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Il Mediocredito Centrale, mandataria del RTI gestore del Fondo di garanzia perle PMI, informa, tramite la Circolare n. 2 ( allegata a questa news) che dal 15 marzo 2019 entreranno in vigore le nuove Disposizioni Operative  ( anch’esse  allegate a questa news) che danno attuazione alla riforma del Fondo di garanzia  ai sensi del decreto interministeriale del 6 marzo 2017.

Tra le novità della riforma, segnaliamo la ridefinizione delle modalità d’intervento, che vengono articolate in:

  • Garanzia diretta;
  • Riassicurazione e controgaranzia;
  • Applicazione all’intera operatività del Fondo del modello di valutazione basato sulla probabilità di inadempimento delle imprese beneficiarie;
  • Riorganizzazione delle misure di copertura e di importo massimo garantito;
  • L’introduzione delle operazioni "a rischio tripartito".

Abbiamo dato informazione, nei giorni scorsi, della emanazione del Decreto interministeriale sulle tariffe dei premi Inail per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che prevede un notevole ribasso dei premi per l'assicurazione dei lavoratori, in capo alle imprese italiane

La revisione delle tariffe dei premi, in vigore dallo scorso primo gennaio come stabilito dalla legge di bilancio 2019, ha riguardato in particolare l’aggiornamento del nomenclatore, il ricalcolo dei tassi medi e il meccanismo di oscillazione del tasso per andamento infortunistico.

Ora l'INAIL, sul proprio sito, ha pubblicato un video tutorial con le novità previste dalla revisione delle tariffe dei premi.

Il video - che consigliamo a tutti di vedere per apprendere come procedere a questo sostanziale risparmio - i nostri lettori lo troveranno al seguente indirizzo: https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/multimedia/video-gallery/videogallery-tutorial-tariffedeipremi.html

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), con la Circolare n. 5 del 28 febbraio 2019, ha definito le Linee Guida per l’attività di vigilanza su quel particolare sistema di intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori che con l’art. 603 bis del codice penale è stato definito e disciplinato e che è più noto come “caporalato”.

La nuova legge sul “caporalato” ha, lo ricordiamo, stabilito pesantissime sanzioni per queste illecite attività: il reato in questione è infatti punito con la reclusione da 1 a 6 anni e con la multa da 500,00 a 1.000,00 euro per ciascun lavoratore reclutato; le pene sono aumentate in caso di violenza o minaccia (reclusione da 5 a 8 anni e multa da 1.000,00 a 2.000,00 euro sempre per ciascun lavoratore reclutato).

Specifico terreno di elezione di tale reato rimane senza dubbio l’agricoltura e, in particolare, le attività legate alle campagne agricole ed ortofrutticole stagionali, quali la raccolta delle arance e/o dei pomodori, ecc.

Tuttavia, è sempre più frequente imbattersi in situazioni di “caporalato” anche nell’ambito di attività di servizi.

Qui il caporalato è meno “artigianale” e, al posto del classico “caporale” si trovano, sempre più spesso imprese che realizzano forme di intermediazione illecita, utilizzando abbattimenti illeciti dei costi del lavoro a danno dei lavoratori o degli Istituti previdenziali.

Il che, oltre a determinare condizioni di sfruttamento abnorme della manodopera, costituisce anche la condizione di base per sostenere e far crescere quei fenomeni di dumping sociale che, purtroppo,  non sono solo caratteristici di strutture pseudoimprenditoriali con base in alcuni Paesi della “nuova Europa” (favorite da legislazioni sociali a dir poco rudimentali), ma tendono sempre più a svilupparsi anche nel nostro Paese, approfittando di carenze storiche nell’attività di vigilanza e contrasto da parte degli Ispettorati territoriali del lavoro ed anche nella scarsissima attenzione, da parte di alcune committenze, a questi aspetti sociali, mentre risultano attentissime a riconrrere il minor costo possibile dei servizi che richiedono ai loro fornitori.

Ora l’INL vuole passare al contrattacco e, con la circolare n. 5 ricorda che:

  • con l’accusa di intermediazione illecita si debba persegue chiunque recluti manodopera da destinare a terzi in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno,
  • con l’accusa di sfruttamento lavorativo si debba invece perseguire chiunque utilizzi lavoratori in condizioni di sfruttamento e approfittando anche in questo caso del loro stato di bisogno.

A tal fine l’Ispettorato ha prodotto una sorta di vademecum, allegato alla Circolare, composto da una serie di indicatori che gli Ispettori sul territorio dovranno utilizzare per determinare quando si sia in presenza dei comportamenti riconducibili alle due fattispecie di reato.

L’approfittamento dello stato di bisogno, per l’Ispettorato Nazionale, si configura quando il caporale o l’utilizzatore strumentalizza a proprio favore la situazione di debolezza sociale dei lavoratori.

Lo sfruttamento lavorativo si configura, invece, nel caso di corresponsione, frequente e reiterata, di retribuzioni palesemente difformi dai contratti collettivi (nazionali o territoriali) stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative o comunque sproporzionate rispetto al lavoro prestato.

Ma anche in caso di reiterata violazione delle norme su ferie, riposi e sicurezza e, soprattutto orari di lavoro, che, per tornare al nostro settore, sono stati disciplinati con il D. Lgs. 234/2007, anche per i lavoratori mobili, cosa di cui non ci stanchiamo di sottolineare l’importanza affinché i titolari di imprese di autotrasporto prestino ad essa particolare attenzione, comprendendo che si tratta di questione collegata, ma distinta da quella del rispetto dei tempi di guida di cui al Reg. 561/2006

La circolare dell’INL, infine, ha sottolineato come l’attività investigativa debba essere pianificata con la Procura della Repubblica ed i Carabinieri del Comando per la Tutela del Lavoro e può comportare la possibilità di ricorso alle intercettazioni e la confisca delle cose che servirono o furono destinate alla commissione del delitto e dei proventi da esso derivanti.

ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO

Direzione generale

CIRCOLARE N. 5/2019

 INL.REGISTRO UFFICIALE.USCITA.0000268.28-02-2019

 

 

Ispettorati interregionali e territoriali del lavoro

Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro

INPS

Direzione centrale entrate e recupero crediti

INAIL

Direzione centrale rapporto assicurativo

e p.c. Provincia Autonoma di Bolzano Provincia Autonoma di Trento

Ispettorato regionale del lavoro di Palermo

 

Oggetto: art. 603 bis c.p. intermediazione illecita e sfruttamento del lavoroattività di vigilanzaLinee guida.

 Dopo un congruo periodo di vigenza del nuovo art. 603 bis c.p. si è resa opportuna l’emanazione delle presenti Linee guida per l’attività di vigilanza in materia diintermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”.

Si premette che le Linee guida vogliono rappresentare un mero contributo alle attività di indagine svolte dal personale ispettivo che, in ogni caso, dovrà tenere preliminarmente conto delle eventuali diverse indicazioni fornite dalle competenti Procure della Repubblica, sia sugli elementi utili alla configurazione del reato, sia sulle metodologie per l’acquisizione dei relativi elementi di prova.

Trattasi infatti di attività di polizia giudiziaria che, fatta salva una prima fase di indagine, va svolta in stretto coordinamento con le competenti Procure e i Carabinieri del Comando per la tutela del lavoro.

 ***

Si ricorda anzitutto che la riformulazione del citato art. 603 bis c.p. da parte della L. n. 199/2016 ha previsto, fra l’altro, due distinte figure di incriminazione:

  • quella della intermediazione illecita, che persegue chiunque recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizione di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;
  • quella dello sfruttamento lavorativo, con cui si punisce penalmente chiunque utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante la citata attività di intermediazione, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

Con la L. n. 199/2016 vengono anche introdotte misure di carattere patrimoniale, dettate evidentemente dalla consapevolezza che i reati in questione producono vantaggi economici.

Sebbene nel sentire comune il reato in questione è spesso associato alle attività svolte in agricoltura, tuttavia, lo stesso è riscontrabile anche in ambiti diversi.  Sono anzi sempre più frequenti comportamenti riconducibili alla fattispecie di reato di cui all’art. 603 bis c.p. nell’ambito di attività di servizi esercitate da talune imprese che realizzano forme di intermediazione illecita lucrando su un abbattimento abnorme dei costi del lavoro a danno dei lavoratori o degli Istituti previdenziali.

