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Dopo l’incontro di Unatras con il Ministro, in vista del confronto di settembre

Roma, 2 agosto 2018

La fase che, dopo settimane di mancato ascolto, ha portato il Ministro Toninelli a incontrare UNATRAS lo scorso 26 luglio, sull’onda della proclamazione del fermo nazionale dell’autotrasporto dal 6 agosto, deve essere considerata nella sua importanza.

Diciamo che UNATRAS, in un mese e mezzo, è riuscita a imporre all’attenzione delle Istituzioni “l’emergenza autotrasporto”. Un capitolo da cui, come troppo spesso è accaduto, anche in passato, la Politica preferisce tenersi alla larga.

L’incontro con il Ministro e con il Sottosegretario Rixi ha prodotto l’apertura del tavolo che avevamo richiesto, in cui saranno affrontate, a partire dalle prossime settimane, sia le questioni che staranno nella Finanziaria 2019 (accise, risorse strutturali, etc), sia quelle più propriamente riguardanti le regole (concorrenza sleale, tempi di pagamento, costi minimi, etc), di cui questo settore ha bisogno per avere una prospettiva di sviluppo efficiente e sano.

Il fermo proclamato da Unatras dal 2 al 6 agosto prossimi: la richiesta di fondo è il riconoscimento della dignità imprenditoriale all’autotrasporto italiano

Roma, 13 luglio 2018

 

Dopo la lettera al Ministro Toninelli della settimana scorsa, le Associazioni aderenti ad UNATRAS, constatato il persistere del silenzio da parte del Governo, mercoledì scorso hanno inviato la comunicazione di proclamazione del fermo nazionale dell’autotrasporto, dal 6 al 9 agosto pv, alla Commissione di Garanzia per l’attuazione della Legge sullo sciopero dei servizi pubblici essenziali, al Presidente del Consiglio e allo stesso Ministro Toninelli, ovviamente nel rispetto dell’attuale normativa.

Il mese di luglio di Assotir

Roma, 10 luglio 2018

Mi piace sottolineare come, mentre, a livello nazionale, stiamo aspettando risposte dal Ministro Toninelli (sulle questioni nazionali che UNATRAS ha posto) con la dovuta energia, nei giorni scorsi, contemporaneamente, alcune nostre realtà territoriali abbiano dato vita, sul territorio di propria competenza, ad importanti iniziative, proprio in questo primo scorcio di luglio.

Dal “Decreto Dignità” al “Fermo Dignità”?

Roma, 6 luglio 2018

Speriamo che chi ha orecchie intenda. UNATRAS, in maniera convintamente unanime - dopo aver comunque dato ampio margine temporale al Ministro Toninelli per l’apertura del confronto con il mondo dell’autotrasporto – ha imboccato un passo di marcia diverso.

Il segnale è stato chiaro: se questo Governo ritiene di poter considerare l’Autotrasporto tra le “varie ed eventuali” della sua agenda politica, come finora ha dato l’impressione (e come spesso è successo anche in passato), si sbaglia.

Sono tali e tanti i motivi di preoccupazione delle nostre imprese, da non consentire ulteriori dilazioni, già andate oltre il dovuto.

Da ultimo, la mancata assegnazione della delega per l’autotrasporto ad uno dei tre sottosegretari recentemente nominati è la conferma che non ci siamo.

Nel frattempo, il gasolio continua ad aumentare; le Motorizzazioni continuano a generare inefficienza e, quindi, danni a chi deve fare la revisione dei veicoli. Continuano a non essere pubblicati i costi minimi di esercizio, nonostante la sentenza della Corte costituzionale. Continua, anzi tende ad aggravarsi, la beffa del Brennero. Continua indisturbata la concorrenza sleale di vettori sia italiani che stranieri. In più, giacciono bloccati, in attesa della firma del Ministro, i decreti per le incentivazioni già stanziate per il 2018.

Senza contare l’appuntamento cruciale della Legge Finanziaria per il 2019, che non potrà non interessare le nostre imprese, su cui vogliamo sapere, se e come, questo interessamento prenderà corpo.

Rispetto a tutto ciò, l’immobilismo istituzionale a cui stiamo, ormai, assistendo da oltre quattro mesi, non è accettabile, per ragioni di metodo e di contenuti.

