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MINISTERO DELL'INTERNO

DIPARTIMENTO PER GLI AFFARI INTERNI E TERRITORIALI

Prot. n. 2584-2010

Roma, 2 dicembre 2019

OGGETTO: Limitazione alla circolazione festiva fuori dai centri abitati dei veicoli aventi massa complessiva superiore alle 7,5 tonnellate. Precisazioni sul "viaggio a vuoto".

Si rappresenta che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che legge per conoscenza, ha espresso l'avviso che gli effetti delle autorizzazioni alla circolazione in deroga al divieto in oggetto - i cui presupposti sostanziali sono contenuti nell'art. 9 e quelli procedimentali agli artt. 10 ed 11 del Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 4 dicembre 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 299 del 27 dicembre 2018 - non siano limitati alla circolazione dei veicoli caricati con i materiali da trasportare, ma si estendano anche all'eventuale viaggio a vuoto effettuato per raggiungere la destinazione di carico della merce.

Secondo il MIT l'assunto trova giustificazione nell'applicazione, per analogia, degli articoli 7 ed 8 del decreto - che individuano, rispettivamente, le categorie di veicoli e di merci alle quali il divieto non si applica - atteso che in questi viene espressamente prevista l'esenzione anche per i veicoli che circolano scarichi.

Tale facoltà deve pertanto ritenersi aggiuntiva rispetto a quella di cui all' art. 11, comma 3, lett. e) del decreto e, come tale, di stretta interpretazione ed insuscettibile, a sua volta, di interpretazioni estensive. Conseguentemente, l'eventuale viaggio a vuoto deve essere anch'esso indicato nella richiesta di autorizzazione; quest'ultima dovrà altresì contenere un'adeguata motivazione della necessità che il veicolo debba circolare scarico nei giorni in cui sussiste il divieto, affinché venga valutata la coerenza della richiesta in relazione alla distanza ed al percorso del viaggio per il quale si richiede la deroga.

Di tanto si dà comunicazione a codesti Uffici al fine di tenerne conto, per i profili di interesse, nelle attività di competenza.

IL VICE CAPO DIPARTIMENTO VICARIO

Tirone

 

Dal 14 al 20 ottobre 2019, si è svolta, in Europa  la settimana di controllo TISPOL "Autocarri e autobus", incentrata sui controlli sul trasporto merci e sul trasporto passeggeri. 

Ogni anno sono 29 i paesi europei che partecipano a queste operazioni. 

Secondo l'ultimo feedback di 21 paesi, sono stati controllati 227.004 camion e 113.777 autobus. Sono state rilevate oltre 60.000 violazioni (camion: 49.926, autobus: 11.034).

Risultati del controllo del camion:

  • In 1.912 occasioni è stato imposto il divieto di proseguimento del viaggio fino al ripristino delle condizioni di sicurezza dei veicoli (1.871 camion e 41 autobus). Ciò rappresenta un piccolo miglioramento rispetto a un'operazione analoga nel luglio di quest'anno, quando sono stati vietati 2.092 camion e autobus.
  • La percentuale di reclami era del 22% per il trasporto merci e del 10% per gli autobus.
  • Gli agenti di polizia europei hanno un livello molto elevato di formazione sui controlli del traffico pesante, che si riflette nell'alto tasso di contestazioni effettuate.
  • La maggior parte delle violazioni è stata riscontrata, per gli  autobus, nelle aree delle infrazioni tecniche e della normativa sui documenti relativi ai veicoli  e nelle aree relative alla velocità, alla legislazione sui tempi di guida e di riposo e alle impostazioni del tachigrafo.
  • 8310 conducenti (camion 7.623, autobus 697) hanno violato le norme sociali valide in Europa, il che significa che hanno guidato il loro veicolo più a lungo di quanto consentito dalla legge senza rispettare le interruzioni obbligatorie.
  • In 6.049 occasioni i tachigrafi non sono stati gestiti correttamente.
  • Sono state rilevate in 664 casi, manipolazioni di tachigrafi digitali  (con un grande picco a luglio, mese in cui il totale è stato di  370). Interferire con le impostazioni del tachigrafo o persino manipolarle assume forme sempre più grandi.  La ragione di questo tipo di frode potrebbe essere la pressione concorrenziale in continua crescita  in questo settore. I vantaggi finanziari per i trasportatori infedeli possono essere notevoli, ma i rischi per la sicurezza stradale sono certamente maggiori.
  • Sfortunatamente, sono stati trovati 220 conducenti che conducevano i loro veicoli sotto l'influenza dell'alcool, così come 47 conducenti sotto l'influenza di droghe.
  • In 10.738 casi (6.541 camion, 2.594 autobus) sono stati riscontrati gravi difetti tecnici e il fissaggio del carico era insufficiente in 1.603 camion.
  • Sebbene le infrazioni nel settore delle merci pericolose possano apparire a prima vista piccole, in percentuale in meno del 3%, vi sono state 711 infrazioni (211 in più rispetto allo stesso periodo del 2018).

