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Legge Forense

LEGGE 20 maggio 1970, n. 300

(Statuto dei lavoratori)

Norme sulla tutela della libertà e dignità del lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività

sindacale nel luoghi di lavoro e norme sul collocamento.

Titolo I - Della libertà e dignità del lavoratore

ART. 1. - Libertà di opinione.

ART. 2. - Guardie giurate.

ART. 3. - Personale di vigilanza.

ART. 4. - Impianti audiovisivi.

ART. 5. - Accertamenti sanitari.

ART. 6. - Visite personali di controllo.

ART. 7. - Sanzioni disciplinari.

ART. 8. - Divieto di indagini sulle opinioni.

ART. 9. - Tutela della salute e dell'integrità fisica.

ART. 10. - Lavoratori studenti.

ART. 11. - Attività culturali, ricreative e assistenziali.

ART. 12. - Istituti di patronato.

ART. 13. - Mansioni del lavoratore.

Titolo II - Della libertà sindacale

ART. 14. - Diritto di associazione e di attività sindacale.

ART. 15. - Atti discriminatori.

ART. 16. - Trattamenti economici collettivi discriminatori.

ART. 17. - Sindacati di comodo.

ART. 18. - Reintegrazione nel posto di lavoro.

Titolo III - Dell'attività sindacale

ART. 19. - Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali.

ART. 20. - Assemblea.

ART. 21. - Referendum.

ART. 22. - Trasferimento dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali.

ART. 23. - Permessi retribuiti.

ART. 24. - Permessi non retribuiti.

ART. 25. - Diritto di affissione.

ART. 26. - Contributi sindacali.

ART. 27. - Locali delle rappresentanze sindacali aziendali.

Titolo IV - Disposizioni varie e generali

ART. 28. - Repressione della condotta antisindacale.

ART. 29. - Fusione delle rappresentanze sindacali aziendali.

ART. 30. - Permessi per i dirigenti provinciali e nazionali.

ART. 31 - Aspettativa dei lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o a ricoprire cariche sindacali

provinciali e nazionali.

ART. 32. - Permessi ai lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive

Titolo V - Norme sul collocamento

ART. 33. - Collocamento.

ART. 34. - Richieste nominative di manodopera.

Titolo VI - Disposizioni finali e penali

ART. 35. - Campo di applicazione.

ART. 36. - Obblighi dei titolari di benefici accordati dallo Stato e degli appaltatori di opere pubbliche.

ART. 37. - Applicazione ai dipendenti da enti pubblici.

ART. 38. - Disposizioni penali.

ART. 39. - Versamento delle ammende al Fondo adeguamento pensioni.

ART. 40. - Abrogazione delle disposizioni contrastanti.

ART. 41 - Esenzioni fiscali.

TITOLO I

DELLA LIBERTA' E DIGNITA' DEL LAVORATORE

ART. 1 - Libertà di opinione.

I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi

dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nei rispetto dei principi della

costituzione e delle norme della presente legge.

ART. 2 - Guardie giurate.

Il datore di lavoro può impiegare le guardie particolari giurate, di cui agli artt. 133 e seguenti del T.U.

approvato con R.D.

18 giugno 1931, n. 773, soltanto per scopi di tutela del patrimonio aziendale.

Le guardie giurate non possono contestare ai lavoratori azioni o fatti diversi da quelli che attengono alla

tutela del patrimonio aziendale.

È fatto divieto al datore di lavoro di adibire alla vigilanza sull'attività lavorativa le guardie di cui al primo

comma, le quali non possono accedere nei locali dove si svolge tale attività, durante lo svolgimento

della stessa, se non eccezionalmente per specifiche e motivate esigenze attinenti ai compiti di cui al

primo comma.

In caso di inosservanza da parte di una guardia particolare giurata delle disposizioni di cui al presente

articolo,

l'Ispettorato del lavoro ne promuove presso il questore la sospensione dal servizio, salvo il

provvedimento di revoca della licenza da parte del prefetto nei casi più gravi.

