,

propone la  metodologia  per   la  neutralizzazione  della   componente

rifiuti, anche attraverso l'esclusione della predetta componente  dai

fabbisogni e dalle capacità fiscali standard.  Tale   metodologia  é

recepita nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui

al comma 451 del presente   articolo.  L'ammontare  complessivo   della

capacità fiscale perequabile dei   comuni  delle  regioni   a  statuto

ordinario  é  determinata   in  misura   pari    al   50   per    cento

dell'ammontare complessivo della capacità fiscale da perequare  sino

all'anno 2019. A  decorrere  dall'anno   2020  la  predetta   quota  é

incrementa del 5 per cento annuo, sino a raggiungere  il   valore  del

100 per cento a decorrere dall'anno 2029.   La  restante  quota,   sino

all'anno 2029, é, invece, distribuita assicurando a  ciascun   comune

un importo pari all'ammontare algebrico della medesima componente del

Fondo di solidarietà comunale   dell'anno  precedente,  eventualmente

rettificata, variato in misura corrispondente alla  variazione   della

quota di fondo non ripartita   secondo  i  criteri   di  cui  al   primo

periodo;". 

  2. A decorrere dall'anno 2020, alle regioni, alle province autonome

di Trento e di Bolzano, agli enti locali e ai loro organismi  e  enti

strumentali come definiti   dall'articolo  1,  comma   2,  del  decreto

legislativo 23 giugno 2011, n. 118, nonché ai loro enti  strumentali

in forma societaria, cessano di applicarsi le  norme   in  materia  di

contenimento e  di  riduzione   della  spesa  per   formazione  di  cui

all'articolo 6, comma 13, del decreto-legge 31 maggio  2010,   n.  78,

convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. 

                               Art. 58 

                     Quota versamenti in acconto 

  1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto

per i soggetti di cui all'articolo 12-quinquies, commi  3   e  4,  del

decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito,  con   modificazioni,

dalla  legge  28   giugno  2019,  n.   58,  i  versamenti   di   acconto

dell'imposta sul reddito delle persone   fisiche  e  dell'imposta   sul

reddito delle società, nonché quelli relativi all'imposta regionale

sulle attività produttive sono effettuati, ai sensi dell'articolo 17

del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n.  435,

in due rate ciascuna nella misura   del  50  per   cento,  fatto  salvo

quanto eventualmente già versato per l'esercizio  in   corso  con  la

prima rata  di  acconto   con  corrispondente  rideterminazione  della

misura dell'acconto dovuto in caso di versamento unico. 

                               Art. 59 

                      Disposizioni finanziarie 

  1. Il fondo  per   la  riduzione  della   pressione  fiscale  di  cui

all'articolo 1, comma 431, della legge 27 dicembre 2013,  n.   147  é

incrementato di  5.337,946  milioni   di  euro  per   l'anno  2020,  di

4.381,756 milioni di euro per l'anno 2021, di  4.181,756   milioni  di

euro per l'anno 2022, di 4.180,756 milioni di euro per  l'anno   2023,

di 4.166,516 milioni di euro per l'anno 2024 e di  4.168,136   milioni

di euro annui a decorrere dall'anno 2025. Le  predette   risorse  sono

destinate  al  raggiungimento  degli   obiettivi  programmatici  della

manovra di finanza pubblica. 

  2. Il fondo per  la   compensazione  degli  effetti   finanziari  non

previsti a legislazione vigente   conseguenti  all'attualizzazione  di

contributi  pluriennali,  di   cui  all'articolo  6,   comma   2,   del

decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con  modificazioni,

dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, é incrementato di 26 milioni di

euro per l'anno 2020, 25 milioni di euro per l'anno 2021 e 21 milioni

di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023. 

  3. Agli oneri derivanti dagli articoli 19, 21, 22, 38, 41, 42,  52,

53, 54, 56, 58 e commi 1 e 2 del presente articolo  e   dagli  effetti

derivanti dalle disposizioni di cui alle lettere a) e d) del presente

comma, pari a 2.637 milioni di euro   per  l'anno  2019,   a  5.436,296

milioni di euro per l'anno 2020, a   4.493,216  milioni  di   euro  per

l'anno 2021, a 4.289,976 milioni di euro per l'anno 2022, a 4.290,236

milioni di euro per l'anno 2023, a 4.279,236 milioni di euro annui  a

decorrere dall'anno 2024 che aumentano, ai fini  della   compensazione

degli effetti in termini di indebitamento netto  e   di  fabbisogno  a

5.464,296 milioni di euro per l'anno 2020,   a  4.526,716  milioni   di

euro per l'anno 2021, a 4.319,476 milioni di euro per l'anno 2022,  a

4.319,736 milioni di euro per l'anno 2023 e a  4.287,736   milioni  di

euro annui a decorrere dal 2024, si provvede: 

    a) quanto a 3.089,310 milioni di euro per l'anno 2019 e, in  soli

termini di fabbisogno e indebitamento netto, a 14,7 milioni  di   euro

per l'anno 2020, mediante riduzione delle dotazioni di  competenza   e

di cassa relative alle missioni e ai programmi di spesa  degli   stati

di previsione dei Ministeri come indicate nell'elenco 1  allegato   al

presente decreto.  Il  Ministro   dell'economia  e  delle   finanze  é

autorizzato ad accantonare e  a  rendere   indisponibili  le  suddette

somme.  Entro  venti   giorni  dall'entrata  in   vigore  del  presente

decreto,  su  proposta   dei  Ministri  competenti,   con  decreto  del

Ministro dell'economia e delle finanze, gli accantonamenti  di   spesa

possono  essere  rimodulati   nell'ambito  dei  pertinenti   stati   di

previsione della spesa, fermo restando il conseguimento dei  risparmi

di spesa realizzati in termini di indebitamento netto della  pubblica

amministrazione.  Il  Ministro   dell'economia  e  delle   finanze   é

autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio; 

    b) quanto a  130   milioni  di  euro   per  l'anno  2019,   mediante

utilizzo delle somme versate all'entrata del bilancio dello Stato  ai

sensi dell'articolo 148, comma 1, della legge 23  dicembre   2000,  n.

388, che, alla data di entrata in vigore del  presente   decreto,  non

sono state riassegnate ai pertinenti programmi e che sono  acquisite,

nel predetto limite, definitivamente al bilancio dello Stato; 

    c) quanto  a   90  milioni  di   euro  per  l'anno   2019,  mediante

corrispondente riduzione dello stanziamento   del  Fondo  speciale   di

conto capitale iscritto, ai fini del   bilancio  triennale  2019-2021,

nell'ambito  del  Programma   «Fondi  di  riserva   e  speciali»  della

missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero

dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo utilizzando

quanto a 60 milioni di euro l'accantonamento  relativo   al  Ministero

dell'economia  e  delle   finanze  e  quanto   a  30  milioni   di  euro

l'accantonamento relativo al Ministero dello sviluppo economico; 

    d) quanto a 14,1  milioni   di  euro  per   l'anno  2019,  mediante

corrispondente  riduzione  dell'autorizzazione  di    spesa   di   cui

all'articolo 12, comma 18, del decreto-legge 28  settembre   2018,  n.