Risultati del controllo bus:

  • Negli autobus controllati la maggior parte delle violazioni riguardava documenti mancanti (31,3%), uso della cintura di sicurezza (8,3%), velocità eccessiva (13,9%) e difetti tecnici (23,5%).
  • 697 autisti di autobus hanno anche superato i tempi di guida legalmente consentiti.

Il risultato della settimana di controllo mostra che le ispezioni nell'area del traffico di merci pesanti e del trasporto passeggeri siano ancora un approccio importante per migliorare la sicurezza del traffico.

Oltre alla punizione per le violazioni commesse, i conducenti vengono infatti informati, illustrando loro la pericolosità di tali violazioni, come l'insufficiente fissazione del carico, la mancanza di cintura di sicurezza o l'affaticamento dovuti al superamento dei tempi di guida.

Anche il pericolo determinato da un costante aumento della distrazione al volante, dovuto principalmente all'uso di telefoni cellulari o altri dispositivi elettronici, dovrebbe essere contrastato durante questi controlli

Le prossime operazioni TISPOL avranno luogo il 3 dicembre 2019 (Operazione ENABLE) e dal 9 dicembre al 15 dicembre 2019 con focus su Alcol e Droga

AGENZIA ENTRATE

Divisione Contribuenti

Direzione Centrale Persone fisiche, lavoratori autonomi ed enti non commerciali

Risposta n. 456

OGGETTO: Detassazione Premi di Risultato erogati in esecuzione di contratti aziendali.

Con l'istanza di interpello specificata in oggetto, e' stato esposto il seguente

QUESITO

La Società istante, in data 6 settembre 2016, ha sottoscritto degli accordi aziendali con i lavoratori, con riferimento al triennio 2016, 2017 e 2018, finalizzati, fra l'altro, all'erogazione di premi di risultato di ammontare variabile (di seguito, anche i Premi), il cui riconoscimento è soggetto ad un rigoroso e puntuale processo di programmazione, monitoraggio e controllo.

L'istante fa presente che, con riferimento ai periodi d'imposta 2016 e 2017, non ha applicato, in qualità di sostituto d'imposta, l'imposta sostitutiva di cui all'articolo 1, commi da 182 a 190, legge 28 dicembre 2015, n. 208, dal momento che, con riferimento a quelle annualità, non erano soddisfatti i requisiti applicativi della disposizione agevolativa.

Oggetto della presente istanza sono, pertanto, i Premi di competenza del periodo d'imposta 2018 ed, eventualmente, dei periodi d'imposta successivi, sussistendone le medesime modalità di determinazione e di strutturazione dei Premi, i cui indicatori di riferimento potrebbero subire modifiche nel tempo.

Ai fini delle modalità di misurazione dei risultati raggiunti e della determinazione dei Premi da corrispondere, vengono individuati sia indicatori di performance di stabilimento che indicatori di perfomance di area/dipartimento, i quali hanno una differente incidenza sulle modalità di calcolo, nello specifico:

  • gli indicatori di stabilimento concorrono alla determinazione dei Premi in misura pari al 70 per cento;
  • gli indicatori di area/dipartimento concorrono, invece, in misura pari al 30 per cento.

Per completezza, giova precisare che gli indicatori di stabilimento misurano i livelli di performance dell'intera realtà aziendale (di seguito, anche "indicatori aziendali"), mentre gli indicatori di area/dipartimento misurano le performance della singola area di appartenenza del lavoratore.