ART. 3 - Personaledi vigilanza.

I nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell'attività lavorativa debbono

essere comunicati ai lavoratori interessati.

ART. 4 - Impianti audiovisivi.

È vietato l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza

dell'attività dei lavoratori.

Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive

ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza

dell'attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze

sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna.

In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l'Ispettorato del lavoro, dettando, ove

occorra, le modalità per l'uso di tali impianti.

Per gli impianti e le apparecchiature esistenti, che rispondono alle caratteristiche di cui al secondo

comma del presente articolo, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o con la

commissione interna, l'Ispettorato del lavoro provvede entro un anno dall'entrata in vigore della presente

legge, dettando all'occorrenza le prescrizioni per l'adeguamento e le modalità di uso degli impianti

suddetti.

Contro i provvedimenti dell'Ispettorato dei lavoro, di cui ai precedenti secondo e terzo comma, il datore

di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna,

oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo art. 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla

comunicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

ART. 5. - Accertamenti sanitari.

Sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o

infortunio del lavoratore dipendente.

Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato soltanto attraverso i servizi ispettivi degli

istituti previdenziali competenti, i quali sono tenuti a compierlo quando il datore di lavoro lo richieda.

Il datore di lavoro ha facoltà di far controllare la idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed

istituti specializzati di diritto pubblico.

ART. 6. - Visite personali di controllo.

Le visite personali di controllo sul lavoratore sono vietate fuorché nei casi in cui siano indispensabili ai

fini della tutela del patrimonio aziendale, in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro o delle materie

prime o dei prodotti.

In tali casi le visite personali potranno essere effettuate soltanto a condizione che siano eseguite

all'uscita dei luoghi di lavoro, che siano salvaguardate la dignità e la riservatezza del lavoratore e che

avvengano con l'applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività o a gruppi di

lavoratori.

Le ipotesi nelle quali possono essere disposte le visite personali, nonché, ferme restando le condizioni

di cui al secondo comma del presente articolo, le relative modalità debbono essere concordate dal

datore di lavoro con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, in mancanza di queste, con la

commissione interna.

In difetto di accordo su istanza del datore di lavoro, provvede l' ispettorato del lavoro.

Contro i provvedimenti dell'ispettorato del lavoro di cui al precedente comma, il datore di lavoro, le

rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati

dei lavoratori di cui al successivo art. 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del

provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

ART. 7. - Sanzioni disciplinari.

Le norme disciplinari relative alle sanzioni alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può

essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza

dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti.

Esse devono applicare quanto in materia é stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esistano.

Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza

avergli preventivamente contestato l'addebito e senza averlo sentito a sua difesa.

Il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o

conferisce mandato.

Fermo restando quanto disposto dalla legge 15 luglio 1966, n. 604, non possono essere disposte

sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro; inoltre la multa non può

essere disposta per un importo superiore a quattro ore della retribuzione base e la sospensione dal

servizio e dalla retribuzione per più di dieci giorni.

In ogni caso, i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possano essere applicati

prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa.

Salvo analoghe procedure previste dai contratti collettivi di lavoro e ferma restando la facoltà di adire

l'autorità giudiziaria, il lavoratore al quale sia stata applicata una sanzione disciplinare può promuovere,

nei venti giorni successivi, anche per mezzo dell'associazione alla quale sia iscritto ovvero conferisca

mandato, la costituzione, tramite l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, di un

collegio di conciliazione ed arbitrato, composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un

terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell'ufficio del

lavoro.

La sanzione disciplinare resta sospesa fino alla pronuncia da parte del collegio.

Qualora il datore di lavoro non provveda, entro dieci giorni dall'invito rivoltogli dall'ufficio del lavoro, a

nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui al camma precedente, la sanzione

disciplinare non ha effetto.