109; 

    e) quanto a 12 milioni di  euro   per  l'anno  2019,   a  5.426,856

milioni di euro per l'anno 2020, a   4.496,666  milioni  di   euro  per

l'anno 2021, a 4.293,236 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022

e 2023 e a 4.282,236 milioni di   euro  annui  a   decorrere  dall'anno

2024, che aumentano in termini di fabbisogno e indebitamento netto  a

35 milioni di euro per l'anno 2019, a 5.452,856 milioni di  euro   per

l'anno 2020, a 4.530,166 milioni di euro per l'anno 2021, a 4.322,736

milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e  2023   e  a  4.290,736

milioni  di  euro   annui  a  decorrere    dall'anno   2024,   mediante

corrispondente utilizzo di quota parte delle maggiori entrate e delle

minori spese derivanti dagli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9,  10,

11, 12, 13, 20, 24, 26, 27, 28, 29, 31, 32, 33, 36, 37, 38 e 58; 

    f) quanto  a   30  milioni  di   euro  per  l'anno   2019,  mediante

corrispondente utilizzo dell'autorizzazione   di  spesa  di   cui  alla

legge 17 agosto 1957, n. 848. Il   Ministero  degli  affari   esteri  e

della   cooperazione   internazionale   provvede    agli   adempimenti

necessari, anche sul piano internazionale, per rinegoziare i  termini

dell'accordo  internazionale  concernente    la   determinazione   del

contributo all'organismo delle Nazioni Unite, per un importo  pari  a

30 milioni di euro per l'anno 2019; 

    g) quanto a 12,9 milioni  di   euro,  per  l'anno   2020,  mediante

corrispondente   utilizzo   dell'autorizzazione   di    spesa   recata

dall'articolo 1 comma 150 della legge 23 dicembre  2014,   n.  190  da

imputare alla quota parte del fondo   per  interventi  in   favore  del

settore dell'autotrasporto di cui   all'articolo  1,  lettera   d)  del

decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti 6 giugno  2019,

registrato alla Corte dei Conti il 28 giugno 2019 con n. 1-2304,  per

il triennio 2019/2021. 

  4. Ai fini dell'immediata attuazione delle disposizioni recate  dal

presente decreto,  il  Ministro   dell'economia  e  delle   finanze  é

autorizzato ad apportare con propri decreti, le occorrenti variazioni

di bilancio. Ove necessario,   previa  richiesta  dell'amministrazione

competente, il Ministero dell'economia e delle finanze può  disporre

il ricorso ad anticipazioni di   tesoreria,  la  cui   regolarizzazione

avviene tempestivamente con l'emissione di ordini  di   pagamento  sui

pertinenti capitoli di spesa. 

                               Art. 60 

                          Entrata in vigore 

  1. Il presente decreto entra  in  vigore  il   giorno  successivo  a

quello  della  sua   pubblicazione  nella  Gazzetta   Ufficiale   della

Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione

in legge. 

  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito

nella  Raccolta  ufficiale   degli  atti  normativi   della  Repubblica

italiana. É fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare. 

    Dato a Roma, addì 26 ottobre 2019 

                              MATTARELLA 

                                  Conte, Presidente del Consiglio dei

                                   ministri 

                                   Gualtieri, Ministro dell'economia e

                                   delle finanze 

                                   Bonafede, Ministro della giustizia 

                                   De    Micheli,    Ministro     delle

                                   infrastrutture e dei trasporti 

Visto, il Guardasigilli: Bonafede 

 

Sulla Gazzetta Ufficiale n.250 del 24 Ottobre 2019, sono stati finalmente pubblicati i provvedimenti sui contributi ministeriali agli investimenti 2019 nel settore dell’autotrasporto di merci per conto di terzi.

Come si ricorderà si tratta di 25.000.000 di Euro, quota parte del monte complessivo delle risorse ottenute dall’autotrasporto con l’entrata in vigore della legge di bilancio per il 2019.

I testi dei provvedimenti sono allegati a questa nostra news

Si tratta in particolare:

  1. del Decreto ministeriale 22 Luglio 2019, n. 336 che stabilisce le modalità di erogazione delle risorse per gli investimenti a favore delle imprese di autotrasporto per conto di terzi
  2. Del Decreto Ministeriale 27 agosto 2019, n.393 che, per gli investimenti in veicoli commerciali leggeri con motorizzazione diesel 6 D TEMP aventi massa complessiva da 3,5 a 7 ton., corregge il precedente decreto introducendo l’obbligo della contestuale rottamazione di veicolo dello stesso tonnellaggio
  3. del Decreto Dirigenziale 11 Ottobre 2019, che detta le disposizioni di attuazione delle misure incentivanti contenute nel D.M. 22 luglio 2019

Riservandoci di ritornare con maggiore calma sul contenuto dei decreti in questione, ci limitiamo, per il momento, a riassumere, di seguito, in termini generali quanto in essi contenuto:

L'ANAS ha emanato la circolare prot. N. 582505 del 17/10/2019 che modifica la precedente n. 380848 del 1/7/2019 relativamente alle procedure di preavviso di transito per i trasporti eccezionali con massa superiore a 44 ton. per le imprese dotate di autorizzazioni periodiche.

Con la nuova Circolare l'Anas - che aveva, peraltro, proprio alcuni giorni or sono, denunciato i casi di malfunzionamento del suo portale TEWEB e consigliato gli interessati ad utilizzare, in questi casi, una procedura più tradizionale, ma evidentemente, anche più affidabile - illustra la nuova regolamentazione inerente le comunicazioni relative ai preavvisi di transito e alle annotazioni di inizio e fine viaggio per le autorizzazioni singole e multiple.

Anche in questo caso, peraltro, l'Azienda del Gruppo FS, si cautela indicando una subordinata nel caso, durante il viaggio, fosse impossibile mantenere la connessiona con l'app TEWEB.

Ad ogni modo ecco quanto l'ANAS indica come obbligatori per le imprese interessate:

  • COMUNICAZIONE DEL PREAVVISO DI TRANSITO:

il titolare dell'autorizzazione, almeno 48 ore prima dell'inizio di ciascun viaggio,deve provvedere obbligatoriamente all'invio del preavviso di transito tramite il portale Anas TEWEB.

La ricevuta del preavviso di transito costituisce parte integrante dell'autorizzazione.

Per i viaggi da effettuarsi nelle 48 ore immediatamente successive al rilascio dell'autorizzazione, il preavviso dovrà essere comunque effettuato con congruo anticipo.

  • ANNOTAZIONE VIAGGIO:

il conducente o il capo scorta, sono tenuti ad effettuare l'annotazione della data e dell'ora di inizio e di fine viaggio utilizzando obbligatoriamente TEWEB APP.

Dopo l’avvio del viaggio, il dispositivo utilizzato .dovrà rimanere attivo a bordo del trasporto eccezionale o di uno dei veicoli della scorta. In caso di esclusiva difficoltà tecnica comprovata, legata alla annotazione del viaggio con TEWEB APP, è possibile telefonare al numero verde Anas 800.841.148.

L'operatore Anas potrà provvedere all'annotazione del viaggio previa comunicazione dei dati riportati sulla ricevuta del preavviso di transito.

In mancanza dell'annotazione effettuata nelle modalità sopra descritte, il trasporto eccezionale deve ritenersi NON AUTORIZZATO.

CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO,

LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO

 

ACCORDO

17 aprile 2019, n. 65/CSR

(G.U. n. 183 del 6.8.2019)

  

Accordo, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, relativo ai criteri di formazione dell'ispettore dei centri di controllo privati autorizzati all'effettuazione della revisione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi.