Non è altresì escluso che ipotesi di sfruttamento possano essere realizzate nell’ambito di una associazione per delinquere (art. 416 c.p.) o, addirittura, nell’ambito di associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416 bis).

Elementi della fattispecie

Elementi costitutivi di entrambe le fattispecie di illecito sono dunque quello dello sfruttamento lavorativo individuabile anche attraverso l’ausilio di alcuni indici di cui si dirà successivamente – e quello dell’approfittamento dello stato di bisogno.

Approfittamento dello stato di bisogno

Quanto all’approfittamento dello stato di bisogno dei lavoratori è possibile anzitutto richiamare la giurisprudenza che ha approfondito la nozione, pur relativamente ad altre fattispecie di reato. In particolare, tale elemento rappresenta una delle circostanze aggravanti del reato di usura (art. 644 c.p.) che si realizza quando la condotta illecita è posta in essere in danno di chi si trova in stato di bisogno”.

Preliminarmente, per quanto riguarda l’approfittamento”, lo stesso può ritenersi riconducibile alla strumentalizzazione a proprio favore della situazione di debolezza della vittima del reato, per la quale è sufficiente una consapevolezza che una parte abbia dello squilibrio tra le prestazioni contrattuali (v. Cass. civ., sent. n. 1651/2015).

Per quanto concerne lo “stato di bisogno si ritiene di poter aderire anzitutto a quell’orientamento giurisprudenziale che ha chiarito comelo «stato di bisogno» della persona offesa (…) non può essere ricondotto ad una situazione di insoddisfazione e di frustrazione derivante dall'impossibilità o difficoltà economica di realizzare qualsivoglia esigenza avvertita come urgente, ma deve essere riconosciuto soltanto quando la persona offesa, pur senza versare in stato di assoluta indigenza, si trovi in una condizione anche provvisoria di effettiva mancanza di mezzi idonei a sopperire ad esigenze definibili come primarie, cioè relative a beni comunemente considerati come essenziali per chiunque (Cass. pen., sent. n. 4627/2000).

Tale elemento del reato è stato altresì ricondotto ad una condizione psicologica in cui la persona si trova e per la quale non ha piena libertà di scelta (Cass. pen., sent. n. 2085/1993) e non si identifica nel bisogno di lavorare, ma presuppone uno stato di necessità tendenzialmente irreversibile, che pur non annientando in modo assoluto qualsiasi libertà di scelta, comporta un impellente assillo, tale da compromettere fortemente la libertà contrattuale della persona (Cass. pen., sent. n. 10795/2016).

Come successivamente chiarito, anche su tale elemento – in quanto imprescindibile ai fini della applicazione dell’art. 603 bis c.p.dovrà soffermarsi l’attenzione del personale ispettivo, che pertanto dovrà fornire i relativi elementi di prova. L’attività investigativa sarà comunque tanto più semplice da realizzarsi quanto più è evidente lo stato di “debolezza sociale” dei lavoratori, ciò che avviene non di rado in relazione all’impiego di personale straniero spesso extracomunitario.

Sfruttamento lavorativo

 Ulteriore elemento costitutivo del reato è lo sfruttamento lavorativo. Secondo l’art. 603 bis costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più condizioni, da intendersi tuttavia quali condizioni “di lavoro” e non quali elementi condizionanti la sussistenza del reato. Sul punto va infatti evidenziato che le condizioni di cui si dirà di seguito costituiscono meri indici dello sfruttamento, peraltro alternativi, finalizzati ad indirizzare e approfondire gli accertamenti. Si tratta, nello specifico, dei seguenti indici:

  • la reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato”. Al riguardo si ritiene utile precisare che la reiterazione va intesa come comportamento reiterato nei confronti di uno o più lavoratori, anche nel caso in cui i percettori di tali retribuzioni non siano sempre gli stessi in ragione di un possibile turn Inoltre, il riferimento ai contratti collettivi è evidentemente da intendersi ai contratti sottoscritti dalle organizzazioni “comparativamente” più rappresentative, il che costituisce elemento di maggior garanzia per i lavoratori. Ciò anche in ragione del fatto che ogni altra disposizione di legge emanata negli ultimi decenni, che richiede l’applicazione di contratti collettivi a diversi fini, fa espresso riferimento ai contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale (v. ad es. l’art. 54 bis, comma 16, del D.L. n. 50/2017, secondo il quale nell’ambito del lavoro occasionale in agricolturail compenso minimo è pari all'importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo di lavoro stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”; oppure l’art. 7, comma 4, del D.L. n. 248/2007 secondo il quale, nel settore della cooperazione, vanno applicatii trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria”);
  • la reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie”; trattasi sostanzialmente della negazione del diritto ai riposi previsti dagli 7 (riposo giornaliero), 9 (riposo settimanale) e 10 (ferie annuali) del D.Lgs. n. 66/2003 e/o del diritto alla aspettativa obbligatoria, cioè del diritto di assentarsi dal lavoro in tutti i casi in cui è obbligatoriamente previsto (ad es. per gravidanza); anche in tal caso il comportamento reiterato, quale indice della sussistenza di una condizione di sfruttamento lavorativo, può ben realizzarsi nei confronti di lavoratori sempre diversi;
  • la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro”; in tal caso, l’indice sarà tanto più significativo quanto più gravi saranno le violazioni di carattere prevenzionistico accertate, mentre avranno evidentemente meno “peso” eventuali violazioni di carattere formale o altre violazioni che non vadano ad incidere in modo diretto sulla salute e sicurezza del lavoratore o la mettano seriamente in Viceversa, violazioni in materia di salute e sicurezza particolarmente gravi potranno dar luogo ad una aggravante specifica (v. infra) che, secondo il comma 4 n. 3 dell’art. 603 bis c.p., si realizza peraver commesso il fatto esponendo i lavoratori sfruttati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro”. In relazione a tale indice si evidenzia che, a differenza di quelli esposti in precedenza, non è richiesta la reiterazione;
  • la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti”; in relazione a tale indice occorrerà verificare se la sua sussistenza non integri altresì gli estremi del reato di cui all’art. 600 p. (riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù). Ipotesi di condizione lavorativa degradante possono rinvenirsi nelle situazioni di significativo stress lavorativo psico-fisico, ad es. quando il trasporto presso i luoghi di lavoro sia effettuato con veicoli del tutto inadeguati e superando il numero delle persone consentito così da esporli a pericolo; lo svolgimento dell’attività lavorativa avvenga in condizioni metereologiche avverse, senza adeguati dispositivi di protezione individuale; quando sia del tutto esclusa la possibilità di comunicazione tra i lavoratori o altri soggetti; quando siano assenti locali per necessità fisiologiche ecc.. La sorveglianza non è invece da intendersi nel senso letterale della parola, spesso essendo sufficiente una costante presenza fisica del datore di lavoro/fiduciario affinché nel lavoratore si generi il pensiero di essere controllato e quindi di dover produrre al fine di conservare il lavoro.

Si ricorda che, per quanto riguarda alcuni indici di sussistenza dello sfruttamento lavorativo, esiste inoltre un presidio sanzionatorio amministrativo, ad es. in relazione alle violazioni al D.Lgs. n. 66/2003. In tali casi occorrerà adottare evidentemente i relativi provvedimenti ma ciò non comporta la necessità di notificare la sanzione amministrativa prima della comunicazione di reato alla competente Procura della Repubblica – che va inoltrata senza ritardo (art. 347 c.p.p.)atteso che tali adempimenti seguono procedure e tempistiche differenti. Nella notizia di reato sarà sufficiente evidenziare l’accertamento di uno o più indici segnalando allaProcura che gli stessi, qualora sanzionati in via amministrativa, saranno oggetto di separata verbalizzazione e notificazione di illecito.

Aggravanti speciali

Si ricorda che l’art. 603 bis c.p. prevede inoltre che se i fatti sono commessi mediante violenza o minaccia, si applica la pena della reclusione da cinque a otto anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato (comma 2) e che costituiscono aggravante specifica e comportano l’aumento della pena da un terzo alla metà:

  • il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;
  • il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa;
  • l’aver commesso il fatto esponendo i lavoratori sfruttati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro (comma 3).