Se il datore di lavoro adisce l' autorità giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa fino alla

definizione del giudizio.

Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro

applicazione.

ART. 8. - Divieto di indagini sulle opinioni.

E' fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell'assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto

di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del

lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionale del lavoro.

ART. 9. - Tutela della salute e dell'integrità fisica.

I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la

prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e

l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.

ART. 10. - Lavoratori studenti.

I lavoratori studenti, iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria,

secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute o comunque

abilitate al rilascio di titoli di studio legali, hanno diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai

corsi e la preparazione agli esami e non sono obbligati a prestazioni di lavoro straordinario o durante i

riposi settimanali.

I lavoratori studenti, compresi quelli universitari, che devono sostenere prove di esame, hanno diritto a

fruire di permessi giornalieri retribuiti.

Il datore di lavoro potrà richiedere la produzione delle certificazioni necessarie all'esercizio dei diritti di

cui al primo e secondo comma.

ART. 11. - Attività culturali, ricreative e assistenziali.

Le attività culturali, ricreative ed assistenziali promosse nell'azienda sono gestite da organismi formati a

maggioranza dai rappresentanti dei lavoratori.

Le rappresentanze sindacali aziendali, costituite a norma dell'art. 19, hanno diritto di controllare la

qualità del servizio di mensa secondo modalità stabilite dalla contrattazione collettiva.

ART. 12. - Istituti di patronato.

Gli istituti di patronato e di assistenza sociale, riconosciuti dal Ministero del lavoro e della previdenza

sociale, per l'adempimento dei compiti di cui al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 29

luglio 1947, n. 804, hanno diritto di svolgere, su un piano di parità, la loro attività all'interno dell'azienda,

secondo le modalità da stabilirsi con accordi aziendali.

ART. 13. - Mansioni del lavoratore.

L'art. 2103 del codice civile è sostituito dal seguente:

"Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle

corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni

equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione.

Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente

all'attività svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per

sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai

contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi.

Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni

tecniche, organizzative e produttive.

Ogni patto contrario è nullo."

TITOLO II DELLA LIBERTA' SINDACALE

ART. 14. - Diritto di associazione e di attività sindacale.

Il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale, è garantito a tutti i

lavoratori all'interno dei luoghi di lavoro.

ART. 15. - Atti discriminatori.

È nullo qualsiasi patto od atto diretto a:

a) subordinare l'occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una

associazione sindacale ovvero cessi di farne parte;

b) licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti,

nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività

sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.

Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì ai patti o atti diretti a fini di

discriminazione politica o religiosa.

ART. 16. - Trattamenti economici collettivi discriminatori.

È vietata la concessione di trattamenti economici di maggior favore aventi carattere discriminatorio a

mente dell'art. 15.

Il pretore, su domanda dei lavoratori nei cui confronti è stata attuata la discriminazione di cui al comma

precedente o delle associazioni sindacali alle quali questi hanno dato mandato, accertati i fatti,

condanna il datore di lavoro al pagamento, a favore del Fondo adeguamento pensioni, di una somma

pari all'importo dei trattamenti economici di maggior favore illegittimamente corrisposti nel periodo

massimo di un anno.

ART. 17. - Sindacati di comodo.

È fatto divieto ai datori di lavoro e alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi

finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori.

ART. 18. - Reintegrazione nel posto di lavoro.

Ferme restando l'esperibilità delle procedure previste dall'articolo 7 della Legge 15 luglio 1966 n.604, il

giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'articolo 2 della predetta

legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la

nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in

ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento

occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore

agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di

lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici

dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque

dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in

ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di

sessanta prestatori di lavoro. Ai fini del computo del numero dei prestatori di lavoro di cui primo comma

si tiene conto anche dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, dei lavoratori assunti con

contratto a tempo indeterminato parziale, per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a

tale proposito, che il computo delle unità lavorative fa riferimento all'orario previsto dalla contrattazione

collettiva del settore. Non si computano il coniuge ed i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado

in linea diretta e in linea collaterale.

