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Alla vigilia del nostro Terzo Congresso, alcune riflessioni

Spero che nessuno se ne abbia se, in vista del nostro terzo Congresso nazionale, che terremo il 25 novembre prossimo, non parlerò delle questioni più immediate e assolutamente importanti, legate alla Finanziaria e dintorni, per focalizzare alcuni punti con i quali dovremo confrontarci nel prossimo futuro.

Si tratta di questioni nodali, per le quali ci dovremo attrezzare, prima di tutto, cercando di capire i cambiamenti accaduti in questi anni e quelli in corso.

Proverò, di seguito, a spiegare meglio cosa intendo

La Commissione UE ci ricorda un’amnesia italiana: la violazione dei tempi di pagamento

La riattivazione della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, per i ritardi con cui gli enti pubblici pagano le fatture - dopo due anni di tempo concesso all'Italia, inutilmente,  da parte della Commissione UE - comporta per il nostro Paese il deferimento alla Corte di Giustizia Europea.

Non esattamente una passeggiata di salute, sul piano giuridico; ma, soprattutto, un fatto che, sul piano politico, è destinato a pesare sulla credibilità delle nostre istituzioni in Europa.

Ma, il fatto più grave è che viene ulteriormente indebolita la credibilità dello Stato agli occhi dei propri cittadini, specie se imprenditori.

Cosa c’entrano i trasportatori con tutto ciò? C’entrano, eccome!

Noi stiamo da anni chiedendo allo Stato Italiano di dare concreta applicazione alla norma europea, che stabilisce l’obbligatorietà del pagamento di ogni prestazione (quella di trasporto compresa) entro i 60 giorni successivi all’emissione della relativa fattura.

Invano! Perché abbiamo sempre trovato il muro di gomma della politica che ci ha fatto capire, in ogni occasione, che, pur dandoci ragione, non era possibile applicare quella legge, perché l’intero sistema economico italiano sarebbe saltato in aria.

Abbiamo allora chiesto una norma di portata assai più limitata, valida solo per le prestazioni di autotrasporto, ma anche lì stenta a venire avanti una proposta effettivamente condivisa.

Adesso scopriamo (si fa per dire) che il primo soggetto a violare la legge, che esso stesso si è dato, è addirittura lo Stato Italiano, quando, come Pubblica Amministrazione, diventa committente delle imprese private, che spesso paga “a babbo morto”.

E’ evidente che, stando così le cose, sarebbe stato arduo, comunque, ottenere un risultato utile per gli imprenditori italiani o anche soltanto per i trasportatori.

Quando è lo Stato a non rispettare la legge - dobbiamo ringraziare, una volta tanto, l’Europa, che per lo meno ha reso  chiara la situazione -, diventa difficile ogni tentativo di argomentare.

Diventa però molto più forte l’indignazione - che va oltre il merito dell’argomento - per l’indecenza di una situazione, nota a molti, ma da tutti tenuta in sordina, nell’ambito di una “normalità tutta italiana”.

La vicenda dovrebbe avere riflessi politici enormi, in un Paese normale. E invece è stata derubricata tra le “varie ed eventuali” dell’ agenda politica di ogni partito.

Noi pensiamo che l’autotrasporto italiano debba cogliere l’occasione della campagna elettorale per riproporre l’argomento.

Siamo curiosi di capire se qualcuno sapeva ma non poteva, o se qualcuno, potendo, non sapeva. E, soprattutto, vogliamo verificare se c’è qualcuno a cui interessa dare una soluzione a uno dei principali fattori di instabilità del nostro sistema economico: l’incertezza nei pagamenti, che spesso si tramuta in perdita.

Se, in definitiva, si possa pretendere che un imprenditore, oltre a far bene il proprio mestiere, debba  continuare a fare anche quello di “banca del proprio cliente”, che sia pubblico o privato.

Questo andazzo, censurato dalla UE, a voler pensarci bene, costituisce, oltre ad un evidente danno per gli imprenditori onesti, un terreno fertile per la circolazione di capitali di dubbia provenienza.

Sembra un azzardo, ma non più di tanto. Non fosse altro che, per la elementare legge della domanda e dell’offerta, se manca liquidità, il mercato va a cercarla dove la trova. Mai come in questo caso, vale il detto: pecunia non olet. Del resto, dati autorevoli al riguardo non mancano.

Ci piacerebbe che il tema impostoci dalla UE fosse preso in seria considerazione, e la Politica si ponesse l’obiettivo della soluzione, a prescindere dal deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Europea.

Per quanto ci riguarda, lo ripeto, non mancheremo di farlo presente in tutte le sedi opportune.

L’Autotrasporto al giro di boa: tra l'anno appena passato, di cauta ripresa, e le incertezze del nuovo

Roma, 29 dicembre 2017

Autotrasporto ed elezioni

La fine dell’anno coincide, stavolta, con la fine della legislatura. Il 2018 inizia con una campagna elettorale che si preannuncia agguerrita. Sull’esito delle elezioni, nessuno è in grado di fare previsioni: certa è solo una grande incertezza.

Stando all’aria che tira, mai come in questa occasione, sarebbe utile che l’Autotrasporto italiano facesse il salto di qualità necessario, facendo sentire la propria voce – una sola voce -, non fosse altro che per evitare di finire, o nel serbatoio di voti a cui in genere viene relegato o, peggio, nel tritacarne della demagogia pseudo-ambientalista, che potrebbe essere uno dei temi  da agitare per acchiappare voti. L’autotrasporto, sotto questo aspetto, potrebbe rappresentare il nemico ideale su cui scaricare il veleno della demagogia.