Attività Investigativa

Si ribadisce che l'attività investigativa deve essere pianificata, tranne che nelle ipotesi di arresto in flagranza, con i Magistrati delle competenti Procure della Repubblica ed i Carabinieri del Comando per la tutela del lavoro e deve essere finalizzata a ricostruire l'intera filiera e accertare l'esistenza degli elementi che integrano il reato di cui all’art. 603 bis c.p.; va poi ricordato che rispetto al reato in questione, oltre all’arresto in flagranza, è prevista:

  • la possibilità di ricorso alle intercettazioni (v. 266 c.p.p.);
  • la confisca obbligatoria delle cose che servirono o furono destinate alla commissione del delitto e dei proventi da esso derivanti” (anche per equivalente) in caso di condanna o patteggiamento (v. infra);
  • la confisca allargata per sproporzione di denaro, beni oltre utilità di cui il condannato non possa giustificare la provenienza e di cui risulti titolare in valore sproporzionato al reddito dichiarato o alla propria attività economica (v. infra).

***

Nel caso dell'intermediazione illecita, l’accertamento deve essere effettuato  sia nei confronti dell’intermediario, sia nei confronti dell’utilizzatore; tuttavia nei confronti di quest’ultimo, secondo l’esperienza maturata, sarà evidentemente più semplice ricercare gli indici di sfruttamento previsti dall’art. 603 bis c.p..

Identificazione dell’intermediario

In riferimento all’attività dell’intermediario occorre in primo luogo procedere ad una sua identificazione attraverso le banche dati a disposizione (C.C.I.A.A. in particolare) per appurare:

  1. se lo stesso opera sotto una ragione sociale ed in caso affermativo qual è l’oggetto dell’impresa;
  2. se dispone di autorizzazioni alla somministrazione o intermediazione di lavoro;
  3. se ha rapporti economici (censiti ufficialmente) con imprenditori operanti nel settore interessato dallo sfruttamento;
  4. se è intestatario di veicoli, verificandone la tipologia e la targa (in particolare nell’ambito dell’agricoltura);
  5. qual è l'attività lavorativa o imprenditoriale (se ve ne è una) ufficialmente

Identificazione dell’utilizzatore e collegamenti con l’intermediario

Nel caso in cui siano acquisiti indizi di una attività di intermediazione illecita si procederà, coinvolgendo i Carabinieri del Comando per la tutela del lavoro, all’accertamento degli utilizzatori presso i quali il personale è inviato e le modalità con cui ciò avviene.

In tale fase, qualora non si sia già proceduto, occorrerà relazionarsi con la competente Procura, anche al fine di ottenere indicazioni sulle modalità di acquisizione degli elementi di prova inerenti la platea degli utilizzatori (ad es. intercettazioni telefoniche e possibile sequestro degli apparati utilizzati nella corrispondenza elettronica per la trascrizione di conversazioni sospette).

L’ulteriore fase investigativa è rappresentata da una attenta attività di osservazione volta ad accertare il collegamento tra l’intermediano e l’utilizzatore, le reali condizioni di lavoro, quelle alloggiative (se ai lavoratori viene fornito alloggio), i metodi di sorveglianza (se le lavorazioni si svolgono all’aperto), il numero di lavoratori reclutati, la loro età ecc

Perquisizioni, sequestri e rilievi

Qualora gli accertamenti già effettuati abbiano consentito l’acquisizione di importanti indizi di colpevolezza, occorre procedere all’effettuazione di perquisizioni e al successivo sequestro di documentazione e dispositivi informatici (con estrazione di copia forense), nonché della c.d. doppia contabilità formata dall’intermediario e dall’utilizzatore.

Contestualmente alle perquisizioni, a seconda dei casi, vanno effettuate delle videoriprese o fotografie all’interno dei locali ove si svolgono le lavorazioni o presso cui i lavoratori sono eventualmente alloggiati, allo scopo di documentare le condizioni di lavoro e di vita. 

Informazioni sui rapporti di lavoro

Occorre quindi acquisire, anche presso gli Istituti previdenziali e le organizzazioni sindacali, elementi utili alla dimostrazione degli indici di sfruttamento previsti in particolare dai n. 1 e 2 del comma 3 dell’art. 603 bis c.p.

Al riguardo va premesso che sono sempre meno i casi che coinvolgono lavoratori stranieri privi di regolare permesso di soggiorno e comunque lavoratori, siano essi italiani  o stranieri,  privi di regolare assunzione. L’evoluzione del fenomeno si caratterizza infatti per una apparente legalità, tant’è che in alcuni casi esiste addirittura un contratto di somministrazione di lavoro con un somministratore fornito di autorizzazione e ai lavoratori è consegnato un  prospetto  paga da cui si  evince un  apparente rispetto di orari e trattamento economico previsti dalla contrattazione collettiva. Può dunque accadere che il datore di lavoro abbia predisposto documentazione amministrativa e contabile tale da fornire una rappresentazione del rapporto di lavoro notevolmente diversa dal suo effettivo svolgimento. A titolo esemplificativo, pertanto, le ore effettivamente lavorate e la retribuzione effettivamente percepita potrebbero essere assolutamente diverse da quelle documentate e non si possono escludere casi in cui i pagamenti siano tracciati (ad es. attraverso bonifico) e il lavoratore sia costretto a restituire una parte della retribuzione; in tali ipotesi, sarà evidentemente necessario verificare anche la sussistenza del reato di cui all’art. 629 c.p. (estorsione).

L’audizione dei soggetti sottoposti alle indagini, nell’immediatezza dell’accesso sul luogo di lavoro, avviene di norma ai sensi dell’art. 350, comma 7, c.p.p. sotto forma di dichiarazioni spontanee. Un vero e proprio interrogatorio dell’indagato avviene invece nella fase di svolgimento delle indagini preliminari, uno dei principali momenti in cui si concretizza il coordinamento fra la Procura e la Polizia giudiziaria. In tale occasione, solitamente, il Procuratore formula un addebito a carico dell’indagato, invitandolo a presentarsi per rendere l’interrogatorio ai sensi dell’art. 375 c.p.p. ed eventualmente delegando la P.G. al suo svolgimento.

Proprio in tale contesto potrà quindi essere sollecitata la collaborazione dell’indagato, al fine di chiarire anche la posizione di altri soggetti, ricordando quanto previsto dall’art. 600 septies 1 e dall’art. 603 bis 1, c.p.. Il primo prevede una diminuzione di penanei confronti del concorrente che si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, ovvero aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l’individuazione o la cattura dei concorrenti”. La seconda disposizione prevede una diminuzione di penanei confronti di chi, nel rendere dichiarazioni su quanto a sua conoscenza, si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l’individuazione o la cattura dei concorrenti o per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite”.

Risulta naturalmente fondamentale l’audizione dei lavoratori coinvolti, dai quali è necessario acquisire non solo delle “sommarie informazioni” circa la propria attività, ma ogni notizia utile a comprovare sia la condizione di sfruttamento sia lo stato di bisogno, sebbene ciò non sia sempre agevole in quanto spesso soggetti a forme di intimidazione da parte dell’intermediario e/o del datore di lavoro.

A tal riguardo, qualora si tratti di personale extracomunitario privo di permesso di soggiorno, è opportuno ricordare loro alcune disposizioni di favore previste dall’ordinamento. In particolare l’art. 18 del D.Lgs. n. 286/1998 prevede il rilascio di uno speciale permesso di soggiorno per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti dell’organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale che, peraltro, consente l’accesso ai servizi assistenziali e allo studio, nonché l’iscrizione nelle liste di collocamento e lo svolgimento di lavoro subordinato, fatti salvi i requisiti minimi di età”. Analogamente l’art. 22, comma 12 quater, del medesimo decreto stabilisce che “nelle ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo di cui al comma 12-bis – che a sua volta richiama anche l’art. 603 bis c.p. – “è rilasciato dal Questore, su proposta o con il parere favorevole del procuratore della Repubblica, allo straniero che abbia presentato denuncia e cooperi nel procedimento penale instaurato nei confronti del datore di lavoro, un permesso di soggiorno”; anche tale documento, consente lo svolgimento di attività lavorativa e può essere convertito, alla scadenza, in permesso di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo (art. 22, comma 12 sexies, D.Lgs. n. 286/1998).