Il computo dei limiti occupazionali di cui al secondo comma non incide su norme o istituti che prevedono

agevolazioni finanziarie o creditizie.

Il giudice con la sentenza di cui al primo comma condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno

subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata l'inefficacia o l'invalidità stabilendo

un'indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello

dell'effettiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dal momento del

licenziamento al momento dell'effettiva reintegrazione; in ogni caso la misura del risarcimento non potrà

essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto.

Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così come previsto al quarto comma, al prestatore di

lavoro è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione nel posto di

lavoro, un'indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro

trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, né abbia

richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento dell'indennità

di cui al presente comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti .

La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva.

Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, su istanza congiunta del lavoratore e del

sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di

merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti

dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.

L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice

medesimo che la ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'articolo 178, terzo, quarto, quinto e

sesto comma del codice di procedura civile.

L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa.

Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, il datore di lavoro che non ottempera alla

sentenza di cui al primo comma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o

confermata dal giudice che la ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a

favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al

lavoratore.

TITOLO III DELL'ATTIVITA' SINDACALE

ART. 19. - Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali.

Rappresentanze sindacali aziendali possano essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità

produttiva nell'ambito delle associazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro

applicati nella unità produttiva.

Nell'ambito di aziende con più unità produttive le rappresentanze sindacali possono istituire organi di

coordinamento.

ART. 20. - Assemblea.

I lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera, fuori dell'orario di

lavoro, nonché durante l'orario di lavoro, nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la

normale retribuzione.

Migliori condizioni possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva.

Le riunioni - che possono riguardare la generalità dei lavoratori o gruppi di essi - sono indette,

singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sindacali aziendali nell'unità produttiva, con

ordine del giorno su materie di interesse sindacale o del lavoro e secondo l'ordine di precedenza delle

convocazioni, comunicate al datore di lavoro.

Alle riunioni possono partecipare, previo preavviso al datore di lavoro, dirigenti esterni del sindacato che

ha costituito la rappresentanza sindacale aziendale.

Ulteriori modalità per l'esercizio del diritto di assemblea possono essere stabilite dai contratti collettivi di

lavoro, anche aziendali.

ART. 21. - Referendum.

Il datore di lavoro deve consentire nell'ambito aziendale lo svolgimento, fuori dell'orario di lavoro, di

referendum, sia generali che per categoria, su materie inerenti all'attività sindacale, indetti da tutte le

rappresentanze sindacali aziendali tra i lavoratori, con diritto di partecipazione di tutti i lavoratori

appartenenti alla unità produttiva e alla categoria particolarmente interessata.

Ulteriore modalità per lo svolgimento del referendum possono essere stabilite dai contratti collettivi di

lavoro anche aziendali.

ART. 22. - Trasferimento dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali.

Il trasferimento dell'unità produttiva dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali di cui al

precedente art. 19, dei candidati e dei membri di commissione interna può essere disposto solo previo

nulla osta delle associazioni sindacali di appartenenza.

Le disposizioni di cui al comma precedente ed ai commi quarto, quinto, sesto e settimo dell'art. 18 si

applicano sino alla fine del terzo mese successivo a quello in cui è stata eletta la commissione interna

per i candidati nelle elezioni della commissione stessa e sino alla fine dell'anno successivo a quello in

cui è cessato l'incarico per tutti gli altri.

ART. 23. - Permessi retribuiti.

I dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali di cui all'art. 19 hanno diritto, per l'espletamento del

loro mandato, a permessi retribuiti.

