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Legge Forense

 

Testo del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138

(in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 188 del 13 agosto 2011),

coordinato con la legge di conversione 14 settembre 2011, n. 148, recante:

«Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo.». (11A12346)

(GU n. 216 del 16-9-2011)


La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno approvato;

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

 

la seguente legge:

Art. 1

 

1. Il decreto-legge 13  agosto  2011,  n.  138,  recante  ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo  sviluppo, é convertito in legge con le  modificazioni  riportate  in  allegato alla presente legge.

2. Il Governo, anche ai fini del perseguimento delle  finalità  di cui  all'articolo  9  del  decreto-legge  6  luglio  2011,   n.   98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, é delegato ad adottare, entro dodici mesi  dalla  data  di  entrata  in vigore della presente legge,  uno  o  più  decreti  legislativi  per riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento  di  efficienza, con l'osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi:

a) ridurre  gli  uffici  giudiziari  di  primo  grado,  ferma  la necessità di garantire la permanenza  del  tribunale  ordinario  nei circondari di comuni capoluogo di provincia alla data del  30  giugno 2011;

b)  ridefinire,  anche  mediante  attribuzione  di  porzioni   di territori a circondari limitrofi, l'assetto territoriale degli uffici giudiziari secondo criteri oggettivi e  omogenei  che  tengano  conto dell'estensione  del  territorio,  del  numero  degli  abitanti,  dei carichi  di  lavoro  e  dell'indice   delle   sopravvenienze,   della specificità territoriale del bacino di utenza,  anche  con  riguardo alla  situazione  infrastrutturale,  e  del  tasso  d'impatto   della criminalità organizzata, nonché della necessità di  razionalizzare il servizio giustizia nelle grandi aree metropolitane;

c) ridefinire l'assetto territoriale degli uffici requirenti  non distrettuali, tenuto conto, ferma la permanenza di quelli aventi sedi presso il tribunale ordinario nei circondari di comuni  capoluogo  di provincia alla  data  del  30  giugno  2011,  della  possibilità  di accorpare   più   uffici   di   procura   anche    indipendentemente dall'eventuale accorpamento dei rispettivi tribunali, prevedendo,  in tali casi, che l'ufficio di  procura  accorpante  possa  svolgere  le funzioni requirenti  in  più  tribunali  e  che  l'accorpamento  sia finalizzato a esigenze di funzionalità ed efficienza che  consentano una migliore organizzazione dei mezzi e delle  risorse  umane,  anche per raggiungere economia di  specializzazione  ed  una  più  agevole trattazione dei procedimenti;

d)  procedere  alla  soppressione  ovvero  alla  riduzione  delle sezioni distaccate  di  tribunale,  anche  mediante  accorpamento  ai tribunali limitrofi, nel rispetto dei criteri di cui alla lettera b);

e) assumere come prioritaria linea di intervento, nell'attuazione di quanto previsto dalle lettere a), b), c)  e  d),  il  riequilibrio delle attuali competenze territoriali, demografiche e funzionali  tra uffici limitrofi della  stessa  area  provinciale  caratterizzati  da rilevante differenza di dimensioni;

f) garantire che, all'esito degli interventi di riorganizzazione, ciascun  distretto  di  corte  d'appello,  incluse  le  sue   sezioni distaccate, comprenda non meno di tre  degli  attuali  tribunali  con relative procure della Repubblica;

g) prevedere che  i  magistrati  e  il  personale  amministrativo entrino di diritto a far parte  dell'organico,  rispettivamente,  dei tribunali e delle procure della Repubblica presso  il  tribunale  cui sono  trasferite  le  funzioni  di  sedi  di  tribunale,  di  sezioni distaccate e di procura presso  cui  prestavano  servizio,  anche  in sovrannumero riassorbibile con le successive vacanze;

h) prevedere che l'assegnazione dei magistrati  e  del  personale prevista dalla lettera  g)  non  costituisca  assegnazione  ad  altro ufficio giudiziario o destinazione ad  altra  sede,  né  costituisca trasferimento ad altri effetti;

i) prevedere con successivi decreti del Ministro della  giustizia le conseguenti modificazioni delle piante organiche del personale  di magistratura e amministrativo;

l) prevedere la  riduzione  degli  uffici  del  giudice  di  pace dislocati in sede diversa da quella circondariale, da operare tenendo in specifico conto, in coerenza con i criteri di cui alla lettera b), dell'analisi dei costi rispetto ai carichi di lavoro;

m) prevedere che il personale amministrativo in  servizio  presso gli uffici soppressi del giudice di pace venga riassegnato in  misura non inferiore al 50 per cento  presso  la  sede  di  tribunale  o  di procura limitrofa e la restante parte presso l'ufficio del giudice di pace presso cui sono trasferite le funzioni delle sedi soppresse;

n) prevedere la pubblicazione nel bollettino ufficiale e nel sito internet del Ministero della giustizia degli elenchi degli uffici del giudice di pace da sopprimere o accorpare;

o) prevedere che, entro sessanta giorni  dalla  pubblicazione  di cui alla lettera n), gli enti locali interessati,  anche  consorziati tra loro, possano richiedere e ottenere il mantenimento degli  uffici del giudice di pace con competenza sui  rispettivi  territori,  anche tramite eventuale accorpamento, facendosi integralmente carico  delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio  giustizia  nelle relative sedi, ivi incluso il fabbisogno di personale  amministrativo che sarà messo a disposizione dagli enti medesimi, restando a carico dell'amministrazione   giudiziaria   unicamente   la   determinazione dell'organico del personale di magistratura  onoraria  di  tali  sedi  entro i limiti  della  dotazione  nazionale  complessiva  nonché  la formazione del personale amministrativo;

p) prevedere che, entro dodici mesi dalla scadenza del termine di cui alla lettera o), su istanza degli enti locali interessati,  anche consorziati tra loro, il Ministro della giustizia abbia  facoltà  di mantenere o istituire con decreto ministeriale uffici del giudice  di pace, nel rispetto delle condizioni di cui alla lettera o);

q) dall'attuazione delle disposizioni di cui  al  presente  comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri  a  carico  della  finanza pubblica.

3. La riforma realizza il necessario  coordinamento  con  le  altre disposizioni vigenti.

4. Gli schemi dei decreti legislativi previsti  dal  comma  2  sono adottati su proposta del Ministro della giustizia  e  successivamente trasmessi al Consiglio superiore della magistratura e  al  Parlamento ai fini dell'espressione dei pareri da parte del  Consiglio  e  delle Commissioni competenti per materia. I pareri,  non  vincolanti,  sono resi entro il termine di trenta giorni dalla  data  di  trasmissione, decorso il quale i decreti sono emanati anche in mancanza dei  pareri stessi. Qualora detto termine  venga  a  scadere  nei  trenta  giorni antecedenti  allo  spirare  del  termine  previsto  dal  comma  2,  o successivamente, la scadenza di quest'ultimo é prorogata di sessanta giorni.

5. Il Governo, con la procedura indicata nel  comma  4,  entro  due anni dalla  data  di  entrata  in  vigore  di  ciascuno  dei  decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui al comma  2  e nel rispetto dei principi e criteri direttivi fissati, può  adottare disposizioni  integrative  e  correttive  dei   decreti   legislativi medesimi.

6. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a  quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sarà  inserita nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. É fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

 

Data a Roma, addì 14 settembre 2011

 

NAPOLITANO

 

Berlusconi, Presidente del  Consiglio  dei Ministri

Tremonti,  Ministro  dell'economia  e delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Palma

 

LAVORI PREPARATORI

 

Senato della Repubblica (atto n. 2887):

Presentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri (Berlusconi) e dal Ministro dell'economia e finanze (Tremonti) il 13 agosto 2011.

Assegnato alla 5ª Commissione (bilancio), in sede  referente,  il 17 agosto 2011 con pareri delle Commissioni 1ª, 2ª, 6ª, 7ª, 8ª,  10ª, 11ª, 13ª e 14ª e questioni regionali.

Esaminato dalla 1ª Commissione (affari costituzionali),  in  sede consultiva, sull'esistenza dei presupposti di costituzionalità il 18 e 23 agosto 2011.

Esaminato dalla 5ª Commissione, in sede referente, il 23, 24, 25, 30 e 31 agosto 2011; il 1°, 2, 3 e 4 settembre 2011.

Esaminato in aula il 5 e 6  settembre  2011  ed  approvato  il  7 settembre 2011.

 

Camera dei deputati (atto n. 4612):

Assegnato alla V Commissione (bilancio, tesoro e programmazione), in sede referente, l'8 settembre 2011 con pareri del Comitato per  la legislazione e delle Commissioni I, II, III, IV, VI, VII,  VIII,  IX, X, XI, XII, XIII, XIV e questioni regionali.

Esaminato dalla V Commissione, in sede referente, l'8, 9, 10 e 12 settembre 2011.

Esaminato in aula il 12 e 13 settembre 2011 ed  approvato  il  14 settembre 2011.

 

Titolo I
 
 DISPOSIZIONI PER LA STABILIZZAZIONE FINANZIARIA
 

Avvertenza:

 

Il testo coordinato qui pubblicato é stato redatto dal Ministero della giustizia ai sensi dell'articolo 11, comma 1, del  testo  unico delle disposizioni sulla promulgazione delle  leggi,  sull'emanazione dei decreti del Presidente della  Repubblica  e  sulle  pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, nonché dell'articolo 10, commi 2 e  3,  del  medesimo testo unico,  al  solo  fine  di  facilitare  la  lettura  sia  delle disposizioni del decreto-legge, integrate con le modifiche  apportate dalla legge di conversione, che di quelle modificate o richiamate nel decreto,  trascritte  nelle  note.  Restano  invariati  il  valore  e l'efficacia degli atti legislativi qui riportati.

Le modifiche apportate dalla legge di conversione  sono  stampate con caratteri grassetti corsivi.

A norma dell'articolo 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400  (Disciplina  dell'attività  di  Governo  e  ordinamento   della Presidenza del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate  dalla legge di conversione hanno efficacia dal giorno successivo  a  quello della sua pubblicazione.

 

Art. 01

 

Revisione integrale della spesa pubblica

 

1.  Dato  l'obiettivo  di  razionalizzazione  della  spesa   e   di superamento  del  criterio   della spesa   storica,   il   Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con i  Ministri  interessati, presenta al Parlamento entro il 30 novembre 2011 un programma per  la riorganizzazione  della  spesa  pubblica.  Il  programma  prevede  in particolare, in coerenza con  la  legge  4  marzo  2009,  n.  15,  le linee-guida per l'integrazione operativa delle  agenzie  fiscali,  la razionalizzazione    di    tutte     le strutture     periferiche dell'amministrazione dello Stato e la loro tendenziale concentrazione in un ufficio unitario a livello provinciale, il coordinamento  delle attività delle forze dell'ordine, ai sensi  della  legge  1º  aprile 1981, n. 121, l'accorpamento degli enti della previdenza pubblica, la razionalizzazione  dell'organizzazione  giudiziaria  civile,  penale, amministrativa, militare e tributaria  a  rete,  la  riorganizzazione della  rete  consolare  e  diplomatica.   Il   programma,   comunque, individua, anche attraverso la sistematica comparazione  di  costi  e risultati a livello nazionale ed europeo, eventuali criticità  nella produzione ed erogazione dei  servizi  pubblici,  anche  al  fine  di evitare  possibili  duplicazioni  di  strutture  ed  implementare  le possibili strategie di miglioramento dei risultati ottenibili con  le risorse stanziate.

2. Nell'ambito della  risoluzione  parlamentare  approvativa  del Documento di economia  e  finanza  2012  o  della  relativa  Nota  di aggiornamento, sono  indicati  i  disegni  di  legge  collegati  alla manovra finanziaria per il triennio 2013-2015, mediante  i  quali  il Governo viene delegato ad attuare le riorganizzazioni di cui al comma 1.

3. Entro venti giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente  decreto,  il  Ministro  dell'economia  e delle finanze provvede a definire le modalità della  predisposizione del programma di cui al comma 1 e della relativa attuazione.

4. Ai fini dell'esercizio delle attività  di  cui  al  comma  1, nonché per garantire l'uso efficiente delle  risorse,  il  Ministero dell'economia  e  delle  finanze  -  Dipartimento  della   Ragioneria generale dello Stato,  a  partire  dall'anno  2012,  d'intesa  con  i Ministeri interessati, dà inizio ad un ciclo  di  «spending  review» mirata alla definizione dei costi standard  dei  programmi  di  spesa delle amministrazioni centrali dello Stato. In  particolare,  per  le amministrazioni periferiche  dello  Stato  sono  proposte  specifiche metodologie per quantificare i relativi costi, anche  ai  fini  della allocazione  delle  risorse  nell'ambito   della   loro   complessiva dotazione.

 

Titolo I

DISPOSIZIONI PER LA STABILIZZAZIONE FINANZIARIA
 

Art. 1

Disposizioni per la riduzione della spesa pubblica

 

01. Al  fine  di  consentire  alle  amministrazioni  centrali  di pervenire ad una progressiva riduzione della spesa corrente  primaria in rapporto al PIL, nel corso degli anni 2012 e  2013,  nella  misura delle  risorse  finanziarie  che  si  rendono  disponibili  in   base all'articolo 01 del  presente  decreto,  le  spese  di  funzionamento relative alle missioni di spesa di ciascun  Ministero  sono  ridotte, rispettivamente, fino all'1 per cento per ciascun anno rispetto  alle spese risultanti dal bilancio consuntivo relativo all'anno 2010 e  le dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di  ciascun  Ministero, previste dalla legge di  bilancio,  relative  agli  interventi,  sono ridotte fino all'1,5 per cento. Nella medesima  misura  prevista  dal periodo precedente, per gli stessi anni le dotazioni finanziarie  per le missioni di spesa per ciascun Ministero previste  dalla  legge  di bilancio, relative agli oneri comuni di parte  corrente  e  di  conto capitale, sono ridotte fino allo 0,5 per cento per ciascuno  dei  due anni e per gli anni 2014, 2015 e 2016 la spesa primaria del  bilancio dello Stato può aumentare in  termini  nominali,  in  ciascun  anno, rispetto  alla  spesa  corrispondente   registrata   nel   rendiconto dell'anno precedente, di una percentuale  non  superiore  al  50  per cento dell'incremento del PIL previsto dal Documento  di  economia  e finanza di cui all'articolo 10 della legge 31 dicembre 2009, n.  196, come approvato nella apposita risoluzione parlamentare.

02. Al solo scopo di consentire alle amministrazioni centrali  di pervenire al conseguimento degli obiettivi fissati al  comma  01,  in deroga alle norme in materia di flessibilità di cui all'articolo  23 della legge 31 dicembre 2009, n. 196,  limitatamente  al  quinquennio 2012-2016,  nel  rispetto  dell'invarianza  dei  saldi   di   finanza pubblica, possono  essere  rimodulate  le  dotazioni  finanziarie  di ciascuno stato di previsione,  con  riferimento  alle  spese  di  cui all'articolo 21, commi 6 e 7, della medesima legge n. 196  del  2009.

La misura della variazione deve essere tale da  non  pregiudicare  il conseguimento  delle  finalità   definite   dalle   relative   norme sostanziali e, comunque, non può essere superiore al  20  per  cento delle risorse finanziarie complessivamente  stanziate  qualora  siano interessate autorizzazioni di spesa di  fattore  legislativo,  e  non superiore al 5 per cento qualora siano interessate le  spese  di  cui all'articolo 21, comma 6, della citata legge  n.  196  del  2009.  La variazione é disposta con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze  su  proposta  del  Ministro   competente.   Resta   precluso l'utilizzo  degli  stanziamenti  di  spesa  in  conto  capitale   per finanziare  spese  correnti.  Gli  schemi  dei  decreti  di  cui   al precedente periodo sono trasmessi al Parlamento per l'espressione del parere delle Commissioni competenti per materia e per  i  profili  di carattere finanziario. I pareri devono essere espressi entro quindici giorni dalla data di trasmissione.  Decorso  inutilmente  il  termine senza che le Commissioni abbiano  espresso  i  pareri  di  rispettiva competenza, i decreti possono essere adottati. É abrogato  il  comma 14  dell'articolo  10  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.   98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

03.  Il  Governo  adotta  misure  intese  a  consentire   che   i provvedimenti attuativi di cui alla legge 4 marzo 2009,  n.  15,  per ogni anno del triennio producano effettivi risparmi di spesa.

1.  In  anticipazione  della  riforma  volta  ad  introdurre  nella Costituzione la regola del pareggio  di  bilancio,  si  applicano  le disposizioni di cui al presente titolo. Gli  importi  indicati  nella tabella di cui all'allegato C al decreto-legge 6 luglio 2011, n.  98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, alla voce «indebitamento netto», riga «totale», per gli  anni  2012  e 2013, sono incrementati, rispettivamente, di 6.000 milioni di euro  e 2.500 milioni di euro. Con decreto del Presidente del  Consiglio  dei Ministri, da emanare su proposta del Ministro dell'economia  e  delle finanze entro il 25 settembre 2011, i predetti importi sono ripartiti tra i Ministeri e sono stabiliti i corrispondenti importi nella  voce «saldo netto da finanziare».

2. All'articolo 10, comma 1, del citato  decreto-legge  n.  98  del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011, sono soppresse le  parole: «e,   limitatamente   all'anno   2012,   il   fondo   per   le   aree sottoutilizzate». Al comma 4 del  predetto  articolo  10,  dopo  il primo periodo, é inserito il seguente: «Le proposte di riduzione non possono comunque riguardare le risorse destinate alla  programmazione regionale nell'ambito del Fondo per le aree sottoutilizzate; resta in ogni caso fermo l'obbligo di cui all'articolo  21,  comma  13,  della legge 31 dicembre 2009, n. 196.».

3. Le amministrazioni  indicate  nell'articolo  74,  comma  1,  del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni, dalla legge 6  agosto  2008,  n.  133,  e  successive  modificazioni, all'esito della riduzione degli assetti  organizzativi  prevista  dal predetto  articolo  74  e  dall'articolo  2,  comma   8-bis   ,   del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito con  modificazioni dalla legge 26  febbraio  2010,  n.  25,  provvedono,  anche  con  le modalità indicate nell'articolo 41, comma 10, del  decreto-legge  30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge  27 febbraio 2009, n. 14:

a) ad apportare, entro il 31  marzo  2012,  un'ulteriore  riduzione degli uffici dirigenziali di livello non generale, e  delle  relative dotazioni organiche, in misura non  inferiore  al  10  per  cento  di quelli risultanti a seguito dell'applicazione del  predetto  articolo 2, comma 8-bis , del decreto-legge n. 194 del 2009;

b) alla rideterminazione delle dotazioni  organiche  del  personale non dirigenziale, ad esclusione di  quelle  degli  enti  di  ricerca, apportando una ulteriore riduzione non  inferiore  al  10  per  cento della spesa complessiva relativa al numero dei posti di  organico  di tale personale risultante a seguito  dell'applicazione  del  predetto articolo 2, comma 8-bis , del decreto-legge n. 194 del 2009.

4. Alle amministrazioni che non abbiano adempiuto a quanto previsto dal comma 3 entro il 31 marzo  2012  é  fatto  comunque  divieto,  a decorrere  dalla  predetta  data,  di  procedere  ad  assunzioni   di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto; continuano ad essere esclusi dal predetto divieto gli incarichi conferiti ai  sensi dell'articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo  30  marzo 2001, n. 165, e successive  modificazioni.  Fino  all'emanazione  dei provvedimenti  di  cui  al  comma  3  le  dotazioni  organiche   sono provvisoriamente individuate in misura pari  ai  posti  coperti  alla data di entrata in vigore della legge  di  conversione  del  presente decreto; sono fatte salve le procedure  concorsuali  e  di  mobilità nonché di conferimento di incarichi ai sensi dell'articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo  n.  165  del  2001  avviate  alla predetta data.

5. Restano esclusi dall'applicazione dei commi 3 e 4  il  personale amministrativo operante presso gli uffici giudiziari,  la  Presidenza del Consiglio, le Autorità di bacino di rilievo nazionale, il  Corpo della polizia penitenziaria, i  magistrati,  l'Agenzia  italiana  del farmaco, nei limiti consentiti dalla normativa  vigente,  nonché  le strutture del comparto  sicurezza,  delle  Forze  armate,  del  Corpo nazionale dei vigili del  fuoco,  e  quelle  del  personale  indicato nell'articolo 3, comma 1, del citato decreto legislativo n.  165  del 2001. Continua a trovare applicazione l'articolo 6, comma 21-sexies, primo periodo del decreto-legge 31 maggio  2010,  n.  78,  convertito dalla legge  30  luglio  2010,  n.  122.  Restano  ferme  le  vigenti disposizioni in materia di limitazione delle assunzioni.

6.  All'articolo  40  del  citato  decreto-legge  n.  98  del  2011 convertito con legge n. 111 del  2011,  sono  apportate  le  seguenti modificazioni:

a) al comma 1-ter , le parole: «del 5 per cento per l'anno  2013  e del 20 per cento a decorrere dall'anno 2014», sono  sostituite  dalle seguenti: «del 5 per cento per l'anno 2012  e  del  20  per  cento  a decorrere dall'anno 2013»; nel medesimo comma, in fine,  é  aggiunto il seguente periodo: «Al fine di garantire gli effetti finanziari  di cui  al  comma  1-quater  ,  in  alternativa,  anche  parziale,  alla riduzione di cui al primo periodo, può essere disposta, con  decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta  del  Ministro dell'economia e delle finanze, la rimodulazione delle aliquote  delle imposte indirette, inclusa l'accisa»;

b) al comma 1-quater , primo  periodo,  le  parole:  «30  settembre 2013», sono sostituite  dalle  seguenti:  «30  settembre  2012»;  nel medesimo periodo, le parole: «per l'anno 2013», sono sostituite dalle seguenti: «per l'anno 2012, nonché a  16.000  milioni  di  euro  per l'anno 2013».

7. All'articolo 10, comma 12, del citato decreto-legge n. 98  del 2011 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, dopo il primo periodo, é inserito il seguente:  «Nella  ipotesi  prevista dal primo periodo del presente comma ovvero nel caso in cui non siano assicurati gli obiettivi di risparmio stabiliti ai sensi del comma 2, con le modalità previste dal citato primo periodo  l'amministrazione competente  dispone,  nel  rispetto  degli  equilibri   di   bilancio pluriennale, su comunicazione del  Ministero  dell'economia  e  delle finanze, la riduzione della retribuzione di risultato  dei  dirigenti responsabili nella misura del 30 per cento».

8. All'articolo 20, comma 5, del citato  decreto-legge  n.  98  del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) nell'alinea, le parole: «per gli anni 2013 e  successivi»,  sono sostituite dalle seguenti: «per gli anni 2012 e successivi»;

b) alla lettera a), le parole: «per 800 milioni di euro per  l'anno 2003 e»  sono  soppresse;  nella  medesima  lettera,  le  parole:  «a decorrere  dall'anno  2014»,  sono  sostituite  dalle  seguenti:   «a decorrere dall'anno 2012»;

c) alla lettera b), le parole:  «per  1.000  milioni  di  euro  per l'anno 2013 e» sono soppresse; nella medesima lettera, le parole:  «a decorrere  dall'anno  2014»,  sono  sostituite  dalle  seguenti:   «a decorrere dall'anno 2012»;

d) alla lettera c), le parole: «per 400 milioni di euro per  l'anno 2013», sono sostituite dalle seguenti: «per 700 milioni di  euro  per l'anno  2012»;  nella  medesima  lettera,  le  parole:  «a  decorrere dall'anno  2014»,  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «a   decorrere dall'anno 2013»;

e) alla lettera d), le parole:  «per  1.000  milioni  di  euro  per l'anno 2013» sono sostituite dalle seguenti: «per  1.700  milioni  di euro  per  l'anno  2012»;  nella  medesima  lettera,  le  parole:  «a decorrere  dall'anno  2014»,  sono  sostituite  dalle  seguenti:   «a decorrere dall'anno 2013».