Proprio in ragione della particolare vulnerabilità dei soggetti vittime del reato di cui all’art. 603 bis c.p., possono trovare applicazione alcuni istituti processuali che appare utile ricordare:

  • incidente probatorio ex 392, comma 1 bis, c.p.p.;
  • parte offesa risentita in dibattimento ex 190 bis c.p.p. solo su fatti diversi dall’incidente probatorio;
  • audizione protetta in dibattimento ex 498 c.p.p.;
  • audizione protetta in incidente probatorio ex 398, comma 5, c.p.p.;
  • possibilità di ricorrere all’ausilio di esperto (psicologo) per l’esame.

Occorre altresì evidenziare alcune cautele da adottare nel caso in cui il lavoratore intervistato sia uno straniero privo di regolare permesso di soggiorno, ciò al fine di non vanificare il successivo sviluppo processuale della attività di indagine. Va infatti ricordato che, in tali casi, lo stesso lavoratore è imputabile ai sensi dell’art. 10 bis del D.Lgs. n. 286/1998, secondo il quale salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del presente testo unico nonché di quelle di cui all’articolo 1 della legge 28 maggio 2007, n. 68, è punito con l’ammenda da 5.000 a 10.000 euro”. Ne deriva che la sua audizione debba essere preceduta:

  • dall’avviso al difensore di ufficio / di fiducia;
  • dall’avviso ex 64, comma 3 lett. b) e c), c.p.p. (facoltà di non rispondere ad alcuna domanda; in caso di dichiarazioni su fatti che concernono la responsabilità di altri, assumerà, in ordine a tali fatti, l’ufficio di testimone).

Quanto alle domande da sottoporre ai lavoratori coinvolti occorre evidenziare la necessità di sottoporre domande specifiche, evitando domande che possano nuocere alla sincerità della risposta o che tendano a suggerirla. Per quanto concerne la verbalizzazione, la stessa riguarderà sia la domanda che la risposta per esteso, evitando pertanto la formulazione “ADR” (a domanda risponde).

In allegato (ALL. 1) è riportata una griglia di massima di domande da sottoporre alle vittime del reato di cui all’art. 603 bis c.p., evidentemente da selezionare in base al caso concreto e finalizzate alla acquisizione degli elementi costitutivi della fattispecie.

Coinvolgimento di soggetti terzi

È bene porre attenzione alle condotte di soggetti terzi che abbiano consentito o agevolato la realizzazione del reato di cui all’art. 603 bis c.p., pur non qualificabili espressamente come intermediari.

Come già rappresentato, lo sfruttamento del lavoro può realizzarsi anche nell’ambito di rapporti commerciali tra imprese, in particolare nell’ambito di una prestazione di servizi oggetto di un contratto di appalto, laddove l’impresa appaltatrice, nel garantire forti risparmi ai committenti, approfitti dello stato di bisogno dei lavoratori abbattendo considerevolmente i costi del lavoro attraverso la corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale,  o  comunque sproporzionato  rispetto  alla  quantità e qualità  del  lavoro prestato”. In tale contesto andrà ad esempio valutato il comportamento del personale incaricato dalla società appaltatrice di offrire i servizi ai futuri committenti sottoscrivendo i relativi preventivi, il quale potrà rendersi anch’esso responsabile di un comportamento penalmente rilevante.

Le indagini andranno estese anche alle imprese (indipendentemente dal possesso della personalità giuridica) utilizzate come mezzo per la consumazione dei delitti in questione, considerato che le condotte di cui all’art. 603 bis c.p. sono valutate anche ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001.

Indagini patrimoniali

È sempre necessario effettuare un calcolo, anche approssimativo, dei guadagni ottenuti dall’intermediario in forza di quanto corrisposto dagli utilizzatori (e talvolta dai lavoratori stessi) e di quelli ottenuti dagli utilizzatori a seguito del mancato o ridotto versamento di retribuzione, contribuzione ed imposte sui rapporti di lavoro.

Tali somme dovranno essere sequestrate, a fine di confisca, ai responsabili dei reati anche ai sensi dell’art. 603 bis 2 c.p. quale profitto del reato; dovranno inoltre essere cercati, in assenza di denaro liquido, anche beni di pari importo, considerato che tale disposizione consente la confisca per equivalente.

A tale ultimo fine dovranno essere eseguite accurate indagini patrimoniali sui redditi e sulla consistenza del patrimonio delle persone indagate e delle imprese da loro amministrate. I relativi risultati saranno infatti utili sia per l’esecuzione del sequestro per equivalente di cui all’art. 603 bis 2 c.p., sia per l’esecuzione del sequestro preventivo finalizzato all’esecuzione della confisca di cui all’art. 240 bis c.p. (confisca in casi particolari).

Conclusione delle indagini

Nel momento della conclusione delle indagini, sarà comunque necessario preservare da eventuali atti di danneggiamento i beni aziendali per consentire l’eventuale applicazione dell’art. 3 della L. n. 199/2016, secondo il qualeil giudice dispone, in luogo del sequestro, il controllo giudiziario dell’azienda presso cui è stato commesso il reato, qualora l’interruzione dell’attività imprenditoriale possa comportare ripercussioni negative sui livelli occupazionali o compromettere il valore economico del complesso aziendale. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 321 e seguenti del codice di procedura penale”.

In tali casi il Legislatore richiede al Giudice di nominare un amministratore (o anche più di uno) il quale affianca l’imprenditore nella gestione dell’azienda ed autorizza lo svolgimento degli atti di amministrazione utili all’impresa e controlla il rispetto delle norme e delle condizioni lavorative la cui violazione costituisce, ai sensi dell’articolo 603-bis del codice penale, indice di sfruttamento lavorativo, procede alla regolarizzazione dei lavoratori che al momento dell’avvio del procedimento per i reati previsti dall’articolo 603 bis prestavano la propria attività lavorativa in assenza di un regolare contratto e, al fine di impedire che le violazioni si ripetano, adotta adeguate misure anche in difformità da quelle proposte dall’imprenditore o dal gestore”.

 

IL CAPO DELL’ISPETTORATO

Leonardo Alestra

Avevamo dato notizia, nei mesi scorsi, della decisione del Governo Spagnolo - alla luce della interpretazione data dalla Corte di giustizia Europea sulla corretta attuazione della norme sul riposo contenuta nel Regolamento CE 561/2006 – di emanare un provvedimento che sanzionasse il riposo settimanale regolare (quello, per intenderci, di 45 ore) qualora tale riposo fosse preso in cabina.

Come si ricorderà, la decisione della Corte aveva determinato anche in Italia la necessità di una precisazione circa l’illiceità della pratica, cosa avvenuta con la Circolare del Ministero dell’Interno dello scorso 30 aprile 2018 che aveva appunto ricordato che, ove preso in cabina, il riposo regolare non può essere considerato tale e, quindi, il conducente risulterà scoperto e il riposo come non goduto.

Ora, in Spagna, è stata pubblicata la normativa che, riformando il Regolamento di attuazione della Legge di ordinamento del Trasporto terrestre, ha introdotto un ulteriore paragrafo al comma 28.5, prevedendo, appunto, che il riposo settimanale regolare goduto in cabina non si considererà come riposo.

La norma è entrata in vigore lo scorso 21 febbraio.

Le conseguenze sono che, quando il “buco” nel tempo necessario all’effettuazione del riposo  settimanale determinato dalla non considerazione come tale di quello svolto in cabina, supererà le 9 ore, il conducente si vedrà affibbiare una sanzione di 2.000 euro, che potrà progressivamente ridursi fino a 200 euro nel caso il “buco” si riduca a meno di 3 ore.

Tanto tuonò che, finalmente, piovve.

Dopo essersi cimentato, nei mesi scorsi, in alcune limitate operazioni di pulizia delle incrostazioni che il quarantennio trascorso dalla sua istituzione ha determinato e che hanno portato ad un database di oltre 100.000 imprese, ora il Comitato Centrale decide, finalmente, di mirare al bersaglio grosso.

La apposita Commissione Regolarità del Comitato, infatti, ha dato il via alla prima sostanziosa tranche della pulizia: 4 Avvisi di avvio del procedimento di cancellazione che, ove tutto fili liscio, consentiranno di eliminare dall’elenco degli iscritti (perché in moltissimi casi solo di questo si tratta) oltre 22.000 posizioni.