Salvo clausole più favorevoli dei contratti collettivi di lavoro hanno diritto ai permessi di cui al primo

comma almeno:

a) un dirigente per ciascuna rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive che occupano

fino a 200 dipendenti della categoria per cui la stessa è organizzata;

b) un dirigente ogni 300 o frazione di 300 dipendenti per ciascuna rappresentanza sindacale aziendale

nelle unità produttive che occupano fino a 3.000 dipendenti della categoria per cui la stessa è

organizzata;

c) un dirigente ogni 500 o frazione di 500 dipendenti della categoria per cui è organizzata la

rappresentanza

sindacale aziendale nelle unità produttive di maggiori dimensioni, in aggiunta al numero minimo di cui

alla precedente lett. b).

I permessi retribuiti di cui al presente articolo non potranno essere inferiori a otto ore mensili nelle

aziende di cui alle lett.

b) e c) del comma precedente; nelle aziende di cui alla lett. a) i permessi retribuiti non potranno essere

inferiori ad un'ora all'anno per ciascun dipendente.

Il lavoratore che intende esercitare il diritto di cui al primo comma deve darne comunicazione scritta al

datore di lavoro di regola 24 ore prima, tramite le rappresentanze sindacali aziendali.

ART. 24. - Permessi non retribuiti.

I dirigenti sindacali aziendali di cui all'art. 23 hanno diritto a permessi non retribuiti per la partecipazione

a trattative sindacali o a congressi e convegni di natura sindacale, in misura non inferiore a otto giorni

all'anno.

I lavoratori che intendano esercitare il diritto di cui al comma precedente devono darne comunicazione

scritta al datore di lavoro di regola tre giorni prima, tramite le rappresentanze sindacali aziendali.

ART. 25. - Diritto di affissione.

Le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di affiggere, su appositi spazi, che il datore di lavoro

ha l'obbligo di predisporre in luoghi accessibili a tutti i lavoratori all'interno dell'unità produttiva,

pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro.

ART. 26. - Contributi sindacali.

I lavoratori hanno diritto di raccogliere contributi e di svolgere opera di proselitismo per le loro

organizzazioni sindacali all'interno dei luoghi di lavoro, senza pregiudizio del normale svolgimento

dell'attività aziendale.

ART. 27. - Locali delle rappresentanze sindacali aziendali.

Il datore di lavoro nelle unità produttive con almeno 200 dipendenti pone permanentemente a

disposizione delle rappresentanze sindacali aziendali, per l'esercizio delle loro funzioni, un idoneo locale

comune all'interno della unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.

Nelle unità produttive con un numero inferiore di dipendenti le rappresentanze sindacali aziendali hanno

diritto di usufruire, ove ne facciano richiesta, di un locale idoneo per le loro riunioni.

TITOLO IV DISPOSIZIONI VARIE E GENERALI

ART. 28. - Repressione della condotta antisindacale.

Qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti ad impedire o limitare l'esercizio della

libertà e della attività sindacale nonché del diritto di sciopero, su ricorso degli organismi locali delle

associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il pretore del luogo ove è posto in essere il

comportamento denunziato, nei due giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie

informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di

lavoro, con decreto motivato ed immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo

e la rimozione degli effetti.

L'efficacia esecutiva del decreto non può essere revocata fino alla scadenza con cui il tribunale

definisce il giudizio instaurato a norma del comma successivo.

Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro 15 giorni dalla comunicazione del decreto alle

parti, opposizione davanti al tribunale che decide con sentenza immediatamente esecutiva.

Il datore di lavoro che non ottempera al decreto, di cui al primo comma, o alla sentenza pronunciata nel

giudizio di opposizione è punito ai sensi dell'art. 650 del codice penale.

L'autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di condanna nei modi stabiliti dall'art.

36 del codice penale.

ART. 29. - Fusione delle rappresentanze sindacali aziendali.

