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Legge Forense

Legge 3 aprile 2001, n. 142

"Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 94 del 23 aprile 2001


 

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga la seguente legge:

Art. 1.

(Soci lavoratori di cooperativa).

   1.  Le  disposizioni  della  presente  legge  si  riferiscono alle cooperative  nelle quali il rapporto mutualistico abbia ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio, sulla base di previsioni di regolamento che definiscono l'organizzazione del lavoro dei soci.

   2. I soci lavoratori di cooperativa:

   a)   concorrono   alla  gestione  dell'impresa  partecipando  alla formazione degli organi sociali e alla definizione della struttura di direzione e conduzione dell'impresa;

   b)  partecipano  alla elaborazione di programmi di sviluppo e alle decisioni   concernenti   le   scelte   strategiche,   nonché   alla realizzazione dei processi produttivi dell'azienda;

   c)   contribuiscono   alla   formazione  del  capitale  sociale  e partecipano  al  rischio  d'impresa,  ai  risultati economici ed alle decisioni sulla loro destinazione;

   d) mettono a disposizione le proprie capacità professionali anche in relazione al tipo e allo stato dell'attività' svolta, nonché alla quantità  delle prestazioni di lavoro disponibili per la cooperativa stessa.

   3.  Il  socio  lavoratore di cooperativa stabilisce con la propria adesione o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo un  ulteriore  e  distinto rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma  o  in  qualsiasi  altra  forma,  ivi compresi i rapporti di collaborazione  coordinata  non  occasionale,  con  cui  contribuisce comunque  al  raggiungimento  degli scopi sociali. Dall'instaurazione dei  predetti  rapporti  associativi  e  di lavoro in qualsiasi forma derivano i relativi effetti di natura fiscale e previdenziale e tutti gli  altri  effetti giuridici rispettivamente previsti dalla presente legge,  nonché,  in  quanto  compatibili  con la posizione del socio lavoratore, da altre leggi o da qualsiasi altra fonte.

Art. 2.

(Diritti individuali e collettivi

del socio lavoratore di cooperativa).

   1.  Ai  soci  lavoratori  di  cooperativa  con  rapporto di lavoro subordinato  si  applica  la  legge  20  maggio  1970,  n.  300,  con esclusione  dell'articolo  18  ogni  volta  che  venga a cessare, col rapporto  di  lavoro, anche quello associativo. Si applicano altresì tutte  le  vigenti  disposizioni in materia di sicurezza e igiene del lavoro. Agli altri soci lavoratori si applicano gli articoli 1, 8, 14 e  15  della  medesima legge n. 300 del 1970, nonché le disposizioni previste  dal  decreto  legislativo  19  settembre  1994,  n.  626, e successive  modificazioni,  e quelle previste dal decreto legislativo 14  agosto 1996, n. 494, in quanto compatibili con le modalità della prestazione  lavorativa.  In  relazione alle peculiarità del sistema cooperativo,  forme  specifiche  di  esercizio  dei diritti sindacali possono  essere  individuate  in  sede  di  accordi collettivi tra le associazioni  nazionali del movimento cooperativo e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, comparativamente più rappresentative. [1]

Art. 3.

(Trattamento economico del socio lavoratore).

   1.  Fermo restando quanto previsto dall'articolo 36 della legge 20 maggio   1970,   n.  300,  le  società  cooperative  sono  tenute  a corrispondere   al   socio   lavoratore   un   trattamento  economico complessivo  proporzionato  alla  quantità  e  qualità  del  lavoro prestato e comunque non inferiore ai minimi previsti, per prestazioni analoghe,  dalla  contrattazione  collettiva  nazionale del settore o della  categoria  affine, ovvero, per i rapporti di lavoro diversi da quello  subordinato,  in  assenza  di  contratti o accordi collettivi specifici,  ai  compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo.