Il Consiglio di Stato ha accolto, con la sentenza n. 1439 - che potrete leggere in allegato -  il ricorso d’appello del Ministero dei Trasporti, appoggiato da Assotir  - unitamente a Confindustria , a decine di Associazioni imprrenditoriali e alle associazioni degli autotrasportatori - contro la sentenza del Tar del Lazio che, recependo un ricorso presentato dal Codacons, aveva sospeso i decreti emessi dal Ministero relativi ai divieti di circolazione dei mezzi pesanti per gli anni 2017 e 2018, poiché non prevedevano limitazioni nei giorni antecedenti e successivi le festività e concedevano eccessiva libertà nel rilascio delle deroghe ai divieti.

Con l'inizio di marzo siamo entrati nella fase finale e più delicata della vicenda "BREXIT" senza che sia possibile ipotizzare in alcun modo quale sarà la definitiva situazione che si determinerà - in generale e per il trasporto stradele delle merci tra la UE e la GB, in particolare - ove si arrivasse alla data fissata per la uscita del Regno Unito dalla UE senza alcun accordo.

Un mancato Accordo UE-GB entro il 29 marzo 2019 farà infatti scattare un’hard Brexit già dal 30 marzo prossimo, vale a dire l’applicazione del regime autorizzativo CEMT per effettuare trasporti stradali; le regole WTO per lo scambio delle merci; l’introduzione di formalità doganali.

Riepiloghiamo qui cosa la Presidenza della UE e la nostra Agenzia delle Dogane stanno facendo per limitare i problemi che investiranno l'Europa, le imprese ed anche i singoli cittadini

Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

Direzione Centrale Legislazione e Procedure Doganali

 

Protocollo:    19183 / RU

Roma, 26 febbraio 2019

OGGETTO:     Uscita del Regno Unito dall’Unione europea – Hard BREXIT – Possibili ripercussioni doganali.

Alla luce della possibilità che il Regno Unito esca dall’Unione Europea senza un accordo di recesso (c.d. hard BREXIT), relativamente all’ambito di propria competenza, si ritiene utile promuovere un’adeguata informazione e preparazione non soltanto di quegli operatori economici che

  • in ragione dei loro scambi commerciali con imprese del Regno Unito - dovranno a breve fronteggiare nuove realtà operative, ma anche di coloro che, a vario titolo, saranno comunque interessati dall’imminente evento.

Premessa

Com’è noto, il 29 marzo 2017 il Regno Unito ha notificato la propria intenzione di recedere dall’Unione europea a norma dell’articolo 50 del Trattato sull’UE.

Dopo circa un anno e mezzo di lavoro  tra i negoziatori dell’Unione europea e quelli del Regno Unito, il 25 novembre 2018, il Consiglio europeo straordinario “articolo 50” ha dato il via libera all’accordo di recesso  per  l’uscita  del  Regno  Unito  dall’UE  ed  ha  approvato  la Dichiarazione Politica sul quadro delle future relazioni. Si tratta di un’intesa di fondamentale importanza, perché consentirebbe di gestire il recesso dell’UK (un processo senza precedenti, peraltro) in modo ordinato ed in termini chiari per imprese e cittadini,  prevedendo,  dopo l’uscita del 29 marzo 2019, un periodo transitorio sino al 31 dicembre 2020.

E’ altrettanto noto che tuttavia, il 15 gennaio 2019, la Camera dei Comuni del Regno Unito ha espresso il proprio voto negativo alla ratifica di detto accordo di recesso.

Pertanto, salvo che un accordo di recesso notificato non preveda una diversa data o che, a norma dell’articolo 50,  paragrafo 3,  del Trattato sull’Unione europea, il Consiglio europeo all’unanimità decida, d’intesa con il Regno Unito, di posporre la cessazione dell’applicazione dei trattati, la  totalità del diritto primario e derivato dell’Un ion e cesserà di applicarsi al Regno Unito alle ore 00.00 del 30 marzo 2019 (CET, ora dell’Europa   centrale).

Comunque, indipendentemente dalla presenza o meno di possibili future intese tra Unione europea e Regno Unito, la necessità di prepararsi alla BREXIT discende dal recesso in sé, evento particolarmente sfidante in relazione ai tempi molto ristretti ed all’ampiezza dei settori su cui esso avrà impatto.

Conseguentemente, è auspicabile che gli operatori economici che intrattengono scambi commerciali con aziende del Regno Unito comincino a familiarizzare con le norme unionali in materia doganale e con le relative procedure, soprattutto se la loro esperienza nel commercio con i Paesi terzi è stata sinora limitata o addirittura inesistente.

E’ con tale specifica finalità che vengono di seguito illustrate alcune implicazioni giuridiche e pratiche, in ambito doganale, del recesso del Regno Unito dall’UE, precisando che esse si fondano esclusivamente sulla situazione di fatto che si verrebbe a creare, in assenza di uno specifico accordo, in base alle vigenti disposizioni in materia.

Considerato che il tema della BREXIT è in continua evoluzione e che, ad oggi, non è ancora definito lo scenario definitivo, è possibile che le competenti istituzioni unionali possano fornire nel prossimo futuro diverse indicazioni in materia e, naturalmente, si fa riserva di comunicarle con la massima tempestività nell’apposita sezione prevista sul sito dell’Agenzia.

Per un costante aggiornamento in materia può essere consultato il sito web della Commissione dell’Unione europea.

Al riguardo si segnalano alcune pubblicazioni consultabili ai seguenti link:

Le conseguenze della BREXIT sugli scambi commerciali UE/UK

1. Implicazioni relative all’applicazione della fiscalità indiretta (IVA)

Dopo il recesso, notevole sarà la differenza tra il trasferire merci all’interno dell’UE e da/verso il Regno Unito: dal punto di vista giuridico, a decorrere dal 30 marzo 2019, le cessioni di beni effettuate da un soggetto IVA nazionale nei confronti di un operatore economico stabilito nel Regno Unito e, viceversa, gli acquisti di beni da un soggetto IVA UK non potranno essere più qualificate come “cessioni” o “acquisti” intracomunitari ai sensi, rispettivamente, degli articoli 41 e 38 del D.L. n. 331/93, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 427/93.

L’entrata e l’uscita di merci dall’Unione europea da e verso il Regno Unito costituiranno infatti, rispettivamente, “importazioni” ed “esportazioni” e, come tali, saranno assoggettate all’applicazione delle disposizioni recate in materia dal Reg. (UE) n. 952/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 ottobre 2019 (CDU) - nonché dei relativi Regolamenti delegato e di esecuzione - sia per quanto attiene al profilo impositivo che a quello dei controlli.

Relativamente all’aspetto operativo, per l’acquisto di merci dal Regno Unito,  i  soggetti  IVA  non  saranno  più  tenuti  all’integrazione  ed  alla registrazione della fattura emessa dal cedente UK , così come alle vendite di beni a soggetti IVA stabiliti nel Regno Unito non si applicheranno più le vigenti disposizioni in materia di cessioni intracomunitarie. Per dette operazioni non sussisterà più neanche l’obbligo - ove richiesto – di presentare gli elenchi riepilogativi INTRA previsti dall’art. 50, comma 6, del citato D.L. n. 331/93.

Dopo il recesso, dunque, le cessioni di merci ad un soggetto stabilito nel Regno Unito saranno operazioni non imponibili ai fini IVA ai sensi dell’art.8 del D.P.R. n.633/72 e, per la loro spedizione fuori dal territorio doganale dell’UE, sarà necessario espletare le formalità doganali previste per l’esportazione.

Corrispondentemente, per l’introduzione nel territorio UE di merci provenienti dal Regno Unito sarà necessario compiere le necessarie formalità doganali e sarà dovuto il pagamento in dogana del dazio “paesi terzi” [vale a dire senza alcuna agevolazione/riduzione connessa ad accordi o al sistema delle preferenze generalizzate (SPG)], nonché, per la loro immissione in consumo in Italia, delle accise - qualora dovute - e della relativa IVA  secondo le disposizioni e le procedure vigenti5.

Una particolare attenzione meritano le spedizioni di merci da/verso il Regno Unito che potrebbero iniziare prima ma concludersi dopo il recesso.

