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    Domenica, 19 Novembre 2017 22:05
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  • ATP: la digitalizzazione parte frenata ed arriva l'ennesima proroga

    Venerdì, 10 Novembre 2017 12:21

QUANDO LE CONTROPARTI CI DICONO COME STIAMO....... commento a margine dello studio di Confetra sull’autotrasporto

IMG 0475 littleIn una fase in cui le attività politiche nazionali sono a giusto titolo occupate ad affrontare questioni enormi - le migrazioni, il terrorismo, le iniziative connesse alla definitiva fuoriuscita dalla crisi economica, solo per citarne le principali - gli spazi per occuparsi di altro si fanno, se possibile, ancor più esigui del solito.

Per questo va apprezzata l’uscita di CONFETRA che, attraverso il suo Centro Studi, ha fatto un mezzo scoop, parlando di una forte ripresa dell’Autotrasporto nel primo semestre 2015 - più 4% sia per numero di viaggi che per fatturato - e calamitando, per alcune ore, l’attenzione di numerosi media, di solito assai restii ad occuparsi del nostro settore.

Secondo i nostri amici di via Panama, i camion italiani viaggerebbero di più e con tariffe che (nonostante l’innegabile flessione del costo del gasolio!) si mantengono invariate. Per di più, con tempi di pagamento che si starebbero accorciando…...

Ci piacerebbe molto che fosse così, ma l’evidenza quotidiana ci obbliga, purtroppo, a qualche prudenza.

L'autotrasporto, tra agromafia, spese non documentate e portale della regolarità

IMG 0475 little 180x233 131x170Quest’ultimo scorcio di calura estiva ha proposto tre argomenti che, nella loro evidente diversità, ed anche nella loro assolutamente diversa importanza e gravità, meritano comunque un’annotazione, in quanto riguardano tutti e tre molto da vicino il mondo dell’autotrasporto:

        1. la questione delle deduzioni per le spese non documentabili;
        2. l’avvio della fase sperimentale del portale degli autotrasportatori;
        3. le recenti iniziative della Magistratura sulle infiltrazioni malavitose nell’agroalimentare, in cui risultano coinvolte anche imprese di autotrasporto.

Potremmo dire che il primo tema riguarda il presente (e la sopravvivenza) di molti piccoli trasportatori, la seconda riguarda il futuro (cioè la direzione verso cui si vuole orientare l’autotrasporto italiano), la terza ha a che fare con il paradosso tra l’interesse reiterato della malavita verso il nostro settore e l'equivalente  disinteresse da parte della politica verso lo stesso.

Sulla vicenda riguardante le  spese non documentate, stiamo solo aspettando che il Governo traduca in fatti l’impegno preso la settimana scorsa con le Associazioni dell’autotrasporto, grazie a cui i titolari di ditte individuali ed i soci di società di persone, personalmente alla guida dei propri camion, potranno recuperare gran parte delle deduzioni che lo stesso Governo aveva loro tolto, in maniera assolutamente unilaterale e, direi, proditoria, appena qualche settimana fa, per giunta dopo aver più volte contraddetto se stesso.

Dovrebbe essere una questione “ ad horas”. Siamo fiduciosi, ma anche attenti ai colpi di sole ferragostano.

Sull’argomento va solo aggiunto che la soluzione ad un gravissimo torto fatto agli operatori più piccoli si è avuta grazie ad una ritrovata ( almeno in quel momento) capacità delle Associazioni dell’autotrasporto di esprimere concretamente un messaggio unitario, che ha consentito di spostare parte delle risorse del settore, destinate ad  altre finalità ( investimenti e pedaggi), verso i mono veicolari. E’ stato un buon segnale per tutti, di cui far tesoro anche per il futuro.

Qualche sgomitata di troppo per attribuirsi meriti non sminuisce il valore dell’operazione. Semmai, attiene più allo stile, non sempre impeccabile, di qualche dirigente sindacale e, a ben vedere, è indice più che altro di una certa fragilità.