9. All'articolo  20,  del  citato  decreto-legge  n.  98  del  2011 convertito con legge n. 111 del  2011,  sono  apportate  le  seguenti modificazioni:

a) al comma 2,  le  parole:  «a  decorrere  dall'anno  2013»,  sono sostituite dalle seguenti: «a decorrere dall'anno 2012»;

b) al comma 3,  le  parole:  «a  decorrere  dall'anno  2013»,  sono sostituite dalle seguenti: «a decorrere dall'anno 2012»; nel medesimo comma, il secondo periodo é soppresso; nel medesimo comma, al  terzo periodo sostituire le parole «di cui ai primi due periodi» con le seguenti: «di cui al primo periodo».

10. All'articolo 6 del decreto legislativo 6 maggio  2011,  n.  68, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, primo periodo, le  parole:  «A  decorrere  dall'anno 2013», sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dall'anno 2012»;

b) al comma 1, lettera a),  le  parole:  «per  l'anno  2013»,  sono sostituite dalle seguenti: «per gli anni 2012 e 2013»;

c) al comma  2,  le  parole:  «Fino  al  31  dicembre  2012»,  sono sostituite dalle seguenti: «Fino al 31 dicembre 2011».

11.  La  sospensione  di  cui  all'articolo   1,   comma   7,   del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito,  con  modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, confermata dall'articolo 1, comma 123, della legge  13  dicembre  2010,  n.  220,  non  si  applica,  a decorrere dall'anno 2012, con  riferimento  all'addizionale  comunale all'imposta sul reddito delle  persone  fisiche  di  cui  al  decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360. É abrogato l'articolo  5  del decreto legislativo 14  marzo  2011,  n.  23;  sono  fatte  salve  le deliberazioni dei comuni adottate nella vigenza del predetto articolo 5. Per assicurare la razionalità del sistema  tributario  nel  suo complesso e la salvaguardia dei  criteri  di  progressività  cui  il sistema medesimo é informato, i comuni  possono  stabilire  aliquote dell'addizionale  comunale  all'imposta  sul  reddito  delle  persone fisiche differenziate esclusivamente in relazione agli  scaglioni  di reddito corrispondenti a quelli stabiliti dalla legge statale.  Resta fermo che la soglia di esenzione di cui al comma 3-bis  dell'articolo 1 del decreto legislativo 28 settembre 1998,  n.  360,  é  stabilita unicamente in ragione del possesso di specifici requisiti  reddituali e deve essere intesa come limite di reddito al  di  sotto  del  quale l'addizionale comunale all'imposta sul reddito delle persone  fisiche non é dovuta e, nel caso di  superamento  del  suddetto  limite,  la stessa si applica al reddito complessivo.

12. L'importo della manovra prevista dal comma 8  per  l'anno  2012 può essere  complessivamente  ridotto  di  un  importo  fino  alla totalità delle maggiori entrate previste dall'articolo 7, comma  6, in considerazione dell'effettiva applicazione dell'articolo 7,  commi da 1 a 6, del presente decreto. La riduzione  é  distribuita  tra  i comparti interessati con decreto del Ministro dell'economia  e  delle finanze, d'intesa con la Conferenza unificata. La soppressione  della misura della tariffa per gli atti soggetti ad IVA di cui all'articolo 17, comma 6, del decreto legislativo 6  maggio  2011,  n.  68,  nella tabella allegata al decreto ministeriale 27 novembre  1998,  n.  435, recante «Regolamento recante norme di  attuazione  dell'articolo  56, comma 11, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n.  446,  per  la determinazione   delle    misure    dell'imposta    provinciale    di trascrizione», ha efficacia a decorrere  dalla  data  di  entrata  in vigore della legge di conversione  del  presente  decreto,  anche  in assenza del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al citato articolo 17, comma 6, del decreto  legislativo  n.  68  del 2011.  Per  tali  atti  soggetti  ad  IVA,  le  misure   dell'imposta provinciale di trascrizione sono pertanto determinate secondo  quanto previsto per gli atti non soggetti ad IVA. Le province,  a  decorrere dalla medesima data di entrata in vigore della legge  di  conversione del presente decreto, percepiscono le somme dell'imposta  provinciale di trascrizione conseguentemente loro spettanti.

12-bis . Al fine di  incentivare  la  partecipazione  dei  comuni all'attività di accertamento tributario, per gli anni 2012,  2013  e 2014, la quota di cui all'articolo 2, comma  10,  lettera  b)  ,  del decreto legislativo 14 marzo 2011, n.  23,  é  elevata  al  100  per cento.

12-ter . Al fine di rafforzare gli strumenti a  disposizione  dei comuni  per   la   partecipazione   all'attività   di   accertamento tributario,  all'articolo  44  del  decreto  del   Presidente   della Repubblica 29 settembre 1973, n.  600,  sono  apportate  le  seguenti modificazioni:

a) al comma secondo, dopo le parole: «dei comuni»  sono  inserite le seguenti: «e dei consigli tributari» e dopo le  parole:  «soggetti passivi» sono inserite le seguenti:  «nonché  ai  relativi  consigli tributari»;

b) al comma terzo,  la  parola:  «segnala»  é  sostituita  dalle seguenti: «ed il consiglio tributario segnalano»;

c) al comma quarto, la parola:  «comunica»  é  sostituita  dalle seguenti: «ed il consiglio tributario comunicano»;

d) al  comma  quinto,  la  parola:  «può»  é  sostituita  dalle seguenti: «ed il consiglio tributario possono»;

e) é aggiunto, in fine, il seguente comma:   «Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con  la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, sono stabiliti criteri e modalità per  la  pubblicazione,  sul  sito  del  comune,  dei  dati aggregati relativi alle dichiarazioni di cui al  comma  secondo,  con riferimento  a  determinate  categorie  di  contribuenti  ovvero   di reddito. Con  il  medesimo  decreto  sono  altresì  individuati  gli ulteriori dati che l'Agenzia delle entrate mette a  disposizione  dei comuni e  dei  consigli  tributari  per  favorire  la  partecipazione all'attività di accertamento, nonché le modalità  di  trasmissione idonee a garantire la necessaria riservatezza».

12-quater . Le disposizioni di cui ai commi 12, primo periodo,  e 12-bis non trovano applicazione in caso di mancata istituzione  entro il 31 dicembre 2011, da parte dei comuni, dei consigli tributari.

13. All'articolo 21, comma 3, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n.  111, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi:  «Dall'anno  2012  il fondo di  cui  al  presente  comma  é  ripartito,  d'intesa  con  la Conferenza Stato-regioni, sulla base di criteri premiali  individuati da un'apposita  struttura  paritetica  da  istituire  senza  nuovi  o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. La predetta struttura svolge compiti di monitoraggio sulle spese e sull'organizzazione  del trasporto pubblico locale. Il  50  per  cento  delle  risorse  può essere attribuito, in particolare, a favore  degli  enti  collocati nella classe degli enti più virtuosi; tra i criteri  di  virtuosità é comunque inclusa l'attribuzione  della  gestione  dei  servizi  di trasporto con procedura ad evidenza pubblica.».

14. All'articolo  15  del  citato  decreto-legge  n.  98  del  2011 convertito con legge n. 111 del 2011, dopo il comma 1, é inserito il seguente:   «1-bis . Fermo quanto previsto dal comma 1,  nei  casi  in  cui  il bilancio di un ente sottoposto alla vigilanza  dello  Stato  non  sia deliberato nel termine  stabilito  dalla  normativa  vigente,  ovvero presenti una situazione di disavanzo di competenza per  due  esercizi consecutivi,  i  relativi  organi,  ad  eccezione  del  collegio  dei revisori o sindacale, decadono ed é nominato un commissario  con  le modalità  previste  dal  citato  comma  1;   se   l'ente   é   già commissariato, si procede alla nomina di  un  nuovo  commissario.  Il commissario approva il bilancio, ove necessario, e adotta  le  misure necessarie per ristabilire l'equilibrio finanziario dell'ente; quando ciò non sia possibile, il commissario chiede che l'ente sia posto in liquidazione coatta amministrativa ai sensi del comma 1.  Nell'ambito delle misure  di  cui  al  precedente  periodo  il  commissario  può esercitare  la  facoltà  di  cui  all'articolo  72,  comma  11,  del decreto-legge 25 giugno 2008, n 112, convertito con  legge  6  agosto 2008, n. 133,  anche  nei  confronti  del  personale  che  non  abbia raggiunto l'anzianità massima contributiva di quaranta anni.».

15. Al comma 2 dell'articolo 17 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010,  dopo  la parola: «emesse» sono inserite le seguenti: «o  contratte»,  dopo  le parole: «concedere prestiti» sono  inserite  le  seguenti:  «o  altre forme di assistenza finanziaria» e dopo le parole: «9-10 maggio 2010» sono inserite le seguenti: «, con l'Accordo quadro tra i Paesi membri dell'area euro del 7 giugno 2010,».

16.  Le  disposizioni  di  cui  all'articolo  72,  comma  11,   del decreto-legge 25 giugno 2008, n 112, convertito con  legge  6  agosto 2008, n. 133, si applicano anche negli anni 2012, 2013 e 2014.

17. All'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo  30  dicembre 1992, n. 503, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al secondo periodo, le parole: «accogliere la  richiesta»,  sono sostituite dalle seguenti: «trattenere in  servizio  il  dipendente»; nel medesimo periodo, la parola: «richiedente», é  sostituita  dalla seguente: «dipendente»;

b) al terzo periodo, le parole: «La domanda  di»,  sono  sostituite dalle seguenti: «La disponibilità al»;

c) al quarto periodo, le parole: «presentano  la  domanda»,  sono sostituite dalle seguenti: «esprimono la disponibilità».

18. Al fine di assicurare la massima funzionalità e flessibilità, in  relazione  a  motivate  esigenze  organizzative,   le   pubbliche amministrazioni  di  cui  all'articolo  1,  comma  2,   del   decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono  disporre,  nei  confronti del personale appartenente alla carriera  prefettizia  ovvero  avente qualifica dirigenziale, il passaggio ad altro  incarico  prima  della data di scadenza dell'incarico ricoperto prevista dalla  normativa  o dal contratto. In tal caso il dipendente conserva, sino alla predetta data, il trattamento economico in godimento  a  condizione  che,  ove necessario, sia prevista la compensazione finanziaria, anche a carico del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato o di  altri fondi analoghi.

19. All'articolo 30, comma 2-bis , del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in  fine  sono  aggiunte  le  seguenti  parole:  «;  il trasferimento può essere disposto anche se la vacanza  sia  presente in area diversa da quella di inquadramento assicurando la  necessaria neutralità finanziaria.».

20. All'articolo  18  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, al comma 1, le parole: «2020», «2021», «2022», «2023»,  «2024»,  «2025», «2031» e  «2032»  sono  sostituite  rispettivamente  dalle  seguenti: «2014»,   «2015»,   «2016»,    «2017»,    «2018», «2019», «2025» e «2026».

21. Con effetto dal 1º gennaio 2012 e con riferimento  ai  soggetti che maturano i requisiti  per  il  pensionamento  a  decorrere  dalla predetta data all'articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449,  dopo  le  parole:  «anno  scolastico  e  accademico»  sono inserite  le  seguenti:   «dell'anno   successivo».   Resta   ferma l'applicazione della disciplina vigente prima dell'entrata in  vigore del presente comma per i soggetti che maturano  i  requisiti  per  il pensionamento entro il 31 dicembre 2011.

22. Con effetto dalla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente decreto e con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento a decorrere dalla  predetta  data  all'articolo  3  del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito con modificazioni  con legge 28 maggio 1997, n. 140, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 2 le parole «decorsi  sei  mesi  dalla  cessazione  del rapporto  di  lavoro.»  sono  sostituite  dalle  seguenti:   «decorsi ventiquattro mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro e, nei casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di età o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza, per collocamento a riposo d'ufficio a causa del raggiungimento dell'anzianità massima di  servizio  prevista  dalle  norme  di  legge  o   di   regolamento applicabili nell'amministrazione, decorsi sei mesi  dalla  cessazione del rapporto di lavoro.»;

b)  al  comma  5  sono   soppresse   le   seguenti   parole:   «per raggiungimento dei limiti  di  età  o  di  servizio  previsti  dagli ordinamenti di appartenenza, per collocamento a  riposo  d'ufficio  a causa del raggiungimento dell'anzianità massima di servizio prevista dalle   norme    di    legge    o    di    regolamento    applicabili nell'amministrazione,».

23. Resta  ferma  l'applicazione  della  disciplina  vigente  prima dell'entrata in vigore del comma 22 per i soggetti che hanno maturato i requisiti per il pensionamento  prima  della  data  di  entrata  in vigore del presente decreto e,  limitatamente  al  personale  per  il quale la decorrenza del trattamento pensionistico é disciplinata  in base al comma 9 dell'articolo 59 della legge  27  dicembre  1997,  n. 449, e successive modificazioni ed integrazioni, per i  soggetti  che hanno maturato i requisiti per il pensionamento entro il 31  dicembre 2011.

23-bis . Per le regioni sottoposte ai piani  di  rientro  per  le quali in attuazione dell'articolo 1, comma 174, quinto periodo, della legge 30  dicembre  2004,  n.  311,  é  stato  applicato  il  blocco automatico  del  turn  over  del  personale  del  servizio  sanitario regionale, con decreto del Ministro della salute, di concerto con  il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito  il  Ministro  per  i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, su  richiesta della regione interessata, può essere disposta la deroga al predetto blocco del turn over, previo  accertamento,  in  sede  congiunta,  da parte del Comitato permanente per  la  verifica  dell'erogazione  dei livelli essenziali di assistenza e del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali, di cui rispettivamente agli articoli 9 e 12 dell'intesa Stato-regioni del 23  marzo  2005,  sentita  l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), della necessità di  procedere  alla  suddetta  deroga  al  fine  di   assicurare   il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza,  il  conseguimento di risparmi derivanti dalla corrispondente riduzione  di  prestazioni di lavoro straordinario o in regime di autoconvenzionamento,  nonché la compatibilità con la ristrutturazione della  rete  ospedaliera  e con gli equilibri di bilancio sanitario, come programmati  nel  piano di rientro, ovvero  nel  programma  operativo  e  ferma  restando  la previsione del raggiungimento dell'equilibrio di bilancio.

24. A decorrere dall'anno  2012  con  decreto  del  Presidente  del Consiglio  dei  Ministri,  previa  deliberazione  del  Consiglio  dei Ministri, da emanare entro il 30 novembre dell'anno precedente,  sono stabilite  annualmente  le  date  in  cui  ricorrono  le   festività introdotte con legge dello Stato non conseguente ad  accordi  con  la Santa Sede, nonché le celebrazioni nazionali  e  le  festività  dei Santi  Patroni,  ad  esclusione  del   25   aprile,   festa   della liberazione, del 1º maggio, festa del lavoro, e del 2  giugno,  festa nazionale della Repubblica, in modo tale che, sulla base della più diffusa prassi europea,  le  stesse  cadano  il  venerdì  precedente ovvero  il  lunedì  seguente  la   prima   domenica   immediatamente successiva ovvero coincidano con tale domenica.

25. La dotazione del fondo per interventi strutturali  di  politica economica, di cui all'articolo 10,  comma  5,  del  decreto-legge  29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge  27 dicembre 2004, n. 307, é incrementata, per  l'anno  2012,  di  2.000 milioni di euro.

26. All'articolo 78, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008,  n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6  agosto  2008,  n. 133, dopo il terzo periodo é inserito il seguente:  «Fermo  restando quanto previsto dagli articoli 194 e 254 del decreto  legislativo  18 agosto 2000, n. 267, per procedere alla  liquidazione  degli  importi inseriti nel piano di rientro e riferiti ad obbligazioni assunte alla data  del  28  aprile  2008,  é  sufficiente  una   determinazione dirigenziale, assunta  con  l'attestazione  dell'avvenuta  assistenza giuridico-amministrativa   del   segretario   comunale    ai    sensi dell'articolo 97, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267».

26-bis . Fermo restando quanto  stabilito  dall'articolo  78  del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, specie in ordine alla titolarità dei rapporti giuridici  attivi  e  passivi nonché  alla  separatezza  dei  rispettivi  bilanci  delle  gestioni commissariale e ordinaria, le  attività  finalizzate  all'attuazione del piano di rientro di cui al  comma  4  del  medesimo  articolo  78 possono  essere   direttamente   affidate   a   società   totalmente controllate, direttamente o indirettamente, dallo Stato. Con apposita convenzione tra il Commissario straordinario, titolare della gestione commissariale, e la società sono  individuate,  in  particolare,  le attività affidate a quest'ultima, il relativo compenso,  nei  limiti di spesa previsti dall'articolo 14, comma 13-ter , del  decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, nonché le modalità di rendicontazione e controllo.

26-ter . La dotazione del fondo di cui all'articolo  7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n.  5,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, é  incrementata  di 24 milioni di euro per l'anno 2012 e di 30 milioni di euro per l'anno 2013. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 14, comma 14-bis , del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  30 luglio 2010, n. 122. Si applica la procedura  prevista  dall'articolo 1, comma 40, quinto periodo, della legge 13 dicembre 2010, n. 220.

26-quater . Il Commissario di cui ai commi  precedenti  non  può essere il sindaco pro tempore di Roma Capitale.

27. Il comma 17 dell'articolo 14 del decreto-legge 31 maggio  2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30  luglio  2010,  n. 122, é sostituito dal seguente:   «17. Il Commissario straordinario del Governo può estinguere,  nei limiti dell'articolo 2 del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 18 marzo 2011, i debiti della  gestione  commissariale  verso Roma Capitale, diversi dalle  anticipazioni  di  cassa  ricevute,  ad avvenuta deliberazione  del  bilancio  di  previsione  per  gli  anni 2011-2013,   con   la   quale   viene   dato    espressamente    atto dell'adeguatezza e dell'effettiva attuazione delle misure  occorrenti per il reperimento delle risorse finalizzate a garantire l'equilibrio economico-finanziario    della    gestione     ordinaria,     nonché subordinatamente a specifico motivato  giudizio  sull'adeguatezza  ed effettiva attuazione delle predette misure da  parte  dell'organo  di revisione, nell'ambito del  parere  sulla  proposta  di  bilancio  di previsione di cui alla lettera b) del comma 1 dell'articolo  239  del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267».

28. La commissione di cui  all'articolo  1,  comma  3,  del  citato decreto-legge n. 98 del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011  è integrata con un esperto designato dal Ministro dell'economia e delle finanze.

28-bis . All'articolo 14, comma 19, del  decreto-legge  6  luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  15  luglio 2011,  n.  111,  dopo  le  parole:  «della  Confederazione   generale dell'industria italiana» sono inserite  le  seguenti  parole:  «,  di R.ETE. Imprese Italia».

29.  I  dipendenti  delle   amministrazioni   pubbliche   dì   cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n. 165, esclusi i magistrati, su richiesta del datore  di  lavoro,  sono tenuti ad effettuare la prestazione in luogo di lavoro e sede diversi sulla base di motivate esigenze, tecniche, organizzative e produttive con  riferimento  ai  piani  della  performance   o   ai   piani   di razionalizzazione,  secondo  criteri   ed   ambiti   regolati   dalla contrattazione collettiva di comparto. Nelle  more  della  disciplina contrattuale si fa  riferimento  ai  criteri  datoriali,  oggetto  di informativa preventiva, e il trasferimento é  consentito  in  ambito del  territorio  regionale  di  riferimento;  per  il  personale  del Ministero dell'interno il trasferimento può essere disposto anche al di fuori del territorio regionale di riferimento. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori  oneri  a  carico della finanza pubblica.

30.  All'aspettativa  di  cui  all'articolo   1,   comma   5,   del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito  in  legge  15  luglio 2011, n. 111, si applica la disciplina prevista dall'articolo 8 comma 2  della  legge  15  luglio  2002  n.  145;  resta   ferma   comunque l'applicazione, anche nel caso di collocamento in aspettativa,  della disciplina di cui all'articolo 7-vicies quinquies  del  decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con legge 31  marzo  2005,  n.  43, alle fattispecie ivi indicate.

31. (Soppresso).

32. All'articolo 19, comma 2,  del  decreto  legislativo  30  marzo 2001, n. 165, in fine, é aggiunto il seguente periodo: «Nell'ipotesi prevista  dal  terzo  periodo  del  presente  comma,  ai  fini  della liquidazione del trattamento di fine servizio,  comunque  denominato, nonché dell'applicazione dell'articolo 43, comma 1, del decreto  del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092,  e  successive modificazioni,  l'ultimo   stipendio   va   individuato   nell'ultima retribuzione percepita prima del  conferimento  dell'incarico  avente durata inferiore a tre anni.». La disposizione del presente comma  si applica agli incarichi conferiti successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto nonché agli incarichi aventi comunque decorrenza successiva al 1º ottobre 2011.

33. All'articolo 1, comma 2, del citato  decreto-legge  n.  98  del 2011 convertito con legge n.  111  del  2011,  il  primo  periodo  è sostituito dal seguente: «La  disposizione  di  cui  al  comma  1  si applica, oltre che alle cariche e  agli  incarichi  negli  organismi, enti e istituzioni, anche  collegiali,  di  cui  all'allegato  A  del medesimo  comma,  anche  ai   segretari   generali,   ai   capi   dei dipartimenti, ai dirigenti di prima  fascia,  ai  direttori  generali degli enti e ai titolari  degli  uffici  a  questi  equiparati  delle amministrazioni centrali dello Stato.».

33-bis . All'articolo 36 del regio decreto 18 novembre  1923,  n. 2440, il terzo comma é abrogato e il secondo comma é sostituito dal seguente:  «Le somme stanziate per spese in  conto  capitale  non  impegnate alla chiusura dell'esercizio possono essere  mantenute  in  bilancio, quali residui, non oltre  l'esercizio  successivo  a  quello  cui  si riferiscono, salvo che si tratti di stanziamenti iscritti in forza di disposizioni legislative entrate in vigore  nell'ultimo  quadrimestre dell'esercizio precedente. In tale caso il periodo  di  conservazione é protratto di un anno».

 

Titolo I

 

DISPOSIZIONI PER LA STABILIZZAZIONE FINANZIARIA
Art. 1-bis

Indennità di amministrazione

 

1. L'articolo 170 del decreto del  Presidente  della  Repubblica  5 gennaio 1967, n. 18, si interpreta nel senso che:

ail  trattamento  economico  complessivamente  spettante  al personale dell'Amministrazione degli affari  esteri  nel  periodo  di servizio all'estero, anche con riferimento a «stipendio»  e  «assegni di carattere  fisso  e  continuativo  previsti  per  l'interno»,  non include  né  l'indennità  di   amministrazione   né   l'indennità integrativa speciale;

b)  durante  il  periodo  di  servizio  all'estero  al  suddetto personale possono essere attribuite soltanto le  indennità  previste dal decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18.