Al riguardo, la Società precisa come l'unica categoria di dipendenti interessata dalla potenziale applicazione dell'agevolazione in esame sia quella degli operai.

Per quanto concerne le modalità di pagamento, la corresponsione del premio è effettuata in due rate distinte: anticipo e conguaglio. L'anticipo del premio viene liquidato con le competenze del mese di gennaio dell'anno di riferimento, ed è pari al 30 per cento del premio totale.

Il premio a conguaglio, invece, liquidato sulla base del raggiungimento degli obiettivi, viene corrisposto nell'anno successivo a quello di riferimento, entro e non oltre il mese di aprile.

Ne consegue che la richiesta concernente la possibilità di applicare il regime di detassazione in questione verterà esclusivamente sulla quota a conguaglio del 70 per cento, tenendo conto che l'anticipo del 30 per cento viene corrisposto e riconosciuto non in piena aderenza ai requisiti previsti per l'applicazione dell'imposta agevolativa.

Per tale motivo, il 30 per cento del premio relativo al 2018, già corrisposto nel corso dello stesso anno, è stato assoggettato alla ritenuta ordinaria e non è, pertanto, oggetto della presente istanza.

Con il successivo accordo del 2 luglio 2018, sono state apportate integrazioni al precedente accordo del 6 settembre 2016, anche al fine di individuare, dal periodo d'imposta 2018, gli indicatori di riferimento per la parametrazione dei Premi spettanti, nonché di rendere le regole concernenti la determinazione ed il riconoscimento dei Premi più aderenti a quanto previsto dalle disposizioni di cui al citato articolo 1, commi da 182 a 190, della legge n. 208 del 2015.

Con l'accordo del luglio 2018, sono stati individuati, in relazione ai premi di risultato relativi al periodo d'imposta 2018, dieci indicatori, prevedendo, altresì, che la detassazione del Premio maturato, con riferimento al predetto periodo d'imposta, si applichi laddove nel medesimo periodo si sia realizzato un miglioramento dei risultati con riguardo ad almeno uno degli indicatori rispetto al precedente periodo d'imposta 2017.

La Società evidenzia che il confronto e la verifica del requisito di "incrementalità" dei risultati riguarda, esclusivamente, alcuni degli indicatori concernenti le complessive performance aziendali ritratte e non il risultato conseguito dai singoli dipartimenti.

Giova, infine, segnalare come la Società intenda mantenere la medesima strutturazione della politica dei Premi riconosciuti anche per i periodi d'imposta successivi, potendo, tuttavia, valutare, di volta in volta, in considerazione dell'evoluzione aziendale, la modifica di uno o più parametri presi a riferimento.

Con la presente istanza di interpello, la società istante chiede se il Premio di risultato relativo periodo d'imposta 2018 - con esclusivo riferimento alla sola quota corrisposta a conguaglio nel corso 2019, pari al 70 per cento del premio totale - ed, eventualmente, per le annualità successive, integri i presupposti per l'assoggettamento, entro i limiti economici fissati dalla stessa disciplina, all'imposta sostitutiva del 10 per cento, così come previsto dall'art. 1, commi da 182-190, legge n. 208 del 2015.

Infine, si chiede se la Società istante, in qualità di sostituto di imposta, possa applicare la citata imposta sostitutiva del 10 per cento in sede di determinazione del conguaglio degli oneri impositivi 2019 da effettuarsi nel mese di dicembre 2019.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

La società ritiene che i premi relativi al 2018, con esclusivo riferimento alla sola quota corrisposta a conguaglio nel corso 2019, pari al 70 per cento del Premio totale, così come determinati, erogati e disciplinati nello specifico nell'accordo aziendale siglato in data 2 luglio 2018, possano beneficiare della detassazione di cui all'art. 1, commi da 182 a 190, legge n. 208 del 2015 e, pertanto, idonei ad essere assoggettati all'imposta sostitutiva del 10 per cento in luogo dell'Irpef e delle relative addizionali, entro i limiti economici fissati dalla stessa disciplina.

Analoghe conclusioni risultano estensibili, sempre a parere della società, alle annualità successive, sussistendo le medesime modalità di determinazione e di "strutturazione" dei premi, i cui indicatori di riferimento potrebbero subire delle modifiche nel tempo.

PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

L'articolo 1, commi da 182 a 189, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (di seguito, anche Stabilità 2016) ha previsto misure fiscali agevolative per le retribuzioni premiali di importo non superiore ad euro 3.000.

In particolare, è stata reintrodotta a regime, dal periodo d'imposta 2016, una modalità di tassazione agevolata, consistente nell'applicazione di un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle relative addizionali del 10 per cento ai "premi di risultato di ammontare variabile, la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sulla base dei criteri definiti con il decreto di cui al comma 188", ovvero con il decreto emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze in data 25 marzo 2016 e pubblicato sul sito istituzionale del Ministero del lavoro in data 16 maggio 2016 (di seguito, decreto).

L'articolo 2 del decreto definisce, al comma 1, i premi di risultato come "somme di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione", individuando al comma 2 - con una elencazione esemplificativa - alcuni criteri di misurazione degli indici incrementali ai quali devono essere commisurati i premi.

Il comma 187 della legge di Stabilità 2016 subordina, inoltre, l'applicazione della agevolazione alla circostanza che l'erogazione delle somme avvenga "in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81".

Al riguardo, il citato comma 2 dell'articolo 2 del decreto stabilisce che "I contratti collettivi (...) devono prevedere criteri di misurazione e verifica degli incrementi (...) rispetto ad un periodo congruo definito dall'accordo .".

Con circolare 15 giugno 2016, n. 28/E, è stato, tra l'altro, precisato che gli accordi già in essere alla data di pubblicazione del decreto potevano essere integrati per renderli pienamente conformi alle disposizioni della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e del decreto, con effetti a partire dall'anno 2016. In questi casi, l'accordo integrativo doveva essere depositato entro il termine di 30 giorni dalla sottoscrizione, unitamente alla dichiarazione di conformità cui all'articolo 5 del decreto.

Nella fattispecie in esame, si rileva che l'accordo del 6 settembre 2016, seppur sottoscritto dopo l'entrata in vigore del citato decreto, non era conforme, con particolare riferimento alle statuizioni concernenti l'erogazione del Premio di Risultato, alle disposizioni della citata legge n. 208 del 2015, tant'è che il successivo accordo del 2 luglio 2018 è stato stipulato al fine di adeguare le predette statuizioni al dettato normativo di cui al riportato art. 1, commi da 182 a 189, della legge di Stabilità 2016.

Ed, infatti, al punto 3 dell'accordo integrativo, sono stati individuati sei indicatori cui far riferimento ai fini della verifica del soddisfacimento del requisito di " incrementalità".

Al riguardo, però, si evidenzia che la funzione incentivante delle norme in esame, così come ribadito anche nei documenti di prassi emessi dall'Agenzia delle Entrate (cfr., tra l'altro, circolari 15 giugno 2016, n. 28/E e 29 marzo 2018, n. 5/E; risoluzione 19 ottobre 2018, n. 78/E), in tanto può ritenersi assolta in quanto la maturazione del premio, e non solo la relativa erogazione, avvenga successivamente alla stipula del contratto, sulla base del raggiungimento degli obiettivi incrementali ivi previamente definiti e misurati nel periodo congruo anch'esso stabilito su base contrattuale.

Pertanto, i criteri di misurazione devono essere determinati con ragionevole anticipo rispetto ad una eventuale produttività futura non ancora realizzatasi.

In ragione di tali considerazioni, e d'intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nella fattispecie in esame, dunque, qualora la misurazione degli indicatori individuati nell'accordo integrativo rilevi, al 31 dicembre 2018, un incremento del loro valore rispetto a quello che i medesimi indicatori registravano al 30 giugno 2018, l'applicazione dell'imposta sostitutiva del 10 per cento potrà riguardare solo il 50 per cento del premio di risultato del 2018.

Pertanto, la società istante in sede di conguaglio 2020 potrà recuperare le maggiori ritenute operate sul 50 per cento del totale del premio relativo all'anno 2018.

Relativamente alle annualità successive, l'imposta sostitutiva potrà trovare applicazione a condizione che l'indicatore di riferimento assicuri comunque conformità ai parametri normativi vigenti e sia individuato in data antecedente l'inizio del periodo di maturazione della retribuzione incentivante.