E quindi, UNATRAS ha voluto esprimere il proprio disappunto, dicendo che, se entro pochi giorni non verrà una risposta dal Governo, l’attenzione istituzionale e politica sul settore sarà richiamata attraverso la forma di lotta più nota e clamorosa a nostra disposizione: il fermo nazionale dell’autotrasporto.

Non è, per noi tutti, una decisione presa a cuor leggero ma, tuttavia, considerata come necessaria per rimuovere il muro di gomma che attualmente abbiamo di fronte.

Noi abbiamo la serenità di chi, avendo ricercato, con rispetto istituzionale e pazienza, un confronto con il nuovo Governo, si sente del tutto legittimato a chiedere, a questo punto, ai trasportatori di aderire, se necessario, ad una risposta democratica, civile e dura nello stesso tempo (i cui effetti sull’economia nazionale non ci sfuggono), che sarebbe comunque utile a chiarire quali siano le effettive priorità di questo Paese, sia alla politica che alle persone che in questa società vivono e lavorano.

Per dirla con una battuta, non vorremmo che dopo il “decreto dignità” emanato del Governo, si arrivasse ad un “fermo per la dignità imprenditoriale” proclamato dai Trasportatori.

Tutto questo per chiarire che l’Autotrasporto non intende stare a chiedere, con il cappello in mano, cortesie a nessuno. Ognuno - Governo e Associazioni - deve fare il proprio mestiere.

Noi intendiamo farlo, con lealtà, ma senza sconti.

Claudio Donati

Brennero e pacchetto mobilità: l’Europa che abbiamo e quella che vorremmo

Mentre stiamo aspettando, come UNATRAS, la convocazione del Ministro Toninelli, l’attenzione va su alcuni avvenimenti proposti dalla cronaca recente, riguardanti il nostro settore, e non solo.

Uno spunto l’offre la vicenda Brennero.

Al riguardo, il neo-Ministro ha assunto una posizione del tutto condivisibile, contestando la decisione unilaterale del Governo austriaco (di contingentare il traffico dei mezzi pesanti al Brennero), attraverso la mancata partecipazione dello stesso Ministro italiano al Brenner Meeting del 12 u.s.

Ciò non di meno, la situazione rimane inalterata: l’immissione dei camion italiani sul territorio austriaco continua ad avvenire con il contagocce. L’Austria sta agendo palesemente in contrasto con le regole della UE.

Un augurio ed un invito al nuovo Governo da parte dei trasportatori

Roma, 6 giugno 2018

 

La repentina conclusione della crisi politica, che aveva visto per tre mesi l’Italia senza Governo, è un segnale positivo perché, riportando un minimo di stabilità nel nostro sistema, ha interrotto la pericolosa china che si era imboccata, spaventando tutti, vincitori e sconfitti.

Una sorta di ravvedimento operoso, all’ultimo minuto, in “zona Cesarini”, come spesso accade nel nostro Paese, all’insegna del tutto è bene quel che finisce bene.

Adesso si aspettano i contenuti; vale a dire gli atti attraverso cui il Governo del cambiamento, come è stato definito, darà sostanza alla sua impronta, che dovrebbe essere quella del cambiare in modo migliore le cose, per far stare meglio i cittadini, a partire da chi sta peggio.

Il cambiamento, anche per quel che riguarda il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, non è di poco conto. Non abbiamo alcun elemento per poter dare un giudizio sulla persona, essendosi finora occupato d’altro. E non pensiamo che ciò rappresenti necessariamente un fattore negativo.

Stiamo portando l’Italia fuori dalla crisi oppure alla deriva?

Roma, 30 maggio 2018

Mentre sto scrivendo, un altro scossone, l’ennesimo, irrompe sulla scena politica nazionale, andando ad ingrossare la marea di notizie e commenti sul quadro politico ed istituzionale in cui ci troviamo: non si sa se avremo un governo tecnico, o cos’altro. Quello che resta ampiamente nella penombra, per i comuni cittadini e, nel nostro caso, per gli operatori economici, è un’informazione chiara sull’elenco dei danni già provocati, nei tre mesi che ci hanno portato dalle elezioni ad oggi (con la certezza, visti i precedenti, di non poterne escludere altri in un prossimo futuro).