 

Art. 1-ter

 

 

Calendario del processo civile

 

1. Ai fini della riduzione della spesa pubblica e  per  ragioni  di migliore  organizzazione  del  servizio  di  giustizia,  all'articolo 81-bis delle disposizioni per l'attuazione del  codice  di  procedura civile e  disposizioni  transitorie,  di  cui  al  regio  decreto  18 dicembre 1941, n. 1368, sono apportate le seguenti modifiche:

a) il primo comma é sostituito dal seguente: «Il giudice, quando provvede sulle richieste istruttorie, sentite le  parti  e  tenuto  conto  della  natura,  dell'urgenza   e   della complessità della  causa,  fissa,  nel  rispetto  del  principio  di ragionevole  durata  del  processo,  il  calendario   delle   udienze successive, indicando gli incombenti che verranno in ciascuna di esse espletati, compresi quelli di cui all'articolo 189,  primo  comma.  I termini  fissati  nel  calendario  possono  essere  prorogati,  anche d'ufficio, quando sussistono gravi motivi  sopravvenuti.  La  proroga deve  essere  richiesta  dalle  parti  prima   della   scadenza   dei termini»;

b) dopo il primo comma é inserito il seguente: «Il mancato rispetto dei termini fissati nel calendario di cui al comma precedente da parte del giudice, del difensore o del consulente tecnico d'ufficio può costituire  violazione  disciplinare,  e  può essere considerato ai fini della valutazione  di  professionalità  e della nomina o conferma agli uffici direttivi e semidirettivi».

2.  Le  disposizioni  di  cui  al  comma  1  si  applicano   alle controversie instaurate  successivamente  alla  data  di  entrata  in vigore della legge di conversione del presente decreto.

 

Art. 2

Disposizioni in materia di entrate

 

1.  Le  disposizioni  di  cui  agli  articoli  9,  comma  2,  del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni, dalla legge  30  luglio  2010,  n.  122,  e  18,  comma  22-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,  con  modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n.  111,  continuano  ad  applicarsi  nei termini ivi previsti  rispettivamente  dal  1º  gennaio  2011  al  31 dicembre 2013 e dal 1º agosto 2011 al 31 dicembre 2014.

2.  In  considerazione  della  eccezionalità  della   situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, a decorrere dal 1º gennaio 2011 e fino al 31  dicembre  2013 sul reddito complessivo di cui all'articolo 8 del testo  unico  delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,  e  successive  modificazioni,  di  importo superiore a 300.000 euro lordi annui,  é  dovuto  un  contributo  di solidarietà del 3  per  cento  sulla  parte  eccedente  il  predetto importo. Ai fini della verifica del superamento del limite di 300.000 euro  rilevano  anche  il  reddito  di  lavoro  dipendente   di   cui all'articolo 9, comma 2, del decreto-legge 31  maggio  2010,  n.  78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, al lordo della riduzione ivi prevista, e i trattamenti pensionistici  di cui all'articolo 18, comma 22-bis , del decreto-legge 6 luglio  2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011,  n. 111, al  lordo  del  contributo  di  perequazione  ivi  previsto.  Il contributo  di  solidarietà  non  si  applica  sui  redditi  di  cui all'articolo 9, comma 2, del decreto-legge 31  maggio  2010,  n.  78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122,  e di cui all'articolo 18, comma 22-bis ,  del  decreto-legge  6  luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  15  luglio 2011, n. 111. Il contributo di solidarietà é deducibile dal reddito complessivo. Per l'accertamento,  la  riscossione  e  il  contenzioso riguardante  il  contributo  di   solidarietà,   si   applicano   le disposizioni vigenti per le  imposte  sui  redditi.  Con  decreto  di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle  finanze, da emanare entro il 30 ottobre 2011, sono  determinate  le  modalità tecniche di attuazione delle disposizioni di cui al  presente  comma, garantendo  l'assenza  di  oneri  per  il  bilancio  dello  Stato   e assicurando  il  coordinamento  tra  le  disposizioni  contenute  nel presente comma e quelle contenute nei citati articoli 9, comma 2, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito,  con  modificazioni,  dalla legge n. 122 del 2010, e 18, comma 22-bis , del decreto-legge  n.  98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011.

Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, l'efficacia delle disposizioni di  cui al presente comma può essere prorogata anche per gli anni successivi al 2013, fino al raggiungimento del pareggio di bilancio.

2-bis . Al decreto del Presidente  della  Repubblica  26  ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modifiche:

a) il primo comma dell'articolo 16 é sostituito dal seguente:   «L'aliquota dell'imposta é stabilita nella  misura  del  ventuno per cento della base imponibile dell'operazione.»;

b)  il  secondo  comma  dell'articolo  27  é  sostituito   dal seguente:  «Per i commercianti al minuto e per gli altri contribuenti di cui all'articolo  22  l'importo  da  versare  o  da  riportare  al   mese successivo  é  determinato  sulla  base  dell'ammontare  complessivo dell'imposta relativa ai corrispettivi  delle  operazioni  imponibili registrate  per  il  mese  precedente  ai  sensi  dell'articolo   24, calcolata su una quota imponibile ottenuta dividendo i  corrispettivi stessi per 104 quando l'imposta é del quattro  per  cento,  per  110 quando l'imposta é del dieci per cento, per 121 quando l'imposta  è del ventuno per  cento,  moltiplicando  il  quoziente  per  cento  ed arrotondando il prodotto, per difetto o per eccesso, al centesimo  di euro»;

c) la rubrica della tabella  B  é  sostituita  dalla  seguente: «Prodotti soggetti a specifiche discipline».

2-ter .  Le  disposizioni  del  comma  2-bis  si  applicano  alle operazioni effettuate a partire dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

2-quater . La variazione dell'aliquota  dell'imposta  sul  valore aggiunto di cui  al  comma  2-bis  non  si  applica  alle  operazioni effettuate nei confronti dello Stato e degli enti e istituti indicati nel quinto comma dell'articolo 6 del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per le quali al giorno precedente la data di cui al comma  2-ter  sia  stata  emessa  e  registrata  la fattura ai sensi degli articoli 21, 23 e  24  del  predetto  decreto, ancorché al medesimo giorno il corrispettivo non  sia  stato  ancora pagato.

3. Il Ministero dell'economia e  delle  finanze  -  Amministrazione autonoma dei monopoli  di  Stato,  con  propri  decreti  dirigenziali adottati entro sessanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  del presente decreto, emana tutte le disposizioni in  materia  di  giochi pubblici utili al fine di assicurare maggiori  entrate,  potendo  tra l'altro introdurre nuovi giochi,  indire  nuove  lotterie,  anche  ad estrazione istantanea, adottare nuove modalità di gioco  del  Lotto, nonché dei  giochi  numerici  a  totalizzazione  nazionale,  variare l'assegnazione della percentuale della posta di  gioco  a  montepremi ovvero a vincite in denaro, la misura del  prelievo  erariale  unico, nonché la percentuale del compenso  per  le  attività  di  gestione ovvero  per  quella  dei  punti  vendita.   Il   Direttore   generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato può proporre  al Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  di  disporre  con  propri decreti,  entro  il  30  giugno  2012,  tenuto  anche  conto  dei provvedimenti di variazione delle tariffe dei prezzi  di  vendita  al pubblico dei tabacchi lavorati eventualmente  intervenuti,  l'aumento dell'aliquota di base dell'accisa sui tabacchi lavorati  prevista dall'allegato I al decreto legislativo 26  ottobre  1995,  n.  504  e successive  modificazioni.  L'attuazione   delle   disposizioni   del presente comma assicura maggiori entrate in misura  non  inferiore  a 1.500 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2012.  Le  maggiori entrate derivanti dal presente comma  sono  integralmente  attribuite allo Stato.

4. A fini di  adeguamento  alle  disposizioni  adottate  in  ambito comunitario  in  tema  di  prevenzione  dell'utilizzo   del   sistema finanziario  a  scopo  di  riciclaggio  dei  proventi  di   attività criminose e di finanziamento del terrorismo, le  limitazioni  all'uso del contante e dei titoli al portatore, di cui all'articolo 49, commi 1, 5, 8, 12 e 13, del decreto legislativo 21 novembre 2007,  n.  231, sono    adeguate    all'importo    di    euro     duemilacinquecento; conseguentemente, nel comma 13 del predetto articolo 49,  le  parole: «30 giugno 2011» sono sostituite dalle seguenti: «30 settembre 2011».

4-bis.  É  esclusa  l'applicazione   delle   sanzioni   di   cui all'articolo 58 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, per le violazioni delle disposizioni previste dall'articolo 49, commi  1, 5, 8, 12 e 13 del medesimo  decreto,  commesse  nel  periodo  dal  13 agosto al 31 agosto 2011  e  riferite  alle  limitazioni  di  importo introdotte dal comma 4. A decorrere dal 1º settembre 2011 le sanzioni di cui al citato articolo 58 sono  applicate  attraverso  gli  uffici territoriali   del   Ministero   dell'economia   e   delle   finanze. All'articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n.  231,  i commi 18 e 19 sono abrogati.

5. All'articolo 12 del decreto legislativo  18  dicembre  1997,  n. 471, dopo il comma 2-quinquies, sono inseriti i seguenti:

«2-sexies . Qualora siano state contestate  a  carico  di  soggetti iscritti in albi ovvero ad ordini  professionali,  nel  corso  di  un quinquennio, quattro distinte violazioni dell'obbligo di emettere  il documento certificativo dei corrispettivi compiute in giorni diversi, é disposta in ogni caso la  sanzione  accessoria  della  sospensione dell'iscrizione all'albo o all'ordine per un periodo da tre giorni ad un mese. In caso di recidiva,  la  sospensione  é  disposta  per  un periodo da quindici giorni a sei mesi.  In  deroga  all'articolo  19, comma 7, del  decreto  legislativo  18  dicembre  1997,  n.  472,  il provvedimento di sospensione é immediatamente esecutivo. Gli atti di sospensione  sono  comunicati  all'ordine  professionale  ovvero   al soggetto competente alla  tenuta  dell'albo  affinché  ne  sia  data pubblicazione  sul  relativo  sito  internet.  Si  applicano   le disposizioni dei commi 2-bis e 2-ter .

2-septies . Nel caso in cui le violazioni di cui al comma  2-sexies siano  commesse  nell'esercizio  in  forma  associata  di   attività professionale, la sanzione accessoria di cui  al  medesimo  comma  è disposta nei confronti di tutti gli associati.».

5-bis  .  L'Agenzia  delle  entrate  e  le  società  del  gruppo Equitalia e di Riscossione Sicilia, al fine di recuperare all'entrata del bilancio dello Stato  le  somme  dichiarate  e  non  versate  dai contribuenti che si sono avvalsi dei condoni e delle sanatorie di cui alla legge 27 dicembre 2002, n. 289, anche dopo l'iscrizione a  ruolo e la  notifica  delle  relative  cartelle  di  pagamento,  provvedono all'avvio, entro e non oltre trenta giorni dalla data di  entrata  in vigore della legge  di  conversione  del  presente  decreto,  di  una ricognizione di tali contribuenti. Nei successivi trenta  giorni,  le società  del  gruppo  Equitalia  e  quelle  di  Riscossione  Sicilia provvedono, altresì,  ad  avviare  nei  confronti  di  ciascuno  dei contribuenti di  cui  al  periodo  precedente  ogni  azione  coattiva necessaria al fine dell'integrale recupero delle somme dovute  e  non corrisposte, maggiorate  degli  interessi  maturati,  anche  mediante l'invio di un'intimazione a pagare quanto concordato  e  non  versato alla prevista scadenza, inderogabilmente entro il termine ultimo  del 31 dicembre 2011.

5-ter . In caso di omesso pagamento delle somme dovute e iscritte a ruolo entro il termine di cui al  comma  5-bis  ,  si  applica  una sanzione pari al 50 per cento delle predette somme e la posizione del contribuente relativa a tutti  i  periodi  di  imposta  successivi  a quelli condonati, per i quali é  ancora  in  corso  il  termine  per l'accertamento, é sottoposta a controllo da parte dell'Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza entro il 31 dicembre  2012,  anche con riguardo alle attività  svolte  dal  contribuente  medesimo  con identificativo fiscale diverso da quello indicato nelle dichiarazioni relative al condono. Per i soggetti che hanno aderito al  condono  di cui alla legge 27 dicembre 2002, n. 289, i termini per l'accertamento ai fini dell'imposta sul valore aggiunto pendenti al 31 dicembre 2011 sono prorogati di un anno.

6. Le ritenute, le imposte sostitutive  sugli  interessi,  premi  e ogni altro provento di cui all'articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e sui  redditi  diversi  di cui all'articolo 67, comma 1, lettere  da  c-bis  a  c-quinquies  del medesimo decreto, ovunque ricorrano, sono stabilite nella misura  del 20 per cento.

7. La  disposizione  di  cui  al  comma  6  non  si  applica  sugli interessi, premi e ogni altro provento di  cui  all'articolo  44  del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,  n.  917  e sui redditi diversi di cui all'articolo 67, comma 1, lettera  c-ter), ovvero sui redditi di  capitale  e  sui  redditi  diversi  di  natura finanziaria del medesimo decreto nei seguenti casi:

a) obbligazioni e altri titoli di cui all'articolo 31  del  decreto del  Presidente  della  Repubblica  29  settembre  1973,  n.  601  ed equiparati;

b) obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella lista  di  cui  al decreto emanato ai sensi  dell'articolo 168-bis,  comma  1,  del medesimo decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986;

c)  titoli  di  risparmio  per  l'economia   meridionale   di   cui all'articolo 8, comma 4 del decreto-legge  13  maggio  2011,  n.  70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106;

d) piani di risparmio a lungo termine appositamente istituiti.

8. La disposizione di cui al comma 6 non si applica  altresì  agli interessi di cui al comma 8-bis dell'articolo 26-quater  del  decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, agli utili di cui all'articolo 27, comma 3-ter  ,  del  decreto  del  Presidente della Repubblica 29  settembre  1973,  n.  600,  al  risultato  netto maturato delle forme di previdenza complementare di  cui  al  decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252.

9. La misura dell'aliquota di  cui  al  comma  6  si  applica  agli interessi, ai premi e ad ogni altro provento di cui  all'articolo  44 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, divenuti esigibili e ai redditi diversi realizzati a decorrere dal 1º gennaio 2012.

10. Per i  dividendi  e  proventi  ad  essi  assimilati  la  misura dell'aliquota di cui al comma 6 si applica a quelli  percepiti  dallo gennaio 2012.

11. Per le obbligazioni e i titoli similari di cui all'articolo  2, comma 1, del decreto legislativo 1º aprile 1996, n.  239,  la  misura dell'aliquota di cui al comma 6 si applica agli interessi, ai premi e ad ogni altro  provento  di  cui  all'articolo  44  del  decreto  del Presidente della Repubblica 22  dicembre  1986,  n.  917  maturati  a partire dal 1º gennaio 2012.

12. Per le gestioni individuali di portafoglio di cui  all'articolo 7 del decreto  legislativo  21  novembre  1997,  n.  461,  la  misura dell'aliquota di cui al comma 6 si applica sui risultati  maturati  a partire dal 1º gennaio 2012.

12-bis . All'articolo l, comma 7, della legge 27  dicembre  1997, n. 449, le parole: «non utilizzate in tutto o in parte» e: «spettano» sono sostituite, rispettivamente,  dalle  seguenti:  «possono  essere utilizzate» e: «oppure possono essere trasferite».

12-ter . All'articolo 2, comma 5, terzo periodo, della  legge  27 dicembre 2002, n. 289, le parole da: «spettano» fino  alla  fine  del periodo sono sostituite dalle seguenti: «le detrazioni possono essere utilizzate dal  venditore  oppure  essere  trasferite  all'acquirente persona fisica».

13. Nel decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre  1973, n. 600, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 26:

1) il comma 1  é  sostituito  dal  seguente:  «1.  I  soggetti indicati nel comma 1 dell'articolo 23, che hanno emesso obbligazioni,titoli similari e cambiali finanziarie, operano una ritenuta  del  20 per cento, con obbligo di rivalsa, sugli interessi ed altri  proventi corrisposti ai possessori»;

2) al comma 3, il secondo e terzo periodo sono soppressi;

3) il comma 3-bis é sostituito dal seguente:  «3-bis.  I  soggetti indicati nel comma 1 dell'articolo 23, che corrispondono  i  proventi di cui alle lettere g-bis) e g-ter) del comma 1, dell'articolo 44 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con  il  decreto  del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,   ovvero intervengono nella loro riscossione operano sui predetti proventi una ritenuta con aliquota  del  20  per  cento.  Nel  caso  dei  rapporti indicati nella lettera g-bis), la predetta ritenuta  é  operata,  in luogo della ritenuta di cui al comma 3, anche sugli interessi  e  gli altri proventi maturati nel periodo di durata dei predetti rapporti»;

4) al comma 5, il terzo periodo é soppresso;

b) all'articolo 26-quinquies, al comma 3, ultimo periodo,  dopo  le parole «prospetti periodici» sono aggiunte le seguenti: «al netto  di una quota dei proventi riferibili alle obbligazioni e altri titoli di cui all'articolo 31 del decreto del Presidente  della  Repubblica  29 settembre 1973, n. 601 ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi  nella  lista  di  cui  al  decreto  emanato  ai  sensi dell'articolo 168-bis, comma 1, del testo  unico  delle  imposte  sui redditi approvato con il decreto del Presidente della  Repubblica  22 dicembre 1986, n. 917. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabilite le modalità di individuazione della quota dei proventi di cui al periodo precedente.»;

c) all'articolo 27:

1) al comma 3, il secondo periodo é soppresso;

2) al comma 3, all'ultimo periodo, le parole «dei quattro noni» sono sostituite dalle seguenti: «di un quarto»;

14. Nella legge 23 marzo 1983, n. 77, all'articolo 10-ter , dopo il comma 2 é aggiunto il seguente comma: «2-bis . I proventi di cui  ai commi 1 e 2 sono determinati al  netto  di  una  quota  dei  proventi riferibili alle obbligazioni e altri titoli di  cui  all'articolo  31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli  Stati  inclusi  nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell'articolo 168-bis, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Con decreto del  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  sono  stabilite   le modalità di individuazione  della  quota  dei  proventi  di  cui  al periodo precedente.».

15. Nel testo unico delle imposte  sui  redditi  approvato  con  il decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre  1986,  n.  917, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 18, comma 1, le parole «commi 1-bis e 1-ter »  sono sostituite dalle parole «comma 1-bis »;

b)  all'articolo  73,  il  comma  5-quinquies,  é  sostituito  dal seguente:   «5-quinquies.  Gli  organismi  di   investimento   collettivo   del risparmio con sede in Italia, diversi dai fondi immobiliari, e quelli con  sede  in  Lussemburgo,  già  autorizzati  al  collocamento  nel territorio dello Stato, di cui all'articolo 11-bis del  decreto-legge 30 settembre 1983, n. 512, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 novembre 1983,  n.  649,  e  successive  modificazioni,  non  sono soggetti alle imposte sui redditi. Le ritenute operate sui redditi di capitale sono a titolo di  imposta.  Non  si  applicano  la  ritenuta prevista dal comma 2 dell'articolo  26  del  decreto  del  Presidente della  Repubblica  29   settembre   1973,   n.   600   e   successive modificazioni, sugli interessi ed altri proventi dei conti correnti e depositi bancari e le ritenute previste  dai  commi  3-bis  e  5  del medesimo  articolo  26  e  dall'articolo  26-quinquies  del  predetto decreto nonché dall'articolo 10-ter della legge 23  marzo  1983,  n. 77, e successive modificazioni.».

16. Nel decreto-legge 28  giugno  1990,  n.  167,  convertito,  con modificazioni, nella legge 4 agosto 1990,  n.  227,  all'articolo  4, comma 1, le parole «commi 1-bis e 1-ter  »  sono  sostituite  dalle seguenti: «comma 1-bis ».

17.  Nella  legge  28  dicembre  1995,  n.  549,   il   comma   115 dell'articolo 3 é sostituito  dal  seguente:  «115. Se  i  titoli indicati nel comma 1 dell'articolo  26  del  decreto  del  Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 sono emessi da società  o enti, diversi dalle banche,  il  cui  capitale  é  rappresentato  da azioni non negoziate in  mercati  regolamentati  degli  Stati  membri dell'Unione europea e degli Stati aderenti all'Accordo  sullo  Spazio economico europeo che sono inclusi nella  lista  di  cui  al  decreto ministeriale emanato ai sensi dell'articolo  168-bis,  comma  1,  del testo  unico  delle  imposte  sui  redditi  di  cui  al  decreto  del Presidente della Repubblica 22  dicembre  1986,  n.  917,  ovvero  da quote, gli interessi passivi sono deducibili  a  condizione  che,  al momento di emissione,  il  tasso  di  rendimento  effettivo  non  sia superiore:

a) al doppio del tasso ufficiale di  riferimento,  per  le obbligazioni ed i titoli similari negoziati in mercati  regolamentati degli  Stati  membri  dell'Unione  europea  e  degli  Stati  aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo  che  sono  inclusi  nella lista di cui al citato  decreto,  o  collocati  mediante  offerta  al pubblico ai sensi della disciplina vigente al momento  di  emissione;

b) al tasso ufficiale di riferimento aumentato di  due  terzi,  delle obbligazioni e dei titoli similari diversi dai precedenti. Qualora il tasso di rendimento effettivo all'emissione superi i limiti di cui al periodo  precedente,  gli  interessi  passivi   eccedenti   l'importo derivante dall'applicazione dei predetti tassi sono indeducibili  dal reddito di impresa. Con decreto del Ministro  dell'economia  e  delle finanze i limiti indicati nel primo periodo  possono  essere  variati tenendo conto dei tassi effettivi di remunerazione delle obbligazioni e dei titoli similari rilevati nei mercati regolamentati italiani.  I tassi effettivi di remunerazione sono rilevati avendo  riguardo,  ove necessario, all'importo e  alla  durata  del  prestito  nonché  alle garanzie prestate.».

18. Nel decreto legislativo 1º aprile 1996, n. 239  sono  apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 2:

1) il comma 1-ter é abrogato;

2)  il  comma  1-quater  é  sostituito  dal  seguente:  «1-quater. L'imposta di cui al comma 1-bis si applica sugli interessi  ed  altri proventi percepiti dai soggetti indicati al comma 1»;

3) nel  comma  2,  le  parole  «commi  1,  1-bis  e  1-ter  »  sono sostituite, ovunque ricorrano, dalle parole «commi 1 e 1-bis »;

b) all'articolo 3, comma 5, le parole «commi 1-bis e 1-ter  »  sono sostituite dalle parole «comma 1-bis »;

c) all'articolo 5, le  parole  «commi  1,  1-bis  e  1-ter  »  sono sostituite, ovunque ricorrano, dalle parole «commi 1 e 1-bis ».

19.  Nel  decreto  legislativo  21  novembre  1997,  n.  461,  sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 5, al comma 2, dopo l'ultimo periodo é aggiunto il seguente: «Ai fini de presente comma,  i  redditi  diversi  derivanti dalle obbligazioni e dagli altri titoli di cui  all'articolo  31  del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601  ed equiparati e dalle obbligazioni  emesse  dagli  Stati  inclusi  nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell'articolo 168-bis, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi approvato con il decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917  sono computati  nella   misura   del   62,5   per   cento   dell'ammontare realizzato;»;

b) all'articolo 6, al comma 1, dopo l'ultimo periodo é aggiunto il seguente: «Ai fini del presente articolo, i redditi diversi derivanti dalle obbligazioni e dagli altri titoli di cui  all'articolo  31  del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601  ed equiparati e dalle obbligazioni  emesse  dagli  Stati  inclusi  nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell'articolo 168-bis, comma 1, del medesimo testo unico sono computati nella misura del 62,5  per cento dell'ammontare realizzato;»;

c) all'articolo 7:

1) al comma 3, la lettera b) é sostituita  dalla  seguente:  «b) la ritenuta prevista dal  comma  2  dell'articolo  26  del  decreto  del Presidente  della  Repubblica  29  settembre  1973,  n.  600,   sugli interessi ed altri proventi dei conti correnti bancari;»;

2) al comma 3, lettera c), le parole «del 12,50 per cento», ovunque ricorrano, sono soppresse;

3) al comma 4, dopo l'ultimo periodo é aggiunto il  seguente:  «Ai fini del presente comma, i redditi  derivanti  dalle  obbligazioni  e dagli altri titoli di cui all'articolo 31 del decreto del  Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601,  ed  equiparati  e  dalle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell'articolo 168-bis,  comma  1,  del  testo  unico delle imposte sui redditi approvato con  il  decreto  del  Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 sono computati nella misura del 62,5 per cento dell'ammontare realizzato;».