 

LA CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO,

LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO

  

Nell'odierna seduta del 17 aprile 2019;

 

Visto il decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 recante il nuovo Codice della strada e, in particolare, l'art. 80;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, recante "Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada" e, in particolare, l'art. 240, comma 1, lettera h), il quale prevede che tra i requisiti personali e professionali del responsabile tecnico dei controlli periodici dei veicoli a motore e dei loro rimorchi vi sia il superamento di un apposito corso di formazione organizzato secondo le modalità stabilite dal Dipartimento per i trasporti;

Visto l'accordo sancito dalla Conferenza Stato-regioni nella seduta del 12 giugno 2003 per la definizione delle modalità di organizzazione dei corsi di formazione per i responsabili tecnici delle operazioni di revisione periodica dei veicoli a motore;

Vista la direttiva 2014/45/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 aprile 2014, relativa ai controlli tecnici periodici dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, che abroga la direttiva 2009/40/CE, che introduce nuovi criteri di formazione per i responsabili tecnici delle operazioni di revisione periodica dei veicoli a motore;

Visto il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 19 maggio 2017, n. 214, che dà attuazione alle disposizioni contenute nella direttiva 2014/45/UE sopra citata e prevede, all'art. 13, i nuovi requisiti di competenza e formazione per i responsabili tecnici delle operazioni di revisione periodica dei veicoli a motore;

Visto lo schema di accordo predisposto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, al fine di disciplinare nuovamente i criteri di formazione dell'ispettore dei centri di controllo di cui all'art. 13 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 19 maggio 2017, n. 214, diramato in data 7 dicembre 2018;

Visti gli esiti della riunione tecnica tenutasi in data 18 dicembre 2018, nel corso della quale le regioni hanno formulato alcune richieste emendative e si sono impegnate a trasmettere un documento di osservazioni e proposte per la definizione del testo del provvedimento;

Vista la nota del coordinamento tecnico interregionale competente in materia del 23 gennaio 2019, contenente le osservazioni e le proposte di modifica dello schema di accordo in esame, diramata in pari data;

Visti gli esiti dell'incontro tecnico tenutosi in data 18 febbraio 2019, nel corso del quale il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha consegnato il nuovo schema di accordo, che tiene conto delle proposte di modifica formulate dalle regioni con la nota del 23 gennaio 2019 sopra citata;

Visto il documento inviato dal coordinamento tecnico interregionale competente in materia, diramato in data 27 febbraio 2019, contenente ulteriori richieste di modifica allo schema di accordo;

Visto l'ulteriore schema di accordo predisposto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che tiene conto di quanto richiesto dalle regioni, diramato in data 5 marzo 2019;

Visto il documento di ulteriori richieste emendative, all'accoglimento delle quali le regioni condizionano l'avviso favorevole alla conclusione dell'accordo, trasmesso dal Coordinamento tecnico interregionale competente in materia e diramato con nota del 6 marzo 2019;

Visto lo schema di accordo, predisposto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in accoglimento parziale delle richieste di modifica e integrazione formulate dalle regioni con la nota sopra indicata, diramato in data 7 marzo 2019;

Visti gli esiti della seduta di questa Conferenza del 7 marzo 2019 nel corso della quale le regioni e il Ministero delle infrastrutture hanno rilevato la necessità di dover approfondire ulteriormente il contenuto dell'accordo sopra indicato;

Visto il nuovo schema di accordo, diramato in data 11 marzo 2019 discusso nella riunione tecnica tenutasi in pari data nel corso della quale le regioni hanno ribadito le proprie richieste emendative al testo, in particolare con riferimento all'art. 2, comma 3, sui requisiti di accesso alla formazione e all'art. 9, comma 2, sull'attestazione dei requisiti di onorabilità;

Visto il successivo schema di accordo, inviato ad esito dell'incontro sopra citato, dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e diramato con nota dell'11 marzo 2019;

Considerato che il punto, iscritto all'ordine del giorno della seduta del 12 marzo 2019, è stato rinviato, su richiesta delle regioni, per consentire ulteriori approfondimenti sull'emendamento relativo all'art. 2, comma 3, del provvedimento;

Visto il nuovo testo dell'accordo, trasmesso dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ad esito della riunione tecnica del 20 marzo 2019 e diramato nella medesima data;

Considerato che il punto, iscritto all'ordine del giorno della seduta del 28 marzo 2019 è stato rinviato su richiesta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

Vista la nota inviata in data 1° aprile 2019 dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, diramata in pari data, nella quale si rappresenta che il diploma quinquennale di istruzione professionale ed il diploma professionale quadriennale di tecnico del settore manutenzione appaiono adeguati al livello di competenze richieste dalla figura professionale in esame e pertanto, esprime parere favorevole alla richiesta emendativa formulata in tal senso delle regioni;

Visto il nuovo schema di accordo, inviato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con nota del 10 aprile 2019 e diramato in pari data, che tiene conto del parere del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;

Visti gli esiti dell'odierna seduta nel corso della quale le regioni hanno espresso l'avviso favorevole alla conclusione dell'accordo;

Acquisito quindi, l'assenso del Governo, dei presidenti delle regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano;

 

Sancisce accordo:

 

Ai sensi dell'art. 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sui criteri di formazione dell'ispettore dei centri di controllo autorizzati all'effettuazione della revisione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, di cui all'art. 13 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 19 maggio 2017, n. 214, nei termini seguenti:

 

Art. 1

Finalità

  1. Il presente accordo ha lo scopo di attuare la disciplina di formazione di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 19 maggio 2017, n. 214, limitatamente agli ispettori dei centri di controllo privati per la revisione periodica dei veicoli di competenza.
  2. Le strutture del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti competenti in materia sono individuate all'art. 3, comma 1, lettere o) e q), del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di cui al comma 1.

 

Art. 2

Organizzazione dei corsi di formazione e requisiti di accesso

  1. Le regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano erogano i corsi di formazione teorico-pratici per ispettori dei centri di controllo privati per la revisione periodica dei veicoli di competenza, attraverso soggetti accreditati ovvero autorizzati dalle stesse, in conformità a quanto indicato all'art. 13 e al relativo Allegato IV del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 214 del 2017.
  2. Ai fini dell'accesso ai corsi di formazione di cui all'art. 3, i soggetti di cui al comma 1 verificano i requisiti minimi relativi alla competenza dei candidati ispettori di cui al richiamato Allegato IV del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 214 del 2017, che comprendono:
  3. a) titoli di studio;
  4. b) documentazione attestante l'esperienza nelle aree riguardanti i veicoli stradali.
  5. I titoli di studio, di cui al comma 2, lettera a), identificati sia in base al nuovo ordinamento della scuola secondaria di secondo grado, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88, sia in base all'ordinamento universitario, sono di seguito elencati:
  6. a) diploma di liceo scientifico;
  7. b) diplomi quinquennali rilasciati da istituti tecnici, settore tecnologico;
  8. c) laurea triennale in ingegneria meccanica;
  9. d) laurea in ingegneria del vecchio ordinamento o di laurea magistrale in ingegneria;
  10. e) diplomi quinquennali di maturità rilasciati dagli istituti professionali di Stato del settore industria/artigianato indirizzo manutenzione e assistenza tecnica;
  11. f) diplomi quadriennali di istruzione e formazione professionale di cui all'accordo in Conferenza-Stato-regioni del 27 luglio 2011 di tecnico riparatore di veicoli a motore;
  12. g) altri titoli dichiarati equipollenti nei modi di legge.
  13. Ai candidati che non sono cittadini italiani si applica l'art. 240, comma 1, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, ed è richiesta una certificazione attestante il possesso della competenza nella lingua italiana almeno al livello B2 del quadro comune europeo di riferimento per le lingue.
  14. L'esperienza, di cui al comma 2, lettera b), consiste in periodi di tirocinio o di lavoro o ricerca, anche in combinazione tra loro, aventi ad oggetto prevalente i veicoli stradali ovvero prove tecniche, anche di natura sperimentale, svolti presso:
  15. a) officine di autoriparazione di cui alla legge 5 febbraio 1992, n.122;
  16. b) centri di controllo;
  17. c) aziende costruttrici di veicoli o loro impianti;
  18. d) Università o Istituti scolastici superiori.
  19. La durata minima temporale del periodo di cui al comma 5 è correlata al titolo di studio e si articola come segue:
  20. a) complessivamente tre anni per i diplomi;
  21. b) complessivamente sei mesi per le lauree.
  22. L'avvenuta esperienza deve essere dichiarata, nelle forme di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, dall'azienda, o dall'ente abilitato ad operare per le tematiche di cui al comma 5, presso cui si è svolta ciascuna attività ed è dimostrata attraverso specifica documentazione atta a comprovare gli avvenuti periodi di tirocinio, lavoro o ricerca.
  23. Ai fini dell'accesso al modulo C di cui all'art. 3, comma 1, lettera c), agli ispettori qualificati ai sensi dell'art. 13, comma 2, del decreto Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 214 del 2017, non si applicano i commi 3 e 5.