   2.  Trattamenti  economici  ulteriori  possono  essere  deliberati dall'assemblea e possono essere erogati:

   a)  a  titolo  di  maggiorazione retributiva, secondo le modalità stabilite in accordi stipulati ai sensi dell'articolo 2;

   b)  in sede di approvazione del bilancio di esercizio, a titolo di ristorno,  in  misura  non  superiore al 30 per cento dei trattamenti retributivi complessivi di cui al comma 1 e alla lettera a), mediante integrazioni  delle  retribuzioni medesime, mediante aumento gratuito del  capitale  sociale  sottoscritto  e  versato, in deroga ai limiti stabiliti   dall'articolo   24   del  decreto  legislativo  del  Capo provvisorio  dello  Stato  14 dicembre 1947, n. 1577, ratificato, con modificazioni,  dalla  legge  2  aprile  1951,  n.  302, e successive modificazioni,  ovvero  mediante distribuzione gratuita dei titoli di cui all'articolo 5 della legge 31 gennaio 1992, n. 59. [2]

Art. 4.

(Disposizioni in materia previdenziale).

   1. Ai fini della contribuzione previdenziale ed assicurativa si fa riferimento  alle normative vigenti previste per le diverse tipologie di  rapporti  di  lavoro  adottabili  dal  regolamento delle società cooperative nei limiti di quanto previsto dall'articolo 6.

   2.  I  trattamenti economici dei soci lavoratori con i quali si e' instaurato  un  rapporto  di tipo subordinato, ad eccezione di quelli previsti dall'articolo 3, comma 2, lettera b), sono considerati, agli effetti previdenziali, reddito da lavoro dipendente.

   3.  Il  Governo, sentite le parti sociali interessate, e' delegato ad  emanare,  entro  sei  mesi  dalla data di entrata in vigore della presente  legge, uno o più decreti legislativi intesi a riformare la disciplina  recata  dal  decreto  del  Presidente della Repubblica 30 aprile  1970,  n. 602, e successive modificazioni, secondo i  seguenti criteri e principi direttivi:

   a) equiparazione della contribuzione previdenziale e assistenziale dei soci lavoratori di cooperativa a quella dei lavoratori dipendenti da impresa;

   b)  gradualità,  da attuarsi anche tenendo conto delle differenze settoriali  e territoriali, nell'equiparazione di cui alla lettera a) in un periodo non superiore a cinque anni;

   c) assenza di oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato. [3]

Art. 5.

(Altre normative applicabili al socio lavoratore).

   1.  Il  riferimento  alle retribuzioni ed ai trattamenti dovuti ai prestatori di lavoro, previsti dall'articolo 2751-bis, numero 1), del codice  civile,  si  intende  applicabile anche ai soci lavoratori di cooperative  di  lavoro  nei  limiti del trattamento economico di cui all'articolo   3,  commi  1  e  2,  lettera  a).  La  presente  norma costituisce interpretazione autentica delle disposizioni medesime.

   2.  Le  controversie  relative  ai rapporti di lavoro in qualsiasi forma  di  cui  al comma 3 dell'articolo 1 rientrano nella competenza funzionale  del giudice del lavoro; per il procedimento, si applicano le  disposizioni  di  cui  agli articoli 409 e seguenti del codice di procedura  civile. In caso di controversie sui rapporti di lavoro tra i  soci  lavoratori  e  le  cooperative, si applicano le procedure di conciliazione  e arbitrato irrituale previste dai decreti legislativi 31  marzo 1998, n. 80, e successive modificazioni, e 29 ottobre 1998, n.  387.  Restano  di  competenza  del  giudice  civile  ordinario le controversie tra soci e cooperative inerenti al rapporto associativo. [4]

Art. 6.

(Regolamento interno).

   1.  Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge,   le   cooperative   di  cui  all'articolo  1  definiscono  un regolamento,  approvato  dall'assemblea, sulla tipologia dei rapporti che   si   intendono  attuare,  in  forma  alternativa,  con  i  soci lavoratori. Il regolamento deve essere depositato entro trenta giorni dall'approvazione   presso   la   Direzione  provinciale  del  lavoro competente  per  territorio.  Il  regolamento  deve contenere in ogni caso:

   a)  il  richiamo ai contratti collettivi applicabili, per ciò che attiene ai soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato;

   b)  le  modalità  di  svolgimento delle prestazioni lavorative da parte  dei  soci,  in  relazione  all'organizzazione  aziendale della cooperativa  e  ai  profili  professionali dei soci stessi, anche nei casi di tipologie diverse da quella del lavoro subordinato;

   c)  il  richiamo  espresso  alle  normative di legge vigenti per i rapporti di lavoro diversi da quello subordinato;