Quando le rappresentanze sindacali aziendali di cui all'art. 19 si siano costituite nell'ambito di due o più

delle associazioni di cui alle lett. a) e b) del primo comma dell'articolo predetto, nonché nella ipotesi di

fusione di più rappresentanze sindacali, i limiti numerici stabiliti dall'art. 23, secondo comma, si

intendono riferiti a ciascuna delle associazioni sindacali unitariamente rappresentante nella unità

produttiva.

Quando la formazione di rappresentanze sindacali unitarie consegua alla fusione delle associazioni di

cui alle lett. a) e b) del primo comma dell'art. 19, i limiti numerici della tutela accordata ai dirigenti di

rappresentanze sindacali aziendali, stabiliti in applicazione dell'art. 23, secondo comma, ovvero del

primo comma del presente articolo, restano immutati.

ART. 30. - Permessi per i dirigenti provinciali e nazionali.

I componenti degli organi direttivi, provinciali e nazionali, delle associazioni di cui all'art. 19 hanno diritto

a permessi retribuiti, secondo le norme dei contratti di lavoro, per la partecipazione alle riunioni degli

organi suddetti.

ART. 31 - Aspettativa dei lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o a ricoprire cariche sindacali

provinciali e nazionali.

I lavoratori che siano eletti membri del Parlamento nazionale o di assemblee regionali ovvero siano

chiamati ad altre funzioni pubbliche elettive possono, a richiesta, essere collocati in aspettativa non

retribuita, per tutta la durata del loro mandato.

La medesima disposizione si applica ai lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e

nazionali.

I periodi di aspettativa di cui ai precedenti commi sono considerati utili, a richiesta dell'interessato, ai fini

del riconoscimento del diritto e della determinazione della misura della pensione a carico della

assicurazione generale obbligatoria di cui al R.D.L. 4 ottobre 1935, n. 1827, e successive modifiche ed

integrazioni, nonché a carico di enti, fondi, casse e gestioni per forme obbligatorie di previdenza

sostitutive della assicurazione predetta, o che ne comportino comunque l'esonero.

Durante i periodi di aspettativa l'interessato, in caso di malattia, conserva il diritto alle prestazioni a

carico dei competenti enti preposti alla erogazione delle prestazioni medesime.

Le disposizioni di cui al terzo e al quarto comma non si applicano qualora a favore dei lavoratori siano

previste forme previdenziali per il trattamento di pensione e per malattia, in relazione all'attività espletata

durante il periodo di aspettativa.

ART. 32. - Permessi ai lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive.

I lavoratori eletti alla carica di consigliere comunale o provinciale che non chiedano di essere collocati in

aspettativa sono, a loro richiesta, autorizzati ad assentarsi dal servizio per il tempo strettamente

necessario all'espletamento del mandato, senza alcuna decurtazione della retribuzione.

I lavoratori eletti alla carica di sindaco o di assessore comunale, ovvero di presidente di giunta

provinciale o di assessore provinciale, hanno diritto anche a permessi non retribuiti per un minimo di

trenta ore mensili.

TITOLO V NORME SUL COLLOCAMENTO

ART. 33. - Collocamento.

La commissione per il collocamento, di cui all'art. 26 della legge 29 aprile 1949, n. 264, è costituita

obbligatoriamente presso le sezioni zonali, comunali e frazionali degli Uffici provinciali del lavoro e della

massima occupazione, quando ne facciano richiesta le organizzazioni sindacali dei lavoratori più

rappresentative.

Alla nomina della commissione provvede il direttore dell'Ufficio provinciale del lavoro e della massima

occupazione, il quale, nel richiedere la designazione dei rappresentanti dei lavoratori e dei datori di

lavoro, tiene conto del grado di rappresentatività delle organizzazioni sindacali e assegna loro un

termine di 15 giorni, decorso il quale provvede d'ufficio.

La commissione è presieduta dal dirigente della sezione zonale, comunale, frazionale, ovvero da un suo

delegato, e delibera a maggioranza dei presenti, in caso di parità prevale il voto del presidente.