 

Art. 3

Formazione dell'Ispettore

 

  1. I corsi di formazione teorico-pratica di cui all'art. 2, comma 1, sono costituiti dai moduli elencati di seguito:
  2. a) modulo A teorico di durata di centoventi ore, come descritto nell'allegata tabella "modulo A";
  3. b) modulo B teorico-pratico di durata di centosettantasei ore, come descritto nell'allegata tabella "modulo B"; la parte pratica relativa ai moduli B1 e B2, da svolgere presso un centro autorizzato o in un'officina attrezzata con apparecchiature di revisione, deve avere una durata non superiore al quindici per cento del monte ore complessivo e comprende le ore in affiancamento di cui al modulo B2;
  4. c) modulo C, teorico-pratico di durata di cinquanta ore, come descritto nell'allegata tabella "modulo C"; la parte pratica, riguarda le ore in affiancamento di cui al modulo C2.
  5. La formazione a distanza, ovvero in modalità e-learning, non è consentita.
  6. Al termine di ciascun modulo, i soggetti di cui all'art. 2, comma 1, rilasciano al candidato un attestato di frequenza e profitto, con indicazione delle assenze che non potranno superare il venti per cento delle ore previste.
  7. I candidati in possesso dei titoli di studio di cui all'art. 2, comma 3, lettera c) e d), sono esonerati dalla frequenza del modulo A.
  8. Acquisito l'attestato di frequenza con profitto del modulo A, i candidati accedono alla frequenza del modulo B.
  9. I candidati in possesso dell'attestato di frequenza con profitto del modulo B, possono accedere all'esame di abilitazione per i controlli tecnici per i veicoli capaci di contenere al massimo sedici persone, compreso il conducente, o con massa complessiva a pieno carico fino a 3,5 t.
  10. Gli ispettori che hanno sostenuto con esito positivo l'esame di abilitazione di cui all'art. 5 relativo al solo modulo B e gli ispettori qualificati ai sensi dell'art. 13, comma 2, del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 214 del 2017, possono accedere alla frequenza del modulo C.
  11. I candidati in possesso dell'attestato di frequenza con profitto del modulo C possono accedere all'esame di abilitazione per i controlli tecnici per i veicoli di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t, secondo quanto previsto dalle vigenti normative.
  12. I soggetti di cui all'art. 2, comma 1, assicurano che il corpo docente sia costituito da laureati con diploma di laurea pertinente alla materia d'insegnamento, ovvero da personale dipendente del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti abilitato alla revisione dei veicoli.

 

Art. 4

Fascicolo del candidato e dell'ispettore

  1. Il candidato costituisce e aggiorna il fascicolo personale destinato a contenere:
  2. a) titolo di studio;
  3. b) dichiarazioni e documentazioni comprovanti l'esperienza maturata;
  4. c) attestati di frequenza con profitto dei moduli formativi di cui all'art. 3.
  5. L'ispettore custodisce e aggiorna il proprio fascicolo, destinato a contenere:
  6. a) le abilitazioni conseguite;
  7. b) gli attestati di frequenza con profitto dei corsi di aggiornamento di cui all'art. 6.

 

Art. 5

Conclusione del processo di formazione

  1. Il candidato ispettore, all'esito del percorso formativo di cui all'art. 3, presenta la dichiarazione sostitutiva di cui all'art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in merito alla sussistenza dei requisiti di cui all'art. 240del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, nonché domanda di accesso al relativo esame di abilitazione, al competente organismo di supervisione, di cui all'art. 3, comma 1, lettera q), del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 214 del 2017 e, all'uopo, allega alla domanda copia del fascicolo personale di cui all'art. 4, comma 1.
  2. L'organismo di supervisione, compiuta la propria istruttoria formale e riconosciuto il fascicolo completo, provvede ad ammettere il candidato ispettore al relativo esame di abilitazione.
  3. L'esame verte sui contenuti dei corsi di formazione di cui all'art. 3.
  4. Il candidato che ha superato l'esame non può esercitare l'attività di ispettore di revisione in mancanza della registrazione di cui all'art. 7.

 

Art. 6

Corsi di aggiornamento della formazione

  1. I soggetti di cui all'art. 2, comma 1, erogano i corsi di aggiornamento della formazione che l'ispettore deve seguire nella vigenza della propria attività, al fine di mantenere il titolo abilitativo.
  2. Il corso di aggiornamento ha cadenza triennale e durata minima di venti ore. In ragione delle innovazioni tecniche o scientifiche, o degli aggiornamenti intervenuti nelle disposizioni inerenti le revisioni, l'autorità competente di cui all'art. 3, comma 1, lettera o), del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 214 del 2017, può impartire indicazioni specifiche sulla cadenza di aggiornamento, sulla durata del corso e sulle materie da aggiornare.
  3. L'aggiornamento ordinario verte sul contenuto teorico di cui al modulo B in relazione all'abilitazione posseduta dall'ispettore.
  4. Al termine del corso di aggiornamento i soggetti di cui all'art. 2, comma 1, rilasciano all'ispettore un attestato di frequenza e profitto, con indicazione delle assenze che non potranno superare il dieci per cento delle ore previste e contestualmente inviano formale comunicazione all'organismo di supervisione competente per territorio, di cui all'art. 3, comma 1, lettera q), del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 214 del 2017.

 

Art. 7

Registrazione

  1. L'organismo di supervisione, di cui all'art. 3, comma 1, lettera q), del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 214 del 2017, valutato positivamente l'esame di merito, chiede all'Autorità competente di cui all'art. 3, comma 1, lettera o), del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 214 del 2017, di provvedere alla registrazione dell'ispettore.
  2. Nella registrazione sono indicate le categorie di veicoli per i quali l'ispettore è abilitato.
  3. L'ispettore non può operare in assenza della registrazione o conferma della stessa.

 

Art. 8

Allegati

  1. Le allegate tabelle "modulo A", "modulo B", "modulo C", sono parte integrante del presente accordo.

 

Art. 9

Disposizioni finali e transitorie

  1. La figura del sostituto del responsabile tecnico, di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 30 aprile 2003, opera per effetto della deroga prevista dall'art. 13-bis, comma 1, del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2018, n. 108. Prima della cessazione della deroga, con decreto dell'autorità competente di cui all'art. 3, comma 1, lettera o), del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 214 del 2017, è disciplinato il regime transitorio.
  2. L'aggiornamento degli ispettori transitati al registro per effetto dell'art. 13, comma 2 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 214 del 2017, decorre secondo il calendario fissato con decreto dell'Autorità competente.

Roma, 17 aprile 2019

Il presidente: STEFANI

Il segretario: GALLOZZI

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

DECRETO MINISTERIALE

5 luglio 2019

(G.U. n. 195 del 21.8.2019)

 Modifiche al decreto 20 settembre 2013 in materia di esami per il conseguimento della carta di qualificazione del conducente.