   d)  l'attribuzione  all'assemblea  della  facoltà  di deliberare, all'occorrenza,   un  piano  di  crisi  aziendale,  nel  quale  siano salvaguardati,  per quanto possibile, i livelli occupazionali e siano altresì  previsti:  la  possibilità  di  riduzione  temporanea  dei trattamenti  economici  integrativi  di  cui  al comma 2, lettera b), dell'articolo  3;  il  divieto,  per  l'intera  durata  del piano, di distribuzione di eventuali utili;

   e)  l'attribuzione  all'assemblea  della  facoltà  di deliberare, nell'ambito  del  piano  di  crisi  aziendale di cui alla lettera d), forme  di apporto anche economico, da parte dei soci lavoratori, alla soluzione  della crisi, in proporzione alle disponibilità e capacita finanziarie;

   f)   al   fine   di  promuovere  nuova  imprenditorialità,  nelle cooperative  di nuova costituzione, la facoltà per l'assemblea della cooperativa  di  deliberare  un  piano d'avviamento alle condizioni e secondo   le   modalità  stabilite  in  accordi  collettivi  tra  le associazioni  nazionali del movimento cooperativo e le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

   2. Salvo quanto previsto alle lettere d), e) ed f) del comma 1, il regolamento  non  può  contenere  disposizioni  derogatorie in pejus rispetto  ai  trattamenti  retributivi  ed  alle condizioni di lavoro previsti  dai  contratti  collettivi nazionali di cui all'articolo 3. Nel  caso  in  cui  violi la disposizione di cui al primo periodo, la clausola e' nulla.

Art. 7.

(Vigilanza in materia di cooperazione).

   1. Il Governo e' delegato ad emanare, entro sei mesi dalla data di entrata   in   vigore  della  presente  legge,  uno  o  più  decreti legislativi per l'ammodernamento e il riordino delle norme in materia di   controlli  sulle  società  cooperative  e  loro  consorzi,  con particolare riferimento agli oggetti di cui alle lettere da a) a q) e sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:

a)       revisione della disciplina dei collegi sindacali delle società cooperative,  tenuto  conto  di  quanto previsto dalla legge 7 agosto 1997,  n.  266,  e  successive modificazioni, per la piccola società cooperativa, e dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;

b)       esercizio ordinario della vigilanza in materia di cooperazione mediante la revisione cooperativa, finalizzata:

   1)  a  fornire agli amministratori e agli impiegati delle società cooperative  suggerimenti  e  consigli  per migliorare la gestione ed elevare la democrazia cooperativa;

   2) a verificare la natura mutualistica delle società cooperative, con  particolare  riferimento  alla effettività della base sociale e dello  scambio  mutualistico  tra socio e cooperativa, ai sensi e nel rispetto delle norme in materia di cooperazione, nonché ad accertare la  consistenza  dello  stato patrimoniale attraverso la acquisizione del  bilancio  consuntivo d'esercizio e delle relazioni del consiglio di  amministrazione  e del collegio sindacale, nonché, ove prevista, della certificazione di bilancio;

   c)   esercizio  della  vigilanza  finalizzato  alla  verifica  dei regolamenti  adottati  dalle  cooperative  e  della  correttezza  dei rapporti instaurati con i soci lavoratori;

   d)   effettuazione  della  vigilanza,  fermi  restando  i  compiti attribuiti  dalla  legge  al  Ministero del lavoro e della previdenza sociale  ed  agli  uffici periferici competenti, anche da parte delle associazioni  nazionali  di  rappresentanza,  assistenza e tutela del movimento  cooperativo  di  cui  all'articolo  5  del  citato decreto

legislativo  del  Capo  provvisorio  dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577,  secondo i principi e i criteri direttivi della presente legge e  con  finalità di sostegno, autotutela e autogoverno del movimento cooperativo;