Il 28 luglio, a seguito della decisione del Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori, è diventata operativa la fase sperimentale del portale degli autotrasportatori, tramite cui potrà essere accertata la regolarità delle imprese di autotrasporto iscritte. L’argomento è stato trattato con congruo approfondimento, già da qualche giorno, in altra parte nel nostro sito.

Si tratta veramente di una grande novità che avrà un impatto notevole sul mercato dell’autotrasporto, in tempi brevi. Entro il 30 ottobre, infatti, i trasportatori potranno verificare la loro specifica situazione, consultando il portale, regolarizzando eventuali incongruenze. Dal 1° ottobre, infine, il portale sarà accessibile ai committenti,  i quali, in base alla legge, utilizzeranno per i servizi di autotrasporto soltanto le imprese risultanti regolari, salvo esporsi ai rischi stabiliti dalla legge medesima, nel caso di utilizzo di vettori sprovvisti di detto attestato di regolarità.

Per il momento l’accertamento della  regolarità riguarda la posizione di ogni singola impresa in relazione all’Albo, al REN, alla Camera di Commercio e all’INPS. Ma le implementazioni successive interesseranno anche il numero dei veicoli e dei dipendenti di ogni impresa, fino ad avere un quadro effettivo di chi sta in regola e chi no. Insomma, nelle intenzioni, si tratta di un’enorme operazione di pulizia e di trasparenza nel settore, che darà risultati positivi sia per i committenti che per i vettori.

Gli sviluppi di questo itinerario dovranno essere seguiti con determinazione, ma anche con la prudenza necessaria, per evitare che una idea buona si trasformi in un’azione di segno opposto, cosa non rara da vedere.

Noi, in ogni caso, consideriamo positivamente l’iniziativa e la sosteniamo con piena convinzione, e lavoreremo per il suo successo, perché può costituire effettivamente l’elemento di novità di un Albo che, sia pure in un contesto normativo assai indebolito sotto il profilo della propria autonomia, deve e vuole affermarsi come “strumento utile” alla categoria.

L’operazione è di dimensioni notevoli: interessa oltre 160 mila imprese di trasporto e sono da mettere nel conto possibili errori. Ma la delicatezza della stessa impone a tutti i soggetti coinvolti, in primis alla Pubblica Amministrazione, di ridurre al massimo il rischio, poiché la materia è delicatissima e l’errore può provocare all’impresa di trasporto danni enormi.

Quanto, infine, alle recenti indagini dei magistrati sulle infiltrazioni mafiose nell’agro-alimentare, la circostanza che emergano coinvolgimenti di imprese di autotrasporto, prevalentemente del sud, non è una novità. Semmai, è la conferma di un dato ormai storico, che ci dice che uno dei fenomeni distorsivi del mercato dell’autotrasporto – accanto alla concorrenza sleale degli stranieri e degli italiani stessi - è rappresentato proprio dall’ingerenza malavitosa che, di fatto, droga il mercato, dando vita ad uno parallelo, con regole e prezzi assolutamente fuori della portata delle imprese regolari.

Da questo punto di vista l’economia criminale è uno dei principali nemici dell’impresa sana.

Piuttosto, è da chiedersi come mai, mentre le mafie sono così presenti  nel settore, altrettanto assente da esso è la politica.

Se si analizza la questione da questo punto di vista, risulta del tutto evidente come quella che comunemente consideriamo  “sottovalutazione politica”  in realtà presenta, forse anche senza volerlo, elementi di “copertura oggettiva” dell’economia criminale da parte della politica.

A noi ad esempio, è capitato, qualche tempo fa, di denunciare in una sede istituzionale regionale - quella del Lazio -  il diffondersi di fenomeni anomali  nell’economia del sud pontino, con specifico riferimento anche all’autotrasporto.

Non abbiamo avuto notizia di un qualche effetto tangibile o di qualche ibniziativa da parte della classe politica del Lazio.