In attesa del governo che verrà, vale sempre il principio che il buongiorno si vedrà dal mattino

Roma, 11 maggio 2018

 

Gli ultimi aggiornamenti sull’evoluzione della situazione politica sembrano orientati verso un approdo positivo, in quanto l’ipotesi di un Governo appare farsi più concreta. Ci auguriamo che tutto ciò si trasformi in realtà, perché è evidente, a tutti, che la serietà dei problemi che sono di fronte al Paese non consentono una navigazione senza timone.

La preoccupazione è alta, intanto perché l’incertezza, di per sé, è nemica della fiducia, ma anche per un ulteriore e più preciso motivo, in quanto abbiamo netta la sensazione di essere di fronte ad una strettoia attraverso cui non potremo evitare, come Paese, di passare. Questa strettoia è rappresentata dalle così dette misure di salvaguardia, per scongiurare l’aumento dell’IVA e delle accise sui carburanti, necessarie, a loro volta, a far quadrare i conti dello Stato.

IL COSTO DEL TRASPORTO TROPPO BASSO E’ UN RISCHIO PER TUTTI: NON PUO’ ESSERE ACCETTATO COME FATTO NORMALE

Roma, 6 aprile 2018

Riflessioni a seguito della sentenza della Corte costituzionale sui Costi minimi

Diversi fatti intervenuti recentemente ripropongono una riflessione sullo stato dell’autotrasporto italiano, non inutile forse, anche in vista dei futuri rapporti con il nuovo Governo, quando ci sarà. Non si tratta, per la verità, di elementi del tutto nuovi, ma il loro intrecciarsi offre oggi la possibilità di una lettura più approfondita dei problemi di questo mondo.

In mezzo, tra innovazione e storia, tra precariato e ricerca di via nuove, l’autotrasporto italiano ha ripreso a far girare le ruote. Tuttavia, il suo affanno è tale da farlo apparire condannato a restare prigioniero di una crisi quasi irreversibile. E tutto ciò, nonostante il ridimensionamento del settore (quasi 20 mila aziende in meno negli ultimi anni), nonostante le trasformazioni e ristrutturazioni aziendali, nonostante i salti mortali per ottimizzare i costi e per un riposizionamento delle singole aziende nei rapporti con i propri clienti.

Qual è, dunque, il punto? Il punto è che le cose non vanno.

Perché, salvo eccezioni rarissime, non c’è impresa che, vivendo di solo trasporto, al di là del fatturato, riesca a sviluppare un livello di investimenti adeguato a quanto richiederebbe il mercato (tanto per fare un esempio, abbiamo un parco veicolare vecchissimo, in media di oltre 12 anni), per non parlare degli utili aziendali, scomparsi, ormai, dal vocabolario dei trasportatori.

Pensare che la soluzione sia soltanto nel consigliare di “fare altro, in aggiunta” al trasporto (magazzinaggio, logistica e affini), può essere un auspicio - laddove possibile - ma significa rassegnarsi all’idea che un’area economica enorme, di circa 40 miliardi di euro (quasi il 3% del PIL), quale è l’autotrasporto, debba essere connotata da imprese “costantemente precarie” destinate, nella gran parte, a sparire.

Evidentemente, tutto ciò è semplicemente inaccettabile. Inaccettabile, certamente per le oltre 70 mila imprese che ci lavorano, per le 300 mila famiglie che ci vivono ma, forse, inaccettabile dovrebbe esserlo, prima di tutto, per chiunque si candidi a guidare il Paese. E questo è quello che ci auguriamo. Ma dobbiamo anche aiutare la speranza con qualche idea e qualche iniziativa conseguente.

Da qualunque versante si guardi al nostro mondo (da quello ambientale a quello dell’innovazione tecnologica, della sicurezza, della trasparenza del mercato o dell’efficienza), si arriva sempre ad un unico nodo: il prezzo del trasporto. Questa è la vera questione: il prezzo medio del trasporto non è remunerativo, e risulta insufficiente a garantire una dinamica aziendale lineare.