20. Nel decreto-legge 25 settembre 2001, n.  351,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, all'articolo  6, comma 1, le parole «del 12,50 per cento» sono soppresse.

21. Nel decreto legislativo 5 dicembre 2005, n.  252,  all'articolo 17, comma 3, le parole «del 12,50 per cento,» sono soppresse.

22. Ai proventi degli strumenti finanziari rilevanti in materia  di adeguatezza patrimoniale ai sensi della normativa comunitaria e delle discipline prudenziali nazionali,  emessi  da  intermediari  vigilati dalla Banca d'Italia o da soggetti vigilati dall'ISVAP e  diversi  da azioni e titoli similari, si applica il  regime  fiscale  di  cui  al decreto legislativo 1º aprile 1996,  n.  239.  Le  remunerazioni  dei predetti strumenti finanziari sono in ogni caso  deducibili  ai  fini della determinazione del reddito del soggetto emittente; resta  ferma l'applicazione dell'articolo 96 e dell'articolo  109,  comma  9,  del testo  unico  delle  imposte  sui  redditi  di  cui  al  decreto  del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,  n.  917.  La  presente disposizione si applica con  riferimento  agli  strumenti  finanziari emessi a decorrere dal 20 luglio 2011.

23.  I  redditi  di  cui  all'articolo   44,   comma   1,   lettera g-quater), del testo unico delle imposte sui  redditi,  approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre  1986,  n. 917, da assoggettare a ritenuta, ai sensi dell'articolo 6 della legge 26 settembre  1985,  n.  482,  o  a  imposta  sostitutiva,  ai  sensi dell'articolo 26-ter del decreto del Presidente della  Repubblica  29 settembre 1973, n. 600, sono determinati al netto di  una  quota  dei proventi  riferibili  alle  obbligazioni  e  altri  titoli   di   cui all'articolo 31  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  29 settembre 1973, n. 601 ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi  nella  lista  di  cui  al  decreto  emanato  ai  sensi dell'articolo 168-bis, comma 1, del testo  unico  delle  imposte  sui redditi, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica  22 dicembre 1986, n. 917. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabilite le modalità di individuazione della quota dei proventi di cui al periodo precedente.

24. Le disposizioni dei commi  da  13  a  23  esplicano  effetto  a decorrere dal 1º gennaio 2012.

25. A decorrere dal 1º  gennaio  2012  sono  abrogate  le  seguenti disposizioni:

a) il comma 8 dell'articolo 20 del decreto-legge 8 aprile 1974,  n. 95, convertito, con modificazioni, nella legge 7 giugno 1974, n. 216;

b) i commi da 1 a 4 dell'articolo 7  del  decreto-legge  20  giugno 1996, n. 323, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  8  agosto 1996, n. 425.

26. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui al  comma 11,  per  gli  interessi  e  altri  proventi  soggetti  all'imposta sostitutiva di cui al decreto legislativo 1º aprile 1996, n. 239, gli intermediari di cui all'articolo 2, comma  2,  del  medesimo  decreto provvedono ad effettuare addebiti e accrediti del conto unico di  cui all'articolo 3 del citato decreto alla data del 31 dicembre 2011, per le obbligazioni e titoli similari senza cedola o  con  cedola  avente scadenza non inferiore a un anno dalla data  del  31  dicembre  2011, ovvero in occasione della scadenza della cedola o  della  cessione  o rimborso del titolo, per le obbligazioni e  titoli  similari  diversi dai precedenti. Per i titoli espressi in valuta estera si tiene conto del valore del cambio alla data del 31 dicembre 2011. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabilite le modalità di svolgimento delle operazioni di addebito e  di  accredito  del  conto unico.

27.  Ai  redditi  di  cui  all'articolo  44,   comma   1,   lettera g-quater), del testo unico delle imposte sui redditi  di  cui  al decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre  1986,  n.  917, derivanti da contratti sottoscritti fino  al  31  dicembre  2011,  si applica l'aliquota del 12,5 per cento sulla parte di redditi riferita al periodo intercorrente tra la data  di  sottoscrizione  o  acquisto della polizza ed il 31 dicembre 2011. Ai  fini  della  determinazione dei  redditi  di  cui  al   precedente   periodo   si   tiene   conto dell'ammontare dei premi versati a ogni data di pagamento  dei  premi medesimi  e  del  tempo  intercorso  tra  pagamento   dei   premi   e corresponsione dei proventi, secondo le  disposizioni  stabilite  con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze.  

28. Le  minusvalenze,  perdite  e  differenziali  negativi  di  cui all'articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a  c-quater),  del  testo unico  delle  imposte  sui  redditi  approvato  con  il  decreto  del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, realizzate fino alla data del 31  dicembre  2011  sono  portate  in  deduzione  dalle plusvalenze e dagli altri redditi diversi  di  cui  all'articolo  67, comma 1, lettere da c-bis) a  c-quinquies),  del  testo  unico  delle imposte sui redditi approvato con il  decreto  del  Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, realizzati successivamente,  per una quota pari al 62,5 per cento del loro ammontare. Restano fermi  i limiti temporali di deduzione previsti dagli articoli  68,  comma  5, del testo unico delle imposte sui redditi approvato  con  il  decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e 6,  comma 5, del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461.

29. A decorrere dalla data del 1º gennaio 2012, agli effetti  della determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di  cui  all'articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del testo unico  delle imposte sui redditi,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in luogo del costo o  valore  di acquisto, o del valore determinato ai sensi dell'articolo 14, commi 6 e seguenti, del decreto legislativo 21 novembre 1997,  n.  461,  può essere assunto il valore dei titoli, quote, diritti,  valute  estere, metalli preziosi allo stato grezzo o monetato, strumenti  finanziari, rapporti e crediti alla data del 31 dicembre 2011, a  condizione  che il contribuente:

a) opti per la determinazione, alla stessa data, delle plusvalenze, delle minusvalenze e dei proventi di cui all'articolo  44,  comma  1, lettera g), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato  con decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre  1986,  n.  917,  derivanti dalla partecipazione a organismi di investimento collettivo in valori mobiliari di cui all'articolo 73, comma  5-quinquies  del citato testo unico,  a  organismi  di  investimento  collettivo  in valori mobiliari di diritto estero,  di  cui  all'articolo  10-ter, comma 1, della legge 23 marzo 1983, n. 77;

b) provveda al versamento  dell'imposta  sostitutiva  eventualmente dovuta, secondo i criteri di cui agli articoli  5  e  6  del  decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461.

30. Ai fini del comma 29,  nel  caso  di  cui  all'articolo  5  del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, l'opzione di  cui  alla lettera a) del comma 29  é  esercitata,  in  sede  di  dichiarazione annuale dei redditi e  si  estende  a  tutti  i  titoli  o  strumenti finanziari detenuti;  l'imposta  sostitutiva  dovuta  é  corrisposta secondo le modalità e nei termini previsti dal comma 4 dello  stesso articolo 5. Nel caso di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, l'opzione si estende a tutti i titoli, quote o certificati inclusi nel rapporto di custodia o amministrazione e può essere esercitata entro il 31 marzo 2012;  l'imposta  sostitutiva  è versata dagli intermediari  entro  il  16  maggio  2012,  ricevendone provvista dal contribuente.

31. Ove non siano applicabili le disposizioni dei commi  29  e  30, per i proventi di cui all'articolo 44, comma 1, lettera g), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.   917,   derivanti   dalla partecipazione agli organismi di investimento collettivo di cui  al comma 29, lettera a), l'opzione può essere esercitata entro il  31 marzo 2012, con comunicazione ai soggetti  residenti  incaricati  del pagamento dei proventi medesimi, del riacquisto o della  negoziazione delle quote o azioni; l'imposta sostitutiva é versata  dai  medesimi soggetti  entro  il  16  maggio  2012,  ricevendone   provvista   dal contribuente.

32. Le minusvalenze e perdite di  cui  all'articolo  67,  comma  1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del testo unico delle  imposte  sui redditi approvato con il decreto del Presidente della  Repubblica  22 dicembre 1986, n. 917, derivanti dall'esercizio delle opzioni di  cui al comma precedente sono portate in  deduzione  dalle  plusvalenze  e dagli altri redditi diversi di cui all'articolo 67, comma 1,  lettere da c-bis) a c-quinquies), del testo unico delle imposte  sui  redditi approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre 1986, n. 917, realizzati successivamente, fino al 31  dicembre  2012, per una quota pari al 62,5 per cento del loro ammontare.

33. Per le gestioni individuali di portafoglio di cui  all'articolo 7 del decreto legislativo 21 novembre 1997,  n.  461,  gli  eventuali risultati negativi di gestione rilevati alla  data  del  31  dicembre 2011 sono portati in deduzione dai  risultati  di  gestione  maturati successivamente, per una quota  pari  al  62,5  per  cento  del  loro ammontare. Restano fermi i limiti temporali di utilizzo dei risultati negativi di gestione previsti dall'articolo 7, comma 10, del  decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461.

34. Con decreto del Ministro dell'economia  e  delle  finanze  sono stabilite le modalità di applicazione dei commi da 29 a 32.

35 All'ultimo periodo del comma 4 bis dell'articolo 10 della  legge 8 maggio 1998,  n.  146,  dopo  la  parola  «446»  sono  aggiunte  le seguenti: «e che i contribuenti interessati  risultino  congrui  alle risultanze degli studi di settore, anche a seguito di adeguamento, in relazione al periodo di imposta precedente».  All'articolo  1,  comma 1-bis , del decreto del Presidente della Repubblica 31  maggio  1999, n. 195, dopo  le  parole  «o  aree  territoriali»  sono  aggiunte  le seguenti: «, o per aggiornare  o  istituire  gli  indicatori  di  cui all'articolo 10-bis della legge 8 maggio 1998, n. 146».

35-bis  .  All'articolo  13  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 30  maggio  2002,  n.  115,  sono  apportate  le  seguenti modifiche:

a) al comma 1, lettera d) , le parole: «e  amministrativi»  sono soppresse;

b) al comma 3-bis , dopo le parole: «procedura  civile  e»  sono inserite le seguenti: «il  proprio  indirizzo  di  posta  elettronica certificata ai sensi dell'articolo»;

c) al comma 6, é aggiunto il seguente  periodo:  «Se  manca  la dichiarazione di cui al comma 3-bis dell'articolo 14, il processo  si presume del valore indicato al comma 6-quater , lettera f) »;

d) al comma 6-bis , lettera e) , sono  soppressi  i  due  ultimi periodi;

e) dopo il comma 6-bis , é inserito il seguente:

«6-bis .1. Gli importi di cui alle lettere a) , b ), c) ,  d)  ed e) del comma 6-bis sono aumentati della metà ove  il  difensore  non indichi il proprio indirizzo di posta elettronica  certificata  e  il proprio recapito fax, ai  sensi  dell'articolo  136  del  codice  del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio  2010, n. 104, ovvero qualora la parte ometta di indicare il codice  fiscale nel ricorso. L'onere relativo al pagamento dei suddetti contributi è dovuto in ogni caso  dalla  parte  soccombente,  anche  nel  caso  di compensazione giudiziale delle spese  e  anche  se  essa  non  si  è costituita in giudizio. Ai fini predetti, la soccombenza si determina con il passaggio in giudicato della sentenza. Ai  fini  del  presente comma, per ricorsi si intendono quello principale, quello incidentale e i motivi aggiunti che introducono domande nuove»;

f) al comma 6-quater , lettera c) , sono aggiunte, in  fine,  le seguenti  parole:  «e  per  le  controversie  tributarie  di   valore indeterminabile».

35-ter . Al codice di procedura civile sono apportate le seguenti modifiche:

a) all'articolo 125, primo  comma,  é  aggiunto,  in  fine,  il seguente periodo: «Il difensore deve, altresì, indicare  il  proprio indirizzo di posta elettronica certificata e  il  proprio  numero  di fax»;

b) all'articolo 136, é aggiunto, in fine, il seguente comma:  «Tutte le comunicazioni alle parti devono essere  effettuate  con le modalità di cui al terzo comma».

35-quater . Al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, sono apportate le seguenti modifiche:

a) all'articolo 18, comma  2,  lettera  b),  dopo  le  parole: «codice fiscale» sono aggiunte  le seguenti:  «e  dell'indirizzo  di posta elettronica certificata»;

b) all'articolo 18, comma 4, dopo le  parole:  «codice  fiscale» sono inserite le seguenti:  «e  all'indirizzo  di  posta  elettronica certificata»;

c) all'articolo 22, comma 1, é aggiunto, in fine,  il  seguente periodo: «All'atto della costituzione in giudizio, il ricorrente deve depositare la nota di iscrizione al ruolo,  contenente  l'indicazione delle parti, del difensore che si costituisce,  dell'atto  impugnato, della materia del contendere, del valore della controversia  e  della data di notificazione del ricorso».

35-quinquies . Al decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sono apportate le seguenti modifiche:

a) all'articolo 37, al  comma  3,  le  parole:  «entro  sessanta giorni dalla data di entrata in vigore  del  presente  decreto»  sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 ottobre 2011», e al comma  7, le parole:  «alle  controversie  instaurate»  sono  sostituite  dalle seguenti: «ai procedimenti iscritti a ruolo»;

b) all'articolo 39, comma 4, é aggiunto, in fine,  il  seguente periodo: «Ai fini del periodo precedente, si intendono in servizio  i magistrati non collocati  a  riposo  al  momento  dell'indizione  dei concorsi».

35-sexies. All'articolo 8, comma 5,  del  decreto  legislativo  4 marzo 2010, n. 28, é aggiunto, in fine,  il  seguente  periodo:  «Il giudice  condanna  la  parte  costituita  che,  nei   casi   previsti dall'articolo  5,  non   ha   partecipato   al   procedimento   senza giustificato motivo, al versamento  all'entrata  del  bilancio  dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo  unificato dovuto per il giudizio».

35-septies. All'articolo 8 del decreto  legislativo  31  dicembre 1992, n. 545, e successive modificazioni, sono apportate le  seguenti modifiche:

a) al comma 1, lettera m-bis  ),  sono  aggiunte,  in  fine,  le seguenti parole: «, ed esercitano, anche in forma non individuale, le attività individuate nella lettera i)»;

b) al comma 1-bis , al primo ed al secondo periodo,  le  parole: «parenti  fino  al  terzo  grado»  sono  sostituite  dalle  seguenti: «parenti fino al secondo grado».

35-octies. A decorrere dalla data  di  entrata  in  vigore  della legge di conversione del presente decreto, é istituita un'imposta di bollo sui trasferimenti di denaro all'estero attraverso gli  istituti bancari, le agenzie «money transfer» ed  altri  agenti  in  attività finanziaria. L'imposta é dovuta  in  misura  pari  al  2  per  cento dell'importo trasferito con ogni singola operazione, con un minimo di prelievo pari a 3 euro. L'imposta non é dovuta per  i  trasferimenti effettuati dai  cittadini  dell'Unione  europea  nonché  per  quelli effettuati  verso i  Paesi  dell'Unione  europea.  Sono  esentati  i trasferimenti effettuati da  soggetti  muniti  di  matricola  INPS  e codice fiscale.

36. Le maggiori  entrate  derivanti  dal  presente  decreto  sono riservate all'Erario, per un  periodo  di  cinque  anni,  per  essere destinate alle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, anche alla luce della eccezionalità  della  situazione   economica   internazionale.   Con apposito decreto del Ministero  dell'economia  e  delle  finanze,  da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in  vigore  della legge  di  conversione  del  presente  decreto,  sono  stabilite   le modalità di individuazione del maggior gettito, attraverso  separata contabilizzazione. A partire dall'anno 2014, il Documento di economia e finanza conterrà una valutazione delle maggiori entrate derivanti, in termini  permanenti,  dall'attività  di  contrasto  all'evasione.

Dette maggiori entrate, al netto di quelle necessarie al mantenimento del pareggio di bilancio ed alla riduzione del  debito,  confluiranno in un Fondo per la riduzione strutturale della  pressione  fiscale  e saranno finalizzate alla riduzione degli oneri fiscali e contributivi gravanti sulle famiglie e sulle imprese.

36-bis. In  anticipazione  della  riforma  del  sistema  fiscale, all'articolo 1, comma 460, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono apportate le seguenti modifiche:

a) alla lettera b) , le parole: «per la quota del 30 per  cento» sono sostituite dalle seguenti: «per la quota del 40 per cento»;

b) alla lettera b-bis), le parole: «per  la  quota  del  55  per cento» sono sostituite dalle seguenti:  «per  la  quota  del  65  per cento».

36-ter . Al comma 1 dell'articolo 6 del decreto-legge  15  aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  15  giugno 2002, n. 112, le parole: «si applica in ogni caso  alla  quota  degli utili netti annuali» sono sostituite dalle seguenti: «non si  applica alla quota del 10 per cento degli utili netti annuali».

36-quater . Le disposizioni di cui ai commi 36-bis  e  36-ter  si applicano a decorrere dal periodo d'imposta successivo  a  quello  in corso alla data di entrata in vigore della legge di  conversione  del presente decreto. Nella determinazione degli acconti  dovuti  per  il periodo di imposta di prima applicazione si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata  applicando  le disposizioni di cui commi 36-bis e 36-ter .

36-quinquies. L'aliquota dell'imposta sul reddito delle  società di cui all'articolo 75 del testo unico delle imposte sui redditi,  di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre  1986,  n. 917,  e  successive  modificazioni,  dovuta  dai  soggetti   indicati nell'articolo 30, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n.  724,  è applicata con una maggiorazione  di  10,5  punti  percentuali.  Sulla quota del reddito imputato per trasparenza ai sensi  dell'articolo  5 del testo unico delle  imposte  sui  redditi  dai  soggetti  indicati dall'articolo 30, comma 1, della legge 23 dicembre 1994,  n.  724,  a società o enti soggetti all'imposta sul reddito delle società trova comunque applicazione detta maggiorazione.

36-sexies. I soggetti indicati nell'articolo 30, comma  1,  della legge 23 dicembre 1994, n. 724, che hanno esercitato l'opzione per la tassazione di gruppo di cui all'articolo 117 del  testo  unico  delle imposte sui redditi, assoggettano autonomamente  il  proprio  reddito imponibile alla  maggiorazione  prevista  dal  comma  36-quinquies  e provvedono al relativo versamento.

36-septies. Il  comma  36-sexies  trova  applicazione  anche  con riguardo alla quota di reddito  imputato  per  trasparenza  ai  sensi dell'articolo 5 del testo unico delle imposte sui redditi, da uno dei soggetti indicati nell'articolo 30, comma 1, della legge 23  dicembre 1994, n. 724, ad una società o ente che abbia  esercitato  l'opzione per la tassazione di gruppo ai  sensi  dell'articolo  117  del  testo unico delle imposte sui redditi.

36-octies. I soggetti indicati nell'articolo 30, comma  1,  della legge 23 dicembre 1994, n. 724, che hanno esercitato, in qualità  di partecipati, l'opzione per la trasparenza fiscale di cui all'articolo 115 o all'articolo 116 del testo unico  delle  imposte  sui  redditi, assoggettano  autonomamente  il  proprio  reddito   imponibile   alla maggiorazione  prevista  dal  comma  36-quinquies  e  provvedono   al relativo versamento. I soggetti indicati nell'articolo 30,  comma  1, della legge 23 dicembre 1994, n.  724,  che  abbiano  esercitato,  in qualità di partecipanti, l'opzione per la trasparenza fiscale di cui al citato articolo 115 del testo  unico  delle  imposte  sui  redditi assoggettano  il  proprio  reddito  imponibile   alla   maggiorazione prevista dal comma 36-quinquies  ,  senza  tener  conto  del  reddito imputato dalla società partecipata.

36-novies. Le disposizioni di cui  ai  commi  da  36-quinquies  a 36-octies  si  applicano  a  decorrere  dal   periodo   d'imposta successivo a quello in corso alla data di  entrata  in  vigore  della legge di conversione del presente decreto. Nella determinazione degli acconti dovuti per il periodo di imposta  di  prima  applicazione  si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che  si  sarebbe determinata  applicando  le  disposizioni  di   cui   ai   commi   da 36-quinquies a 36-octies.

36-decies. Pur non ricorrendo i presupposti di  cui  all'articolo 30, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, le società e  gli enti ivi indicati che presentano dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi d'imposta consecutivi sono considerati  non  operativi  a decorrere dal successivo quarto periodo d'imposta ai fini e  per  gli effetti del citato  articolo  30.  Restano  ferme  le  cause  di  non applicazione della disciplina in materia di società non operative di cui al predetto articolo 30 della legge n. 724 del 1994.

36-undecies. Il  comma  36))-decies((  trova  applicazione  anche qualora, nell'arco temporale di cui al medesimo comma, le società  e gli enti siano per due periodi d'imposta in perdita fiscale ed in uno abbiano dichiarato un reddito inferiore all'ammontare determinato  ai sensi dell'articolo 30, comma  3,  della  citata  legge  n.  724  del 1994.

36-duodecies. Le disposizioni di cui  ai  commi  36-decies e 36-undecies si  applicano  a  decorrere  dal  periodo  d'imposta successivo a quello in corso alla data di  entrata  in  vigore  della legge di conversione del presente decreto. Nella determinazione degli acconti dovuti per il periodo di imposta  di  prima  applicazione  si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che  si  sarebbe determinata applicando le disposizioni di cui ai commi  36-decies e 36-undecies.

36-terdecies. All'articolo 67, comma 1,  del  testo  unico  delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, dopo la lettera h-bis ), é inserita la seguente:   «h-ter) la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo per la concessione in godimento di beni dell'impresa a  soci  o familiari dell'imprenditore».

36-quaterdecies.  I  costi  relativi  ai  beni   dell'impresa concessi in godimento a soci o  familiari  dell'imprenditore  per  un corrispettivo annuo inferiore al valore di  mercato  del  diritto  di godimento non sono in ogni caso  ammessi  in  deduzione  dal  reddito imponibile.

36-quinquiesdecies. La differenza tra il valore di mercato  e  il corrispettivo annuo concorre alla formazione del  reddito  imponibile del socio o familiare utilizzatore ai sensi dell'articolo  67,  comma 1, lettera h-ter ),  del  testo  unico  delle  imposte  sui  redditi, introdotta dal comma 36-terdecies del presente articolo.

36-sexiesdecies. Al fine di garantire l'attività  di  controllo, nelle  ipotesi  di  cui  al   comma   36-quaterdecies  l'impresa concedente  ovvero  il  socio  o   il   familiare   dell'imprenditore comunicano all'Agenzia delle entrate i dati relativi ai beni concessi in godimento. Con  provvedimento  del  direttore  dell'Agenzia  delle entrate da emanare entro sessanta giorni dalla  data  di  entrata  in vigore  della  legge  di  conversione  del  presente   decreto   sono individuati modalità e termini per  l'effettuazione  della  predetta comunicazione. Per l'omissione della  comunicazione,  ovvero  per  la trasmissione della stessa con dati incompleti  o  non  veritieri,  è dovuta, in solido, una sanzione amministrativa pari al 30  per  cento della  differenza  di  cui  al  comma  36-quinquiesdecies.   Qualora, nell'ipotesi di cui al precedente periodo, i  contribuenti  si  siano conformati alle  disposizioni  di  cui  ai  commi  36-quaterdecies  e 36-quinquiesdecies,  é  dovuta,  in  solido,  la  sanzione  di   cui all'articolo 11, comma 1, lettera  a),  del  decreto  legislativo  18 dicembre 1997, n. 471.