Ovviamente, c’è un motivo assai più serio che imporrebbe la strada dell’unità del settore nel prossimo frangente elettorale, ed è l’opportunità, rappresentata dalle elezioni, di presentare l’Autotrasporto come un  soggetto imprenditoriale che rivendica un ruolo e un’attenzione diversa, nell’interesse non solo delle proprie imprese, ma del Paese intero; il quale non può permettersi un sistema di mobilità delle merci più moderno ed efficiente, a scapito dei trasportatori. Anzi, è proprio a partire dal loro coinvolgimento nelle scelte di fondo del Paese, che va costruito il nuovo modello di logistica e mobilità delle merci.  Ma se non lo diciamo noi, pensate che qualcuno lo farà in nostra vece?

Vista la ristrettezza dei tempi (si dovrebbe votare entro marzo), chiederemo immediatamente ad UNATRAS di pronunciarsi sulla praticabilità di questa ipotesi.

Di proposito, non torno sui contenuti di un’eventuale piattaforma rivendicativa (i nostri quattro punti sono chiari da tempo: costi di riferimento, contratto di trasporto obbligatoriamente nella forma scritta, tempi di pagamento, lotta alle irregolarità nel settore per contrastare la concorrenza sleale, sia dei vettori esteri che nazionali), perché questi dovrebbero essere definiti in UNATRAS. Solo un’avvertenza: richieste poche, ma chiare.

 

Le insidie della Finanziaria 2018

Per quanto riguarda l’anno appena terminato, la legge di stabilità 2018, approvata il 23 dicembre scorso, non contiene grandi novità. Ma i tentativi di assestare qualche colpo al nostro settore, fortunatamente sventati anche per il presidio attento, assicurato in queste settimane dal mondo associativo, non sono mancati.

Si è provato a sottrarre risorse - 50 milioni - destinate all’autotrasporto, spostandole verso altre oscure destinazioni (tipo un fantomatico trasporto “fluviale”). Qui non si sa se sia prevalsa l’incompetenza o la malafede, sull’esigenza di pagare qualche “marchetta” in previsione elettorale.

Assai più preoccupante è stato il tentativo di un grande operatore logistico dell’e-commerce di far approvare la completa liberalizzazione per le attività di trasporto effettuate con veicoli di massa fino ad 1,5 tonnellate. Tentativo fallito, per ora, al quale, va notato, hanno dato sostegno, attraverso un apposito  emendamento, in maniera del tutto trasversale, deputati di maggioranza e di opposizione.

Si tratta di campanelli di allarme, che devono farci capire quello che ci aspetta, se vogliamo difendere davvero questo settore e le sue imprese. Vanno considerati come appunti per l’agenda dei prossimi mesi: tutti sotto il segno del liberismo più sfrenato, che trova sempre nuovi paladini pronti a sposarne i dettami, a condizione che riguardino soltanto gli altri.

 

Uno sguardo sulla fase  alle nostre spalle

Il 2017 ci ha detto anche che il valore dell’autotrasporto è aumentato: più camion e più chilometri percorsi, ma sono aumentati di più i vettori stranieri, dell’est, ovviamente (dati ISTAT e  ANAS). Il fisco ci dice, inoltre, che il prezzo del trasporto è leggermente aumentato nel corso dell’anno, come conseguenza logica di una certa ripresa economica, che si è tradotta anche in un aumento della merce da trasportare.

La stessa fonte ci dice che sono appena 57mila le imprese di trasporto che hanno presentato la dichiarazione dei redditi nel 2016, a cui va aggiunto qualche migliaio di imprese con fatturato superiore ai 5 milioni di euro. Comunque, in totale, siamo poco oltre le 60mila imprese di autotrasporto attive. Qualcosa di sideralmente distante dal dato dell’Albo che considera ancora in circa 90mila le imprese attive. Un tema, quello dell’effettivo contingente di imprese presenti in Italia, che meriterebbe maggiore chiarezza, non solo a fini statistici.

E poi c’è il capitolo delle imprese dell’Est di proprietà italiana (o estero-vestite, come si usa dire). Non si hanno dati. Forse non c’è neppure interesse a cercare di capire la consistenza di questo fenomeno. C’è, anzi, un misterioso imbarazzo a parlarne, mentre invece è necessario indagare, perché sempre più spesso ci vengono segnalate situazioni di camion stranieri, in mano a Italiani, che operano indisturbati sui piazzali di carico. Sempre di cabotaggio si tratta? O, magari è un modo di fare concorrenza sleale, da parte di questi signori, nei confronti dei trasportatori italiani con sede in Italia.

Tornando al tema della crescita, anche l’osservazione quotidiana diretta sembra confermare un certo trend in tal senso. Le nostre imprese, quelle che ce l’hanno fatta a resistere, con grande fatica, stanno cercando il loro equilibrio, nelle nuove condizioni di mercato, che sono completamente diverse, e assai più difficili, rispetto a quelle del periodo pre-crisi.

 

Il confronto a cui ci chiama la nuova fase economica

L’instabilità e l’incertezza conseguenti contraddistinguono la fase attuale, con la conseguenza abbastanza logica di freno agli investimenti sull’innovazione. Su questi aspetti occorre lavorare per ridurne la portata. Molto passa da quella linea che abbiamo definito nel nostro recente Congresso come la “capacità di fare sistema” da parte dei nostri imprenditori, nelle forme e modi che si renderanno, nelle varie e concrete situazioni,  praticabili.

Abbiamo, oggi, un elemento a nostro favore, costituito dall’incremento della  richiesta di trasporto che il mercato esprime adesso. Dobbiamo sapere che non sarà sempre così e prepararci ai prossimi cambiamenti ma, nel frattempo, dobbiamo organizzarci per capitalizzare gli effetti che la congiuntura economica, in questo momento, ci offre.

Direi che mai come in questa fase, occorre l’ottimismo della ragione.

Buon anno a tutti

Claudio Donati

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