   e)  svolgimento  della vigilanza nei termini e nel contesto di cui alla lettera d), anche mediante revisioni cooperative per le società cooperative    non    aderenti   alle   associazioni   nazionali   di rappresentanza,   assistenza  e  tutela  del  movimento  cooperativo, riconosciute  ai  sensi  del  citato  decreto  legislativo  del  Capo provvisorio  dello  Stato  14  dicembre  1947,  n. 1577, e successive modificazioni,  con le stesse finalità di quelle di cui alle lettere b)  e d), a cura del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, che  può affidarne l'esecuzione, sulla base di apposite convenzioni, alle  stesse  associazioni  nazionali riconosciute, nell'ambito di un piano  operativo  biennale predisposto dalla Direzione generale della cooperazione  del  medesimo  Ministero,  d'intesa con le associazioni medesime, fermi restando gli attuali meccanismi di finanziamento;

   f) facoltà del Ministero del lavoro e della previdenza sociale di disporre e far eseguire da propri funzionari ispezioni straordinarie, per   accertamenti   a   campione   o   sulla  base  di  esigenze  di approfondimento derivanti dalle revisioni cooperative e qualora se ne ravvisi l'opportunità', finalizzate ad accertare principalmente:

   1)  l'esatta  osservanza  delle  norme  di  legge,  regolamentari, statutarie e mutualistiche;

   2)  la  sussistenza  dei  requisiti  richiesti da leggi generali e speciali  per  il  godimento  di  agevolazioni  tributarie o di altra natura;

   3) il regolare funzionamento contabile e amministrativo dell'ente;

   4)  l'esatta impostazione tecnica ed il regolare svolgimento delle attività specifiche promosse o assunte dall'ente;

   5)   la  consistenza  patrimoniale  dell'ente  e  lo  stato  delle attività e delle passività;

   6)  la correttezza dei rapporti instaurati con i soci lavoratori e l'effettiva  rispondenza  di tali rapporti rispetto al regolamento ed alla contrattazione collettiva di settore;

   g) adeguamento dei parametri previsti dall'articolo 15 della legge 31  gennaio  1992,  n.  59,  per  la  certificazione obbligatoria del bilancio  in  relazione  all'esigenza  di  una  effettiva  congruità dell'obbligo  di certificazione rispetto alla consistenza economica e patrimoniale della società cooperativa;

   h)  definizione  delle  funzioni dell'addetto alle revisioni delle cooperative, nominato dalle associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza  e  tutela  del movimento cooperativo, quale incaricato di pubblico  servizio  e  definizione  dei  requisiti  per l'inserimento nell'elenco  di cui all'articolo 5 del citato decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577;

   i)  distinzione  di finalità, compiti e funzioni tra le revisioni cooperative,  le  ispezioni  straordinarie  e  la  certificazione  di bilancio,   evitando   la   sovrapposizione   e  la  duplicazione  di adempimenti  tra  le varie tipologie di controllo, nonché tra esse e la  vigilanza  prevista  da  altre  norme  per  la  generalità delle imprese;

   l)  corrispondenza,  in  coerenza  con l'articolo 45, primo comma, della  Costituzione,  tra l'intensità' e l'onerosità' dei controlli e l'entità'   delle   agevolazioni   assegnate   alle  cooperative  per promuoverne lo sviluppo;

   m)   adeguamento   dei   requisiti  per  il  riconoscimento  delle associazioni  nazionali  di  rappresentanza,  assistenza e tutela del movimento  cooperativo,  allo  scopo  di  assicurare  maggiormente le condizioni  per  l'efficiente  ed efficace esecuzione delle revisioni cooperative,  tenuto  conto  anche di quanto previsto alla lettera e) circa  i  compiti  di  vigilanza  che  possono  essere  affidati alle associazioni  nazionali  di  cui  all'articolo  5  del citato decreto legislativo  del  Capo  provvisorio  dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577;

   n)  istituzione  dell'Albo  nazionale  delle società cooperative, articolato  per  provincia  e situato presso le Direzioni provinciali del  lavoro,  ai  fini  della fruizione dei benefici, anche di natura fiscale, raccordando ruolo e modalità di tenuta di detto Albo con le competenze   specifiche   delle   camere   di  commercio,  industria,

artigianato   e  agricoltura.  L'Albo  va  tenuto  distintamente  per sezioni,  definite  sulla  base del rapporto mutualistico di cui alla lettera b);

   o)  unificazione  di  tutti  i codici identificativi delle singole società cooperative;

   p) cancellazione dall'Albo nazionale delle società cooperative, e conseguente  perdita  dei  benefici  connessi  all'iscrizione,  delle cooperative  che  si sottraggono all'attività' di vigilanza o che non rispettano   le   finalità   mutualistiche,   nonché   applicazione dell'articolo  2543  del  codice  civile in caso di reiterate e gravi violazioni  del  regolamento  di  cui  all'articolo  6 della presente legge;

   q) abrogazione del Capo II del citato decreto legislativo del Capo provvisorio  dello  Stato  14  dicembre  1947,  n. 1577, e successive modificazioni,  e  individuazione  delle  altre  norme da abrogare in quanto  incompatibili  con  le  innovazioni  introdotte con i decreti legislativi di cui al presente comma.

