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In attesa del governo che verrà, vale sempre il principio che il buongiorno si vedrà dal mattino

Roma, 11 maggio 2018

 

Gli ultimi aggiornamenti sull’evoluzione della situazione politica sembrano orientati verso un approdo positivo, in quanto l’ipotesi di un Governo appare farsi più concreta. Ci auguriamo che tutto ciò si trasformi in realtà, perché è evidente, a tutti, che la serietà dei problemi che sono di fronte al Paese non consentono una navigazione senza timone.

La preoccupazione è alta, intanto perché l’incertezza, di per sé, è nemica della fiducia, ma anche per un ulteriore e più preciso motivo, in quanto abbiamo netta la sensazione di essere di fronte ad una strettoia attraverso cui non potremo evitare, come Paese, di passare. Questa strettoia è rappresentata dalle così dette misure di salvaguardia, per scongiurare l’aumento dell’IVA e delle accise sui carburanti, necessarie, a loro volta, a far quadrare i conti dello Stato.

In queste settimane, abbiamo sentito paventare, da diversi soloni, il rischio che l’operazione di salvaguardia dei conti pubblici si concretizzi in alcune iniziative, tra cui l’eliminazione della compensazione sulle accise per l’autotrasporto.

Alcuni colleghi hanno già dimostrato come non si tratterebbe di una idea particolarmente brillante, per le conseguenze che provocherebbe, producendo anche a voler considerare il solo aspetto erariale, danni assai maggiori dei supposti benefici.

Vorrei aggiungere, all’argomento, una ulteriore riflessione, guardando alla questione da un altro punto di vista.

Attualmente, sul costo di un litro di gasolio, l’incidenza delle tasse (IVA e accise) è di oltre il 62%: di 1 euro pagato alla pompa, 62 centesimi vanno allo Stato.

Se consideriamo i veicoli a cui viene consentita la compensazione delle accise (veicoli da Euro 3 a Euro 6), questi, comunque, versano allo Stato circa il 56% di ogni euro speso in gasolio.

Sono cifre scandalose, certamente note da tempo, ma non per questo da considerare accettabili, perché richiamano alla mente l’idea insopportabile di una sorta di rapina perpetrata dallo Stato. Magari, una rapina vera e propria non sarà, ma è certo che l’Italia, tra tutti i Paesi della UE, è quello che impone il più alto livello di accise.

Quindi, prima di andare ulteriormente a spremere chi  -  come l’Autotrasporto - , è già obbligato ad essere un contribuente “straordinariamente generoso” per lo Stato, sarebbe bene che chi di dovere ci ragionasse sopra un momento.

Sarebbe consigliabile che venisse abbandonata  l’idea malsana di continuare a considerare l’autotrasporto come un “bancomat” a cui lo Stato, quando serve, può attingere all’infinito, per almeno due motivi.

Innanzitutto, perché le imprese non reggerebbero l’urto.

Secondariamente, per evitare che sia proprio lo Stato a creare un ottimo incentivo (a chi ha la possibilità) per fare rifornimento all’estero (dove – ovunque – il gasolio costa di meno,  proprio a causa del minor carico fiscale) anziché in Italia. Ma si tratterebbe di un incentivo particolarmente apprezzato soprattutto dalla malavita organizzata, dal momento che, a detta di chi si occupa di queste cose,  già oggi oltre il 10% del gasolio che circola in Italia è di provenienza illegale. Ipotesi temeraria, ma non da scartare, in un Paese in cui stenta a venire avanti la consapevolezza dell’inquinamento del nostro sistema economico a causa dell’infiltrazione mafiosa.

Ovviamente poi, per quel che ci riguarda, non potremmo accettare ulteriori angherie. Da questo punto di vista, l’augurio è che non si arrivi a volerci mettere alla prova.

Nel frattempo, nel silenzio di tutti, ad iniziare dalla grande stampa, sta succedendo quanto segue:n egli ultimi 10 mesi (da luglio scorso a oggi) il prezzo del gasolio è aumentato di oltre l’8%.

Aumenti rilevantissimi, completamente al di fuori del contesto nazionale, che vede un’inflazione media inferiore al 2% annuo.

La raffica di aumenti, dovuta – si dice – a motivi internazionali, si porta dietro l’aumento dell’IVA,  e quindi già oggi, ogni giorno, aumenta il gettito fiscale dell’Autotrasporto a favore dello Stato.

Questi aumenti, come tutti sanno, non vengono affatto assorbiti dal mercato, perché le tariffe di trasporto sono  ferme, se non addirittura in lieve calo in molti settori e, dunque, diventano semplicemente un aumento di costi a carico del trasportatore.

In un quadro di questo genere, di forte tensione ( quando non di esasperazione), non sono ammessi interventi punitivi. Se lo fissi bene in testa, chiunque venga chiamato a governare.

Piuttosto, ci aspettiamo che ai problemi  annosi, da cui il settore è afflitto , e che si sostanziano nell’impossibilità di vedersi riconosciuta una equa remunerazione dell’attività svolta, il nuovo Esecutivo possa porre l’attenzione che il mondo dell’autotrasporto, in modo largamente unitario, da tempo reclama.

C’è vigile attesa, da parte nostra, concentrati sul mattino da cui dipende se sarà un buon giorno o meno.

Claudio Donati

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