La commissione ha il compito di stabilire e di aggiornare periodicamente la graduatoria delle

precedenze per l'avviamento al lavoro, secondo i criteri di cui al quarto comma dell'art. 15 della legge 29

aprile 1949, n. 264.

Salvo il caso nel quale sia ammessa la richiesta nominativa, la sezione di collocamento, nella scelta del

lavoratore da avviare al lavoro, deve uniformarsi alla graduatoria di cui al comma precedente, che deve

essere esposta al pubblico presso la sezione medesima e deve essere aggiornata ad ogni chiusura

dell'ufficio con la indicazione degli avviati.

Devono altresì essere esposte al pubblico le richieste numeriche che pervengono dalle ditte.

La commissione ha anche il compito di rilasciare il nulla osta per l'avviamento al lavoro ad accoglimento

di richieste nominative o di quelle di ogni altro tipo che siano disposte dalle leggi o dai contratti di lavoro.

Nei casi di motivata urgenza, l'avviamento è provvisoriamente autorizzato dalla sezione di collocamento

e deve essere convalidato dalla commissione di cui al primo comma del presente articolo entro dieci

giorni.

Dei dinieghi di avviamento al lavoro per richiesta nominativa deve essere data motivazione scritta su

apposito verbale in duplice copia, una da tenere presso la sezione di collocamento e l'altra presso il

direttore dell'Ufficio provinciale del lavoro.

Tale motivazione scritta deve essere immediatamente trasmessa al datore di lavoro richiedente.

Nel caso in cui la commissione neghi la convalida ovvero non si pronunci entro venti giorni dalla data

della comunicazione di avviamento, gli interessati possono inoltrare ricorso al direttore dell'Ufficio

provinciale del lavoro, il quale decide in via definitiva, su conforme parere della commissione di cui

all'art. 25 della legge 29 aprile 1949, n. 264.

I turni di lavoro di cui all'art. 16 della legge 29 aprile 1949, n. 264, sono stabiliti dalla commissione e in

nessun caso possono essere modificati dalla sezione.

Il direttore dell'Ufficio provinciale del lavoro annulla d'ufficio i provvedimenti di avviamento e di diniego di

avviamento al lavoro in contrasto con le disposizioni di legge.

Contro le decisioni del direttore dell'Ufficio provinciale del lavoro è ammesso ricorso al Ministro per il

lavoro e la previdenza sociale.

Per il passaggio del lavoratore dall'azienda nella quale è occupato ad un'altra occorre il nulla osta della

sezione di collocamento competente.

Ai datori di lavoro che non assumono i lavoratori per il tramite degli uffici di collocamento, sono applicate

le sanzioni previste dall'art. 38 della presente legge.

Le norme contenute nella legge 29 aprile 1949, n. 264, rimangono in vigore in quanto non modificate

dalla presente legge.

ART. 34. - Richieste nominative di manodopera.

A decorrere dal novantesimo giorno all'entrata in vigore della presente legge, le richieste, nominative di

manodopera da avviare al lavoro sono ammesse esclusivamente per i componenti del nucleo familiare

del datore di lavoro, per i lavoratori di concetto e per gli appartenenti a ristrette categorie di lavoratori

altamente specializzati. da stabilirsi con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentita

la commissione centrale di cui alla legge 29 aprile 1949, n. 264.

TITOLO VI DISPOSIZIONI FINALI E PENALI

ART. 35. - Campo di applicazione.

Per le imprese industriali e commerciali, le disposizioni dell'art. 18 del titolo III, ad eccezione del primo

comma dell'art. 27, della presente legge si applicano a ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o

reparto autonomo che occupa più di quindici dipendenti.

Le stesse disposizioni si applicano alle imprese agricole che occupano più di cinque dipendenti.

Le norme suddette si applicano, altresì, alle imprese industriali e commerciali che nell'ambito dello

stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito

territoriale occupano più di cinque dipendenti.

