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Uscire dal balletto delle notizie (vere e meno vere)

Roma, 31 agosto 2018

Sarebbe bene che il Tavolo sull’Autotrasporto, promesso a fine luglio dal Ministro Toninelli, iniziasse subito a lavorare, anche perché, nel frattempo, il rincorrersi di notizie, più o meno fondate, sta producendo obiettivamente motivi di preoccupazione, in aggiunta a quelli che già la situazione generale ci propone di suo.

Pedaggi per gli stranieri

Una delle ultime news parla di una presunta intenzione del Governo - a fronte della necessità di ANAS, a seguito del suo recente scorporo da Ferrovie dello Stato, di rispettare un certo rigore finanziario (cioè, di avere più risorse) di introdurre un pedaggio per i vettori stranieri sulle autostrade gratuite italiane, tipo il GRA di Roma. Si dice che, la nuova tassa verrebbe pagata da tutti i trasportatori, italiani compresi, salvo poi, a questi ultimi, consentire di recuperarne il costo in sede di dichiarazione dei redditi.

E, quindi per questa strada, secondo chi propone la cosa, addirittura, i trasportatori italiani verrebbero avvantaggiati, rispetto ai colleghi stranieri, perché potrebbero scaricarsi il nuovo costo, cosa non consentita ai trasportatori stranieri. Insomma, la misura viene presentata (udite! udite!) come una sorta di risposta “italiana” al dumping esercitato dai trasportatori dell’est Europa.

Ora, è indubbio il maggior aggravio a carico dei nostri trasportatori, i quali potrebbero detrarsi il maggior costo, nella migliore delle ipotesi, solo un anno e mezzo dopo.

Senza contare che, se questa idea, per la verità non nuova (siamo almeno alla terza riedizione in una decina d’anni), nascesse dal fatto che bisogna trovare più soldi per l’ANAS, appare assai poco probabile che il gettito dei soli trasportatori stranieri possa essere sufficiente allo scopo. E, a quel punto (magari fra un anno o due), chi può garantire che questa tassa non sia estesa a tutti i trasportatori, italiani inclusi?

Ecco: se questo è il modo con cui si vuole aiutare l’Autotrasporto nostrano, grazie tante, ma ne facciamo volentieri a meno.

Lotta alle delocalizzazioni

Un altro fatto che desta non poche perplessità è contenuto nel recente “decreto dignità”, approvato dal Parlamento e dunque, ormai, legge dello Stato. Mentre per la parte relativa ai nuovi contratti di lavoro a termine le misure introdotte sono poco significative, date anche le caratteristiche del nostro settore, avevamo guardato con molte aspettative alla parte della legge relativa alle penalizzazioni introdotte per le imprese italiane che “delocalizzano” all’estero.

Per noi l‘argomento è di vitale interesse, se solo si guarda all’enorme concorrenza sleale che le imprese di autotrasporto dell’Europa dell’est (a volte anche imprese italiane “estero-vestite”) fanno ai nostri operatori.

Dopo di che, si scopre che sono escluse dalle penalizzazioni le imprese italiane che investono all’interno dell’area UE e dello Spazio Economico europeo: cioè, praticamente è esclusa l’intera Europa, ad eccezione di una piccola zona della penisola balcanica (Kossovo, Albania, Serbia e Montenegro).

Diciamo che, dopo il “decreto dignità”, chiunque può continuare a traferire l’impresa in Romania o in Bulgaria o Ungheria. Esattamente come prima. Se non è una presa in giro, poco ci manca. E, non solo per i trasportatori.

La questione gasolio

Infine, la questione accise sul gasolio. Dopo la Brexit, siamo il secondo Paese dei 27 della UE nella classifica delle accise più alte, dopo la Svezia (1°a), ma ben prima di Germania (12a) e Spagna (26a), per non parlare dei Paesi dell’est.

Il costo del gasolio, come si sa, è uno dei perni su cui si gioca la capacità competitiva delle imprese di trasporto nel mercato europeo e, per questo, è un tema su cui aspettiamo, da parte del “Governo del cambiamento”, significative e positive risposte, mentre, finora, c’è stato soltanto un alternarsi di notizie incerte e contraddittorie.

Nel frattempo, l’azione combinata dell’impennata del costo industriale del gasolio, che da gennaio è aumentato di oltre il 5%, unito al taglio già stabilito del 15% del rimborso delle accise sugli autocarri euro 3,4, 5 e 6, con decorrenza 1° gennaio 2019, ha già prodotto come risultato che il gasolio venduto in Italia è di nuovo tra i più cari d’Europa.

E’ evidente, che anche solo per le questioni sopra accennate, senza contare il resto, che poi costituisce il cuore del confronto con il Governo (risorse, costi minimi, tempi di pagamento, disfunzioni della MCTC, trasporti eccezionali, stato delle infrastrutture, etc), occorre che il Tavolo istituzionale con il Ministro Toninelli inizi subito a lavorare, perché il nostro mondo ha bisogno di risposte chiare e in tempi rapidi. E, come si vede, il passar del tempo non aiuta.

Per questo sollecitiamo un’iniziativa di UNATRAS, per riprendere il confronto con il Governo, ripartendo da dove ci siamo lasciati lo scorso 26 luglio.

Un’annotazione a margine

La Filt Cgil di Genova ha contestato la proposta di deroga prevista dagli art.13. e 14 del Regolamento UE 561/2006 (tempi di guida e di riposo), da Noi avanzata, come una delle possibili misure di emergenza, a seguito delle difficoltà prodotte dal crollo del ponte “Morandi”.

La cosa è, ovviamente, del tutto legittima. Rimane il fatto che questa procedura è stata concessa dalla Commissione europea alla Gran Bretagna nel 2016, a seguito del crollo del ponte Forth Road Bridge in Scozia, in una situazione simile, ma certamente assai meno drammatica. La deroga prevede, in un arco temporale preciso (un mese e mezzo), un tetto massimo di estensione dei tempi di guida (giornalieri, settimanali e quindicinali) necessari per percorre le tratte stradali alternative, che si sono rese obbligatorie a seguito del crollo del ponte. Non ci risulta che, a suo tempo, la cosa abbia prodotto alcuno scandalo, né in Scozia, né a Bruxelles.

La nostra proposta, se magari non fossimo stati sufficientemente chiari, va nel senso dell’utilizzo di uno strumento legislativo europeo che già esiste, ed è stato utilizzato con successo. Come tale si è rivelato in grado di garantire i livelli di sicurezza generali, a partire da quella degli stessi operatori; obiettivo che consideriamo primario ed assolutamente non negoziabile.

Per maggiori dettagli, la concessione di deroga a cui facciamo riferimento è contenuta nella Decisione della Commissione Europea dell’11 gennaio 2016, reperibile sul sito della Commissione medesima.

Claudio Donati

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