Sappiamo tutti che l’intervento della magistratura è, per sua natura, “a valle” di un fenomeno criminale. Il terreno “a monte” del stesso fenomeno, cioè la fase della prevenzione, è di competenza della politica e della cultura.

Per questo, fa piacere, ma solo fino a un certo punto, che gli unici segnali di contrasto alle mafie siano affidati  esclusivamente  alla magistratura, attraverso le sue indagini mentre tanto la politica che i rappresentanti delle principali forze sociali continuano in una politica che rischia, come lo stgruzzo, di vedere i loro massimi esponenti con la testa nella sabbia per non vedere quello che a tutti è son troppo chiaro.

Un cordiale saluto a tutti e un augurio di buone vacanze

Claudio Donati

Spese non documentate

IMG 4905 bis per webIL GOVERNO SBAGLIA SE PENSA CHE IL MALCONTENTO NASCA DA UNA SEMPLICE QUESTIONE DI SOLDI
E’ possibile e, persino augurabile, che si venga smentiti dai prossimi comportamenti del Governo; ma, ad oggi, non si può ritenere accettabile il suo approccio con il mondo dell’autotrasporto.

UNATRAS, d’altronde - con voce (una volta tanto) unanime - ha segnalato lo stato di fortissima delusione della categoria, richiamando il Governo ad una rapida correzione di modi, toni e contenuti, se non vorrà confrontarsi con una reazione che potrebbe rivelarsi pesante per tutti.

Come dire: caro Governo, se vuoi dialogare Noi ci siamo: siamo pronti a discutere e a farci carico dei problemi complessivi del Paese, a condizione di essere trattati con la dignità che il settore merita.

Considerazioni a margine dell’incontro con il “nuovo” Ministro

DONATI e DELRIOIl Ministro Delrio, dopo 82 giorni dalla sua nomina, si è presentato all’incontro con le Associazioni dell’autotrasporto del 23 u.s. con molte buone intenzioni e non altrettanti fatti.

A qualcuno è sembrato sufficiente. A noi – e non da soli - è sembrato diversamente.

Avremo, comunque, a breve la possibilità di verificare la serietà degli impegni dichiarati dal Ministro, a partire da alcune emergenze che sono di fronte agli operatori.

Perché, ad esempio, il 6 luglio è vicino e, sulla possibilità, per chi guida il proprio camion, di dedurre in dichiarazione dei redditi le “spese non documentate”, anche dopo l’incontro con il Ministro, l’incertezza regna sovrana.

L’ITALIA “SGARRUPATA”

a98e5d15b6934ee6e4f147612d8131a6 XLLa fotografia delle infrastrutture viarie italiane, di cui i recenti fatti riguardanti l’autostrada Palermo- Catania rappresentano solo l’ultimo gravissimo episodio, rimanda al parallelo fin troppo facile di un Paese sull’orlo dell’abisso. Morale, oltre che economico.

Noi, nonostante tutto, pensiamo che le cose non stiano così; ma, certamente, è difficile resistere allo sconforto.

Siamo direttamente impegnati, in questi stessi giorni, in Toscana su un episodio analogo che vede l’interruzione della SR Cassia al km 152,600, obbligando trasportatori ed automobilisti ad una deviazione di oltre 30 chilometri di montagna, con notevoli disagi, elevatissimi costi e, col maltempo, perfino  rischi per la sicurezza.

Come rispondere a chi non vuol rispondere...

the three wise monkeys per webSiamo giunti ad un punto in cui la ragionevolezza rischia di essere scambiata per debolezza.

Secondo molti, siamo di fronte ad un Governo che, nel suo positivo impeto a “fare”, mette sul conto di non dover discutere con nessuno, a meno che non sia costretto. Non so se questa analisi sia esatta; in ogni caso, non avrebbe senso rispondere con una prova muscolare fine a se stessa.

Occorre, al contrario, guardare con grande autonomia alla situazione che abbiamo di fronte, facendo discendere le decisioni del caso da una valutazione attenta, senza pregiudizi e legata la merito delle cose.