Si sopperisce a ciò, appunto, aggiungendo qualcos’altro (un po’ di logistica alla buona), oppure, dando vita a organizzazioni opache (ad esempio le cooperative “spurie”) o ancora, allargando l’area dei sub-vettori, meglio se stranieri. Senza contare l’apporto che, a tutto ciò, viene dai capitali riciclati.

E’ evidente che, esattamente in antitesi alle paturnie liberiste del Presidente dell’Autority garante per la concorrenza, questo settore ha bisogno di regole e di controlli.

La recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato la perfetta legittimità dei costi minimi obbligatori, deve farci riflettere, innanzitutto, in maniera autocritica, sulle troppe timidezze delle Associazioni dell’autotrasporto. Occorre riconoscere che la Corte, nella sua autonomia, si è rivelata più lungimirante delle stesse Associazioni.

Ma soprattutto, la sentenza apre uno scenario nuovo, perché rafforza enormemente l’idea che un costo del trasporto eccessivamente basso può diventare un fattore di rischio generale e che, quindi, il fatto che il suo importo stia entro parametri chiari e plausibili corrisponde all’interesse dell’intera società.

Ovviamente, alla luce della suddetta sentenza, è ancora più chiaro che l’iniziativa attuata, ormai da due anni, dal Ministero dei Trasporti, sotto dettatura dell’Autority per la concorrenza, attraverso la pubblicazione mensile dei cosiddetti valori indicativi, è andata nella direzione opposta a quanto indicato dalla Corte Costituzionale, per la semplice ragione che, di fatto, ha nascosto (rendendoli inapplicabili), anziché fornirli, ogni mese, in maniera trasparente, i valori indicativi del trasporto.

Ci viene detto dalla Corte che la strada della trasparenza e della congruità è, non solo, giusta, ma corrisponde ad un interesse generale, cioè all’interesse, che tutti dovremmo avere, per una società più equilibrata, perché questo è il vero fondamento di un sistema autenticamente democratico.

Mi auguro, che a partire da UNATRAS, saremo in grado di cogliere un’occasione che può consentire, una volta tanto, al nostro mondo di uscire dal guscio del piccolo cabotaggio, attribuendogli una dignità raramente riconosciuta dai massimi livelli istituzionali.

Tutto ciò mi sembra molto utile a dare un’evidenza chiara alle priorità da perseguire nell’immediato futuro e agli strumenti più idonei per avere risultati concreti.

Claudio Donati

In attesa di un Governo...Un'occhiata ai nuovi Robin Hood alla rovescia

Roma, 20 marzo 2018

A elezioni avvenute, abbiamo un quadro chiarissimo, per quel che riguarda i vincitori e gli sconfitti, ma altrettanto incerto, per quel che riguarda il futuro Governo. Non si sa infatti, ancora, che cosa intenderà fare il nuovo Governo e, per la verità, non si sa neppure se un nuovo Governo ci sarà.

Noi pensiamo, non diversamente dalla grandissima parte degli Italiani, che il Paese e, più modestamente, il nostro settore, abbia bisogno di un Governo.

Sarebbe assurdo se, dopo aver assistito, per anni, a quotidiane polemiche sui Governi fatti da “non eletti”, dovessimo assistere ad eletti che non siano in grado di governare.

Ciò detto, lungi dall’aspettarci regali da chicchessia, a cui per altro non siamo avvezzi, auspichiamo di avere rapidamente un interlocutore politico, perché il settore ha la necessità di mettere sul tavolo una serie di questioni già indicate al Governo precedente, anche se dallo stesso scarsamente tenute in considerazione.

Se alla neve si aggiunge la burocrazia

donati congresso                   

 Roma, 02 marzo 2018

Si sta concludendo, tra l’altro, con previsioni (non solo metereologiche) incerte, una settimana che molti trasportatori ricorderanno a lungo per i danni subiti ma, soprattutto, per gli innumerevoli casi in cui si sono trovati di fronte al divieto di viaggiare, senza capire perché, non essendovi alcun indizio di presunte avversità atmosferiche.

Nel silenzio totale della stampa, stiamo assistendo ad un vero e proprio fermo nazionale del trasporto delle merci, avvenuto a macchia di leopardo, con sfasamenti temporali e territoriali, che hanno reso quasi impossibile il servizio.

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