E’ il caso, ad esempio,  di una cessione di merce  effettuata da un soggetto IVA stabilito nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019 nei confronti di un operatore economico italiano e che arriva in Italia il 2 aprile 2019: a tale data essa costituirà un’importazione da Paese terzo e l’IVA sarà dovuta in dogana, non potendo più detta imposta essere assolta con le modalità previste per gli acquisti intracomunitari. In ragione della sua diversa qualificazione giuridica, l’operazione non dovrà essere neanche riepilogata per finalità statistiche - ove ne ricorrano i presupposti - nei Modelli INTRA.

Diversa è l’ipotesi di merce ceduta da un operatore economico nazionale ad un soggetto IVA UK prima della data del recesso e che arrivi a destinazione dopo il 29 marzo 2019: in tale caso l’operazione resta, sebbene a diverso titolo, non imponibile ai fini IVA in Italia ma l’operatore economico nazionale dovrebbe in ogni caso essere in grado di produrre una prova dell’effettiva uscita dei beni medesimi dal territorio dell’UE, non essendo essi stati oggetto di alcuna formalità doganale al momento della loro spedizione (a titolo esemplificativo, potrebbe a tale fine essere probante la documentazione di trasporto e quella doganale relativa all’importazione effettuata dal cessionario nel Regno Unito).

Conclusivamente, poiché dal 30 marzo 2019 non opererà più la cooperazione amministrativa tra gli Stati membri dell’Unione europea a 27 ed il Regno Unito, sin da ora gli operatori economici dovrebbero adottare misure idonee a consentire loro di poter fornire alle autorità fiscali ogni elemento utile ad evitare possibili casi una doppia imposizione relativamente alle cessioni/acquisti intracomunitari verso/da il Regno Unito dagli stessi effettuate prima della data del recesso. Al fine di evitare ogni eventuale difficoltà, potrebbe essere anche oggetto di attenta considerazione, da parte degli operatori economici, la rivalutazione della tempistica del trasporto di quelle spedizioni di merci verso/da il Regno Unito che siano programmate molto a ridosso della data del recesso.

2.    Implicazioni relative all’applicazione delle disposizioni doganali

Come detto in premessa, dal 30 marzo 2019 alle merci provenienti dal Regno Unito si applicheranno le vigenti disposizioni unionali in materia doganale.

Si fornisce qui di seguito una sintetica rassegna degli adempimenti e degli istituti di carattere doganale riferibili agli scambi UE/Paesi terzi e, pertanto, anche al Regno Unito dopo la data del recesso.

  • Codice EORI

In base alle disposizioni del CDU, per la presentazione di una dichiarazione doganale o per la richiesta di una decisione l’operatore economico deve chiedere l’attribuzione di un codice di registrazione, il c.d. codice EORI (Economic Operator Registration and Identification).

Tutti gli operatori economici stabiliti nel territorio doganale dell’UE che intendono intrattenere scambi commerciali con il Regno Unito dopo la data del recesso dovranno essere in possesso di  detto codice identificativo EORI.

Conseguentemente, gli operatori economici che sinora hanno avuto scambi commerciali soltanto nell’ambito di altri Stati UE (o, addirittura, del solo Regno Unito) e che, pertanto, non sono registrati con il codice EORI, sono tenuti a richiederne l’attribuzione al fine di assicurare la continuità della propria operatività.

Nulla impedisce di presentare la richiesta anche prima della data del recesso: al ricorrere dei requisiti richiesti, gli Uffici delle Dogane provvederanno al tempestivo rilascio del codice EORI che tuttavia, è bene chiarirlo, diventerà operativo soltanto a decorrere dal 30 marzo 2019.

  • Importazione

Gli operatori economici che intendono importare merci dal Regno Unito devono presentare le merci con una dichiarazione doganale di importazione da trasmettere per via telematica all’Ufficio delle Dogane competente sul luogo dove le stesse sono presentate.

  • Esportazione

Gli operatori economici che intendono spedire merci verso  il Regno Unito devono presentare una dichiarazione doganale di esportazione da trasmettere per via telematica all’Ufficio delle Dogane competente in relazione al luogo in cui l’esportatore è stabilito o a quello in cui le merci sono caricate o imballate per l’esportazione.

L’esportatore deve essere stabilito nel territorio doganale dell’Unione ai sensi dell’art. 1 punto 19 del Regolamento delegato (UE) 2015/2446.

  • Transito

L’iter formale di adesione del Regno Unito alla Convenzione Transito Comune (CTC) si è concluso con la pubblicazione nella GUCE L 317 del 14 dicembre 2018 delle relative Decisioni del Comitato Congiunto UE-PTC; pertanto, a decorrere dal 1° aprile 2019, Il Regno Unito diverrà parte contraente alla CTC ed applicherà il regime del transito comune.

6 art.159 Reg. (UE) n.952/2013

  • Autorizzazioni alle procedure speciali

Le autorizzazioni doganali rilasciate dalle Autorità doganali del Regno Unito non saranno più valide nel territorio doganale dell’Unione mentre le autorizzazioni rilasciate da questa Agenzia a soggetti UK per le quali il Codice doganale dell’Unione prevede, tra le condizioni per il rilascio l’essere stabilito nell’Unione, non potranno più essere considerate valide.

In particolare, le autorizzazioni alle procedure speciali multi Stato rilasciate da questa Amministrazione in cui sono coinvolti operatori del Regno Unito verranno modificate  per  eliminare tale Stato  dalla validità geografica delle stesse o revocate nel caso in cui il Regno Unito sia l’unico Stato membro coinvolto nelle stesse.

Allo stesso modo, le autorizzazioni multi Stato rilasciate dall’Amministrazione del Regno Unito che coinvolgono operatori nazionali non avranno più efficacia alla data del recesso.

Le merci vincolate alle procedure speciali diverse dal transito in base alle suddette autorizzazioni o in circolazione in applicazione dell’art. 219 del Codice doganale dell’Unione e che, alla data del recesso, si trovano nel Regno Unito, nel caso in cui vengano reintrodotte nell’Unione dovranno essere trattate come merci all’importazione e quindi non più vincolate ai suddetti regimi.

Pertanto, le procedure doganali riguardanti merci vincolate ai regimi di perfezionamento attivo, ammissione temporanea, uso finale e deposito doganale che, prima della data del recesso si troveranno nel Regno Unito, dovranno essere appurate (riesportazione, vincolo ad un’altra procedura doganale) prima di tale data, al fine di non essere considerate merci terze all’atto della reintroduzione nel territorio unionale dopo il 29 marzo 2019.

Le autorizzazioni rilasciate dal Regno Unito per vincolare le merci al regime di perfezionamento passivo prima della data del recesso non saranno più valide nell’Unione Europea a partire da tale data. Nel caso invece di prodotti ottenuti in regime di perfezionamento passivo, sulla base di un’autorizzazione rilasciata dal Regno Unito, se vengono reimportati nel territorio dell’Unione, dopo la data del recesso, dovranno essere trattati come merce terza e quindi non potranno usufruire dei benefici propri del regime.

  • Deposito doganale

I titolari di autorizzazioni al deposito doganale potranno introdurre, dal 30 marzo p.v., nei propri depositi anche le merci provenienti dal Regno Unito quali merci terze.

Il regime speciale di deposito doganale permette lo stoccaggio di merci terze senza essere soggette ai dazi all’importazione, ad altri oneri e alle misure di politica commerciale (artt. 237, Reg.to UE n.952/2013) .

Per essere titolare di deposito doganale è necessario richiedere un’autorizzazione tramite il sistema informatico delle Decisioni doganali (Customs Decision Management System) nel rispetto delle condizioni stabilite dall’art. 211 del Reg.to UE n.952/2013.

  • Identificazione e classificazione delle merci

Ai fini dell’identificazione e della classificazione delle merci introdotte nel territorio doganale dell’Unione europea provenienti dal Regno Unito si applicherà il Regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio, del 23 luglio 1987, e successive modificazioni, che disciplina la nomenclatura tariffaria e statistica e la tariffa doganale comune.

Talune merci, spedite verso il Regno Unito, potrebbero essere ivi soggette a divieti o restrizioni per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza, di tutela della salute e della vita delle persone, degli animali o di preservazione delle specie vegetali.