Alla vigilia dell’incontro con il Ministro Delrio

DONATI e DELRIOAlla vigilia dell’incontro con il nuovo Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, convocato per il 23 p.v., vorrei spendere due parole sull’importanza ed, anche, la delicatezza dell’evento.

Facendo un rapido excursus su quanto avvenuto nelle ultime settimane, si può vedere come, sotto una coltre di stasi apparente, le cose si siano mosse e, non sempre, per il verso giusto (ricordo, solo a titolo di esempio, le vicende del Decreto ministeriale sulle revisioni e il DPCM sul passaggio di competenze dalle Province alla Motorizzazione in materia di Albo degli Autotrasportatori con gli strascichi che, sul territorio, ancora si sta cercando, faticosamente, di padroneggiare).

Promemoria per il nuovo Ministro. Ma anche per la committenza, per i vettori e le loro associazioni.

IMG 0475 littleI recenti dati forniti dall’UNRAE  sullo stato dell’autotrasporto italiano hanno provocato, con la crudezza di poche cifre, uno scossone, speriamo salutare, nel dibattito sui problemi del settore.

Va sottolineata,  innanzi tutto, l’attendibilità del punto di osservazione dell’indagine, che è non quello dei trasportatori; ma quello di chi, vendendo camion, è  molto interessato alla salute dei propri clienti, e si interroga sulle ragioni del vero e proprio crollo - meno 59,5%! - delle immatricolazioni dei veicoli industriali avvenuto in Italia tra il  2008 e il 2013.

Nello stesso periodo, aggiunge la ricerca, sono calate del 35% le merci trasportate e, di conseguenza, si è consumato il 37% in meno di gasolio.

Inoltre, sempre nell’autotrasporto e sempre nello stesso assai breve lasso di tempo, sono stati persi 197 mila posti di lavoro (15 volte i dipendenti dell’ILVA; 90 volte i dipendenti di Alitalia).

L'autotrasporto e i costi di esercizio, tra curiosi strascichi del passato e sottovalutazione dell'avvenire

Donati ClaudioDopo aver letto diverse e, a volte contrastanti, prese di posizione in materia, ci sembra utile e necessario precisare la nostra valutazione sulla sentenza n° 2896/2015 - ma anche sulle altre quattro - emesse lo scorso 22 gennaio dal TAR del Lazio e depositate in Segreteria pochi giorni fa, sullo spinoso tema dei costi minimi di sicurezza in trodotti con l'art. 83 bis della legge 133/2008,, dopo la recente sentenza della Corte di Giustizia Europea.

La nostra è una valutazione che, pur supportata dai pareri dei nostri legali, prende soprattutto in considerazione gli effetti pratici che, sulle aziende di autotrasporto, potranno avere tali sentenze.

Cosa significa, per noi e per l’autotrasporto italiano, l’accreditamento di T.I. ASSOTIR

Donati ClaudioA seguito dell’Ordinanza del 12 gennaio u.s. del Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso di T.I. Assotir contro il Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che l’aveva esclusa dal Comitato Centrale per l’Albo degli Autotrasportatori, lo stesso Ministero ha proceduto, con encomiabile solerzia, alla nomina dei rappresentanti della nostra Associazione nel Comitato Centrale.

IL SIGNIFICATO POLITICO DELLA MOBILITAZIONE PROMOSSA DA UNATRAS. Editoriale di Claudio DONATI, Segretario Generale di T.I. ASSOTIR

Unatras ha deciso, all’unanimità, che con il Governo occorre cambiare musica.

Non c’è niente di temerario nella nostra posizione; anzi essa appare doverosa, dopo aver atteso inutilmente risposte sia dal precedente che dall’attuale esecutivo.

Il primo atto sarà la Giornata di Mobilitazione dell’Autotrasporto Italiano, il prossimo 18 marzo: in luoghi diversi e significativi del Paese si svolgeranno manifestazioni che vedranno protagonisti i trasportatori.

Sarà un primo segnale al Governo e alle Istituzioni che, ci auguriamo, venga raccolto.