36-septiesdecies . L'Agenzia delle entrate procede a  controllare sistematicamente  la  posizione  delle  persone  fisiche  che   hanno utilizzato i beni concessi in godimento e ai fini della ricostruzione sintetica del reddito tiene conto, in particolare, di qualsiasi forma di finanziamento o capitalizzazione effettuata  nei  confronti  della società.

36-duodevicies . Le disposizioni di cui ai commi da  36-terdecies a 36-septiesdecies si applicano a  decorrere  dal  periodo  d'imposta successivo a quello in corso alla data di  entrata  in  vigore  della legge di conversione del presente decreto. Nella determinazione degli acconti dovuti per il periodo di imposta  di  prima  applicazione  si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che  si  sarebbe determinata  applicando  le  disposizioni  di   cui   ai   commi   da 36-terdecies a 36-septiesdecies .

36-undevicies. In  deroga  a  quanto  previsto  dall'articolo  7, undicesimo comma, del decreto  del  Presidente  della  Repubblica  29 settembre 1973, n. 605, l'Agenzia delle entrate può  procedere  alla elaborazione  di  specifiche  liste  selettive  di  contribuenti   da sottoporre a controllo basate su informazioni relative ai rapporti  e operazioni di cui al citato  articolo  7,  sesto  comma,  sentite  le associazioni di categoria degli operatori finanziari per le tipologie di informazioni da acquisire.

36-vicies. Al comma 1 dell'articolo 2 del decreto del  Presidente della Repubblica 21 dicembre 1996, n. 696,  é  abrogata  la  lettera rr).

36-vicies semel. Al decreto legislativo 10  marzo  2000,  n.  74, sono apportate le seguenti modifiche:

a) all'articolo 2, é abrogato il comma 3;

b) all'articolo 3, comma 1, lettera a)  ,  le  parole:  «a  lire centocinquanta milioni»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «a  euro trentamila»;

c) all'articolo 3, comma 1, lettera b) , le parole: «a lire  tre miliardi» sono sostituite dalle seguenti: «a euro un milione»;

d) all'articolo 4, comma 1, lettera a)  ,  le  parole:  «a  lire duecento  milioni»  sono   sostituite   dalle   seguenti:   «a   euro cinquantamila»;

e) all'articolo 4, comma 1, lettera b)  ,  le  parole:  «a  lire quattro  miliardi»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «a  euro  due milioni»;

f) all'articolo 5, comma 1, le parole:  «a  lire  centocinquanta milioni» sono sostituite dalle seguenti «a euro trentamila»;

g) all'articolo 8, é abrogato il comma 3;

h) all'articolo 12, dopo il comma 2, é aggiunto il seguente:  «2-bis. Per i delitti previsti dagli  articoli  da  2  a  10  del presente decreto l'istituto della sospensione condizionale della pena di cui all'articolo 163 del codice penale non trova applicazione  nei casi in cui  ricorrano  congiuntamente  le  seguenti  condizioni:  a) l'ammontare dell'imposta evasa sia superiore  al  30  per  cento  del volume d'affari; b) l'ammontare dell'imposta evasa  sia  superiore  a tre milioni di euro»;

i) all'articolo 13,  comma  1,  le  parole:  «alla  metà»  sono sostituite dalle seguenti «ad un terzo»;

l) all'articolo 17, é aggiunto, in fine, il seguente comma:  «1-bis. I termini di prescrizione per i  delitti  previsti  dagli articoli da 2 a 10 del presente decreto sono elevati di un terzo»;

m) all'articolo 13, dopo il comma 2, é inserito il seguente:  «2-bis . Per i delitti di cui al presente decreto  l'applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura  penale può essere chiesta dalle parti solo qualora ricorra  la  circostanza attenuante di cui ai commi 1 e 2».

36-vicies bis. Le norme di cui al comma  36-vicies  semel  si applicano ai fatti successivi alla data di entrata  in  vigore  della legge di conversione del presente decreto.

36-vicies ter. Per gli esercenti imprese o arti e professioni con ricavi e compensi dichiarati non superiori a  5  milioni  di  euro  i quali  per  tutte  le  operazioni   attive   e   passive   effettuate nell'esercizio dell'attività utilizzano esclusivamente strumenti  di pagamento diversi  dal  denaro  contante  e  nelle  dichiarazioni  in materia di imposte sui redditi e imposte sul valore aggiunto indicano gli estremi identificativi dei rapporti con gli operatori  finanziari di cui all'articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente  della Repubblica 29 settembre  1973,  n.  605,  in  corso  nel  periodo  di imposta, le sanzioni amministrative previste dagli articoli 1, 5 e  6 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, sono  ridotte  alla metà.

36-vicies quater. Al comma 6, primo periodo, dell'articolo 50-bis del  decreto-legge  30  agosto  1993,   n.   331,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, dopo  le  parole: «agli effetti dell'IVA» sono inserite  le  seguenti:  «iscritti  alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura  da  almeno un anno,  che  dimostrino  una  effettiva  operatività  e  attestino regolarità  dei  versamenti  IVA,  con  le  modalità  definite  con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate,»

 

Titolo II
 
LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI ED ALTRE MISURE PER FAVORIRE LO  SVILUPPO
 
Art. 3

Abrogazione delle indebite restrizioni  all'accesso  e  all'esercizio delle professioni e delle attività economiche

 

1. Comuni, Province, Regioni e Stato, entro un anno dalla  data  di entrata in vigore della legge di conversione  del  presente  decreto, adeguano  i  rispettivi  ordinamenti   al   principio   secondo   cui l'iniziativa e  l'attività  economica  privata  sono  libere  ed  è permesso tutto ciò che non é espressamente vietato dalla legge  nei soli casi di:

a) vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli  obblighi internazionali;

b) contrasto con i principi fondamentali della Costituzione;

c) danno alla sicurezza,  alla  libertà,  alla  dignità  umana  e contrasto con l'utilità sociale;

d) disposizioni  indispensabili  per  la  protezione  della  salute umana,  la   conservazione   delle   specie animali   e   vegetali,

dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale;

e) disposizioni relative alle attività  di  raccolta  di  giochi pubblici ovvero che comunque comportano effetti  sulla  finanza pubblica.

2. Il comma 1 costituisce principio fondamentale  per  lo  sviluppo economico e attua la piena tutela della concorrenza tra le imprese.

3. Sono in ogni caso soppresse, alla scadenza del termine di cui al comma 1, le disposizioni normative statali incompatibili  con  quanto disposto nel medesimo comma,  con  conseguente  diretta  applicazione degli  istituti  della  segnalazione  di  inizio   di   attività   e dell'autocertificazione con controlli successivi.  Nelle  more  della decorrenza del predetto termine, l'adeguamento al principio di cui al comma 1 può avvenire  anche  attraverso  gli  strumenti  vigenti  di semplificazione normativa. Entro il 31 dicembre 2012 il Governo  è autorizzato ad adottare uno o più regolamenti ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con i quali  vengono individuate le disposizioni abrogate per effetto di  quanto  disposto nel presente comma ed é definita la disciplina  regolamentare  della materia ai fini dell'adeguamento al principio di cui al comma 1.

4. L'adeguamento di Comuni, Province e Regioni all'obbligo  di  cui al comma 1 costituisce elemento di valutazione della virtuosità  dei predetti enti ai sensi dell'articolo 20, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

5. Fermo restando l'esame di Stato di cui all'articolo 33  quinto comma   della   Costituzione  per   l'accesso   alle   professioni regolamentate, gli ordinamenti  professionali  devono  garantire  che l'esercizio dell'attività risponda senza eccezioni  ai  principi  di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il  territorio  nazionale,  alla  differenziazione  e  pluralità  di offerta che  garantisca  l'effettiva  possibilità  di  scelta  degli utenti nell'ambito della più  ampia  informazione  relativamente  ai servizi  offerti.  Gli  ordinamenti  professionali  dovranno   essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del  presente decreto per recepire i seguenti principi:

a) l'accesso alla professione é  libero  e  il  suo  esercizio  è fondato e ordinato sull'autonomia e  sull'indipendenza  di  giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista. La limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate ad esercitare una certa professione  in  tutto  il  territorio  dello Stato o in  una  certa  area  geografica,  é  consentita  unicamente laddove essa risponda a ragioni di interesse pubblico, tra  cui  in particolare quelle connesse alla tutela della  salute  umana, e  non introduca  una  discriminazione  diretta  o  indiretta  basata  sulla nazionalità  o,  in  caso  di  esercizio  dell'attività  in   forma societaria, della sede legale della società professionale;

b)  previsione  dell'obbligo  per  il  professionista  di   seguire percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base  di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali,  fermo  restando quanto previsto dalla normativa  vigente  in  materia  di  educazione continua in medicina (ECM). La violazione dell'obbligo di  formazione continua determina un illecito disciplinare e come tale é sanzionato sulla base di quanto  stabilito  dall'ordinamento  professionale  che dovrà integrare tale previsione;

c) la disciplina del tirocinio per l'accesso alla professione  deve conformarsi  a  criteri  che  garantiscano  l'effettivo   svolgimento dell'attività formativa e il suo adeguamento  costante  all'esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione. Al  tirocinante dovrà essere corrisposto un equo compenso  di  natura  indennitaria, commisurato al suo concreto apporto. Al fine di accelerare  l'accesso al mondo del lavoro,  la  durata  del  tirocinio  non  potrà  essere complessivamente superiore a tre anni  e  potrà  essere  svolto,  in presenza di una apposita convenzione quadro stipulata fra i  Consigli Nazionali e il Ministero dell'Istruzione, Università e  Ricerca,  in concomitanza al corso di studio per il conseguimento della laurea  di primo  livello  o  della  laurea  magistrale  o   specialistica.   Le disposizioni della presente lettera non si applicano alle professioni sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente;

d) il compenso spettante al professionista é pattuito per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale prendendo  come riferimento le tariffe professionali. É ammessa la  pattuizione  dei compensi anche in deroga alle tariffe. Il professionista  é  tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al  cliente il  livello  della  complessità  dell'incarico,  fornendo  tutte  le informazioni utili circa  gli  oneri  ipotizzabili  dal  momento  del conferimento alla  conclusione  dell'incarico.  In  caso  di  mancata determinazione consensuale del compenso, quando il committente é  un ente pubblico, in  caso  di  liquidazione  giudiziale  dei  compensi, ovvero  nei  casi  in  cui  la  prestazione  professionale  é   resa nell'interesse  dei  terzi  si  applicano  le  tariffe  professionali stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia;

e) a tutela del cliente, il professionista é  tenuto  a  stipulare idonea  assicurazione   per   i   rischi   derivanti   dall'esercizio dell'attività professionale. Il professionista deve rendere noti  al cliente, al momento dell'assunzione dell'incarico, gli estremi  della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il  relativo massimale. Le condizioni generali delle polizze assicurative  di  cui al presente comma possono essere  negoziate,  in  convenzione  con  i propri iscritti, dai Consigli Nazionali e  dagli  enti  previdenziali dei professionisti;

f) gli ordinamenti professionali dovranno  prevedere  l'istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli  aventi  funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l'istruzione  e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina. La carica di consigliere dell'Ordine  territoriale  o  di consigliere nazionale é  incompatibile  con  quella  di  membro  dei consigli di disciplina  nazionali  e  territoriali.  Le  disposizioni della presente lettera non si applicano  alle  professioni  sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente;

g) la pubblicità informativa, con ogni mezzo,  avente  ad  oggetto l'attività  professionale,   le   specializzazioni   ed   i   titoli professionali posseduti, la struttura  dello  studio  ed  i  compensi delle  prestazioni,  é  libera.  Le   informazioni   devono   essere trasparenti, veritiere,  corrette  e  non  devono  essere  equivoche, ingannevoli, denigratorie.

6. Fermo quanto previsto dal comma 5 per le professioni,  l'accesso alle attività economiche e il loro esercizio si basano sul principio di libertà di impresa.

7. Le disposizioni vigenti che  regolano  l'accesso  e  l'esercizio delle attività economiche devono garantire il principio di  libertà di impresa e di garanzia della concorrenza. Le disposizioni  relative all'introduzione di restrizioni  all'accesso  e  all'esercizio  delle attività  economiche  devono  essere  oggetto   di   interpretazione restrittiva, fermo in ogni caso quanto  previsto  al  comma  1  del presente articolo.

8.  Le  restrizioni  in  materia  di  accesso  ed  esercizio  delle attività economiche previste dall'ordinamento vigente sono  abrogate quattro mesi dopo l'entrata in vigore del presente decreto, fermo in ogni caso quanto  previsto  al  comma  1  del presente articolo.

9. Il termine «restrizione», ai sensi del comma 8, comprende:

a) la limitazione, in forza  di  una  disposizione  di  legge,  del numero di persone che  sono  titolate  ad  esercitare  una  attività economica in tutto il territorio dello Stato  o  in  una  certa  area geografica attraverso la  concessione  di  licenze  o  autorizzazioni amministrative  per  l'esercizio,   senza   che   tale   numero   sia determinato,  direttamente  o   indirettamente   sulla   base   della popolazione o di altri criteri di fabbisogno;

b) l'attribuzione di licenze o autorizzazioni all'esercizio di  una attività economica solo dove ce ne sia bisogno  secondo  l'autorità amministrativa; si considera che questo avvenga quando  l'offerta  di servizi da parte di persone che hanno già licenze  o  autorizzazioni per l'esercizio di una attività economica non soddisfa la domanda da parte di tutta la  società  con  riferimento  all'intero  territorio nazionale o ad una certa area geografica;

c) il divieto di esercizio di una attività economica al  di  fuori di una certa area geografica  e  l'abilitazione  a  esercitarla  solo all'interno di una determinata area;

d) l'imposizione di distanze minime  tra  le  localizzazioni  delle sedi deputate all'esercizio di una attività economica;

e) il divieto di esercizio di una attività economica in più  sedi oppure in una o più aree geografiche;

f) la limitazione dell'esercizio  di  una  attività  economica  ad alcune categorie o divieto, nei confronti  di  alcune  categorie,  di commercializzazione di taluni prodotti;

g)  la  limitazione  dell'esercizio  di  una  attività   economica attraverso l'indicazione tassativa della  forma  giuridica  richiesta all'operatore;

h) l'imposizione di prezzi minimi o commissioni per la fornitura di beni o servizi, indipendentemente  dalla  determinazione,  diretta  o indiretta, mediante l'applicazione di un coefficiente di  profitto  o di altro calcolo su base percentuale;

i)  l'obbligo  di  fornitura  di  specifici  servizi  complementari all'attività svolta.

10.  Le  restrizioni  diverse  da  quelle  elencate  nel  comma   9 precedente possono essere revocate  con  regolamento  da  emanare  ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.  400, emanato su  proposta  del  Ministro  competente  entro  quattro  mesi dall'entrata in vigore del presente decreto,  fermo  in  ogni  caso quanto previsto al comma 1 del presente articolo.

11. Singole attività economiche possono essere escluse, in tutto o in parte, dall'abrogazione delle restrizioni disposta  ai  sensi  del comma  8;  in  tal  caso,  la  suddetta  esclusione,  riferita   alle limitazioni previste dal comma 9, può essere concessa,  con  decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta  del  Ministro competente di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Autorità garante  della  concorrenza  e  del  mercato, entro quattro mesi dalla data di entrata in  vigore  della  legge  di conversione del presente decreto, qualora:

a) la limitazione sia funzionale a ragioni di interesse pubblico, tra cui in particolare  quelle  connesse  alla  tutela  della  salute umana;

b) la restrizione rappresenti un mezzo  idoneo,  indispensabile  e, dal  punto  di  vista  del  grado  di  interferenza  nella   libertà economica, ragionevolmente proporzionato all'interesse  pubblico  cui é destinata;

c) la restrizione  non  introduca  una  discriminazione  diretta  o indiretta basata sulla nazionalità o, nel caso  di  società,  sulla sede legale dell'impresa.

11-bis . In conformità alla direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006,  sono  invece  esclusi dall'abrogazione delle restrizioni disposta ai sensi del  comma  8  i servizi di taxi e  noleggio  con  conducente  non  di  linea,  svolti esclusivamente con veicoli categoria M1, di cui  all'articolo  6  del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.

12. All'articolo 307, comma 10, del decreto legislativo 15  marzo 2010, n. 66, recante il codice dell'ordinamento militare, la  lettera d) é sostituita dalla seguente: «d) i proventi monetari derivanti dalle  procedure  di  cui  alla lettera a) sono determinati con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, tenuto  anche conto dei saldi strutturali  di  finanza  pubblica,  e  sono  versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere  destinati,  mediante riassegnazione  anche  in  deroga   ai   limiti   previsti   per   le riassegnazioni,  con  decreto  del  Ministro  dell'economia  e  delle finanze, fino al 31 dicembre  2013,  agli  stati  di  previsione  del Ministero dell'economia e delle finanze, per una quota corrispondente al 55 per cento, da assegnare al fondo  ammortamento  dei  titoli  di Stato, e del Ministero della difesa, per una quota corrispondente  al 35  per  cento,  nonché  agli  enti  territoriali  interessati  alle valorizzazioni, per la rimanente quota del 10  per  cento.  Le  somme riassegnate al Ministero della difesa sono finalizzate esclusivamente a spese di investimento. É  in  ogni  caso  precluso  l'utilizzo  di questa somma per la copertura di oneri di  parte  corrente.  Ai  fini della  valorizzazione  dei  medesimi  beni,  le  cui  procedure  sono concluse entro il termine perentorio di centottanta giorni  dal  loro avvio, si applicano le disposizioni  di  cui  all'articolo  4,  comma 4-decies, del decreto-legge 25 gennaio 2010,  n.  2,  convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  26  marzo  2010,  n.  42,   ovvero all'articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e  la determinazione finale delle conferenze di servizio o  il  decreto  di approvazione degli accordi di programma, comportanti variazione degli strumenti urbanistici, sono deliberati dal consiglio  comunale  entro trenta giorni, decorsi i quali i due citati provvedimenti, in caso di mancata deliberazione, si intendono comunque ratificati. Il  medesimo termine perentorio e  il  meccanismo  del  silenzio  assenso  per  la ratifica delle determinazioni finali delle conferenze di  servizi  si applicano  alle  procedure  di  valorizzazione  di  cui  all'articol 314».

12-bis. All'articolo 8-bis del decreto-legge 13 maggio  2011,  n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge  12  luglio  2011,  n. 106, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 1, le parole: «In  caso  di»  sono  sostituite  dalle seguenti: «Entro dieci giorni dalla» e  le  parole  da:  «cancellate» fino  a:  «avvenuto  pagamento»  sono  sostituite   dalle   seguenti: «integrate dalla comunicazione dell'avvenuto pagamento. La  richiesta da parte dell'istituto di credito deve pervenire immediatamente  dopo l'avvenuto pagamento»;

b) al comma 2, dopo le parole: «già registrate» sono inserite le seguenti: «e  regolarizzate»  e  le  parole  da:  «estinte»  fino  a: «presente  decreto»  sono  sostituite  dalle  seguenti:   «aggiornate secondo le medesime modalità di cui al comma precedente».

 

Titolo II
 
LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI ED ALTRE MISURE PER FAVORIRE LO  SVILUPPO
 
Art. 4

Adeguamento  della  disciplina  dei  servizi   pubblici   locali   al referendum popolare e alla normativa dall'Unione europea

 

1. Gli enti locali, nel rispetto dei principi  di  concorrenza,  di libertà  di  stabilimento  e  di  libera  prestazione  dei  servizi, verificano la realizzabilità  di  una  gestione  concorrenziale  dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, di  seguito  «servizi pubblici  locali»,  liberalizzando  tutte  le  attività   economiche compatibilmente   con   le   caratteristiche   di   universalità   e accessibilità  del  servizio  e   limitando,   negli   altri   casi, l'attribuzione di diritti di esclusiva alle ipotesi in cui,  in  base ad una analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai  bisogni  della comunità.

2. All'esito della verifica di cui al comma 1 l'ente adotta una delibera quadro che illustra l'istruttoria compiuta ed evidenzia, per i  settori  sottratti  alla  liberalizzazione,  le  ragioni   della decisione e i  benefici  per  la  comunità  locale  derivanti  dal mantenimento di un regime di esclusiva del servizio.

3. Alla delibera di  cui  al  comma  precedente  é  data  adeguata pubblicità; essa é inviata all'Autorità garante della  concorrenza e del mercato ai fini della relazione al Parlamento di cui alla legge 10 ottobre 1990, n. 287.

4. La verifica di cui al comma 1 é effettuata  entro  dodici  mesi dall'entrata in vigore del  presente  decreto  e  poi  periodicamente secondo i rispettivi ordinamenti degli enti locali; essa é  comunque effettuata prima di procedere al  conferimento  e  al  rinnovo  della gestione dei servizi.

5. Gli enti locali, per  assicurare  agli  utenti  l'erogazione  di servizi pubblici che abbiano ad  oggetto  la  produzione  di  beni  e attività rivolte  a  realizzare  fini  sociali  e  a  promuovere  lo sviluppo economico  e  civile  delle  comunità  locali,  definiscono preliminarmente, ove necessario, gli obblighi di  servizio  pubblico,

prevedendo  le  eventuali  compensazioni  economiche   alle   aziende esercenti i servizi stessi,  tenendo  conto  dei  proventi  derivanti dalle tariffe e nei limiti della disponibilità di bilancio destinata allo scopo.

6.  All'attribuzione  di  diritti  di   esclusiva   ad   un'impresa incaricata  della  gestione  di  servizi  pubblici  locali   consegue l'applicazione di quanto disposto  dall'articolo  9  della  legge  10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.

7. I soggetti gestori di servizi pubblici locali, qualora intendano svolgere attività in mercati diversi da quelli in cui sono  titolari di diritti di  esclusiva,  sono  soggetti  alla  disciplina  prevista dall'articolo 8, commi 2-bis e 2-quater  ,  della  legge  10  ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.

8. Nel caso in cui l'ente locale, a seguito della verifica  di  cui al  comma  l,  intende  procedere  all'attribuzione  di  diritti   di esclusiva, il conferimento della gestione di servizi pubblici  locali avviene in favore di imprenditori o di società  in  qualunque  forma costituite individuati mediante  procedure  competitive  ad  evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del  Trattato  sul  funzionamento dell'Unione europea e dei principi  generali  relativi  ai  contratti pubblici  e,  in   particolare,   dei   principi   di   economicità, imparzialità,     trasparenza,     adeguata     pubblicità,     non discriminazione,  parità  di  trattamento,  mutuo  riconoscimento  e proporzionalità. Le medesime procedure  sono  indette  nel  rispetto

degli  standard  qualitativi,  quantitativi,  ambientali,   di   equa distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti dalla legge, ove esistente, dalla competente autorità di settore o,  in  mancanza  di essa, dagli enti affidanti.

9. Le società a capitale interamente pubblico possono  partecipare alle procedure competitive ad evidenza pubblica, sempre  che  non  vi siano specifici divieti previsti dalla legge.

