|
Quello che ha fatto seguito al mancato inserimento nel testo del maxi-emendamento del Governo alla manovra economica 2011 delle norme concordate al tavolo del negoziato tra Governo ed Associazioni tradizionali dell’autotrasporto, sembrava, a solo poche settimane dal famigerato accordo del 17 giugno, un improvviso incendio capace di far ripiombare nel caos il settore del trasporto delle merci.
In realtà, si è presto rivelato per quello che è: un fuoco di paglia, opportunamente enfatizzato dai media e prontamente domato dai pompieri di turno.
Nella sostanza, è chiaro che siamo tornati, dopo qualche ora di convulsioni, al punto di partenza, e cioè alla traduzione in legge di un accordo, secondo noi pessimo, su cui tutti hanno detto la loro, tranne che i diretti interessati, vale a dire gli autotrasportatori.
Non a caso, lo sforzo principale della nostra Associazione, in queste settimane e fino a settembre, è incentrato su una grande operazione di confronto con la categoria, per conoscere l’opinione dei trasportatori sui risultati dell’accordo.
Accordo che, si osservi il paradosso, ha registrato lo scatenarsi in attacchi che avrebbero meritato ben altra causa, delle controparti (Confindustria in testa); mentre, al contrario, ha visto UNATRAS & c. continuare a tenere un bassissimo profilo, quasi preoccupati di informare i propri associati dei “risultati” portati a casa dal famoso ed estenuante tavolo “triangolare”..
Se alla fine i numeri dovessero confermare (per il momento è solo un’ipotesi di scuola) un consenso ai contenuti dell’accordo, reciteremo il nostro mea culpa.
Saremmo comunque lieti di aver dato un contributo di chiarezza, non marginale, al tema che abbiamo da sempre considerato come centrale per il settore e che questa vicenda ha drammaticamente – a nostro avviso - riproposto: quello della rappresentanza sindacale dell’autotrasporto.
I fatti avvenuti anche in questi ultimi giorni confermano la qualità strategica del tema.
Abbiamo già osservato che l’accordo del 17 giugno, soprattutto sull’argomento principale dei costi minimi (tariffa minima) di sicurezza, genera fortissimi dubbi sulla sua effettiva realizzabilità, sia con riguardo a “se” ( ed è la preoccupazione principale), sia con riguardo al “quando”.
Innanzitutto, perché l’idea di costi minimi fissati tramite accordi di settore fatti con la committenza, quando Confindustria e Confetra si sono chiamate fuori sin dall’inizio da questo accordo e si sono rifiutate di sottoscriverlo, appare quanto meno velleitaria.
Non si capisce, infatti, con quale committenza si dovrebbero fare questi accordi. E, d’altra parte, perché i committenti dovrebbero accettare di sottoscrivere degli accordi, visto che, continuando così e limitandosi ad imporre ai trasportatori degli pseudo-contratti scritti, non rischiano niente?
In ogni caso, anche nell’ipotesi del tutto accademica, che tale strada dovesse rivelarsi percorribile, la fissazione dei costi minimi non avverrebbe prima di un anno e mezzo o due.
E, in una situazione di drammatica crisi come l’attuale, come non pensare alla celebre battuta del grande economista John Maynard Keynes: “ nel medio periodo…saremo tutti morti….!”.
A fronte di tanto fumo, le associazioni firmatarie si sono impegnate a garantire la pace sociale nel settore fino al 31 dicembre 2011.
Di questa cosa nessuno parla.
La discussione si è spostata sull’evanescenza dello scontro ideologico.
A leggere qualche giornale di sabato scorso, qualche trasportatore sarà caduto dalla sedia nell’apprendere che, senza che lui ne sapesse niente, gli avevano reintrodotto le tariffe a forcella, e che questo aveva fatto agitare Confindustria e persino fatto scomodare il Garante dell’Antitrust.
Una specie di vincita al lotto, senza colpo ferire, semplicemente per grazia ricevuta.
Ma molto presto, purtroppo, avrà modo di ritornare alla realtà, che è esattamente quella con cui convive da anni, senza alcuna arma di tutela nel rapporto con il committente, perché per questa via sarà assai difficile arrivare in paradiso.
Dunque chiacchiere, rivestite di scontro ideologico, con l’effetto ( e, per molti l’obiettivo) di mantenere la situazione bloccata.
In ciò, l’arroganza della committenza è lampante, e la fa da padrona di fronte alla soggezione delle associazioni storiche dei trasportatori che, con evidente contraddizione, fanno parte delle medesime confederazioni imprenditoriali, che rappresentano, appunto, la committenza.
Un’annotazione sul comunicato dell’Antitrust di venerdì scorso, che ha sentito il bisogno di segnalare a Governo e Parlamento il rischio di distorsioni della concorrenza, se per caso dovessero essere introdotte tariffe minime nel settore dell’autotrasporto.
La preoccupazione della solerte Autorità Garante non è nuova, né fondata e, per quanto ci risulta, è stata a suo tempo più volte sconfitta anche in sede europea.
Della medesima Autorità, del resto, ricordo, qualche anno fa, un intervento non meno bislacco nei confronti dei parrucchieri che, come si sa, assai più di banche e finanziarie, determinano – e distorcono - le sorti del mercato e dell’economia nazionale.
Eppure non mancherebbero i terreni, in mano a cartelli di fatto, su cui intervenire. Gliene suggerisco qualcuno, a titolo di esempio: carburanti, con i trasportatori che si trovano quotidianamente davanti al muro del prezzo che le compagnie regolano smaccatamente in modo da evitare scontri fratricidi; polizze assicurative RCA, che, per i trasportatori – e specialmente per quelli del Sud, appaiono ormai solo come una tassa alla rendita finanziaria e non certo come l’acquisto di un servizio di sicurezza da Compagnie che si presentano in TV come efficienti, aperte ed europe.
Ed infine i pedaggi autostradali, per i quali solo qualche giorno fa abbiamo dovuto assistere all’ennesimo aumento automatico, che ha portato ancor più risorse ai due o tre soliti noti.
Per restare all’autotrasporto, vorrei solo aggiungere che, se i solerti funzionari dell’Antitrust volessero metter mano al nostro mercato, troverebbero che già oggi esistono enormi e quotidiane distorsioni della corretta concorrenza tra le imprese, che spingono queste ultime verso la violazione della legalità, innescando una spirale perversa che sta portando allo smantellamento del sistema delle PMI dell’autotrasporto italiano, con la complicità di molti soloni che, nei convegni e sui giornali, predicano la responsabilità sociale dell’impresa e applicano poi prezzi da fame ai trasportatori, quando non li incitano direttamente a violare le norme sulla sicurezza pur di conquistare maggiori fette di mercato per i propri prodotti.
E da Catricalà, ma anche dalla Marcegaglia o dal Presidente di Confetra vorremmo conoscere se i fatti denunciati sulla stampa e nelle TV, di sempre maggiori infiltrazioni malavitose nel mondo del trasporto, sono un normale portato del mercato, sono una malattia con cui occorre convivere rassegnandosi o non meriterebbero un po’ più di attenzione.
Sarebbero attenzioni gradite, anche se dovessero arrivare un po’ più tardi di quelle per i parrucchieri…….
Claudio DONATI
Segretario Generale
di TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR
|