Ma se non dovesse essere così, è molto probabile il ricorso a forme di protesta più incisive, che potrebbero arrivare anche al fermo nazionale del settore.

C’è determinazione nel seguire questo percorso, dopo che la disponibilità al confronto dimostrata da UNATRAS, probabilmente, è stata interpretata dallo stesso Governo come sintomo di debolezza.

Non siamo per le prove muscolari a ogni costo. Ma quando la misura è colma, bisognerà pure che ognuno si assuma la propria parte di responsabilità.

Quel che vorrei sottolineare è il valore strategico delle nostre richieste (vedi la news con il volantino di UNATRAS che riporta la piattaforma rivendicativa dell’Unione).

Una volta tanto, esse non riguardano i soldi: non si chiede un euro al Governo.

Gli vengono invece richieste regole e strumenti che consentano alle imprese sane di poter vivere e, magari, crescere.

E, nello stesso tempo, si chiede ai committenti di stare attenti a perseverare nei loro comportamenti vessatori nei confronti dei vettori, utilizzando anche comportamenti assolutamente illegittimi, ed al Governo di porre in essere norme efficaci per disincentivare e punire tali comportamenti.

I fatti e le circostanze indicati di seguito tornano utili per spiegare la portata di alcune richieste di UNATRAS, in particolare sui tempi di pagamento, la regolarità ed i costi di esercizio nell’autotrasporto.

TEMPI DI PAGAMENTO

La vicenda Artoni, ad esempio, esplosa in queste ultime settimane, che ha messo in mezzo ad una strada centinaia di trasportatori e migliaia di famiglie, porta alla luce del sole lo scandalo dei tempi di pagamento applicati ai trasportatori.

Ci sono imprese e subvettori (l’indotto, come pudicamente lo si definisce sulla stampa) che ha lavorato gratis per Artoni per 6-8 mesi, ed il ritardo dei pagamenti si è trasformato, per costoro, in una perdita secca, con il rischio (o la certezza), per molti, di dover giungere alla chiusura delle proprie attività.

Peraltro, le ipotesi di sostegno pubblico finora discusse, e tutte da verificare, riguardano comunque soltanto i dipendenti del gruppo e non certo i trasportatori o gli altri fornitori.

 A chi pensa che questi imprenditori siano stati semplicemente dei “fessi” a lavorare senza farsi pagare, suggerirei uno stage in una Piccola o media azienda di trasporto; potrebbe tornargli utile a capire che il mondo è un po’ più complicato ed a verificare di persona che quando una parte (il committente) ha uno strapotere, riesce ad imporre anche il ricatto alla parte più debole (il trasportatore).

E la colpa non può essere sempre e solo di chi viene ricattato, senza mai guardare a quella del ricattatore ed a quelle, altrettanto gravi, di chi, questi ricatti permette o non persegue come si dovrebbe.

Piuttosto, altre sono le domande che la vicenda solleva: è normale che il trasportatore faccia da banca, cioè che finanzi il proprio cliente? Questa prassi, tutta italiana, è degna di un paese civile? Che cosa si aspetta per mettere mano ad uno scandalo che vede l’Italia primeggiare in Europa? Quanti trasportatori ancora dovranno saltare, per colpa delle scelte sciagurate dei loro clienti?

LA REGOLARITA’ DELLE IMPRESE

I recenti dati forniti dall’Albo degli Autotrasportatori hanno quantificato il numero delle imprese italiane di autotrasporto in 87 mila circa. Aggiungendo altre 23 mila imprese che, pur iscritte all’Albo, non esistono o non hanno veicoli, si arriva al totale di circa 120 mila “imprese di autotrasporto”.

Già questo ci offre un quadro del settore assai ridimensionato, dopo quasi 10 anni di crisi. Per anni si è infatti continuato a credere in un settore in cui fossero operative e su strada oltre 100 mila imprese.

Ma la questione non finisce qui, perché delle 87 mila imprese “formalmente” in regola, occorre oggi andare a vedere quante siano quelle “effettivamente” in regola.