   2.  Gli  schemi  di  decreti  legislativi  di  cui al comma 1 sono trasmessi  alla  Camera  dei  deputati  e  al Senato della Repubblica almeno  sessanta giorni prima della scadenza prevista per l'esercizio della  delega.  Le  Commissioni  parlamentari competenti si esprimono entro  quaranta  giorni  dalla  data  della  trasmissione. Qualora il termine  previsto  per  il  parere della Commissione scada nei trenta giorni  che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 per l'esercizio della delega o successivamente, quest'ultimo e' prorogato di sessanta giorni.

   3.  Entro  tre  mesi  dal  termine del primo biennio di attuazione della nuova normativa, il Governo può emanare eventuali disposizioni modificative  e  correttive  dei  decreti  legislativi sulla base dei medesimi  principi  e  criteri  direttivi di cui al comma 1 e con le medesime modalità di cui al comma 2.

   4. L'attuazione delle deleghe di cui al presente articolo non deve comportare oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica. [5]

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

      Data a Roma, addì 3 aprile 2001

                              CIAMPI

                              Amato,  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri

                              Salvi,  Ministro  del  lavoro  e  della previdenza sociale

Visto, il Guardasigilli: Fassino

                           

[1]          Note all'art. 2:
              - Gli  articoli 1, 8, 14, 15 e 18 della legge 20 maggio 1970,  n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei  lavoratori,  della libertà sindacale e dell'attività' sindacale  nei  luoghi  di lavoro e norme sul collocamento) così recitano:
              "Art.  1  (Libertà di opinione). - I lavoratori, senza distinzione  di  opinioni  politiche,  sindacali  e di fede religiosa,  hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera,  di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel  rispetto  dei  principi  della  Costituzione  e delle norme
          della presente legge".
              "Art.  8  (Divieto  di  indagini  sulle opinioni). - E' fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell'assunzione,  come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non  rilevanti ai fini della   valutazione dell'attitudine professionale del lavoratore".
              "Art.  14  (Diritto  di  associazione  e  di  attività sindacale).   -   Il  diritto  di  costituire  associazioni sindacali,  di  aderirvi e di svolgere attività sindacale,  e' garantito a tutti i lavoratori all'interno dei luoghi di lavoro".
              "Art.  15  (Atti  discriminatori). - E' nullo qualsiasi patto od atto diretto a:
 a) subordinare  l'occupazione  di  un lavoratore alla condizione  che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte;
b) licenziare   un  lavoratore,  discriminarlo  nella assegnazione  di  qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei   provvedimenti  disciplinari,  e  recargli  altrimenti pregiudizio  a  causa  della  sua  affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.
Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì  ai patti o atti diretti a fini di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso".
              "Art.   18.   
1  Ferma  restando  l'esperibilità  delle procedure  previste  dall'articolo  7 della legge 15 luglio 1966,  n.  604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace  il  licenziamento  ai  sensi  dell'art. 2 della predetta  legge  o  annulla il licenziamento intimato senza giusta  causa  o giustificato motivo. ovvero ne dichiara la nullità  a  norma  della legge stessa, ordina al datore di lavoro,  imprenditore  e  non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale  ha  avuto  luogo  il  licenziamento  occupa alle sue dipendenze  più di quindici prestatori di lavoro o più di  cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il  lavoratore  nel  posto  di lavoro. Tali disposizioni si applicano  altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori,  che nell'ambito dello stesso comune occupano più  di  quindici  dipendenti ed alle imprese agricole che nel  medesimo  ambito  territoriale occupano più di cinque dipendenti,    anche   se   ciascuna   unità   produttiva singolarmente  considerata, non raggiunge tali limiti, e in  ogni   caso   al  datore  di  lavoro,  imprenditore  e  non imprenditore,  che  occupa  alle  sue  dipendenze  più  di  sessanta prestatori di lavoro.