10. Le imprese estere, non appartenenti a Stati membri  dell'Unione europea,  possono  essere  ammesse  alle  procedure  competitive   ad evidenza pubblica per l'affidamento  di  servizi  pubblici  locali  a condizione che documentino la possibilità per le imprese italiane di partecipare  alle  gare  indette  negli  Stati  di  provenienza   per l'affidamento di omologhi servizi.

11. Al fine di promuovere e proteggere l'assetto concorrenziale dei mercati interessati, il bando di gara o la lettera di invito relative alle procedure di cui ai commi 8, 9, 10:

a) esclude che la disponibilità a  qualunque  titolo  delle  reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali non duplicabili a costi socialmente sostenibili ed essenziali per  l'effettuazione  del servizio possa costituire elemento discriminante per  la  valutazione delle offerte dei concorrenti;

b) assicura che i requisiti tecnici ed economici di  partecipazione alla gara siano proporzionati alle caratteristiche e  al  valore  del servizio e che la definizione dell'oggetto della gara  garantisca  la più ampia partecipazione e il conseguimento di eventuali economie di scala e di gamma;

c) indica, ferme restando  le  discipline  di  settore,  la  durata dell'affidamento commisurata alla consistenza degli  investimenti  in immobilizzazioni materiali previsti nei capitolati di gara  a  carico del soggetto gestore. In ogni caso  la  durata  dell'affidamento  non può  essere  superiore  al  periodo  di  ammortamento  dei  suddetti investimenti;

d) può prevedere  l'esclusione  di  forme  di  aggregazione  o  di collaborazione tra soggetti che possiedono singolarmente i  requisiti tecnici  ed  economici  di  partecipazione  alla  gara,  qualora,  in relazione alla prestazione oggetto del servizio, l'aggregazione o  la collaborazione  sia  idonea  a  produrre  effetti  restrittivi  della concorrenza sulla base di un'oggettiva e motivata analisi  che  tenga conto di struttura, dimensione e numero degli operatori  del  mercato di riferimento;

e) prevede che la valutazione delle offerte sia effettuata  da  una commissione nominata  dall'ente  affidante  e  composta  da  soggetti esperti nella specifica materia;

f) indica i criteri e le modalità per  l'individuazione  dei  beni di cui al  comma  29,  e  per  la  determinazione  dell'eventuale importo spettante al  gestore  al  momento  della  scadenza  o  della cessazione anticipata della gestione ai sensi del comma 30;

g) prevede l'adozione di carte dei servizi  al  fine  di  garantire trasparenza informativa e qualità del servizio.

12. Fermo restando quanto previsto ai commi 8, 9, 10 e 11, nel caso di procedure aventi ad oggetto,  al  tempo  stesso,  la  qualità  di socio,  al  quale  deve  essere  conferita  una  partecipazione   non inferiore al 40 per cento,  e  l'attribuzione  di  specifici  compiti operativi connessi alla gestione del servizio, il bando di gara o  la lettera di invito assicura che:

a) i criteri di valutazione delle  offerte  basati  su  qualità  e corrispettivo del servizio prevalgano di norma su quelli riferiti  al prezzo delle quote societarie;

b) il  socio  privato  selezionato  svolga  gli  specifici  compiti operativi connessi alla gestione del servizio per l'intera durata del servizio stesso e che, ove ciò non si  verifica,  si  proceda  a  un nuovo affidamento;

c) siano previsti criteri e modalità  di  liquidazione  del  socio privato alla cessazione della gestione.

13. In deroga a quanto previsto dai commi 8, 9, 10, 11 e 12  se  il valore economico del servizio  oggetto  dell'affidamento  é  pari  o inferiore alla somma complessiva di 900.000 euro annui, l'affidamento può avvenire a favore di società a  capitale  interamente  pubblico che abbia i  requisiti  richiesti  dall'ordinamento  europeo  per  la gestione cosiddetta «in house».

14. Le società cosiddette «in  house»  affidatarie  dirette  della gestione di servizi pubblici locali sono  assoggettate  al  patto  di stabilità interno secondo le modalità definite, con il concerto del Ministro per le riforme per il federalismo,  in  sede  di  attuazione dell'articolo 18, comma 2-bis del decreto-legge 25  giugno  2008,  n. 112, convertito con  legge  6  agosto  2008,  n.  133,  e  successive modificazioni. Gli enti locali vigilano sull'osservanza, da parte dei soggetti indicati al periodo precedente al cui capitale  partecipano, dei vincoli derivanti dal patto di stabilità interno.

15.  Le  società  cosiddette  «in   house»   e   le   società   a partecipazione mista  pubblica  e  privata,  affidatarie  di  servizi pubblici locali, applicano, per l'acquisto  di  beni  e  servizi,  le disposizioni di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163,  e successive modificazioni.

16. L'articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, limitatamente alla  gestione  del servizio per il quale le società di cui al comma 1, lettera  c), del  medesimo  articolo  sono  state  specificamente  costituite,  si applica se la scelta del socio privato é avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica le  quali  abbiano  ad  oggetto,  al tempo stesso, la qualità di  socio  e  l'attribuzione  di  specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio. Restano  ferme le altre condizioni stabilite dall'articolo 32, comma 3, numeri 2)  e 3), del decreto legislativo 12 aprile  2006,  n.  163,  e  successive modificazioni.

17.  Fermo  restando  quanto  previsto  dall'articolo   18,   comma 2-bis, primo e secondo periodo, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008,  n. 133,  e  successive  modificazioni,  le  società  a   partecipazione pubblica che gestiscono servizi pubblici locali adottano, con  propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del  personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto  dei  principi  di cui al comma 3 dell'articolo 35  del  decreto  legislativo  30  marzo 2001, n. 165. Fino all'adozione dei predetti provvedimenti, é  fatto divieto di procedere al reclutamento di personale ovvero di conferire incarichi. Il presente comma non si applica alle società quotate  in mercati regolamentati.

18. In caso di affidamento  della  gestione  dei  servizi  pubblici locali a società cosiddette «in house» e in tutti i casi in  cui  il capitale sociale del soggetto gestore é partecipato dall'ente locale affidante, la verifica del rispetto del contratto di servizio nonché ogni eventuale aggiornamento e modifica dello stesso sono sottoposti, secondo modalità  definite  dallo  statuto  dell'ente  locale,  alla vigilanza dell'organo  di  revisione  di  cui  agli  articoli  234  e seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni.  Restano  ferme  le   disposizioni   contenute   nelle discipline di settore vigenti alla data  di  entrata  in  vigore  del presente decreto.

19. Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o dei servizi dell'ente  locale,  nonché  degli  altri  organismi  che espletano  funzioni  di  stazione  appaltante,  di  regolazione,   di indirizzo e di controllo di  servizi  pubblici  locali,  non  possono svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte dei medesimi soggetti. Il divieto si applica anche nel caso in cui le dette  funzioni  sono  state  svolte  nei  tre  anni  precedenti   il conferimento dell'incarico inerente la gestione dei servizi  pubblici locali. Alle società quotate nei mercati regolamentati si applica la disciplina definita dagli organismi di controllo competenti.

20. Il divieto di cui al comma 19 opera  anche  nei  confronti  del coniuge, dei parenti  e  degli  affini  entro  il  quarto  grado  dei soggetti indicati allo stesso comma, nonché nei confronti di  coloro che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente,  a  qualsiasi titolo attività di consulenza o collaborazione in favore degli  enti locali o dei soggetti che hanno affidato  la  gestione  del  servizio pubblico locale.

21.  Non  possono  essere  nominati  amministratori   di   società partecipate da enti locali coloro che nei tre  anni  precedenti  alla nomina  hanno  ricoperto  la  carica  di   amministratore,   di   cui all'articolo 77 del decreto legislativo 18 agosto  2000,  n.  267,  e successive modificazioni, negli enti locali che  detengono  quote  di partecipazione al capitale della stessa società.

22. I componenti della commissione di gara per l'affidamento  della gestione di servizi  pubblici  locali  non  devono  aver  svolto  né svolgere alcun'altra funzione o  incarico  tecnico  o  amministrativo relativamente alla gestione del servizio di cui si tratta.

23. Coloro che hanno rivestito, nel biennio precedente,  la  carica di amministratore locale, di cui al  comma  21,  non  possono  essere nominati componenti della commissione di gara relativamente a servizi pubblici locali da affidare da parte del medesimo ente locale.

24. Sono esclusi da successivi incarichi di commissario coloro che, in qualità di componenti di commissioni di gara,  abbiano  concorso, con dolo o colpa grave accertati in sede giurisdizionale con sentenza non sospesa, all'approvazione di atti dichiarati illegittimi.

25. Si applicano ai componenti delle commissioni di gara  le  cause di astensione previste  dall'articolo  51  del  codice  di  procedura civile.

26. Nell'ipotesi in cui alla gara concorre una società partecipata dall'ente locale che la indice, i  componenti  della  commissione  di gara non possono essere né dipendenti né  amministratori  dell'ente locale stesso.

27. Le incompatibilità e i divieti di cui ai commi dal 19 al 26 si applicano alle nomine e agli incarichi da  conferire  successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

28. Ferma restando la  proprietà  pubblica  delle  reti,  la  loro gestione può essere affidata a soggetti privati.

29. Alla scadenza della gestione del servizio pubblico locale o  in caso di sua cessazione anticipata,  il  precedente  gestore  cede  al gestore  subentrante  i  beni  strumentali  e  le   loro   pertinenze necessari, in quanto non duplicabili a costi socialmente sostenibili, per la prosecuzione del servizio,  come  individuati,  ai  sensi  del comma 11, lettera f), dall'ente affidante, a  titolo  gratuito  e liberi da pesi e gravami.

30. Se, al momento della cessazione della gestione, i beni di cui al comma 29 non sono stati  interamente  ammortizzati,  il  gestore subentrante corrisponde al precedente  gestore  un  importo  pari  al valore contabile originario non  ancora  ammortizzato,  al  netto  di eventuali contributi pubblici direttamente riferibili ai beni stessi.

Restano ferme le disposizioni contenute nelle discipline di  settore, anche regionali, vigenti alla data di entrata in vigore del  presente decreto, nonché restano salvi eventuali diversi accordi tra le parti stipulati prima dell'entrata in vigore del presente decreto.

31. L'importo di cui al comma 30 é  indicato  nel  bando  o  nella lettera di invito  relativi  alla  gara  indetta  per  il  successivo affidamento del servizio pubblico locale a seguito della  scadenza  o della cessazione anticipata della gestione.

32. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 14, comma 32,  del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, come modificato dall'articolo  1, comma 117, della  legge  13  dicembre  2010,  n.  220,  e  successive modificazioni, il regime transitorio degli affidamenti non conformi a quanto stabilito dal presente decreto é il seguente:

a) gli  affidamenti  diretti  relativi  a  servizi  il  cui  valore economico sia superiore alla somma di cui al comma  13,  nonché  gli affidamenti diretti che non rientrano nei casi di cui alle successive lettere da b) a d) cessano, improrogabilmente e senza  necessità  di apposita deliberazione dell'ente affidante, alla data  del  31  marzo 2012;

b) le gestioni affidate direttamente a  società  a  partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui al comma 8, le quali non abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualità  di  socio  e  l'attribuzione  dei  compiti operativi   connessi   alla   gestione   del    servizio,    cessano, improrogabilmente  e  senza  necessità  di  apposita   deliberazione dell'ente affidante, alla data del 30 giugno 2012;

c) le gestioni affidate direttamente a  società  a  partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui al comma 8, le quali abbiano  avuto  ad  oggetto,  al tempo stesso, la qualità  di  socio  e  l'attribuzione  dei  compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano alla  scadenza prevista nel contratto di servizio;

d) gli affidamenti diretti assentiti alla data del 10 ottobre  2003 a società a partecipazione pubblica già quotate  in  borsa  a  tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell'articolo  2359  del codice civile,  cessano  alla  scadenza  prevista  nel  contratto  di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad  evidenza  pubblica  ovvero forme  di  collocamento  privato  presso  investitori  qualificati  e operatori industriali, ad una quota non superiore  al  40  per  cento entro il 30 giugno 2013 e non superiore al 30 per cento entro  il  31 dicembre 2015;  ove  siffatte  condizioni  non  si  verifichino,  gli affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante, rispettivamente, alla data del  30 giugno 2013 o del 31 dicembre 2015.

33. Le società, le loro controllate, controllanti e controllate da una medesima controllante, anche  non  appartenenti  a  Stati  membri dell'Unione europea, che, in Italia o all'estero, gestiscono di fatto o per disposizioni di legge, di atto amministrativo o  per  contratto servizi pubblici locali in virtù  di  affidamento  diretto,  di  una procedura non ad evidenza pubblica ovvero  ai  sensi  del  comma  12, nonché i soggetti cui é affidata  la  gestione  delle  reti,  degli impianti e delle altre  dotazioni  patrimoniali  degli  enti  locali, qualora  separata  dall'attività  di  erogazione  dei  servizi,  non possono acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero  in  ambiti territoriali diversi, né svolgere servizi o attività per altri enti pubblici o privati, né direttamente, né tramite loro controllanti o altre società che siano  da  essi  controllate  o  partecipate,  né partecipando a gare. Il divieto di cui al  primo  periodo  opera  per tutta la durata della gestione e non si applica alle società quotate in mercati regolamentati e alle società  da  queste  direttamente  o indirettamente controllate ai sensi  dell'articolo  2359  del  codice civile, nonché al  socio  selezionato  ai  sensi  del  comma  12.  I soggetti  affidatari  diretti  di  servizi  pubblici  locali  possono comunque concorrere su tutto il territorio nazionale alla prima  gara successiva alla cessazione del servizio,  svolta  mediante  procedura competitiva ad evidenza pubblica, avente ad oggetto i servizi da essi forniti.

34.  Sono  esclusi  dall'applicazione  del  presente  articolo   il servizio idrico integrato, ad  eccezione  di  quanto  previsto  dai commi da 19 a 27, il servizio di distribuzione di gas naturale,  di cui al decreto legislativo 23 maggio 2000, n.  164,  il  servizio  di distribuzione di energia elettrica, di cui al decreto legislativo  16 marzo 1999, n. 79 e alla legge 23 agosto 2004, n. 239, il servizio di trasporto ferroviario regionale, di cui  al  decreto  legislativo  19 novembre 1997, n. 422, nonché la gestione delle  farmacie  comunali, di  cui  alla  legge  2   aprile   1968,   n.   475.   É   escluso dall'applicazione dei commi 19, 21 e 27 del presente articolo  quanto disposto dall'articolo 2, comma 42,  del  decreto-legge  29  dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26  febbraio 2011, n. 10.

35.  Restano  salve  le  procedure  di  affidamento  già   avviate all'entrata in vigore del presente decreto.

 

Titolo II
 
LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI ED ALTRE MISURE PER FAVORIRE LO
 SVILUPPO
 
Art. 5

Norme in materia di società municipalizzate

 

1.  Una  quota  del  Fondo  infrastrutture  di   cui   all'articolo 6-quinquies del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,  nei  limiti  delle disponibilità in base alla legislazione vigente e  comunque  fino  a 250 milioni di euro per l'anno 2013 e 250 milioni di euro per  l'anno 2014, é destinata, con decreto del Ministro delle  infrastrutture  e dei trasporti di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle finanze,  ad  investimenti  infrastrutturali  effettuati  dagli  enti territoriali che procedano, rispettivamente,  entro  il  31  dicembre 2012 ed entro il 31 dicembre 2013, alla dismissione di partecipazioni in società esercenti servizi pubblici locali di rilevanza economica, diversi dal servizio idrico.  L'effettuazione  delle  dismissioni  è comunicata ai predetti Dicasteri. Le spese effettuate a valere  sulla predetta quota sono escluse  dai  vincoli  del  patto  di  stabilità interno. La quota assegnata a  ciascun  ente  territoriale  non  può essere superiore ai proventi della dismissione effettuata.  La  quota non assegnata agli enti  territoriali  é  destinata  alle  finalità previste dal citato articolo 6-quinquies.

1-bis.  Per  il  ripristino  e  la  messa  in   sicurezza   delle infrastrutture colpite dagli eventi calamitosi  nei  territori  della regione Basilicata nel periodo dal 18 febbraio al 1º marzo 2011,  per i quali é stato  dichiarato  lo  stato  di  emergenza  con  apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 marzo  2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  66  del  22  marzo  2011,  è autorizzata la spesa di  7  milioni  di  euro  per  l'anno  2011.  Al relativo onere si provvede mediante riduzione dell'autorizzazione  di spesa di cui all'articolo 32, comma 8,  del  decreto-legge  6  luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  15  luglio 2011,  n.  111.  Il  Ministro  dell'economia  e  delle   finanze   è autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.

1-ter. Le disponibilità derivanti da  specifiche  autorizzazioni legislative di spesa iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'interno, e relative al  potenziamento  di  infrastrutture,  sono versate in Tesoreria entro trenta giorni  dalla  richiesta  dell'ente interessato.  L'ente  destinatario  del  finanziamento  é  tenuto  a rendicontare le modalità di utilizzo delle risorse.

 

Titolo II

LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI ED ALTRE MISURE PER FAVORIRE LO SVILUPPO
 

Art. 5-bis

Sviluppo delle regioni dell'obiettivo convergenza e realizzazione del Piano Sud

 

1. Al fine di garantire l'efficacia delle misure finanziarie per lo sviluppo delle  regioni  dell'obiettivo  convergenza  e  l'attuazione delle  finalità  del  Piano  per  il  Sud,  a  decorrere   dall'anno finanziario in corso alla data di entrata in vigore  della  legge  di conversione del presente decreto, la spesa in termini di competenza e di cassa effettuata annualmente da ciascuna delle predette regioni  a valere sulle risorse del fondo per lo sviluppo e la coesione  di  cui all'articolo 4 del decreto legislativo 31 maggio  2011,  n.  88,  sui cofinanziamenti  nazionali   dei   fondi   comunitari   a   finalità strutturale, nonché sulle risorse individuate  ai  sensi  di  quanto previsto dall'articolo 6-sexies del decreto-legge 25 giugno 2008,  n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6  agosto  2008,  n. 133, può eccedere i limiti di cui all'articolo 1, commi 126  e  127, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, nel rispetto,  comunque,  delle condizioni e dei limiti finanziari stabiliti ai sensi del comma 2 del presente articolo.

2. Al fine di salvaguardare gli equilibri  di  finanza  pubblica, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze,  di  concerto con il Ministro per i rapporti con  le  regioni  e  per  la  coesione territoriale e di intesa con la Conferenza permanente per i  rapporti tra lo Stato, le regioni e  le  province  autonome  di  Trento  e  di Bolzano da  adottare  entro  il  30  settembre  di  ogni  anno,  sono stabiliti i limiti finanziari per l'attuazione del comma  1,  nonché le modalità di attribuzione allo Stato ed alle restanti regioni  dei relativi maggiori oneri, garantendo in  ogni  caso  il  rispetto  dei tetti complessivi, fissati dalla legge per il concorso dello Stato  e delle predette regioni alla realizzazione degli obiettivi di  finanza pubblica per l'anno di riferimento.

 

Art. 6

 

Liberalizzazione in materia di  segnalazione  certificata  di  inizio attività, denuncia e dichiarazione di inizio attività.  Ulteriori semplificazioni

 

1. All'articolo  19,  della  legge  7  agosto  1990,  n.  241  sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 4, dopo le parole «primo  periodo  del  comma  3»  sono inserite le seguenti: «ovvero di cui al comma 6-bis»;

b) al comma 6-bis, secondo periodo, dopo le  parole:  «disposizioni di cui», sono inserite le seguenti: «al comma 4 e»;

c) é aggiunto, in fine, il seguente comma: «6-ter.  La  segnalazione  certificata  di  inizio  attività,   la denuncia e la dichiarazione di  inizio  attività  non  costituiscono provvedimenti  taciti  direttamente  impugnabili.   Gli   interessati possono   sollecitare   l'esercizio   delle    verifiche    spettanti all'amministrazione    e,    in    caso    di inerzia,    esperire ((esclusivamente)) l'azione di cui all'articolo 31, commi 1,  2  e  3 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104».

2. Al fine di  garantire  un  adeguato  periodo  transitorio  per consentire la progressiva entrata  in  operatività  del  Sistema  di controllo  della  tracciabilità  dei   rifiuti   (SISTRI),   nonché l'efficacia del funzionamento delle tecnologie connesse al SISTRI, il Ministero dell'ambiente e della tutela del  territorio  e  del  mare, attraverso il concessionario SISTRI, assicura, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente  decreto e sino al 15 dicembre 2011,  la  verifica  tecnica  delle  componenti software e hardware, anche ai fini dell'eventuale implementazione  di tecnologie di utilizzo più semplice rispetto  a  quelle  attualmente previste, organizzando, in  collaborazione  con  le  associazioni  di categoria maggiormente rappresentative,  test  di  funzionamento  con l'obiettivo   della   più   ampia   partecipazione   degli   utenti.

Conseguentemente, fermo quanto previsto  dall'articolo  6,  comma  2, lettera f))-octies((), del  decreto-legge  13  maggio  2011,  n.  70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio  2011,  n.  106, per i soggetti di cui  all'articolo  1,  comma  5,  del  decreto  del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e  del  mare  26 maggio 2011, pubblicato nella ))Gazzetta Ufficiale(( n.  124  del  30 maggio 2011, per  gli  altri  soggetti  di  cui  all'articolo  1  del predetto decreto  del  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare 26  maggio  2011,  il  termine  di  entrata  in operatività del SISTRI é il 9 febbraio 2012. Dall'attuazione  della presente disposizione non devono derivare nuovi o  maggiori  oneri  a carico della finanza pubblica.

3. Con decreto del Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio  e  del  mare,  di  concerto  con  il  Ministro   per   la semplificazione normativa, sentite le  categorie  interessate,  entro novanta giorni dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  legge  di conversione  del  presente  decreto,  sono   individuate   specifiche tipologie di rifiuti, alle quali, in considerazione della quantità e dell'assenza di specifiche caratteristiche di criticità  ambientale, sono applicate, ai fini del  SISTRI,  le  procedure  previste  per  i rifiuti speciali non pericolosi.

3-bis.  Gli  operatori  che  producono   esclusivamente   rifiuti soggetti a ritiro  obbligatorio  da  parte  di  sistemi  di  gestione regolati per legge  possono  delegare  la  realizzazione  dei  propri adempimenti relativi al SISTRI ai consorzi di  recupero,  secondo  le modalità già previste per le associazioni di categoria.

4. (Soppresso).

5. All'articolo 81 del decreto legislativo 7  marzo  2005,  n.  82, dopo il comma 2 é aggiunto il seguente:   «2-bis.  Al  fine  di  dare  attuazione   a   quanto   disposto dall'articolo 5, DigitPA, mette a disposizione, attraverso il Sistema pubblico  di   connettività,   una   piattaforma   tecnologica   per l'interconnessione   e   l'interoperabilità   tra    le    pubbliche amministrazioni e i prestatori di servizi di pagamento abilitati,  al fine di assicurare, attraverso strumenti condivisi di  riconoscimento unificati,   l'autenticazione   certa   dei   soggetti    interessati all'operazione in tutta la gestione del processo di pagamento.».

6. Le pubbliche amministrazioni possono  utilizzare,  entro  il  31 dicembre 2013, la infrastruttura  prevista  dall'articolo  81,  comma 2-bis, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, anche al fine di consentire la  realizzazione  e  la  messa  a  disposizione  della posizione debitori a dei cittadini nei confronti dello Stato.