Infine, nella fattispecie in esame non osta all'applicazione dell'imposta sostitutiva la circostanza che ai fini della determinazione del Premio di risultato, gli indicatori di performance di stabilimento e quelli di area/dipartimento abbiano una differente incidenza, rispettivamente del 70 per cento e del 30 per cento.

Con i citati documenti di prassi, infatti, è stato precisato che la strutturazione del premio di risultato è un aspetto distinto da quello attinente gli incrementi di risultato che l'azienda deve raggiungere per rendere possibile l'applicazione dell'imposta sostitutiva sui premi.

La strutturazione del premio di risultato, che può essere ravvisata nelle previsioni contrattuali che stabiliscono i criteri e le condizioni per l'erogazione del premio ai lavoratori e l'ammontare loro spettante, risponde esclusivamente alle politiche retributive concordate con le organizzazioni sindacali.

Pertanto, tali statuizioni non si pongono in contrasto con la condizione richiesta dalla legge per l'applicazione dell'imposta sostitutiva, concernenti il conseguimento da parte dell'azienda di un risultato incrementale che può riguardare la produttività, o la redditività, o la qualità, o l'efficienza o l'innovazione, in ragione di quanto previsto dal contratto aziendale o territoriale, da verificare attraverso gli indicatori numerici definiti dalla stessa contrattazione territoriale o aziendale.

IL DIRETTORE CENTRALE

 

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 256 del 31 ottobre 2019, la delibera 16 ottobre 2019 del Comitato Centrale per l’Albo degli Autotrasportatori che prevede il versamento per l'anno 2020 del contributo di iscrizione dovuto da tutte le imprese che effettuano servizi di autotrasporto di merci per conto di terzi

La quota da versare per l'anno 2020, che è identica a quella degli scorsi anni, è suddivisa in diverse voci che potrete leggere sulla delibera:

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

DELIBERA 16 ottobre 2019

Misura delle quote dovute dalle imprese di autotrasporto  per   l'anno 2020.

(Delibera n. 6/2019). (19A06799)

(GU n.256 del 31-10-2019)

 

IL PRESIDENTE

del Comitato centrale per l'Albo nazionale delle persone fisiche e giuridiche

che esercitano l'autotrasporto di cose per conto di terzi 

 Vista la legge 6 giugno 1974, n. 298 recante «Istituzione dell'albo nazionale degli autotrasportatori di cose per conto di terzi, disciplina degli autotrasporti di cose e istituzione di un sistema di tariffe a forcella per i trasporti di merci su strada» ed, in particolare,  l'art. 63 che stabilisce le modalità di versamento del contributo per l'iscrizione all'Albo; 

Visto il decreto legislativo 21 novembre 2005, n.  284 recante «Riordino della Consulta generale per l'autotrasporto e del Comitato centrale per l'Albo nazionale degli autotrasportatori» ed, in particolare, l'art. 9, comma 2, lett. d) in base al quale il Comitato centrale provvede a determinare la misura delle quote   dovute annualmente dalle imprese di autotrasporto; 

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 10 luglio 2009, n. 123 recante «Regolamento di riorganizzazione e funzionamento della Consulta generale per l'autotrasporto e per la logistica e del Comitato centrale per l'Albo nazionale degli autotrasportatori»; 

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 9 luglio 2010, n. 134 recante «Regolamento contabile del Comitato centrale per   l'Albo nazionale degli autotrasportatori»; 

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 febbraio 2014, n.  72, recante «Regolamento di organizzazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti» ed, in particolare, l'art. 6, comma 10; 

Visto il decreto ministeriale 8 maggio 2018, n. 235 con il quale è stato costituito, per la durata di un triennio, il Comitato centrale per l'Albo nazionale degli autotrasportatori; 

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 ottobre 2017, registrato alla Corte dei conti il 14 novembre 2017, al reg. 1, foglio 4512, con il quale è stato conferito alla dott.ssa Maria Teresa Di   Matteo   l'incarico    dirigenziale   di   livello dirigenziale generale di direzione del Comitato centrale per l'Albo nazionale degli autotrasportatori; 

Considerato che:

