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Stiamo portando l’Italia fuori dalla crisi oppure alla deriva?

Roma, 30 maggio 2018

Mentre sto scrivendo, un altro scossone, l’ennesimo, irrompe sulla scena politica nazionale, andando ad ingrossare la marea di notizie e commenti sul quadro politico ed istituzionale in cui ci troviamo: non si sa se avremo un governo tecnico, o cos’altro. Quello che resta ampiamente nella penombra, per i comuni cittadini e, nel nostro caso, per gli operatori economici, è un’informazione chiara sull’elenco dei danni già provocati, nei tre mesi che ci hanno portato dalle elezioni ad oggi (con la certezza, visti i precedenti, di non poterne escludere altri in un prossimo futuro).

Vorrei richiamare, in attesa dell’evoluzione dei fatti, l’attenzione su questo aspetto.

L’aumento dello spread di quasi 200 punti in pochi giorni, misura il rischio “Italia”, nel senso che, più sale lo spread, più un paese risulta rischioso per chiunque (italiano o straniero che sia) voglia comprare, pro quota, il suo debito. Può non piacere, ma questa è una legge ferrea dell’economia, da cui dipendono le sorti di molti comuni cittadini (mutui, carburante e, perfino, pensioni). Tra l’altro, sul tema, francamente, l’Europa c’entra poco.

Se una banca non concede un prestito ad un’impresa, perché valuta le sue garanzie non sufficienti, si può imprecare contro il direttore ma, se l’obiettivo è ottenere il prestito, non esiste alternativa a presentare le garanzie necessarie. E’ una ricetta dura, certamente, che gli imprenditori conoscono a menadito, ma sempre meglio che vedersi promettere, appena pochi giorni fa, un abbassamento generalizzato delle accise (venti centesimi) sui carburanti, salvo poi scoprire che, nel frattempo, al posto di una riduzione promessa, ci siamo già praticamente assicurati un aumento delle stesse e dell’IVA, a partire dal 1° gennaio 2019.

Al di là delle chiacchiere, infatti, questo è il risultato concreto, dopo una crisi politica troppo lunga e con esiti finora inconcludenti. Mai come nell’occasione, verrebbe da dire che il meglio è stato nemico del bene. E già questa dovrebbe essere un’ottima ragione per non consentire a nessuno di scherzare con il fuoco.

Un amico mi ricorda sempre, con una battuta, che per dare credibilità alle parole di un politico, occorrerebbe fargli firmare una fidejussione bancaria personale, con cui garantire le promesse eventualmente non realizzate. Non vorrei, alla fine, essere costretto a dargli ragione.

Facendo un bilancio di questa fase, mi sembra evidente che la politica ha confermato la sua incapacità di essere in sintonia con il Paese reale, più discreto e silenzioso rispetto a quello del web; un Paese che talora sembra addirittura scomparso dalla realtà. Tuttavia, la differenza tra i due mondi c’è, e consiste nel fatto che uno è vero e l’altro esiste solo su internet e nei talk show. Raramente si incontrano, questi due mondi, più spesso sono tra loro in conflitto. A molti politici può sembrare che esista solo il primo. Ma si sbagliano, e lo vedranno presto.

Nei prossimi mesi, forse, avremo un Governo senza maggioranza, perciò privo di reale autorità e potere, che accompagnerà il Paese a nuove elezioni. Una parentesi che ci auguriamo sia la più breve possibile.

Ma è, a partire da questi due temi (IVA e Accise), che chiederemo alle forze politiche di non giocare sulle nostre teste, prendendo un impegno serio a rimuovere gli aumenti automatici di cui sopra che, in base alla clausola di salvaguardia, scatterebbero automaticamente da gennaio prossimo, provocando un danno enorme alla già debole crescita economica e sofferenza ulteriore a famiglie ed imprese. In tale sciagurato caso, non ci si dovrà meravigliare di risposte adeguate.

Nel frattempo, dobbiamo annoverare un elenco lungo e preoccupante di questioni (che possono – erroneamente - apparire minori), che attendono risposte immediate: dalla annosa vicenda dei trasporti eccezionali, alla fatturazione elettronica dei carburanti dal prossimo 1° luglio, alle risorse strutturali per il settore, ai rapporti con l’Austria per quanto riguarda il contingentamento dei passaggi al Brennero, al calendario dei divieti, dopo la recente sentenza del Tar del Lazio, alle spese non documentate per chi guida direttamente il camion.

Insomma, ce n’è abbastanza per dire del livello di esasperazione in cui la politica ha messo il settore, tra responsabilità vecchie e nuove, senza spiragli credibili.

Se fossimo in un ambito privatistico, potremmo dire che ci sono gli estremi per la richiesta di una azione risarcitoria da parte degli autotrasportatori nei confronti dello Stato.

Per adesso, ovviamente, siamo costretti ad aspettare che ci sia un governo vero, vedendo nel frattempo, se almeno qualcuno dei problemi che abbiamo appena segnalato, possa trovare una rapida risposta a livello amministrativo.

Alle forze politiche, che si apprestano all’ennesima battaglia elettorale, chiederemo il conto del loro operato, durante e, soprattutto, dopo il voto, incluse promesse ed eventuali danni arrecati, oltre quelli già certificati.

Claudio Donati

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