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“Nessuna nuova” rischia di non essere una “buona nuova”

Considerando le continue tensioni con cui va prendendo corpo la manovra finanziaria per il 2019, il fatto che, a quasi un mese dall’ultimo incontro, il Vice Ministro Rixi non abbia ancora convocato le Associazioni dell’Autotrasporto, non appare la migliore delle notizie.

Se a questo aggiungiamo le indiscrezioni di stampa, per cui il Ministro Toninelli, dopo aver ribadito la grande vicinanza del Governo verso l’Autotrasporto (concretizzatasi, al momento, soltanto nel pur apprezzabile incremento dei due o tre euro delle deduzioni forfettarie per le dichiarazioni dei redditi dell’anno in corso per chi è alla guida del proprio camion), fa trapelare un messaggio di possibile difficoltà a mantenere gli impegni da lui stesso presi per il 2019 appena poche settimane fa, l’ottimismo scema ulteriormente.

Per le suddette ragioni, penso che dobbiamo, senza tentennamenti, sollecitare il Governo ad un incontro, visto il ritardo delle risposte. Oltretutto, eviteremmo il vecchio film di arrivare a giochi fatti, magari sentendoci ripetere che “si sarebbe voluto fare di più ma, purtroppo, non è stato possibile”.

Più che eventuali risposte deludenti rispetto alle attese (che risulterebbero comunque in contrasto con quanto ci è stato autorevolmente assicurato in innumerevoli occasioni), dobbiamo temere che l’Autotrasporto torni a sprofondare nel dimenticatoio della Politica.

L’unica risposta plausibile, a tutto ciò, può esser data solo dai fatti, perché i fatti costituiscono la certezza di cui le nostre imprese necessitano. Perciò questo è esattamente quello che, a partire da UNATRAS, dobbiamo pretendere dal Governo. Questa aria di incerta attesa è già essa stessa un fatto non positivo.

Due fatti che ci segnalano l’aria che tira

Per comprendere meglio il contesto difficile in cui ci troviamo, in aggiunta ad alcuni segnali di forte preoccupazione sul terreno più propriamente economico (a causa, ad esempio, del diffuso peggioramento dei tempi di riscossione dei crediti, o per l’impennata del costo del gasolio, tutt’altro che destinata a cessare), voglio segnalare almeno due situazioni, diverse ma convergenti nel risultare fortemente penalizzanti per l’Autotrasporto.

La prima questione riguarda la decisione delle quattro Regioni del Nord (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) di vietare, a partire dal primo ottobre scorso, in nome di una generica battaglia antinquinamento, il transito ai veicoli commerciali, dalla classe ecologica euro 0 fino ad euro 3 inclusi, praticamente sull’intera Pianura Padana, con un’articolazione territoriale confusa, in base ad ordinanze dei Comuni coinvolti che, a loro volta, stanno assumendo decisioni ognuno in proprio e senza alcun coordinamento.

Un caos totale, spesso gestito all’italiana e, comunque, senza porsi minimamente il problema del fatto che in Italia i veicoli commerciali tra le classi euro 0 ed euro 3 rappresentano quasi il 70% dell’intero parco veicolare e che, sui quei camion viaggia la gran parte della merce prodotta e consumata dagli Italiani. Bloccarli, significa fermare l’economia della parte più dinamica del Paese. Questo per dire di come si vorrebbe aiutare il rilancio dell’economia!

Si tratta di una misura grossolana, in grado di fare più danni della grandine all’economia, senza particolari vantaggi per l’ambiente.

Abbiamo chiesto un incontro ai Governatori delle Regioni in questione; il Governatore del Piemonte si è dichiarato disponibile ad incontrarci, auspicando, correttamente, il coinvolgimento degli altri tre suoi colleghi. Vogliamo sperare che si possa correggere un approccio sgangherato, e riportare la questione su un piano semplicemente logico, possibilmente all’interno di un quadro generale che voglia favorire realmente il rinnovo del parco veicolare nazionale (tra i più vecchi d’Europa), come del resto abbiamo già proposto al Governo.

L’altra questione riguarda le Autostrade.

A seguito del crollo del Ponte Morandi di Genova, stiamo assistendo, in Abruzzo (ma la cosa riguarda anche il Lazio) ad una specie di telenovela tra MIT e il gestore della A24 e A25.

Dopo l’apprezzata revisione al ribasso dei pedaggi di quelle arterie, a partire dal 1° ottobre scorso e fino al 31 dicembre p.v., frutto dell’impegno del Ministro, le successive schermaglie intervenute tra il Ministro stesso, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Concessionario autostradale, fanno sospettare (tra gli improvvisi allarmi-sicurezza per la tenuta di quell’autostrada ed il paventato ulteriore calo del traffico lamentato dal Concessionario, a seguito dell’allarme lanciato dal Ministero) che tra qualche mese quello che è uscito dalla porta rientri dalla finestra: fuor di metafora, che si ritorni a nuovi aumenti tariffari.

Su questa vicenda ci siamo mossi (e continuiamo a farlo) in sintonia con il coordinamento dei Sindaci dei territori attraversati dall’autostrada. Il 31 ottobre prossimo saremo, insieme a loro, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per avere assicurazioni al riguardo.

Gli episodi accennati confermano che non possiamo permetterci di stare ad aspettare che le cose accadano. Occorre incalzare il Governo (e la cosa vale anche a livello territoriale) perché con chiarezza ci dica che cosa intende fare per salvaguardare l’Autotrasporto, intanto, a partire dal 1° gennaio 2019.

Claudio Donati

Ultima modifica il Giovedì, 25 Ottobre 2018 18:31

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