6-bis . Al fine di semplificare l'attività amministrativa  e  di evitare l'insorgere  di  ulteriore  contenzioso,  nei  confronti  dei soggetti che hanno beneficiato delle erogazioni di  cui  all'articolo 1, commi 331, 332 e 333, della legge 23 dicembre  2005,  n.  266,  in assenza della condizione reddituale stabilita dal citato  comma  333, non si applicano le conseguenti sanzioni penali e  amministrative  se essi restituiscono le somme  indebitamente  percepite  entro  novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente   decreto.   I   procedimenti   penali   ed  amministrativi eventualmente avviati sono sospesi sino alla  scadenza  del  predetto termine e si estinguono a seguito dell'avvenuta restituzione.

6-ter. Per una efficace e immediata attuazione di quanto previsto in  tema  di  razionalizzazione  della  spesa  delle  amministrazioni pubbliche al comma 1 dell'articolo  12  del  decreto-legge  6  luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  15  luglio 2011, n. 111, l'Agenzia del demanio procederà, con priorità in aree a più elevato disagio occupazionale e produttivo, ad  operazioni  di permuta, senza oneri a carico  del  bilancio  dello  Stato,  di  beni appartenenti allo Stato, con esclusione  di  tutti  i  beni  comunque trasferibili agli enti pubblici territoriali  ai  sensi  del  decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85,  fermo  restando  quanto  previsto dall'articolo 2, comma 196-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, con immobili adeguati all'uso  governativo,  al  fine  di  rilasciare immobili di terzi attualmente condotti  in  locazione  passiva  dalla pubblica  amministrazione  ovvero  appartenenti  al  demanio   e   al patrimonio dello Stato ritenuti inadeguati. Le amministrazioni  dello Stato  comunicano  all'Agenzia  del  demanio  l'ammontare  dei  fondi statali già stanziati e non impegnati al fine della realizzazione di nuovi immobili per valutare la possibilità di recupero di spesa  per effetto di operazioni  di  permuta,  ovvero  gli  immobili  di  nuova realizzazione da destinare ad uso governativo.

 

       

Art. 6-bis

Accesso ai sistemi informativi

 

1. Ai sistemi informativi di cui all'articolo 117 del codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, possono avere accesso, anche per le finalità ivi previste, i soggetti  che  partecipano  al sistema di prevenzione di cui al comma  5  dell'articolo  30-ter  del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, fatta salva  la  facoltà di istituire e partecipare ai sistemi di  cui  all'articolo  119  del decreto legislativo 30  giugno  2003,  n.  196.  Dall'attuazione  del periodo precedente non devono  derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  a carico della finanza pubblica.

 

Art. 6-ter

Fondo di rotazione per la progettualità

 

1.  Le  risorse  disponibili  sul  Fondo  di   rotazione   di   cui all'articolo 1, comma 54, della legge 28 dicembre 1995, n. 549,  sono destinate prioritariamente alla progettazione delle  opere,  inserite nei piani triennali degli enti locali approvati alla data di  entrata in vigore della legge di  conversione  del  presente  decreto  e  che ricadono su terreni demaniali o già di proprietà  dell'ente  locale interessato, aventi già destinazione urbanistica conforme  all'opera o alle opere che si intendono realizzare. Resta fermo quanto disposto dall'articolo 1, commi da 55 a 57, della legge n. 549 del 1995.

2. Gli enti locali interessati alla utilizzazione delle risorse del Fondo di cui al comma 1 presentano entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente  decreto  e con le modalità definite con deliberazione della  Cassa  depositi  e prestiti Spa, la richiesta di  accesso  al  finanziamento,  allegando alla stessa la descrizione dell'opera o  delle  opere  che  intendono realizzare, predisposta da un tecnico dell'ente locale medesimo.

3. Sulla base delle richieste di cui al comma 2, la Cassa  depositi e prestiti Spa provvede a formare una  graduatoria  nel  rispetto  di quanto previsto al comma 1.

 

Art. 7

 

Attuazione della disciplina di riduzione delle tariffe  elettriche  e  misure  di  perequazione  nei  settori  petrolifero,   dell'energia  elettrica e del gas

 

1. Al comma 16 dell'articolo 81 del decreto-legge 25  giugno  2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008,  n. 133, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'alinea, le parole: «superiore a 25 milioni  di  euro»,  sono sostituite dalle seguenti: «superiore a  10  milioni  di  euro  e  un reddito imponibile superiore a 1 milione di euro»;

b) la lettera c) é sostituita dalle seguenti: «c) produzione,  trasmissione  e  dispacciamento,  distribuzione  o commercializzazione  dell'energia  elettrica;  c-bis)   trasporto   o distribuzione del gas naturale»;

c) le parole da: «La medesima disposizione» fino a «o eolica»  sono soppresse.

2. In deroga all'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212,  le disposizioni di cui al comma 16 dell'articolo 81 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  6 agosto 2008, n.  133,  come  modificato  dal  comma  1  del  presente articolo, si applicano a decorrere dal periodo di imposta  successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010.

3. Per i tre periodi d'imposta successivi a quello in corso  al  31 dicembre  2010,  l'aliquota  dell'addizionale  di  cui  al  comma  16 dell'articolo  81  del  decreto-legge  25  giugno   2008,   n.   112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.  133,  e successive modificazioni, é aumentata di 4 punti percentuali.

4. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 3 non rilevano ai fini della determinazione dell'acconto di  imposta  dovuto  per  il  periodo  di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010.

5. A quanto previsto dai commi 1  e  3  del  presente  articolo  si applicano le disposizioni di cui al comma  18  dell'articolo  81  del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni, dalla legge 6  agosto  2008,  n.  133,  e  successive  modificazioni, relative al divieto di traslazione dell'onere sui prezzi al consumo.

6. Dall'attuazione del presente articolo derivano maggiori  entrate stimate non inferiori a 1.800 milioni di euro per l'anno 2012  e  900 milioni di euro per gli anni 2013 e 2014.

 

Art. 7-bis

Modifiche all'articolo 83-bis del decreto-legge n. 112 del 2008

 

1. All'articolo 83-bis del decreto-legge 25 giugno  2008,  n.  112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6  agosto  2008,  n.  133, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 4, secondo  periodo,  sono  aggiunte,  in  fine,  le seguenti parole:  «,  sono  sottoposti  al  parere  preventivo  della predetta Consulta generale e  pubblicati  con  decreto  del  Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ai fini della loro  entrata  in vigore»;

b) al comma 4-bis sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e ferma restando la possibilità di deroga con gli accordi  di  cui  al comma 4».

 

       

Titolo III

MISURE A SOSTEGNO DELL'OCCUPAZIONE
 
Art. 8

Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità

 

1.  I  contratti  collettivi  di  lavoro  sottoscritti  a   livello aziendale   o   territoriale   da   associazioni    dei    lavoratori comparativamente  più  rappresentative  sul  piano   nazionale   o territoriale ovvero dalle loro rappresentanze sindacali  operanti  in azienda  ai  sensi  della  normativa  di  legge   e   degli   accordi interconfederali vigenti, compreso l'accordo interconfederale del  28 giugno 2011, possono realizzare specifiche intese  con  efficacia nei confronti di tutti  i  lavoratori  interessati  a  condizione  di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario  relativo alle predette rappresentanze  sindacali, finalizzate  alla  maggiore occupazione, alla qualità dei contratti di lavoro, all'adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, alla  emersione  del  lavoro irregolare, agli incrementi di  competitività  e  di  salario,  alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli  investimenti  e all'avvio di nuove attività.

2. Le specifiche intese di cui al comma  1  possono  riguardare  la regolazione delle materie  inerenti  l'organizzazione  del  lavoro  e della produzione con riferimento:

a)  agli  impianti  audiovisivi  e  alla  introduzione   di   nuove tecnologie;

b)  alle  mansioni   del   lavoratore,   alla   classificazione   e inquadramento del personale;

c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto,  modulato o flessibile, al regime della solidarietà negli appalti e ai casi di ricorso alla somministrazione di lavoro;

d) alla disciplina dell'orario di lavoro;

e) alle modalità  di  assunzione  e  disciplina  del  rapporto  di lavoro,  comprese  le  collaborazioni  coordinate  e  continuative  a progetto e le partite IVA,  alla  trasformazione  e  conversione  dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso  dal  rapporto  di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio,  il licenziamento della lavoratrice in concomitanza  del  matrimonio,  il licenziamento della lavoratrice dall'inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro,  nonché  fino ad un anno di  età  del  bambino,  il  licenziamento  causato  dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino  da  parte  della  lavoratrice  o  del   lavoratore   ed   il licenziamento in caso di adozione o affidamento.

2-bis . Fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché  i vincoli derivanti dalle normative  comunitarie  e  dalle  convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche intese di  cui  al  comma  1 operano anche in deroga alle disposizioni di legge  che  disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle  relative  regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro.

3. Le disposizioni  contenute  in  contratti  collettivi  aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell'accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei  confronti di tutto il personale delle unità produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato  approvato  con  votazione  a maggioranza dei lavoratori.

3-bis . All'articolo 36,  comma  1,  del  decreto  legislativo  8 luglio 2003, n. 188, sono apportate le seguenti modifiche:

a)  all'alinea,  le  parole:  «e  la  normativa  regolamentare, compatibili con  la  legislazione  comunitaria,  ed  applicate»  sono sostituite dalle seguenti: «la normativa regolamentare ed i contratti collettivi nazionali di  settore,  compatibili  con  la  legislazione comunitaria, ed applicati»;

b) dopo la lettera b), é inserita la seguente: «b-bis )condizioni di lavoro del personale».

 

Art. 9

Collocamento obbligatorio e regime delle compensazioni

 

   

1. All'articolo 5 della legge 12 marzo 1999, n. 68, sono  apportate le seguenti modifiche:

a) il comma 8 é sostituito dal seguente: 

«8. Gli obblighi  di  cui  agli  articoli  3  e  18  devono  essere rispettati a livello nazionale. Ai fini del rispetto  degli  obblighi ivi previsti, i datori di lavoro privati che  occupano  personale  in diverse unità produttive e i datori di lavoro privati di imprese che sono parte di  un  gruppo  ai  sensi  dell'articolo  31  del  decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, possono assumere in una unità produttiva o,  ferme  restando  le  aliquote  d'obbligo  di  ciascuna impresa, in una impresa del gruppo avente sede in Italia,  un  numero di lavoratori aventi  diritto  al  collocamento  mirato  superiore  a quello prescritto, portando in via automatica le eccedenze a compenso del minor numero di lavoratori assunti nelle altre unità  produttive o nelle altre imprese del gruppo aventi sede in Italia»;

b) dopo il comma 8 sono inseriti i seguenti commi:

«8-bis. I datori di lavoro privati che si avvalgono della  facoltà di cui al comma 8  trasmettono  in  via  telematica  a  ciascuno  dei servizi  competenti  delle  province  in  cui  insistono  le   unità produttive della stessa azienda e le sedi delle diverse  imprese  del gruppo di cui all'articolo 31 del decreto  legislativo  10  settembre 2003, n. 276, il prospetto di cui all'articolo 9, comma 6, dal  quale risulta l'adempimento dell'obbligo a livello nazionale sulla base dei dati riferiti a ciascuna unità produttiva ovvero a ciascuna  impresa appartenente al gruppo»;

«8-ter. I datori di lavoro pubblici possono essere autorizzati,  su loro motivata richiesta, ad assumere  in  una  unità  produttiva  un numero di lavoratori  aventi  diritto  al  collocamento  obbligatorio superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a  compenso  del minor numero di lavoratori assunti in altre unità  produttive  della medesima regione»;

«8-quater. Sono o restano abrogate tutte le norme incompatibili con le disposizioni di cui ai commi 8, 8-bis e 8-ter».

 

Art. 10

Fondi interprofessionali per la formazione continua

 

1. All'articolo 118, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, dopo   le   parole   «si   possono   articolare    regionalmente    o territorialmente» aggiungere le seguenti parole: «e possono  altresì utilizzare parte  delle  risorse  a  essi  destinati  per  misure  di formazione a favore di apprendisti e collaboratori a progetto».

 

Art. 11

Livelli di tutela essenziali per l'attivazione dei tirocini

 

1. I tirocini formativi e di orientamento possono  essere  promossi unicamente  da  soggetti  in  possesso  degli   specifici   requisiti preventivamente determinati dalle normative regionali in funzione  di idonee garanzie all'espletamento  delle  iniziative  medesime.  Fatta eccezione per i disabili, gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, i soggetti in  trattamento  psichiatrico,  i  tossicodipendenti,  gli alcolisti e i condannati ammessi a misure alternative di  detenzione, i tirocini formativi e di orientamento non  curriculari  non  possono avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese,  e  possono essere promossi unicamente a favore di neo-diplomati  o  neo-laureati entro e non  oltre  dodici  mesi  dal  conseguimento  del  relativo titolo di studio.

2. In assenza di specifiche regolamentazioni regionali  trovano applicazione, per quanto compatibili con le disposizioni  di  cui  al comma che precede, l'articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n.  196, e il relativo regolamento di attuazione.

 

Art. 12

Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro

 

1. Dopo l'articolo 603 del codice penale sono inseriti i seguenti:    

«Art. 603-bis (Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro).- Salvo che il fatto costituisca più grave  reato,  chiunque  svolga un'attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera  o organizzandone l'attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia,  o  intimidazione,  approfittando  dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori,  é  punito  con  la reclusione da cinque a otto anni e con la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Ai fini del primo comma,  costituisce  indice  di  sfruttamento  la sussistenza di una o più delle seguenti circostanze:

1) la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;

2) la sistematica violazione della normativa relativa  all'orario di lavoro, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria,  alle ferie;

3) la sussistenza di violazioni della  normativa  in  materia  di sicurezza  e  igiene  nei  luoghi  di  lavoro,  tale  da  esporre  il lavoratore a pericolo per la salute,  la  sicurezza  o  l'incolumità personale;

4) la sottoposizione  del  lavoratore  a  condizioni  di  lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni  alloggiative  particolarmente degradanti.

Costituiscono aggravante specifica  e  comportano  l'aumento  della pena da un terzo alla metà:

1) il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;

2) il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa;

3) l'aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo,  avuto  riguardo  alle  caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

Art. 603-ter (Pene accessorie). - La condanna per i delitti di  cui agli articoli 600, limitatamente ai casi in cui lo sfruttamento ha ad oggetto prestazioni lavorative,  e  603-bis,  importa  l'interdizione dagli uffici direttivi delle  persone  giuridiche  o  delle  imprese, nonché il divieto di concludere contratti  di  appalto,  di  cottimo fiduciario, di fornitura di opere,  beni  o  servizi  riguardanti  la pubblica amministrazione, e relativi subcontratti.

La condanna per i delitti di cui al primo  comma  importa  altresì l'esclusione  per  un  periodo   di   due   anni   da   agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi da parte dello Stato o  di  altri enti pubblici, nonché dell'Unione europea, relativi  al  settore  di attività in cui ha avuto luogo lo sfruttamento.

L'esclusione di cui al secondo comma é  aumentata  a  cinque  anni quando il fatto é commesso da soggetto al quale sia stata  applicata la recidiva ai sensi dell'articolo 99, secondo  comma,  numeri  1)  e 3)».

 

Titolo IV

RIDUZIONE DEI COSTI DEGLI APPARATI ISTITUZIONALI
 
Art. 13

Trattamento economico dei  parlamentari  e  dei  membri  degli  altri organi costituzionali.

Incompatibilità. Riduzione delle spese per  i referendum

 

1. A decorrere dal mese successivo a quello di  entrata  in  vigore della legge di conversione del presente decreto, per gli anni 2011, 2012  e  2013, ai  membri  degli  organi   costituzionali,   fatta eccezione per il Presidente della Repubblica  e  i  componenti  della Corte  costituzionale, si   applica,   senza   effetti   a   fini previdenziali, una  riduzione  delle  retribuzioni  o  indennità  di carica superiori a 90.000 Euro lordi  annui  previste  alla  data  di entrata in vigore del presente decreto, in misura del  10  per  cento per la parte eccedente i 90.000 euro e fino a 150.000  euro,  nonché del 20 per cento per la parte eccedente 150.000 euro. A seguito della predetta riduzione il  trattamento  economico  complessivo  non  può essere comunque inferiore a 90.000 euro lordi annui.

2.  In  attesa  della  revisione  costituzionale   concernente   la riduzione del numero dei parlamentari e  della  rideterminazione  del trattamento  economico  omnicomprensivo  annualmente  corrisposto  ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111:

a) ai parlamentari che svolgono qualsiasi  attività  lavorativa per la quale sia percepito un reddito uguale o superiore  al  15  per cento dell'indennità parlamentare la  riduzione  dell'indennità  di cui al comma 1 si applica in misura del 20 per  cento  per  la  parte eccedente i 90.000 euro e fino a 150.000 euro, in misura del  40  per cento per la parte eccedente i 150.000 euro. La riduzione si  applica con le medesime decorrenza e durata di cui al comma 1;

b) le Camere, in conformità con  quanto  previsto  dai  rispettivi ordinamenti, individuano entro sessanta giorni dalla data di  entrata in vigore  del  presente  decreto  le  modalità  più  adeguate  per correlare l'indennità parlamentare al  tasso  di  partecipazione  di ciascun parlamentare ai lavori delle Assemblee, delle Giunte e  delle Commissioni.

3. Fermo restando quanto previsto dalla legge 20 luglio 2004,  n. 215,  e  successive  modificazioni,  le  cariche  di  deputato  e  di senatore, nonché le cariche di governo di cui all'articolo 1,  comma 2, della citata  legge  n.  215  del  2004,  sono  incompatibili  con qualsiasi  altra  carica  pubblica  elettiva  di  natura  monocratica relativa ad organi di governo di enti pubblici  territoriali  aventi, alla data di indizione delle elezioni  o  della  nomina,  popolazione superiore  a  5.000  abitanti,   fermo   restando   quanto   previsto dall'articolo 62 del testo unico di cui  al  decreto  legislativo  18 agosto 2000, n. 267. Le incompatibilità di cui al primo  periodo  si applicano a decorrere dalla data di indizione delle elezioni relative alla prima legislatura parlamentare successiva alla data  di  entrata in vigore del presente decreto. A decorrere dalla data  di  indizione delle relative elezioni successive alla data di entrata in vigore del presente decreto, le incompatibilità di  cui  al  primo  periodo  si applicano, altresì, alla carica di  membro  del  Parlamento  europeo spettante all'Italia, fermo restando quanto previsto dall'articolo 6, commi secondo, terzo, quarto, quinto e sesto, della legge 24  gennaio 1979, n. 18, e successive modificazioni. Resta fermo in ogni caso  il divieto  di  cumulo  con  ogni  altro  emolumento;  fino  al  momento dell'esercizio dell'opzione, non  spetta  alcun  trattamento  per  la carica sopraggiunta.

4.  All'articolo  7  del  decreto-legge  6  luglio  2011,   n.   98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011, n. 111, dopo il comma 2, é aggiunto il seguente:

«2-bis. Nel caso in cui, nel medesimo anno, debba tenersi  più  di un referendum abrogativo, la convocazione degli elettori ai sensi dell'articolo 34 della legge 25 maggio  1970,  n.  352,  avviene  per tutti i referendum abrogativi nella medesima data».

 

     

Art. 14

Riduzione del numero dei consiglieri e assessori regionali e relative indennità. Misure premiali

 

1. Per il conseguimento degli obiettivi stabiliti  nell'ambito  del coordinamento della finanza  pubblica,  le  Regioni,  ai  fini  della collocazione nella classe di enti territoriali più virtuosa  di  cui all'articolo 20, comma 3, del decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111, oltre al rispetto dei parametri già previsti dal  predetto  articolo 20, debbono adeguare, nell'ambito della propria autonomia  statutaria e  legislativa,  i  rispettivi  ordinamenti  ai  seguenti   ulteriori parametri:

a) previsione che il numero massimo dei consiglieri  regionali,  ad esclusione del  Presidente  della  Giunta  regionale,  sia  uguale  o inferiore a 20 per le Regioni con popolazione fino ad un  milione  di abitanti; a 30 per le Regioni con popolazione fino a due  milioni  di abitanti; a 40 per le Regioni con popolazione fino a quattro  milioni di abitanti; a 50 per le Regioni con popolazione fino a  sei  milioni di abitanti; a 70 per le Regioni con popolazione fino ad otto milioni di abitanti; a 80 per le Regioni con popolazione  superiore  ad  otto milioni  di  abitanti.  La  riduzione  del  numero  dei   consiglieri regionali rispetto a  quello  attualmente  previsto  é  adottata  da ciascuna Regione entro sei mesi dalla data di entrata in  vigore  del presente decreto e  deve  essere  efficace  dalla  prima  legislatura regionale successiva a quella della data di  entrata  in  vigore  del presente decreto. Le Regioni che, alla data di entrata in vigore  del presente  decreto,  abbiano  un  numero  di   consiglieri   regionali inferiore a quello  previsto  nella  presente  lettera,  non  possono aumentarne il numero;

b) previsione che il numero massimo degli assessori  regionali  sia pari o inferiore ad un quinto del numero dei componenti del Consiglio regionale, con arrotondamento all'unità superiore. La riduzione deve essere operata entro sei mesi dalla data di  entrata  in  vigore  del presente decreto e deve essere efficace, in ciascuna  regione,  dalla prima legislatura regionale successiva a quella in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto;

c) riduzione a decorrere dal 1º  gennaio  2012,  in  attuazione  di quanto previsto dall'articolo 3 del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010,  n.  42, degli emolumenti e delle utilità, comunque denominati,  previsti  in favore dei consiglieri  regionali  entro  il  limite  dell'indennità massima spettante ai membri del Parlamento, così come  rideterminata ai sensi dell'articolo 13 del presente decreto;

d)  previsione  che  il  trattamento  economico   dei   consiglieri regionali sia commisurato all'effettiva partecipazione ai lavori  del Consiglio regionale;

e) istituzione, a decorrere dal 1º gennaio 2012, di un Collegio dei revisori dei conti,  quale  organo  di  vigilanza  sulla  regolarità contabile, finanziaria ed economica della  gestione  dell'ente;  il Collegio, ai fini del coordinamento della finanza pubblica, opera  in raccordo con le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti; i componenti di tale Collegio sono scelti mediante estrazione  da  un elenco, i cui iscritti devono  possedere  i  requisiti  previsti  dai principi contabili internazionali, avere  la  qualifica  di  revisori legali di cui al decreto legislativo  27  gennaio  2010,  n.  39,  ed essere in  possesso  di  specifica  qualificazione  professionale  in materia di contabilità pubblica e gestione economica  e  finanziaria anche degli enti territoriali, secondo i  criteri  individuati  dalla Corte dei conti;

f) passaggio, entro sei mesi dalla data di entrata  in  vigore  del presente decreto e con efficacia a decorrere dalla prima  legislatura regionale successiva a quella in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, al sistema  previdenziale  contributivo  per  i consiglieri regionali.

2. L'adeguamento ai parametri di cui al  comma  1  da  parte  delle Regioni a Statuto speciale e delle province autonome di Trento  e  di Bolzano costituisce condizione per  l'applicazione  dell'articolo  27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, nei confronti di quelle  Regioni  a statuto speciale e province autonome per le quali lo Stato, ai  sensi del citato articolo 27, assicura  il  conseguimento  degli  obiettivi costituzionali di perequazione e  di  solidarietà,  ed  elemento  di riferimento per l'applicazione di  misure  premiali  o  sanzionatorie previste dalla normativa vigente.

 

Art. 15

Dimezzamento dei consiglieri e assessori provinciali

 

1. (Soppresso).

2. (Soppresso).

3. (Soppresso).

4. (Soppresso).