 

IL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

Vista la direttiva 2003/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 luglio 2003 sulla qualificazione iniziale e formazione periodica dei conducenti di taluni veicoli stradali adibiti al trasporto di merci o di passeggeri, recepita con il decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, Capo II;

Visto il decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 2, recante: "Modifiche ed integrazioni ai decreti legislativi 18 aprile 2011, n. 59 e 21 novembre 2005, n. 286, nonché attuazione della direttiva 2011/94/UE recante modifiche della direttiva 2006/126/CE concernente la patente di guida";

Visto il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 20 settembre 2013 recante: "Disposizioni in materia di corsi di qualificazione iniziale e formazione periodica per il conseguimento della carta di qualificazione del conducente, delle relative procedure d'esame e di soggetti erogatori dei corsi", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20 maggio 2014, n. 115;

Visto il decreto del Capo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 17 aprile 2013 recante: "Disposizioni in materia di rilascio del documento comprovante la qualificazione per l'esercizio dell'attività professionale di autotrasporto di persone e cose, denominata qualificazione CQC", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3 maggio 2013, n. 102;

Considerata l'esigenza di dettare nuove disposizioni in materia di esami per il conseguimento della carta di qualificazione iniziale, al fine di rendere la procedura più razionale, semplificata e tale da consentire una migliore programmazione delle sedute d'esame da parte dei competenti uffici Motorizzazione civile;

Ritenuto, pertanto, necessario procedere alla modifica dell'art. 11 del richiamato decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 20 settembre 2013;

Decreta:

 Art. 1

Modificazioni all'art. 11 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 20 settembre 2013

 

  1. L'art. 11 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 20 settembre 2013è sostituito dal seguente:

"Art. 11 (Esame per il conseguimento della carta di qualificazione del conducente). –

  1. L'esame di cui all'art. 19, comma 1, del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, consiste in una prova che si svolge con sistema informatizzato, tramite questionario estratto da un database predisposto dalla Direzione generale per la motorizzazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, secondo un metodo di casualità. Il candidato deve rispondere, entro novanta minuti, a settanta quesiti, barrando la lettera "V" o "F" a seconda che consideri quella proposizione vera o falsa. Quaranta quesiti sono tratti dagli argomenti di cui all'art. 7, comma 4, lettera a), mentre i restanti trenta sono tratti dagli argomenti di cui all'art. 7, comma 4, lettere b) o c), in ragione del tipo di abilitazione che il candidato intende conseguire. La prova si intende superata se il numero di risposte errate è, al massimo, di sette.
  2. Il titolare di carta di qualificazione del conducente per il trasporto di cose, che intende conseguire anche la qualificazione per il trasporto di persone, sostiene l'esame tramite un questionario con trenta quesiti, relativi agli argomenti di cui all'art. 7, comma 4, lettera c), indicando la risposta che ritiene corretta con le medesime modalità di cui al comma 1. Il candidato deve rispondere ai questionari entro quaranta minuti. La prova si intende superata se il numero di risposte errate è, al massimo, di tre.
  3. Il titolare di carta di qualificazione del conducente per il trasporto di persone, intende conseguire anche la qualificazione per il trasporto di cose, sostiene l'esame tramite un questionario con trenta quesiti, relativi agli argomenti di cui all'art. 7, comma 4, lettera b), indicando la risposta che ritiene corretta con le medesime modalità di cui al comma 1. Il candidato deve rispondere ai questionari entro quaranta minuti. La prova si intende superata se il numero di risposte errate è, al massimo, di tre.
  4. Il titolare di attestato di idoneità professionale per l'accesso alla professione di autotrasportatore, che intende conseguire la qualificazione relativa al medesimo settore, sostiene l'esame tramite un questionario con quaranta quesiti, relativi agli argomenti di cui all'art. 7, comma 4, lettera a), indicando la risposta che ritiene corretta con le medesime modalità di cui al comma 1. La prova ha durata di cinquanta minuti e si intende superata se il numero di risposte errate è, al massimo, di quattro.
  5. Il titolare di attestato di idoneità professionale per l'accesso alla professione di autotrasportatore, che ha frequentato un corso ai sensi dell'art. 9, comma 5, consegue la carta di qualificazione della tipologia per la quale ha frequentato la parte pratica del corso, per mera esibizione all'ufficio Motorizzazione civile dell'attestato di frequenza del corso stesso.
  6. Gli esami di cui ai commi da 1 a 4 sono svolti presso gli uffici Motorizzazione civile, sulla base di procedure stabilite dal Dipartimento per i trasporti, la navigazione gli affari generali ed il personale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, da funzionari del Dipartimento stesso, abilitati ai sensi della tabella IV.1 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495.
  7. La richiesta degli esami di cui ai commi da 1 a 4 deve essere presentata dal candidato entro il termine di validità, pari a dodici mesi, dell'attestato di frequenza del corso propedeutico che ha seguito.
  8. All'esito positivo degli esami di cui ai commi da 1 a 4:
  9. a) al conducente, già titolare della patente di guida presupposta dalla carta di qualificazione del conducente conseguita, è rilasciato un duplicato della patente stessa sulla quale, in corrispondenza della predetta categoria, è annotato il codice unionale "95" seguito dalla indicazione di giorno, mese ed anno di scadenza di validità della qualificazione;
  10. b) al conducente titolare di autorizzazione ad esercitarsi alla guida per il conseguimento di una patente di categoria C, CE, D o DE, è rilasciato, previo assolvimento dell'imposta di bollo, un CAP, conforme all'allegato 9 del presente decreto, comprovante il conseguimento della carta di qualificazione del conducente.
  11. Il CAP di cui al comma 8, lettera b), deve essere esibito all'ufficio Motorizzazione civile all'atto della prenotazione della prova di verifica delle capacità e dei comportamenti per il conseguimento della patente di guida: all'esito positivo della predetta prova, sulla patente di guida, in corrispondenza della categoria presupposta, è annotato il codice unionale "95" seguito dalla indicazione di giorno, mese ed anno di scadenza di validità della qualificazione CQC.
  12. Nel caso di esito negativo della prova d'esame di cui ai commi da 1 a 4, il candidato non può sostenere una nuova prova prima che siano trascorsi almeno trenta giorni dalla data di quella precedente.
  13. Al momento della prova d'esame, il candidato cittadino di Stato non appartenente all'Unione europea o allo Spazio economico europeo esibisce il documento di soggiorno.".

Art. 2

Disposizioni transitorie

  1. Le disposizioni del presente decreto si applicano trascorsi novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

Roma, 5 luglio 2019

Il Ministro: TONINELLI

 

Registrato alla Corte dei conti il 5 agosto 2019

Ufficio di controllo sugli atti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti

e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, reg. n. 1 foglio n. 3065

 

L’INPS, con il messaggio 3359 del 17/09/2019, ha inteso fornire una serie di precisazioni in merito ai criteri di compatibilità della titolarità di cariche sociali nell’ambito di società di capitali e lo svolgimento di attività di lavoro subordinato per la stessa società.

L’intervento dell’Istituto recepisce l’orientamento giurisprudenziale più recente sulla cumulabilità tra cariche societarie e lavoro dipendente, con riferimento alle figure del socio e dell’amministratore unico, del presidente del Cda e dell’amministratore delegato.

A tal proposito l’Istituto distingue le diverse fattispecie:

  • La carica di membro o presidente del consiglio di amministrazione di una società, poiché sottoposta alle direttive, alle decisioni ed al controllo dell’organo collegiale non è incompatibile con l’instaurazione di un rapporto di lavoro dipendente presso la medesima persona giuridica.
  • Al contrario l’amministratore unico della società, in quanto detentore del potere di esprimere da solo la volontà propria dell’ente sociale, come anche i poteri di controllo, di comando e di disciplina non può essere anche lavoratore subordinato della società da lui amministrata.
  • Infine, nel caso dell’amministratore delegato, ai fini dell’ammissibilità o meno della coesistenza della carica con quella di lavoratore dipendente occorre verificare la portata della delega conferita dal consiglio di amministrazione.
  • La configurabilità del rapporto di lavoro subordinato è, inoltre, da escludere con riferimento alle società con socio unico, giacché la concentrazione della proprietà delle azioni o delle quote societarie nelle mani di una sola persona comporta di per sé, per il socio unico, la non soggezione alle direttive di un organo societario.

Una volta stabilita, sia pure con le limitazioni sopra ricordate, la possibilità teorica di instaurazione, tra la società e la persona fisica che la rappresenta e la gestisce, di un autonomo e parallelo diverso rapporto avente le caratteristiche del lavoro subordinato, dovrà accertarsi in concreto l’oggettivo svolgimento di attività estranee alle funzioni inerenti al rapporto organico e l’assoggettamento – nonostante le suddette cariche sociali – al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell’organo di amministrazione della società nel suo complesso, il quale, inevitabilmente, limita la libertà di azione e di scelta nell’esercizio della funzione e dell’attività lavorativa del dipendente.

