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Genova: dopo il disastro, quale futuro?

Roma, 28 agosto 2018

L’agosto 2018 sarà ricordato per la concentrazione straordinaria di eventi tragici (tra cui Bologna, e da ultimo ed eccezionalmente disastroso, Genova), avvenuti sulle nostre strade. Un doloroso elenco di vite umane venute a mancare, di feriti e di danni materiali, che ci obbliga a riflettere in maniera seria, per cercare di capire - proprio affinchè simili disastri non abbiano più a ripetersi - che cosa si dovrà fare.

L’improvviso sussulto, a volte oltre le righe, di indignazione da parte di chi oggi ci governa, e anche da parte di chi ci ha governato in passato, pur non destando eccessiva sorpresa (perché siamo ormai abituati all’improvvisa accensione di attenzione sulle grandi - e a volte anche sulle piccole - tragedie, seguita da altrettanto repentina perdita di memoria), rischia di apparire poco credibile, se non viene accompagnato da atti che, in tempi “compatibilmente” rapidi e certi, diano risposte credibili alle molte inevase domande. Da parte della città di Genova, ad esempio, del suo Porto, degli utenti della A10, degli operatori economici - italiani ed esteri - che di quella infrastruttura non possono fare a meno, semplicemente perché non esistono alternative.

Per essere più chiari, ritengo che la mancanza di credibilità nelle risposte, ci riporterebbe inevitabilmente nel vecchio gioco dello scarica barile, francamente di scarso interesse per il mondo delle imprese.

Un segno effettivo di cambiamento rispetto al passato - che ha visto generalmente insabbiarsi ogni tentativo di intervento tempestivo - sarebbe, ad esempio, la redazione di un progetto chiaro sull’assetto viario di quel quadrante, dopo la devastazione susseguente al crollo del ponte Morandi, sia per l’immediato (i prossimi mesi), che per il futuro (i prossimi anni). In altre parole, pensiamo di aver diritto, come cittadini prima ancora che come operatori, di sapere dallo Stato come intende assicurare la mobilità delle persone e delle merci, in un quadro di sicurezza ed efficienza del trasporto ed entro quale perimetro temporale si intendono realizzare i vari step del progetto stesso, oltre ad assicurare la massima intransigenza contro il muro di gomma dei ritardi, più o meno “burocratici”.

Sulle responsabilità giuridiche (penali e civili) del disastro, è la Magistratura che deve indagare. Lo sta già facendo e siamo fiduciosi che non ci saranno sconti.

Su quelle politiche è il Governo che deve decidere, assumendosene l’onere, a tutela del Popolo Italiano, che - è bene ricordarlo -  almeno per quel che riguarda il nostro mondo, in larga parte, il proprio tempo lo passa al lavoro, piuttosto che a twittare su internet.

In ogni caso, questo è un banco di prova assai impegnativo per il Governo. Un banco di prova di cui non potremo dimenticarci, anche se lo volessimo, perché l’emergenza determinata dal collasso di quella infrastruttura non cesserà, anzi è destinata ad aumentare, fino a che non sarà ristabilito un livello minimo di agibilità viaria, presupposto per la ricomposizione della ferita inferta al tessuto sociale ed economico dal disastro del 14 agosto.

Noi lavoreremo in questa direzione; e pensiamo che il Governo dovrebbe ascoltare, insieme agli altri attori sociali, anche il punto di vista dell’Autotrasporto, che sull’argomento è tutt’altro che marginale.

Claudio Donati

Ultima modifica il Martedì, 28 Agosto 2018 12:48

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