  • occorre stabilire la misura delle quote dovute dalle imprese di autotrasporto al fine di provvedere per l'anno 2020 alle spese per il funzionamento del Comitato centrale e per l'integrale adempimento di tutte le competenze e funzioni attribuite anche dalle leggi di stabilità 2014 e 2015; 
  • la misura delle suddette quote deve essere determinata in relazione al numero, al tipo ed alla portata dei veicoli posseduti; 
  • il numero dei veicoli destinati al trasporto di cose per conto di terzi, comprensivo di    trattori   e   rimorchi, attualmente   in circolazione sul territorio nazionale, risulta pari a 630.601; 

Ritenuto di dover confermare, per l'anno 2020, l'importo delle quote nella misura stabilita per l'anno 2019; 

Ritenuto di dover confermare per l'anno 2020  la   possibilità  di procedere al versamento del contributo di iscrizione con le   seguenti modalità alternative   entrambe  attivabili  nella   apposita  sezione «Pagamento quote»  presente  sul   sito   www.alboautotrasporto.it  per l'importo ivi visualizzabile relativo all'anno 2020   o  ad  eventuali annualità pregresse non corrisposte, da accreditarsi  sul  conto   n. 34171009, intestato al Comitato centrale e seguendo le istruzioni  in esso reperibili: 

a)    direttamente   online, attraverso   l'apposita     funzione informatica ove sarà possibile pagare tramite carta di credito Visa, Mastercard, carta prepagata PostePay o Poste Pay Impresa, conto corrente BancoPosta online; 

b)    tramite bollettino postale cartaceo precompilato, generato automaticamente dalla funzione informatica con l'importo dovuto che l'impresa iscritta dovrà stampare e pagare presso un qualsiasi ufficio postale; 

Vista la conforme deliberazione assunta dal Comitato centrale nella seduta del 16 ottobre 2019; 

Delibera:

Art. 1

1.    Entro il 31 dicembre 2019, le imprese iscritte all'Albo nazionale degli autotrasportatori, alla data del 31 dicembre 2019, debbono corrispondere, per l’annualità 2020, la quota prevista dall'art. 63 della legge 6 giugno 1974, n. 298 e dall' art. 9, comma 2 lett. d) del decreto legislativo   21  novembre  2005,   n.  284  nella misura determinata ai sensi del successivo art. 2. 

2.    Il versamento della quota deve essere effettuato con le seguenti modalità alternative entrambe attivabili nella apposita sezione «Pagamento quote» presente sul sito   www.alboautotrasporto.it   per l'importo ivi visualizzabile relativo all'anno 2020  o  ad   eventuali annualità pregresse non corrisposte, da accreditarsi  sul   conto  n. 34171009, intestato al Comitato centrale e seguendo le istruzioni   in esso reperibili: 

a)     direttamente   online, attraverso   l'apposita     funzione informatica ove sarà possibile pagare tramite carta di credito Visa, Mastercard, carta prepagata PostePay o Poste Pay Impresa, conto corrente BancoPosta online; 

b)    tramite bollettino postale cartaceo precompilato, generato automaticamente dalla funzione informatica con l'importo dovuto, che l'impresa iscritta dovrà stampare e pagare presso un qualsiasi ufficio postale. 

3.    Qualora il versamento non venga effettuato entro il termine di cui al primo comma, l'iscrizione all'albo sarà sospesa con la procedura prevista dall'art. 19, punto 3, della legge 6 giugno 1974, n. 298. 

Art. 2

1. La quota da versare per l'anno 2020 è stabilita nelle seguenti misure: 

1.1 Quota fissa di iscrizione dovuta da tutte le imprese comunque iscritte all'albo: euro 30,00; 

1.2 Ulteriore quota (in aggiunta a quella di cui al precedente punto 1.1) dovuta da ogni impresa in relazione alla dimensione numerica del proprio parco veicolare, qualunque sia la massa dei veicoli con cui esercitano l’attività di autotrasporto: 

Imprese iscritte all'Albo con un numero di veicoli

A           

da 2 a 5 

€ 5,16

B

da 6 a 10        

€ 10,33              

C

da 11 a 50         

€ 25,82       

D

da 51 a 100

€ 103,29

E

da 101 a 200

€ 258, 23

F

Oltre 200

€ 516, 46

                             

1.3 Ulteriore quota (in aggiunta a quelle di cui ai precedenti punti 1.1 e 1.2) dovuta dall'Impresa per ogni veicolo di massa complessiva superiore a 6.000 chilogrammi di cui la stessa è titolare: 