  • Informazioni tariffarie vincolanti

Le informazioni tariffarie vincolanti (ITV) sono decisioni adottate dall’autorità doganale di uno Stato membro dell’UE e definiscono la corretta classificazione di una merce: esse sono valide in tutto il territorio doganale dell’Unione.

Al riguardo si precisa che a decorrere dal 30 marzo 2019:

  • le ITV già rilasciate dal Regno Unito non saranno più valide nell’UE e verranno rimosse dal database dalla Commissione;
  • le domande di ITV presentate alle autorità doganali del Regno Unito o le domande presentate da o per conto di persone titolari di un numero EORI UK presentate alle autorità doganali di altri Stati membri prima della data del recesso, ma non trattate prima di tale data, non daranno luogo a decisioni ITV.

In ragione di quanto sopra, si segnala che, dalla data del recesso, nella casella 44 delle dichiarazioni doganali non potrà essere riportato il codice C626 identificativo delle ITV rilasciate a titolari residenti nel Regno Unito o il cui codice EORI sia stato rilasciato dalle autorità UK.

  • Contingenti tariffari

Le dichiarazioni accettate dalle autorità doganali del Regno Unito dal 30 marzo 2019 non potranno beneficiare dei contingenti tariffari UE.

Le richieste di prelievo dai contingenti tariffari dell’UE, relative a dichiarazioni accettate nel Regno Unito prima del recesso, saranno trattate dalla Commissione (DG Taxud) nell’assegnazione dell’Unione, unitamente alle richieste di prelievo degli altri SM, se i relativi documenti giustificativi saranno stati trasmessi dagli operatori interessati alle autorità doganali UK prima della data suddetta.

Se le autorità doganali UK avranno trasmesso alla Commissione richieste valide, la Commissione assegnerà i quantitativi a  norma dell’art.51, par.2 del Reg. (UE) 2015/2447 e comunicherà gli importi assegnati al Regno Unito.

Si segnala che dalla data del recesso il Regno Unito sarà disconnesso dal sistema elettronico QUOTA.

In modo analogo saranno gestiti i titoli/licenze rilasciati dalle competenti Autorità governative della UE (per l’Italia il MISE) e del Regno Unito, per la gestione di particolari contingenti tariffari relativi a prodotti agricoli, che non potranno essere utilizzati dopo il 29 marzo 2019.

Sarà cura della Commissione adeguare i volumi dei contingenti UE con appositi Regolamenti per tener conto della descritta situazione (es. il Reg.to UE 2019/216).

  • Origine delle merci

In mancanza di un accordo, negli scambi commerciali UE/Regno Unito non potrà essere attribuita alle merci alcuna origine preferenziale, pertanto non potranno essere accompagnate da alcuna prova dell’origine preferenziale, né da EUR 1 e né da dichiarazione di origine.

Le figure di “esportatore autorizzato” o di “esportatore registrato” non esisteranno in mancanza di un accordo che le preveda.

Il carattere originario dei prodotti, qualora le merci abbiano attualmente origine preferenziale UE in virtù di materiali di origine UK che incorporano o di lavorazioni ivi effettuate, sarà oggetto di rivalutazione da parte delle autorità doganali, considerando che i materiali UK o le lavorazioni ivi effettuate saranno del tutto equiparabili a quelle di un Paese terzo non accordista.

Le prove dell'origine rilasciate  o compilate  nei paesi partner  dell'UE prima della data del recesso in relazione a merci con un contenuto del Regno Unito determinante per l'acquisizione dell'origine del paese partner possono essere utilizzate durante il periodo di validità, conformemente al pertinente accordo di libero scambio, a partire da tale data. Le prove dell'origine restano valide per il periodo definito nell' Accordo di Libero scambio (ALS).

In caso di dichiarazione a lungo termine del fornitore, i fornitori valuteranno la permanenza dei requisiti per il riconoscimento del carattere originario dei prodotti forniti, informandone l'esportatore o l'operatore commerciale nel caso in cui la dichiarazione non sia più valida per la totalità o per alcune partite indicate nella dichiarazione stessa.

  • Le informazioni vincolanti sull’origine

Le informazioni vincolanti sull’origine (IVO) già emesse dalle autorità doganali del Regno Unito non saranno più valide nell’UE a partire dalla data del recesso, in quanto tali autorità non sono più competenti al rilascio di decisioni valide nell’Unione.

Le decisioni IVO emesse dalle autorità doganali dell’UE e rilasciate a titolari di codici EORI UK non saranno più valide alla data del recesso. Tali titolari di decisioni IVO hanno la possibilità di registrarsi presso le autorità doganali degli altri Stati UE per ottenere un numero EORI valido e potranno così richiedere una nuova decisione IVO nell’UE.

Il destinatario della decisione è tenuto ad informare senza indugio le autorità doganali in merito a qualsiasi fattore che possa influenzarne il contenuto. È il caso in cui la determinazione dell'origine è influenzata dai fattori produttivi del Regno Unito (materiali o operazioni di trasformazione) considerati originari dell'UE.

  • Esportatori autorizzati

A decorrere dalla data del recesso, le autorizzazioni concesse dalle autorità doganali del Regno Unito agli esportatori e ai rispeditori non sono più valide nell’UE. Ugualmente non sono più valide nell’UE le autorizzazioni concesse dalle autorità doganali degli Stati membri dell’UE agli esportatori e ai rispeditori stabiliti nel Regno Unito o agli stessi soggetti stabiliti nell’UE ma con numero EORI UK. Le autorizzazioni già emesse devono comunque essere riesaminate in presenza di contenuti afferenti al Regno Unito.

  • Esportatori registrati

A decorrere dalla data del recesso, la registrazione da parte delle autorità doganali UK degli esportatori e dei rispeditori nel sistema REX non è più valida nell’UE. Ugualmente  non sono  più valide nell’UE le registrazioni da parte delle autorità doganali degli Stati membri dell’UE agli esportatori e ai rispeditori stabiliti nel Regno Unito o agli stessi soggetti stabiliti nell’UE ma con numero EORI UK.

Le autorità doganali degli Stati membri che hanno registrato gli esportatori e rispeditori stabiliti nell’UE dovrebbero  revocare  la registrazione qualora l’esportatore non soddisfi più le condizioni stabilite nelle disposizioni in materia di origine.

  • Operatore economico autorizzato (AEO)

Le autorizzazioni doganali che conferiscono lo stato giuridico di operatore economico autorizzato  (AEO) rilasciate dal Regno Unito non potranno continuare ad essere considerate valide, a decorrere dal  30 marzo 2019, in tutto il territorio doganale dell’Unione europea.

In caso di hard Brexit si auspica che venga ratificato un accordo specifico  tra  UE  e  UK  in  materia  di  mutuo  riconoscimento  degli  AEO unionali e del Regno unito (c.d. MRA) che permetta l’attribuzione reciproca dei benefici e delle facilitazioni stabilite nell’accordo.

  • Tutela doganale dei diritti di proprietà intellettuale

A partire dal 30 marzo 2019, le decisioni di accoglimento delle istanze di tutela doganale (c.d. AFA) emesse dal Regno Unito non saranno più valide negli altri Stati dell'UE e, naturalmente, non sarà più possibile presentare ivi nuove domande di intervento unionale.

Le decisioni di accoglimento di istanze unionali presentate in uno Stato membro resteranno valide in tale Stato membro e in tutti gli altri Stati membri (con esclusione del Regno Unito).

Le decisioni di accoglimento di istanze unionali valide in uno Stato membro (se Stato di presentazione) e nel Regno Unito, continueranno ad essere valide nel solo Stato membro di presentazione e saranno considerate istanze nazionali.

Le domande di intervento unionali presentate in uno Stato membro resteranno valide nel Paese di presentazione e in tutti gli altri Stati membri con esclusione del Regno Unito.

Le domande di tutela in cui si richiede l’intervento delle Autorità doganali di uno Stato membro e del Regno Unito saranno valide nel solo Stato membro di presentazione e, pertanto, saranno considerate come istanze nazionali.

  • Garanzie

Ai sensi degli articoli 89-98 del Codice doganale dell’Unione per le obbligazioni doganali sorte e che possono sorgere le autorità doganali chiedono la prestazione di una garanzia e nei casi in cui le obbligazioni siano relative a due o più operazioni, dichiarazioni o regimi doganali rilasciano una autorizzazione alla costituzione di una garanzia globale denominata CGU.