5. A decorrere dal primo rinnovo  degli  organi  di  governo  delle Province successivo alla data  di  entrata  in  vigore  del  presente decreto, il numero dei  consiglieri  provinciali  e  degli  assessori provinciali previsto dalla legislazione vigente alla data di  entrata in  vigore  del  presente  decreto  é  ridotto  della   metà,   con arrotondamento all'unità superiore.

6. (Soppresso).

7. (Soppresso).

 

Art. 16

Riduzione dei costi relativi alla rappresentanza politica nei  comuni e razionalizzazione dell'esercizio delle funzioni comunali

 

1. Al fine  di  assicurare  il  conseguimento  degli  obiettivi  di finanza pubblica, l'ottimale coordinamento della finanza pubblica, il contenimento delle  spese  degli  enti  territoriali  e  il  migliore svolgimento delle funzioni amministrative e dei servizi  pubblici,  a decorrere dalla data di cui al comma 9, i comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti  esercitano  obbligatoriamente  in  forma  associata tutte le funzioni amministrative e  tutti  i  servizi  pubblici  loro spettanti sulla base della legislazione vigente mediante un'unione di comuni ai sensi dell'articolo 32 del testo unico di  cui  al  decreto legislativo 18 agosto  2000,  n.  267.  Le  disposizioni  di  cui  al presente comma non si applicano ai comuni il cui territorio  coincide integralmente con quello di una o di più isole, nonché al comune di Campione d'Italia.

2. A ciascuna unione di cui al comma l hanno facoltà di  aderire anche comuni con popolazione superiore  a  1.000  abitanti,  al  fine dell'esercizio in forma associata di tutte le  funzioni  fondamentali loro spettanti sulla base della legislazione vigente e dei servizi ad esse inerenti, anche al fine di dare attuazione alle disposizioni  di cui all'articolo 14, commi 28, 29, 30 e 31, del citato  decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010. I comuni  di  cui  al  primo  periodo  hanno,  in  alternativa, facoltà di esercitare mediante tale unione tutte le funzioni e tutti i servizi pubblici  loro  spettanti  sulla  base  della  legislazione vigente.

3. All'unione di cui al comma 1, in deroga all'articolo 32, commi 2, 3 e 5, secondo periodo, del citato testo unico di cui  al  decreto legislativo n. 267 del 2000, si  applica  la  disciplina  di  cui  al presente articolo.

4. Sono affidate all'unione, per conto dei  comuni  che  ne  sono membri,  la  programmazione  economico-finanziaria  e   la   gestione contabile di cui alla parte II del  citato  testo  unico  di  cui  al decreto legislativo n. 267 del 2000, con riferimento alle funzioni da essi esercitate per mezzo  dell'unione.  I  comuni  che  sono  membri dell'unione  concorrono  alla   predisposizione   del   bilancio   di previsione   dell'unione   per   l'anno   successivo   mediante    la deliberazione,  da  parte  del  consiglio   comunale,   da   adottare annualmente, entro il 30 novembre,  di  un  documento  programmatico, nell'ambito del piano generale di  indirizzo  deliberato  dall'unione entro il precedente 15 ottobre. Con regolamento  da  adottare,  entro centottanta giorni dalla data di entrata in  vigore  della  legge  di conversione del presente decreto, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e  successive  modificazioni,  su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il  Ministro  per le riforme per il  federalismo,  sono  disciplinati  il  procedimento amministrativo-contabile di formazione e di variazione del  documento programmatico, i poteri  di  vigilanza  sulla  sua  attuazione  e  la successione nei rapporti amministrativo-contabili tra ciascun  comune e l'unione.

5. L'unione succede a tutti gli effetti nei rapporti giuridici in essere alla data di cui al comma 9 che siano inerenti  alle  funzioni ed ai servizi ad essa affidati ai sensi dei commi 1,  2  e  4,  ferme restando le disposizioni  di  cui  all'articolo  111  del  codice  di procedura civile. Alle unioni di cui al comma l sono trasferite tutte le risorse umane e strumentali relative alle funzioni ed  ai  servizi loro affidati ai sensi dei  commi  1,  2  e  4,  nonché  i  relativi rapporti finanziari risultanti dal bilancio.  A  decorrere  dall'anno 2014, le unioni di comuni di  cui  al  comma  1  sono  soggette  alla disciplina del patto  di  stabilità  interno  per  gli  enti  locali prevista per i comuni aventi corrispondente popolazione.

6. Le unioni di cui al comma 1 sono  istituite  in  modo  che  la complessiva   popolazione   residente   nei   rispettivi   territori, determinata ai sensi dell'articolo 156, comma  2,  del  citato  testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del  2000,  sia  di  norma superiore a 5.000 abitanti, ovvero a 3.000 abitanti qualora i  comuni che intendono comporre  una  medesima  unione  appartengano  o  siano appartenuti a comunità montane. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente  decreto,  ciascuna regione ha facoltà di individuare diversi limiti demografici.

7. Le unioni di comuni che risultino costituite alla data di  cui al comma 9 e di cui facciano parte uno o più comuni con  popolazione fino a 1.000 abitanti, entro i successivi  quattro  mesi  adeguano  i rispettivi  ordinamenti  alla  disciplina  delle  unioni  di  cui  al presente articolo. I comuni appartenenti a forme associative  di  cui agli articoli 30 e 31 del  citato  testo  unico  di  cui  al  decreto legislativo n. 267 del 2000 cessano di diritto di  farne  parte  alla data in cui diventano membri di un'unione di cui al comma 1.

8. Nel termine perentorio di sei mesi dalla data  di  entrata  in vigore della legge di conversione del presente decreto, i  comuni  di cui  al  comma  1,  con  deliberazione  del  consiglio  comunale,  da adottare,  a   maggioranza   dei   componenti,   conformemente   alle disposizioni di cui al comma 6, avanzano alla regione una proposta di aggregazione,  di  identico  contenuto,   per   l'istituzione   della rispettiva unione. Nel termine perentorio del 31  dicembre  2012,  la regione  provvede,  secondo  il  proprio   ordinamento,   a   sancire l'istituzione  di  tutte  le  unioni  del  proprio  territorio   come determinate nelle proposte di cui  al  primo  periodo  e  sulla  base dell'elenco di cui al comma 16. La regione provvede anche qualora  la proposta di aggregazione manchi o non sia conforme alle  disposizioni di cui al presente articolo

9. A decorrere dal giorno della proclamazione degli eletti  negli organi di governo del comune che, successivamente al 13 agosto  2012, sia per primo interessato al rinnovo, nei comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti che siano parti  della  stessa  unione,  nonché  in quelli con popolazione superiore che esercitino mediante tale  unione tutte le proprie funzioni, gli organi di governo sono il  sindaco  ed il consiglio comunale, e le giunte in carica decadono di diritto.  Ai consigli  dei  comuni  che  sono  membri  di  tale  unione  competono esclusivamente  poteri  di  indirizzo  nei  confronti  del  consiglio dell'unione,  ferme  restando  le  funzioni  normative  che  ad  essi spettino in riferimento alle  attribuzioni  non  esercitate  mediante l'unione.

10. Gli organi dell'unione di cui al comma 1 sono  il  consiglio, il presidente e la giunta.

11. Il consiglio é composto da tutti i sindaci  dei  comuni  che sono membri  dell'unione  nonché,  in  prima  applicazione,  da  due consiglieri comunali per ciascuno di essi. I consiglieri  di  cui  al primo periodo sono eletti, non oltre venti giorni  dopo  la  data  di istituzione dell'unione ai sensi del comma 9, in tutti i  comuni  che sono membri dell'unione dai  rispettivi  consigli  comunali,  con  la garanzia  che  uno  dei  due  appartenga   alle   opposizioni.   Fino all'elezione del presidente dell'unione ai sensi del comma 12,  primo periodo, il sindaco del comune avente il maggior numero  di  abitanti tra quelli che sono membri dell'unione esercita tutte le funzioni  di competenza dell'unione medesima. La legge dello Stato può  stabilire che le successive elezioni avvengano a suffragio universale e diretto contestualmente alle elezioni per il rinnovo degli organi di  governo di ciascuno dei comuni appartenenti alle unioni. La legge dello Stato di cui al quarto periodo disciplina conseguentemente  il  sistema  di elezione; l'indizione delle elezioni avviene ai sensi dell'articolo 3 della legge 7 giugno 1991, n. 182,  e  successive  modificazioni.  Al consiglio spettano le competenze attribuite dal citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del  2000  al  consiglio  comunale, fermo  restando  quanto  previsto  dai  commi  4  e  9  del  presente articolo.

12. Entro trenta giorni dalla data di istituzione dell'unione  ai sensi del comma 9, il consiglio é convocato di diritto ed elegge  il presidente dell'unione tra i propri componenti.  Al  presidente,  che dura in carica due anni  e  mezzo  ed  é  rinnovabile,  spettano  le competenze attribuite al sindaco dall'articolo 50  del  citato  testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000,  ferme  restando in capo ai sindaci di ciascuno dei comuni che sono membri dell'unione le attribuzioni di cui all'articolo 54 del medesimo testo unico.

13. La giunta dell'unione é  composta  dal  presidente,  che  la presiede, e dagli assessori, nominati  dal  medesimo  fra  i  sindaci componenti il consiglio in numero non superiore a quello previsto per i comuni aventi corrispondente popolazione. Alla giunta  spettano  le competenze di cui all'articolo 48 del citato testo unico  di  cui  al decreto legislativo n. 267 del 2000; essa decade contestualmente alla cessazione del rispettivo presidente.

14.  Lo   statuto   dell'unione   individua   le   modalità   di funzionamento dei propri  organi  e  ne  disciplina  i  rapporti.  Il consiglio  adotta  lo  statuto  dell'unione,  con   deliberazione   a maggioranza assoluta dei propri componenti, entro venti giorni  dalla data di istituzione dell'unione ai sensi del comma 9.

15. Ai consiglieri, al presidente ed agli  assessori  dell'unione si applicano le disposizioni di cui agli articoli 82 e 86 del  citato testo unico di cui al decreto legislativo n.  267  del  2000,  ed  ai relativi atti di attuazione, in riferimento al trattamento spettante, rispettivamente, ai consiglieri, al sindaco  ed  agli  assessori  dei comuni  aventi  corrispondente   popolazione.   Agli   amministratori dell'unione che risultino percepire  emolumenti  di  ogni  genere  in qualità di amministratori locali ai sensi dell'articolo 77, comma 2, del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, fino  al  momento  dell'esercizio  dell'opzione,  non  spetta   alcun trattamento per la carica sopraggiunta.

16. L'obbligo di cui  al  comma  1  non  trova  applicazione  nei riguardi dei comuni che, alla data del 30 settembre  2012,  risultino esercitare le funzioni amministrative e i servizi pubblici di cui  al medesimo comma 1 mediante convenzione ai sensi dell'articolo  30  del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000.  Ai fini di cui al primo periodo, tali comuni  trasmettono  al  Ministero dell'interno, entro il 15 ottobre 2012,  un'attestazione  comprovante il conseguimento di significativi livelli di efficacia ed  efficienza nella gestione, mediante convenzione, delle rispettive  attribuzioni.

Con decreto del Ministro dell'interno, da  adottare  entro  tre  mesi dalla data di entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione  del presente  decreto,  sono  determinati  contenuti  e  modalità  delle attestazioni di cui al secondo periodo.  Il  Ministero  dell'interno, previa valutazione delle attestazioni ricevute,  adotta  con  proprio decreto, da pubblicare entro il 30 novembre  2012  nel  proprio  sito internet,  l'elenco  dei  comuni  obbligati  e  di  quelli   esentati dall'obbligo di cui al comma 1.

17. A decorrere dal primo rinnovo di ciascun  consiglio  comunale successivo alla data di entrata in vigore della legge di  conversione del presente decreto:

a) per i comuni  con  popolazione  fino  a  1.000  abitanti,  il consiglio comunale  é  composto,  oltre  che  dal  sindaco,  da  sei consiglieri;

b) per i comuni con popolazione superiore a 1.000 e fino a 3.000 abitanti, il consiglio comunale é composto, oltre che  dal  sindaco, da sei consiglieri ed il numero massimo degli assessori é  stabilito in due;

c) per i comuni con popolazione superiore a 3.000 e fino a 5.000 abitanti, il consiglio comunale é composto, oltre che  dal  sindaco, da  sette  consiglieri  ed  il  numero  massimo  degli  assessori  è stabilito in tre;

d) per i comuni con popolazione  superiore  a  5.000  e  fino  a 10.000 abitanti, il consiglio comunale é  composto,  oltre  che  dal sindaco, da dieci consiglieri ed il numero massimo degli assessori è stabilito in quattro.

18. A decorrere dalla data di cui al comma 9, ai consiglieri  dei comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti non sono applicabili  le disposizioni di cui all'articolo 82 del citato testo unico di cui  al decreto legislativo n. 267 del 2000; non sono  altresì  applicabili, con l'eccezione del primo periodo del comma 1, le disposizioni di cui all'articolo 80 del citato testo unico di cui al decreto  legislativo n. 267 del 2000.

19. All'articolo 38, comma 7, del citato testo unico  di  cui  al decreto legislativo n. 267 del 2000, dopo le  parole:  «previsti  dal regolamento»,  sono  aggiunte  le  seguenti:  «e,  nei   comuni   con popolazione fino a 15.000 abitanti, si tengono preferibilmente in  un arco  temporale  non  coincidente  con   l'orario   di   lavoro   dei partecipanti».

20. All'articolo 48, comma 1, del citato testo unico  di  cui  al decreto legislativo n.  267  del  2000,  é  aggiunto,  in  fine,  il seguente periodo: «Nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti, le riunioni della  giunta  si  tengono  preferibilmente  in  un  arco temporale non coincidente con l'orario di lavoro dei partecipanti».

21. All'articolo 79, comma 1, del citato testo unico  di  cui  al decreto legislativo  n.  267  del  2000,  le  parole:  «per  l'intera giornata in cui sono convocati i rispettivi consigli» sono sostituite dalle  seguenti:  «per  il  tempo  strettamente  necessario  per   la partecipazione a ciascuna seduta dei rispettivi  consigli  e  per  il raggiungimento del luogo di suo svolgimento».

22. All'articolo 14, comma 28, del citato decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010,  le parole: «fino a 5.000 abitanti, esclusi  le  isole  monocomune»  sono sostituite  dalle  seguenti:  «superiore  a  1.000  e  fino  a  5.000 abitanti, esclusi i comuni il cui territorio  coincide  integralmente con quello di una o di più isole».

23. All'articolo 2, comma 7, del  decreto  legislativo  14  marzo 2011, n. 23, le parole: «le isole monocomune» sono  sostituite  dalle seguenti: «i comuni il  cui  territorio  coincide  integralmente  con quello di una o di più isole».))

24. All'articolo 14, comma 31, alinea, del  citato  decreto-legge n. 78 del 2010, le parole: «5.000 abitanti o nel quadruplo del numero degli abitanti del comune demograficamente più  piccolo  tra  quelli associati» sono sostituite dalle seguenti:  «10.000  abitanti,  salvo diverso limite demografico individuato dalla regione entro  due  mesi dalla data di entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione  del decreto-legge 13 agosto 2011, n.  138»;  al  medesimo  comma  31,  la lettera  c)  é  abrogata  e  la  lettera  b)  é  sostituita   dalla seguente: «b) entro il 31  dicembre  2012  con  riguardo  a  tutte  le  sei funzioni fondamentali loro spettanti ai sensi dell'articolo 21, comma 3, della citata legge n. 42 del 2009».

25. A  decorrere  dal  primo  rinnovo  dell'organo  di  revisione successivo alla data di entrata in vigore  del  presente  decreto,  i revisori dei conti degli enti locali sono scelti mediante  estrazione da un elenco nel  quale  possono  essere  inseriti,  a  richiesta,  i soggetti iscritti, a livello regionale,  nel  Registro  dei  revisori legali di cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39,  nonché gli iscritti all'Ordine dei dottori commercialisti  e  degli  esperti contabili. Con decreto del Ministro dell'interno, da  adottare  entro sessanta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  della  legge  di conversione  del  presente  decreto,  sono  stabiliti   criteri   per l'inserimento degli interessati nell'elenco di cui al primo  periodo, nel rispetto dei seguenti principi:

a) rapporto proporzionale tra anzianità di iscrizione negli albi e registri  di  cui  al  presente  comma  e  popolazione  di  ciascun comune;

b) previsione  della   necessità,   ai   fini   dell'iscrizione nell'elenco di cui al presente comma, di aver in precedenza  avanzato richiesta di svolgere la funzione nell'organo di revisione degli enti locali;

c) possesso di specifica qualificazione professionale in  materia di contabilità pubblica e gestione  economica  e  finanziaria  degli enti pubblici territoriali.

26. Le spese di rappresentanza sostenute dagli organi di  governo degli enti locali  sono  elencate,  per  ciascun  anno,  in  apposito prospetto allegato al rendiconto di cui all'articolo 227  del  citato testo unico di cui al decreto  legislativo  n.  267  del  2000.  Tale prospetto é trasmesso alla  sezione  regionale  di  controllo  della Corte   dei   conti   ed   é   pubblicato,   entro   dieci    giorni dall'approvazione del rendiconto, nel sito internet dell'ente locale. Con atto di  natura  non  regolamentare,  adottato  d'intesa  con  la Conferenza Stato-città ed autonomie locali ai sensi dell'articolo  3 del  decreto  legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,  il   Ministro dell'interno, di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle finanze, entro novanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del presente decreto, adotta uno schema tipo  del  prospetto  di  cui  al primo periodo.

27. All'articolo 14, comma 32, alinea, del  citato  decreto-legge n. 78 del 2010, le parole: «31 dicembre 2013» sono  sostituite  dalle seguenti: «31 dicembre 2012»; alla lettera a) del medesimo comma  32, le parole «31 dicembre 2013»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «31 dicembre 2012».

28. Al fine di verificare il  perseguimento  degli  obiettivi  di semplificazione e di  riduzione  delle  spese  da  parte  degli  enti locali, il prefetto accerta che  gli  enti  territoriali  interessati abbiano  attuato,  entro i termini   stabiliti,   quanto   previsto dall'articolo 2, comma 186, lettera e)  ,  della  legge  23  dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni, e dall'articolo  14,  comma 32, primo periodo, del citato decreto-legge n. 78 del 2010,  come  da ultimo modificato dal comma 27 del presente  articolo.  Nel  caso  in cui, all'esito  dell'accertamento,  il  prefetto  rilevi  la  mancata attuazione di quanto previsto dalle  disposizioni  di  cui  al  primo periodo, assegna agli enti inadempienti un termine  perentorio  entro il  quale  provvedere.  Decorso  inutilmente  detto  termine,   fermo restando quanto previsto  dal  secondo  periodo,  trova  applicazione l'articolo 8, commi 1, 2, 3 e 5 della legge 5 giugno 2003, n. 131.

29. Le disposizioni di cui al presente articolo si  applicano  ai comuni appartenenti alle regioni a statuto speciale ed alle  province autonome di Trento e di Bolzano  nel  rispetto  degli  statuti  delle regioni e province medesime, delle relative  norme  di  attuazione  e secondo quanto previsto dall'articolo 27 della legge 5  maggio  2009, n. 42.

30. Dall'applicazione di ciascuna delle disposizioni  di  cui  al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

31. A  decorrere  dall'anno  2013,  le  disposizioni  vigenti  in materia  di  patto  di  stabilità  interno  per  i  comuni   trovano applicazione nei riguardi di tutti i comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti

 

Art. 17

Disposizioni relative al  Consiglio  Nazionale  dell'Economia  e  del Lavoro

 

1. Alla legge 30 dicembre 1986, n. 936 sono apportate  le  seguenti modificazioni:

a) l'articolo 2 é sostituito dal seguente:

«Art. 2 (Composizione del Consiglio). - 1. Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro é composto da esperti, da  rappresentanti delle categorie produttive e da rappresentanti delle associazioni  di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato  in  numero di settanta oltre al presidente e al segretario generale, secondo  la ripartizione stabilita con decreto del Presidente  della  Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio  dei  Ministri,  da  emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della  presente disposizione.»;

b) l'articolo 14 é sostituito dal seguente:

«Art. 14 (Pronunce del CNEL). -  1.  Gli  atti  del  CNEL  sono assunti a maggioranza assoluta dei suoi componenti in  Assemblea.  Il presidente, sentiti i vicepresidenti e il segretario  generale,  può istituire fino a quattro commissioni istruttorie, in  ciascuna  delle quali siedono non più  di  quindici  consiglieri,  proporzionalmente alle varie rappresentanze.  La  presidenza  di  ciascuna  commissione istruttoria spetta ad uno dei vicepresidenti.».

2. Gli articoli 6, comma 1, e 15 della legge 30 dicembre  1986,  n. 936, sono abrogati. É altresì abrogata, o coerentemente modificata, ogni altra norma incompatibile con le disposizioni di cui al presente articolo. Decorsi sessanta giorni dalla data di entrata  in  vigore del decreto del Presidente della Repubblica  di  cui  all'articolo  2 della legge n. 936 del 1986, come sostituito dal comma 1, lettera  a) , del presente articolo, decadono gli esperti e i rappresentanti  del Consiglio nazionale  dell'economia  e  del  lavoro  in  carica  e  si provvede alla nomina dei nuovi esperti e dei nuovi rappresentanti  in conformità alla ripartizione stabilita dal medesimo decreto.

       

Art. 18

Voli in classe economica

 

1. I Parlamentari, gli amministratori pubblici, i dipendenti  delle amministrazioni  dello  Stato,  centrali  e  periferiche,   anche   a ordinamento autonomo, gli amministratori, i dipendenti e i componenti degli enti e organismi pubblici, di aziende autonome e  speciali,  di aziende a totale partecipazione pubblica, di autorità amministrative indipendenti o di altri enti pubblici  e  i  commissari  straordinari che, per gli spostamenti e le missioni legate a ragioni  di  servizio all'interno  dei  Paesi  appartenenti   al   Consiglio   d'Europa utilizzano il mezzo di trasporto aereo, volano in  classe  economica.

Resta fermo quanto previsto dall'articolo 1, comma 216,  della  legge 23 dicembre 2005, n. 266. All'articolo 1, comma 468, della  legge  27 dicembre 2006, n. 296, le parole  «al  personale  con  qualifica  non inferiore a dirigente di prima fascia e  alle  categorie  equiparate, nonché» sono soppresse.

 

Art. 19

Disposizioni finali

 

1. Alle  maggiori  spese  derivanti  dall'attuazione  del  presente decreto, di cui, rispettivamente,  all'articolo  1  commi  16  e  25, all'articolo 2 comma 2, all'articolo 5  e  all'articolo  7,  pari complessivamente a 2.215,2 milioni di  euro  per  l'anno  2012  a 132,8 milioni di euro per l'anno 2013, 170,8 milioni di  euro per l'anno 2014, 323 milioni di euro per l'anno 2015 e 16 milioni  di euro per l'anno 2016, pari a, in termini  di  indebitamento  netto, 182,8 milioni per l'anno 2013 ed a  320,8  milioni per  l'anno 2014, si provvede con quota parte delle  maggiori  entrate  derivanti dal presente decreto.

2. Il Ministro dell'economia e  delle  finanze  é  autorizzato  ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

       

Art. 19-bis

Disposizioni finali concernenti le regioni a statuto  speciale  e  le province autonome

 

1. L'attuazione  delle  disposizioni  del  presente  decreto  nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento  e  di Bolzano avviene nel rispetto dei loro statuti e delle relative  norme di attuazione e secondo quanto previsto dall'articolo 27 della  legge 5 maggio 2009, n. 42.

       

Art. 20

Entrata in vigore

 

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso  della  sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della  Repubblica  italiana  e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

 

 

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