Le norme suddette si applicano, altresì, alle imprese industriali e commerciali che nell'ambito dello

stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito

territoriale occupano più di cinque dipendenti anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente

considerata, non raggiunge tali limiti.

Ferme restando le norme di cui agli artt. 1 8, 9, 14, 15, 16 e 17, i contratti collettivi di lavoro provvedono

ad applicare i principi di cui alla presente legge alle imprese di navigazione per il personale navigante.

ART. 36. - Obblighi dei titolari di benefici accordati dallo Stato e degli appaltatori di opere pubbliche.

Nei provvedimenti di concessione di benefici accordati ai sensi delle vigenti leggi dello Stato a favore di

imprenditori che esercitano professionalmente un'attività economica organizzata e nei capitolati di

appalto attinenti all'esecuzione di opere pubbliche, deve essere inserita la clausola esplicita

determinante l'obbligo per il beneficiario o appaltatore di applicare o di far applicare nei confronti dei

lavoratori dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della

categoria e della zona.

Tale obbligo deve essere osservato sia nella fase di realizzazione degli impianti o delle opere che in

quella successiva, per tutto il tempo in cui l'imprenditore benefica delle agevolazioni finanziarie e

creditizie concesse dallo Stato ai sensi delle vigenti disposizioni di legge.

Ogni infrazione al suddetto obbligo che sia accertata dall'Ispettorato del lavoro viene comunicata

immediatamente ai Ministri nella cui amministrazione sia stata disposta la concessione del beneficio o

dell'appalto.

Questi adotteranno le opportune determinazioni, fino alla revoca del beneficio, e nei casi più gravi o nel

caso di recidiva potranno decidere l'esclusione del responsabile, per un tempo fino a cinque anni, da

qualsiasi ulteriore concessione di agevolazione finanziarie o creditizie ovvero da qualsiasi appalto.

Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche quando si tratti di agevolazioni finanziarie

o creditizie ovvero di appalti concessi da enti pubblici, ai quali l'ispettorato del lavoro comunica

direttamente le infrazioni per l'adozione delle sanzioni.

ART. 37. - Applicazione ai dipendenti da enti pubblici.

Le disposizioni della presente legge si applicano anche ai rapporti di lavoro e di impiego dei dipendenti

da enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attività economica.

Le disposizioni della presente legge si applicano altresì ai rapporti di impiego dei dipendenti dagli altri

enti pubblici, salvo che la materia sia diversamente regolata da norme speciali.

ART. 38. - Disposizioni penali.

Le violazioni degli artt. 2, 4, 5, 6, 8 e 15 primo comma, lett. a), sono punite, salvo che il fatto non

costituisca più grave reato, con l'ammenda da lire 100.000 a lire un milione o con l'arresto da 15 giorni

ad un anno.

Nei casi più gravi le pene dell'arresto e dell'ammenda sono applicate congiuntamente.

Quando, per le condizioni economiche del reo, l'ammenda stabilita nel primo comma può presumersi

inefficace anche se applicata nel massimo, il giudice ha facoltà di aumentarla fino al quintuplo.

Nei casi previsti dal secondo comma, l'autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale

di condanna nei modi stabiliti dall'art. 36 del codice penale.

ART. 39. - Versamento delle ammende al Fondo adeguamento pensioni.

L'importo delle ammende è versato al Fondo adeguamento pensioni dei lavoratori.

ART. 40. - Abrogazione delle disposizioni contrastanti.

Ogni disposizione in contrasto con le norme contenute nella presente legge è abrogata.

Restano salve le condizioni dei contratti collettivi e degli accordi sindacali più favorevoli ai lavoratori.

ART. 41 - Esenzioni fiscali.

Tutti gli atti e documenti necessari per la attuazione della presente legge e per l'esercizio dei diritti

connessi, nonché tutti gli atti e documenti relativi ai giudizi nascenti dalla sua applicazione sono esenti

da bollo, imposte di registro o di

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