A seguito dell’uscita del Regno Unito dall’UE senza un accordo non saranno più valide le autorizzazioni doganali relative alle Garanzie Globali rilasciate :

  • dalle Autorità del Regno Unito;
  • da questa Agenzia a soggetti UK, non essendo  più quest’ultimi operatori stabiliti nel territorio doganale della UE.
  • Nuove autorizzazioni CGU e connesse Polizze/fideiussione

L’operatore economico che, a seguito del recesso del Regno  Unito senza accordo, intenda proseguire ad effettuare acquisti da UK dovrà valutare la necessità/opportunità di chiedere al più presto le autorizzazioni alla garanzia globale - o l’aggiornamento di quelle in suo possesso - necessarie per il pagamento dei diritti doganali dovuti all’importazione o per assegnare le merci, al loro arrivo nella UE, ad un regime sospensivo (es. deposito doganale) o per la preventiva immissione in luogo approvato o in un magazzino/recinto di temporanea custodia appositamente costituiti.

  • Polizze rilasciate da garanti (società assicurative/bancarie) del Regno Unito

A decorrere dal 30 marzo 2019 viene meno l’applicabilità del principio unionale della libera prestazione dei servizi nei confronti di enti garanti UK.

Relativamente alle Polizze per obbligazioni sorte o che possono sorgere ai sensi del CDU, considerata l’obbligatorietà dello stabilimento nella UE disposta dall’art.94 del Codice doganale della UE, le polizze/fideiussioni prestate da enti garanti stabiliti in UK :

  • restano valide a copertura delle sole operazioni iniziate prima del recesso;
  • devono essere aggiornate per le obbligazioni iniziate dopo il recesso.

Per quanto attiene alle modalità del loro aggiornamento:

  • se l’ente garante UK ha stabilito una nuova sede nella UE, l’operatore può presentare una appendice di modifica della garanzia che aggiorna i dati dell’ente garante e della polizza/fideiussione, prendendo in carico tutte le operazioni facenti capo al precedente documento di garanzia;
  • se l’ente garante UK non ha stabilito una nuova sede nella UE, per poter svolgere le operazioni doganali connesse alla polizza/fideiussione, l’operatore deve presentare un nuovo titolo a garanzia delle obbligazioni derivanti da operazioni poste in essere dopo il recesso.

Relativamente, invece, alle polizze/fideiussioni prestate da enti garanti stabiliti in UK per obbligazioni non rientranti nell’ambito di applicazione del Codice doganale della UE, si comunica che è in corso un confronto con IVASS e Banca d’Italia in merito alla permanenza del riconoscimento dell’ente assicurativo o dell’istituto bancario interessato.

Al fine di conformarsi a quanto sopra in tempo utile, gli operatori economici sono pertanto invitati a verificare l’eventuale possesso di polizze/fideiussioni - poste a beneficio di questa Agenzia per obbligazioni ai sensi del CDU - stipulate da enti garanti con sede nel Regno Unito.

Le conseguenze della BREXIT sui viaggiatori

A decorrere dalla data del recesso, i viaggiatori che si spostano dall'Italia al Regno Unito, e viceversa, non potranno più godere della libera circolazione delle merci che oggi consente loro di portare con sé beni senza alcuna limitazione di valore o formalità doganale.

Pertanto, il viaggiatore in provenienza dal territorio del Regno Unito sarà soggetto a vigilanza doganale ed al pagamento dei diritti doganali sui beni importati, beneficiando, tuttavia, del regime unionale delle franchigie doganali (art.41 del Reg. CE n.1186/2009), a condizione che si tratti di importazioni di natura non commerciale e che il valore delle stesse merci non superi complessivamente 300,00 euro per viaggiatore; detto importo è aumentato a 430,00 euro nel caso di viaggiatori aerei e viaggiatori via mare (art.2 del DM n.32 del 6 marzo 2009).

Per il viaggiatore, invece, che dall’Italia rientri nel Regno Unito, quale suo luogo di residenza o domicilio, è applicabile il beneficio che consente lo sgravio o il rimborso dell’IVA gravante sui beni acquistati in Italia e destinati all’uso personale o familiare del viaggiatore stesso. In merito a tale fattispecie appare opportuno evidenziare che l’Agenzia si è dotata del sistema informatico denominato OTELLO 2.0 (vigente dal 1° settembre 2018 su tutti i punti d’uscita dal territorio nazionale), che ha consentito la digitalizzazione del processo di apposizione del visto doganale di uscita dei beni dal territorio UE, collegato al sistema obbligatorio di emissione della fattura tax free in modalità elettronica.

 Informazioni all’utenza

In caso di necessità di specifiche o informazioni di dettaglio si fa presente che è possibile formulare quesiti operativi e richiedere assistenza scrivendo a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Inoltre è possibile ottenere indicazioni di carattere generale sull’applicazione della normativa doganale attraverso il servizio URP telematico, la cui procedura è definita nel sito dell’Agenzia al seguente link: https://www.adm.gov.it/portale/lagenzia/contatta-lagenzia/area-dogane/urp- telematico.

Nel caso, invece, di circostanziati quesiti riguardanti specifiche operazioni doganali di import ed export da effettuarsi sul territorio, è possibile contattare direttamente gli Uffici delle Dogane competenti per tali operazioni, i cui contatti ed relativi indirizzi sono reperibili sul sito dell’Agenzia.

Con la presente comunicazione si coglie l’occasione per informare tutti gli operatori economici che il prossimo 18 marzo presso ciascun Ufficio delle Dogane, in collaborazione con le locali CCIAA, sarà organizzato un evento per fornire supporto informativo in materia (EXPORT DAY).

Dall’11 marzo, accedendo al sito www.adm.gov.it, nell’apposita sezione dedicata, potranno essere acquisite le informazioni  di dettaglio relative al programma stabilito presso ogni Ufficio delle Dogane.

Inoltre, è consigliabile consultare le Comunicazioni pubblicate dalla Commissione europea per aggiornarsi sulle principali evoluzioni del dossier su: https://ec.europa.eu/info/brexit/brexit-preparedness_en.

Oltre a quelli indicati in premessa, si segnalano anche i link: 

Infine, per indicazioni circa l’orientamento delle disposizioni del Regno Unito in materia doganale, si segnala il documento consultabile al seguente link:  http://www.legislation.gov.uk/ukpga/2018/22/pdfs/ukpga_20180022_en.pdf.

***

La presente comunicazione viene trasmessa a tutte le Strutture territoriali ed alle maggiori Associazioni di categoria con preghiera di collaborare alla loro massima diffusione a livello locale e presso tutti gli associati, ai fini della più capillare informazione dei potenziali soggetti interessati alle conseguenze della BREXIT aventi interesse doganale.

Per ulteriori informazioni, si rinvia al sito www.adm.gov.it. sezione InfoBrexit.

Il Direttore Centrale ad interim

Roberta de Robertis

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art. 46 del D.L. n. 331/93, convertito dalla L. n. 427/93

ibidem

com’è noto, la presentazione degli elenchi riepilogativi è prevista, ai fini fiscali, solo per le cessioni intracomunitarie di beni; ai fini statistici è richiesta soltanto al ricorrere di determinate condizioni (cfr art. 50, comma 6, del D.L. n. 331/93 cit.).

in caso di immissione in libera pratica in Italia

Cfr artt. 67-70 del D.P.R. n. 633/72

art.159 Reg. (UE) n.952/2013

Ibidem, art. 33

Conseguentemente anche il dazio ad esse applicabile

Art. 38 quater del D.P.R. n. 633/72

https://www.adm.gov.it/portale/dogane/operatore/ecustoms-aida/progetti-aida/otello

L'Ispettorato Nazionale del Lavoro, rispondendo a delle richieste di chiarimento provenienti dal territorio, si è pronunciato, con la nota 1881 del 25/02/2019, sulll'eventualità che un cambio di proprietà dell'azienda che ha propri sistemi di videosorvaglianza o altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori richieda un nuovo confronto tra la nuova proprietà dell'impresa e le OOSS, ovvero nuovi provvedimenti autorizzativi, oppure sia sufficiente, per la stessa impresa, fare comunicazione all'Ispettorato della modifica societaria intercorsa.

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