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Dopo l’incontro con il Viceministro Rixi, in vigile attesa del secondo round

Roma, 4 ottobre 2018

L’incontro del 2 ottobre u.s. tra il Viceministro Rixi e le Associazioni dell’Autotrasporto va considerato positivo, pur nel suo carattere di passaggio interlocutorio, nel percorso che porterà, nelle prossime settimane, all’approvazione della Legge Finanziaria per il 2019. Entro 15 giorni ci sarà un secondo appuntamento, da cui si avrà un quadro più preciso di quello odierno.

C’è un evidente problema che riguarda le risorse, a cominciare dalla questione delle accise sul gasolio, su cui abbiamo preso atto da quanto sostenuto dal Viceministro circa l’illogicità di un ulteriore aggravio sui trasportatori, in una fase di crisi ancora pesante. Ci auguriamo che il Governo dimostri coerenza con quanto  esso stesso ha confermato a proposito del nostro settore. Altrettanta coerenza troverà nelle risposte di UNATRAS.

UNATRAS OGGI

Nel corso della citata riunione si sono evidenziate alcune differenze, anche evidenti, tra le posizioni di UNATRAS e di altre componenti dell’autotrasporto. Differenze legittime, ma non condivisibili.

Ci sono, come ben sappiamo, all’interno del mondo dell’autotrasporto, interessi non solo diversi ma anche, a volte, confliggenti.

Non possiamo dimenticare, ad esempio, che una parte importante, forse predominante, dei committenti delle imprese di trasporto, è costituita da altre imprese di trasporto; sappiamo che questo è un mondo in cui l’intermediazione ha assunto dimensioni patologiche, determinando le basi di un mercato selvaggio, connotato dallo sfruttamento dei vettori, che spesso sono anche i più piccoli.

Come di notte i gatti appaiono tutti neri, così apparentemente tutti gli iscritti all’Albo degli Autotrasportatori sembrano uguali, ma spesso fanno mestieri diversi: soprattutto, c’è chi fa il trasportatore e chi il trasporto lo vende.

Sarebbe utile per tutti (ne trarrebbe grande beneficio anche la trasparenza del mercato stesso) che questi mestieri fossero ben definiti e tenuti distinti. Forse è venuto il momento di rendere evidenti le differenze di interessi oggettive tra chi il mercato lo domina e chi ne subisce le conseguenze.

UNATRAS rappresenta una parte cospicua dell’Autotrasporto italiano. Ma, soprattutto, ne rappresenta un segmento vasto ed articolato: dal mono-veicolare all’impresa piccola, media e medio-grande.

Ciò vuol dire che quando UNATRAS propone una cosa, lo fa in nome di un’ampia (non solo dal punto di vista numerico) e perciò assai rappresentativa, platea di operatori del settore.

Questo fatto dà il senso della responsabilità di cui le Associazioni aderenti ad UNATRAS si sono caricate, per dare maggiore forza al settore.

Ma ciò propone anche la questione di una diversa modalità del confronto istituzionale, perché l’assetto attuale rischia di vanificare lo sforzo serio di sintesi operato dalle 7 Associazioni aderenti ad UNATRAS.

Mi pare che anche il nuovo Governo dovrebbe tenerne conto, se si vuole incoraggiare, nell’interesse della categoria, un confronto che tenga nella giusta considerazione la qualità ed il peso delle proposte che gli vengono avanzate.

Dovrebbe iniziare anche da qui, da una semplificazione del confronto istituzionale, il processo di riforma che deve investire l’intero sistema, di cui, certamente, la rappresentanza associativa è un punto non secondario.

Penso, in altre parole che, nel prosieguo del confronto con il Governo, UNATRAS abbia bisogno di fare le proprie proposte direttamente all’Esecutivo, il quale avrà poi l’assoluta libertà di accettarle o respingerle e, ovviamente, di consultarsi con chiunque ritenga opportuno.