Per ogni veicolo, dotato di capacità di carico, con massa complessiva da 6.001 a 11.500 chilogrammi, nonché' per ogni trattore con peso rimorchiabile da 6.001 a 11.500 chilogrammi

€ 5,16

B

Per ogni veicolo, dotato di capacità di carico, con massa complessiva da 11.501 a 26.000 chilogrammi, nonché' per ogni trattore con peso rimorchiabile da     11.501 a 26.000 chilogrammi

€ 7,75

C

Per ogni veicolo, dotato di capacità di carico, con massa complessiva oltre 26.000 chilogrammi, nonché' per ogni trattore con peso rimorchiabile oltre 26.000 chilogrammi

€ 10,33

Art. 3

1.    La prova dell'avvenuto pagamento della quota relativa all'anno 2020 deve essere conservata dalle imprese, anche al fine   di consentire i controlli esperibili da parte del Comitato centrale e/o delle competenti strutture periferiche. 

Roma, 16 ottobre 2019 

Il Presidente: Di Matteo 

 

Nelle scorse settimane ha fatto un qualche scalpore la sentenza della Grande Camera della Corte di Strasburgo che, a proposito della possibilità di installare telecamere nascoste per la sorveglianza di luoghi di lavoro, sembrava aver giustificato tale prassi e in qualche modo “liberalizzato” tale prassi.

Antonello Soro, Presidente del Garante per la privacy, ha ritenuto opportuno, lo scorso 17 ottobre emanare una nota sulla sentenza della Corte di Strasburgo per i diritti umani che delimita la portata della Sentenza e la mette aal riparo da interpretazioni estensive.

Afferma infatti il Garante:

“La sorveglianza occulta non diventi prassi ordinaria. I controlli devono essere proporzionati e non eccedenti

"La sentenza della Grande Camera della Corte di Strasburgo se da una parte giustifica, nel caso di specie, le telecamere nascoste, dall'altra conferma però il principio di proporzionalità come requisito essenziale di legittimazione dei controlli in ambito lavorativo.

L'installazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro è stata infatti ritenuta ammissibile dalla Corte solo perché, nel caso che le era stato sottoposto, ricorrevano determinati presupposti: vi erano fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale, l'area oggetto di ripresa (peraltro aperta al pubblico) era alquanto circoscritta, le videocamere erano state in funzione per un periodo temporale limitato, non era possibile ricorrere a mezzi alternativi e le immagini captate erano state utilizzate soltanto a fini di prova dei furti commessi.

La videosorveglianza occulta è, dunque, ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di "gravi illeciti" e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l'incidenza del controllo sul lavoratore. Non può dunque diventare una prassi ordinaria.

Il requisito essenziale perché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi resta dunque, per la Corte, la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza: capisaldi della disciplina di protezione dati la cui "funzione sociale" si conferma, anche sotto questo profilo, sempre più centrale perché capace di coniugare dignità e iniziativa economica, libertà e tecnica, garanzie e doveri".

La questione giunge a fagiolo, come si usa dire, per ricordare a tutti i nostri lettori che l’impresa che adotti sistemi di videosorveglianza ( sia in azienda che, grazie ai sistemi di gestione satellitare, sui veicoli) deve sottoscrivere un accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o con il sindacato territoriale, ai sensi dell’art. 4 dello Statuto dei diritti dei Lavoratori ( L. 300/70) che recita:

“Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l'Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l'uso di tali impianti.”

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 252 del 26 Ottobre u.s è stato pubblicato il decreto legge 124 del 26 Ottobre u.s, dal titolo “disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili”. 

Il provvedimento contiene numerose disposizioni, alcune delle quali di specifico interesse per le imprese di autotrasporto; altre riguardanti la generalità delle imprese e su cui ci riserviamo di intervenire con maggiore precisione dopo aver esaminato il testo che, come di frequente, è un insieme di rinvii e di modifiche a specifici articoli, commi o addirittura semplici parole di altre testi di legge, alcun i dei quali risalenti agli anni ’90 del secolo scorso.

Tra le questioni di particolare interesse per le nostre imprese, che potrete leggere di seguito, segnaliamo:

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