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QUANDO LE CONTROPARTI CI DICONO COME STIAMO....... commento a margine dello studio di Confetra sull’autotrasporto

IMG 0475 littleIn una fase in cui le attività politiche nazionali sono a giusto titolo occupate ad affrontare questioni enormi - le migrazioni, il terrorismo, le iniziative connesse alla definitiva fuoriuscita dalla crisi economica, solo per citarne le principali - gli spazi per occuparsi di altro si fanno, se possibile, ancor più esigui del solito.

Per questo va apprezzata l’uscita di CONFETRA che, attraverso il suo Centro Studi, ha fatto un mezzo scoop, parlando di una forte ripresa dell’Autotrasporto nel primo semestre 2015 - più 4% sia per numero di viaggi che per fatturato - e calamitando, per alcune ore, l’attenzione di numerosi media, di solito assai restii ad occuparsi del nostro settore.

Secondo i nostri amici di via Panama, i camion italiani viaggerebbero di più e con tariffe che (nonostante l’innegabile flessione del costo del gasolio!) si mantengono invariate. Per di più, con tempi di pagamento che si starebbero accorciando…...

Ci piacerebbe molto che fosse così, ma l’evidenza quotidiana ci obbliga, purtroppo, a qualche prudenza.

Perché se è vero che la indubitabile, seppure assai lieve, ripresa dell’economia (PIL +0,7%) implica un qualche incremento del volume delle merci da trasportare – soprattutto in direzione dell’esportazione - occorre osservare, come  è costretto a fare lo stesso studio di CONFETRA, che le cifre dell’Autotrasporto sono, tutte, ancora al di sotto dei livelli del 2007. E non di poco, ma di ben il 15%!

Quanto poi alle tariffe e ai tempi di pagamento, che sarebbero entrambi migliorati, sarebbe utile comprendere da dove – e soprattutto come - escano fuori, per CONFETRA, quei dati.

Salvo che noi di Assotir non si abbia la malaugurata sorte di avere a che fare con i più sfigati tra i trasportatori (e, in ogni caso, vorrebbe dire che gli sfigati, in questo settore, non sono poche decine, ma migliaia di imprese….); noi non abbiamo evidenza  alcuna di tali epifenomeni di cui parla CONFETRA.

Tuttavia, proviamo per un istante a prendere per buono il messaggio di questa Organizzazione, dei  cui soci – occorre ricordarlo - i trasportatori sono spesso controparte, assumendo gli associati a CONFETRA, sempre più frequentemente, il ruolo di  committenti.

Avremmo di fronte un quadro inusitato, con un autotrasporto che, in un Paese che continua ad essere avvolto dalle difficoltà, mostra invece evidenti segnali di ripresa, lavora di più e si fa pagare bene e in tempi rapidi.

Sembrerebbe discenderne logicamente, una delle principali richieste avanzate dal nostro mondo verso il Governo - quella di introdurre finalmente un sistema di regole in grado di far rispettare alla committenza i tempi di pagamento entro 60 giorni -  non avrebbe un gran senso, perché “il mercato”, miracolosamente, avrebbe già provveduto a sistemare, da solo, la questione.

E sarebbe anche, per chi ragiona in questo modo e guarda la realtà con gli occhi di Via Panama, la prova provata che, grazie alla cancellazione per legge dei costi minimi di esercizio, finalmente le tariffe di trasporto, libere da lacci e lacciuoli, avrebbero ripreso a crescere.

Se, stante la lontananza dal clima di favola che da sempre caratterizza l’autotrasporto, non possiamo illuderci di essere, con Alice “nel Paese delle Meraviglie”, siamo certamente su “Scherzi a parte” (anche se poi, tra le due rappresentazioni, non c’è grande differenza e sempre di una favola si tratta.

Quello che tuttavia a noi appare evidente è come simili affermazioni - suffragate da “studi scientifici” sulla cui attendibilità non possiamo, ad un esame obiettivo del paziente, convenire - hanno l’evidente obiettivo “politico” di far passare l’idea che l’Autotrasporto è ben in salute e non ha né di che lamentarsi, né di che pretendere.

Traspare l’idea di far emergere dalle aride – e perciò stesso apparentemente obiettive - cifre un’immagine, del nostro settore economico, tale da ben poter risultare funzionale a scelte future di ulteriore ostilità verso l’Autotrasporto italiano, presentando all’opinione pubblica una fotografia distorta e riduttiva dei fatti.

Negli ambienti pubblicitari si usa dire che una bugia, ripetuta cento volte, diventa una mezza verità. E qualche rischio, in questo senso, c’è, visto il clamore che lo studio di CONFETRA ha suggerito che giornalisti di ogni colore hanno provveduto a rilanciare

Perciò, è bene che i nostri imprenditori sappiano, che lo sappiano le Associazioni del trasporto, che lo sappia la politica e il giornalismo obiettivo, che una bugia è una bugia, indipendentemente dalle volte che sia stata o che sarà ripetuta.

Claudio Donati

Segretario generale di
T.I. ASSOTIR.

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