CONFUSIONE ECOLOGICA

Tornando per un attimo alla questione “accise”, fermo restando l’augurio di una conclusione non penalizzante per i trasportatori in sede governativa, la quasi contestuale entrata in vigore di alcuni divieti di circolazione per tutti i veicoli, da euro 3 (in Emilia Romagna, anche euro 4) in giù, in quattro Regioni del nord (Piemonte, Lombardia, Veneto ed E.Romagna) è la dimostrazione di come in Italia siamo capaci di prendere decisioni a “capocchia”. In questo caso in nome della presunta salvaguardia dell’ambiente. Senza coordinamento alcuno, tra le varie amministrazioni, con approcci diversi da regione a regione ed anche all’interno di ognuna di esse.

Se consideriamo il solo parco dei veicoli industriali italiani (il 70% di esso è costituito da veicoli da euro 0 a euro 3, ed i soli veicoli euro 3 rappresentano più o meno il 25% del totale), le misure di cui sopra appaiono in grado di provocare un disastro, non solo per coloro che con la propria vettura vanno al lavoro, ma ancor di più per coloro i quali il camion è il lavoro stesso.

In realtà, occorrerebbe avere chiaro che siamo di fronte ad un’unica partita, avente come obiettivo la realizzazione di un sistema di mobilità delle merci meno inquinante, più sicuro, più efficiente e imprenditorialmente più attrattivo rispetto a quello attuale. E, dentro questo quadro, andrebbero definite le varie misure di politica economica coerenti con l’obiettivo fissato. Questo è, in sostanza, quello che abbiamo chiesto al nuovo Governo, sperando che ci sia, finalmente, l’attenzione che il settore merita.

Quindi, le misure per:

  1. il rinnovo del parco veicoli
  2. l’abbattimento dell’inquinamento
  3. maggiore sicurezza sulle strade

devono far parte di un unico disegno strategico. Un disegno che non può prescindere dal porsi il problema delle “regole” che consentano a queste imprese di vivere una competizione leale e di non essere costrette a scannarsi tra loro, sotto il ricatto dei committenti, anche quando vestiti da primi vettori.

Quello che stanno facendo le quattro Regioni del Nord, o anche l’approccio di qualche sottosegretario particolarmente sensibile, non sappiamo se alla sirena dell’ecologismo o a quella del fare cassa per conto del MEF sulle spalle dei trasportatori (vedi le dichiarazioni dell’On. Villarosa in risposta ad un’interrogazione sull’aumento del 15% sulle accise dal 1.1.2019), sono lontani anni luce da quello che vogliamo e che, probabilmente, sarebbe effettivamente utile per il Paese.

L’AUTOTRASPORTO CERCA AUTITSTI E NON LI TROVA

Infine, un ultimo dato. Il nostro settore è a corto di autisti: non se ne trovano più, né italiani e né stranieri. Tra l’altro, la situazione è simile in tutta Europa. Per l’Italia il paradosso è eclatante: c’è un settore che, con tutti i suoi problemi, è tuttavia alla ricerca di manodopera qualificata (sicuramente per parecchie migliaia di posti di lavoro) in un Paese afflitto dalla disoccupazione, e non la trova.

Banalmente, forse, sarebbe utile pensare a formare giovani per questa professione, creando un percorso di istruzione specifico. Mi chiedo se per lo Stato, al di là dei vari redditi di cittadinanza, non sarebbe meglio spendere qualche euro (e molta determinazione politica) per avere una scuola che formi i nostri autisti. Anche questo, può stare nel progetto di cui ho accennato sopra. Con una qualificazione specifica: che si darebbe la possibilità ai giovani di trovare una professione vera e alle imprese avere risorse umane adeguate, indispensabili per far girare le proprie aziende.

Non si partirebbe da zero, potendo far tesoro della sperimentazione già in corso ad opera del Comitato Centrale per l’Albo degli Autotrasportatori, che ha dimostrato, inaspettatamente, da un lato grande interesse da parte dei giovani e, dall’altro, grandi difficoltà a superare le barriere tecnico-burocratiche frapposte da un sistema amministrativo sordo ad ogni obiettivo di promozione socio-economica, quale è appunto il preparare i giovani a fare una professione. Un’esperienza molto utile (perché conosciamo già i punti critici di un tale progetto) per costruire un’esperienza altamente innovativa, che potrebbe, effettivamente, immettere nel mondo del lavoro migliaia di giovani.

Claudio Donati

Ultima modifica il Martedì, 09 Ottobre 2018 12:06

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