2.  Ai  fini  del  computo del numero dei prestatori di lavoro  di  cui  al  primo  comma  si tiene conto anche dei lavoratori  assunti  con  contratto di formazione e lavoro, dei  lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale,  per  la  quota  di orario effettivamente svolto, tenendo  conto,  a  tale  proposito,  che  il computo delle unità  lavorative fa riferimento all'orario previsto dalla contrattazione  collettiva del settore. Non si computano il coniuge  ed i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale.
3.  Il  computo  dei  limiti  occupazionali  di  cui al  secondo comma, non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie.
4.  Il  giudice  con la sentenza di cui al primo comma, condanna  il  datore  di  lavoro  al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata    l'inefficacia   o   l'invalidità'   stabilendo  un'indennità'  commisurata  alla  retribuzione  globale  di  fatto   dal   giorno   del   licenziamento  sino  a  quello dell'effettiva   reintegrazione   e   al   versamento   dei  contributi  assistenziali  e  previdenziali dal momento del  licenziamento  al momento dell'effettiva reintegrazione; in  ogni  caso  la  misura  del  risarcimento non potrà essere  inferiore  a  cinque  mensilità di retribuzione globale di fatto.
  5.  Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così  come  previsto  al  quarto  comma,  al prestatore di lavoro  e' data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in  sostituzione  della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità  pari  a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal  ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso  servizio,  ne' abbia richiesto entro trenta giorni dalla   comunicazione   del   deposito  della  sentenza  il  pagamento  dell'indennità'  di  cui  al  presente comma, il rapporto  di  lavoro  si  intende  risolto allo spirare dei  termini predetti.
6. La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo  comma e' provvisoriamente esecutiva.
7.  Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui  all'art.  22,  su  istanza  congiunta  del lavoratore e del sindacato  cui  questi  aderisce  o  conferisca mandato, il  giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre   con  ordinanza,  quando  ritenga  irrilevanti  o  insufficienti  gli  elementi di prova forniti dal datore di lavoro,  la  reintegrazione  del  lavoratore  nel  posto di lavoro.
8.  L'ordinanza  di cui al comma precedente può essere  impugnata  con  reclamo  immediato  al giudice medesimo che  l'ha pronunciata.  Si  applicano le disposizioni dell'art.  178,  terzo,  quarto,  quinto  e  sesto comma del codice di  procedura civile.
9. L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa.
10. Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art.  22,  il  datore  di lavoro che non ottempera alla  sentenza di cui al primo comma, ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che  l'ha  pronunciata,  e'  tenuto  anche,  per  ogni giorno di ritardo,  al  pagamento  a  favore  del  Fondo  adeguamento  pensioni  di  una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore".
Il  decreto  legislativo  19  settembre  1994, n. 626  (Attuazione   delle   direttive   89/391/CEE,   89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE,  90/679/CEE, 93/88/CEE, 97/42/CE e 1999/38/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante  il  lavoro) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  n. 265 del 12 novembre 1994.
Il  decreto  legislativo  14  agosto  1996,  n.  494,  (Attuazione   della   direttiva  92/57/CEE  concernente  le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri  temporanei o mobili) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 23 settembre 1996, n. 223, s.o.
[2]          Note all'art. 3:
              - L'art. 36 della già citata legge n. 300 del 1970, e'  il seguente:
              "Art.  36  (Obblighi dei titolari di benefici accordati dallo  Stato e degli appaltatori di opere pubbliche). – Nei  provvedimenti di concessione di benefici accordati ai sensi delle  vigenti  leggi  dallo Stato a favore di imprenditori che  esercitano  professionalmente  un'attività'  economica organizzata   e   nei   capitolati   di  appalto  attinenti all'esecuzione  di opere pubbliche, deve essere inserita la clausola    esplicita   determinante   l'obbligo   per   il   beneficiario  o appaltatore di applicare o di far applicare nei  confronti  dei  lavoratori  dipendenti  condizioni non  inferiori  a  quelle risultanti dai contratti collettivi di  lavoro della categoria e della zona.