In una parola occorrerà provare che tali attività siano contraddistinte dai caratteri tipici della subordinazione

La valutazione della compatibilità dello status di amministratore di società di capitali con lo svolgimento di attività di lavoro subordinato presuppone l’accertamento in concreto, caso per caso, della sussistenza delle seguenti condizioni:

  • che il potere deliberativo sia affidato all’organo (collegiale) di amministrazione della società nel suo complesso e/o ad un altro organo sociale espressione della volontà imprenditoriale il quale esplichi un potere esterno;
  • che sia fornita la rigorosa prova della sussistenza del vincolo della subordinazione, cioè dell’assoggettamento del lavoratore interessato, nonostante la carica sociale, all’effettivo potere di supremazia gerarchica (potere direttivo, organizzativo, disciplinare, di vigilanza e di controllo) di un altro soggetto ovvero degli altri componenti dell’organismo sociale a cui appartiene;
  • che il soggetto svolga, in concreto, mansioni estranee al rapporto organico con la società (deve trattarsi di attività che esulino e che pertanto non siano ricomprese nei poteri di gestione che discendono dalla carica ricoperta o dalle deleghe che gli siano state conferite).

.

INPS

Direzione Centrale Entrate e Recupero Crediti

Coordinamento Generale Legale

 

Roma, 17-09-2019

 

Messaggio n. 3359

 

OGGETTO: Compatibilità della titolarità di  cariche  sociali  nell’ambito  di società di capitali e lo svolgimento di attività di lavoro subordinato per la stessa società. Precisazioni

 

Con il presente messaggio, rivolto agli operatori economici e alle strutture territoriali dell’Istituto, si illustra il consolidato orientamento formatosi in seno alla giurisprudenza di legittimità in ordine alla compatibilità tra la titolarità di cariche  sociali e l’instaurazione, tra la società e la persona fisica che l’amministra, di un autonomo e diverso rapporto di lavoro subordinato, atteso che il riconoscimento di detto rapporto esplica effetto ai fini delle assicurazioni obbligatorie previdenziali e assistenziali.

Si riassumono, pertanto, al fine di assicurare uniformità di comportamento dei soggetti coinvolti, i principi di base espressi in materia con riguardo, in generale, alla figura dell’amministratore di società di capitali nelle sue funzioni tipiche di gestione e di rappresentanza dell’ente, essendo il soggetto che, immedesimandosi nella società, le consente di agire e di raggiungere i propri fini imprenditoriali.

Si ricorda, in proposito, che l’Istituto con la circolare n. 179 dell’8 agosto 1989, avente ad oggetto “Accertamenti e valutazione della sussistenza del rapporto di lavoro subordinato”, nell’illustrare i criteri per la valutazione dei rapporti lavorativi instaurati con società di capitali da soggetti che al contempo vi ricoprono determinate cariche, aveva escluso, in linea di massima, che per i “presidenti, gli amministratori unici ed i consiglieri delegati” potesse essere riconosciuto un rapporto di lavoro subordinato valido con la medesima società.

Allo stato, le precisazioni fornite con la citata circolare sono da intendersi, tuttavia, in parte rivisitate dal successivo messaggio n. 12441 dell’8 giugno 2011, nell’ambito del quale sono stati forniti chiarimenti ed indicazioni in ordine  alla  possibilità di instaurazione di un valido rapporto di lavoro subordinato tra la società cooperativa ed il presidente della medesima.

In particolare, l’Istituto ha individuato i criteri cui attenersi per valutare la configurabilità di detto rapporto sulla base dei principi espressi dalla Corte di Cassazione con riferimento alla disciplina relativa all’amministratore di società di capitali, stante la portata di carattere generale della medesima e, quindi, l’effettiva mutuabilità nell’ambito delle società cooperative.

Infatti, già a partire dagli anni 90, la giurisprudenza della Suprema Corte si è uniformata al criterio generale in base al quale l’incarico per lo svolgimento di un’attività gestoria, come quella dell’amministratore, in una società di capitali non esclude astrattamente la configurabilità di un rapporto di lavoro subordinato (fatte salve alcune eccezioni).

A sostegno della compatibilità di una duplicazione di posizioni giuridiche in capo alla stessa persona fisica è stato argomentato (Cass., Sez. Un., n. 10680/1994 e Cass. n. 1793/1996) che “né il contratto di società, né l’esistenza del rapporto organico che lega l'amministratore alla società, valgono ad escludere la configurabilità di un rapporto obbligatorio tra amministratori e società, avente ad oggetto, da un lato la prestazione di lavoro e, dall’altro lato la corresponsione di un compenso sinallagmaticamente collegato alla prestazione stessa. Ciò perché, in particolare, il rapporto organico concerne soltanto i terzi, verso i quali gli atti giuridici compiuti dall’organo vengono direttamente imputati alla società […]; con la conseguenza che, sempre verso i terzi, assume rilevanza solo la persona giuridica rappresentata, non anche la persona fisica. Ma nulla esclude che nei rapporti interni sussistano rapporti obbligatori tra le due persone”, anche di lavoro subordinato. Pertanto, “resta comunque escluso che alla riconoscibilità di un rapporto di lavoro subordinato sia di ostacolo la mera qualità di rappresentante legale della società, come presidente di essa”.

Peraltro, secondo la Suprema Corte (cfr. le sentenze n. 18476/2014 e n. 24972/2013) “l’essere organo di una persona giuridica di per sé non osta alla possibilità di configurare tra la persona giuridica stessa ed il suddetto organo un rapporto di lavoro subordinato, quando in tale rapporto sussistano le caratteristiche dell’assoggettamento, nonostante la carica sociale, al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell’organo di amministrazione dell’ente”.

In altri termini, la carica di presidente, in sé considerata, non è incompatibile con lo status di lavoratore subordinato poiché anche il presidente di società, al pari di qualsiasi membro del consiglio di amministrazione, può essere soggetto alle direttive, alle decisioni ed al controllo dell’organo collegiale (cfr., tra le altre, Cass. n. 11978/2004, n. 1793/1996   e   n.   18414/2013).   Tale   affermazione   non   è   neppure  contraddetta dall’eventuale conferimento del potere di rappresentanza al presidente, atteso che tale delega non estende automaticamente allo stesso i diversi poteri deliberativi.

Diversamente accade per l’amministratore unico della società, che, come ricordato in copiose pronunce, è detentore del potere di esprimere da solo la volontà propria dell’ente sociale, come anche i poteri di controllo, di comando e di disciplina. In questo caso, l’assenza di una relazione intersoggettiva, suscettibile – almeno astrattamente – di una distinzione tra la posizione del lavoratore in qualità di organo direttivo della società e quella del lavoratore come soggetto esecutore delle prestazioni lavorative personali (che, di fatto, dipendono dallo stesso organo direttivo), ha portato i giudici a sancire un principio di non compatibilità tra la qualità di lavoratore dipendente di una società e la carica di amministratore unico della medesima[i] (cfr., ex plurimis, Cass. civ. n. 24188/2006).

Per quanto concerne l’amministratore delegato, si fa presente che la portata della delega conferita dal consiglio di amministrazione a tale organo (che, come noto, può essere generale e, come tale, implicante la gestione globale della società ovvero parziale, qualora vengano delegati limitati atti gestori) sarà rilevante ai fini dell’ammissibilità o meno della coesistenza della carica con quella di lavoratore dipendente.

Nelle ipotesi in cui l’amministratore sia munito di delega generale con facoltà di agire senza il consenso del consiglio di amministrazione si ritiene, pertanto, che sia esclusa la possibilità di intrattenere un valido rapporto di lavoro subordinato con la società per detto soggetto[ii].

