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In attesa di un Governo...Un'occhiata ai nuovi Robin Hood alla rovescia

donati congressoRoma, 20 marzo 2018

A elezioni avvenute, abbiamo un quadro chiarissimo, per quel che riguarda i vincitori e gli sconfitti, ma altrettanto incerto, per quel che riguarda il futuro Governo. Non si sa infatti, ancora, che cosa intenderà fare il nuovo Governo e, per la verità, non si sa neppure se un nuovo Governo ci sarà.

Noi pensiamo, non diversamente dalla grandissima parte degli Italiani, che il Paese e, più modestamente, il nostro settore, abbia bisogno di un Governo.

Sarebbe assurdo se, dopo aver assistito, per anni, a quotidiane polemiche sui Governi fatti da “non eletti”, dovessimo assistere ad eletti che non siano in grado di governare.

Ciò detto, lungi dall’aspettarci regali da chicchessia, a cui per altro non siamo avvezzi, auspichiamo di avere rapidamente un interlocutore politico, perché il settore ha la necessità di mettere sul tavolo una serie di questioni già indicate al Governo precedente, anche se dallo stesso scarsamente tenute in considerazione.

Per brevità (rimandando al documento UNATRAS presentato in occasione della recente campagna elettorale, che potete trovare anche su questo sito) diciamo che questo settore necessita di una profonda rivisitazione, per farlo uscire dallo stato di precarietà in cui le così dette “condizioni del mercato” lo hanno ridotto.

C’è bisogno di un irrobustimento delle nostre realtà imprenditoriali che, in un quadro di maggior forza contrattuale, possano reggere il confronto con le controparti economiche, per trattare un prezzo dignitoso e non subire il prezzo imposto dallo strapotere della committenza (diretta o intermediata che sia). Ne va della sopravvivenza di un intero sistema imprenditoriale, quello delle piccole e medie imprese dell’autotrasporto, ma anche del nostro sistema di logistica e mobilità delle merci, in forte affanno nella competizione internazionale.

Quindi, tutto quello che impedisce una concorrenza trasparente nel mercato del trasporto deve essere combattuto: riguarda il dumping prodotto dai vettori dell’Est Europa, riguarda le forme di lavoro nero e di evasione fiscale, riguarda le infiltrazioni malavitose nel settore, con i relativi casi di riciclaggio, riguarda il ricatto finanziario sui tempi di pagamento fatto dai committenti, anche nella veste di primo vettore.

Io penso che questi siano diritti che uno Stato, “fondato sul lavoro”, come recita la nostra Costituzione, debba salvaguardare, soprattutto quando si è in presenza di squilibri di forza evidenti.

Se lo Stato non fa questo, si schiera, oggettivamente, dalla parte dei potenti e, politicamente, viola lo spirito della stessa Costituzione, di cui, peraltro, tutti si riempiono la bocca.

A questo riguardo, una riflessione si pone a proposito della recente sentenza della Corte Costituzionale che, chiamata a giudicare, ha definito legittimi  i Costi minimi, a suo tempo soppressi.

La questione, di grande rilievo per il nostro settore, sarà oggetto di una prossima valutazione in sede UNATRAS, che mi sembra la sede più opportuna per un esame politico approfondito.

Certamente, quello che si può oggi affermare è che ci fu allora un assemblaggio trasversale di forze economiche e politiche, che presero la palla al balzo per affossare un sistema, con qualche, non lieve, responsabilità anche tra i trasportatori.

Non posso dimenticare tuttavia come nel coro, ed in prima fila, si schierò un pezzo dello Stato: l’Autority della concorrenza, attraverso il suo Presidente, che con il suo intervento pesante, fece propendere la bilancia in favore dell’abrogazione dei costi minimi, tanto vituperati allora, quanto riabilitati oggi dall’organo supremo di giustizia.

Il liberismo sfrenato dell’Autority appare, alla luce della sentenza, un atto politico, diretto a tutelare alcuni poteri, quelli forti, contro i più deboli, senza un sostegno giuridico adeguato, perché le argomentazioni portate a supporto dell’abrogazione dei costi minimi sono stati clamorosamente smentite dalla Corte Costituzionale. Sarebbe un fatto utile se il suo Presidente prendesse atto della gravità del proprio errore.

Il nostro mondo ha un rapporto veramente particolare con le Autorities, nel senso che queste si occupano di noi normalmente per darci contro, negandoci diritti, come nel caso appena citato, o pretendendo prebende per mantenere  i loro baracconi, come nel caso dell’Autority dei Trasporti, nuovamente tornata alla carica, nonostante le batoste giudiziarie, a pretendere – ingiustificatamente - soldi dai trasportatori.

Viene da chiedersi che mestiere facciano, queste Autorità, perché sembrano una specie di Robin Hood alla rovescia: tolgono ai poveri per dare ai ricchi.

Chi sa se il nuovo Governo avrà occhi anche per questi dettagli?

Claudio Donati

 

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