              Tale  obbligo  deve  essere osservato sia nella fase di  realizzazione  degli  impianti  o delle opere che in quella successiva,  per  tutto  il  tempo  in  cui  l'imprenditore beneficia   delle  agevolazioni  finanziarie  e  creditizie concesse dallo Stato ai sensi delle vigenti disposizioni di legge.
              Ogni  infrazione  al suddetto obbligo che sia accertata dall'Ispettorato del lavoro viene comunicata immediatamente ai Ministri nella cui amministrazione sia stata disposta la concessione    del   beneficio   o   dell'appalto.   Questi adotteranno  le  opportune determinazioni, fino alla revoca del beneficio, e nei casi più gravi o nel caso di recidiva potranno  decidere  l'esclusione  del  responsabile, per un tempo   fino   a   cinque   anni,  da  qualsiasi  ulteriore concessione di agevolazioni finanziarie o creditizie ovvero  da qualsiasi appalto.
              Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche  quando  si  tratti  di  agevolazioni  finanziarie  e  creditizie  ovvero di appalti concessi da enti pubblici, ai quali  l'Ispettorato  del  lavoro  comunica direttamente le  infrazioni per l'adozione delle sanzioni".
- L'art.   24   del   decreto   legislativo   del  Capo provvisorio   dello   Stato  14  dicembre  1947,  n.  1577,  ratificato,  con  modificazioni, dalla legge 2 aprile 1951, n. 302 (Provvedimenti per la cooperazione) e' il seguente:  "Art.  24.  -  Nelle  società cooperative nessun socio  può  avere  una  quota  superiore  a lire due milioni, ne' tante  azioni il cui valore nominale superi tale somma, Per le     cooperative     di    conservazione,    lavorazione,  trasformazione ed alienazione di prodotti agricoli e per le cooperative  di  produzione  e  lavoro  tale  limite  e' di quattro milioni.
              Il valore nominale di ciascuna quota od azione non può essere inferiore a lire cinquemila ed il valore nominale di ciascuna azione non può essere superiore a lire ventimila.
              Il  limite  di  cui  al primo comma, non si applica nei confronti  delle  persone  giuridiche di cui al terzo comma  dell'articolo 2532 del codice civile. Per esse resta sempre  però  in  vigore il limite massimo di cinque voti indicato nell'articolo predetto".
- L'art.  5  della  legge 31 gennaio 1992, n. 59 (Nuove norme in materia di società cooperative), così recita:
              "Art.  5  (Finanziamenti  dei soci e di terzi). –
 1. Il terzo  comma dell'art. 2521 del codice civile e' sostituito dal  seguente:  "Alle  azioni  si applicano le disposizioni degli  articoli  2346,  2347,  2348,  2349 e 2354. Tuttavia nelle  azioni non e' indicato l'ammontare del capitale, ne' quello   dei   versamenti   parziali   sulle   azioni   non  completamente liberate .
              2.  Le  società  cooperative, che abbiano adottato nei  modi  e  nei  termini  stabiliti dallo statuto procedure di  programmazione  pluriennale  finalizzate  allo  sviluppo  o all'ammodernamento  aziendale,  possono  emettere azioni di partecipazione  cooperativa  prive  del  diritto  di voto e privilegiate  nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale.
              3.  Gli  stati  di attuazione dei programmi pluriennali  devono    essere   approvati   annualmente   dall'assemblea   ordinaria  dei  soci  in sede di approvazione del bilancio,  previo parere dell'assemblea speciale di cui all'art. 6.
              4.  Le  azioni  di  partecipazione  cooperativa possono  essere  emesse  per  un  ammontare  non superiore al valore contabile delle riserve indivisibili o del patrimonio netto risultanti  dall'ultimo  bilancio  certificato e depositato presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e devono   contenere,   oltre   alle  indicazioni  prescritte dall'art.  2354 del codice civile, la denominazione "azione di partecipazione cooperativa .
              5.  Le  azioni  di  partecipazione  cooperativa  devono essere  offerte  in  misura  non  inferiore  alla  metà in  opzione  ai  soci e ai lavoratori dipendenti della società cooperativa, i quali possono sottoscriverle anche superando  i  limiti  di  cui  al primo comma, dell'art. 24 del citato decreto   legislativo  del  Capo  provvisorio  </
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