Diversamente, l’attribuzione da parte del consiglio di amministrazione del solo potere di rappresentanza ovvero di specifiche e limitate deleghe all’amministratore non è ostativo, in linea generale, all’instaurazione di genuini rapporti di lavoro subordinato.

In ogni caso, ai fini della valutazione dell’ammissibilità di detti rapporti, sono altresì rilevanti i rapporti intercorrenti fra l’organo delegato e il consiglio di amministrazione, la pluralità ed il numero degli amministratori delegati e la facoltà di agire congiuntamente o disgiuntamente, oltre – naturalmente – alla sussistenza degli elementi caratterizzanti il vincolo di subordinazione.

La configurabilità del rapporto di lavoro subordinato è, inoltre, da escludere con riferimento all’unico socio, giacché la concentrazione della proprietà delle azioni nelle mani di una sola persona esclude – nonostante l’esistenza della società come distinto soggetto giuridico – l’effettiva soggezione del socio unico alle direttive di un organo societario. Parimenti, il socio che abbia assunto di fatto nell’ambito della società l’effettiva ed esclusiva titolarità dei poteri di gestione, tanto da risultare “sovrano” della società stessa, non può assumere contemporaneamente anche la diversa figura di lavoratore subordinato(cfr. Cass. civ., Sez. lavoro, n. 21759/2004)[iii] essendo esclusa la possibilità di ricollegare ad una volontà “sociale” distinta la costituzione e gestione del rapporto di lavoro.

In linea generale, sempre con riguardo alla figura del socio di società di capitali che assommi in capo a sé anche l’incarico di amministratore, si ricorda che detta semplice circostanza – ancorché possa essere sintomatica della non sussistenza del vincolo di subordinazione – non è di per sé sufficiente a concludere per la non configurabilità del rapporto di lavoro subordinato, in quanto in tali fattispecie, secondo la Suprema Corte, sono da vagliare disgiuntamente, caso per caso, sia la condizione di possessore di parte del capitale sociale sia l’incarico gestorio, tenendo conto delle istruzioni fornite dall’Istituto anche nell’ambito del presente messaggio.

Pertanto, una volta stabilita l’astratta possibilità di instaurazione, tra la società e la persona fisica che la rappresenta e la gestisce, di un autonomo e parallelo diverso rapporto che può assumere le caratteristiche del lavoro subordinato, dovrà accertarsi in concreto l’oggettivo svolgimento di attività estranee alle funzioni inerenti al rapporto organico e che tali attività siano contraddistinte dai caratteri tipici della subordinazione (cfr., ex plurimis, Cass. civ. n. 1399/2000, n. 329/2002 e n. 12630/2008).

Con particolare riferimento al requisito del vincolo di subordinazione, quale elemento tipico qualificante del rapporto di lavoro ex art. 2094 c.c., la Corte ha sottolineato che chi intende farlo valere ha l’onere di provare in modo certo l’assoggettamento – nonostante le suddette cariche sociali – al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell’organo di amministrazione della società nel suo complesso, il quale, inevitabilmente, limita la libertà di azione e di scelta nell’esercizio della funzione e dell’attività lavorativa del dipendente (cfr. Cass. civ. n. 24972/2013, n. 18476/2013 e n. 18414/2013).

Anche di recente la giurisprudenza di legittimità (Cass. 3 aprile 2019, n. 9273, confermativa di Cass. n. 29761/18, e n. 19596/16), nel ribadire il principio secondo il quale le qualità di amministratore e di lavoratore subordinato di una stessa società di capitali sono cumulabili, purché si accerti l’attribuzione di mansioni diverse da quelle proprie della carica sociale, ha altresì individuato, in capo al soggetto che intenda far valere il rapporto di lavoro  subordinato, l’obbligo di fornire la prova del vincolo di subordinazione, cioè l’assoggettamento, nonostante la carica sociale rivestita, al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell’organo di amministrazione della società.

Ai fini dell’accertamento del rapporto di lavoro dipendente si terrà conto della sussistenza anche di altri elementi sintomatici della subordinazione individuati dalla giurisprudenza e riproposti dalla prassi amministrativa adottata dall’Istituto (cfr. le circolari n. 179/1989 e n. 117/1983), quali la periodicità e la predeterminazione della retribuzione, l’osservanza di un orario contrattuale di lavoro, l’inquadramento all’interno di una specifica organizzazione aziendale, l’assenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale, l’assenza di rischio in capo al lavoratore, la distinzione  tra importi corrisposti a titolo di retribuzione da quelli derivanti da proventi societari, etc. (cfr. Cass. n. 5886/2012). È necessario, peraltro, che la costituzione e gestione del rapporto di lavoro siano ricollegabili ad una volontà della società distinta dal soggetto titolare della carica (amministratore, etc.).

Naturalmente, il vincolo della subordinazione può assumere connotati diversi in relazione alla natura delle mansioni ed alle condizioni in cui queste si svolgono; pertanto, anche nel caso di lavoro dirigenziale[iv], come in genere per le prestazioni lavorative che abbiano particolari caratteristiche (per la loro natura creativa, intellettuale, professionale o, per l’appunto, dirigenziale) che non si prestino ad essere eseguite sotto la direzione del datore di lavoro o con una continuità regolare anche negli orari, il parametro distintivo della subordinazione deve necessariamente essere riscontrato o escluso mediante il ricorso a criteri c.d. complementari o sussidiari. Ne consegue che per accertare la sussistenza di rapporto di lavoro  subordinato di tipo dirigenziale sarà verificata: l’assunzione con la qualifica di dirigenti, il conferimento della carica di direttore generale da parte dell’organo amministrativo nel suo complesso (e lo svolgimento effettivo delle relative mansioni), la cessazione del rapporto mediante licenziamento, il coordinamento dell’attività lavorativa all’assetto organizzativo del datore di lavoro, l’assoggettamento, anche se in forma lieve o attenuata, alle direttive e agli ordini del datore di lavoro ancorché il lavoratore mantenga un effettiva autonomia decisionale, etc. In tal caso la subordinazione potrà altresì essere confermata dalla caratterizzazione delle mansioni (diverse dalle funzioni proprie della carica rivestita e non rientranti nelle deleghe).

Di contro, laddove “non sussista alcuna formalizzazione di un contratto di lavoro subordinato di dirigente e risulti l’esercizio diretto (anzi predominante e fortemente personalizzato) della gestione della società in ragione del rapporto di immedesimazione organica, è evidentemente necessario, al fine di distinguere i due ruoli, un quid pluris”, da rinvenirsi nella specifica caratterizzazione delle mansioni svolte, sia pure in un contesto di ampi poteri di iniziativa e discrezionalità (cfr. Cass. n. 18414/2013).

In ogni caso, si rammenta che nell’individuazione della natura del rapporto occorre attenersi al principio di effettività, secondo il quale il nomen iuris utilizzato e le modalità con le quali il rapporto di lavoro  è stato formalizzato costituiscono solo uno degli elementi ai quali occorre fare riferimento nella valutazione complessiva della situazione contestuale e successiva alla stipulazione del contratto al fine di accertare l’oggetto effettivo della prestazione convenuta (Cass. civ. n. 18476/2014).