Il Portale della Regolarità gestito dall’Albo non ha infatti ancora implementato la sua banca dati con il numero di veicoli e di addetti per ogni azienda; così come non ancora attivato l’aspetto della regolarità assicurativa delle imprese iscritte. Dovrà farlo (e lo farà) nei prossimi mesi.

C’è tuttavia un elemento chiaro, sempre ai fini della misurazione della regolarità delle imprese, ed è quello del pagamento delle quote annuali per l’Albo, requisito essenziale per poter continuare a svolgere l’attività di autotrasporto in conto terzi.

Bene, dai dati forniti dallo stesso Albo, circa la metà degli iscritti non è in regola con il pagamento delle quote. Significherebbe che sulle 87 mila imprese iscritte, almeno 35 mila non risulterebbero in regola. E questo solo considerando il fattore quote….

E’ peraltro facile profezia, aspettarsi che dalla verifica della congruità tra il numero degli autocarri e quello degli addetti risultino altre cospicue situazioni di “non regolarità”.

Insomma, senza voler mettere il carro davanti ai buoi, in attesa che l’Albo fornisca i dati ufficiali, è ragionevole prevedere che il numero delle imprese di autotrasporto effettivamente in regola oscilli tra le 50 e le 60 mila: quasi la metà di quelle di cui, comunemente, si discetta in convegni e tavole rotonde.

Il succo di questo ragionamento è che oggi circolano circa 90 imprese di autotrasporto, di cui almeno 30 mila non ne avrebbero diritto, perché non in regola con gli obblighi previsti dalla legge per chi voglia svolgere questa professione.

Questo spiega, in larga parte, il fenomeno della concorrenza sleale che attanaglia questo settore e che non può essere tutto caricato, come talvolta troppo facilmente si fa, sul peso degli autotrasportatori neocomunitari.

Noi siamo perché chi non è in regola o si mette a posto, oppure debba smettere. Ecco che cosa intendiamo per regolarità delle imprese.

Quindi, l’Albo deve svolgere e completare rapidamente il suo lavoro sulla regolarità.

Ma il Governo deve dirci, con i fatti, se la strada che è stata imboccata, che punta a razionalizzare e rendere trasparente il settore, è condivisa, ed essere poi coerente con quel che tutti i giorni afferma.

I COSTI DI ESERCIZIO

La legge obbliga, dal primo gennaio 2015, il Ministero dei Trasporti a pubblicare mensilmente i valori indicativi dei costi di esercizio dell’impresa di autotrasporto.

Il Ministero pubblica questi dati, ma in una maniera del tutto illeggibile e parziale: dunque del tutto inutile per chi volesse davvero conoscere quali siano questi costi indicativi di esercizio.

La nostra richiesta è che vengano pubblicati dei dati certi e leggibili, distinti per tipologia di trasporto e veicoli impiegati. Ovviamente, non potranno avere un valore obbligatorio per legge, e tuttavia ci appaiono indispensabili.

A che cosa infatti servirebbero questi costi indicativi di esercizio? Ad almeno tre esigenze:

1) ai trasportatori per consentire loro di orientarsi su valori oggettivi nel costruire i prezzi dei propri servizi;

2) al committente per avere un riferimento nel valore del servizio richiesto e nella valutazione del preventivo di trasporto ottenuto dai propri potenziali fornitori;

3) al mercato, come strumento di trasparenza nelle transazioni commerciali.

Noi pensiamo che, soprattutto in un mercato dove l’offerta anomala o incongrua è la regola, avere dei parametri oggettivi, tecnicamente ben costruiti, elaborati da un soggetto terzo come è lo Stato, possa e debba aiutare.

E - lo ribadiamo - possa aiutare non tanto né solo i trasportatori; quanto piuttosto lo stesso mercato del traporto merci ad evolvere verso una maggiore trasparenza, rendendo evidenti le innumerevoli situazioni di opacità, dove il più delle volte si nasconde l’illegalità, sia organizzata che “à la carte”.

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