Tutto ciò premesso, la valutazione della compatibilità dello status di amministratore di società di capitali (il riferimento è alle sole tipologie di cariche ritenute in astratto ammissibili) con lo svolgimento di attività di lavoro subordinato presuppone l’accertamento in concreto, caso per caso, della sussistenza delle seguenti condizioni:

  • che il potere deliberativo (come regolato dall’atto costitutivo e dallo statuto), diretto a formare la volontà dell’ente, sia affidato all’organo (collegiale) di amministrazione della società nel suo complesso e/o ad un altro organo sociale espressione della volontà imprenditoriale il quale esplichi un potere esterno;
  • che sia fornita la rigorosa prova della sussistenza del vincolo della subordinazione (anche, eventualmente, nella forma attenuata del lavoro dirigenziale) e cioè dell’assoggettamento del lavoratore interessato, nonostante la carica sociale, all’effettivo potere di supremazia gerarchica (potere direttivo, organizzativo, disciplinare, di vigilanza e di controllo) di un altro soggetto ovvero degli altri componenti dell’organismo sociale a cui appartiene;
  • il soggetto svolga, in concreto, mansioni estranee al rapporto organico con la società; in particolare, deve trattarsi di attività che esulino e che pertanto non siano ricomprese nei poteri di gestione che discendono dalla carica ricoperta o dalle deleghe che gli siano state

  

Il Direttore Generale

Gabriella Di Michele

 

[i] La stessa posizione può del pari essere riconosciuta nel caso del componente dell’organo di gestione che “di fatto” assuma, in contrasto con le previsioni statutarie, il ruolo dell’amministratore unico. In tal caso, pertanto, non si può configurare un rapporto di subordinazione lavorativa con la società, attesa l’insussistenza di due contrapposti centri di imputazione (cfr. Cass. civ., Sez. lavoro, n. 21759/2004).

[ii] Se l’amministratore è munito di delega generale neanche l’attività del Collegio Sindacale, esercitata mediante controlli di legittimità sostanziale sull’amministrazione della società nel suo complesso, può comprovare l’eterodirezione necessaria perché si possa configurare un rapporto di lavoro subordinato.

[iii] Anche la qualità del socio maggioritario di una società di capitali – atteso che lo stesso eserciti i propri (legittimi) poteri in seno all’organo a lui preposto, e cioè l’assemblea, senza interferire con l’attività degli amministratori nell’attuazione delle delibere assembleari pur esercitando i poteri di controllo riservati dal codice civile ed, eventualmente, dallo Statuto – non è di per sé di ostacolo alla sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra socio e società, almeno potenziale. Si rammenta che l’attività lavorativa subordinata prestata in favore delle società di capitali da semplici soci che non sono investiti di particolari mandati o poteri è, in via generale, sempre ammessa in ragione della titolarità, in capo alle stesse, della personalità giuridica che presuppone la distinzione soggettiva tra lavoratore  dipendente e datore di lavoro, fermo restando la sussistenza di tutti i requisiti tipici del rapporto di lavoro subordinato

[iv] A sostegno dell’ammissibilità del lavoro con qualifica dirigenziale prestato da un oggetto titolare di carica sociale nel medesimo ambito societario si è argomentato che “Se la tipica funzione del dirigente è quella di collaborazione diretta con l'imprenditore atta ad imprimere discrezionali facoltà di determinazione per l'intero organismo imprenditizio, essa è nondimeno legata e limitata dalle direttive generali del collegio amministrativo soprattutto in relazione alla misura ed alle modalità delle scelte operative  attinenti al  rischio economico ed all'indirizzo della produzione” (cfr. Cass. civ. n. 706/1993).

 

Finalmente, oltre agli autobus, anche i mezzi pesanti potranno ora transitare sui viadotti delle autostrade A24 e A25, pur in presenza di cantieri di deviazione.

Il via libera alla revisione del divieto, deciso in queste ore dalle strutture ministeriali che quei limiti avevano suggerito, cambia la situazione e risolve un problema annoso per gli autotrasportatori di cui ASSOTIR si era fatta portavocein tutte le sedi istituzionali

Da quasi un anno erano infatti vigenti, su 83 viadotti di A24 e A25, limitazioni alla circolazione che Strada dei Parchi Spa aveva instaurato su suggerimento del ministero.

Durante l'esecuzione di lavori in regime di deviazione di carreggiata, tali limitazioni hanno comportato la necessità di eliminare il transito dei veicoli pesanti su almeno una delle due direzioni, imponendo l'uscita obbligatoria dall'autostrada dallo svincolo immediatamente precedente la zona di cantiere con rientro al successivo.

Questo regime di circolazion ha creato purtroppo disagi stigmatizzati da enti locali, associazioni trasportatori e associazioni industriali, tra cui, appunto, la nostra Associazione, in prima linea sia su tale questione, sia su quella, altrettanto fondamentale, della sospensione degli aumenti dei pedaggi previsti per le due autostrade che collegano Tirreno ed Adriatico.

L'inteso confronto tecnico-normativo svolto in questi mesi ha consentito di mettere a punto modelli di verifica di transitabilità che consentono oggi di derogare, per i tempi limitati della durata dei cantieri, ai limiti di traffico imposti con le ordinanze del 26 ottobre 2018.

Così i mezzi pesanti, che dovevano abbandonare il tratto di autostrada oggetto di cantieri di deviazione di carreggiata, potranno ora transitare regolarmente.

L’INPS, con la circolare n. 121 dello scorso 06 settembre 2019, ha fornito le istruzioni operative per la gestione degli obblighi contributivi connessi all’incremento del contributo addizionale NASpI a valere sui rinnovi dei contratti di lavoro a tempo determinato.

Come si ricorderà, tale previsione era stata esplicitamente introdotta dal D.L. 87/2018, il cosiddetto Decreto Dignità, con l’obiettivo di rendere meno economicamente allettanti le assunzioni a tempo determinato rispetto a quelle a tempo indeterminato.

L’INPS, quindi, ricorda le novità introdotte dal decreto e in particolare:

  • riduzione a 12 mesi della durata massima del contratto a tempo determinato, anche in relazione al regime di somministrazione di lavoro;
  • Introduzione dell’obbligo di individuazione delle specifiche causali che possono condurre al rinnovo del contratto a tempo determinato ferma restando a 24 mesi, la durata massima dei rapporti intercorrenti fra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale;
  • l’aumento del contributo addizionale che finanzia la NASpI è fissato nella misura dello 0,50%, in occasione di ciascun rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato.

La circolare ricorda inoltre che, l’aumento del contributo addizionale è dovuto dai datori di lavoro con esclusivo riferimento ai rinnovi dei contratti di lavoro a tempo determinato, anche in somministrazione, intervenuti a far data dal 14 luglio 2018, data di entrata in vigore del Decreto Dignità.

Da quel momento in poi, dunque, il contributo addizionale NASpI è aumentato di 0,5 punti percentuali in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, posto che esso abbia ragione di essere rinnovato.

Ad esempio, nel caso in cui un contratto a tempo determinato venga rinnovato per tre volte, il datore di lavoro interessato dovrà corrispondere il contributo addizionale secondo le seguenti misure:

- contratto originario: 1,4%;

- 1° rinnovo: 1.9% (1,4% + 0,5%);

- 2° rinnovo: 2.4% (1,9% + 0,5%);

- 3° rinnovo: 2,9% (2,4% + 0,5%).

Ricordiamo che sono esclusi dall’obbligo di versamento del contributo addizionale:

  • • i lavoratori assunti con contratto a termine in sostituzione di lavoratori assenti;
  • • i lavoratori assunti a termine per lo svolgimento delle attività stagionali di cui al D.P.R. n.1525/1963;
  • • gli apprendisti;
  • • i lavoratori dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

La Circolare infine illustra quanto e come I datori di lavoro tenuti al versamento della maggiorazione del contributo addizionale NASpI, a decorrere dalla competenza settembre 2019, dovranno esporre nel flusso Uniemens

Contatti


Sede Nazionale

Via Santa Caterina Albanese, 14 - 00173 Roma 
Telefono. +39 067221815 • Fax +39 0672960490 
C.F. 97057920585 • P.IVA 09422431008
Termini e condizioni d'utilizzo

Tutte le sedi 

Redazione e contenuti portale web: M. Sarrecchia

Call-Center

Puoi chiamarci tutti i giorni dalle 9,00 alle 13,00
e dalle 14,00 alle 18,00
al seguente numero

06 7221815

Siamo su Facebook

© 2018 ASSOTIR. All Rights Reserved. Designed By Papesolution